lunedì 10 agosto 2026

L'AQUILA: "TESTA", "PANCIA" E "CUORE" DI UNA CITTÀ

 

Immagine 1 - La città "antropomorfa":
dal Trattato sull'architettura
civile e militare di
Francesco di Giorgio Martini,
XV secolo

(Fonte immagine: Wikipedia).


Immagine 2 - L'Aquila, veduta di scorcio della facciata neoclassica della
Cattedrale metropolitana dei
Santi Massimo e Giorgio.

(ph. Irene Iovannitti, 2026)



L'Aquila: "testa", "pancia" e "cuore" di una città.


✍ ⛪《 Nella crisi dell’alto Medioevo le città si chiudono all’interno delle proprie mura e trovano nelle gerarchie ecclesiastiche il nuovo elemento unificante della società. La cattedrale diviene l’elemento centrale del paesaggio mentale degli abitanti. In essa i cittadini trovano risposte alle esigenze più diverse: spirituali, politiche, economiche e rappresentative. La cattedrale si espande insieme alla città e ne manifesta potenza e ideali agli occhi dei comuni cittadini, delle autorità e dei viaggiatori. 》

(📖 Tomas FIORINI, "La cattedrale, immagine della città", 

in: "Storia della civiltà europea", a cura di Umberto ECO, Treccani online 2014 ).


📍 Oggi come ieri, nel panorama sociale di una città, la Cattedrale è qualcosa di talmente grande, simbolicamente e materialmente, che va oltre l'aspetto meramente religioso;

la Cattedrale è tempio religioso (strictu sensu) ma anche civico, punto di riferimento per i fedeli ma anche per i non credenti poiché in essa la comunità cittadina identifica un'imprescindibile presenza urbana, con la sua mole, la sua forma, il suo richiamo acustico che passa per le campane e scandisce da un lato le funzioni religiose e dall'altro il tempo civile, quello della quotidianità profana.


↪ La giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci (1929-2006), dichiaratamente atea, affermava che quando tornava nei luoghi delle sue origini sentiva forte l'esigenza di ascoltare il suono delle campane della chiesa, poiché in quel suono ritrovava momenti significativi della sua infanzia, un suono di casa, a prescindere dal fatto puramente legato al culto.


📍 La Cattedrale è madre di tutte le chiese della Diocesi e allo stesso tempo è cuore civico nel luogo più raccolto, più centrale, più intimo di una città, piccola o grande che sia. 

↪ Ce lo illustra in maniera molto efficace una significativa e nota illustrazione contenuta nel "Trattato di architettura civile e militare" dell'architetto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), che possiamo osservare nell'immagine n. 1, un'illustrazione che da sola è più chiara ed esplicita di un intero trattato.

🏠 🏡 🏢 La città viene immaginata antropomorfa, sotto le sembianze di un uomo, e ad ognuna delle parti principali del corpo corrisponde un'architettura ben precisa con una funzione ben precisa:

↪ sulla testa la fortezza-bastione principale, il ridotto difensivo, situato nel punto altimetricamente più in quota, così come la testa è il punto più alto del corpo;

↪ dalla fortezza si dirama la cinta muraria con i bastioni a torrione (com'erano ancora in uso a quel tempo) corrispondenti due alle sporgenze dei gomiti e gli altri due alle sporgenze dei piedi;

↪ in basso, davanti alla porta civica che si apre nella cinta muraria, è raffigurato un rivellino di protezione, ossia una struttura a punta che si realizzava davanti ai punti più deboli delle mura nei tratti rettilinei e anche a raddoppio di bastioni (la più moderna Fortezza aquilana possiede anch'essa i suoi rivellini esterni, la maggior parte dei quali sono tutt'oggi visibili lungo il perimetro esterno alla via ad anello che circonda il Castello (viale Benedetto Croce), uno di essi fu invece demolito negli anni '30 per l'apertura del Viale delle Medaglie d'Oro, lungo l'asse Fontana Luminosa-Bastione Ovest);

↪ entrati nella città "umanizzata" risaltano due elementi fondamentali dell'architettura e dell'urbanistica civile, ossìa il 《tempio》, che possiamo identificare con una chiesa madre e quindi anche con una Cattedrale, situato non a caso nel punto dov'è posto il cuore umano,

e poi la 《piazza》, in corrispondenza dell'addome, della pancia, ossìa il luogo che polarizza l'intero impianto urbanistico attirando a sé le funzioni 《di pancia》 commerciali, ludiche, giudiziarie, civiche ma anche quelle 《di cuore》 religiose.


