Visualizzazione post con etichetta iconografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iconografia. Mostra tutti i post

lunedì 9 marzo 2026

AQUILA NERA, AQUILA ROSSA

 

Aquila: 《Arme della Città
Immagine 2 - Policromìa


Aquila: 《Arme della Città
Immagine 1 - Monocromìa



🦅 🛡 Una versione dell'arme civica della Città dell'Aquila così come rappresentata nella pianta della città di Johannes Blaeu e Pierre Mortier (stampa 1680; ristampa 1704).

📍Nella versione in monocromìa (immagine 1) si distingue bene la scritta in basso 《Arme della Città》.


📍L'impostazione d'insieme è quella consueta dell'aquila in maestà (posta frontalmente), coronata d'oro.


📍Due dettagli risaltano invece riguardo alla cromìa e alle ali:

- ↪ si tratta di un'aquila dal volo alzato (ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto), a differenza del più frequente volo abbassato;

- ↪ la versione in policromìa (immagine 2), poi, ci restituisce un'aquila rossa su campo argento che si può blasonare in bozza come 《D'argento, all'aquila rossa in maestà, dal volo alzato e coronata d'oro》; lo scudo è classificabile come 《accartocciato》, tipologia diffusa già a partire dal Cinquecento, le cui pieghe intendono imitare l'accartocciamento (le pieghe) di un foglio in pergamena.



Mauro Rosati

______________________



lunedì 23 febbraio 2026

《 CROCE D'AVELLANA 》

 

Fig. 1 - Croce d'avellana
(Foto: Mauro Rosati, 2026)


Fig. 2 - Brattèe delle nocciòle/avellane.
(Fonte immagine: 《Wikipedia》)


📍 È amplissima la varietà tipologica di croci che caratterizzano l'iconografia araldica, sia in ambito civile sia in ambito ecclesiastico. 

Per questo, spesso, distinguerle richiede talora un dettagliato confronto fra differenze a volte minime.


📍Tra queste molteplici croci ve n'è una che troviamo sovente in ambito ecclesiale, raffigurata in particolare sui paliotti degli altari, su pareti o pilastri in corrispondenza delle stazioni della 《Via Crucis》 all'interno delle chiese:

nei repertori araldici viene indicata come 《croce d'avellana》.


↪ Le croci d'avellana sono a loro volta caratterizzate da differenze esecutive, a seconda delle tecniche materiali, delle epoche e delle aree geografiche, nonché dalla formazione artistica degli artigiani.


📍 Tuttavia, seppur con varianti, la 《croce d'avellana》 è caratterizzata da alcuni punti fermi comuni:

• quattro bracci di eguale lunghezza;

• la forma panciuta dei singoli bracci che dal centro tendono poi a stringersi formando un collo e aprendosi alle estremità;

• la presenza di raggi che si diramano diagonalmente dal cuore della croce verso l'esterno, negli spazi tra un braccio e l'altro.


📍I bracci panciuti delle croci d'avellana riproducono in maniera più o meno stilizzata le 《brattèe》 delle nocciòle, ossìa quegli involucri verdi, aperti in alto, che proteggono le nocciòle stesse fino a maturazione.

↪ Le nocciòle sono dette anche 《avellane》e l'albero, il nocciòlo, è denominato scientificamente《Corylus avellana》e semplicemente 《avellano》 in lingua italiana;

avellana》 è anche la nocciòla in lingua spagnola, ovviamente con la doppia 《L》 pronunciata come 《-gl-》.


🔎 Sono numerosi i repertori araldici e, in generale, iconografici, che riportano le croci d'avellana in diverse tipologie grafiche, tutte però caratterizzate dai punti fermi che abbiamo visto più sopra.

------------



Mauro Rosati

🌱 🎨 《OMNIA PULCRA SITIO

______________________



giovedì 29 gennaio 2026

UN POMERIGGIO A PALAZZO DE NARDIS


Fig. 1 - L'Aquila, Palazzo de Nardis:
《Sala Rossa》, il trofeo di strumenti musicali
al centro della volta.


Fig. 2 - L'Aquila, Palazzo de Nardis:
《Sala Rossa》, veduta della volta.


Fig. 3 - L'Aquila, Palazzo de Nardis:
《Sala Rossa》, particolare del pavimento con
raffigurazione di una lira.





L'Aquila, 25 gennaio 2026

📖 Una bella domenica pomeriggio ascoltando il racconto e le novità sull'archeologia italica del nostro territorio, tra Sabini e Vestini, nella pregevole cornice della 《Sala Rossa》di Palazzo de Nardis in via San Marciano (Quarto di San Giovanni).


