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venerdì 24 luglio 2026

STEMMI - L'ARCIVESCOVO TITOLARE DI AMITERNUM

 




🗓 24 luglio - Ricorrenza di San Vittorino di Amiternum

( Per approfondimenti vedi: 🌐  

https://pianetalaquila.blogspot.com/2026/07/il-patrono-piugiovane.html?m=1 )


Nell'immagine: 

🚩 San Vittorino Amiterno (L'Aquila), chiesa parrocchiale di San Michele l'Arcangelo;

🛡 stemma arcivescovile di mons. Luciano Suriani, attuale vescovo della Diocesi titolare di Amiternum.

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🛡 Bozza di blasonatura:

inquartato*; 

nel 1° e nel 4°, d'argento a tre bande di rosso;

nel 2°, di verde alla stella d'oro (7 punte) con in basso due onde d'argento** poste in fascia;

nel 3° di verde alle chiavi petrine*** poste in decusse con gli ingegni**** verso l'alto.


Il tutto entro uno scudo del tipo detto "sannitico" o "moderno".


Ornamenti esteriori:

- scudo timbrato da un galero verde con 10 nappe per ciascun lato, 

e accollante una croce d'oro a due traversi (croce patriarcale) con le cinque estremità superiori gemmate e trifogliate e quella inferiore aguzza,

elementi identificativi della dignità di arcivescovo (non è presente invece il pallio arcivescovile poiché in questo caso si tratta di una Diocesi titolare e quindi senza territorio; secondo il Codice di Diritto Canonico, infatti, il pallio arcivescovile manifesta l'autorità territoriale di un arcivescovo sulla propria provincia ecclesiastica);

- in punta, esternamente allo scudo, una lista bìfida***** reca il motto 《QUOD VULT DEUS》(=Ciò che Dio vuole) che assume in questo caso una doppia valenza; da un lato richiama le parole di Sant'Agostino (omelia del card. Tarcisio Bertone - Chieti, 2008), dall'altro richiama il vescovo di Amiternum Quodvultdeus di cui si legge il nome in epigrafe nelle Catacombe di San Vittorino Amiterno.

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✍ Note araldico-lessicali.

↪ *Inquartato: 

stemma con il campo principale dello scudo diviso in quattro parti uguali.

In questo caso l'ordine di lettura dei campi è:

1° campo, in alto alla nostra sinistra (destra araldica);

2° campo, in alto alla nostra destra (sinistra araldica);

3° campo, in basso alla nostra sinistra (destra araldica);

4° campo, in basso alla nostra destra (sinistra araldica).

↪ ** Secondo l'omelia del card. Tarcisio Bertone (Chieti, 2008 - Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani) la stella d'oro è allegoria di Maria "Stella Maris"; si potrebbe quindi dedurre che le due onde d'argento siano una stilizzazione del mare.

↪ *** Chiavi petrine:

sono le consuete due chiavi pontificie, l'una d'oro l'altra d'argento, che identificano il mandato di Gesù a Pietro (e quindi ai papi suoi successori) rispettivamente nei Cieli (oro) e in Terra (argento).


↪ **** Ingegni delle chiavi.

L'ingegno è la parte sagomata della chiave che va dentro il meccanismo della serratura.

Le chiavi petrine ricordano una tipologia di chiave classica e antica che ancor oggi troviamo in uso soprattutto nelle porte di storiche di scantinati, stalle e - talora - ancora di qualche vecchia porta d'abitazione.

↪ ***** Lista bìfida.

Cartiglio con le estremità a due punte.



Mauro Rosati

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📖 Sitografia di base:

• 《 Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani, arcivescovo di Amiterno e nunzio apostolico in Bolivia -

Omelia del card. Tarcisio Bertone 》,

Cattedrale di Chieti - Sabato, 26 aprile 2008

🌐 https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2008/documents/rc_seg-st_20080426_ordin-mons-suriani_it.html


• Schema di un modello classico di chiavi storiche

🌐 https://visitcadoredolomiti.com/museo-del-ferro-e-della-chiave/


(URL consultati in data 24/07/2026)

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IL PATRONO... PIÙ《GIOVANE》

 

L'Aquila, basilica di
San Giuseppe Artigiano
(Quarto di San Pietro),
già chiesa dei Ss. Biagio
e Vittorino d'Amiterno.