📍 E ciò ci conduce concettualmente dritti dritti proprio alla nostra bella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, che intravediamo nello splendido scatto dell'immagine 2, oltre sette secoli di storia stratificati in un unico grande edificio a torto bistrattato e talora ritenuto sbrigativamente 《brutto》.

❓E dove troviamo la nostra Cattedrale metropolitana? 

❗Proprio nel cuore della nostra città, davanti alla Piazza per antonomàsia, collocandosi a Pie' di Piazza: il primo tra gli edifici sacri per importanza, ricostruito nella rifondazione angioina dell'Aquila, va a collocarsi nel luogo di maggiore importanza, la Piazza del Mercato, unificando i titoli di San Massimo (dall'ex cattedrale di Forcona) e di San Giorgio, titolo di una prima edificazione antecedente alla distruzione provocata alla costruenda città meno di dieci anni prima da Manfredi di Svevia. Da quel momento anche per la nostra Aquila la Cattedrale, a poca distanza dal 《polo politico-amministrativo》 dell'odierna Piazza del Palazzo, assume la piena valenza religiosa e civica tanto che vi troviamo esempi illustri di cui cito a titolo di esempio l'altare civico fatto erigere a spese della città e intitolato a Sant'Emidio, sul lato nord del transetto (lato via Rojo), un altare sul quale campeggia significativamente l'aquila araldica dello stemma civico aquilano; un altare civico nel transetto, a pochi metri dal presbiterio, cuore liturgico dell'edificio, un'ubicazione che la dice lunga sulla molteplicità di valori incarnati da una Cattedrale.


📍 Anche nella Cattedrale aquilana, quindi, troviamo quell'unione e quella convivenza fra l'aspetto religioso-cultuale e quello civico-laico.


La nostra Cattedrale ha molto da raccontarci dall'alto dei suoi oltre sette secoli di storia, e soltanto imparando a conoscerla meglio impareremo ad amarla come merita, sia che siamo credenti, sia che non lo siamo.



Mauro Rosati

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sabato 8 agosto 2026

《LA VITA CHE VALE MENO DEL CARBONE》 - GLI ABRUZZESI RICORDANO MARCINELLE

 

Manoppello: monumento alle vittime di Marcinelle
(fonte immagine: Città di Manoppello,
pagina istituzionale).


✍《Quando la vita valeva meno del carbone


08/08/1956 - 08/08/2026

70 anni fa il disastro minerario di Marcinelle.


Ho 《rubato》 la frase iniziale dal sottotitolo di 《Marcinelle, 1956》, saggio di Toni Ricciardi èdito nel 2016 da Donzelli editore (vedi riferimenti in fondo al post).

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Il luogo.

🚩 Marcinelle è un sobborgo, ex polo minerario, nel territorio comunale di Charleroi, città belga di oltre 200mila abitanti nella regione della Vallonia.

Le miniere di Marcinelle sono ormai chiuse da molto tempo e il sito minerario è divenuto patrimonio UNESCO.


📍 Esattamente 70 anni fa, la mattina dell'08/08/1956, un incendio scoppiato nella miniera di carbone del 《Bois du Cazier》causò un'ecatombe di lavoratori, un disastro di portata internazionale:

- 262 vittime di 12 nazionalità differenti.

↪ A pagare il prezzo più alto fu l'Italia, con 136 minatori caduti, più della metà sul bilancio totale dei morti.

↪ Tra i caduti italiani, 60 minatori erano abruzzesi, e di questi ben 22 erano originari della Città di Manoppello, la comunità che contò il maggior numero relativo di vittime, e per questo Manoppello viene definita 《città martire di Marcinelle》 sul sito istituzionale.


Perché così tante vittime? 

E perché così tante vittime italiane?

📍 Le miniere di carbone belghe della Vallonia erano operative già ben prima della Seconda Guerra Mondiale e, dopo la fine del conflitto, gli impianti erano obsoleti e avrebbero richiesto molti e necessari adeguamenti che gli industriali del carbone dell'epoca non effettuarono, interessati al massimo sfruttamento degli impianti minerari già esistenti (questo il senso della citazione iniziale - la Vita che vale meno del carbone - ).

📍 L'alto numero di caduti italiani non fu casuale: nel 1946, nell'ambito di un'《emigrazione programmata》 post-bellica, l'Italia aveva stipulato un trattato con il Belgio in base al quale per ogni minatore italiano che arrivava in Belgio l'Italia otteneva un certo corrispettivo in quantità di carbone: al Belgio necessitava la manodopera, all'Italia necessitava la materia prima, pertanto ciascun minatore diveniva di fatto 《merce》di scambio alla stregua del carbone, come osserva un contributo sul portale di studi storici《Novecento》(vedi biblio-sitografia in fondo al post).

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📍 Nell'immagine in alto (fonte: Città di Manoppello), il monumento commemorativo opera di Pietro Cascella, situato in Piazza Marcinelle a Manoppello.


🚩 Manoppello è città nota per il Santuario del Volto Santo, per la splendida Badìa di Santa Maria Arabona e per altri luoghi di storia e di bellezza. Allo stesso tempo può essere considerata una delle città simbolo degli innumerevoli emigrati italiani che un po' da tutto il nostro Paese furono costretti ad andare a vivere e a lavorare in contesti ostili e in condizioni di vita al di sotto dei requisiti minimi accettabili: il sacrificio e le sofferenze di quegli emigranti hanno risollevato l'Italia uscita devastata dalla Seconda Guerra Mondiale e quindi tanto dobbiamo alla loro Memoria.


🇧🇪🤝🇮🇹 Oggi la Città di Charleroi è gemellata con la Città di Manoppello, nella condivisione del ricordo di quella tragedia comune.

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Di seguito alcuni riferimenti biblio-sitografici di base:


- 📖《Pane e carbone. L'emigrazione italiana in Belgio nel decennio 1946-1956》, 

di: Giuseppe Cipriani, 29/10/2018; 

un corposo contributo con finalità anche didattiche, un inquadramento più ampio del contesto storico e sociale in cui maturò il disastro di Marcinelle

( 🌐 https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/pane-e-carbone-lemigrazione-italiana-in-belgio-nel-decennio-1946-1956-3453/ );


- 🌐 https://www.comune.manoppello.pe.it/it/news/marcinelle-a-manoppello-cerimonia-istituzionale-alle-ore-8-10

(Città di Manoppello, sito istituzionale; pagina dedicata al programma delle commemorazioni per il 70° anniversario del disastro di Marcinelle);


- 📖 Toni RICCIARDI, 《Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone》, Donzelli editore, Roma 2016.



Mauro

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martedì 4 agosto 2026

L'ARTE RACCONTA... LA NEVE D'AGOSTO

 

Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale
di Santa Maria Assunta,
particolare

(foto: Mauro Rosati, 2025)


✍《 La neve che fece oggi sul Colle Esquilino /

non la previde il Frate Indovino! (F. B.) 》

(cit.; fonte: almanacco 《Frate Indovino》)


Un proverbio del 5 agosto che introduce quanto segue.

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🎨 L'Arte racconta...

🌨 Il miracolo della neve d'agosto! ❄


🚩 Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta:

particolare della lunetta in capo a un affresco raffigurante la Crocifissione (vedi immagine).


↪ A sinistra e a destra due folle di laici e di prelati, due dei quali recanti sul capo il classico galero rosso cardinalizio.

Al centro un papa, riconoscibile dal triregno, ossìa la tiara, il copricapo a cono con aggiunte tre corone, indossato dai pontefici sin da tempi lontani e fino al pontificato di Paolo VI (regnante 1963-1978) che ne abolì l'uso. Il pontefice ritratto indossa anche una 《cappa magna》.

↪ Il papa nel dipinto traccia un solco con una zappa intorno a una superficie a forma di croce, mentre dai Cieli la Madonna con il Bambino, fra due Angeli, fa cadere fiocchi di neve.


📍 È il miracolo della neve d'agosto, leggenda di fondazione dell'odierna Basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma.

↪ La tradizione, con varianti, narra che la notte tra il 4 e il 5 agosto del 358 la Madonna apparve in sogno a un ricco patrizio romano di nome Giovanni e, nella stessa notte, anche a papa Liberio (regnante 352-366) chiedendo a entrambi di erigere una chiesa ad Ella intitolata nel luogo che avrebbe indicato prodigiosamente.

↪ La mattina del 05 agosto Roma si svegliò con il colle Esquilino coperto di neve: quello era il segnale prodigioso che indicava il luogo di fondazione della basilica.  Alcune versioni narrano che la neve si era già depositata secondo la forma della pianta della chiesa, mentre altre varianti raccontano che fu lo stesso papa Liberio a dare forma alla coltre di neve che ricopriva l'Esquilino.

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📍 In questa immagina affrescata nella parrocchiale di Assergi extra moenia vediamo la neve cadere e papa Liberio che, con una zappa, traccia il perimetro della chiesa; con l'aiuto economico del ricco patrizio Giovanni sarebbe stata quindi edificata la futura basilica.

📍 L'edificio sacro venne quindi inizialmente intitolato proprio alla Madonna della Neve (Sancta Maria ad Nives), un culto così popolare che nei secoli furono tante le chiese, piccole e grandi, edificate in onore della Madonna della Neve, tanto nelle città quanto nei piccoli centri abitati nonché nelle zone rurali, così come tante sono le immagini sacre raffiguranti la Madonna della Neve, espressioni di una devozione fortemente sentita tanto da lasciare il segno anche nell'onomastica dei luoghi.


↪ Nel territorio comunale della nostra Città dell'Aquila abbiamo ad esempio una Via Madonna della Neve a Rojo Piano, nel Quarto di San Giovanni fuori le Mura;

↪ abbiamo una Via Madonna delle Nevi (o 《della Neve》) anche dentro la Città dell'Aquila, traversa fra il tratto inferiore di Via Roma e la parallela Via Emidio Lopardi (già Via Barete), a probabile memoria di una diruta chiesa nelle vicinanze intitolata proprio alla Madonna della Neve (il plurale 《delle Nevi》 nella via aquilana potrebbe essere riconducibile alla forma latina plurale 《ad Nives》= alle Nevi, presso le Nevi, ai fiocchi di neve).

↪ C'è poi - un esempio fra i molti - la graziosa storica chiesina della Madonna della Neve in prossimità del borgo di Coppito, lungo Via Paolo Borsellino, a ridosso del fiume Aterno e ai piedi del colle sul quale sorge arroccato il nucleo più antico del castello di Coppito, nel Quarto di San Pietro extra moenia.

Sono diverse, già soltanto nel nostro Contado Aquilano, le chiese dedicate alla Madonna della Neve, o 《Sancta Maria ad Nives》(Santa Maria presso le Nevi).

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📍 Nel racconto tradizionale del miracolo della neve ritroviamo almeno due punti fermi, due 《tópoi》 , di carattere sia sacro sia storico:

↪ • la figura divina che appare in sogno; 

fin da tempi molto antichi, il sogno è considerato uno dei luoghi di confine e d'incontro fra il mondo terreno e il mondo divino, in quanto luogo immateriale al margine tra la vita terrena e la vita eterna, e quindi luogo di passaggio e di scambio di messaggi fra i due mondi; nella mitologia greca antica il Sonno è fratello della Morte, in quanto considerato uno stato di 《morte temporanea》 quotidiana;

↪ • altro aspetto rilevante è il rito dello scavo che traccia il perimetro della futura città o del futuro tempio; anche in questo caso un rito che fin da tempi antichissimi è collegato agli atti di fondazione, pensiamo alla leggenda di Romolo che traccia la linea del pomerio definendo lo spazio entro il quale dovrà essere edificata Roma, così come appunto ai riti di consacrazione propedeutici alla costruzione di templi pagani e poi di chiese cristiane, nonché delle città di fondazione; un rito che in un certo senso possiamo oggi ritrovare nella cerimonia della 《posa della prima pietra》 quando s'inaugura un cantiere.

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📖 Tornando alla narrazione delle origini di Santa Maria Maggiore, per chi fosse curioso di approfondire si segnala questo articolo tra i molti: 🌐

https://www.aboutartonline.com/5-agosto-358-fondazione-di-santa-maria-maggiore-il-sogno-della-neve-di-papa-liberio-e-del-patrizio-giovanni/

( 📰 di: Nica Fiori, in:《 aboutArt online 》, agosto 2019)


📍 Oggi Santa Maria Maggiore a Roma è basilica papale ed extra-territoriale rispetto al suolo italiano, e in essa vi è ora - com'è noto - anche la sepoltura di papa Francesco (regnante 2013-2025), lì deposto su sua espressa volontà.


🛡 Proprio in virtù delle origini fatte risalire a papa Liberio, nel《logo》 della Basilica così come si presenta sul sito ufficiale leggiamo 《SACROSANCTA PAPALIS BASILICA LIBERIANA》, quindi Basica Liberiana per l'appunto.

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❓❗ La tradizione della miracolosa neve d'agosto può essere anche un potenziale interessante argomento di studio nella ricostruzione storica delle mutazioni climatiche. Le leggende nascono generalmente da fatti realmente accaduti che poi vengono idealizzati e adattati, volontariamente o involontariamente, quando si tramandano nel corso delle generazioni.

Chissà che magari non vi sia stato un periodo in cui variazioni climatiche, anche temporanee, possano aver generato delle inaspettate nevicate d'agosto a quote basse?!



Mauro Rosati

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