📍L'accogliente ambiente è stato a suo tempo concepito come sala da ballo del palazzo, una destinazione 《musicale》 che s'intuisce già entrando. Poiché gli apparati figurativi non sono mai casuali, avendo normalmente una stretta attinenza con la destinazione degli ambienti, entrando nella sala risaltano alcuni significativi dettagli iconografici:

• 🎶 🎻 un 《trofeo》 di strumenti musicali dipinto al centro della volta della stanza, una specie di 《panòplia musicale》; questo trofeo di strumenti è l'elemento figurativo dominante della sala, caratterizzata da un elegante accostamento di motivi fito-floreali (foglie e fiori), intervallati da piccoli canestri fruttiferi, ed eleganti specchiature ornate da motivi damascati che caratterizzano anche le pareti della sala;

• sul pavimento, altrettanto pregevole, si osservano raffigurate almeno quattro lire 《apollinee》, secondo una diffusa e gradevole rievocazione e reinterpretazione di elementi figurativi di gusto classico, molto in voga tra l'Ottocento e il primo Novecento; le lire sul pavimento sono disposte circolarmente al centro della stanza, in corrispondenza del 《trofeo》 di strumenti musicali.

Tra l'altro la fattura del pavimento della Sala Rossa richiama a prima vista quella del pavimento nella sala maggiore al piano nobile di Palazzo Benedetti-Mancinelli, datato 1856, quando il palazzo era passato già alla proprietà Mancinelli; pavimento che è stato possibile ammirare lo scorso mese di ottobre 2025 in occasione dell'apertura curata dalla Delegazione FAI - L'Aquila.


L'arredamento stesso della Sala Rossa è stato appositamente concepito per occupare minor superficie possibile, considerata la destinazione da ballo.

-----------------------------------


Si ringraziano:

- la famiglia de Nardis per l'ospitalità, in particolar modo Carlo Ferdinando de Nardis (《Associazione Dimore Storiche Italiane - Sezione Abruzzo》 e 《Associazione Angelo de Nardis di Prata》);

- la relatrice dott.ssa Alberta Martellone, archeologa (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di L'Aquila e Teramo);

- la Sede Archeoclub L'Aquila per il programma di conferenze sulla Storia della nostra Città-Territorio che si terranno a cadenza mensile nel corso dell'anno

( 🌐 il programma delle conferenze

https://archeoclublaquila.it/archeoclub-laquila-per-laquila-capitale-italiana-della-cultura-si-parte/

🌐 una veduta d'insieme della sala

https://www.facebook.com/100064901762202/posts/pfbid029poy2JzLZKM6QxXdyVwbRWG5gihh4LaaLto7PbyDJWp8SuA4g8c2r5L5CZwb2vudl/ ).




Mauro Rosati

🌱 🖼《OMNIA PULCRA SITIO

_________________________________



venerdì 26 dicembre 2025

ICONOGRAFIE - SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

 

Immagine n. 1 - San Benedetto in Perillis (L'Aquila);
chiesa di San Benedetto, particolare:
martirio di Santo Stefano.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Immagine n. 2 - Assergi (L'Aquila);
chiesa parrocchiale di
Santa Maria Assunta, particolare:
affresco raffigurante Santo Stefano.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Iconografie

26 dicembre - Santo Stefano protomartire (=《primo martire》); 

primo martire cristiano dopo il sacrificio del Cristo stesso, da cui l'attributo del ramo di palma a caratterizzare l'iconografia dei màrtiri cristiani.

---------------------------------------


Vediamo ora due raffigurazioni comparate di Santo Stefano, con due immagini dal Contado Aquilano, da due castelli-borghi nel Quarto di Santa Maria fuori le Mura.


• Immagine 1

🚩  San Benedetto in Perillis (L'Aquila), chiesa monastica di San Benedetto:

affresco raffigurante il martirio di Santo Stefano, per lapidazione.


Immagine 2

🚩 Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta:

sotto l'arco tra la navata destra e il presbiterio, un brano di affresco dove intravediamo Santo Stefano, identificato anche dalla scritta in alto, raffigurato secondo l'iconografia più tradizionale.

Santo Stefano viene infatti rappresentato con l'attributo iconografico di un sasso sul capo, allusione al suo martirio per lapidazione:

nell'immagine di Assergi intravediamo proprio la pietra sul capo, seguendo con lo sguardo la linea dell'aureola.



Mauro Rosati

______________________



martedì 16 dicembre 2025

L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA

 

Prima immagine.
(Per l'immagine, rielaborata con IA, si ringrazia Alessandro Serreli)


Seconda immagine.
Immagine originale dalla quale è tratta
la rielaborazione della foto precedente.
(Si ringraziano per l'immagine Sandro Zecca e Alessandro Serreli)



L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA.

Commentando una stampa seicentesca rielaborata che sintetizza alcuni degli aspetti sacri e civici della Città dell'Aquila.


Ringrazio Alessandro Serreli per l'immagine allegata (la prima in alto), rielaborata con l'IA e ravvivata nei colori e nella leggibilità, con alcuni dettagli da osservare nella comparazione con l'originale (seconda immagine), segnalatami sempre dallo stesso Alessandro Serreli. 

