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giovedì 29 dicembre 2022

LA SETTIMANA "GRECA"


 LA SETTIMANA "GRECA"


📌 Nella lingua greca contemporanea si manifesta in modo evidente un dettaglio importante che caratterizza tradizionalmente i Popoli che, in tempi e modi differenti, hanno assimilato la cultura cristiana: ossia, il fatto che il conteggio dei giorni della settimana inizia dalla Domenica.

Il motivo appare palese: la Domenica è il giorno santo di riposo dei Cristiani, la "Pasqua della settimana", e allo stesso tempo inizio del nuovo ciclo settimanale.

Metaforicamente, una morte e resurrezione del Tempo che si rinnova ciclicamente ogni sette giorni.


📌 Poi, per motivi funzionali dovuti ai ritmi lavorativi quotidiani, molti calendari civili oggi in uso fanno iniziare la settimana dal Lunedì, ossia dal primo giorno dopo la festa domenicale.

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📌 Tuttavia, nella lingua greca contemporanea appare particolarmente evidente il riferimento della Domenica come giorno di partenza per il conteggio dei giorni settimanali: ce ne rendiamo conto osservando il nome greco dei giorni che vanno dal Lunedì al Giovedì italiani, i quali esplicitano nel nome l'ordine numerale dal secondo giorno (Lunedì) al quinto giorno (Giovedì).

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👉 Vediamo l'elenco e il raffronto con le denominazioni in lingua italiana.


1️⃣ ΚΥΡΙΑΚΉ (Kyriakí): 

corrisponde alla nostra "Domenica" in lingua italiana, e il significato è lo stesso.

📌 "Domenica" deriva dal latino tardo 《Dominica (dies)》, ossia il giorno consacrato al Signore.

📌 "Kyriakí" è parola formata linguisticamente dalla radice 《κυριε》(kyrie), che vuol dire appunto "Signore". Quindi giorno del Signore.


2️⃣ ΔΕΥΤΈΡΑ (Deftéra):

da "δεύτερος" (deftéros), che vuol dire "secondo". Quindi, seconda giornata (o secondo giorno).

Corrisponde all'italiano "Lunedì" (il giorno della Luna), secondo giorno dalla Domenica.

📌 Da "δεύτερος" deriva - ad esempio - l'italiano "deuterio", ossia l'isòtopo dell'idrogeno con massa atomica doppia rispetto all'atomo di idrogeno primario (pròzio): quindi, il deutèrio è il "secondo idrogeno" in ordine di massa atomica (tecnicamente "idrogeno pesante").


3️⃣ ΤΡΊΤΗ (Tríti):

da "τρίτος" (trítos), che significa "terzo". Quindi, terza giornata (o terzo giorno).

Corrisponde all'italiano "Martedì" (il giorno di Marte), terzo giorno dalla Domenica.

📌 Da "τρίτος" deriva il latino scientifico "Tritium", dal quale proviene l'italiano "trìzio" (o trìtio), ossia l'isòtopo dell'idrogeno con massa atomica tripla rispetto all'atomo di idrogeno primario (pròzio): quindi, il trìzio è il "terzo idrogeno" in ordine di massa atomica.


4️⃣ ΤΕΤΆΡΤΗ (Tetárti):

da "τέταρτος" (tétartos), che si traduce con "quarto". Quindi, quarta giornata (o quarto giorno).

Corrisponde all'italiano "Mercoledì" (il giorno di Mercurio), quarto giorno dalla Domenica.


5️⃣ ΠΈΜΠΤΗ (Pémpti):

da "πέμπτος" (pémptos), che vuol dire "quinto". Per cui, quinta giornata (o quinto giorno).

Corrisponde all'italiano "Giovedì" (il giorno di Giove), quinto giorno dalla Domenica.


6️⃣ ΠΑΡΑΣΚΕΥΉ (Paraskeví):

da "παρασκευή" (paraskeví) che si traduce con "preparazione".

In questo caso, infatti, l'origine va ricercata nella "Parascève" ebraica, ossia il giorno di "preparazione" alla festività settimanale ebraica dello "shabbāt" (il "sabato").

