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martedì 16 dicembre 2025

L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA

 

Prima immagine.
(Per l'immagine, rielaborata con IA, si ringrazia Alessandro Serreli)


Seconda immagine.
Immagine originale dalla quale è tratta
la rielaborazione della foto precedente.
(Si ringraziano per l'immagine Sandro Zecca e Alessandro Serreli)



L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA.

Commentando una stampa seicentesca rielaborata che sintetizza alcuni degli aspetti sacri e civici della Città dell'Aquila.


Ringrazio Alessandro Serreli per l'immagine allegata (la prima in alto), rielaborata con l'IA e ravvivata nei colori e nella leggibilità, con alcuni dettagli da osservare nella comparazione con l'originale (seconda immagine), segnalatami sempre dallo stesso Alessandro Serreli. 

L'originale della stampa rielaborata è tratto dal libro: 

📖《Vite de' SS. protettori della fedelissima città dell'Aquila raccolte da diversi autori, e nel volgare Italiano ridotte dal p. Vincenzo Mastareo》, 

opera del padre gesuita Vincenzo Mastareo aquilano, in collaborazione con Egidio Longo, Real Biblioteca, Gesuiti,

èdita in Napoli per Egidio Longo, anno MDCXXVIII (1628).

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Vediamo ora alcuni dettagli di questa interessante immagine, anche in relazione alla versione originale.


📍I santi patroni.


• In alto a sinistra, San Massimo d'Aveja, levita e martire, patrono dell'Aquila ed eponimo della Civita di San Massimo (《Civitas Sancti Maximi》), corrispondente all'odierna Civita di Bagno, l'antica 《Forcona》, dove sorgono i resti notevoli dell'antica Cattedrale forconese ad egli intitolata.

Le spoglie di San Massimo vennero traslate nel Duomo dell'Aquila a inizio Quattrocento e non se ne conoscono notizie sull'ubicazione dopo il crollo della Cattedrale cittadina durante il sisma del 02/02/1703, e successiva ricostruzione.

San Massimo d'Aveja è anche patrono del Quarto di San Giovanni e, insieme a San Giorgio, è titolare della nostra Cattedrale metropolitana.


• In basso a sinistra, San Bernardino da Siena raffigurato secondo un'iconografia meno nota ma ricca di significato.

In questo caso, infatti, l'immagine di San Bernardino è accompagnata da tre mitrie che volano via:

è un'allusione al fatto che Bernardino rifiutò per almeno 3 volte incarichi vescovili, oltre che il cardinalato, dopo l'assoluzione dal processo ecclesiastico subìto nel 1426-1427, durante il pontificato di Martino V (regnante 1417-1431).

In sostanza questa iconografia richiama lo stesso concetto del triregno (copricapo del papa) che viene spesso raffigurato ai piedi di Celestino V come allusione alla rinuncia da pontefice.

Nella stampa originale si osserva anche un libro nella mano destra del Santo, sul quale si legge integralmente il trigramma nella versione latina 《 IHS 》, crocettato e con i tre chiodi della crocifissione disposti a ventaglio in basso.

Nella versione rielaborata che vediamo, inoltre, il Santo si presenta con capelli e barba folti, rispetto all'iconografia consueta che lo ritrae calvo e senza barba.

San Bernardino da Siena è anche patrono del Quarto di Santa Maria.


• In alto a destra vediamo il già citato San Celestino V papa, recante una croce nella mano sinistra, con il triregno da papa appoggiato di lato, come allusione all'atto di rinuncia al pontificato nel dicembre del 1294.

Nella stampa originale la croce sorretta da Celestino V è una croce a tre traversi (tre bracci orizzontali), attributo tradizionale della croce papale.

San Celestino V è anche patrono del Quarto di San Giorgio.


• Infine, in basso a destra, Sant'Equizio abate, la cui raffigurazione in questo caso pone alcuni interrogativi iconografici.

A prima vista non è chiara con certezza quella torre che si vede nell'immagine rielaborata e, in modo più chiaro, in quella originale, in secondo piano, alle spalle di Sant'Equizio abate;

e incuriosisce anche quella corona(?) intorno al capo di Equizio stesso che però, nell'originale si rivela essere un segno più semplice, quasi come un riccio di capelli sul capo calvo.