L'originale della stampa rielaborata è tratto dal libro: 

📖《Vite de' SS. protettori della fedelissima città dell'Aquila raccolte da diversi autori, e nel volgare Italiano ridotte dal p. Vincenzo Mastareo》, 

opera del padre gesuita Vincenzo Mastareo aquilano, in collaborazione con Egidio Longo, Real Biblioteca, Gesuiti,

èdita in Napoli per Egidio Longo, anno MDCXXVIII (1628).

-----------------------------------------


Vediamo ora alcuni dettagli di questa interessante immagine, anche in relazione alla versione originale.


📍I santi patroni.


• In alto a sinistra, San Massimo d'Aveja, levita e martire, patrono dell'Aquila ed eponimo della Civita di San Massimo (《Civitas Sancti Maximi》), corrispondente all'odierna Civita di Bagno, l'antica 《Forcona》, dove sorgono i resti notevoli dell'antica Cattedrale forconese ad egli intitolata.

Le spoglie di San Massimo vennero traslate nel Duomo dell'Aquila a inizio Quattrocento e non se ne conoscono notizie sull'ubicazione dopo il crollo della Cattedrale cittadina durante il sisma del 02/02/1703, e successiva ricostruzione.

San Massimo d'Aveja è anche patrono del Quarto di San Giovanni e, insieme a San Giorgio, è titolare della nostra Cattedrale metropolitana.


• In basso a sinistra, San Bernardino da Siena raffigurato secondo un'iconografia meno nota ma ricca di significato.

In questo caso, infatti, l'immagine di San Bernardino è accompagnata da tre mitrie che volano via:

è un'allusione al fatto che Bernardino rifiutò per almeno 3 volte incarichi vescovili, oltre che il cardinalato, dopo l'assoluzione dal processo ecclesiastico subìto nel 1426-1427, durante il pontificato di Martino V (regnante 1417-1431).

In sostanza questa iconografia richiama lo stesso concetto del triregno (copricapo del papa) che viene spesso raffigurato ai piedi di Celestino V come allusione alla rinuncia da pontefice.

Nella stampa originale si osserva anche un libro nella mano destra del Santo, sul quale si legge integralmente il trigramma nella versione latina 《 IHS 》, crocettato e con i tre chiodi della crocifissione disposti a ventaglio in basso.

Nella versione rielaborata che vediamo, inoltre, il Santo si presenta con capelli e barba folti, rispetto all'iconografia consueta che lo ritrae calvo e senza barba.

San Bernardino da Siena è anche patrono del Quarto di Santa Maria.


• In alto a destra vediamo il già citato San Celestino V papa, recante una croce nella mano sinistra, con il triregno da papa appoggiato di lato, come allusione all'atto di rinuncia al pontificato nel dicembre del 1294.

Nella stampa originale la croce sorretta da Celestino V è una croce a tre traversi (tre bracci orizzontali), attributo tradizionale della croce papale.

San Celestino V è anche patrono del Quarto di San Giorgio.


• Infine, in basso a destra, Sant'Equizio abate, la cui raffigurazione in questo caso pone alcuni interrogativi iconografici.

A prima vista non è chiara con certezza quella torre che si vede nell'immagine rielaborata e, in modo più chiaro, in quella originale, in secondo piano, alle spalle di Sant'Equizio abate;

e incuriosisce anche quella corona(?) intorno al capo di Equizio stesso che però, nell'originale si rivela essere un segno più semplice, quasi come un riccio di capelli sul capo calvo.

Nella versione rielaborata la torre rammenta un po' le colonne degli stiliti, quei monaci asceti che si ritiravano a vivere in eremitaggio sulla sommità di una colonna appunto; nella versione originale del Sant'Equizio, invece, evidenziata da Sandro Zecca, si distingue nettamente una torre, che pone un ulteriore spunto di approfondimento rispetto all'iconografia di Sant'Equizio.

Sempre nella comparazione tra la rielaborazione e l'originale si osserva che, nell'originale, il Santo monaco e abate amiternino reca nella mano sinistra un bàculo pastorale con relativo riccio sulla punta, attributo di abate e quindi di《capo》e guida spirituale delle sue comunità monastiche.

Ogni osservazione riguardo alla torre può essere utile per una migliore lettura dell'iconografia in questione.

Sant'Equizio abate è anche patrono del Quarto di San Pietro.

-----------------------------------


📍Il cartiglio.

• Il cartiglio bìfido in alto, di cui è chiara l'esaltazione dell'aquila, uccello che pone i suoi nidi nei luoghi più elevati, riporta anche il riferimento biblico da cui è estratta e rielaborata la frase; 

di seguito l'originale dal Libro di Giobbe:

NVMQVID AD PRAECEPTVM TVVM ELEVABITVR AQVILA ET IN ARDVIS PONET NIDVM SVVM? 》(Liber Iob 39, 27)

=《 O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture? 》(Giobbe 39, 27).