(Foto: Mauro Rosati, 2014)


IL PATRONO... PIÙ 《GIOVANE》

Non mi riferisco alla sua età anagrafica, che conta parecchi secoli, bensì alla sua elevazione ufficiale a compatrono dell'Aquila nel 1943, al tempo dell'arcivescovo Carlo Confalonieri (1893-1986).

Stiamo parlando di San Vittorino di Amiterno.


Prendo spunto da un mio post del 2018 intitolato 《Il quinto patrono》, riferito a San Vittorino, poiché elevato al patronato della Città dell'Aquila dopo i quattro patroni più noti: San Massimo, Sant'Equizio, San Celestino V, San Bernardino da Siena.

Oggi, anno 2026, preferisco invece la definizione di patrono 《più giovane》 poiché vanno tenuti in conto anche altri patronati e compatronati pregressi.

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San Giorgio.

In particolar modo penso a San Giorgio, non a caso contitolare con San Massimo della nostra Cattedrale metropolitana, che successivi studi dello storico Sandro Zecca sull'epoca della fondazione aquilana hanno messo in risalto come primo patrono dell'Aquila, in ordine cronologico, prima ancora che la Diocesi di Forcona venisse traslata dentro la nostra città negli anni 1256-1257.

Poi penso a un altro aspetto significativo riguardo all'importanza di San Giorgio; quando i Bazzanesi costruirono la loro chiesa di Santa Giusta dentro le Mura, continuarono a conservare il culto del Santo cavaliere e a tramandare il nome del loro Quarto come 《Quarto di San Giorgio》, tanto che nei secoli successivi ritroviamo l'immagine di San Giorgio a cavallo in apertura degli Statuti cinquecenteschi dell'Arte della Lana, insieme alle immagini dei titolari degli altri Quarti: 

- la Madonna con Bambino per il Quarto di Santa Maria (Maria SS. Madre di Dio),

- San Pietro l'Apostolo per il Quarto di San Pietro,

- San Giovanni il Battista per il Quarto di San Giovanni,

- e, appunto, San Giorgio a cavallo per il Quarto di San Giorgio.

E anche nei secoli successivi San Giorgio compare in qualità di epònimo del Quarto in documenti come gli atti anagrafici e non solo, e tutt'oggi osserviamo la Croce di San Giorgio (croce rossa su campo argento) nello stemma civico del suo Quarto.

C'è poi una vicenda particolare, e ulteriormente significativa, narrata dalle cronache storiche cittadine:

nella seconda metà del Quattrocento il vescovo dell'Aquila cardinale Amico Agnifili da Rocca di Mezzo (in carica 1431-1472 e 1476) si rifiutò di benedire in Piazza un gonfalone con i Santi patroni dell'Aquila poiché non vi era raffigurato San Giorgio, contitolare della Cattedrale nonché eponimo del Quarto bazzanese.


La Madonna del Popolo Aquilano.

Ovviamente non si può dimenticare la devozione alla Madonna del Popolo Aquilano (《Salus Populi Aquilani》= Salvezza del Popolo Aquilano), oggi esposta presso la pro-cattedrale di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), il cui santuario però è la vicina chiesa di San Marco "Santuario della Madonna del Popolo Aquilano".


Sant'Emidio vescovo.

C'è poi la figura di Sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il cui culto si diffuse ad Aquila e nel suo Contado particolarmente nel corso del Settecento, tanto che nel transetto della nostra Cattedrale, lato nord (lato Via Rojo), c'è l'altare civico consacrato a Sant'Emidio per iniziativa e a spese della Città stessa, di cui l'altare reca l'aquila civica in capo.