"Paraskeví" è il sesto giorno dalla Domenica, e corrisponde quindi all'italiano "Venerdì" (il giorno di Venere).

📌 Nel calendario liturgico cristiano, la "Parascève" indica specificamente il Venerdì Santo (《feria sexta in parasceve》).


7️⃣ ΣΆΒΒΑΤΟ (Sávvato):

da "σάββατον" (sávvaton) derivato dall'ebraico "shabbāt", che significa "riposo", quindi "giorno del riposo". Nella tradizione ebraica, infatti, il riposo settimanale coincide con il Sabato.

In questo caso l'etimologia è la stessa del "Sabato" in lingua italiana, con l'unica differenza che nell'etimologia italiana abbiamo un ulteriore passaggio attraverso il latino "sabbătum" (quindi: "Shabbāt" > "Sávvaton" > "Sabbătum" > "Sabato").

"Sabato" è il settimo e ultimo giorno della settimana partendo dalla Domenica.


Nota. Nella tradizione greco-ortodossa il mercoledì e il venerdì sono anche i giorni del digiuno prima di determinate festività e, per gli ortodossi-dogmatici, anche i mercoledì e venerdì di ogni settimana.

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Ringrazio Zoi-Dimitra per il confronto e il riscontro linguistico-culturale.


Mauro Rosati



giovedì 3 novembre 2022

STAUROTÈCA - Quando il greco ci viene in aiuto


Quando il greco ci viene in aiuto.


🟢 STAUROTÈCA


Come per altri vocaboli che abbiamo visto in precedenza, anche in questo caso ci troviamo davanti a un termine specialistico, più familiare in alcuni campi di studio.

Come sempre, però, ciò non ci impedisce di conoscerlo e padroneggiarlo anche nel nostro linguaggio quotidiano, sia per arricchire il nostro lessico, sia perché può capitare di leggerlo o ascoltarlo anche in contesti meno tecnici.

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📌 Etimologia.

Anche questa volta ci tornano utili la lingua greca e la comparazione empirica con vocaboli che conosciamo meglio.

STAUROTÈCA è composto dal prefisso 《STAURO-》 e dal suffisso 《-TÈCA》.


Iniziamo dalla fine, ossia dal suffisso:

➡️《-TÈCA》 richiama alla mente parole come pinacoteca, enoteca, discoteca, e molti altri vocaboli che individuano locali e oggetti 《contenitori》 di qualcosa, piccoli o grandi che siano.

E infatti 《-TÈCA》 deriva dal greco 《θήκη》 (théke = scatola, scrigno, contenitore). Da cui anche il sostantivo italiano 《tèca》 (ad es. la tèca di un museo).


Vediamo ora il prefisso:

➡️ 《STAURO-》, dal greco 《σταυρός》(staurós = "palo" - genericamente -; "croce" - specificamente -).

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📌 Definizione.

➡️ Quindi, letteralmente, 《STAUROTECA》 = 《contenitore della Croce》.

E infatti la 《STAUROTÈCA》, nello specifico della cultura artistica cristiana, è un reliquiario che contiene frammenti ritenuti provenienti dalla croce di Cristo e quindi meritevoli di particolare custodia e devozione.

➡️ Le staurotèche possono essere di vario tipo e di varie epoche, anche se molto diffuse nelle testimonianze artistiche del primo millennio cristiano, in particolare. Possono essere grandi custodie fisse, situate in luoghi sacri, ma anche molto piccole in modo da poter essere portate al collo.

Possono essere antiche ma anche contemporanee.


Mauro

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《[...] Nell’arte cristiana, reliquiario, in genere a forma di croce, destinato a conservare frammenti della croce di Cristo: se ne hanno esempî soprattutto nei secoli 5°-10°, di metallo prezioso, avorio, legno, spesso ornati di smalti e gemme; potevano essere anche piccoli, da portare al collo. [...]》.

(《Staurotèca》 in Vocabolario Treccani online)



martedì 11 ottobre 2022

MONOLÌCNE - Quando il greco ci viene in aiuto

 

Quando il greco ci viene in aiuto


🟢 MONOLÌCNE / MONOLÌCNI


Ci troviamo davanti a un vocabolo 《specialistico》, apparentemente 《difficile》: in questo caso si tratta di un aggettivo.

Un aggettivo certamente più familiare in determinati campi di studio come, ad esempio, l'Archeologia e la Storia dell'Arte.


➡️ Eppure, come si vedrà anche per 《panòplia》, si tratta di un vocabolo che possiamo trovare e leggere anche in contesti più comuni: 

ad esempio nella guida o nel catalogo di un Museo, oppure sulle didascalie che descrivono vetrine o singoli pezzi nel Museo stesso, in articoli divulgativi, ecc..


📌 MONOLÌCNE. 

Scomponendo questa parola abbiamo un prefisso - 《MONO-》- che, come sappiamo, significa 《unico》.

Il suffisso, invece, è la chiave del significato:

《-LICNE》 , dal sostantivo maschile greco 《λύχνος》(lýknos)= 《lampada》.


➡️ Quindi, letteralmente, 《MONOLÌCNE》= Unica lampada.

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📌 Vediamo meglio il senso.

È un aggettivo che troviamo frequentemente associato alle note lampade/lucerne a olio di epoche egizia, greca, romana antiche (e non solo).

Queste lucerne, potevano avere uno o più beccucci dai quali usciva la fiammella per l'illuminazione, ossia la 《lampada》(o luce, che dir si voglia).


➡️ Per questo, l'aggettivo 《MONOLÌCNE》 è il capofila di una serie di altri aggettivi che indicano lucerne con due, tre o più lampade. 

Quindi: MONOLÌCNE, BILÌCNE, TRILÌCNE, e così via.

Sempre lo stesso suffisso; cambia soltanto il prefisso numerale che indica la quantità di beccucci di una lucerna (lucerna monolìcne, lucerna bilìcne, ecc.)

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➡️ Volendo dilettarci a familiarizzare con questo aggettivo, potremmo anche utilizzarlo nella nostra vita quotidiana, magari come simpatico 《quiz》 per un nostro interlocutore:

potremmo dire che in soggiorno abbiamo un lampadario, o una plafoniera, o una piantàna 《bilìcni》, ossia con due lampade/faretti; 💡💡

oppure, potremmo indicare per strada dei 《lampioni trilìcni》, ossia con tre lanterne. 💡💡💡


📍 Al di là del 《gioco》, può essere uno dei tanti modi per disporre di un vocabolario più ricco che può tornarci utile quando - ad esempio - cerchiamo un sinonimo.


Mauro

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🖼 Nell'immagine all'indirizzo che segue si può vedere un esempio di 《lucerna bilìcne》: http://www.museodellolivo.com/-/media/museo/i-tesori/intro/itesori_intro_reperto4_mb.ashx?h=310&iar=0&w=640

(URL consultato in data 16/09/2022)

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venerdì 27 agosto 2021

ALBICOCCA...UN "LUNGO MORSO" DI STORIA E GEOGRAFIA

(Fonte immagine: 
https://unaparolaalgiorno.it/amp/significato/albicocca )

 

ALBICOCCA...UN "LUNGO MORSO" DI STORIA E GEOGRAFIA


ALBICOCCA. Ripercorrere l'itinerario di questa parola è un lungo viaggio nella Geografia e nella Storia, con ben tre stratificazioni linguistiche fino all'italiano ufficiale e ai nostri dialetti locali.


📌 Secondo le versioni più diffuse, l'albicocca sarebbe originaria del Lontano Oriente (Cina e/o Giappone).


❓Allora perché il suo nome scientifico è 《Prunus Armeniaca》? Perché l'Armenia?


📌 Perché pare che, prima Alessandro Magno durante le sue conquiste verso Oriente, e poi i Romani antichi, avessero visto questo albero in Armenia pensando che fosse originario di quelle terre.
E questo spiegherebbe il nome scientifico di 《Prunus Armeniaca》.


❓ E allora che c'entra la parola《albicocca》? Andiamo per passi.


1️⃣ I Romani chiamarono il suo albero 《praecoquus》, inteso come "precoce" perché è uno dei primissimi alberi da frutto a fiorire.
2️⃣ I Greci antichi trasformarono《praecoquus》 in 《praikókion》, adattandolo alla loro lingua.
3️⃣ Terzo passaggio: quando nell'Alto Medioevo gli Arabi conquistarono diverse terre del Mediterraneo, diffusero ulteriormente la coltivazione dell'albicocco e adattarono 《praecoquus/praikókion》in 《al-barquq》 (dove 《al》 è articolo determinativo nelle lingue arabe).


📌 Nei secoli successivi le nostre lingue e dialetti d'Italia adattarono 《al-barquq》 al latino volgare, ossia il latino parlato dal popolo (il "vulgus").
A quel punto l'articolo 《al》 si fuse con 《barquq》, dando origine alla pronuncia 《ALBICOCCA》.


📌 Intanto, però, c'era anche già la versione più antica《praecoquus》 e per questo oggi troviamo anche la parola PERCOCA, che vedremo poco più avanti.

Da alcune versioni etimologiche risulta poi che, in lingua araba, 《al-barquq》 indica la 《susina》, quella che comunemente chiamiamo 《prugna》, probabilmente proprio per la somiglianza di forma e dimensioni tra le albicocche e alcune varietà di susine.


📌 Infine, vediamo appunto PERCOCA: in diversi dialetti e lingue d'Italia indica oggi una particolare varietà di PÈSCA tipica dell'Italia (《'a percòca》in napoletano; pronuncia 《a' pərcòcə》).
Ma, d'altra parte, la PÈSCA è parente dell'ALBICOCCA, e anch'essa ci è arrivata in origine dall'Oriente mediante il "ponte" euro-asiatico della Persia e del Caucaso.
Il nome scientifico del pesco è infatti 《Prunus Persica》.
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🥭 Insomma, quando siamo a tavola e stiamo per addentare una gustosa ALBICOCCA, ricordiamoci che in pochi secondi stiamo anche "assaporando" secoli di Storia e migliaia di kilometri di Geografia.

➡️ E per rimanere in tema gastronomico consiglio anche le albicocche essiccate, altra prelibatezza oggi facilmente reperibile.
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Questa era solo una "sintesi" molto semplificativa.
Se volete approfondire nei dettagli vi suggerisco qualche collegamento tra i molti disponibili:

http://www.fruttanellescuole.gov.it/alunni/frutta-e-verdura-dalla-a-alla-z/albicocca

https://www.treccani.it/vocabolario/albicocco/


E COME SI CHIAMA L'ALBICOCCA NEL VOSTRO DIALETTO?
Se vi va di dire la vostra, rispondete sotto il post dedicato, qui:




venerdì 13 agosto 2021

TASTO 《CANC[EL]》

(Fonte: 《Archeo》n. 438)


TASTO 《CANC[EL]》


Quando si dice: 《rimanere basìti》!

Una notizia preoccupante, riportata nell'editoriale di un'autorevole rivista nazionale nel campo storico e archeologico.


Togliere il Greco e il Latino dalle lauree in Lettere Classiche...

...praticamente come togliere Matematica e Fisica dalle lauree 《bio》 e 《tecnico》 scientifiche.


Notizia ancora più preoccupante perché viene da una delle Università più rinomate al Mondo, che si fregia ovviamente anch'essa di un motto latino; come di (sana) prassi nelle Istituzioni accademiche e non solo:《DEI SVB NVMINE VIGET》.


Se questa decisione dovesse divenire una prassi diffusa, nell'arco di circa due generazioni rischieremmo di non avere più persone in grado di saper leggere una mole di testi (codici, epigrafi, ecc...) che sono patrimonio di almeno metà del Pianeta; non solo di Grecia e Italia tanto per intenderci.

Chi leggerà e chi tradurrà nuovi testi che dovessero venir fuori dalle continue scoperte archeologiche e archivistiche?

Già oggi 《stentiamo》 un po'.


Spero di esagerare se scrivo che sembra di assistere al suicidio, graduale e (?)consapevole, di un'intera Civiltà millenaria e stratificata.


Mauro Rosati