L'esaltazione del volatile è esaltazione dell'Aquila in quanto città posta in altura, esattamente come il nido di un'aquila, e quindi più vicina alle sfere celesti.

La città è raffigurata in basso con veduta 《a volo d'uccello》.

---------------------------


📍L'aquila civica centrale.

• Al centro della stampa vediamo la nostra bella aquila civica, con tanto di corona, in una delle sue diverse versioni storiche: in questo caso come un'aquila in maestà (posta frontalmente) e dal《volo alzato》, ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto.

--------------------


📍Il trigramma bernardiniano.

• Come di consueto nelle raffigurazioni storiche, l'aquila civica è sormontata dal trigramma bernardiniano del Nome di Gesù, in questo caso nella versione latinizzata《 IHS 》, con l'《 H 》crocettata sostenente una croce latina 《patente》, ossìa con i bracci che si allargano verso l'esterno.

Il trigramma è accompagnato dai tre chiodi della crocifissione posti in basso, che nella versione originale spuntano da un cuore, e il tutto è contenuto all'interno di un sole raggiante.

Quella raffigurata in questa stampa è una forma del trigramma bernardiniano assimilabile a quella adottata da Sant'Ignazio di Loyola come stemma della Compagnia di Gesù (《Societas Iesu》), ossìa i Gesuiti, da egli fondata. Nel caso specifico, tra l'altro, l'originale dell'immagine che stiamo commentando è parte integrante di una pubblicazione curata proprio da un padre gesuita.

--------------------------------


Una nota conclusiva a complemento.

- Al giorno d'oggi, quando parliamo di patroni e compatroni dell'Aquila, dobbiamo annoverare anche San Giorgio (già menzionato sopra come contitolare della Cattedrale metropolitana dell'Aquila) il quale potrebbe essere stato il primo patrono dell'Aquila, sulla base di evidenze storiche emerse da ricerche dello studioso Sandro Zecca 

e anche sulla base di un fatto significativo riportato da una cronaca cittadina: nel corso del Quattrocento, un vescovo dell'Aquila (segnalato come Amico Agnifili dal prof. Enrico Cavalli) si rifiutò di benedire un nuovo gonfalone civico-religioso destinato alla Cattedrale poiché chiedeva che venisse aggiunto San Giorgio in qualità di contitolare del Duomo.

- Un altro aspetto che richiede attenzione è il culto di Sant'Emidio, diffusosi nel corso del Settecento e molto sentito ancora nella prima metà del Novecento, con almeno un'immagine d'epoca che attesta una processione in suo onore. Non è un caso se nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio esiste un altare dedicato a Sant'Emidio vescovo, fatto realizzare per iniziativa delle istituzioni civiche aquilane, quindi da tutta la Comunità, e situato sul lato destro del transetto (lato Via Rojo).

- Infine, va doverosamente menzionato San Vittorino di Amiterno, vescovo e martire, che dal 1943 è stato elevato a compatrono dell'Aquila, a pari dignità, per iniziativa dell'allora arcivescovo (e futuro cardinale) Carlo Confalonieri.



Mauro Rosati

_____________________



sabato 13 dicembre 2025

SANTA LUCÌA, TRA CULTO E ASTRONOMIA

 

Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.
• In alto, fuori dal campo della foto, è menzionato l'autore del dipinto, Domenico di Beffi,
ai piedi dell'immagine di una Madonna con Bambino:
《 DOMINICVS • DE • BEFFIO • PINXIT • HOC 》.
• In basso, l'iscrizione dedicatoria del committente del dipinto, Antonio Re[...]i di Acciano, datata 23 novembre 1537:
《 HOC • OPVS • FIERI • FECIT • ANTONIVS /
RE[...]I DE ACCIANO ABITANTE IN COLLE /
PETRO PRO SVA DEVOTIONE AN(N)O D(OMI)NI /
• 1537 • DIE VERO 23 MENSIS 9BRIS [novembre] 》.
-------------------------

Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



Villagrande di Tornimparte (L'Aquila),
chiesa parrocchiale
(già collegiata) di San Pànfilo:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

------------------------------------------------------
Si ringrazia la Pro Loco di Tornimparte.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

------------------------------------------------------
Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



13 Dicembre - 

La tradizione di Santa Lucìa,

tra culto e astronomia.


📍Dal punto di vista devozionale e iconografico Santa Lucia è sicuramente tra le sante e i santi più popolari e più immediatamente riconoscibili nelle loro raffigurazioni. 

↪ La figura di Santa Lucia è infatti caratterizzata generalmente da un 《piatto》, o da un calice, sul quale reca due occhi, riferimento iconografico al suo martirio; calice e piatto che sembrano richiamare figurativamente il calice e la patena eucaristici, quasi come a voler legare visivamente il supplizio della Santa con il sacrificio di Gesù stesso.

E, per 《contrappasso》 in positivo, proprio il suo supplizio ha reso Santa Lucia la santa della vista e, per collegamento concettuale, la santa della luce: 

non c'è luce senza vista, 

non c'è vista senza luce.