Una collocazione di particolare riguardo quella nel transetto.

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Veniamo ora a San Vittorino, di cui oggi (24 luglio, secondo il Martirologio Geronimiano) ricorre la memoria.

Proprio di fronte all'Altare di Sant'Emidio, sempre nella nostra Cattedrale metropolitana, c'è l'importante Altare dei Milanesi, travolto dal crollo del transetto a causa del sisma del 2009.

E proprio sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi, fino al terremoto del 2009 era custodita la teca con le spoglie di San Vittorino di Amiterno, lì collocata nel 1943 pochi mesi dopo l'elevazione del Santo amiternino a compatrono dell'Aquila e della sua Diocesi, come ricorda il canonico Giuseppe Equizi; la teca è stata recuperata sostanzialmente intatta dopo il crollo sismico del 2009 e collocata nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano in Via Sassa, già chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiterno.

Il fatto che le spoglie di San Vittorino fossero situate in un posto di particolare riguardo come il transetto della Cattedrale, la dice lunga sull'importanza del Santo amiternino nel panorama devozionale cittadino e diocesano, in particolare dopo la sua elevazione a compatrono.

Un'importanza che riflette il valore storico del vicino castello fondatore di San Vittorino Amiterno (Quarto di San Pietro) negli àmbiti civile ed ecclesiastico cittadino, in quanto erede di Amiternum e della sua diocesi:

la chiesa di San Biagio (in origine San Biagio e San Vittorino) in Via Sassa, odierna basilica di San Giuseppe Artigiano, ha nella storia dell'Aquila il valore di una seconda Cattedrale, una sorta di 《Concattedrale》, al pari di come si potrebbe considerare anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso il borgo di San Vittorino Amiterno.

A differenza della Diocesi di Forcona, traslata in città negli anni 1256-1257, e divenuta Diocesi dell'Aquila,

la Diocesi di Amiterno è invece rimasta nell'Agro Amiternino e, a seguito della graduale decadenza di Amiternum, è stata territorialmente prima inglobata dalla Diocesi di Rieti e poi è passata sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila.

Al giorno d'oggi la Diocesi di Amiternum esiste come 《sede titolare》, ossia una diocesi senza territorio, con un suo vescovo titolare nominato dalla Chiesa Romana (Sancta Romana Ecclesia): e infatti nella chiesa parrocchiale del borgo di San Vittorino Amiterno sono normalmente esposti sia lo stemma dell'Arcivescovo dell'Aquila, sia lo stemma del Vescovo titolare di Amiternum (attualmente l'arcivescovo abruzzese Luciano Suriani);

a ciò aggiungiamo che nell'odierna ripartizione territoriale della Diocesi dell'Aquila esiste la Foranìa Amiternina (la 《foranìa》 è un raggruppamento di parrocchie facoltativamente previsto dal Codice di Diritto Canonico).

Considerati questi elementi di continuità storica potremmo quasi considerare 《de facto》che la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino Amiterno, e la basilica di San Giuseppe Artigiano (già Ss. Biagio e Vittorino) a L'Aquila, rappresentano anche oggi delle 《Concattedrali》 nell'àmbito della Diocesi dell'Aquila.

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Concludo riportando di seguito la sostanza del precedente post del 24 luglio 2018.

Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla Via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «Piana di San Vittorino».

Legato alla città romana di Amiternum, dal Santo prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno, circa 12 km a nord-ovest della Città dell'Aquila.

Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime al di sotto della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.

Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano, in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra Città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari degli altri Patroni storici, e il 5 settembre del medesimo anno 1943 le sue reliquie vennero collocate sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio 

( 🌐 

https://www.improntalaquila.com/2015/01/25/laltare-della-nazione-milanese-nella-cattedrale-aquilana/

 🌐 https://www.abruzzoweb.it/laquila-laltare-della-nazione-milanese-nel-duomo-di-san-massimo/ ).


