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lunedì 10 agosto 2026

L'AQUILA: "TESTA", "PANCIA" E "CUORE" DI UNA CITTÀ

 

Immagine 1 - La città "antropomorfa":
dal Trattato sull'architettura
civile e militare di
Francesco di Giorgio Martini,
XV secolo

(Fonte immagine: Wikipedia).


Immagine 2 - L'Aquila, veduta di scorcio della facciata neoclassica della
Cattedrale metropolitana dei
Santi Massimo e Giorgio.

(ph. Irene Iovannitti, 2026)



L'Aquila: "testa", "pancia" e "cuore" di una città.


✍ ⛪《 Nella crisi dell’alto Medioevo le città si chiudono all’interno delle proprie mura e trovano nelle gerarchie ecclesiastiche il nuovo elemento unificante della società. La cattedrale diviene l’elemento centrale del paesaggio mentale degli abitanti. In essa i cittadini trovano risposte alle esigenze più diverse: spirituali, politiche, economiche e rappresentative. La cattedrale si espande insieme alla città e ne manifesta potenza e ideali agli occhi dei comuni cittadini, delle autorità e dei viaggiatori. 》

(📖 Tomas FIORINI, "La cattedrale, immagine della città", 

in: "Storia della civiltà europea", a cura di Umberto ECO, Treccani online 2014 ).


📍 Oggi come ieri, nel panorama sociale di una città, la Cattedrale è qualcosa di talmente grande, simbolicamente e materialmente, che va oltre l'aspetto meramente religioso;

la Cattedrale è tempio religioso (strictu sensu) ma anche civico, punto di riferimento per i fedeli ma anche per i non credenti poiché in essa la comunità cittadina identifica un'imprescindibile presenza urbana, con la sua mole, la sua forma, il suo richiamo acustico che passa per le campane e scandisce da un lato le funzioni religiose e dall'altro il tempo civile, quello della quotidianità profana.


↪ La giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci (1929-2006), dichiaratamente atea, affermava che quando tornava nei luoghi delle sue origini sentiva forte l'esigenza di ascoltare il suono delle campane della chiesa, poiché in quel suono ritrovava momenti significativi della sua infanzia, un suono di casa, a prescindere dal fatto puramente legato al culto.


📍 La Cattedrale è madre di tutte le chiese della Diocesi e allo stesso tempo è cuore civico nel luogo più raccolto, più centrale, più intimo di una città, piccola o grande che sia. 

↪ Ce lo illustra in maniera molto efficace una significativa e nota illustrazione contenuta nel "Trattato di architettura civile e militare" dell'architetto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), che possiamo osservare nell'immagine n. 1, un'illustrazione che da sola è più chiara ed esplicita di un intero trattato.

🏠 🏡 🏢 La città viene immaginata antropomorfa, sotto le sembianze di un uomo, e ad ognuna delle parti principali del corpo corrisponde un'architettura ben precisa con una funzione ben precisa:

↪ sulla testa la fortezza-bastione principale, il ridotto difensivo, situato nel punto altimetricamente più in quota, così come la testa è il punto più alto del corpo;

↪ dalla fortezza si dirama la cinta muraria con i bastioni a torrione (com'erano ancora in uso a quel tempo) corrispondenti due alle sporgenze dei gomiti e gli altri due alle sporgenze dei piedi;

↪ in basso, davanti alla porta civica che si apre nella cinta muraria, è raffigurato un rivellino di protezione, ossia una struttura a punta che si realizzava davanti ai punti più deboli delle mura nei tratti rettilinei e anche a raddoppio di bastioni (la più moderna Fortezza aquilana possiede anch'essa i suoi rivellini esterni, la maggior parte dei quali sono tutt'oggi visibili lungo il perimetro esterno alla via ad anello che circonda il Castello (viale Benedetto Croce), uno di essi fu invece demolito negli anni '30 per l'apertura del Viale delle Medaglie d'Oro, lungo l'asse Fontana Luminosa-Bastione Ovest);

↪ entrati nella città "umanizzata" risaltano due elementi fondamentali dell'architettura e dell'urbanistica civile, ossìa il 《tempio》, che possiamo identificare con una chiesa madre e quindi anche con una Cattedrale, situato non a caso nel punto dov'è posto il cuore umano,

e poi la 《piazza》, in corrispondenza dell'addome, della pancia, ossìa il luogo che polarizza l'intero impianto urbanistico attirando a sé le funzioni 《di pancia》 commerciali, ludiche, giudiziarie, civiche ma anche quelle 《di cuore》 religiose.


📍 E ciò ci conduce concettualmente dritti dritti proprio alla nostra bella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, che intravediamo nello splendido scatto dell'immagine 2, oltre sette secoli di storia stratificati in un unico grande edificio a torto bistrattato e talora ritenuto sbrigativamente 《brutto》.

❓E dove troviamo la nostra Cattedrale metropolitana? 

❗Proprio nel cuore della nostra città, davanti alla Piazza per antonomàsia, collocandosi a Pie' di Piazza: il primo tra gli edifici sacri per importanza, ricostruito nella rifondazione angioina dell'Aquila, va a collocarsi nel luogo di maggiore importanza, la Piazza del Mercato, unificando i titoli di San Massimo (dall'ex cattedrale di Forcona) e di San Giorgio, titolo di una prima edificazione antecedente alla distruzione provocata alla costruenda città meno di dieci anni prima da Manfredi di Svevia. Da quel momento anche per la nostra Aquila la Cattedrale, a poca distanza dal 《polo politico-amministrativo》 dell'odierna Piazza del Palazzo, assume la piena valenza religiosa e civica tanto che vi troviamo esempi illustri di cui cito a titolo di esempio l'altare civico fatto erigere a spese della città e intitolato a Sant'Emidio, sul lato nord del transetto (lato via Rojo), un altare sul quale campeggia significativamente l'aquila araldica dello stemma civico aquilano; un altare civico nel transetto, a pochi metri dal presbiterio, cuore liturgico dell'edificio, un'ubicazione che la dice lunga sulla molteplicità di valori incarnati da una Cattedrale.


📍 Anche nella Cattedrale aquilana, quindi, troviamo quell'unione e quella convivenza fra l'aspetto religioso-cultuale e quello civico-laico.


La nostra Cattedrale ha molto da raccontarci dall'alto dei suoi oltre sette secoli di storia, e soltanto imparando a conoscerla meglio impareremo ad amarla come merita, sia che siamo credenti, sia che non lo siamo.



Mauro Rosati

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martedì 28 luglio 2026

《 MORBIDE VISIONI 》

 



✍ Morbide visioni


🚩 L'Aquila, Primavera 2026: sguardo dalla città verso le propaggini nord-occidentali del Sirente-Velino.


Nel cielo un batuffolo di cotone? Un cumulo di soffice lana appena tosata? Dello zucchero filato?

☁️ Di sicuro è una spessa nube cumuliforme modellata dalle correnti atmosferiche ed esaltata pittoricamente dalle sfumature d'oro del sole serale che si appresta a coricarsi dietro all'orizzonte. ☀️

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🌦 Le nuvole, uno tra i fenomeni più velocemente mutevoli ed effimeri che possiamo osservare nel cielo, eppure così ricche di fascino e così capaci di stimolare la nostra fantasia: spesso le guardiamo cercandovi figure, similitudini, e altri giochi visivi nelle loro numerose forme e nelle loro indirette sfumature di colore, altrettanto istantanee e mutevoli.


🎨 Forse proprio per questo, da secoli, le nuvole hanno ispirato e ispirano artisti che ne hanno fatto una vera e propria espressione iconografica, soprattutto leggendovi una forma di mediazione visiva fra la realtà terrena e la spiritualità celeste: visibili come le cose materiali, inafferrabili come quelle celesti.


E così le nuvole sono diventate protagoniste di dipinti, di sculture, di stupendi apparati iconografici barocchi e non solo: le vediamo ad esempio stuccate sul dosso di un altare, o scolpite ed estratte da una pietra, oppure dipinte sulle tele, sulle volte, sulle pareti di tanti edifici religiosi e civili mentre sorreggono personaggi sacri in sospensione, o talora creando delle cornici, dei diaframmi di vapore tra il mondo umano e il mondo divino, spesso anche come evoluzione delle più antiche mandorle mistiche che racchiudono i personaggi ultraterreni. 

Le vediamo quindi protagoniste nelle 《glorie》 trionfali di santi o di personaggi divini, così come le osserviamo a imitazione naturale nei cieli di quelle pitture illusionistiche 《trompe-l'œil》.


Con il colore, con la pietra, con gli stucchi, l'Arte è riuscita idealmente ad 《afferrare》e a rendere solide e tangibili queste manifestazioni atmosferiche così comuni e quotidiane eppure così sfuggevoli e 《inafferrabili》 nel loro continuo movimento. 


❓ Forse è proprio per questo loro carattere sfuggente e indefinito che tanto hanno stimolato l'immaginario umano al punto da essere associate a manifestazioni di mezzo tra il naturale e il soprannaturale?

❗Possibile! 

Quel che è certo è il loro fascino ancestrale ben vivo in tutti noi: tutt'oggi le nuvole ci attraggono e stuzzicano il nostro immaginario, spesso anche inconsapevolmente, così come probabilmente già accadeva per i nostri antenati primitivi.


Sicuramente non è l'unico caso, né il primo, in cui la Natura diventa nobile e fertile Musa ispiratrice per le Arti umane.



Mauro Rosati

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giovedì 16 luglio 2026

《GOBBA A PONENTE...》!

 

(ph. Irene Iovannitti, 2026)



🌓《Gobba a Ponente...》, 

nei giorni del solstizio, il primo quarto della luna di giugno 2026.


🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), visuale da Pie' di Piazza.


In un tardo pomeriggio d'inizio estate,

un quarto di luna, netto, cristallino, campeggia in alto, incastonato nitido sul fondo di un bel cielo limpido, terso;

a destra, la nostra Cattedrale,

con la sua ricca e importante storia, 

《osserva》 anche lei lo spettacolo celeste, con il campanile sud che per un attimo sembra diventare un osservatorio astronomico.


La Luna è protagonista, la scena è sua, dea Selene di antiche mitologie.


In questo ritratto fotografico, però, è co-protagonista la facciata della nostra Cattedrale, da poco riscoperta, in uno scatto che ne esalta eleganti dettagli e la bicromia tra il registro inferiore, fino al timpano, 

e il registro superiore, dal finestrone fino ai due campanili.


In quest'immagine possiamo apprezzare la sfumatura cromatica fra i due livelli, nonché le sinuose mensole sotto le cornici che impreziosiscono le linee architettoniche di quest'opera dal gradevole gusto neoclassico;

e poi il quadrante di un orologio che s'intravede alla base del campanile: l'orologio e la luna, l'Uomo e gli astri, con la luna che scandisce i tempi dei cicli della Natura e l'orologio che scandisce invece i tempi umani seguendo proprio i ritmi astrali naturali (giorno-notte, luna crescente-luna calante, estate-inverno, e così via discorrendo); è proprio dai cicli astronomici, infatti, che traggono origine le nostre misure del tempo.


Senza aggiungere altro...

...a ciascuno di voi il piacere di apprezzare con gusto i soggetti e i dettagli racchiusi dall'inquadratura di questo suggestivo scatto fotografico!



Mauro Rosati

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giovedì 18 dicembre 2025

LA 《FLÈCHE》

 



《Fluctuat nec mergitur》 - La 《Flèche》!


Un gradito e inatteso omaggio giunto direttamente da Parigi!

Un semplice ma elegante segnalibro, finemente disegnato, che celebra la 《Flèche》, la grande guglia della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, ricostruita fedelmente tra il 2023 e il 2024 dopo il crollo provocato dal grave incendio del 15/04/2019, il quale distrusse gran parte della copertura dell'edificio e danneggiò alcune delle volte interne alla chiesa.


- 《Le coq》🐓 

Sulla punta del segnalibro, non visibile in foto, si vede un volatile in bassorilievo: si tratta del gallo (《le coq》), uccello dai diversi simbolismi, che venne posto in punta alla 《Flèche》nel progetto ottocentesco della guglia poi crollata durante l'incendio del 2019. Il gallo è stato ritrovato tra le macerie della 《Flèche》 ottocentesca, poi riprodotto fedelmente e infine ricollocato in copia sulla 《Flèche》 ricostruita.

Il gallo precedente verrà invece musealizzato.


- L'apostolo Tommaso

Alla base del segnalibro si vede inoltre una figura che guarda verso l'alto: si tratta della statua dell'apostolo Tommaso che volge lo sguardo verso la guglia e, pare, somigliante all'architetto Eugène Viollet-le Duc, progettista della 《Flèche》ottocentesca. L'opera fa parte del gruppo di statue degli apostoli che si sono salvate dal crollo in quanto erano state rimosse durante il cantiere di restauro che era in corso quando scoppiò l'incendio del 15/04/2019.


- Un segnàcolo urbano ⛪ 

La grande guglia di Notre-Dame rappresenta uno dei principali punti di riferimento visivi nel profilo urbano di Parigi e, inoltre, conferisce un notevole slancio verticale a un grande edificio che si sviluppa ampiamente in orizzontale, bilanciando quindi le due componenti (orizzontalità e verticalità).

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Come da programma, la Cattedrale parigina di Notre-Dame è stata riaperta al pubblico verso la fine del 2024, restituendo a Parigi, alla Francia, all'Europa e al Mondo un monumento di grande spessore storico e architettonico che appartiene all'intera Umanità.


Tutta la mia costante riconoscenza ai Vigili del Fuoco, alle maestranze, ai progettisti, e a tutti gli altri attori che hanno prima salvato e poi ci hanno ridonato questa inestimabile opera architettonica.



Mauro Rosati

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👉 Qui di seguito un po' di storia delle tre guglie che si sono succedute dal Settecento ad oggi (URL consultato in data 18/12/2025): 🌐

https://www.paris.fr/pages/l-histoire-en-images-de-la-fleche-de-notre-dame-6716

(📰《Paris》, 28/11/2024)

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sabato 25 ottobre 2025

《 LA COLONIA 》- TOPONOMASTICA POPOLARE

 

Fig. 1 - L'Aquila, veduta dell'ala meridionale
dell'ex Colonia 《9 maggio》.

(2025)

Fig. 2 - L'Aquila, veduta dall'alto
 dell'ex Colonia 《9 maggio》.

(Fonte immagine: Google Maps)


Se vi chiedessero indicazioni stradali per 《la Colonia》, nei dintorni dell'Aquila, quale località indichereste?


❓Dov'è 《la Colonia》? 

❗Risposta.
Siamo a L'Aquila, nella Delegazione di Rojo, più precisamente nella zona dell'odierno Polo d'Ingegneria dell'Università degli Studi dell'Aquila, a ridosso dello storico 《chalet》 di Monte Luco.
Alcuni giorni fa, mentre commentavo l'interessante particolarità dell'edificio-colonia (che vedremo più avanti in questo post), il figlio di una signora rojana novantenne mi ha raccontato che sua madre era solita indicare quella località come 《la Colonia》, soprattutto prima che l'area assumesse la sua odierna identificazione accademica.


❓ Perché 《la Colonia》?

❗ Perché nel 1937, su progetto di Ettore Rossi, in quel luogo sorse il fabbricato della Colonia 《9 maggio》(fig. 1), luogo di villeggiatura estiva per i bambini 《figli del Mare》, che venivano a trascorrere un periodo in montagna. Allo stesso modo, nelle località costiere sorgevano le Colonie marittime per i bambini delle aree interne, non soltanto quelle montuose ma, in generale, quelle lontane dal mare (ad es. Bologna rispetto al litorale della Romagna).


❓Perché 《9 maggio》?

❗Nel calendario del regime fascista il 《9 maggio》 era il giorno della 《proclamazione dell'Impero》(09/05/1936), pochi giorni dopo la fine della Guerra coloniale d'Etiopia (1935-1936).


❓E poi?

❗Come ricordano diversi nostri concittadini, alla fine della Seconda Guerra Mondiale l'edificio della Colonia venne destinato all'ospitalità di molti civili italiani: si trattava degli 《èsuli giuliano-dalmati》 in fuga dal confine nord-orientale d'Italia a seguito dei noti massacri delle foibe perpetrati dalle milizie del maresciallo 《Tito》, nonché di altri sanguinosi accadimenti come la 《strage di Vergarolla》 a Pola (18/08/1946).


❓La seconda metà del Novecento.

❗Molto tempo dopo, con l'avvento della Facoltà di Ingegneria, l'ex Colonia 《9 maggio》 divenne il nucleo originario del polo universitario (già almeno fin dai primi anni '70), poi ampliato con la costruzione degli altri blocchi che vediamo oggi. Tuttavia, per la generazione dei nostri nonni, nati prima della Seconda Guerra Mondiale, rimaneva ovviamente viva l'associazione concettuale con 《la Colonia》, funzione originaria del palazzo.
Un po' come quando oggi si dice 《San Salvatore vecchio》 per indicare l'ex sede dell'Ospedale dell'Aquila in zona San Basilio,  nata dopo l'Unità d'Italia intorno all'ex monastero di Sant'Agnese, tutt'oggi esistente, poi ampliata nel corso del Novecento e in uso sino alla fine del XX secolo.


❓L'ex Colonia ha una particolarità: quale?

❗Come fece osservare il prof. Walter Cavalieri in un post social pubblico a tema, l'edificio ex Colonia, oltre ad essere un interessante esempio di architettura razionalista, articolato ed essenziale allo stesso tempo, possiede una particolarità non casuale (fig. 2):
⚓ visto dall'alto il palazzo ha la forma di un'àncora formata dalla parte bassa (l'edificio stesso) e dal 《fuso》 verticale disegnato dal viale alberato antistante che si sviluppa rettilineo in lunghezza.
Particolarità non casuale, ovviamente, poiché la colonia era destinata ai bambini del mare e quindi, simbolicamente, era come portare il mare ai quasi 1000 metri di altitudine di Monte Luco.


❗L'auspicio è che l'edificio dell'ex Colonia venga recuperato come merita, conservando anche il viale alberato centrale che è parte integrante fondamentale del disegno d'insieme.
Ieri colonia montana, poi prima sede della Facoltà d'Ingegneria, oggi complesso storico da rifunzionalizzare a servizio del Polo d'Ingegneria: un valore aggiunto per tutta la cittadella universitaria di Monte Luco, sia architettonicamente sia per la particolare caratteristica planimetrica.



Mauro Rosati
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domenica 14 settembre 2025

IMMAGINARIAMENTE... REALI!

 

L'Aquila, Quarto di San Giorgio:
facciata con porte-finestre dipinte.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


L'Aquila, Quarto di San Giorgio:
porte-finestre dipinte,
veduta d'insieme
del contesto architettonico
e paesaggistico.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


IMMAGINARIAMENTE... REALI!
(Un ossìmoro voluto).


🚩 L'Aquila, semplici e raffinati dettagli illusionistici nel Quarto di San Giorgio, ai confini con il Quarto di Santa Maria.

📍 A volte nascevano già così, fin dalla costruzione di un edificio, come quando si realizzava una facciata integrale per uniformare fabbricati diversi;
altre volte, invece, andavano a camuffare e a simulare un'apertura che veniva murata, tamponata:
in entrambi i casi parliamo delle finte finestre e porte-finestre dipinte sulle facciate di molte case e palazzi.
↪ Talvolta vengono disegnate anche spalancate oppure socchiuse, con una grata, con un'anta parzialmente aperta, quasi come se qualcuno stesse per affacciarsi, quindi anche con un pizzico di intenzione giocosa oltre che artistico-estetica.

📍 Porte e finestre dipinte: un uso in voga fino a tempi storicamente non troppo lontani (e talora anche al giorno d'oggi), quando il buon gusto e la funzionalità andavano di pari passo, e l'immaginazione diventava complemento della realtà.
Un po' come quelle pitture illusionistiche, molto realistiche grazie alla prospettiva, realizzate oggi da artisti autorizzati sulla superficie di alcune strade/piazze o su freddi muri in cemento da rendere più gradevoli alla vista.

📍 Siamo tornati quindi sul concetto di 《trompe-l'œil》(=inganna l'occhio) che abbiamo già analizzato una prima volta nei mesi scorsi.

📍 Lo scopo primario di queste porte e finestre dipinte era, ed è, sempre lo stesso:
conservare l'equilibrio estetico, la simmetria di una facciata, in modo che la visione d'insieme, la percezione ottica, sia sempre gradevole e armonica, già da lontano, per chi passa lungo una strada, Ieri come Oggi.

🔎 Camminando con sguardo attento tra le vie e le piazze della nostra città ne troviamo molte, soprattutto finestre o porte-finestre, come in queste immagini.
↪ Tra i molti esempi possiamo citarne altri due, giusto a titolo di spunto:
la bellissima facciata di Palazzo Zuzi lungo via delle Bone Novelle, 
e quella altrettanto mirabile di Palazzo Rivera in piazza Santa Maria di Rojo,
entrambe nel Quarto di San Giovanni.
↪ Ma ne troviamo anche su palazzetti e case più piccoli: basta prenderci un po' di tempo libero, quando ne abbiamo la possibilità, e passeggiare con 《lentezza》, intesa nell'accezione positiva di ritmi più tranquilli. E anche quando andiamo più spediti, per i nostri impegni, possiamo cogliere ugualmente questi particolari semplicemente alzando lo sguardo e spaziando da un lato all'altro di una strada o di una piazza.


Mauro Rosati
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mercoledì 10 settembre 2025

UNA "SEMPLICE" FONTANA... TANTE CURIOSITÀ

 

L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato):
fontana di Pie' di Piazza in una foto del 1900.

(Fonte immagine: Calendario 《Zampilli di Storia》,
a cura del Gruppo Aquilano di Azione Civica "Jemo 'nnanzi",
One Group Edizioni - settembre 2025).



🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): la storica Fontana di Pie' di Piazza in una foto datata al 1900. 

📍Sullo sfondo, partendo dalla destra, riconosciamo il Palazzo dell'Arcivescovado (da cui il nome della vicina "Via dell'Arcivescovado"), sede dell'Arcidiocesi Metropolitana dell'Aquila e quindi dell'Arcivescovo Metropolita. 

↪ Più a valle, a sinistra della foto, intravediamo un laro del complesso di Palazzo de Nardis, che risvolta poi su Via San Marciano.


Nota complementare.

La Diocesi dell'Aquila nasce ufficialmente nel 1257 (regnante  papa Alessandro IV) per traslazione della Diocesi di Forcona dentro le Mura della Città, al tempo di Berardo da Padula, ultimo vescovo di Forcona e primo vescovo dell'Aquila. Nel 1876 (regnante papa Pio IX) la Diocesi aquilana viene elevata ad Arcidiocesi, al tempo del vescovo, poi arcivescovo, mons. Luigi Filippi, francescano.

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Torniamo alla foto.

📍 Un'immagine d'epoca ricca di spunti di osservazione.

Iniziamo dal basso.


📍 La pavimentazione.

↪ A terra, in primo piano, riconosciamo il caratteristico selciato aquilano "a cubetti" (《trovanti》) in pietra calcarea, caratterizzante ampiamente la pavimentazione storica della nostra Città dell'Aquila, insieme ai grandi lastroni (sempre in calcare) che pavimentavano le principali strade carrabili e che tutt'oggi possiamo ancora osservare in diversi spazi del centro cittadino.


📍 La fontana.

↪ La storica fontana si presenta già in gran parte nella veste che conosciamo oggi ma con due importanti differenze:

- alla base della fontana non c'è ancora la grande vasca circolare che vediamo ora poiché la vasca superiore aveva varie funzioni tra le quali l'abbeveramento degli animali, come vediamo in questa foto storica, per cui, se vi fosse stato l'odierno vascone basso, le persone e il bestiame non avrebbero potuto avvicinarsi alla vasca principale situata ad altezza piu comoda;

- alla sommità della fontana vediamo la vasca minore dalla quale zampilla l'acqua; su quella stessa vasca oggi è posizionata la statua bronzea opera di Nicola D'Antino la quale fa coppia con quella della fontana di Capopiazza, raffiguranti insieme i Diòscuri, ossìa i mitologici gemelli Càstore e Pollùce, e che sarebbero state installate soltanto a partire dagli anni '20 del Novecento.


📍 Le Cancelle.

↪ Spostiamo ora il nostro sguardo sulla sinistra, dove intravediamo il tetto di un basso fabbricato:

si tratta dell'aggregato che comprendeva le ben note e storiche botteghe dette 《le Cancelle》; dopo la Prima Guerra Mondiale al posto di quell'aggregato sarebbe stato costruito il Palazzo delle Poste e Telegrafi, l'edificio classicheggiante che vediamo oggi da quella stessa posizione, ad angolo tra Piazza del Duomo e Via dell'Arcivescovado. 

Il prospetto delle 《Cancelle》 venne quindi smontato e ricollocato nella retrostante via Simeonibus, dove oggi tutti noi identifichiamo la posizione delle 《Cancelle》.


Nota integrativa.

📍 Infine una breve nota su ciò che non vediamo in questa fotografia: sulla destra, fuori dal campo dell'immagine, c'è la facciata della nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, che però riconosceremmo solo in parte. All'epoca di questo scatto, infatti, la facciata odierna del Duomo era incompleta poiché mancavano la parte alta e i due campanili, i quali sarebbero stati completati soltanto nel 1928 sulla base del progetto ottocentesco che presenta, nell'impostazione, stringenti somiglianze con il prospetto della chiesa di Trinità dei Monti in Roma. La data di completamento della facciata della nostra Cattedrale Metropolitana è riportata in numeri romani sulla sommità, lungo la balaustra tra i due campanili: A(NNO) D(OMINI) MCMXXVIII .

Come attestano altre foto d'epoca, ai tempi di questa immagine avremmo quindi visto solo la parte inferiore del prospetto della Cattedrale e un piccolo campanile provvisorio sul lato destro.



Mauro Rosati

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sabato 30 agosto 2025

UN ANGOLO DI L'AQUILA IN TERRA DI ROMAGNA

(Foto: Angela Lepidi, 2025)

 


Un angolo di L'Aquila in terra di Romagna. 🦅🐓

🏰 Da molti decenni la 《sorella minore》 della nostra Fortezza cinquecentesca fa bella mostra di sé ai visitatori dell'《Italia in Miniatura》, noto parco tematico situato presso Viserba, frazione di Rimini.

La Fortezza aquilana è dettagliatamente riprodotta in scala, con le sue volumetrie nonché con tanto di bastioni e di fossato perimetrale.



Mauro Rosati

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lunedì 18 agosto 2025

ELEGANTI PARTICOLARI

 

L'Aquila, via Cimino: particolari.
(Foto: Davide Ciocca, 2025)


🚩 L'Aquila, via Cimino (Quarto di San Giorgio): eleganti particolari.

📍 Un portale murato che, nello slancio a punta in chiave d'arco, sembra richiamare la tipologia dell'《arco inflesso》, spesso comunemente detto《alla veneziana》.

↪ In questo caso l'《inflessione》 esterna concava dell'arco è quasi impercettibile, forse - ipoteticamente - per via di una diversa durezza della pietra che magari consentiva una minore possibilità di sagomatura;

tuttavia la 《spinta》 della punta, accentuata dalla chiave d'arco, sembrerebbe proprio un richiamo alla tipologia 《inflessa》. 

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📍 Erano molti i linguaggi architettonici che circolavano lungo varie direttrici commerciali e culturali: tali linguaggi non erano però acquisiti passivamente bensì venivano rielaborati differentemente a livello locale, seppur partendo da un modello comune.

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🔎 Sulla muratura si osservano altri due graziosi e caratteristici dettagli: 

- nella tamponatura del portale è stata successivamente ricavata una finestra 《quadrotta》, oggi anch'essa murata;

- in basso, sulla sinistra, si osserva uno dei diffusi anelli in ferro ai quali venivano generalmente legati gli animali da trasporto, una sorta di 《posteggio》 del passato.

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🖼 La veduta d'insieme ci restituisce un portale dal profilo slanciato ed elegante, accentuato anche dalle due mensole-capitello d'imposta.



Mauro Rosati

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martedì 15 luglio 2025

L'AQUILA, UN'AFFACCIATA SU VIA ACCURSIO

 



🚩 L'Aquila, affacciata pomeridiana su via Accursio (Quarto di Santa Maria);《via Accurzio》 per gli Aquilani aquilofoni 😀 :

📍 una finestra dai caratteri gotici maturi e 《francesizzanti》, caratterizzata da due arcatelle a sesto acuto e da un tondo centrale lavorati con caratteristici motivi polilobati, dal profilo definito mediante una fine cornice a piccole bugne diamantate.


🖼 La luce del primo pomeriggio impreziosisce l'insieme della veduta.


↪ Oggi murata con materiale misto come mattoni e pietre (talvolta si usavano anche frammenti di coppi, i《pinci》), non si può escludere che la finestra fosse in origine una bìfora con pilastrino centrale tra le due arcatelle; la tamponatura potrebbe risalire agli ultimi due-tre secoli, dovuta a un probabile rimaneggiamento della struttura: ad avvalorare questa ipotesi la presenza in basso di una《stanghetta》 (chiavarda) di ferro verticale che fissa un anello capochiave, elementi evidentemente successivi alla chiusura della finestra poiché ne attraversano la tamponatura; si tratta di rinforzi antisismici formati da travi in legno immerse nella muratura alle quali veniva applicato un capochiave in metallo che sporgeva all'esterno e veniva fissato da un paletto verticale.

Queste tecniche creavano un'armatura muraria che garantiva maggiore compattezza e resistenza alle murature, in particolare sotto l'effetto di movimenti sismici ma anche, più in generale, a maggiore garanzia della stabilità dell'edificio anche in condizioni ordinarie.

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📍 Abbiamo detto 《Via Accursio》, la bella stradina che da Corso Principe Umberto-Piazza del Palazzo sale verso la piazza capoquarto di Santa Maria Paganica dal lato dell'abside dell'omonima chiesa capoquarto, incrociando anche il caratteristico e grazioso Chiassetto del Campanaro


❓ Ma 《Accursio》 chi? O... 《Accursio》 che cosa?


📍 Parliamo di Mariangelo Accursio (1489-1546), rilevante figura di umanista aquilano. 

Un umanista a tutto tondo, una personalità poliedrica: 

filologo, epigrafista, genealogista, conoscitore di più lingue, scrittore, personalità pubblica in ambito civico, e altro ancora.



Mauro Rosati

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lunedì 14 luglio 2025

《INTERVALLO - L'ORA ESATTA》

 

Calascio (L'Aquila):
scorcio del campanile della
parrocchiale di San Nicola.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Intervallo - L'ora esatta


Anche una breve imprevista sosta in auto, quasi un pit-stop, può essere occasione per ammirare qualche scorcio.

Soprattutto se capitate in un borgo famosissimo per la sua Rocca medievale ma meno noto ai molti per la bellezza delle sue vie, vicoli, rue, piazze e piazzette, caratterizzato da una suggestiva posizione terrazzata《in costa》.

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Calascio (L'Aquila), piazza della Vittoria: 

veduta di scorcio del campanile della parrocchiale di San Nicola (patrono del paese, presente anche nell'arme municipale), con il suo orologio perfettamente funzionante e la sua cuspide piramidale. Possiamo apprezzare i blocchi in pietra calcarea ben squadrati, uno snello 《toro》 (quella cornice tondeggiante alla base della cella campanaria), la cornice aggettante (a sbalzo), con relative mensole, che vediamo appena al di sopra dell'orologio, alla base della cuspide del campanile.


Nella stessa piazza troviamo anche il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, che nella sua essenzialità invita a un doveroso raccoglimento.

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Se passate per Calascio visitate la Rocca... ma dedicate anche al borgo l'attenzione che merita! 😉


Calascio, situato nella Baronìa di Carapelle, tra Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, è a circa 30 km di strada a est della Città dell'Aquila.



Mauro Rosati

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lunedì 30 giugno 2025

MEMORIA E MÒNITO: CALASCIO AI SUOI CADUTI

 

Calascio (L'Aquila): monumento ai Caduti
della Prima Guerra Mondiale.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

Calascio (L'Aquila): monumento ai Caduti
della Prima Guerra Mondiale;
particolare con i nomi dei Caduti in epìgrafe.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Calascio (L'Aquila), piazza della Vittoria: monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.

Parole chiave: 

1-《panòplia》; 

2-《monumento》.


1 - La 《panòplia》, vocabolo italiano di origine greca, indica un insieme di armi disposte a 《trofeo》, generalmente come ornamenti esteriori di 《armi》 (stemmi) araldiche o raffigurate in opere artistiche celebrative. 

I trofei erano in origine le armi sottratte ai nemici ed esposte come simbolo di vittoria; con il passar del tempo divennero composizioni ornamentali simboliche.

In ambito artistico-araldico troviamo generalmente due tipologie principali di 《panòplie》:

- una versione classica più antica, caratterizzata da corazze, scudi, elmi, lance, spade ed altre armi tradizionali;

- una versione più moderna, a partire dal Cinquecento circa, dopo l'introduzione bellica delle armi da fuoco, nella quale troviamo anche fusti di cannoni con relative bocche da fuoco, spesso insieme a tamburi da guerra, alabarde, lance, e altre armi simili.


Anche nel monumento ai Caduti di Calascio possiamo riconoscere una sorta di 《panòplia》, ma diversa dalle precedenti poiché più vicina alla nostra epoca e con significati differenti:

in questo caso, infatti, le armi non celebrano la gloria di un casato o di una personalità specifica bensì richiamano la Memoria tragica dei Caduti in combattimento durante la Prima Guerra Mondiale.

È una 《panòplia》 più inquietante poiché le armi e gli oggetti raffigurati sono più vicini alla nostra sensibilità contemporanea: si riconoscono un fucile apparentemente del tipo 《a baionetta》, proiettili di artiglieria di vario calibro che possiamo osservare su entrambi i lati e, sulla destra, una specie di cassetta, di borsa, che a prima vista ricorda le 《gavette》 dell'equipaggiamento dei militari al fronte, generalmente semplici scatole di latta per le vivande, o più probabilmente una sacca porta-munizioni che faceva sempre parte dell'equipaggiamento dei soldati.

Rispetto alle 《panòplie》 tradizionali sopra descritte, le armi e l'equipaggiamento qui riprodotti colpiscono sia per la drammaticità del contesto, sia perché richiamano quella che viene spesso definita come l'ultima delle guerre 《antiche》 e la prima delle guerre 《moderne》, storicamente molto vicina alla nostra epoca: nel corso della Prima Guerra Mondiale compaiono i carri armati, che sostituiranno gradualmente la cavalleria; i fucili e i gas, che affiancano i vecchi pugnali e mazze ferrate; i combattimenti aerei e i bombardamenti da terra, mare e aria.


2 - 《Monumento》, dal latino 《monere》(=ammonire).

Come abbiamo visto già nei casi di Assergi e di Fontecchio, questa tipologia di monumenti è caratterizzata da una sobrietà d'insieme ma allo stesso tempo da una forte efficacia comunicativa e riassuntiva.

Lo schema architettonico è quello a 《edicola》 classica, simile a un tempietto, con alcuni elementi ricorrenti:

- una lampada votiva, 

- una lapide con i nomi dei Caduti scritti in epìgrafe, 

- piante-simbolo come 

l'ulivo (allegoria della Pace), 

la quercia (allegoria di Forza, Resistenza), 

l'alloro (allegoria della Vittoria).


Nel caso del monumento di Calascio notiamo quelle che sembrano foglie di ulivo disposte in alto al centro, ai lati di un soldato con elmo che ricorda un po' un guerriero italico.

Sempre in alto, ai lati del timpano, vediamo ramoscelli di quercia con le caratteristiche foglie sagomate e le ghiande.

Più in basso, sulle due paraste verticali situate ai lati, osserviamo delle foglie che sembrerebbero proprio di alloro, con le caratteristiche piccole bacche sferiche.


Al centro dell'edicola, in alto, è collocato un rilievo riproducente il testo del 《Bollettino della Vittoria》(Bollettino di guerra n. 1268) firmato dal generale Armando Diaz e pubblicato dal Comando Supremo delle Forze Armate Italiane alle ore 12.00 del 04/11/1918 (vedi anche https://vive.cultura.gov.it/it/museo-centrale-del-risorgimento/cosa-vedere/bollettino-della-vittoria ):

《 La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza. - [firmato] A. Diaz》.