Nella versione rielaborata la torre rammenta un po' le colonne degli stiliti, quei monaci asceti che si ritiravano a vivere in eremitaggio sulla sommità di una colonna appunto; nella versione originale del Sant'Equizio, invece, evidenziata da Sandro Zecca, si distingue nettamente una torre, che pone un ulteriore spunto di approfondimento rispetto all'iconografia di Sant'Equizio.

Sempre nella comparazione tra la rielaborazione e l'originale si osserva che, nell'originale, il Santo monaco e abate amiternino reca nella mano sinistra un bàculo pastorale con relativo riccio sulla punta, attributo di abate e quindi di《capo》e guida spirituale delle sue comunità monastiche.

Ogni osservazione riguardo alla torre può essere utile per una migliore lettura dell'iconografia in questione.

Sant'Equizio abate è anche patrono del Quarto di San Pietro.

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📍Il cartiglio.

• Il cartiglio bìfido in alto, di cui è chiara l'esaltazione dell'aquila, uccello che pone i suoi nidi nei luoghi più elevati, riporta anche il riferimento biblico da cui è estratta e rielaborata la frase; 

di seguito l'originale dal Libro di Giobbe:

《 NVMQVID AD PRAECEPTVM TVVM ELEVABITVR AQVILA ET IN ARDVIS PONET NIDVM SVVM? 》(Liber Iob 39, 27)

=《 O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture? 》(Giobbe 39, 27).

L'esaltazione del volatile è esaltazione dell'Aquila in quanto città posta in altura, esattamente come il nido di un'aquila, e quindi più vicina alle sfere celesti.

La città è raffigurata in basso con veduta 《a volo d'uccello》.

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📍L'aquila civica centrale.

• Al centro della stampa vediamo la nostra bella aquila civica, con tanto di corona, in una delle sue diverse versioni storiche: in questo caso come un'aquila in maestà (posta frontalmente) e dal《volo alzato》, ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto.

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📍Il trigramma bernardiniano.

• Come di consueto nelle raffigurazioni storiche, l'aquila civica è sormontata dal trigramma bernardiniano del Nome di Gesù, in questo caso nella versione latinizzata《 IHS 》, con l'《 H 》crocettata sostenente una croce latina 《patente》, ossìa con i bracci che si allargano verso l'esterno.

Il trigramma è accompagnato dai tre chiodi della crocifissione posti in basso, che nella versione originale spuntano da un cuore, e il tutto è contenuto all'interno di un sole raggiante.

Quella raffigurata in questa stampa è una forma del trigramma bernardiniano assimilabile a quella adottata da Sant'Ignazio di Loyola come stemma della Compagnia di Gesù (《Societas Iesu》), ossìa i Gesuiti, da egli fondata. Nel caso specifico, tra l'altro, l'originale dell'immagine che stiamo commentando è parte integrante di una pubblicazione curata proprio da un padre gesuita.

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✍ Una nota conclusiva a complemento.

- Al giorno d'oggi, quando parliamo di patroni e compatroni dell'Aquila, dobbiamo annoverare anche San Giorgio (già menzionato sopra come contitolare della Cattedrale metropolitana dell'Aquila) il quale potrebbe essere stato il primo patrono dell'Aquila, sulla base di evidenze storiche emerse da ricerche dello studioso Sandro Zecca 

e anche sulla base di un fatto significativo riportato da una cronaca cittadina: nel corso del Quattrocento, un vescovo dell'Aquila (segnalato come Amico Agnifili dal prof. Enrico Cavalli) si rifiutò di benedire un nuovo gonfalone civico-religioso destinato alla Cattedrale poiché chiedeva che venisse aggiunto San Giorgio in qualità di contitolare del Duomo.

