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venerdì 25 settembre 2026

UNA 《STELLA》 CADUTA - IL NOME CHE ROMPE DRAMMATICAMENTE GLI SCHEMI

 

(Ph. Mauro Rosati, 2026)


Una 《Stella》 caduta - 

Il nome che rompe drammaticamente gli schemi.

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Rimini, Piazza Tre Martiri:

la grande epigrafe (vedi foto) collocata nel 1946 alla base della Torre dell'Orologio, con incisi i nomi dei Caduti riminesi della Resistenza del 1943-1945.


Per via di un retaggio quasi inconscio e di lunga data si è portati generalmente ad associare agli uomini il concetto del combattimento in guerra , nonostante sia storicamente noto il ruolo non secondario delle donne, che però vengono spesso associate soprattutto a figure di 《supporto》, complementari, subordinate, rispetto ai combattenti uomini, come ad esempio le 《staffette》partigiane, tra l'altro ruolo non meno delicato e che talora poteva anche confluire nell'attività in prima linea (in questo senso viene ad esempio in mente il noto romanzo 《L'Agnese va a morire》, di Renata Viganò).


Eppure l'immaginario collettivo fatica sempre a concepire la figura della donna che imbraccia il fucile in prima linea: 

forse perché viene percepita come qualcosa di 《innaturale》 rispetto alla visione della donna come generatrice di vita? E quindi in antitesi con l'immagine della donna con fucile in combattimento?

Forse, probabile, non lo si può affermare con certezza;

tralasciando ovviamente la visione della donna come 《sesso debole》, luogo comune ancora diffuso, anche se forse in maniera meno evidente che in passato.


Al di là delle molte possibili ipotesi psicologiche e/o sociologiche, sta di fatto che questo rifiuto più o meno inconscio della figura della donna che combatte in prima linea viene drammaticamente contrastato da fatti storici come quello narrato da questa grande epigrafe (vedi foto): 

a prima vista tutti nomi maschili, probabilmente di tante età diverse; 

quando invece si va a scorrere l'elenco più attentamente ecco che compare un nome declinato al femminile che materializza il fenomeno 《innaturale》, che mette in crisi le coscienze.


Il fatto più auspicabile per le coscienze sarebbe forse quello di non vedere più uomini né donne imbracciare un fucile e, peggio ancora, cadere in combattimento.


Cliccate sulla foto in alto per ingrandirla:

leggete tutti quei nomi, cercate e troverete anche quella 《stella》 caduta.



Mauro

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sabato 31 maggio 2025

《TORNEREMO A SOLCARE IL VASTO MARE》

Fontecchio (L'Aquila):
edicola commemorativa dei Caduti
della Prima Guerra Mondiale.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


Monumento: dal verbo latino 《monere》(=ammonire, ricordare).

Chissà se esistono una città, un borgo, un villaggio d'Italia che non abbiano un monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.

La 《Grande guerra》 venne chiamata in origine, definita talora anche  come la 《Quarta guerra d'indipendenza》 per quanto riguardò l'Italia. Un conflitto su larga scala durato quattro anni (1914-1918) che viene considerato come l'ultima delle guerre 《antiche》 e la prima delle guerre 《contemporanee》. A memoria dei Caduti nacquero monumenti commemorativi e i 《Parchi della Rimembranza》 (rimembranza=ricordo), nei quali ad ogni albero piantumato corrispondeva la Memoria di un Caduto.

Ventuno anni dopo, nel 1939, iniziò un secondo grande conflitto su scala mondiale: e così la 《Grande guerra》 diventò la 《Prima Guerra Mondiale》(1914-1918), per distinguerla dalla 《Seconda》(1939-1945).

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Anche Fontecchio, borgo del Contado Aquilano sud-orientale (Quarto di San Giorgio fuori le Mura), ha il suo monumento ai Caduti della 《Grande guerra》: si trova al di sopra della Porta civica più esterna che dà accesso da nord al borgo fortificato medievale e guarda verso Piazza del Popolo, dove troviamo un altro monumento ai Caduti, riferibile come tipologia a quelli successivi alla Seconda Guerra Mondiale.


Il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Fontecchio, è una sobria e solenne edicola, di tipo architettonico classicheggiante, datata V[?] maggio MDCCCCXXI (5 maggio 1921).

Nota. L'anno 《1921》 è scritto secondo la numerazione romana dell'uso antico, ossia MDCCCCXXI; nella numerazione romana moderna, di uso ed epoca umanistica, la medesima data verrebbe scritta come MCMXXI.


La lapide, riportante una croce latina tra i nomi dei Caduti, recita nel capo la dedica della comunità di Fontecchio: 《 I FONTECCHIANI AI GIOVANI EROI / CHE DEL SANGUE LORO INFIAMMARONO / LE VIE DELLA PATRIA / DISCHIUSE VERSO I SUOI GRANDI DESTINI 》.


In alto, sotto al timpano triangolare, si legge una citazione epigrafata tratta dalle 《Odi 》 di Orazio (Quinto Orazio Flacco): 《 CRAS INGENS ITERABIMUS AEQUOR 》(=Domani riprenderemo a solcare il vasto mare) ; ORAZIO, 《Odi》; libro I, Ode VII.