Nota araldica. In alto a destra del bollettino riprodotto si intravedono, in ombra, due stemmi, dei quali si riconosce bene quello di Trieste che generalmente accompagna quelli delle altre grandi città liberate. L'arme civica di Trieste si contraddistingue per il caratteristico motivo definito 《alabarda di San Sergio》, o 《spiedo》, o 《ferro d'agone》, motivo che ricorda un po' un giglio.


In basso, sempre al centro dell'edicola commemorativa, un'epigrafe su marmo riporta l'elenco dei nomi dei Caduti, introdotto da una dedica da parte della Comunità di Calascio: 《 A TVTTI I FIGLI PARTECIPANTI ALLA GLORIA / CALASCIO DEDICA QVESTO SEGNO IMPERITVRO / TRAMANDANDO AI SECOLI I NOMI DEI GENEROSI CADVTI 》.

I nomi dei Caduti sono affiancati da quelli delle località in cui hanno perso la Vita; leggiamo nomi che richiamano il fronte nord-orientale del Triveneto e quello adriatico, dove si svolsero le vicende belliche della guerra italo-austriaca: Durazzo (Albania), Bassano (Vicenza), Trentino, Asia[go] (Vicenza), Trieste, Istrana (Treviso), e altri due luoghi non leggibili poiché coperti da un Tricolore italiano apposto sulla destra.

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Non ignoriamo questi monumenti!

Non ignoriamo la loro ammonizione quando vi passiamo davanti!

Fermiamoci a leggerli, a osservarli, a meditare!

Facciamo tesoro del messaggio che consegnano alle generazioni e alle epoche successive, inclusa la nostra età contemporanea!

Facciamo in modo che il loro mònito non sia vano!



Mauro Rosati

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📖 Fonti essenziali di riferimento (URL consultati in data 30/06/2025):

Bollettino della Vittoria

https://vive.cultura.gov.it/it/museo-centrale-del-risorgimento/cosa-vedere/bollettino-della-vittoria

Arme civica di Trieste

https://www.triesteprima.it/social/stemma-di-trieste-storia-e-origini.html

https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/stemma/?s_id=416550 

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domenica 22 giugno 2025

ONNA: 《MEMORIA, CULTURA, RINASCITA》

 

Onna (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di San Pietro l'Apostolo.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


(Mauro Rosati, 《Il Centro》, 21/06/2025;
pp. 38-39).



Onna:《Memoria, Cultura, Rinascita》


15 giugno 2025

《Memoria, Cultura, Rinascita》- Ho scelto queste tre parole per sintetizzare i miei sentimenti e le mie impressioni durante e dopo la bellissima visita di questa mattina ad Onna (L'Aquila), accompagnati dalla guida turistica dottoressa Loredana Eusanio, sempre preparata e professionale.

Un evento a cura di Archeoclub L'Aquila in collaborazione con Onna ONLUS e con la Parrocchia di San Pietro Apostolo in Onna, in occasione delle GEA-Giornate Europee dell'Archeologia 2025.

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Rispetto e delicatezza:

è questo innanzitutto l'approccio doveroso con il quale bisogna entrare ad Onna e con cui relazionarsi con i suoi cittadini.


Sono stato ad Onna per la prima volta nel 2013-2014, per un incontro a Casa Onna: fu un impatto forte perché ero consapevole di entrare in un luogo 《delicato》, nel centro abitato che durante il sisma del 06/04/2009 ha subito il più alto numero di perdite umane in proporzione alla popolazione, 40 vittime su circa 350 abitanti, più del 10% della popolazione di questo antico paese al centro della Piana di Bazzano, pochissimi chilometri a est della Città dell'Aquila.

All'epoca (2013-2014), quando entrai ad Onna, si vedevano soltanto monconi di muri sopravvissuti ai crolli: solo la bella chiesa parrocchiale e Casa Onna erano lì a ricordare che in quel luogo c'era un paese, e che doveva tornare ad esserci.


Poi sono tornato ad Onna nel maggio del 2017, con la studiosa dottoressa Loredana Mariani e le allieve del Liceo Linguistico dell'Aquila impegnate nel progetto scuola-lavoro con Archeoclub L'Aquila, per Chiese aperte 2017. In quell'occasione coglievo finalmente i primi segni materiali della rinascita: la chiesa parrocchiale ricostruita e riaperta al culto e una casa appena riedificata sulla stessa piazza, oltre alla Casa della Cultura, con il suo vario e cospicuo patrimonio di archeologia del territorio e di memoria del paese, a partire dalla campana all'ingresso, recuperata dal crollo del campanile della chiesa parrocchiale, una campana che a sua volta commemorava le vittime dell'eccidio nazista dell'11/06/1944.


Oggi sono tornato e ho provato forti emozioni.


Da un lato la commozione per i dolorosi racconti personali dei paesani che ci hanno accolto, con la ferita viva di una tragedia che non si può dimenticare, 40 vittime, alle quali è dedicata un'opera efficacemente comunicativa proprio per la sua immediata semplicità: davanti alla Casa della Cultura un cuore disegnato nel prato con 40 cubetti in pietra calcarea, e al centro del cuore un orologio appositamente realizzato con le lancette fissate sulle ore 3.32, orario del sisma del 06/04/2009; un'opera per la Memoria creata dal signor Paolo Paolucci.

A pochi metri di distanza un'altra installazione, 《la Coperta》, di Lorenzo Guzzini, commemora le 309 vittime del terremoto del 2009.

Osservando le due realizzazioni si comprende pienamente l'entità dell'impatto del terremoto sulle comunità colpite.


Dall'altro lato, contemporaneamente, ho provato un senso di sollievo, di entusiasmo, nel vedere il paese che rinasce, le case che hanno ripreso forma e altre che la stanno riprendendo, i panni stesi a un balcone, l'attenzione e la sensibilità dei cittadini di Onna nella conservazione del loro patrimonio materiale e immateriale: il rispetto dell'impianto urbanistico storico, il recupero e la ricollocazione di pietre e di oggetti-simbolo di una comunità come le tradizionali croci in ferro, una nicchietta votiva nel muro di una casa, il restauro e la ricollocazione dell'epigrafe che ricorda le vittime della strage nazista dell'11/06/1944, la biblioteca e la sala della Memoria nella Casa della Cultura, il museo degli oggetti della Civiltà contadina (gioghi per i buoi, aratri, lanterne a olio, le bici del lattaio, del barbiere, dell'arrotino, munite di cassettine e accessori necessari ai rispettivi mestieri) curato con passione dal signor Paolo Paolucci.


In tutto ciò, fin dalla prima volta che sono entrato ad Onna più di undici anni fa, ho percepito una comunità accogliente, orgogliosa, che non si è sfaldata davanti all'urto pesante del 2009: una comunità che proprio ripartendo dalla cultura del territorio e del suo passato ha gettato da subito i semi che ora stanno diventando alberi.

La ricostruzione di Onna, inoltre, è stata anche un patto di riappacificazione tra la Germania e la Comunità onnese dopo la strage del 1944, con la Repubblica Federale di Germania che si è posta attivamente come capofila in una serie di progetti che hanno avviato e affiancato la ricostruzione sociale e materiale di Onna, iniziando con Casa Onna, primo luogo di aggregazione nel paese distrutto, subito dopo il terremoto del 2009.

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Desidero tornare nuovamente ad Onna e studiarla ulteriormente, desidero vedere 《ju pinnero'》(=il pennerone), grande pietra cilindrica che in passato, attaccata a un braccio verticale di legno veniva utilizzata per pressare e torcere l'uva, le vinacce e/o le olive, a seconda delle zone, affinché se ne ricavasse il maggior estratto possibile; quando non venne più usata, questa pietra fu collocata nel cuore di Onna, accanto alla cantina da cui proveniva, e per generazioni è stata punto di riferimento e di ritrovo per la comunità onnese, come mi ha raccontato il giornalista Giustino Parisse. 《Ju pinnero'》 è stato recuperato per essere riportato a nuova vita, nella nuova Onna che sta rinascendo.

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Un invito.

Ve lo suggerisco con entusiasmo ed emozione, dopo essere andato via con un groppo in gola da un lato, e con il cuore risollevato dall'altro:

portate ad Onna i vostri figli e nipoti, portate i vostri amici e parenti che vengono a trovarvi, portate le scolaresche!

Onna sta diventando sempre più l'esempio di un luogo che dalla distruzione di vite umane e di case è riuscita a riprendere un suo percorso, ripartendo dalla sua storia e dall'ammirevole, commovente e tenace volontà e compattezza dei suoi abitanti.

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Ringraziamenti.

Desidero ringraziare la nostra guida Loredana Eusanio, la signora Margherita Nardecchia Marzolo (presidente Onna ONLUS), la signora Piera Nardecchia Marzolo, i signori Paolo Paolucci e Giustino Parisse per i loro racconti e aneddoti sul paese, e tutti gli Onnesi che oggi, come le volte precedenti, ci hanno accolto con la consueta gentilezza e con vivo orgoglio.

Un grazie al prof. Giulio Pacifico, consigliere Archeoclub L'Aquila, coordinatore e referente Archeoclub per questa intensa mattinata ad Onna.



Mauro Rosati

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sabato 31 maggio 2025

《TORNEREMO A SOLCARE IL VASTO MARE》

Fontecchio (L'Aquila):
edicola commemorativa dei Caduti
della Prima Guerra Mondiale.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


Monumento: dal verbo latino 《monere》(=ammonire, ricordare).

Chissà se esistono una città, un borgo, un villaggio d'Italia che non abbiano un monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.

La 《Grande guerra》 venne chiamata in origine, definita talora anche  come la 《Quarta guerra d'indipendenza》 per quanto riguardò l'Italia. Un conflitto su larga scala durato quattro anni (1914-1918) che viene considerato come l'ultima delle guerre 《antiche》 e la prima delle guerre 《contemporanee》. A memoria dei Caduti nacquero monumenti commemorativi e i 《Parchi della Rimembranza》 (rimembranza=ricordo), nei quali ad ogni albero piantumato corrispondeva la Memoria di un Caduto.

Ventuno anni dopo, nel 1939, iniziò un secondo grande conflitto su scala mondiale: e così la 《Grande guerra》 diventò la 《Prima Guerra Mondiale》(1914-1918), per distinguerla dalla 《Seconda》(1939-1945).

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Anche Fontecchio, borgo del Contado Aquilano sud-orientale (Quarto di San Giorgio fuori le Mura), ha il suo monumento ai Caduti della 《Grande guerra》: si trova al di sopra della Porta civica più esterna che dà accesso da nord al borgo fortificato medievale e guarda verso Piazza del Popolo, dove troviamo un altro monumento ai Caduti, riferibile come tipologia a quelli successivi alla Seconda Guerra Mondiale.


Il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Fontecchio, è una sobria e solenne edicola, di tipo architettonico classicheggiante, datata V[?] maggio MDCCCCXXI (5 maggio 1921).

Nota. L'anno 《1921》 è scritto secondo la numerazione romana dell'uso antico, ossia MDCCCCXXI; nella numerazione romana moderna, di uso ed epoca umanistica, la medesima data verrebbe scritta come MCMXXI.


La lapide, riportante una croce latina tra i nomi dei Caduti, recita nel capo la dedica della comunità di Fontecchio: 《 I FONTECCHIANI AI GIOVANI EROI / CHE DEL SANGUE LORO INFIAMMARONO / LE VIE DELLA PATRIA / DISCHIUSE VERSO I SUOI GRANDI DESTINI 》.


In alto, sotto al timpano triangolare, si legge una citazione epigrafata tratta dalle 《Odi 》 di Orazio (Quinto Orazio Flacco): 《 CRAS INGENS ITERABIMUS AEQUOR 》(=Domani riprenderemo a solcare il vasto mare) ; ORAZIO, 《Odi》; libro I, Ode VII.

Nel contesto originale si tratta dell'ultimo verso dell'Ode VII, Libro I, nella quale Orazio cita il discorso di Teucro a incoraggiamento dei suoi compagni di esilio: Teucro, personaggio mitologico, era il fratellastro di Aiace di Telamone, quest'ultimo morto suicida poiché non aveva ottenuto le armi di Achille, caduto durante l'assedio di Troia; tornato a Salamina, Teucro venne mandato in esilio dal padre Telamone che lo accusava di non aver saputo impedire il suicidio del fratello Aiace. E così, l'esule Teucro incoraggia appunto i suoi compagni di esilio a cercare nuove terre e nuove imprese dopo la partenza da Salamina: 

《[...] Teucro, fuggendo / da Salamina e dal padre, pure si dice che mise / una ghirlanda di pioppo sulle tempie umide / di vino, e parlò in questo modo agli amici tristi: /

"Dovunque ci porterà la fortuna, migliore / di mio padre, andremo, compagni ed amici: / Non disperate, sotto la guida e gli auspici di Teucro; / a Teucro ha promesso Apollo infallibile / un'altra Salamina su terre nuove. / O valorosi che avete sofferto di peggio / al mio fianco, ora scacciate col vino gli affanni: / domani riprenderemo il vasto mare.》 (riferimento bibliografico principale: https://online.scuola.zanichelli.it/perutelliletteratura/files/2010/04/testi-it_orazio_t4.pdf ).

Nel contesto specifico del monumento commemorativo di Fontecchio questo verso di Orazio si può interpretare come allusione alla resurrezione dei Caduti in un'altra terra, nell'eternità, per navigare nuovi mari e affrontare nuove imprese nella vita celeste; l'esilio da Salamina diventa metafora della morte in guerra, esilio e partenza dalla vita terrena, e i nuovi mari e le nuove terre diventano metafora di una nuova vita, la vita eterna dopo aver lasciato la vita terrena.


Alla base dell'edicola commemorativa sono raffigurati due rami di alloro, allegoria della vittoria, posti in decusse (a croce di Sant'Andrea) con i gambi che traforano lo scudo centrale raffigurante l'arme civica di Fontecchio nella versione più moderna: due leoni affrontati e controrampanti, che bevono da una fontana riproducente la vicina Fonte monumentale di Piazza del Popolo.

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Ritroviamo questa tipologia di monumenti, espressione della raffinata cultura umanistica e simbolica dell'epoca, in molti altri borghi e villaggi dell'ampio circondario dell'Aquila: ad Assergi, a Sassa, a San Benedetto in Perillis, a Calascio; giusto per citare alcuni esempi.

Monumenti sobri e comunicativi allo stesso tempo, frutto di una fine sensibilità culturale architettonica e letteraria. Monumenti da studiare e rivalutare: per la Memoria e per la Cultura.



Mauro Rosati

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martedì 20 maggio 2025

《SANTA BARBARA E IL SUO QUARTIERE - Riflessioni, storia e comparazioni》

 



Santa Barbara, epònima del noto quartiere aquilano della prima periferia ovest, integralmente ricostruito dopo il sisma del 2009 conservando la sua impostazione urbanistica e le volumetrie originali delle case e delle palazzine demolite. Si tratta del quartiere ex INA intitolato appunto "Santa Barbara" (Quarto di San Pietro fuori le Mura), edificato nell'àmbito del piano nazionale di edilizia residenziale economica denominato 《INA-Casa》, attuato tra il 1949 e il 1963, dove l'acrònimo 《INA》 sta per I(stituto) N(azionale) A(ssicurazioni)
( vedi ad es.:
https://www.treccani.it/enciclopedia/il-piano-ina-casa-1949-1963_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica)/ , 20/05/2025).

I quartieri cittadini "Banca d'Italia" e quelli "INA-Casa" di Santa Barbara e di San Francesco, sorti dopo la Seconda Guerra Mondiale, rappresentano forse l'ultimo esempio del Novecento di urbanizzazione abbastanza ben pianificata e omogenea, anche dal punto di vista delle volumetrie, prima che prevalesse un criterio di pura e semplice lottizzazione edilizia senza rigorose prescrizioni di ordinata pianificazione, ordinata distribuzione e volumi edilizi regolari.
I quartieri "ex INA" di Santa Barbara e San Francesco, nonché quello "Banca d'Italia", si caratterizzano infatti per uno schema di strade convergenti verso lo spazio di una piazzetta centrale (es. Piazza Tommaso da Celano a San Francesco) e per la presenza di servizi comuni, tra i quali spazi verdi, come aiuole e alberature. Inoltre, dal punto di vista dell'odonomastica, il quartiere "Banca d'Italia" può essere definito anche come "Quartiere Italico", poiché le sue vie sono prevalentemente intitolate a popolazioni italiche inerenti alla storia antica degli Abruzzi: via dei Frentani, via dei Marrucini, via dei Marsi, via dei Peligni, via dei Piceni, via dei Sabini, via dei Vestini, con al centro la Piazza della Lega Italica, secondo una logica onomastica omogenea.
Architettonicamente, le case INA si contraddistinguono e si riconoscono per una struttura essenziale costituita da un telaio in cemento armato con tamponature in mattoni a vista, osservabili ancor oggi sulle abitazioni ristrutturate per le quali non è stata effettuata demolizione.


- Perché "quartiere Santa Barbara"?
Alcuni concittadini, nonché
la guida toponomastica aquilana di Quirino Bernardi (1961), pressappoco coeva all'edificazione del quartiere, riferiscono che il titolo di "Santa Barbara" sarebbe stato attribuito per la vicinanza del caseggiato alla Piazza d'Arme (o Piazza d'Armi), divenuta poi demanio comunale negli anni 2000, e alla corrispettiva Caserma "Giuseppe Pasquali/Campomizzi". Ancora alla fine degli anni '90 del Novecento da viale Corrado IV si vedevano i mezzi militari durante le esercitazioni proprio nell'ampio campo di Piazza d'Arme. Fino ad alcuni anni fa, la Caserma "Pasquali-Campomizzi", oggi sede degli Alpini, ha ospitato la Brigata Meccanizzata "Acqui".


- E quindi perché "Santa Barbara"?
Santa Barbara è tradizionalmente patrona di lavoratori che hanno a che fare con i rischi di fulmini, fuoco, esplosivi e simili; ad esempio:
i Vigili del Fuoco, la Marina Militare Italiana, e - ancora - artificieri, minatori, marinai, artiglieri, architetti, ingegneri ambientali, muratori, campanari, ombrellai.
Non a caso, i depositi di munizioni venivano comunemente chiamati anche《santabarbara》, come riscontrabile nei vocabolari di lingua italiana.
Santa Barbara, secondo alcune versioni agiografiche, fu rinchiusa in una torre dal padre Dioscoro, da cui la diffusa rappresentazione iconografica della Santa che regge una torre. E sempre suo padre Dioscoro, secondo alcune delle differenti versioni, uccise di persona la figlia Barbara e venne colpito da un fulmine o da un grande fuoco disceso dal cielo.
(vedi ad es.: https://www.santiebeati.it/dettaglio/80400 , 20/05/2025).

Santa Barbara, la cui ricorrenza cade il 4 dicembre, è anche patrona della Città di Rieti.
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Nota integrativa.
Come attestato da immagini d'epoca pubblicate ad esempio in 《Aquila in cartolina》, già prima della Seconda Guerra Mondiale, quindi precedentemente al quartiere "Santa Barbara" e alla Caserma "Pasquali-Campomizzi", l'ampia area di Piazza d'Arme veniva utilizzata come campo di esercitazioni per la vicina Caserma "Vincenzo De Rosa", sede del 18° Reggimento di Artiglieria, sciolto nel 1943 dopo l'armistizio dell'8 settembre e la rotta dell'Esercito Italiano. 

Raccontava il signor Spartaco, aquilano classe 1925, che durante l'occupazione nazista (1943-1944) Piazza d'Arme venne utilizzata anche come spazio per atterraggio e decollo di velivoli da parte delle truppe occupanti. 

La Caserma "De Rosa" era una grande cittadella che sorgeva nell'area di Villa Gioia, dove oggi si trovano i complessi del Palazzo di Giustizia e dell'Agenzia delle Entrate, sempre come attestano immagini d'epoca consultabili in diverse pubblicazioni.

Oggi, come unica e importante testimonianza materiale dell'ex Caserma "De Rosa", rimane la grande facciata triangolare a ridosso delle Mura civiche di Viale XXV Aprile, visibile dal piazzale di una galleria commerciale in Via Rocco Carabba e da chi percorre il Viale verso, o da, la Stazione Ferroviaria Centrale. La facciata rimanente, restaurata insieme alle Mura, faceva parte di una delle scuderie dell'ex Caserma, come riscontrabile dalla comparazione con le foto d'epoca disponibili nelle pubblicazioni.
Fino al terremoto del 2009 erano visibili anche altri elementi del complesso della Caserma "De Rosa":
• una interessante garitta in mattoni di gusto neo-gotico essenziale, elevata su un bastione, poi crollata a causa del sisma e non ricostruita durante il restauro delle Mura (la garitta era situata sulle mura a ridosso del piazzale antistante al Tribunale) ;
• e poi c'era anche una palazzina di buongusto otto-novecentesco che sorgeva subito accanto al Palazzo di Giustizia (a sinistra guardando l'ingresso del Tribunale), visibile sulla destra scendendo all'inizio di Via Francesco Filomusi Guelfi, e già sede del Comando della Caserma "De Rosa", come indicato nella didascalìa di un'immagine di 《Aquila in cartolina》; questa interessante palazzina, demolita dopo il sisma e non ricostruita, corrispondeva a una parte degli odierni parcheggi a ridosso del Tribunale.
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Insomma, un breve giro tra pagine di Storia contemporanea della nostra città:
da Santa Barbara e Piazza d'Arme fino a San Francesco, dal quartiere "Banca d'Italia" a Villa Gioia.


Mauro
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