↪ E Lucìa suona proprio come un nome 《parlante》la cui etimologia è legata appunto alla luce.

--------------


📍Il legame tra Santa Lucia e la luce appare evidente anche dal periodo dell'anno in cui cade la sua ricorrenza, caratterizzato dalle giornate con meno ore di luce in assoluto, nonché dai detti popolari.

↪ Tra questi ne citiamo uno:

《 Santa Lucia, 

il giorno più corto che ci sia 》.


❓ E qui sorge spontanea una domanda:

perché 《il giorno più corto》 se il Solstizio d'Inverno cade invece il 21-22 dicembre?


❗Perché nei giorni compresi tra il 13 dicembre (Santa Lucia) e il 21-22 dicembre (Solstizio d'Inverno), si verifica uno specifico fenomeno astronomico:

a partire dai giorni intorno a Santa Lucia, il sole inizia a tramontare più tardi, ma le giornate continuano ad accorciarsi fino ai giorni intorno al Solstizio d'Inverno.


❓Com'è possibile questo apparente paradosso?


❗Consultando le effemèridi, con gli orari dell'alba e del tramonto, ci accorgiamo che dal 13 dicembre il sole tramonta più tardi il pomeriggio ma in compenso sorge più tardi al mattino, per cui le ore totali di luce continuano a diminuire.

↪ Tuttavia, poiché la maggior parte delle attività umane si svolge durante la giornata, siamo più portati a notare il sole pomeridiano che tramonta più tardi, piuttosto che il sole mattutino, il quale sorge a sua volta più tardi compensando l'allungamento del pomeriggio.

Tra l'altro il sorgere del sole continua a ritardare fino a tutta la prima dècade di gennaio.


📍Si tratta di differenze sull'ordine dei minuti, che magari noi contemporanei percepiamo poco o nulla per via dell'illuminazione artificiale, mentre i nostri nonni e bisnonni, che molto più di noi, per necessità, regolavano le loro attività in funzione della luce naturale, erano più portati a percepire queste piccole differenze di luminosità giorno dopo giorno.



Mauro Rosati

_____________________


Sul tema vedi anche: 🌐

https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/12/tra-santandrea-esanta-lucia-il-giorno.html?m=1

_____________________


domenica 7 dicembre 2025

UN SANT'AMBROGIO "AQUILANO"

 

Villagrande di Tornimparte (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di San Panfilo:
particolare con l'affresco raffigurante Sant'Ambrogio,
il cui nome in lingua latina è riportato sulla cornice in capo al riquadro.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


6-7-8 Dicembre: le giornate che ci introducono al cuore delle Festività Natalizie.

Ieri San Nicola, domani l'Immacolata, e oggi Sant'Ambrogio che qui (vedi immagine) vediamo rappresentato nel ciclo di Saturnino Gatti presso la chiesa di San Panfilo in Villagrande di Tornimparte (L'Aquila).


Dottore della Chiesa, raffigurato in abiti vescovili, in questo caso con tanto di guanti finemente dipinti; spesso l'iconografia di Sant'Ambrogio è accompagnata da un favo d'api:

un dettaglio legato a un evento prodigioso quando era ancora in fasce, narrato dalla tradizione agiografica,

e legato metaforicamente anche al suo parlare e al suo scrivere persuasivi che venivano definiti 《dolci come il miele》.


Per la sua forte presenza nella cultura storica milanese, l'aggettivo 《ambrosiano》 è diventato sinonimo di 《milanese》 e di tutto ciò che è legato a Milano... anche nel nome originario di una ben nota squadra di calcio 《ambrosiana》. 😉😊


E storicamente molto importante è stata la presenza delle comunità milanesi e lombarde nella Città dell'Aquila, i 《magistri lommardi》noti per la loro particolare perizia come mastri muratori, nonché in campi affini come quello degli stuccatori.



Mauro Rosati

______________________



domenica 27 luglio 2025

《UN CALENDARIO DA... CORTILE》

 

Fig. 1 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Inverno.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

Fig. 2 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante la Primavera.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Fig. 3 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Estate.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Fig. 4 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Autunno.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)



🚩 L'Aquila, cortile rinascimentale di Palazzo Cipolloni-Cannella (Quarto di San Giorgio): particolari pittorici con allegorie delle Quattro Stagioni tradizionali e dei rispettivi Mesi.


📍 Ciascuna stagione inizia con il mese in cui cade l'inizio della corrispondente stagione astronomica: tutt'oggi, l'inizio della 《stagione meteorologica》 cade convenzionalmente il primo giorno del mese in cui inizia anche quella astronomica (ad es.: l'estate meteorologica inizia il 1° giugno).

↪ Con buona probabilità le lettura delle quattro immagini inizia con l'Inverno, e più precisamente con il mese di Dicembre quando il solstizio conclude l'annuale ciclo apparente del Sole nel cielo e inaugura il nuovo anno con la rinascita simbolica della luce diurna: e infatti il Natale, festa della Natività e della Luce astronomica e divina, si celebra proprio nei giorni del solstizio invernale.

E forse non a caso l'ovale dell'Inverno si trova in prossimità della porta d'ingresso al cortile, come a voler suggerire ulteriormente che la lettura inizia da quel lato.

↪ L'Inverno non è infatti 《stagione morta》 bensì è stagione di gestazione, quando la terra fecondata dalla semina autunnale riposa prima del parto primaverile.

---------------


🔎 Ora leggiamo in dettaglio i quattro ovali dipinti inquadrati da splendidi motivi 《a grottesca》 di pieno Rinascimento, i quali richiamano linguaggi della pittura di età Romana antica.


1 - L'Inverno (Fig. 1). ❄

📍 Tre figure maschili recano in mano rispettivamente delle insegne con i nomi dei tre mesi invernali. 

Da destra a sinistra leggiamo: 《DECEMBER》 > 《IANVARIVS》 > 《FEBRVARIVS》.

↪ Le personificazioni dei mesi e altri uomini in abiti pesanti, raffigurati in secondo piano, sembrano essere tutte gravitanti attorno a una fiamma situata quasi al centro dell'ovale.

📍 In primo piano osserviamo una figura maschile su di un carro, raffigurata con indumenti adatti alla stagione, in postura china verso la fiamma e con le mani raccolte nell'atto di scaldarsi: dovrebbe trattarsi della personificazione dell'Inverno raffigurato come un uomo coperto da calde vesti, e spesso anche di età anziana con allusione alla transizione tra il vecchio anno e quello nuovo.


2 - La Primavera (Fig. 2). 🌱

📍 In un'atmosfera festosa immersa nel verde vediamo tre insegne con i nomi dei mesi primaverili, ossìa, da sinistra a destra:《MARS》> 《APRILIS》>《MAIVS》.

📍 Al centro, in primo piano, una giovane donna vestita di verde, coronata da un serto (ghirlanda) verde, danza su un prato mentre reca tra le mani un altro serto verde, con la destra, e una pianta - sempre verde - nell'altra mano: in questo caso dovremmo essere davanti alla personificazione della Primavera.

↪ In secondo piano, sulla sinistra, osserviamo delle figure maschili e femminili che suonano vari strumenti musicali: riconosciamo in particolare uno strumento a corde suonato con un archetto, un triangolo, un corno, quest'ultimo allegoria di giùbilo.

📖 Di seguito una citazione che dalla Primavera ci introduce alla stagione successiva:《 La tradizione mitologica greca tramanda che, in occasione dell’equinozio di primavera, la dea Persefone, sposa del Re degli Inferi Ade, ritorni sulla terra per generare bellezza, prosperità e luce. [...]》(Fonte: https://cultura.gov.it/evento/persefone-il-ritorno-incanto-di-primavera ; URL consultato in data 27/07/2025).


3 - L'Estate (Fig. 3).🌾

📍 Siamo nella stagione dell'apice del sole, della maturazione e della raccolta, e non a caso prevalgono i colori sulle sfumature del giallo. 

📍 Notiamo subito le tre consuete insegne con i nomi dei mesi corrispondenti; da destra a sinistra: 《IVNEVS》(probabile evoluzione del più classico e antico《IVNIVS》) > 《IVLIVS》> 《AVGVSTV[S]》.

📍 Al centro della scena una donna dal petto nudo, con un fascio di messi sotto il braccio destro e un mazzo di spighe di grano nella mano sinistra, troneggia su un carro di cui vediamo distintamente le ruote: l'iconografia fa pensare con buona probabilità alla dea greca Demetra (associata all'italica Cerere dai Romani), dea legata alla terra e a tutti i suoi frutti, madre della primaverile Persèfone, e ritratta quindi generalmente con sembianze più mature, alludenti anche all'estate intesa come stagione di maturazine, appunto.

📖 Una citazione integrativa:《Nell'iconografia Demetra/Cerere è tradizionalmente raffigurata con una corona di spighe sul capo e un mazzo di spighe in mano. [...]》(Treccani - Enciclopedìa dei ragazzi, 2005).

↪ In questi contesti iconografici la nudità, anche parziale, è innanzitutto indice di sacrale purezza e quindi di divinità; inoltre i seni, come anche i fianchi ampi, sono tradizionalmente associati al concetto di prosperità, similmente alla cornucòpia che, non a caso, appare talvolta nelle raffigurazioni di Demetra/Cerere.

📍 Alzando lo sguardo verso l'alto osserviamo poi un'altra immagine significativa, nel cielo: due cavalli e una figura ritratta nell'atto di guidarli con il braccio alzato, sullo sfondo di un bagliore giallo; anche in questo caso non mancano i richiami iconografici e potrebbe trattarsi del leggendario Carro del Sole che ogni mattina spunta dall'orizzonte per compiere il suo tragitto celeste quotidiano, secondo l'arco apparente percorso dal sole ogni giorno.

↪ L'estate è la stagione culminante del sole nel cielo e la posizione centrale del Carro sembra celebrarne il 《trionfo》 annuale che si compie contestualmente al trionfo della terra fruttifera rappresentata dalla dea Demetra/Cerere.


4 - L'Autunno (Fig. 4). 🍇 

📍 Si chiude il ciclo dell'anno agricolo e meteorologico, prima con la vendemmia e poi con le arature e le sémine. 

📍 Nell'ovale autunnale leggiamo i consueti segnàcoli con i nomi dei mesi che identificano la stagione; da destra a sinistra: 《SETEMB[ER]》o《SETEMB[RE]》 (probabile volgarizzazione del classico 《SEPTEMBER》, con la caduta della 《P》) > 《OCTOBER》 >《NOVEMBER》.

📍 Anche in questo caso l'atmosfera è festosa e anche in questo caso ci viene in aiuto l'iconografia: al centro della scena una pingue (grassa) figura maschile viene trasportata in trionfo su un carro mentre con la mano destra solleva un grande calice. Possiamo pensare con buona probabilità che si tratti del trionfo di Bacco il quale celebra la vendemmia e il nettare che ne deriva, in quel percorso che dal mosto estratto dalla pigiatura dell'uva conduce infine al vino (ricordiamo in proposito anche il detto popolare 《Per San Martino ogni mosto è vino》).

📍 A sinistra, in secondo piano, due donne danzanti (baccanti?) sembrano incoronare una figura maschile che ricorda un po' quella di un dotto (filosofo? poeta?) che si caratterizza per abiti e postura solenni i quali appaiono a prima vista quasi in contrasto con l'atmosfera gaudiosa dell'insieme.

A sinistra una figura maschile suona una tromba di fattura antica, ben distinguibile.

----------------------


📍 Dopo aver completato questo rapido circuito annuale, prima di concludere desidero ringraziare restauratrici e restauratori e, in generale, tutti coloro che con il proprio lavoro ci hanno donato la possibilità di godere di tanta cólta bellezza, con relativa dovizia di particolari.



Mauro Rosati

______________________________



sabato 5 luglio 2025

ARTE E SPIRITUALITÀ: LA CHIESA DI SAN PIETRO CELESTINO A PAGANICA

Paganica (L'Aquila),
chiesa di San Pietro Celestino V:
dipinto murale raffigurante papa Celestino V.

(Foto: Irene Iovannitti, 2025)


Paganica (L'Aquila),
chiesa di San Pietro Celestino V:
veduta dell'altare.

(Foto: Irene Iovannitti, 2025)


Paganica (L'Aquila),
chiesa di San Pietro Celestino V:
veduta d'insieme.

(Foto: Irene Iovannitti, 2025)


🚩 Paganica (L'Aquila), chiesa di San Pietro Celestino V: rappresentazione pittorica di papa Celestino V in una nicchia sulla parete dell'àbside.

🔎 Tra i dettagli del dipinto si notano il triregno (tiara con tre corone) e le due 《chiavi petrine》 (chiavi di San Pietro), simboli storici dell'autorità del Papa.


📍 Come si può osservare in molte raffigurazioni di papa Celestino V, il triregno è appoggiato in disparte, alludendo alla sua rinuncia all'incarico pontificio e, più in generale, anche alla rinuncia dei poteri terreni in favore di una scelta di vita più spirituale: Celestino V era infatti monaco ed eremita che venne eletto Pontefice in età molto anziana per la sua epoca.

Le realistiche pieghe della pelle che osserviamo sul suo volto nel dipinto stanno proprio ad evidenziare la sua età matura.

-----------


📍 Qualche curiosità, tra Passato e Presente:

- l'uso del triregno venne abolito da papa Paolo VI (regnante 1963-1978); in Araldica è invece rimasto come timbro dello stemma pontificio fino a papa Giovanni Paolo II (regnante 1978-2005), per essere poi sostituito da una mitria d'argento con tre fasce d'oro unite da un palo del medesimo 《smalto》, a partire dal pontificato di papa Benedetto XVI (regnante 2005-2013);

- le 《chiavi petrine》, simbolo dell'autorità papale, sono presenti nello stemma della Santa Sede e in quelli delle Basiliche, oltre che negli stemmi di Istituti facenti capo alla Chiesa Romana; esse richiamano il mandato conferito da Gesù a San Pietro e quindi alla figura del Papa come vicario di Cristo sulla Terra, richiamando anche lo stesso San Pietro apostolo (Simon Pietro) nell'iconografia delle raffigurazioni;

- il camauro; sempre nel dipinto, Celestino V indossa un 《camauro》, copricapo rosso con orlo chiaro, oggi meno utilizzato, storicamente caratterizzante l'abbigliamento pontificio e che, in epoca recente, abbiamo visto spesso indossare da papa Benedetto XVI (regnante 2005-2013).

---------------------


Sul paliotto* dell'altare antistante al dipinto vediamo rappresentati due santi accanto a uno stemma centrale non noto con certezza:

- sulla destra San Giovanni il Battista, riconoscibile dagli attributi iconografici della pelle di cammello che indossava, della croce, e dell'agnello, riferimento al suo ruolo di precursore di Gesù, ossìa l'Agnello di Dio (《Ecce Agnus Dei, qui tollit peccata mundi》, troviamo spesso scritto su un cartiglio mostrato dal Battista);

- sulla sinistra un santo con barba e spada, attributi iconografici che insieme fanno pensare quasi certamente a San Paolo apostolo; l'impugnatura della spada è in questo caso molto leggera, differente dalla più tradizionale impugnatura 《a croce》.

Nota. *Il 《paliotto》 è la parte anteriore dell'altare, rivolta verso l'aula di una chiesa.

----------


Nell'insieme la chiesa di San Pietro Celestino si presenta come un gradevole e sobrio edificio in bella muratura, caratterizzato da uno spazio raccolto in cui il legno più scuro delle capriate risalta sulle pareti laterali più chiare, in un'atmosfera che comunica serenità e favorisce il raccoglimento spirituale.



Mauro Rosati

_____________________



martedì 24 giugno 2025

24 GIUGNO - UN 《SAN GIOVANNINO》 TRA LE VIE DELL'AQUILA

L'Aquila, ai confini del Quarto di San Giorgio:
immagine di 《San Giovannino》
(il piccolo San Giovanni il Battista).

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


24 giugno - Natività di San Giovanni il Battista


Tra le vie della nostra Città dell'Aquila, un dettaglio a tema con la giornata odierna (vedi foto).

Una graziosa immaginetta che sembra di fattura contemporanea e arricchisce il piacere dei particolari che possiamo osservare camminando.


Un bel 《San Giovannino》 riconoscibile dagli stessi attributi iconografici di San Giovanni il Battista in versione adulta: 

una veste semplice (generalmente la pelle di cammello), il crocifisso tra le mani, e un agnello, allusione a Gesù, di cui San Giovanni Battista è il Precursore; 《San Giovannino》 è il vezzeggiativo che indica il Battista raffigurato da bambino.


San Giovanni il Battista è l'unico santo di cui si commemora anche la nascita e non soltanto la morte, proprio in virtù della sua vicinanza a Gesù, come Precursore, appunto, e anche per parentela: Elisabetta, madre di Giovanni, è infatti cugina di Maria, madre di Gesù.

La Natività di San Giovanni il Battista, 24 giugno, è una sorta di 《Natale d'Estate》 nell'emisfero boreale; e proprio come il Natale cade in concomitanza di una fase astronomica precisa, ossia a ridosso di un solstizio.

------------------------


Vale la pena riportare anche due citazioni chiave legate alla ricorrenza odierna; in entrambi i casi è Giovanni il Battista che parla, sempre in riferimento a Gesù:

- 《Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali》 (Marco 1, 7); passo evangelico nel quale Giovanni il Battista annuncia la missione di Gesù;

- 《Egli deve crescere e io invece diminuire》 (Giovanni 3, 30); passo evangelico nel quale Giovanni il Battista esprime il suo ruolo di Precursore, per cui egli diverrà sempre più 《piccolo》, in quanto uomo, rispetto a Gesù che verrà glorificato in quanto Dio e uomo allo stesso tempo.

Come osserva la studiosa aquilana Loredana Mariani, questo secondo passo evangelico assume anche un significato astronomico che si lega al momento dell'anno in cui si celebra la Natività di Giovanni il Battista: il 24 giugno è il culmine della luce annua, il periodo più luminoso, al quale seguirà una graduale riduzione delle ore di luce, quindi il passo è leggibile anche simbolicamente come il sole che diminuirà il proprio corso (dalla Natività di San Giovanni, il 24 giugno) fino alla Natività di Gesù (il 25 dicembre) quando aumenterà nuovamente il proprio corso.

---------------------


San Giovanni il Battista è anche il santo epònimo (che dà il nome) del Quarto di San Giovanni a L'Aquila.



Mauro Rosati

_____________________



domenica 20 aprile 2025

L'《AGNUS DEI》, UNA SINTESI FIGURATIVA DELLA PASQUA

 



L'《AGNUS DEI》, UNA SINTESI FIGURATIVA DELLA PASQUA


L'iconografia dell'《Agnus Dei》, allegoria del Cristo, con riferimento al sacrificio (la croce) e alla Resurrezione (il vessillo con croce rossa in campo bianco). 

Un agnello 《passante》 , ossìa ritratto nell'atto del camminare.

Il capo dell'agnello coronato da un nimbo caricato di una croce patente rossa (nimbo crucifero): la glorificazione.


Una sintesi figurativa del Triduo pasquale e del seguente Tempo della Pasqua. 🕊


Mauro

_______________