Nel contesto originale si tratta dell'ultimo verso dell'Ode VII, Libro I, nella quale Orazio cita il discorso di Teucro a incoraggiamento dei suoi compagni di esilio: Teucro, personaggio mitologico, era il fratellastro di Aiace di Telamone, quest'ultimo morto suicida poiché non aveva ottenuto le armi di Achille, caduto durante l'assedio di Troia; tornato a Salamina, Teucro venne mandato in esilio dal padre Telamone che lo accusava di non aver saputo impedire il suicidio del fratello Aiace. E così, l'esule Teucro incoraggia appunto i suoi compagni di esilio a cercare nuove terre e nuove imprese dopo la partenza da Salamina: 

《[...] Teucro, fuggendo / da Salamina e dal padre, pure si dice che mise / una ghirlanda di pioppo sulle tempie umide / di vino, e parlò in questo modo agli amici tristi: /

"Dovunque ci porterà la fortuna, migliore / di mio padre, andremo, compagni ed amici: / Non disperate, sotto la guida e gli auspici di Teucro; / a Teucro ha promesso Apollo infallibile / un'altra Salamina su terre nuove. / O valorosi che avete sofferto di peggio / al mio fianco, ora scacciate col vino gli affanni: / domani riprenderemo il vasto mare.》 (riferimento bibliografico principale: https://online.scuola.zanichelli.it/perutelliletteratura/files/2010/04/testi-it_orazio_t4.pdf ).

Nel contesto specifico del monumento commemorativo di Fontecchio questo verso di Orazio si può interpretare come allusione alla resurrezione dei Caduti in un'altra terra, nell'eternità, per navigare nuovi mari e affrontare nuove imprese nella vita celeste; l'esilio da Salamina diventa metafora della morte in guerra, esilio e partenza dalla vita terrena, e i nuovi mari e le nuove terre diventano metafora di una nuova vita, la vita eterna dopo aver lasciato la vita terrena.


Alla base dell'edicola commemorativa sono raffigurati due rami di alloro, allegoria della vittoria, posti in decusse (a croce di Sant'Andrea) con i gambi che traforano lo scudo centrale raffigurante l'arme civica di Fontecchio nella versione più moderna: due leoni affrontati e controrampanti, che bevono da una fontana riproducente la vicina Fonte monumentale di Piazza del Popolo.

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Ritroviamo questa tipologia di monumenti, espressione della raffinata cultura umanistica e simbolica dell'epoca, in molti altri borghi e villaggi dell'ampio circondario dell'Aquila: ad Assergi, a Sassa, a San Benedetto in Perillis, a Calascio; giusto per citare alcuni esempi.

Monumenti sobri e comunicativi allo stesso tempo, frutto di una fine sensibilità culturale architettonica e letteraria. Monumenti da studiare e rivalutare: per la Memoria e per la Cultura.



Mauro Rosati

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sabato 30 dicembre 2023

L'ALBA...《...ORA DEL SILENZIO...MOMENTO MAGICO...》

 

L'ALBA...
《...ORA DEL SILENZIO...
MOMENTO MAGICO...》


    L'alba è un momento meraviglioso, forse il più suggestivo di tutta la giornata. 

     La notte che si dissipa gradualmente, 

⭐ le ultime stelle che riluccicano prima di dissolversi apparentemente nei bagliori del sole nascente (l'ultima in assoluto è il pianeta Venere - "finta" stella - "stella della sera" e "stella del mattino", o "stella di giorno"),  

🐓 il canto di un gallo che risuona nel quartiere, da una contrada non lontana.

     Una tranquillità da assaporare pienamente, il silenzio che precede il trambusto antropico che si scatena di lì a poco, mentre il sole spunta all'orizzonte e dà ufficialmente il via al nuovo giorno. ☀️

     I primi raggi che sollevano il velo della bianca brina da terra e dai tetti, come fosse un sottile e fragile lenzuolo notturno che, al risveglio, si dissolve per sublimazione. ❄


Mauro Rosati

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Nota

La riflessione trae spunto dalla seguente citazione pubblicata nel gruppo Facebook "La Campagna appena Ieri":

《...L'alba è il momento in cui nulla respira, l'ora del silenzio, momento magico in ogni stagione...》 

(Leonora Carrington)


🌐 

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02c9aPK1Yb9UVP8d6AtDrKk73QFwFUZUFH5jk3mrz33X9pf76widcSXWrphsmz4GrCl&id=100064845336426

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sabato 25 novembre 2023

SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA NELLA STORIA AQUILANA - DUE DETTAGLI


《SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA NELLA STORIA AQUILANA - DUE DETTAGLI》


25 novembre

📌 Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto (o "Santa Caterina martire"), da non confondere con Santa Caterina da Siena.

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📖 La Santa nella storia dell'Aquila:

l'ex chiesa (con monastero) e il poemetto sacro di Buccio di Ranallo


⛪ Nella nostra Città dell'Aquila abbiamo memoria concreta di questa Santa nel titolo e nell'edificio dell'ex chiesa (e monastero) di Santa Caterina d'Alessandria, in piazza San Biagio, con la sua caratteristica facciata che corona il lato nord della piazza.

A poca distanza, lungo via Sassa, sorge invece l'ex monastero di Santa Caterina da Siena (l'altra Santa Caterina).


✒ A ciò si aggiunga che il nostro Buccio di Ranallo di Poppleto (Coppito) di Aquila è autore di un bel poemetto in volgare aquilano dal titolo 《LA LEGGENDA DI SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA》(1330), del quale personalmente venni a conoscenza quindici anni fa grazie allo stimato prof. Gaetano Messineo (1943-2010), docente di Archeologia classica presso l'Università degli Studi dell'Aquila, in occasione di una trasferta studentesca nella vicina Cittaducale dove, nella data odierna, si festeggia la Santa.


👉 Qui di seguito potete consultare il poemetto in versione digitale, a pag. 107 del volume scansionato e a pag. 115 nella numerazione dell'archivio digitale:

🌐 https://archive.org/details/lanticapoesieabruzzese/page/n114/mode/1up

(Digitalizzazione da un originale della University of California)



Buona lettura!

Mauro Rosati

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venerdì 9 dicembre 2022

SULLA STRADA FERRATA - Riflessioni

 

《Sulla strada ferrata》 (I),
sonetto di E. De Amicis

👆 Prendo spunto da questo bel sonetto di Edmondo De Amicis e da un post nel gruppo Facebook 《Storie di Meldola》 per una breve riflessione personale.

(In fondo a questo post cito estratti e riferimenti).


📌 Dal punto di vista dei trasporti, vi è stato un periodo particolarmente felice per l'Italia: tra l'Ottocento (1839, inaugurazione ferrovia Napoli-Portici) e la prima metà del Novecento, quando dalle grandi città ai piccoli centri, anche di montagna, vi fu una capillare diffusione dei mezzi su rotaia e a cremagliera (tram, treni, funicolari), nonché filovie.

🚂 Pensiamo, ad esempio nel nostro territorio, alla ferrovia Aquila-Capitignano (prima metà del Novecento), che in progetto sarebbe dovuta giungere fino a Teramo; ferrovia che, in ogni caso, operò ugualmente, soprattutto nel trasporto merci (torba, patate, ecc.). Una ferrovia che sarebbe stata utilissima anche al giorno d'oggi, a uso passeggeri, per una mobilità pubblica più sostenibile. Ne possiamo ammirare la bella stazione capolinea a L'Aquila, zona stazione centrale, con l'elegante edificio recuperato e rifunzionalizzato, e la bella stazione a Marana di Montereale, recuperata e adibita a uso prevalentemente commerciale. E poi, si vedono diversi caselli ferroviari, purtroppo in abbandono, uno dei quali si trova in via Pasquale Ficara all'incrocio con Via Capitignano (non a caso), alla periferia ovest di L'Aquila, all'altezza della rampa che conduce verso la S.S. 80 e poco prima del sottopassaggio che conduce da un lato verso l'Ospedale "San Salvatore" e dall'altro, proseguendo dritto, su Via Vetojo (zona Polo Universitario Matematico-Fisico-Naturalistico) .

Via Capitignano ricalca infatti un tratto della ferrovia Aquila-Capitignano, nel percorso da Via dei Medici a Via Paolo Borsellino. 


Torniamo alla riflessione generale sull'epoca d'oro delle rotaie e delle filovie.

📌 Le automobili erano ancora poche e per pochi, e il mezzo pubblico garantiva un trasporto sicuro per tutti: 

i tram coprivano le grandi distanze delle città metropolitane, i treni arrivavano fin nei piccoli paesi più recònditi, i quali non rimanevano isolati neanche con la neve (e ne cadeva molta) poiché le locomotive erano dotate di sperone spazzaneve che puliva i binari al loro passaggio.

🚊  Altro esempio, il Santuario di Vicoforte, nei pressi di Mondovì, in passato era servito da un'apposita fermata del tram che ne garantiva il collegamento con la stessa Mondovì. E non dimentichiamo la filovia di Aquila, con i mini-tram su gomma che nel primo ventennio del Novecento garantivano il collegamento tra la stazione centrale e Piazza del Palazzo, cuore civico della nostra Città.


📌 Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale e la grande industrializzazione, si diffusero l'automobile su larga scala, e - in generale - i vari mezzi su gomma: 

tante tranvie, ferrovie locali - e non solo - vennero dismesse, fino ad avere strade e autostrade ipertrafficate, città inquinate, strade bloccate e centri isolati dalla minima neve, linee marittime sottoutilizzate e l'assurdità di mezzi su gomma che viaggiano parallelamente alle ferrovie - anch'esse sottoutilizzate - e/o parallelamente alle linee di costa, a poche decine di metri dal mare, dove molte merci e passeggeri potrebbero viaggiare da un porto all'altro su navi, traghetti, battelli, aliscafi e altri mezzi marittimi.


Dall'epoca d'oro Ottocento-Novecento ci possono insomma venire spunti per una nuova mobilità sostenibile.


➡️ Letture collegate. Sulle potenzialità turistiche della linea ferroviaria Sulmona-L'Aquila-Rieti-Terni, vedi: 👇

https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/04/da-sulmona-terniin-carrozza-e-viceversa.html?m=1


Mauro

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🚂 🚄 SULLA STRADA FERRATA - I


✒ 📜《Corre il treno sonante in riva al mare.

Entra del monte ne la negra mole,

Esce, e d’un grido risaluta il sole,

E dentro al bosco sibilando spare;


Quindi sul ponte rimbombante appare.

Borghi sorvola, camposanti, aiuole,

E cupe valli taciturne e sole

E quete ville solitarie e care;


E simili a fantasime sui piani

Passano le casupole e le piante

E fuggono gli attoniti villani,


E poi rallenta il corso anzi la mèta,

E grave tra edifici alti l’ansante

Ira dei negri ordigni arsi si cheta.》


📖 E. DE AMICIS, 《Poesie》, IV edizione, Fratelli Treves Editori, Milano 1882; p. 139.

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👉 Quando treni e tram includevano anche i piccoli borghi. 

Il caso di Meldola, borgo romagnolo in provincia di Forlì-Cesena, che per un periodo ebbe il suo "tramway" (il "tranvai"), che lo lo collegava ai centri maggiori del territorio.


《 𝑪𝒂𝒓𝒐 '𝑻𝒓𝒂𝒏𝒗𝒂𝒊'...

🚂 "Un'idea geniale, una realizzazione ancora più geniale, permisero l'attivazione del tramway a vapore che partendo da Meldola, toccando Forlì approdava all'antica capitale dell'Esarcato: Ravenna. 

🚆 Un sogno che divenne realtà e poi...ridivenne sogno. Un'idea felice che permise di collegare la vallata del Bidente al mare, vitalizzando quanto di buono era sopito e quanto di nuovo scaturiva in terra di Romagna. 》 


📖 Paride PINTUS, 《Caro 'Tranvai'》, Ge.Graf Bertinoro, 1995. 

(🌐 continua nel post, corredato da un'immagine d'epoca: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0xohjowRLDNTK7eQCvCZGyTKcJH39baYneswr8Z1QJ4hsQLhEuXth2oKgZyv8Fopbl&id=100081776633010

in 《Storie di Meldola》).

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domenica 20 novembre 2022

《AL PITTORE PAOLO MICHETTI》


 

✒ 🎨《AL PITTORE PAOLO MICHETTI》:

sonetto di Edmondo De Amicis dedicato al pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti (1851-1929) da Tocco (oggi Tocco da Casauria), già provincia di Abruzzo Citeriore (Provincia di Chieti), oggi Provincia di Pescara. 

➡️ Nei quattordici versi di un sonetto (due quartine e due terzine), il De Amicis descrive e rende lo stile naturalista-verista del Michetti - nonché i suoi soggetti predominanti - mediante brevi ed efficaci espressioni.

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✒ 📖《 Chi t’ispira que’ bei volti vermigli

Di donnine e di bimbi, o mio Michetti?

Sono fior del tuo lido o tuoi concetti?

Caro Michetti mio, dove li pigli?


E a che strani ardimenti ti consigli?

Con che arcana magìa côgli e rifletti

Della natura i novi intimi aspetti

Onde il mondo innamori e meravigli?


Chi ti guida il pennello e l’intelletto?

È una bimba gentil per cui sospiri,

una fata, o un demonio, o un angioletto?


Tutta render non so nelle mie rime

La maledetta simpatìa che ispiri....

Ma tu m’intendi, va, matto sublime. 》

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📖 Testo da: 

E. DE AMICIS, Poesie, IV edizione, Fratelli Treves Editori, Milano 1882; p. 131.

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Mauro



venerdì 2 settembre 2022

LA PERDONANZA IN UN DIARIO DI VIAGGIO DEL 1914

 

D. GRILLI-M. LUSI-V. BONANNO, 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978;
p. 134.



D. GRILLI-M. LUSI-V. BONANNO, 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978;
pag. 135.


D. GRILLI-M. LUSI-V. BONANNO, 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978;
pag. 136.


D. GRILLI-M. LUSI-V. BONANNO, 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978;
pag. 137.


D. GRILLI-M. LUSI-V. BONANNO, 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978;
pag. 138.


LA PERDONANZA IN UN DIARIO DI VIAGGIO DEL 1914


🎨 Le scene di alcuni dipinti nella bella carrellata sulla Perdonanza del pittore TEOFILO MASULLI, condivisa da Sonia Masulli sul gruppo Facebook 《L'Aquila: la Storia》, mi hanno richiamato alla mente le atmosfere descritte in questi passi del diario di viaggio 《Through the Appennines and the Lands of the Abruzzi, landscapes and peasant life》 (immagini in alto).

(I dipinti di Teofilo Masulli sulla Perdonanza sono visibili all'indirizzo https://m.facebook.com/groups/292871157446948/permalink/5422834334450579/ )


📌 ✒ L'autrice ESTELLA CANZIANI, scrittrice, pittrice, viaggiatrice britannica, narra in questo diario il suo viaggio del 1914 nell'Abruzzo appenninico. 

In queste pagine, in particolare, descrive l'atmosfera di Collemaggio durante la 《Festa del Perdono》 e la benedizione delle reliquie, con riferimenti anche ai pazienti del vicino ospedale psichiatrico, all'epoca da poco aperto, che da dietro le cancellate reclamavano la loro libertà.


📌 Interessante anche il passaggio in cui si parla del tappeto porpora e oro davanti al campanile e del drappo rosso appeso sulla balaustra dello stesso: dovrebbe trattarsi di quell'antico uso, ancora in essere nel Novecento, per cui le chiese venivano vestite di drappeggi colorati secondo la Solennità in corso, come ancora vediamo oggi sugli abiti dei sacerdoti celebranti.

Molte chiese conservano ancora oggi i ganci lungo i pilastri delle navate, finalizzati proprio a tale uso.


✒ Le pagine che potete leggere nelle immagini in alto sono estratte dalla traduzione italiana del diario, a cura di DIEGO GRILLI, MARIA LUSI, VINCENZO BONANNO: 《Attraverso gli Appennini》di Estella Canziani, De Feo editore, Roma 1978.


Mauro



lunedì 31 gennaio 2022

BUCCIO -《INCIPIT》 AQUILANO

 

L'《incipit》 della Chronica aquilana rimata di Buccio di Ranallo, in una delle sue edizioni
(Fonte immagine: Pagina Facebook 《La casa di Buccio L'Aquila》)


《Lo cunto serra' d'Aquila / magnifica citade,

Et de quilli che la ficero / con grande sagacitate》!


📌 Buccio di Ranallo, nacque ad Aquila alla fine del XIII secolo, precisamente nel borgo di Poppleto (oggi Coppito, frazione dell'Aquila), uno dei castelli fondatori della città, o nel locale di Coppito dentro la città (tutti i castellani fondatori di Aquila, infatti, avevano il medesimo 《diritto di cittadinanza》 sia in città sia nel loro borgo di origine).

Poeta, storico, è autore della prima grande Cronaca sulla storia di Aquila dalla sua fondazione sveva (metà XIII secolo) fino agli anni 1361-1362, a ridosso della sua morte avvenuta nel 1363 a causa di una pestilenza.


📌 La Cronaca rimata di Buccio di Ranallo rappresenta il lavoro più importante della sua produzione poetica: l'autore non si limita a riportare i fatti di Cronaca, intervallati da sonetti satirici o ammonitori di tipo politico, ma realizza uno scritto in versi, creando così un'opera di pregio poetico oltre che di valenza cronicistica.

Buccio di Ranallo è particolarmente rilevante per la narrazione delle origini di Aquila poiché egli nacque alla fine del Duecento e quindi, con molta probabilità, venne in contatto sia con coloro che avevano vissuto in prima persona le vicende della prima (1254, Svevi) e della seconda fondazione di Aquila (1266, Angioini), sia con probabili fonti documentarie di prima mano.


📌 Da alcuni anni, la produzione di Buccio di Ranallo, con in testa l'opera maggiore della Cronaca aquilana rimata, è considerata un'importante testimonianza ed esempio di lingua volgare, tanto da essere citata anche in alcuni testi scolastici di storia della letteratura italiana.


📌 L'opera di Buccio fu il punto di partenza per i numerosi successivi cronisti di storia aquilana che, partendo dala sua Chronica, proseguirono la narrazione delle vicende storiche cittadine nei decenni e nei secoli successivi. Cronache che tutt'oggi, alla luce di nuovi studi, rappresentano importantissime e dettagliate fonti di notizie sulle vicende storiche della Città dell'Aquila.


Mauro


🌐 Sitografia di base.

Per chi fosse interessato a un primo approccio con la biografia di Buccio di Ranallo, suggerisco due lemmi tratti dall'Enciclopedia Italiana (Treccani, 1932) e dal Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani, 1972):


1

https://www.treccani.it/enciclopedia/buccio-di-ranallo_%28Enciclopedia-Italiana%29/


2

https://www.treccani.it/enciclopedia/buccio-di-ranallo_%28Dizionario-Biografico%29/



martedì 4 gennaio 2022

L'AQUILA 《NELLA PENNA》 DI SUSANNA TAMARO


L'AQUILA 《NELLA PENNA》 DI SUSANNA TAMARO


In questi giorni mi è tornato alla mente un passo di uno dei romanzi più noti e di successo della letteratura italiana contemporanea: 《Va' dove ti porta il cuore》(1994), di Susanna Tamaro. Romanzo dal quale, fu tratto l'omonimo film del 1996 con Virna Lisi e Margherita Buy nel ruolo della protagonista Olga, rispettivamente da anziana e da giovane.
Molti di voi probabilmente già conosceranno il racconto ma vale la pena fare un breve cenno: si tratta di un romanzo dalla struttura particolare, una lettera vergata in forma di diario dall'anziana Olga, triestina, che dalla sua casa di Opicina (Trieste) decide di scrivere alla sua giovane nipote. Sono i giorni che vanno dal 16 novembre al 22 dicembre del 1992.
L'anziana Olga, in questa sorta di lettera-testamento ripercorre la sua vita travagliata, sia interiormente sia per gli eventi storici che segnano la sua gioventù, tra i quali la dittatura, la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e il dramma delle popolazioni giuliane del Carso.

E proprio quando racconta gli anni della guerra, nella pagina di diario del 4 dicembre 1992, Olga narra del periodo trascorso a L'Aquila dove, quasi trentenne, si era rifugiata insieme ad Augusto, il suo marito abruzzese sposato pochi giorni prima dell'inizio del conflitto.
Anche se quel periodo rappresenta una fase non felice della sua vita, per ragioni personali e familiari, Olga ci apre una breve finestra e delinea un veloce ritratto materiale e socio-culturale della nostra città e dei suoi dintorni in quei difficili anni del Novecento, anche se 《filtrato》 dal suo punto di vista e dal suo travagliato personale stato d'animo.
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E allora, con qualche estratto di quelle pagine, lascio la parola ad Olga, animata dalla penna di Susanna Tamaro:
《Ci sposammo con una cerimonia sobria il primo giugno del '40. Dieci giorni dopo l'Italia entrò in guerra. Per ragioni di sicurezza, mia madre si rifugiò in un paesino di montagna, in Veneto, mentre io, con mio marito, raggiunsi L'Aquila [...]. A L'Aquila andammo ad abitare nella casa della famiglia di Augusto [nelle vicinanze del Duomo], un grande appartamento al primo piano di un palazzo nobiliare del centro. Era arredato con mobili cupi, pesanti, la luce era scarsa, l'aspetto sinistro. Appena entrata mi sentii stringere il cuore [...]. Mio marito capì subito lo stato di smarrimento in cui mi trovavo e per le prime due settimane fece tutto il possibile per distrarmi. Un giorno sì e un giorno no prendeva la macchina e andavamo a fare delle passeggiate sui monti dei dintorni. Avevamo entrambi una grande passione per le escursioni. Vedendo quelle montagne così belle, quei paesi arroccati sui cocuzzoli come nei presepi mi ero un po' rasserenata, in qualche modo mi sembrava di non aver lasciato il Nord, la mia casa. Continuavamo a parlare molto. Augusto amava la natura, gli insetti in particolare, e camminando mi spiegava un mucchio di cose. Gran parte del mio sapere sulle scienze naturali lo devo proprio a lui [...].
Con me [nella casa] c'era una vecchia domestica, era lei che si occupava delle principali faccende. Come tutte le mogli borghesi dovevo soltanto programmare il pranzo e la cena, per il resto non avevo niente da fare. Presi l'abitudine di uscire ogni giorno da sola a fare delle lunghe passeggiate. Percorrevo le strade avanti e indietro con passo furioso, avevo tanti pensieri in testa e tra tutti questi pensieri non riuscivo a fare chiarezza [...].
Dopo un mese arrivarono le prime chiacchiere alle orecchie di mio marito. - La "tedesca" -, avevano detto delle voci anonime, - "va in giro da sola per le strade a tutte le ore" -. Ero strabiliata. Cresciuta con delle abitudini diverse, non avrei mai potuto immaginare che delle innocenti passeggiate potessero dare scandalo. Augusto era dispiaciuto, capiva che per me la cosa era incomprensibile, tuttavia per la pace cittadina e il suo buon nome mi pregò di interrompere le mie uscite solitarie [...].
Intanto avevo conosciuto le mogli dei colleghi di Augusto e il giovedì mi incontravo con loro in un caffè del centro.
Benché fossimo pressappoco coetanee avevamo veramente poche cose da dirci. Parlavamo la stessa lingua ma questo era l'unico punto in comune [...]》.

Con il passar del tempo, intanto, il legame matrimoniale con Augusto si raffredda. Tuttavia, non esistendo il divorzio, secondo i criteri dell'epoca Olga non trovava motivi specifici per cui si potesse rompere il matrimonio; Augusto era divenuto emotivamente distaccato ma non la maltrattava materialmente.

E qui segue un'altra brevissima 《finestra》; una finestra domenicale:
《Avevo la sensazione che, più di ogni altra cosa, Augusto volesse trovare qualcuno a casa alle ore dei pasti, qualcuno da esibire con orgoglio la domenica in Duomo [proprio lui! Il nostro Duomo dei Santi Massimo e Giorgio!].
[...] Augusto con me non ha mai alzato un dito, ma neanche la voce. Non mi ha mai fatto mancare niente. La domenica, tornando dalla messa, ci fermavamo alla pasticceria dei fratelli Nurzia e mi faceva comprare tutto ciò di cui avevo voglia [...]》.

La lettera-diario prosegue poi con la narrazione degli anni successivi alla fine della guerra.
A Voi, se vorrete, la curiosità di leggere l'intero romanzo!


Mauro
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P.S.: In occasione del Salone del Libro di Torino del 2011, nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, 《Va' dove ti porta il cuore》 è stato inserito tra i 150 "Grandi Libri" che hanno caratterizzato la storia dell'Italia unita.
(Fonti:
Corriere della Sera, 27/04/2011

La Gazzetta del Mezzogiorno, 23/07/2012

URL consultati in data 04/01/2022)




venerdì 24 dicembre 2021

GLI 《STILI》 E《LA NATALE》, IL CAPODANNO AQUILANO

 



《LA NATALE》, IL CAPODANNO AQUILANO


Qualche ulteriore dettaglio che fa seguito all'articolo dell'anno scorso, dal titolo: 《La Natale e la Pasqua de jennaro》.

Gli 《stili》 degli antichi calendari.

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Con il vespro del 24 dicembre è iniziata la Festività del Natale.


In età medievale, come ci tramanda Buccio di Ranallo, ad Aquila l'arrivo 《della Natale》 (al femminile) rappresentava l'inizio del nuovo anno.


Nel Medioevo e fino all'Età Moderna (Cinquecento e oltre) ogni località e/o regione d'Europa adottava uno 《stile》del calendario che fissava l'inizio dell'anno in concomitanza di una particolare Festività religiosa o ricorrenza stagionale: Natale (25 dicembre); Circoncisione del Bambino Gesù (1° gennaio); Incarnazione di Cristo (l'Annunciazione; 25 marzo); Pasqua (variabile;《stile francese》).

A Venezia si adottava invece lo stile del calendario romano più antico (repubblicano), con l'inizio dell'anno al 1° marzo: il cosiddetto 《more veneto》 (uso veneto), rimasto in vigore fino alla caduta della Repubblica veneziana nel 1797.

C'era anche lo 《stile bizantino》 con inizio dell'anno il 1° settembre.

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Ad Aquila si adottava lo 《stile della Natività》 e per questo il nuovo anno iniziava a Natale.


Con la riforma del Calendario, voluta da papa Gregorio XIII nel 1582, si ristabilì l'inizio dell'anno secondo lo 《stile della circoncisione》 (1° gennaio, come nel calendario giuliano), che oggi è divenuto il più diffuso al mondo. 


Il Capodanno odierno, quindi, coincide con l'《Ottava del Natale》 (ottavo giorno del Natale) che cade appunto il 1° gennaio, giorno in cui tradizionalmente si ricorda la circoncisione di Gesù Bambino:

《Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.》; Vangelo secondo Luca (2, 21).

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E dopo questo piccolo excursus, vi faccio i miei Auguri di 《Buona Natale》 e Buon Capodanno aquilano!


Mauro



venerdì 29 ottobre 2021

AMITERNUM - SUGGESTIONI 《AGRO-POETICHE》

Uno scorcio dell'agro amiternino, pochi chilometri a ovest della città dell'Aquila
(Foto: Mauro Rosati, 2016)


Anche una visita di gruppo a un'area archeologica, può suscitare suggestioni letterarie e poetiche, offerte dal paesaggio circostante. Non fa eccezione la bellezza del contesto nel quale è immersa l'area archeologica di Amiternum, antico insediamento sabino e poi romano e medievale, insieme al vicino borgo di San Vittorino Amiterno, nel Contado occidentale dell'Aquila.

Ci suggerisce queste suggestioni, ad esempio, Gabriele D'Annunzio, che in prosa e in versi riesce a nobilitare l'arte della semina.

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《Egli avanzava pel campo dirittamente, con una lentezza misurata. 

Gli copriva il capo una berretta di lana verde e nera con due ali che scendevano lungo gli orecchi all'antica foggia frigia. 

Un sàccolo bianco gli pendeva dal collo per una striscia di cuoio, scendendogli davanti alla cintura pieno di grano. Con la manca egli teneva aperto il sàccolo, con la destra prendeva la semenza e la spargeva. 

Il suo gesto era largo, gagliardo e sapiente, moderato da un ritmo eguale. Il grano involandosi dal pugno brillava talvolta nell'aria come faville d'oro, e cadeva su le porche umide egualmente ripartito. 

Il seminatore avanzava con lentezza, affondando i piedi nudi nella terra cedevole, levando il capo nella santità della luce. Il suo gesto era largo, gagliardo e sapiente; tutta la sua persona era semplice, sacra e grandiosa.》

(dal romanzo 《L'innocente》 di G. D'Annunzio, 1892)


Con queste parole, Gabriele D'Annunzio, nobilita e celebra il seminatore, elevandolo a una figura quasi sacra ed epica.


Nota 1. Nel testo troviamo anche un termine tecnico agrario: le 《pòrche》, plurale di 《pòrca》.  

Semplificando, la pòrca (o pròsa) è quella striscia di terra rialzata che si alterna al solco e serve per favorire lo scolo e il drenaggio delle acque. Le pòrche alternate ai solchi danno quell'effetto caratteristico ondulato che vediamo in molti campi arati.


Nota 2. Il berretto 《di foggia frigia》, semplificando, è un copricapo caratteristico formato da un pennacchio in alto che ricade in avanti. L'aggettivo 《frigio》 deriva dai Frigi, un'antica popolazione che, tra il II e il I millennio a.C. si era stanziata e aveva fondato un regno pressappoco al centro dell'Anatolia, nell'odierna Turchia.

Il berretto frigio fu adottato dai Persiani quando conquistarono il Regno di Frigia.

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E sempre per rimanere in tema agricolo e dannunziano, ecco di seguito anche 《I seminatori》, un noto sonetto - appunto - di Gabriele D'Annunzio.

Nota 3. Il sonetto è un breve componimento in versi formato da due quartine (strofe di quattro versi) e due terzine (strofe di tre versi).


《Van per il campo i validi garzoni

guidando i buoi da la pacata faccia;

e, dietro quelli, fumiga la traccia

del ferro aperta alle seminagioni.


Poi, con un largo gesto delle braccia,

spargon gli adulti la semenza; e i buoni

vecchi, levando al ciel le orazioni,

pensan frutti opulenti, se a Dio piaccia.


Quasi una pia riconoscenza umana

oggi onora la Terra. Nel modesto

lume del sole, al vespero, il nivale


tempio dei monti innalzasi: una piana

canzon levano gli uomini, e nel gesto

hanno una maestà sacerdotale.》.


In pochi versi, l'evocazione dell'atmosfera autunnale, quando già si vanno preparando i nuovi frutti del lavoro agricolo, con l'auspicio e la preghiera di un buon raccolto.


Mauro



venerdì 1 ottobre 2021

SANTA KLAUS...IN ANTICIPO


 

SANTA KLAUS...IN ANTICIPO


01 ottobre 2021

Accipicchia! Nonostante le giornate ancora 《estive》, questa volta 《Babbo Natale》 si è anticipato di ben tre mesi...anzi...considerato il giorno in cui è passato (29-09-2021), direi che San Michele ha anticipato Santa Klaus...l'Arcangelo ha anticipato il Vescovo! 

Anche questa volta devo ringraziare due 《Soliti Noti》 benefattori della Cultura 😉🤗 per questo nuovo e inatteso omaggio.

Ho iniziato a sfogliarlo aprendo le pagine casualmente perché...come scrive l'autore stesso...《non è un libro》. Aggiungo io: è un prezioso campionario di cultura popolare aquilana e...come prima impressione...mi pare che ben meriti la fama che lo ha sempre circondato qui ad Aquila.

È uno 《zibaldone》, appunto, qualcosa che un po' riflette il mio modo di lavorare nelle ricerche - e non solo -: tanti appunti...tanto materiale...un po' di qua, un po' di là...che poi con pazienza inizio ad amalgamare e a cucire individuando un filo logico.


Mauro Rosati


P.s.: non sono ancora un 《-anta》però sono abbastanza grande per sapere a quale Cinema si riferisca l'insegna al centro della copertina. Un Cinema che ha chiuso i battenti all'alba di questo secolo, circa 20 anni fa, quando andavo ancora a scuola.



sabato 31 luglio 2021

LETTURE - IL TRIO

 



Un paio di settimane fa ho sentito nominare 《Sandokan》, con riferimento alla prima serie televisiva: in una frazione di secondo da 《Sandokan》 ho pensato a Sàlgari, e da quest'ultimo mi è balenata davanti una bella copertina color《verde jungla》 che ricollegavo alla mia infanzia.


E così, dalla mia 《macchina del tempo》 ho recuperato quel libro, di cui ricordavo il 《parcheggio》: 《I misteri della jungla nera》 di Emilio Sàlgari. 

Ma quel libro era accanto ad altri due, uno rosso e l'altro simil-cuoio, dalle copertine altrettanto belle: mi sono ricordato - a cascata, proprio come in questa foto - che quel libro verde faceva parte di un trio, insieme al 《Libro Cuore》 e a 《Carlo Magno》.


Ciò che invece non ricordavo è stata un'altra cosa: quei libri venivano distribuiti al supermercato da una nota catena italiana, non ricordo se con i punti o se con una soglia minima di spesa.


Un paio di mesi fa avevo recuperato e rispolverato altri libri, più piccoli e stampati su carta riciclata; da Shakespeare a Pirandello: anche questi distribuiti dai supermercati, alcuni addirittura al bancone salumeria, con l'acquisto di una certa marca di formaggio.

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Era la prima metà degli anni Novanta, 1992-1993 circa; ero un bambino ma ricordo sufficientemente che questa cosa era la normalità, anche nel piccolo supermercato del paese.

Già negli anni a seguire mi pare di non aver più trovato libri nei supermercati; poi anche le librerie hanno cominciato a scarseggiare, soprattutto nelle località di grande turismo: le librerie economiche per intenderci.


E non credo sia stato tanto (o soltanto) un fenomeno legato all'avvento del digitale, che era iniziato già dagli anni Ottanta.

Piuttosto ho avuto l'impressione diretta che negli anni a seguire abbiamo cominciato a leggere di meno - o meglio - a leggere meno libri e a impegnare il tempo in altri oggetti di distrazione, e - credo - non per colpa (o non solo per colpa) degli smartphone, che sono relativamente recenti, ma proprio per una mutazione culturale più generale che ancora non ho compreso a pieno.


Mauro Rosati



venerdì 11 giugno 2021

QUANDO MARZO AVEVA 30 GIORNI!

 

Allegoria del mese di marzo
(Fonte immagine: 
http://www.evus.it/it/index.php/news/zoom/il-cavaspina-sotto-il-segno-dei-pesci/ )


QUANDO MARZO AVEVA 30 GIORNI

L'Uomo e la Natura


In questi giorni, anche riflettendo sul precario periodo storico che il Mondo sta vivendo, mi è tornato alla mente un racconto d'Infanzia.

«La leggenda di Marzo e del Pastore» 


Si tratta di una breve narrazione popolare - tramandata oralmente - che rimane di stretta attualità, ancor di più - appunto - nell'epoca che stiamo vivendo.


È infatti una leggenda che - apparentemente - vuole raccontare perché Marzo abbia 31 giorni ma, se andiamo a rileggerla con la coscienza degli adulti, troviamo anche una morale più sottile.



Un racconto per piccoli e grandi!
Cerco di riportarlo per iscritto come meglio lo ricordo.
😊

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C'era un tempo immaginario in cui Marzo aveva 30 giorni e Aprile ne aveva 31.

 

Sempre a quel tempo c'era un Pastore che possedeva un grande gregge.


 

Ogni giorno il Pastore portava al pascolo le sue pecore e, conoscendo il clima "pazzo" del mese di Marzo, usciva sempre prudentemente con mantello e ombrello.

Ogni giorno Marzo gli chiedeva dove andasse con le sue pecore, in modo da «colpirlo» e prendersi gioco di lui con qualche scroscione di pioggia o magari con la neve.

Il Pastore, però, ogni giorno mentiva a Marzo, indicandogli sempre un posto diverso da quello dove poi andava effettivamente.

Ogni sera Marzo chiedeva al Pastore come fosse andata la giornata, sperando di avergli fatto uno scherzo con qualche burrasca improvvisa. Il Pastore, soddisfatto, raccontava a Marzo che il tempo era stato ottimo.

 

E così Marzo rimaneva sempre deluso dal fatto che il suo «scherzo» non fosse riuscito.

 

Arrivato il 30 del mese, l'ultimo giorno, il Pastore si rivolse a Marzo, dicendogli più o meno così: « - Oggi è l'ultimo giorno, domani arriva Aprile e tu non potrai farmi più niente! - ». Dopodiché, gli disse anche il luogo in cui avrebbe portato le pecore, questa volta senza mentire, credendo che Marzo fosse ormai finito.


Marzo, indispettito dalla risposta del Pastore decise di tendergli un tranello. Andò da suo fratello Aprile e gli disse pressappoco così: « - Frateju Abrile prestame 'n atru dì, che te faccio le peji pe' mi e pe' ti! (Fratello Aprile, prestami un altro dì e ti procuro le pelli, per me e per te) - ».

 

Aprile accettò lo scambio e regalò il suo «31» a Marzo.

 

Il giorno dopo, il Pastore - troppo sicuro e imprudente - uscì senza ombrello e senza mantello, convinto del fatto che fosse arrivato Aprile.

A quel punto Marzo lo sorprese in piena giornata, scatenandogli contro una forte burrasca che fece disperdere la maggior parte del gregge, con la perdita di molte pecore (le pelli che Marzo aveva promesso ad Aprile erano proprio le pelli di pecora).


Il Pastore, bagnato e sconsolato, tornò a casa, e a quel punto Marzo gli rivelò il suo tranello, chiedendogli beffardamente: « - Com'è andata oggi? - ».


Ovviamente conosceva già la risposta.

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Riflessione
Se adesso pensiamo a Marzo come alla personificazione della Natura, e al Pastore come fosse l'Essere Umano - ecco il perché delle maiuscole - la morale sembra molto chiara:

l'Uomo, imprudente e arrogante, che sfida la Natura «a viso aperto» è destinato ad essere punito dalla Natura stessa.


È lei - la Natura - che «detta le regole» (le «leggi naturali») e l’Uomo - che è parte della Natura - deve adattarsi nel miglior modo possibile (ombrello e mantello), senza mai sfidarla alla pari o, peggio ancora, offenderla.


La Natura non va piegata alle nostre regole e ai nostri ritmi: una morale che dobbiamo sempre aver presente, oggi come in passato.

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Nota 1
Ovviamente, come tutti i racconti popolari, esistono delle varianti locali che magari già conoscete in maniera un po' differente. Ma la sostanza della narrazione è quella che vi ho riportato.

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Nota 2

Parallelamente a questo racconto mi sono tornati alla mente anche il pensiero e l’opera del Leopardi.

Giacomo Leopardi riflette spesso sul rapporto Uomo-Natura: in particolare, se non lo avete già fatto, vi consiglio la lettura del «Dialogo della Natura e di un Islandese» (1824).

Vi sembrerà scritto ai nostri giorni!

https://it.m.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_della_Natura_e_di_un_Islandese

Vi segnalo anche un brevissimo estratto dal film
«Il giovane favoloso» (2014); si tratta della scena in cui Giacomo Leopardi sogna l’incontro e il dialogo di se stesso - nella parte dell’Islandese - con la personificazione della Natura:

https://youtu.be/onnPG6Psvrk

 

 


Mauro Rosati