- Un altro aspetto che richiede attenzione è il culto di Sant'Emidio, diffusosi nel corso del Settecento e molto sentito ancora nella prima metà del Novecento, con almeno un'immagine d'epoca che attesta una processione in suo onore. Non è un caso se nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio esiste un altare dedicato a Sant'Emidio vescovo, fatto realizzare per iniziativa delle istituzioni civiche aquilane, quindi da tutta la Comunità, e situato sul lato destro del transetto (lato Via Rojo).

- Infine, va doverosamente menzionato San Vittorino di Amiterno, vescovo e martire, che dal 1943 è stato elevato a compatrono dell'Aquila, a pari dignità, per iniziativa dell'allora arcivescovo (e futuro cardinale) Carlo Confalonieri.



Mauro Rosati

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domenica 23 ottobre 2022

QUANDO SAN MASSIMO SI FESTEGGIAVA A OTTOBRE

 

QUANDO SAN MASSIMO SI FESTEGGIAVA A OTTOBRE


📖 Un testimone diretto dell'epoca, 《un certo》 Buccio di Ranallo, ci racconta che prima del 1362 la fiera e la festa di San Massimo ad Aquila si tenevano il giorno di San Luca l'evangelista, ossia il 18 ottobre.

In quello stesso giorno - però - si teneva fiera anche all'Isola (oggi Isola del Gran Sasso d'Italia), sicché se ne ricavava poco per via della concomitanza.


✒ Scrive Buccio:

《[...] Avevamo la feria, dico, lo Santo Luca;

Per la feria dell'Isola non valea palluca [...]》


➡️ San Massimo d'Aveja, patrono dell'Aquila e del Quarto di San Giovanni, è anche patrono di Isola del Gran Sasso e di altri centri come Opi di Fagnano e Penne.

Possiamo osservare, inoltre, che ottobre è un mese molto impegnativo per i lavori della campagna (ad es. semina, raccolta dello zafferano) prima della pausa invernale; per cui gli abitanti del Contado avevano probabilmente difficoltà a recarsi in città per partecipare alla fiera e ai festeggiamenti del Santo patrono.


📌 Così gli Aquilani pensarono di traslare la fiera da ottobre a maggio, insieme ai relativi festeggiamenti in onore del Santo, e ne fecero richiesta al Re e alla Regina di Napoli.

✒ Continua Buccio:

 《[...] Divisaro Aquilani che ad magio se conduca,

et sia fatta sì bella, como sole traluca.

Ad dece dì de magio se devìa commensare,

In festa de santo Maximo si sse degia affermare,

Et otto dì da poi essa degia durare,

Et tucte le Arti de Aquila in piacza degia stare. [...]》.

Il racconto di Buccio di Ranallo prosegue con la descrizione della fiera e dei festeggiamenti di San Massimo nel maggio del 1362, con la quale si conclude la sua bella Cronaca rimata.


📖 I versi citati in questo post sono tratti dall'edizione della Cronaca di Buccio curata da Vincenzo De Bartholomaeis (1907), pp. 299-300.


📜 - Il diploma di reale assenso del 1361: la fiera e la festa vengono traslate da ottobre a maggio.

Il De Bartholomaeis cita in nota (pp. 299-300) il diploma di reale assenso che autorizza la traslazione della fiera  da ottobre a maggio.

Il diploma di assenso, spedito ad Aquila in data 16/06/1361 dal re Luigi I d'Angiò di Napoli (Luigi di Taranto) e dalla regina Giovanna I di Napoli, ci fornisce i dettagli della fiera di ottobre e di quella di maggio:

per concessione del re Roberto d'Angiò (《ex concessione clare memorie domini regis Roberti》, la fiera di ottobre si teneva nel giorno di San Luca l'evangelista (《in festo Sancti Luce》, 18 ottobre) per una durata di dodici giorni (《per dies duodecim》); su richesta degli Aquilani si autorizzava lo spostamento della fiera all'ottavo giorno di maggio, due giorni prima della festa di San Massimo (10 maggio), per la durata di dieci giorni e includendo anche la festa di San Pietro confessore (ossia San Pietro Celestino, 19 maggio, compatrono dell'Aquila e patrono del Quarto di San Giorgio).


📜 - Il diploma di reale assenso del 1363: la fiera viene traslata da maggio a giugno.