A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'Altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012, si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in Via Sassa,

non lontano dall'ex Via San Vittorino, corrispondente al tratto rettilineo della parte a valle dell'odierna Via Sallustio, cancellata dal disastroso sventramento per l'ampliamento del 《Vicolaccio》.



Mauro Rosati

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venerdì 23 aprile 2021

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila

 

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)

Oggi, nella ricorrenza di San Giorgio, ripropongo volentieri questo documentato articolo di Sandro Zecca (2018), già pubblicato in passato anche sulla stampa locale.

Un articolo che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra Città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo del luglio 2018, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!

E, allo stesso tempo: il «primo patrono» dell'Aquila in ordine di apparizione storica, subito dopo la fondazione sveva del 1254; il Santo contitolare della nostra Cattedrale insieme al più «anziano» San Massimo d'Aveja; e il Santo eponimo del Quarto di San Giorgio - appunto -, ossia il «Rione I» della nostra Città, come ci ricordano le numerazioni dei Rioni su molte targhe stradali (odonomastiche) delle nostre strade.

L'odierno stemma del Quarto di San Giorgio riporta tutt'ora il simbolo del Santo, ossia una croce rossa in campo bianco.

Buona lettura!  Mauro Rosati
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Di Sandro Zecca


«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.



Il Santo più venerato

Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia.


Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia.
Miniatura del XV secolo
(Fonte immagine: wikipedia.it)

L’arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio.

Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse.

Dopo questa crociata, San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del Bene contro il Male e rappresentato da mille artisti.


 

Il secondo diploma di Corrado IV per l’Aquila

Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia.

Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni.

Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS. Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando […] e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”.

In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S. Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”.

Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi.

Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.


Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio ?

Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio.

Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio.

Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro.

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Sempre di Sandro Zecca, per chi fosse curioso, consiglio anche la lettura di quest'altro contributo dedicato al Diploma di Fondazione della Città (2018):

https://pianetalaquila.blogspot.com/2018/12/sul-diploma-di-fondazione-della-citta.html?m=1



venerdì 7 dicembre 2018

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)
Facendo seguito all'articolo sul Diploma di Fondazione della Città, pubblico oggi questo secondo e documentato articolo di Sandro Zecca che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo dello scorso luglio, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!
E anche questa volta: buona lettura! (Mauro Rosati)
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Di Sandro Zecca:

«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila. 
Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.

Il Santo più venerato 
Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri 
crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia. 

Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia
Miniatura del XV secolo.
(
Fonte immagine: wikipedia.it

L'arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio. 
Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse. 
Dopo questa crociata San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. 
Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del bene contro il male e rappresentato da mille artisti.

Il secondo diploma di Corrado IV per L’Aquila 
Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di 
costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia. 
Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni. 
Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS.Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando … e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”. 
In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non 
riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S.Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”. 
Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi. 
Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.

Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio? 
Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio. 
Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì 
Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio. 
Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro. 
Questa tesi è oggi condivisa da altri studiosi come Mons. Orlando Antonini, massimo esperto di architettura religiosa aquilana, lo storico Sandro Zenodocchio che tenne una conferenza sulla Chiesa di San Giorgio dopo la pubblicazione della scoperta degli archivi svevi su Deutsches Archiv n.62 del 2006 e l’arch. Maurizio D’Antonio autore di “Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila” pubblicato sul B.D.A.S.P. nel 2017.»

martedì 24 luglio 2018

Il «quinto Patrono»

L'Aquila; basilica di San Giuseppe Artigiano, già San Biagio di Amiternum
(Foto: Mauro Rosati, 2014)




Il «quinto Patrono»!
Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «di San Vittorino».
Legato alla città romana di Amiternum, da esso prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno.
Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime sotto la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.
Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Santi Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari dei quattro Patroni storici, e il 5 settembre dello stesso anno le sue reliquie vennero collocate sotto l'altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio 
A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012,  si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in via Sassa!

Mauro Rosati

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Una biografia del Santo: