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lunedì 14 luglio 2025

《INTERVALLO - L'ORA ESATTA》

 

Calascio (L'Aquila):
scorcio del campanile della
parrocchiale di San Nicola.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Intervallo - L'ora esatta


Anche una breve imprevista sosta in auto, quasi un pit-stop, può essere occasione per ammirare qualche scorcio.

Soprattutto se capitate in un borgo famosissimo per la sua Rocca medievale ma meno noto ai molti per la bellezza delle sue vie, vicoli, rue, piazze e piazzette, caratterizzato da una suggestiva posizione terrazzata《in costa》.

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Calascio (L'Aquila), piazza della Vittoria: 

veduta di scorcio del campanile della parrocchiale di San Nicola (patrono del paese, presente anche nell'arme municipale), con il suo orologio perfettamente funzionante e la sua cuspide piramidale. Possiamo apprezzare i blocchi in pietra calcarea ben squadrati, uno snello 《toro》 (quella cornice tondeggiante alla base della cella campanaria), la cornice aggettante (a sbalzo), con relative mensole, che vediamo appena al di sopra dell'orologio, alla base della cuspide del campanile.


Nella stessa piazza troviamo anche il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, che nella sua essenzialità invita a un doveroso raccoglimento.

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Se passate per Calascio visitate la Rocca... ma dedicate anche al borgo l'attenzione che merita! 😉


Calascio, situato nella Baronìa di Carapelle, tra Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, è a circa 30 km di strada a est della Città dell'Aquila.



Mauro Rosati

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lunedì 18 luglio 2022

PASSERI, GRILLI, GALLI...SUONI E 《STRUMENTI》 DELLA NATURA

PASSERI, GRILLI, GALLI...SUONI E 《STRUMENTI》 DELLA NATURA


Se i passeri 🐦 sono il mio orologio naturale - iniziano infatti a cinguettare con cadenza regolare circa 40-50 minuti prima dell'alba -,

e sono anche un po' il mio termometro 《a spanne》 - generalmente non 《twittano》 quando la temperatura massima si avvicina ai 30 °C o li supera -...

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/03/gli-orologi-della-natura.html?m=1 )


...allo stesso modo, i grilli 🪳 sono il mio termometro🌡di precisione:

per la terza estate consecutiva sto osservando che iniziano a frinire quando la temperatura scende dai 25 °C in giù.

Per chi li studia di professione sarà quasi certamente una cosa scontata, ma per me è stata un'importante osservazione.

Nonostante fossi abituato ad ascoltarli fin dall'infanzia, in genere li associavo soltanto al calare della sera. Forse quando le estati erano meno calde di adesso.

Ora che le estati italiane sono diventate più calde e difficili, mi sono accorto che non iniziano allo stesso orario ogni sera, ma solo quando il calore si dissipa a sufficienza.

Per questo sono ancora più attratto dal loro frinire, perché è come se dicessero: 

- anche per oggi il caldo è passato, a quest'ora si sta bene! -.


Mauro

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P.S. Da una settimana circa, poi, un altro canto 🎶 si è aggiunto al bel repertorio del mondo animale: 

pressappoco a metà notte, un'ora circa prima del crepuscolo mattutino, un gallo 🐓 fa sentire la sua voce.

Nel silenzio notturno il suo canto si sente nitido, dai dintorni del mio quartiere.


P.P.S. A scandire il ritmo delle ore, invece, c'è il suono di quella bella campana 🔔 discreta e decisa, alla quale ho accennato altre volte.

È molto probabile che provenga da un monastero, perché alcuni segnali orari coincidono con la scansione monastica della giornata, dì e notte.

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/06/tranquillita-della-sera.html?m=1 ).




domenica 8 maggio 2022

IL CASTELLO DI PIZZOLI: DUE DETTAGLI FRA TANTA BELLEZZA


Fig. 1. Pizzoli, castello Dragonetti-de Torres:
la facciata principale con le due meridiane.
(Foto: Emanuele Curci, 2022)




Fig. 2. Pizzoli; castello Dragonetti-de Torres, facciata principale:
 la meridiana con l'ora italiana antica (in alto a destra).
(Foto: Paola Cinque, 2022)

 
Fig. 3. Pizzoli, castello Dragonetti-de Torres:
arme del card. Cosimo de Torres.
(Foto: Paola Cinque, 2022).


Fig. 4. Pizzoli, castello Dragonetti-de Torres:
particolare della facciata principale,
con arme del card. Cosimo de Torres sulla finestra centrale al piano nobile.
(Foto: Paola Cinque, 2022)



IL CASTELLO DI PIZZOLI: DUE DETTAGLI FRA TANTA BELLEZZA 


C'è tanto, tantissimo, da dire sul Castello Dragonetti-de Torres a Pizzoli (L'Aquila), uno dei gioielli architettonici e artistici del territorio aquilano, e in particolare dell'architettura residenziale signorile 《fortificata》, adeguato alle nuove esigenze difensive che già dalla seconda metà del Quattrocento si erano presentate a seguito dell'introduzione delle armi da fuoco. 

Il castello de Torres nella veste odierna 《nasce》nel Seicento, quando già questo adeguamento difensivo era avvenuto a pieno, e si sviluppa intorno a un nucleo fortificato più antico, comprensivo di una torre medievale tutt'ora visibile nel complesso.


C'è molto da dire, appunto.


Il castello Dragonetti-de Torres di Pizzoli, insieme alle tipologie simili in altri centri dell'Abruzzo aquilano (es. Palazzo Santucci ai Navelli), è stato oggetto di una tesi di laurea del dott. Roberto Del Tosto che sabato 7 maggio 2022 ha condotto una visita guidata all'interno di questo stupendo complesso architettonico, nell'ambito di un'iniziativa a cura di Archeoclub L'Aquila in collaborazione con il Comune di Pizzoli.

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Nel rivedere le tante belle immagini pubblicate dai partecipanti alla visita di gruppo, mi hanno incuriosito alcuni particolari, tra i moltissimi spunti offerti da questo luogo.


1 - Le meridiane che si possono ammirare su due facciate del Castello: due su quella principale, rivolta a Meridione  e una su quella laterale  rivolta ad Oriente.

2 - L'altra curiosità, invece, è un dettaglio araldico nell'arme ecclesiastica del cardinale Cosimo de Torres (1584-1642) che campeggia fuori e dentro il palazzo da lui impostato nel Seicento, con successive ristrutturazioni e ulteriori arricchimenti nei secoli successivi.

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1-Le meridiane

Come abbiamo visto nel post precedente, fino all'Ottocento compreso, in Italia ebbe largo uso per secoli l'ora antica italiana (《ora italica》) che contava le 24 ore partendo dal tramonto del Sole (ora dell'Ave Maria) e non dalla Mezzanotte come si usa oggi.

L'ora italiana antica derivava dal conteggio delle ore già in uso tra il periodo romano antico e fino al XIII secolo. Nel sistema romano, antico però, le 24 ore non avevano tutte la stessa durata nel corso dell'anno poiché si basavano sulla durata delle giornate solari (《ore ineguali》): quindi d'Inverno avevamo le ore diurne minori di 60 minuti e le ore notturne maggiori di 60 minuti. In Estate accadeva il contrario.

Con l'introduzione degli orologi meccanici su torri e campanili, nel XIII secolo la Chiesa introdusse le 《ore uguali》: il nuovo giorno iniziava sempre all'Ave Maria del tramonto, però le 24 ore vennero fissate a 60 minuti, tutte uguali per tutto l'anno.


Chi invece lavorava per necessità con la luce naturale (contadini, artigiani), continuò a seguire i ritmi naturali del Sole e quindi, di fatto, anche le 《ore ineguali》.

Nel corso dell'Ottocento, l'ora antica italiana venne sostituita gradualmente da quella francese, soprattutto dopo l'Unità d'Italia e poi anche con l'arrivo graduale dell'elettricità nelle strade, prima, e nelle case, poi. 


Le meridiane del Castello Dragonetti-de Torres a Pizzoli, così come abbiamo visto per la facciata della chiesa di San Vito alla Rivera a L'Aquila (Borgo Rivera, largo Tornimparte), riportano entrambe le tipologie: 《italica》 e 《francese》 (ora oltremontana).

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Sulla facciata principale del Castello di Pizzoli, si possono ammirare due distinte meridiane in alto sulla facciata principale (fig. 1):

- a sinistra del portale abbiamo una meridiana che riporta le ore alla francese (《ora oltremontana》), introdotte gradualmente in Italia (come accennato) nel corso dell'Ottocento, a partire dal periodo di Napoleone Bonaparte, e in qualche caso già prima.


Le ore francesi dividono la giornata in due parti:

- 12 ore da Mezzanotte (inizio del nuovo giorno) fino a Mezzogiorno (inizio del pomeriggio); le ore antimeridiane (AM);

- 12 ore da Mezzogiorno alla Mezzanotte successiva; le ore postmeridiane (pomeridiane; PM).


Per questo la meridiana 《alla francese》 sulla facciata del Castello di Pizzoli, indica le 《 XII 》(《ore 12》) in corrispondenza del Mezzogiorno.


Sul lato destro della facciata (fig. 2), invece, abbiamo una meridiana che segna l'ora italiana antica, e infatti il Mezzogiorno corrisponde alle ore《18》, ossia 18 ore trascorse dal tramonto del giorno precedente.

Una meridiana dello stesso tipo (ora italiana antica) si trova anche sulla facciata est del medesimo Castello.


Al centro del quadrante tutte e tre le meridiane hanno una linea obliqua che taglia la linea verticale dei Solstizi: questa linea obliqua indica la 《linea degli Equinozi》, ossia la linea che indica l'altezza del Sole in questi due periodi dell'anno (Equinozio di Primavera, punto d'Ariete, 20-21 marzo, ed Equinozio d'Autunno, punto della Bilancia, 22-23 settembre) e li collega fra loro. 

Nei giorni intorno agli Equinozi le ore naturali (diurne e notturne) e quelle degli orologi hanno la stessa durata, circa 60 minuti, e l'ombra dello gnomone tocca la linea di Equinozio a Mezzogiorno, quando raggiunge l'altezza massima di quei periodi.

Lungo la linea che indica il Mezzogiorno (《18》) si incrociano la linea obliqua degli Equinozi e quella verticale dei Solstizi.


Al di sopra della linea degli Equinozi è raffigurato il segno del Capricorno, che indica il Solstizio d'Inverno, 21-22 dicembre, quando il Sole raggiunge l'altezza minima al Mezzogiorno; e per questo l'ombra dello gnomone tocca la parte alta della meridiana (con il Sole basso invernale, infatti, la meridiana viene illuminata completamente). 

Nei giorni intorno al Solstizio d'Inverno, le ore diurne naturali sono più corte rispetto a quelle degli orologi (meno di 60 minuti l'una).


Al di sotto della linea degli Equinozi, invece, è raffigurato il segno del Cancro (granchio) che indica il Solstizio d'Estate, 20-21 giugno, quando il Sole raggiunge il punto più alto sull'orizzonte al Mezzogiorno naturale (pressappoco intorno alle 13,00 ora legale, con oscillazioni quotidiane in più o in meno); per questo, con il sole più alto, i raggi vanno a illuminare la parte più bassa della meridiana e l'ombra dello gnomone tocca la linea retta del Solstizio nella parte bassa del quadrante.


Il funzionamento è lo stesso per tutte e tre le meridiane che vediamo sul Castello Dragonetti-de Torres: due (una in facciata e l'altra a est) utilizzano le ore italiane antiche, l'altra le ore francesi.

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In generale, lo stesso discorso vale per tutte le meridiane con questa struttura.


Nota. In alcuni casi, come la meridiana sulla destra della facciata di San Vito a L'Aquila, i segni zodiacali vengono indicati in forma simbolica, ossia con il loro simbolo stilizzato.

Nelle meridiane come quelle del Castello Dragonetti-de Torres a Pizzoli, i segni zodiacali vengono raffigurati 《al naturale》.

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2 - L'araldica

Il secondo dettaglio, invece, è di tipo araldico.


Nell'araldica ecclesiastica contemporanea uno dei principali segni distintivi del blasone (stemma) di un cardinale è il numero delle nappe (fiocchi), che pendono 《a piramide》 dai due lati del galèro (un cappello ecclesiastico 《a disco》 dalla forma particolare, con una 《cupoletta》 al centro).

Per i cardinali le nappe sono 15 per lato, quindi 30 in tutto.

E il colore del galèro è rosso porpora, distintivo dei cardinali.

L'uso del galèro rosso con le nappe, nei blasoni cardinalizi, è attestato dal XIV secolo circa e si afferma nel corso del XV secolo.


Eppure, se osserviamo il blasone del cardinale Cosimo de Torres, fuori e dentro il castello di Pizzoli, ci accorgiamo che le nappe sono 6 per lato, 12 in totale, come negli stemmi dei Vescovi non cardinali, ad esempio.

Nel caso di Cosimo de Torres, a prima vista, ci rendiamo conto che si tratta di un cardinale soltanto perché lo leggiamo sull'architrave della finestra centrale al piano nobile (fig. 4), nonché in altri ambienti del complesso, e perché vediamo il colore rosso del galèro in un blasone dipinto all'interno del Castello (fig. 3).


Quindi la domanda è:

perché 12 nappe (6 per lato), anziché 30 (15 per lato)?

Il motivo ce lo spiega, per esempio, l'Istituto Araldico e Genealogico Italiano (IAGI):

《I fiocchi non erano definiti; così, nel tempo, si possono osservare cappelli cardinalizi con uno, tre, quattro o sei fiocchi per lato, al termine dei cordoni. Il numero dei fiocchi diviene, d’uso comune, disposto in quindici per parte, in cinque ordini, di 1, 2, 3, 4 e 5, sotto il pontificato di Pio VI (1775-1779) e confermato nel 1832, con il Decreto della S. Congregazione Cerimoniale del 9 febbraio, dove si recita che si mantenga il numero dei fiocchi, da collocarsi per ciascuno dei due fianchi dello stemma degli eminentissimi padri cardinali, portato a quindici da non molti anni, e sia a tutti proibito qualunque numero ad esso superiore.》(G. ALDRIGHETTI, Araldica ecclesiastica, in http://www.iagi.info/l-araldica-eclesiastica/ ).


Quindi, al tempo del cardinale Cosimo de Torres (Cinquecento-Seicento) il numero delle nappe era variabile, poiché non era stato ancora fissato a 15 per lato, come stabilì poi papa Pio VI Braschi, pontefice dal 1775 al 1799.


All'interno dell'arme di Cosimo de Torres, troviamo le 5 torri 《parlanti》 del casato di origine del cardinale, nobiltà di origine spagnola, ascritta al patriziato romano nel XVI secolo e poi a quello aquilano nel XVIII secolo; per questo Giovan Battista di  Crollalanza, nel suo Dizionario storico-blasonico li elenca come 《Torres (de) di Aquila》 e descrive così la loro arme nobiliare:

《Di rosso, a cinque torri d'argento, ordinate in croce di Sant'Andrea》(in fig. 3 vediamo le torri nella versione colore《oro》).

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Lo stretto legame tra il cardinale de Torres ed Aquila, in particolare con il castello fondatore di Pizzoli, si manifestò anche alla sua morte, quando l'aquilana Accademia dei Velati lo commemorò con la pubblicazione di alcuni componimenti poetici:

《A l'Aquila, nel cui vicino feudo di Pizzoli si recava spesso e il cui castello aveva fatto restaurare, la sua morte fu celebrata con la pubblicazione, nel 1642, di alcune poesie degli Accademici Velati, raccolte da G. Floridi.》 (dal lemma 《DE TORRES, Cosimo》, di P. MESSINA, in Dizionario Biografico degli Italiani - Treccani, 1991; volume 39:

https://www.treccani.it/enciclopedia/cosimo-de-torres_%28Dizionario-Biografico%29/  )



Mauro

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Sul tema degli orologi vedi anche il post precedente:

https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/05/gli-orologicontadinie-il-quadrante-6-ore.html?m=1



martedì 3 maggio 2022

GLI OROLOGI《CONTADINI》E IL QUADRANTE 《A 6 ORE》

Brisighella (Ravenna):
torre dell'orologio con quadrante a sei ore (metà XIX secolo).
(Fonte immagine: Pagina Facebook 《Condifesa Ravenna》
https://www.facebook.com/CondifesaRavenna/ )


Paganica (L'Aquila):
quadrante della tipologia 《a sei ore》
sulla chiesa di Santa Maria al Presepe.

(Foto: Fernando Rossi)


L'Aquila, chiesa di San Francesco in contrada Cianfarano:
campanile con orologio a quadrante di 24 ore (due corone di 12 ore ciascuna).

(Foto: Eleonora Gallo, 2020)




GLI OROLOGI《CONTADINI》E IL QUADRANTE 《A 6 ORE》


Da Paganica a Roma, da Fontecchio a Montereale, a Brisighella, e in tanti altri luoghi: un modo diverso di contare le ore, testimonianza da preservare di una cultura con ritmi differenti rispetto a quelli della nostra età contemporanea; una cultura più sincronizzata, per necessità, con i ritmi naturali.
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Per molti secoli in gran parte d'Italia (dal XIII secolo circa), è stato ampiamente vigente il sistema orario all'italiana (anche 《ora italica》), ossia il conteggio delle ore del giorno basato sull'alternanza naturale tra dì e notte: si trattava sempre di 24 ore ma partendo dal tramonto.

Questo orario all'italiana era l'evoluzione dell'orario utilizzato in età romana e fino appunto al XIII secolo circa. 

L'orario più antico (romano) era basato sulle 《ore ineguali》: ogni ora era più o meno lunga a seconda della stagione e della latitudine, poiché le ore di luce e quelle di buio erano divise per la durata effettiva del dì e della notte.
Per questo, come s'intuisce, nel periodo estivo le ore diurne erano più lunghe dei 60 minuti normali, mentre quelle notturne erano inferiori ai 60 minuti. Ovviamente accadeva il contrario nel periodo invernale.

Nel XIII secolo, appunto, con i primi orologi meccanici, si adottarono le 《ore uguali》, di 60 minuti ciascuna.
Il nuovo giorno, però, iniziava sempre al tramonto: più precisamente con il suono dell'Ave Maria dopo il calar del Sole, e i rintocchi delle campane scandivano lo scorrere della giornata.

E partendo dall'Ave Maria, la giornata era divisa in quattro parti da 6 ore ciascuna.


Con l'arrivo di Napoleone Bonaparte in Italia (fine Settecento e inizio Ottocento), ma in alcuni casi già  prima, l'ora italiana antica fu gradualmente sostituita dall'ora francese (detta anche 《ora oltremontana》), che invece prevedeva la divisione del giorno in due parti, da mezzanotte a mezzogiorno (12 ore antimeridiane - AM) e da mezzogiorno a mezzanotte (12 ore postmeridiane, pomeridiane - PM).
Per questo molti orologi furono sostituiti, e dai quadranti a 6 ore si passò a quelli a 12 ore.


Tuttavia, soprattutto nei paesi, dove prevaleva l'attività contadina, l'uso degli orologi a 6 ore e dell'ora italiana antica proseguì almeno per tutto l'Ottocento poiché rappresentava una scansione della giornata più in sincronia con i ritmi della vita contadina, considerando che il lavoro nei campi doveva necessariamente concludersi con il tramonto e considerato anche che le case non erano ancora illuminate dalle luci elettriche.
Per questo era più utile un conteggio delle ore basato sull'alternanza luce-buio.

Un metodo utile, in ogni caso, anche per gli artigiani delle città, fin quando non iniziò a diffondersi l’illuminazione elettrica interna.

Sulla base di questo sistema 《contadino》, molti orologi meccanici installati su torri civiche o campanili, avevano un quadrante che segnava 6 ore, poiché - come già accennato - il giorno era suddiviso in quattro parti da sei ore ciascuna, partendo appunto dall'Ave Maria dopo il tramonto.
A prescindere dalle stagioni, il punto fermo era il mezzogiorno che, sia d'Estate, sia d'Inverno, giungeva sempre nello stesso momento della giornata (con piccoli scarti di alcuni minuti, in più o in meno), quando il sole culminava in direzione Sud.

Gli orologi andavano ovviamente regolati quasi quotidianamente, per adattarli alle variazioni del tramonto, tanto che esistevano delle persone incaricate stabilmente per svolgere questo compito.

Ad esempio, lo studioso Fernando Rossi riferisce che nell'Ottocento a Paganica il tecnico che regolava l'orologio era dipendente fisso del Comune paganichese, oltre al Segretario Comunale, come risulta dai documenti storici dell'allora Intendenza di Provincia (prima dell'Unità d'Italia). Inoltre, sempre a partire dall'Ottocento, diventò importante anche il conteggio dei quarti d'ora, oltre che dell'ora intera.

Ancora oggi, diverse chiese e torri in tutta Italia, scandiscono le ore diurne con suoni brevi ogni 15 minuti e un suono 《maggiore》 ogni ora.


Un sistema del genere può sembrare complicato a noi contemporanei poiché i nostri ritmi sono diversi e per questo usiamo suddividere il giorno in 24 ore da 60 minuti ciascuna, per tutto l'anno, partendo dalla Mezzanotte.
Nella civiltà contadina, invece, l'altro sistema era molto pratico poiché si trattava di una Società in cui il tempo era basato sul lavoro nei campi e sulle preghiere della giornata, un po' come per le ore che scandivano le attività dei monaci, le cui giornate erano suddivise sulla base dei diversi momenti di preghiera tra un'attività e l'altra.


Nel XX secolo si arrivò infine anche al sistema delle 24 ore, che caratterizza più o meno tutti i dispositivi digitali odierni, anche se rimane in uso contemporaneamente il sistema a 12 ore, diviso in AM e PM.
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A L'Aquila abbiamo un bell'esempio di quadrante a 24 ore sulla torre del campanile di San Francesco in Cianfarano, nota come Cappella Cianfarano, sorta nei primi del Novecento come cappella privata dell'allora villino Camerini: il quadrante di questa bellissima chiesina è formato da una prima corona di 12 ore in numeri romani (da I a XII) e da una seconda corona più esterna in numeri arabi (da 13 a 24).


Sempre a L'Aquila abbiamo anche un esempio dei due sistemi, all'italiana e alla francese.
Sulla bella facciata della chiesa di San Vito alla Rivera, in largo Tornimparte (Borgo Rivera) possiamo distinguere due meridiane: quella a sinistra con il conteggio 《all'italiana》 (o italico), quella a destra con il conteggio 《alla francese》 , basato sull'intervallo mezzanotte-mezzogiorno.
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Tornando al sistema dell'ora italiana antica, ancor oggi troviamo quadranti di orologi che segnano sei ore, principalmente nei borghi, ossia dove l'industrializzazione di massa della Società arrivò pienamente soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale.


Nel comprensorio aquilano abbiamo, per esempio, quadranti a sei ore sulla torre di Montereale, sulla chiesa di Santa Maria al Presepe (del Castello) a Paganica, sulla torre civica di Fontecchio.

Un orologio a sei ore è presente poi sulla 《Torre del Mascherino》 (o Mascarino) nel Palazzo del Quirinale a Roma, residenza estiva pontificia, poi residenza ufficiale dei Re d'Italia e oggi residenza ufficiale dei Presidenti della Repubblica Italiana.
Un altro esempio di quadrante a sei ore, molto bello, si trova sulla torre dell'orologio di Brisighella (Ravenna), installato nel 1850, e quindi molto dopo rispetto all'introduzione napoleonica del quadrante a 12 ore.



Mauro

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Riferimenti sitografici per approfondire (URL consultati in data 03/05/2022):


https://www.imolafaenza.it/luogo/torre-dell-orologio-brisighella/


https://www.treccani.it/enciclopedia/ora_%28Enciclopedia-Italiana%29/


https://www.treccani.it/enciclopedia/ora/


http://www.carnesecchi.eu/tempo.htm


https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/osservatore_romano_giallo_misurazione_ore_passato-573514.html


https://www.gapers.it/2019/10/lantica-ora-italiana-e-i-suoi-vantaggi/


https://www.romasegreta.it/trevi/piazza-del-quirinale.html


https://www.treccani.it/enciclopedia/breviario



giovedì 17 febbraio 2022

«CHE ORE SONO A L'AQUILA?»

 

Il meridiano di Termoli
(in grassetto)
Tra la punta più a Est del Salento e il punto più ad Ovest delle Alpi Cozie, c'è un fuso orario effettivo di circa 48 minuti.


«CHE ORE SONO A L'AQUILA?»


Se il nostro orologio segna le 12:00 ora solare italiana (UTC+1), a L'Aquila che ore sono realmente?
Sono le 11:54 circa, ossia 6 minuti più dietro.

Quando mi riferisco a L'Aquila intendo come riferimento il meridiano che passa per il Palazzo civico e la Torre civica, ossia:
longitudine circa 13° 23' 53" E
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Perché 6 minuti in meno rispetto all'ora nazionale? 

Vediamo insieme.


Come sappiamo, dall'Ottocento la Terra è stata divisa idealmente in 24 《spicchi》, corrispondenti ai 24 fusi orari che si calcolano dal Meridiano Universale (quello passante per Greenwich,  a Londra).

Ogni spicchio, pari a 15° di longitudine, corrisponde a un'ora:
un'ora in meno se si va verso Ovest, un'ora in più se si va verso Est.
In teoria tutto lo spazio all'interno di ciascuno spicchio adotta lo stesso orario, anche se in realtà vi sono diverse eccezioni perché in molti Paesi i confini del fuso orario sono irregolari, in quanto seguono i confini amministrativi dello Stato; oppure per altri motivi.
Nei Paesi molto grandi, poi, ci sono più fusi orari.
Ad oggi, i fusi orari effettivi son più di 24.


Nel caso dell'Italia, l'ora solare ufficiale è quella del quindicesimo meridiano a Est di Londra (longitudine 15° 00' 00" E) passante per Termoli: quindi un'ora in più rispetto a quella universale (UTC+1) e due ore in più quando è in vigore l'ora legale (UTC+2).

>UTC=Universal Time Coordinated (Tempo Coordinato Universale).

Quindi, quando leggiamo gli orologi in Italia è come se leggessimo l'ora di Termoli: per comodità, ovviamente, adottiamo lo stesso orario in tutta Italia.
Ma naturalmente in Italia ci sono località più a est e località più a ovest rispetto a Termoli, che differiscono quindi di alcuni minuti, in più o in meno, rispetto all'orario ufficiale nazionale.
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Nel caso dell'Aquila, come abbiamo già visto, prendiamo come riferimento il meridiano che approssimativamente passa per il Palazzo civico e per la Torre civica: longitudine 13° 23' 53" E.
Quindi L'Aquila si trova più a Ovest  ( perciò più 《indietro》) rispetto ai 15° del meridiano di Termoli:
precisamente 1° 36' 7" più 《indietro》.


Poiché sappiamo che 15° corrispondono a un'ora (60 minuti), allora 1° (un grado) corrisponde a 4 minuti (60:15=4).
E, poiché 1° (un grado) corrisponde a 4 minuti, allora 15' (15 primi) corrispondono a 1 minuto (infatti 1 grado = 60 primi e 60:4=15).


Torniamo a L'Aquila: abbiamo detto che siamo a 1° 36' 7" più a Ovest del meridiano di Termoli.
Perciò: (1° = 4 minuti) + (36' = 2,4 minuti) + (7" = circa 0,067 secondi).

Per semplicità, se arrotondiamo soltanto ai minuti - e senza i decimali - abbiamo un totale di 6 minuti:
per cui quando leggiamo il nostro orologio a L'Aquila sappiamo che la nostra ora locale è di 6 minuti indietro rispetto a quella ufficiale che leggiamo sull'orologio.

Per esempio: quando l'orologio segna le 12:00, da noi sono le 11:54; quando segna le 12:06, da noi sono le 12:00.
Il discorso vale ovviamente a qualsiasi ora: guardiamo l'orologio e togliamo 6 minuti.


Ciò significa anche che quando adottiamo l'ora legale, se ufficialmente ci portiamo un'ora avanti (è come se ci spostassimo dal meridiano 15° Est di Termoli a quello 30° Est di San Pietroburgo), nella nostra città ci portiamo effettivamente a 1 ora e 6 minuti più avanti rispetto al nostro orario naturale.
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Il 《Mezzogiorno locale》: un'altra cosa ancora.

Il fuso orario locale che abbiamo visto è una curiosità per leggere gli orologi e vale a tutte le ore

Non dobbiamo confonderlo con un'altra cosa ancora: 
il 《mezzogiorno locale》, cioè il momento in cui il Sole passa effettivamente per il meridiano della nostra città e raggiunge il punto più alto della giornata.
Il Sole infatti non passa nello stesso punto ogni 24 ore esatte, ma a volte un po' prima, a volte un po' dopo, perché il giorno naturale non dura 24 ore esatte.
In questo caso bisogna tener conto dell'《equazione del tempo》, una tabella fissa di minuti e secondi da aggiungere o da sottrarre a seconda del periodo del mese e dell'anno.


Quindi, per calcolare il 《mezzogiorno locale》 dell'Aquila dobbiamo fare questo piccolo conto:
ore 12:00 (ufficiale) + / -《l'equazione del tempo》+ i 6 minuti di differenza tra la longitudine dell'Aquila e il meridiano ufficiale dell'Italia.
Ovviamente, quando è in vigore l'ora legale, dobbiamo aggiungere un'ora in più al risultato.


Esempio. Oggi, 17 febbraio, il nostro《mezzogiorno locale》 è stato alle ore 12:20 circa (ora solare ufficiale dell'Italia):
ore 12:00 (ufficiali) + 14 minuti (equazione del tempo di oggi) + 6 minuti (differenza di longitudine).


Mauro

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Spunti sitografici (URL consultati in data 17/02/2022).


Tabella dell'equazione del tempo:


Calcolo del mezzogiorno locale:


Ovviamente, quando si va di fretta e/o si vogliono vedere i vari dettagli della giornata, si possono anche consultare le molte effemèridi che si trovano online, selezionando il mese, la località e controllando sotto la voce 《culminare》 (del sole).
Ecco un esempio, fra i tanti siti disponibili:


domenica 28 marzo 2021

Da CET a CEST

 

Da CET a CEST



E così, con un giro di lancette a 360° in avanti, ci troviamo nuovamente e artificialmente «catapultati» sul fuso orario solare di Atene, Bucarest, Helsinki e tanti altri luoghi sulla stessa fascia di longitudine.


 

Da CET a CEST, appunto.



CET sta per Central European Time, ossia Orario del Centro Europa:

il nostro fuso orario naturale che condividiamo con Berlino, Copenaghen, e altre località.


CEST sta per Central European Summer Time, ossia Orario Estivo del Centro Europa:

un orario che, dal punto di vista pratico, corrisponde al fuso orario EET (Eastern European Time; Orario dell’Europa Orientale).

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Questo
«salto» forzato è chiamato «ora legale».


Un «salto» che in Italia viene percepito di meno da chi vive in Salento - molto a est - e di più da chi vive per esempio ad Aosta e Alpi italo-francesi - molto a ovest -: 

per queste ultime zone è un «salto» un pochino più lungo di un'ora effettiva.

Molto più lungo, invece, per Parigi e per la maggior parte della Francia.



Un «salto» che costringe il nostro orologio biologico ad adattarsi a un piccolo jet lag (sfasamento), come se avessimo viaggiato in aereo in direzione ovest-est.

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Un «salto» di cui - a conti fatti - beneficiamo principalmente nei mesi di aprile e settembre, quando quell'ora in avanti fa la differenza nel tardo pomeriggio.


Nei mesi estivi - invece - già da metà maggio praticamente non ce ne accorgiamo, perché le giornate sono talmente lunghe che - ora più, ora meno - la notte arriva ben oltre l'orario di cena.


A ottobre, poi, si ottiene addirittura l'effetto inverso, in generale e soprattutto nel nord-ovest d'Italia:
per esperienza diretta nella mia zona, e per racconti di chi vive nel Nord-Ovest, l'ora legale ad ottobre comporta che alle 07:15-07:45 del mattino sia ancora buio - soprattutto se è una giornata nuvolosa.


A metà ottobre l’Estate è finita da un pezzo però adottiamo ancora l’ora estiva?!

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Quindi - tolti una quarantina di giorni tra fine marzo e inizio maggio, e un'altra quarantina di giorni tra fine agosto e inizio ottobre - dov'è tutto questo beneficio socio-economico dell'ora legale?


Personalmente - dopo 25 anni - non l'ho ancora visto né capito.


Con 25 anni faccio riferimento al 1996, quando l'ora legale fu estesa fino a ottobre.


 

Mauro

domenica 21 marzo 2021

Gli «orologi della Natura»

 Gli «orologi della Natura»

Il mio orologio non ticchetta ma cinguetta

 


 

Sempre per rimanere in tema di «orologi», in questi giorni riflettevo su un altro tipo di «orologi», sui quali mi sono ri-sincronizzato - e particolarmente nei mesi recenti -.


 

Il mio condominio si trova in una zona residenziale nella prima periferia della città, a poche centinaia di metri dalle Mura, raggiungibili comodamente a piedi. E, in particolare, si trova in uno di quei quartieri dove città e campagna, e città e montagna, si intrecciano e convivono fra loro.


 

Per questo, fin da quando ci vivo, è sempre stato sede di una ricca fauna domestica e selvatica-«urbanizzata»; animali che vivono in simbiosi con l’animale più invadente e chiassoso che esista: l’Uomo.

E così, è normale vedere e sentire tanti uccelli: il più comune piccione - con le sue sfumature di piumaggio e il suo gorgheggio gutturale -, i passeri - che ogni tanto si affacciano zampettanti fino ai balconi -, il merlo, la ghiandaia, la gazza, la cornacchia. E poi, una stabile colonia felina di gatti semi-selvatici abituati a convivere con l’Uomo; e ancora: ricci, lucertole, gechi, fino a diverse varietà di insetti come l’ape, la mantide religiosa, il grillo, giusto per citarne alcuni.

Questa convivenza tra specie si può osservare un po’ in tutta la nostra città, dal centro alla periferia: ricordo fin dalla tarda infanzia, e tutt’oggi, scoiattoli nel Parco del Castello, ghiandaie sotto i Portici di San Bernardino; e, uscendo dalle mura, falchetti e mammiferi di vario tipo che – ogni tanto – attraversano la nostra città tra gli Appennini per spostarsi da una zona all’altra del nostro territorio.

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Ma avviciniamoci al dunque degli «orologi»!



A poche decine di metri dal mio condominio c’è un albero che fin da quando vivo qui è stato sempre «condominio naturale» di passeri cinguettanti, che nelle sere d’Estate offrono dei veri e propri concerti canori senza dover pagare il biglietto: basta sedersi fuori al balcone, rilassati, e magari con un buon libro tra le mani.

Dall’Autunno scorso, però, ho cominciato a osservarli con più attenzione e ho notato una cosa «banale» che però mi è diventata molto utile. O meglio: ho riscoperto una cosa «banale».



Quando mi metto a studiare, a scrivere o a lavorare, spesso mi trattengo fino a notte inoltrata: le cosiddette «ore piccole», e c’è un motivo ben preciso. Soltanto la notte, soprattutto dalle 22:00 in poi, mi restituisce una pace dei sensi che mi rende più produttivo in qualsivoglia attività intellettuale: dalla semplice lettura a un lavoro ben preciso.

Il giorno lo utilizzo di più per le attività manuali; mi deconcentra, disperde la mia attenzione. Anche per questo prediligo l’Inverno all’Estate, oltre che per le temperature ovviamente!



La sera acquisto tranquillità e concentrazione: pian piano si placano i rumori del condominio; pian piano non si sente più il via-vai delle auto di chi esce e di chi entra; il telefono comincia a tacere dopo un’intera giornata in cui spesso è fonte di ansie, di nervosismo, di arrabbiature.

Insomma, si raggiunge uno stato di benessere psico-fisico che – per esperienza diretta – equivale a quello di una spiaggia tranquilla alle prime ore dell’alba o nei primi pomeriggi del mese di Settembre; oppure al piacere di sedersi a leggere o a scrivere sulla panchina di un parco o di un giardino della mia città, nelle prime ore pomeridiane.

Questo mi porta ad essere più attivo proprio nelle ore in cui il mondo sembra fermarsi e tacere. E, ogni tanto, mi capita che le ore passino senza che me ne accorga, fino a superare le ore piccole e a spingermi sino alle quattro del mattino. A quell’ora, ovviamente, raccolgo «baracche e burattini» e me ne vado a «nanna», più che altro per «convenzione civile».


 

E dallo scorso Autunno, appunto, ho iniziato a osservare che i passeri di quell’albero vicino casa, iniziano a cinguettare proprio verso quell’ora: dopo due o tre volte che ho notato la cosa, non ho più avuto bisogno di guardare l’orologio.

Ormai, da molti mesi, sono loro il mio orologio notturno-mattutino: se mi trovo ancora all’opera è come se quei cinguettii mi dicessero: «Sono le quattro del mattino! È quasi l’alba! Che ci fai ancora sveglio?».

Se invece vado a dormire a un orario più «normale», mi capita di svegliarmi almeno una volta a notte: però non ho più bisogno di guardare l’orologio sul comodino. Mi basta aprire gli occhi: se fuori è buio e non sento cinguettare, vuol dire che non sono ancora le 4:00; se - invece - sento cinguettare e fuori è buio, vuol dire che siamo tra le 4:00 e le 4:40. Se c’è un po’ di luce, significa ovviamente che è più tardi.

Ho scritto un orario ben preciso: questi passeri, infatti, iniziano a cinguettare poco dopo le 4:00 e continuano per mezz’ora, quaranta minuti al massimo. Sono precisi e calibrati come se fossero un orologio vero e proprio: chissà, forse avvertono qualcosa - nella luminosità, o nella temperatura - che fa loro percepire l’avvicinarsi dell’alba. Cinguettano e poi smettono fino a quando non arriva l’alba vera e propria, e iniziano anche i rumori dell’«animale Uomo».

Un po’ come le onde marine durante la notte, che non disturbano ma «cullano», così anche quel cinguettare di tarda nottata non mi disturba.

Così come le onde marine, è una gradevole melodia.

Una melodia per addormentarmi, se faccio tardi. Un segnale orario, se mi sveglio presto.

In quest’ultimo caso è come se quegli uccellini mi dicessero: - «Puoi dormire ancora, ma il Sole sta per sorgere!» -.



Fra qualche giorno, con il passaggio all’ora legale, ci sposteremo di fatto artificialmente sul fuso orario di Atene, Bucarest, Helsinki. Per i nostri amici cinguettanti - invece - non cambierà nulla: semplicemente, quando li sentirò cinguettare dovrò spostare il mio pensiero un’ora avanti.


 

Mauro

giovedì 18 marzo 2021

Orologi! Che meraviglia!

Nell'immagine in alto: un orologio in materiale plastico a imitazione di cornice in legno e quadrante in vetro.
In questo caso, l'orologio riporta i numeri romani «moderni».

Nota. Numeri romani «antichi» e numeri romani «moderni».

- Semplificando molto il discorso - per «moderni» si intendono quei numeri romani che ci sono giunti in eredità dagli umanisti del tardo Medioevo e del primo Rinascimento: sono simili ai numeri romani «antichi» ma con qualche differenza.

Per esempio: il numero 4 viene rappresentato come «IIII» per i Romani antichi (quattro volte uno), mentre diventa «IV» nella forma moderna (cinque meno uno). Entrambe le versioni sono corrette.

Lo stesso vale per il 9, che possiamo trovare come «VIIII» (cinque più quattro) per i Romani antichi, oppure come «IX» (dieci meno uno) nella forma «moderna».

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Paese che vai...orologio che trovi!

Un velocissimo tour riassuntivo - e non esaustivo - tra alcuni degli orologi pubblici della nostra città e dintorni.

E allo stesso tempo uno spunto per tornare ad apprezzarli e a guardarli con più attenzione.

Infine, per i lettori più curiosi, anche un invito a segnalare il loro orologio pubblico: quello preferito; quello che conoscono meglio.



Orologi! Li ho sempre amati, fin da bambino.

Dalla semplice e affascinante meridiana agli orologi digitali, passando per i «classici» meccanici a lancette!
Ricordo sempre con piacere una meridiana artigianale che realizzai a 15 anni su una tavoletta di masonite
«povera» (ritagliata dal fondo di una cassetta della frutta), applicando al centro un lungo chiodo che funzionava come gnomone.

Ce l'ho ancora.

I numeri delle ore sono rigorosamente romani! E anche l’anno di realizzazione è scritto in numeri romani.


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Gli orologi, dicevamo!

Mi piacciono tutti, anche se - appunto - ho una particolare predilezione per quelli con i numeri romani.


E non mi piacciono solo quelli da appartamento: amo vedere gli orologi pubblici funzionanti, nelle strade, sulle torri civiche, sui campanili delle chiese!

(Per «pubblici» intendo genericamente tutti quei grandi orologi visibili alla collettività.)

Per questo sono molto contento che con la ricostruzione della nostra città si stiano riattivando anche vecchi orologi pubblici che non funzionavano già prima del terremoto del 2009:

- che gioia veder funzionare l'orologio del Palazzo dell’Esposizione (Emiciclo) alla Villa Comunale, illuminato di notte;

- che gioia vedere il nuovo orologio sul campanile della chiesa Capoquarto di San Pietro a Coppito, ripristinato dall'impresa Marinelli di Agnone, che ha «colato» le nuove campane della torre ricostruita.

E poi, che bello veder funzionare di nuovo il famoso orologio
«Omega» sotto i Portici di Palazzo Federici, punto di riferimento per tanti Aquilani a partire dal periodo a cavallo tra gli anni '30 e i primi anni '40 del Novecento.

«Ci vediamo all'Omega!»: così si usava dire, come ricordava il prof. Alessandro Clementi in un incontro pubblico poco più di 10 anni fa, narrando un episodio della sua infanzia.

Oggi, già da molti anni, al posto della scritta «Omega» è riportato il nome della nostra città.

E dall'anno scorso l'orologio è tornato a scandire i ritmi di chi passa da lì.



E ancora, che belle le due meridiane di San Vito alla Rivera, ricomposte pietra su pietra negli anni scorsi, durante la ricostruzione di chiesa e facciata.



E infine - non dimentichiamo - ci sono «gli orologi» della Cattedrale (da riparare) e quello - celeberrimo - della Torre civica di Piazza del Palazzo: «l'orologio degli orologi», l’orologio pubblico per eccellenza!

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Probabilmente ce ne saranno anche altri che in questo momento mi sfuggono.

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Uscendo poi dalla città, incontriamo - per esempio - l'orologio sul campanile della Cappella Camerini 
(o «Chiesa di San Francesco in Cianfarano»), piccola chiesa e gioiellino architettonico in stile «eclettico», situata appunto in contrada Cianfarano, lungo via Colle Pretara.

Tra l'altro, questo orologio ha una doppia corona di ore, una specie di formato «24h»:

- la prima corona, in numeri romani, segna le ore fino a mezzogiorno (ante-meridiane);

- la seconda corona, più esterna, segna le ore dalle 13 alle 24 (post-meridiane), in numeri arabi, quelli che usiamo comunemente oggi.


Spingendoci più a ovest, fino ai piedi del borgo di Coppito, possiamo ammirare l'orologio del campanile della chiesa parrocchiale di San Pietro, la chiesa fuori le mura della città (extra moenia) che ha donato il nome alla sua
«sorella» (intra moenia) dentro le mura dell'Aquila.




Mi fermo qui, perché l'elenco sarebbe plausibilmente più lungo: 
pensiamo soltanto, nel nostro Contado, allo stupendo orologio sulla torre che si innalza sopra uno degli ingressi al borgo medievale di Fontecchio.

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Una cosa è certa:

gli orologi pubblici sono utili oggi così come in passato!


- Oltre che suggestivi e spesso di grande bellezza -, gli orologi pubblici sono una parte attiva e funzionale dell’arredo urbano - sia nelle nostre città, sia nei nostri borghi -.

Insieme alle campane, scandiscono i ritmi della giornata tra le vie e le piazze pubbliche, e ci possono tornare utili se non abbiamo a portata di mano lo smartphone o un orologio da polso.



Mentre si cammina - infatti - è più semplice e istintivo alzare lo sguardo verso un grande orologio a vista, piuttosto che frugare tra le tasche di una giacca o di una borsa - o borsello - che siano.


Soprattutto se abbiamo le mani occupate da un buon panino o da un gustoso gelato!
😊

 

 

Mauro Rosati
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SEGNALA IL TUO OROLOGIO PUBBLICO!
Se la materia vi incuriosisce, segnalate pure gli orologi pubblici funzionanti nella nostra città, nei suoi dintorni e anche oltre - senza limiti di confine, né provinciali né regionali -.


Potete segnalare il vostro orologio pubblico qui: 
https://forms.gle/PWEpeN9iJoafpwnh9


Per «orologi» si intendono - nel senso più ampio - dalla meridiana più semplice, all’orologio meccanico a lancette, fino a quelli digitali.