Due anni dopo, nel 1363, sempre su richiesta degli Aquilani, un nuovo diploma di reale assenso autorizza lo spostamento della fiera al mese di giugno e, come ipotizza lo storico Anton Ludovico Antinori (XVIII secolo), anche la festa di San Massimo seguì la fiera e passò dal 10 maggio al 10 giugno.

Il De Bartholomaeis cita in nota questo nuovo diploma, dato il 25/04/1363 e concesso dalla regina Giovanna I di Napoli (il re Luigi I era morto nel maggio del 1362). Il diploma trasla la fiera (e la festa) dal mese di maggio al mese di giugno, con durata dall'ottavo giorno del mese fino al quindicesimo (《ab octavo usque ad quintum decimum diem dicti mensis iunii》).


✒ Lo storico Anton Ludovico Antinori, citato sempre dal De Bartholomaeis, riferisce che la fiera fu novamente trasferita a maggio nel 1456 《per privilegio di Alfonso d'Aragona》 e che restò confermata in tal modo anche dall'imperatore Carlo V nel 1520.


➡️ Possiamo ipotizzare che la festa religiosa non seguì nuovamente la fiera in questa nuova traslazione e pertanto la memoria di San Massimo rimase al 10 giugno: 

l'Antinori riferisce che al suo tempo (XVIII secolo) San Massimo si celebra 《a' 10 di giugno》, come lo celebriamo anche noi tutt'oggi.

La nuova fiera di San Massimo del giorno d'oggi si tiene nello stesso giorno della festività religiosa, ossia il 10 giugno.

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Il 10 giugno, tra l'altro, è l'anniversario di un importante evento storico, sempre legato al culto di San Massimo d'Aveja:

il 10 giugno dell'anno 956, l'imperatore Ottone I il Grande e papa Giovanni XII si recarono in visita alle spoglie di San Massimo presso 《Civita Sancti Maximi》 (Civita di San Massimo) che oggi conosciamo come Civita di Bagno, all'epoca sede della Diocesi di Forcona di cui abbiamo oggi testimonianza materiale nei resti dell'ex cattedrale di San Massimo presso Civita di Bagno.

Come sappiamo, nel 1257 la Diocesi di Forcona venne traslata ad Aquila dal vescovo Berardo da Padula, e con essa il titolo di San Massimo che venne unito al già esistente patrono San Giorgio nella Cattedrale aquilana (come da recenti studi e articoli di Sandro Zecca).

Cattedrale che da allora è intitolata ai Santi Massimo e Giorgio


Mauro

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📖 🌐 Riferimenti bibliografici e sitografici:

-《Cronaca Aquilana rimata di Buccio di Ranallo》, a cura di Vincenzo De Bartholomaeis, Forzani e C. Tipografi del Senato, Palazzo Madama - Roma 1907.

-《San Massimo d'Aveia martire》, scheda a cura di don Claudio Tracanna; in http://www.santiebeati.it/dettaglio/91218

(URL consultato in data 23/10/2022).



venerdì 23 aprile 2021

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila

 

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)

Oggi, nella ricorrenza di San Giorgio, ripropongo volentieri questo documentato articolo di Sandro Zecca (2018), già pubblicato in passato anche sulla stampa locale.

Un articolo che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra Città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo del luglio 2018, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!

E, allo stesso tempo: il «primo patrono» dell'Aquila in ordine di apparizione storica, subito dopo la fondazione sveva del 1254; il Santo contitolare della nostra Cattedrale insieme al più «anziano» San Massimo d'Aveja; e il Santo eponimo del Quarto di San Giorgio - appunto -, ossia il «Rione I» della nostra Città, come ci ricordano le numerazioni dei Rioni su molte targhe stradali (odonomastiche) delle nostre strade.

L'odierno stemma del Quarto di San Giorgio riporta tutt'ora il simbolo del Santo, ossia una croce rossa in campo bianco.

Buona lettura!  Mauro Rosati
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Di Sandro Zecca


«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.



Il Santo più venerato

Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia.


Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia.
Miniatura del XV secolo
(Fonte immagine: wikipedia.it)

L’arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio.

Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse.

Dopo questa crociata, San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del Bene contro il Male e rappresentato da mille artisti.


 

Il secondo diploma di Corrado IV per l’Aquila

Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia.

Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni.

Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS. Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando […] e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”.

In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S. Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”.

Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi.

Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.


Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio ?

Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio.

Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio.

Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro.

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Sempre di Sandro Zecca, per chi fosse curioso, consiglio anche la lettura di quest'altro contributo dedicato al Diploma di Fondazione della Città (2018):

https://pianetalaquila.blogspot.com/2018/12/sul-diploma-di-fondazione-della-citta.html?m=1



venerdì 24 maggio 2019

Due dettagli nella Cattedrale aquilana - Un auspicio

L'altare dei Milanesi prima e dopo il sisma del 2009.
(Fonte immagine: newstown.it)

Riporto di seguito integralmente un mio intervento che ho pubblicato in questi giorni sulla stampa locale in qualità di vicepresidente di Archeoclub L'Aquila.

Buona lettura e, se vi piace, condividete!
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Apprendiamo dalla stampa le dichiarazioni del Segretario Regionale MiBAC per l’Abruzzo, arch. Stefano D’Amico, sull'iter del progetto per la ricostruzione della Cattedrale dell’Aquila che procede di ulteriori passi verso l'approvazione.

Da semplici cittadini non conosciamo ancora quello che sarà il progetto approvato, tuttavia vogliamo rinnovare un nostro auspicio in merito ad alcuni dettagli nella ricostruzione della nostra Cattedrale, come già fatto in due miei articoli degli scorsi anni.

Ci riferiamo in particolare a due dettagli dal forte significato devozionale e storico: 
- l'altare dei Milanesi;
- l'invocazione a San Massimo che circonda tutta la Cattedrale nella fascia tra i pilastri e le volte.

L'altare dei Milanesi, sulla sinistra per chi entra dalla navata nel transetto, è andato in gran parte distrutto a causa del crollo proprio di quel lato: la speranza in questo caso è che esso venga ricostruito, in qualche modo, a ricordo dell'importanza della comunità milanese, così fortemente presente nella storia della nostra città e gradualmente integratasi con la popolazione aquilana. Come ricordavo in un mio articolo su stampa del gennaio 2015 (L’altare della nazione milanese nella Cattedrale aquilana), fu proprio la comunità milanese in città a far realizzare nel 1827 l'altare, il quale ospitava le spoglie di San Vittorino martire, recuperate integre dopo il sisma del 2009 e ora custodite nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano, e una tela di Teofilo Patini andata invece interamente distrutta a causa del crollo del 2009 e delle intemperie successive. In basso, inoltre, era raffigurata a rilievo la biscia, emblema dei Visconti e poi dello stesso Stato milanese.
L'altare potrebbe essere riproposto grazie a una collaborazione tra l'Accademia di Belle Arti dell’Aquila e la milanese Accademia di Belle Arti di Brera. Inoltre, il dipinto andato distrutto, raffigurante San Carlo Borromeo tra gli appestati, potrebbe essere sostituito da un nuovo dipinto, contemporaneo, con lo stesso soggetto, magari sempre ad opera delle due Accademie, aquilana e milanese.

L'altro auspicio è la ricostruzione della parte mancante dell'invocazione a San Massimo che, per intero, recita così: 

“LEVITA CHRISTI MAXIME, VESTINAE GENTIS FORTISSIME TVTOR, FIDEI NOSTRAE DECVS ET AVSPEX; PERPETVVM ESTO AQUILANAE CIVITATI PRAESIDIVM. APERI OCULOS TVOS SVPER DOMVM ISTAM, DIE AC NOCTE SVPER LOCVM IN QVO POLLICITVS ES VT INVOCARETVR NOMEN TVVM, ET EXAVDI PRECES POPULI ISRAEL. QVICVMQVE ORAVERIT IN LOCO ISTO EXAVDI DE COELO ET PROPITIARE. ANNO DOMINI MDCCCLXXXIII”.

Ne avevo già pubblicato il testo in un mio articolo sulla stampa del luglio 2017 (La ‘fabbrica’ della Cattedrale aquilana). 
Datata 1883, l’invocazione contiene la dedica del tempio a San Massimo e un appello al Santo affinché vegli sulla chiesa e, intercedendo, esaudisca le invocazioni di chiunque entri a pregare in questo luogo.
L' invocazione è integralmente riportata in una guida-album di Aquila del 1908-1909 e quindi può essere ripristinata per intero.

Come i miei precedenti articoli, anche questi due auspici vogliono essere un piccolo contributo all'importantissima opera di ricostruzione della Cattedrale, la madre di tutte le chiese della nostra Arcidiocesi, monumento religioso e civile.


Mauro Rosati

venerdì 7 dicembre 2018

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)
Facendo seguito all'articolo sul Diploma di Fondazione della Città, pubblico oggi questo secondo e documentato articolo di Sandro Zecca che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo dello scorso luglio, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!
E anche questa volta: buona lettura! (Mauro Rosati)
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Di Sandro Zecca:

«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila. 
Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.

Il Santo più venerato 
Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri 
crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia. 

Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia
Miniatura del XV secolo.
(
Fonte immagine: wikipedia.it

L'arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio. 
Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse. 
Dopo questa crociata San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. 
Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del bene contro il male e rappresentato da mille artisti.

Il secondo diploma di Corrado IV per L’Aquila 
Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di 
costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia. 
Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni. 
Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS.Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando … e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”. 
In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non 
riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S.Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”. 
Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi. 
Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.

Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio? 
Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio. 
Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì 
Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio. 
Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro. 
Questa tesi è oggi condivisa da altri studiosi come Mons. Orlando Antonini, massimo esperto di architettura religiosa aquilana, lo storico Sandro Zenodocchio che tenne una conferenza sulla Chiesa di San Giorgio dopo la pubblicazione della scoperta degli archivi svevi su Deutsches Archiv n.62 del 2006 e l’arch. Maurizio D’Antonio autore di “Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila” pubblicato sul B.D.A.S.P. nel 2017.»

domenica 10 giugno 2018

Solennità di San Massimo d'Aveja

San Massimo d'Aveja
(Fonte immagine: unipa.it)

«LEVITA CHRISTI MAXIME, VESTINAE GENTIS FORTISSIME TVTOR, FIDEI NOSTRAE DECVS ET AVSPEX; PERPETVVM ESTO AQUILANAE CIVITATI PRAESIDIVM [...]»

Oggi ricorre la solennità di San Massimo di Aveja, levita e martire, il più antico dei quattro patroni aquilani e «primus inter pares» tra di essi in quanto titolare della nostra Cattedrale insieme a San Giorgio.
Narra Buccio di Ranallo nella sua «Cronaca rimata», che la festività di San Massimo, con relativa fiera, era originariamente in ottobre ma, nel 1360, fu spostata inizialmente al 10 maggio per volontà del vescovo Paolo di Bazzano, con otto giorni di festeggiamenti. La festa fu spostata poiché a molti cittadini, soprattutto del Contado, rimaneva difficile onorare la festa degnamente in quanto impegnati nelle tante attività agricole del mese di ottobre (dalla semina alla raccolta dello zafferano); e anche per la concomitanza della fiera ottobrina con quella di Isola del Gran Sasso.
All'inizio del Quattrocento (1413), le spoglie di San Massimo furono traslate dalla chiesa di San Massimo a Civita di Bagno, già Cattedrale forconese, a quella di Aquila; di queste spoglie però non si ha più traccia dopo il crollo della Cattedrale aquilana causato dal terremoto del 1703.
Il culto di San Massimo tuttavia è sempre molto forte!
San Massimo è patrono, tra le altre, anche di Opi di Fagnano (L'Aquila), Penne (Pescara) e Isola del Gran Sasso (Teramo).
Tornando ai nostri Quarti aquilani, San Massimo detiene il patronato del Quarto di San Giovanni: quindi auguri a tutti gli aquilani e auguri particolari ai nostri concittadini "sangiovannesi"! :-)

Mauro Rosati
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Una biografia del Santo:

Qualche notizia sulla nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio: