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domenica 3 agosto 2025

UN "TEATRO"... DAVANTI AL TEATRO

L'Aquila, piazza San Filippo: veduta d'insieme.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


🚩 L'Aquila, Piazza San Filippo (Quarto di San Pietro):

un'omogenea e studiata scenografia urbana barocca nel cuore della nostra città.


📍 Un largo che si apre lungo Via Cavour delimitato da una facciata sobria ma elegante, dalle forme morbide e sinuose, che abbraccia tutti gli edifici alle sue spalle creando una percezione visiva uniforme: Piazza San Filippo (《Largo San Filippo》 nel Viario ufficiale del Comune-Città dell'Aquila) è un esempio compiuto di urbanistica barocca studiato e pensato secondo una logica definita.

↪ La piazzetta non si trova in un posto casuale ma svolge una funzione ben precisa che unisce rispettosamente e intelligentemente architettura e urbanistica.

Siamo infatti all'altezza della chiesa (oggi teatro) di San Filippo (San Filippo Neri) fondata a L'Aquila dai Padri della Confederazione dell'Oratorio di San Filippo Neri (《C.O. = Confoederatio Oratorii Sancti Philippi Nerii》), ossìa i Padri Oratoriani, comunemente noti anche come Padri Filippini, dal nome del fondatore. 

↪ Lo slargo che vediamo si sviluppa quindi di fronte alla chiesa come uno spazio teatrale dal quale assistere a uno spettacolo, affinché chi passa di lì possa ammirare la facciata della chiesa stessa, situata dal lato opposto: in pratica una 《platèa》, proprio come a teatro e, possiamo osservare in aggiunta, la parola 《piazza》 deriva dal latino 《platĕa》, a sua volta dal greco 《plateía》, con riferimento al concetto di largo, aperto.

↪ La platea dei teatri, infatti, è una 《piazza》 antistante al palcoscenico, dove sono collocate le poltrone dei posti a sedere; e proprio per questo il vocabolo 《platea》è passato, per metonìmia a indicare anche il pubblico stesso che assiste a un certo evento (spettacolo teatrale, concerto, conferenza, ecc.).


📍 Piazza San Filippo si mostra come una soluzione urbanistica coordinata con criterio e che, seppur con un linguaggio stilistico differente, ricorda concettualmente l'impostazione di Piazza Sant'Ignazio a Roma, la quale si apre dinanzi alla chiesa gesuita di Sant'Ignazio di Loyola, intitolata al fondatore della Compagnia di Gesù (《S.J. /S.I. = Societas Jesu / Societas Iesu》) , nota per la finta cupola prospettica opera di Andrea Pozzo e affiancata dal Collegio Romano, in origine casa d'istruzione fondata e gestita dai Padri Gesuiti e oggi sede centrale del Ministero della Cultura.


📍Torniamo di nuovo alla nostra Piazza San Filippo.

Quando passiamo per Via Cavour fermiamoci per qualche istante a contemplare questo accogliente angolo di città raccolto e ben disegnato, situato nel cuore del Quarto di San Pietro e a poca distanza dalla Piazza del Duomo (Piazza del Mercato)!

Dal portale della chiesa-teatro ammiriamo la piccola e graziosa piazza e poi proprio dalla piazzetta guardiamo a sua volta la facciata della chiesa!


Nota integrativa.

📍Così come accaduto per la chiesa gesuita di Santa Margherita (in origine parrocchiale di Santa Margherita della Forcella), sempre a L'Aquila, anche la chiesa di San Filippo è rimasta con la facciata 《a grezzo》 ossia con le pietre predisposte per il montaggio del prospetto che non venne poi realizzato.

Un fenomeno che riscontriamo spesso, parzialmente o integralmente, anche in altre città e generalmente dovuto a circostanze sfavorevoli (ad esempio economiche) che non resero possibile il completamento dei prospetti, soprattutto nei casi di facciate particolarmente ampie

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Curiosità - I doppi numeri civici.

📍Accanto ai portali che si affacciano su Piazza San Filippo possiamo osservare in almeno un caso la presenza di due numeri civici contemporaneamente: uno più basso e uno più alto.


❓ Perché due numeri civici?


❗ La spiegazione più plausibile, sulla base di altri esempi storicamente attestati in città, ci suggerisce l'ipotesi che la piazza seguisse in origine la numerazione dell'odierna Via Cavour, senza distinzione; poi, in un secondo momento, quando il largo è stato intitolato ufficialmente come 《Piazza/Largo San Filippo》, i portali che si aprono nel bel prospetto barocco hanno acquisito una numerazione indipendente rispetto a Via Cavour.

↪ Quindi possiamo dedurre che il numero con il valore più alto appartenga alla vecchia numerazione civica mentre quello con il valore più basso sia il civico più nuovo ed oggi valido.



Mauro Rosati

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giovedì 8 maggio 2025

《LA CONCHIGLIA FOSSILE》

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


《LA CONCHIGLIA FOSSILE》


Non di rado si possono trovare conchiglie anche a decine di chilometri dal litorale!
🐚 😉

Camminando per le vie della città, infatti, ogni tanto vale la pena 《fossil-izzarsi》anche sui dettagli che si presentano davanti ai nostri piedi.

Come in questo caso (Quarto di Santa Maria): una conchiglia fossile del genere 《Pecten》 , molto comune nel nostro territorio.
È sempre affascinante trovare conchiglie, coralli e altri fossili marini a centinaia e a migliaia di metri di altitudine, a ricordarci che tutti noi, comprese le nostre montagne, veniamo dal mare! 🌊 

🔎 Appena vista, da lontano, mi ha dato fin da subito quell'impressione ma, nel dubbio, ho chiesto pareri:
ringrazio in particolare per l'interessamento Eleonora Gallo che, incuriosita dal dettaglio, ha chiesto conferma a un esperto in materia, il quale ha identificato la piccola conchiglia appunto come 《Pecten》.

Forse una conchiglia ricoperta in origine dalla sabbia, come ci capita spesso di vedere sulla battigia delle nostre spiagge.
Poi, nel corso di milioni di anni, quella sabbia è emersa dal mare, si è consolidata diventando pietra e ha inglobato questa conchiglietta.
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E così, quasi automaticamente, la vista di questo fossile mi ha richiamato alla mente il bel poemetto ottocentesco 《Sopra una conchiglia fossile》, di Giacomo Zanella, consultabile all'indirizzo:
✒ Il componimento poetico fa parte della più ampia raccolta 《Versi》 dello stesso Giacomo Zanella.

Buona lettura! 😊 


Mauro
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lunedì 21 aprile 2025

《TIMO》... Quando i tombini 《raccontano》

 

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


《TIMO》... Quando i tombini 《raccontano》


Passeggiando per le vie della nostra Città dell'Aquila, e in particolare nel nostro centro cittadino, ci capita spesso di calpestarli distrattamente, magari mentre parliamo o guardiamo le insegne e le vetrine dei negozi. Tuttavia, qualche volta può capitare di camminare anche guardando più in basso, verso il selciato o l'asfalto delle strade e allora è molto più probabile osservarli:

sono chiusini (o tombini), che hanno in alto al centro una losanga, un rombo, orizzontale con la scritta 《TIMO》, un logo con la linea orizzontale della 《T》 che si prolunga verso destra abbracciando le altre tre lettere, come se fosse un tetto.


Se ne incontrano diversi, e sono lì a raccontarci una pagina di storia industriale della nostra città e dell'Italia in generale.


Che vuol dire 《TIMO》? 

Facciamo un passo indietro.


Con la graduale diffusione della telefonìa (già da fine Ottocento erano nate le prime aziende telefoniche), a partire dal 1923 si decretò la concessione a privati della gestione del servizio telefonico nazionale. L'Italia venne divisa in cinque grandi distretti di concessioni, cinque raggruppamenti territoriali, ciascuno gestito da una specifica azienda:

I - la STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese E Lombarda, 1925), già STEP (Società TElefonica Piemontese, 1924), per il territorio delle odierne regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia;

II - la TELVE (società TELefonica delle VEnezie, 1924), per le 《Tre Venezie》, ossìa il territorio delle odierne regioni Veneto (la 《Venezia》), Trentino-Alto Adige/Südtirol (la 《Venezia Tridentina》) e il Friùli-Venezia Giulia (la 《Venezia Giulia》, in particolare, inclusa all'epoca anche la penisola d'Istria);

III - la TIMO (società Telefoni Italia Media Orientale, 1923), per il territorio delle odierne regioni Emilia-Romagna, Marche, Umbria (tranne il circondario di Orvieto), Abruzzi, Molise;

IV - la TETI (società TElefonica TIrrenica, 1924), per il territorio delle odierne regioni Liguria, Toscana, Lazio, Sardegna e circondario di Orvieto;

V - la SET (Società Esercizi Telefonici, 1924), per il territorio delle odierne regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.


Queste società telefoniche operarono sostanzialmente per circa quarant'anni fino a quando, nel 1964, confluirono, per incorporazione, nella SIPTEL (Società Italiana Per l'esercizio TELefonico), comunemente nota come 《la SIP》, operatore unico per la telefonia nazionale che nel 1994 sarebbe poi confluito nell'azienda 《Telecom Italia》privatizzata nel 1997; il séguito è storia del presente, con la liberalizzazione del mercato che venne aperto anche ad altre aziende.


Tornando al periodo 1923-1964, per quanto riguarda la nostra Città dell'Aquila, la società telefonica di riferimento era quindi la TIMO (Telefoni Italia Media Orientale):

per Italia Media Orientale, infatti, s'intende geograficamente la parte Mediana dell'Italia, dal Centro-Nord al Centro-Sud, che si affaccia a Oriente, ossìa il versante degli Appennini che digrada a Est verso le colline e la costa adriatica.


Molte città e anche, gradualmente, centri abitati più piccoli, vennero quindi forniti di linee telefoniche sempre più diffuse. 

Circa un secolo fa, come si apprende dai periodici dell'epoca, il numero di utenze telefoniche nella nostra città, e non solo, era inizialmente molto basso, tanto che i numeri telefonici erano molto brevi rispetto a quelli cui siamo abituati oggi e gli elenchi degli abbonati telefonici venivano pubblicati sui giornali occupando poco spazio.


Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il grande sviluppo economico della seconda metà del Novecento, i telefoni divennero apparecchi sempre più diffusi e accessibili, così come molti elettrodomestici, fino a diventare un oggetto normale nelle case, e non più un 《privilegio》 per pochi.


Per chi fosse curioso di approfondire, sono molti gli articoli e le pagine archivistiche che trattano di questo argomento.



Mauro

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Di seguito, una sitografia di base come riferimento (URL consultati in data 21/04/2025):

🌐 STIPEL

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=55999


🌐 TELVE

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56000


🌐 TIMO

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56001


🌐 TETI

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56004


🌐 SET

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56005


🌐 SIP (SIPTEL)

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56007


🌐 TELECOM ITALIA

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=56219


🌐 Antonio Gigli

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=56012


🌐 TIMO (sintesi)

https://biblio.toscana.it/argomento/Timo%20-%20Telefoni%20Italia%20Medio%20Orientale


🌐 La TIMO nella Città di Rimini

https://riminisparita.it/la-timo-telefoni-italia-medio-orientale-rimini/

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giovedì 17 febbraio 2022

«CHE ORE SONO A L'AQUILA?»

 

Il meridiano di Termoli
(in grassetto)
Tra la punta più a Est del Salento e il punto più ad Ovest delle Alpi Cozie, c'è un fuso orario effettivo di circa 48 minuti.


«CHE ORE SONO A L'AQUILA?»


Se il nostro orologio segna le 12:00 ora solare italiana (UTC+1), a L'Aquila che ore sono realmente?
Sono le 11:54 circa, ossia 6 minuti più dietro.

Quando mi riferisco a L'Aquila intendo come riferimento il meridiano che passa per il Palazzo civico e la Torre civica, ossia:
longitudine circa 13° 23' 53" E
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Perché 6 minuti in meno rispetto all'ora nazionale? 

Vediamo insieme.


Come sappiamo, dall'Ottocento la Terra è stata divisa idealmente in 24 《spicchi》, corrispondenti ai 24 fusi orari che si calcolano dal Meridiano Universale (quello passante per Greenwich,  a Londra).

Ogni spicchio, pari a 15° di longitudine, corrisponde a un'ora:
un'ora in meno se si va verso Ovest, un'ora in più se si va verso Est.
In teoria tutto lo spazio all'interno di ciascuno spicchio adotta lo stesso orario, anche se in realtà vi sono diverse eccezioni perché in molti Paesi i confini del fuso orario sono irregolari, in quanto seguono i confini amministrativi dello Stato; oppure per altri motivi.
Nei Paesi molto grandi, poi, ci sono più fusi orari.
Ad oggi, i fusi orari effettivi son più di 24.


Nel caso dell'Italia, l'ora solare ufficiale è quella del quindicesimo meridiano a Est di Londra (longitudine 15° 00' 00" E) passante per Termoli: quindi un'ora in più rispetto a quella universale (UTC+1) e due ore in più quando è in vigore l'ora legale (UTC+2).

>UTC=Universal Time Coordinated (Tempo Coordinato Universale).

Quindi, quando leggiamo gli orologi in Italia è come se leggessimo l'ora di Termoli: per comodità, ovviamente, adottiamo lo stesso orario in tutta Italia.
Ma naturalmente in Italia ci sono località più a est e località più a ovest rispetto a Termoli, che differiscono quindi di alcuni minuti, in più o in meno, rispetto all'orario ufficiale nazionale.
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Nel caso dell'Aquila, come abbiamo già visto, prendiamo come riferimento il meridiano che approssimativamente passa per il Palazzo civico e per la Torre civica: longitudine 13° 23' 53" E.
Quindi L'Aquila si trova più a Ovest  ( perciò più 《indietro》) rispetto ai 15° del meridiano di Termoli:
precisamente 1° 36' 7" più 《indietro》.


Poiché sappiamo che 15° corrispondono a un'ora (60 minuti), allora 1° (un grado) corrisponde a 4 minuti (60:15=4).
E, poiché 1° (un grado) corrisponde a 4 minuti, allora 15' (15 primi) corrispondono a 1 minuto (infatti 1 grado = 60 primi e 60:4=15).


Torniamo a L'Aquila: abbiamo detto che siamo a 1° 36' 7" più a Ovest del meridiano di Termoli.
Perciò: (1° = 4 minuti) + (36' = 2,4 minuti) + (7" = circa 0,067 secondi).

Per semplicità, se arrotondiamo soltanto ai minuti - e senza i decimali - abbiamo un totale di 6 minuti:
per cui quando leggiamo il nostro orologio a L'Aquila sappiamo che la nostra ora locale è di 6 minuti indietro rispetto a quella ufficiale che leggiamo sull'orologio.

Per esempio: quando l'orologio segna le 12:00, da noi sono le 11:54; quando segna le 12:06, da noi sono le 12:00.
Il discorso vale ovviamente a qualsiasi ora: guardiamo l'orologio e togliamo 6 minuti.


Ciò significa anche che quando adottiamo l'ora legale, se ufficialmente ci portiamo un'ora avanti (è come se ci spostassimo dal meridiano 15° Est di Termoli a quello 30° Est di San Pietroburgo), nella nostra città ci portiamo effettivamente a 1 ora e 6 minuti più avanti rispetto al nostro orario naturale.
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Il 《Mezzogiorno locale》: un'altra cosa ancora.

Il fuso orario locale che abbiamo visto è una curiosità per leggere gli orologi e vale a tutte le ore

Non dobbiamo confonderlo con un'altra cosa ancora: 
il 《mezzogiorno locale》, cioè il momento in cui il Sole passa effettivamente per il meridiano della nostra città e raggiunge il punto più alto della giornata.
Il Sole infatti non passa nello stesso punto ogni 24 ore esatte, ma a volte un po' prima, a volte un po' dopo, perché il giorno naturale non dura 24 ore esatte.
In questo caso bisogna tener conto dell'《equazione del tempo》, una tabella fissa di minuti e secondi da aggiungere o da sottrarre a seconda del periodo del mese e dell'anno.


Quindi, per calcolare il 《mezzogiorno locale》 dell'Aquila dobbiamo fare questo piccolo conto:
ore 12:00 (ufficiale) + / -《l'equazione del tempo》+ i 6 minuti di differenza tra la longitudine dell'Aquila e il meridiano ufficiale dell'Italia.
Ovviamente, quando è in vigore l'ora legale, dobbiamo aggiungere un'ora in più al risultato.


Esempio. Oggi, 17 febbraio, il nostro《mezzogiorno locale》 è stato alle ore 12:20 circa (ora solare ufficiale dell'Italia):
ore 12:00 (ufficiali) + 14 minuti (equazione del tempo di oggi) + 6 minuti (differenza di longitudine).


Mauro

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Spunti sitografici (URL consultati in data 17/02/2022).


Tabella dell'equazione del tempo:


Calcolo del mezzogiorno locale:


Ovviamente, quando si va di fretta e/o si vogliono vedere i vari dettagli della giornata, si possono anche consultare le molte effemèridi che si trovano online, selezionando il mese, la località e controllando sotto la voce 《culminare》 (del sole).
Ecco un esempio, fra i tanti siti disponibili:


martedì 1 febbraio 2022

《SCONTRO TRA CIVILTÀ》...SULLA SCACCHIERA

 


Lo schieramento incaico

Lo schieramento coloniale spagnolo



《SCONTRO TRA CIVILTÀ》
...SULLA SCACCHIERA

Acquisto di alcuni anni fa, da una bancarella peruviana; in occasione della Fiera dell'Epifanìa.


《Scontro tra Civiltà》 sulla scacchiera. 
Al posto dei consueti Bianchi e Neri, in questo caso gli sfidanti sono lo schieramento dell'impero Inca e i 《Conquistadores》 dell'impero spagnolo.

I pezzi sono in semplice terracotta dipinta. 
La scacchiera 8x8, in masonite, è richiudibile grazie a due cerniere: l'interno è cavo e rivestito di gommapiuma per potervi riporre i piccoli scacchi (i più alti raggiungono i 5 cm circa dei re e i 4,5 cm circa di regine e torri).
L'esercito incaico schiera dei lama al posto dei cavalli (meno probabile che si tratti dell'àlpaca, generalmente più basso).

Mauro



venerdì 24 dicembre 2021

GLI 《STILI》 E《LA NATALE》, IL CAPODANNO AQUILANO

 



《LA NATALE》, IL CAPODANNO AQUILANO


Qualche ulteriore dettaglio che fa seguito all'articolo dell'anno scorso, dal titolo: 《La Natale e la Pasqua de jennaro》.

Gli 《stili》 degli antichi calendari.

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Con il vespro del 24 dicembre è iniziata la Festività del Natale.


In età medievale, come ci tramanda Buccio di Ranallo, ad Aquila l'arrivo 《della Natale》 (al femminile) rappresentava l'inizio del nuovo anno.


Nel Medioevo e fino all'Età Moderna (Cinquecento e oltre) ogni località e/o regione d'Europa adottava uno 《stile》del calendario che fissava l'inizio dell'anno in concomitanza di una particolare Festività religiosa o ricorrenza stagionale: Natale (25 dicembre); Circoncisione del Bambino Gesù (1° gennaio); Incarnazione di Cristo (l'Annunciazione; 25 marzo); Pasqua (variabile;《stile francese》).

A Venezia si adottava invece lo stile del calendario romano più antico (repubblicano), con l'inizio dell'anno al 1° marzo: il cosiddetto 《more veneto》 (uso veneto), rimasto in vigore fino alla caduta della Repubblica veneziana nel 1797.

C'era anche lo 《stile bizantino》 con inizio dell'anno il 1° settembre.

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Ad Aquila si adottava lo 《stile della Natività》 e per questo il nuovo anno iniziava a Natale.


Con la riforma del Calendario, voluta da papa Gregorio XIII nel 1582, si ristabilì l'inizio dell'anno secondo lo 《stile della circoncisione》 (1° gennaio, come nel calendario giuliano), che oggi è divenuto il più diffuso al mondo. 


Il Capodanno odierno, quindi, coincide con l'《Ottava del Natale》 (ottavo giorno del Natale) che cade appunto il 1° gennaio, giorno in cui tradizionalmente si ricorda la circoncisione di Gesù Bambino:

《Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.》; Vangelo secondo Luca (2, 21).

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E dopo questo piccolo excursus, vi faccio i miei Auguri di 《Buona Natale》 e Buon Capodanno aquilano!


Mauro



domenica 21 novembre 2021

《NECESSARIA》...《IGNORANZA》!

 




《NECESSARIA》...《IGNORANZA》!

Non esiste soltanto la 《beata 'gnoranza》, da evitare, ma anche una 《necessaria ignoranza》, che invece è molto utile, purché se ne prenda coscienza! 

Ma in che modo l'《ignoranza》 può essere utile? 

Ho provato a esprimere il concetto da un mio personale punto di vista!

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Da tanti anni, prendo quotidianamente coscienza della profondità della mia ignoranza.

E quando scrivo 《ignoranza》 non lo intendo come un auto-insulto ma nell'accezione più basilare del termine: ignoranza=non conoscenza.


Questa quotidiana presa di coscienza non mi rende 《disfattista》, non mi avvilisce, ma - al contrario - è uno stimolo costruttivo che alimenta nuova curiosità, nuova voglia di apprendere.

È come una luce naturale che, a partire dall'alba, pian piano illumina un grande e profondo avvallamento: ogni nuova conoscenza è come uno sprazzo di luce in più che illumina in maniera sempre più chiara le dimensioni di questo vallone, una sorta di cratere, che va colmato dal basso.


Ogni volta che apprendiamo piccole o grandi conoscenze è come se portassimo un secchiello o una carriola di terra per riempire questo grande avvallamento. Un lavoro costante che - ad ogni strato di terra che aggiungiamo - ci permette di salire di qualche centimetro o di qualche metro. 

E più saliamo, più riusciamo a vedere qualcosina in più rispetto a prima: aumenta l'ampiezza del nostro orizzonte visibile.

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Quando concludiamo il nostro percorso di scuola, nell'euforia del momento ci sentiamo appagati, come se possedessimo la conoscenza intera.

Invece, la conclusione del viaggio scolastico è soltanto l'inizio del salto dal trampolino, il primo scollinamento che ci porta a intravedere uno spazio ancora più grande da esplorare. 

La Scuola è una spinta necessaria per iniziare questo percorso.

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E così, entrati nella prima età adulta, intraprendiamo questo itinerario, anno dopo anno: ogni giorno siamo un po' più consapevoli che le conoscenze che già possediamo vanno coltivate, e sono sempre una minoranza rispetto a quello che c'è da apprendere di nuovo. Sia nel campo intellettuale, sia in quello pratico: due aspetti che vanno 《a braccetto》, l'uno può migliorare l'altro.

E da adulti, imparare diventa molto più divertente se lo si fa spontaneamente!

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Per questo la consapevolezza quotidiana della mia ignoranza aumenta proprio ogni volta che imparo qualcosa di nuovo. 

E allo stesso tempo - reciprocamente - quando imparo qualcosa di nuovo prendo maggior coscienza della mia ignoranza.


Quindi: 《necessaria》 ignoranza!

L'ignoranza 《buona》 è uno sprone. E la curiosità è il carburante necessario per questo lavoro quotidiano di 《secchielli e carriole》 che vanno a riempire qualche spazio del grande vallone della non-conoscenza.


《Necessaria》 ignoranza: benefica, dinamica.


Da non confondere con la 《beata ignoranza》, che invece è un'altra cosa: dannosa, stagnante.

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I canali di apprendimento -  orali, scritti, multimediali, pratici, sperimentali  - possono essere davvero tanti e non sto qui ad elencarli. 

Ognuno di noi ha le sue corsie preferenziali.

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Quindi quando mi sento ignorante non ho da preoccuparmi, anzi, ho la giusta 《grinta》 per ampliare i miei spazi di apprendimento: voglia di approfondire, voglia di aprire nuovi collegamenti da una 《finestra》 all'altra di questa navigazione metaforica.

Dovrei invece preoccuparmi se mi sentissi 《appagato》 di conoscenza o se mi sentissi umiliato dalla coscienza della mia ignoranza.

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Quindi ben venga questa consapevolezza quotidiana dell'ignoranza, perché se prima di andare a dormire avrò imparato anche soltanto qualcosina in più e in meglio rispetto al mattino, allora vuol dire che la giornata non sarà stata sprecata.


L'autocoscienza della propria ignoranza - intesa come necessità di imparare continuamente - è un buon vaccino contro la presunzione e l'arroganza.


Mauro



martedì 9 novembre 2021

Si scrive CULTURA, si legge AGRI-COLTURA

Fonte immagine: https://www.facebook.com/293715641813/posts/10158592286891814/



Prendo spunto da un post e dall'immagine in alto - pubblicati sulla pagina Facebook 《La campagna appena ieri》- per una breve personale riflessione.

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Si scrive CULTURA, si legge AGRI-COLTURA


L’aratro e la penna...la semina e lo studio...il raccolto e il pensiero...il campo e la mente...il concime e lo studio!

Lo Studio: non solo lavoro di mente ma anche lavoro di mano.

La Campagna: non solo lavoro di mano ma anche lavoro di mente.

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Cultura e Agricoltura, due facce della stessa medaglia – metaforicamente parlando – poiché non c’è quasi nulla che più della Cultura – in tutte le sue forme – si avvicini all’Agri-coltura.

Il tratto in comune ce lo suggerisce già l’etimologia stessa delle parole Cultura e Coltura: entrambe derivano dal latino cultura, a sua volta derivato dal verbo colĕre, ossia coltivare – appunto -.


 

E fin qui niente di nuovo, potremmo dire.


 

Se dall’etimologia, però, passiamo anche al confronto concreto, ci accorgiamo che questi due mondi non hanno in comune solo il significato di «coltivare».

La Cultura è effettivamente un procedimento paragonabile metaforicamente a quello agricolo, sotto molteplici aspetti; qualcosa di vitale e vivace.


 

Quando impariamo a leggere e a scrivere, e iniziamo poi a frequentare la Scuola, gli insegnanti – proprio come un buon contadino - iniziano a dissodare un «terreno fertile» e lo preparano alla semina, che si svolge gradualmente e pazientemente nel corso degli anni scolastici.


All’esterno della Scuola, altri stimoli «piovono» contemporaneamente sul terreno fertile della mente umana, e ne favoriscono la crescita intellettuale.

Il «raccolto» è continuo, e sempre potenzialmente promettente: i frutti di questo raccolto sono proprio le capacità intellettive e di interrelazione culturale, non solo tramite la voce ma anche con la parola scritta e con altri mezzi. Un raccolto che si svolge in maniera «multimediale» (multi-media, ossia «con molti mezzi», letteralmente).


 

Queste «piante» metaforiche che seminiamo e coltiviamo fin dalla tenera età, proprio come tutte le piante necessitano però di attenzioni, di concimazioni regolari, di nuovi dissodamenti e anche di ampliare l’«appezzamento di terra» del nostro pensiero.

Così come il lavoro del contadino non si esaurisce con l’aratura e con la semina, allo stesso modo l’intelletto umano deve continuare la sua coltivazione, anche quando finisce il ciclo della Scuola – ossia della prima parte di questo lungo e continuo lavoro -. Solo così il «terreno» può mantenersi regolarmente fertile e produttivo.

Il «lavoro agricolo» del Pensiero prosegue sempre, anche in età adulta e matura, e deve alimentarsi di costanti «piogge» e «concimazioni» benefiche: in metafora, bisogna sempre continuare a coltivare e a irrobustire le proprie conoscenze con il «concime» della curiosità, della lettura, dello studio, dell’ascolto e di tanti altri stimoli intellettivi, compresi quelli che ci derivano dall’osservazione diretta della Natura, nella sua quotidianità.


 

Insomma, dopo la prima «semina», diventiamo «contadini di noi stessi» e dobbiamo impegnarci costantemente se vogliamo raccogliere buoni frutti, senza sosta, mantenendo sempre morbido e fertile quel terreno che è stato dissodato nella prima infanzia e poi arato e seminato negli anni scolastici.

E, come un buon contadino impara sempre qualcosa dai suoi «colleghi», così anche la nostra Cultura si accresce nel confronto reciproco – diretto o indiretto che sia -: ad esempio, chi sa leggere e scrivere può insegnarlo anche a chi non lo sa fare, ma - allo stesso tempo - anche chi non sa né leggere né scrivere può essere a sua volta maestro di conoscenze che si apprendono sul campo («campo» è un’altra parola che lega il mondo intellettuale al mondo agricolo). In questo modo l’uno arricchirà il proprio bagaglio di esperienza pratica, l’altro imparerà a leggere e a scrivere.


 

E il «campo» coltivato si estenderà costantemente con nuove specie da coltivare (ossia, nuovi interessi).

 

 

Mauro

 

 

P.s.. Chiudendo il cerchio della riflessione: l’Agricoltura stessa è a sua volta Cultura. È cultura materiale, appresa sul grande libro della terra, osservando e sperimentando.




domenica 22 agosto 2021

ANALOGICO E DIGITALE...L'UNO NON ESCLUDE L'ALTRO

Prendo spunto da questo post del dicembre 2017 per una breve riflessione personale:

https://portalebambini.it/studiare-geografia-severgnini/

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Analogico e Digitale...l'uno non esclude l'altro


Per esperienza diretta, penso che lo strumento elettronico sia utile come punto di partenza: io sono il primo a usarlo, quotidianamente.


Ciò che manca sono i passi successivi: la curiosità, lo spirito critico, i collegamenti di pensiero.
Questi ultimi ci spingono ad approfondire e a studiare; e solo a quel punto l'approfondimento ci porta dai motori di ricerca ai siti specializzati, dai siti ai libri, dai libri all'osservazione diretta: elementi complementari fra loro.

Personalmente posso parlare sempre della mia esperienza diretta: oggi studio ancora più volentieri e molto più facilmente di quando andavo a scuola, perché gradualmente negli anni ho acquisito l'interesse a ragionare sulle nozioni - che sono fondamentali - e quindi ad andare oltre, ampliando lo sguardo e creandomi delle opinioni (giuste o sbagliate che siano; non sono dogmi).


Penso che tra gli studenti - ieri come oggi - spesso manchi la 《curiosità》: di chi e di cosa sia la colpa non lo so, perché non mi occupo di Sociologia né di Pedagogia.


Intanto però voglio dire: basta con questo ritornello che la Storia, la Geografia e le materie umanistiche non servono a niente, come sentiamo dire da più di vent'anni da troppi ministri e primi ministri pseudo-modernisti.
Le materie tecnico-scientifiche ci educano alla conoscenza dei meccanismi alla base dell'Universo e del mondo quotidiano; le materie umanistiche ci educano invece al ragionamento e al pensiero critico, e quindi anche alla capacità di approfondire e di non subire passivamente tutto quello che leggiamo e/o ascoltiamo.


Per come la vedo, dobbiamo saper padroneggiare sia l'Analogico sia il Digitale, ma alla base di tutto c'è sempre una parolina 《magica》: Curiosità!


Mauro Rosati



mercoledì 18 agosto 2021

IL PONTE DEL GARIGLIANO...SULLA SENNA?!

Il 《Pont du Garigliano》 a Parigi
(Fonte immagine:
https://www.eutouring.com/pont_du_garigliano.html )

 

IL PONTE DEL GARIGLIANO...SULLA SENNA?!


Fu inaugurato 55 anni fa, il 1° settembre 1966, nello stesso anno del nostro Ponte del Belvedere (o Viadotto di Fontesecco).

Si chiama 《Pont du Garigliano》 (Ponte del Garigliano) ma si trova a Parigi e attraversa la Senna.

Perché allora questo nome che richiama invece un noto fiume italiano?


Scopriamolo insieme nelle righe che seguono, e che ho estratto, tradotto e adattato principalmente dall'indirizzo:
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Il 《Pont du Garigliano》 è un ponte in acciaio dall'aspetto molto moderno, sul fiume Senna; è di fatto il ponte più alto di Parigi, costruito negli Anni '60 sostituendo un precedente viadotto nella stessa posizione.


🠶 La storia!


In questo luogo c'era una volta un servizio di traghetti - tra il XV e il XVI arrondissement [circoscrizioni; n.d.R.] - che divenne però insufficiente con l'aumento del flusso di traffico, e così si decise che era necessario costruire un ponte.

Vi era anche la necessità di un collegamento ferroviario, e quindi intorno al 1860 fu realizzato un ponte in pietra per il traffico stradale, sormontato da un viadotto dove furono installati i binari ferroviari, che fu completato nel 1865.


Simile al 《Pont de Bercy》(sempre a Parigi) , questo nuovo ponte era chiamato 《Viaduc du Point-du-Jour》, anche se a volte veniva chiamato 《Viaduc d'Auteuil》 dal nome dell'area di Parigi in cui si estendeva questo ponte su due livelli [livello stradale, in basso, e livello ferroviario, in alto; n.d.R.].


Questo viadotto parigino aveva diversi archi che attraversavano la Senna i quali purtroppo - però - diventavano troppo bassi per il passaggio delle imbarcazioni quando il fiume si alzava molto in determinati periodi di piena.


Il viadotto fu riparato in due diverse occasioni:
quando fu gravemente danneggiato durante l'assedio di Parigi del 1870 [guerra franco-prussiana; n.d.R.];
e poi, ancora nel 1943 quando fu bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale.


Successivamente alla guerra, con l'aumento del traffico che attraversava la circonvallazione di Marechaux, intorno alla città, e con la dismissione della parte ferroviaria, alla fine degli Anni '50 si ritenne che vi erano troppi problemi associati al ponte 《Viaduc du Point-du-Jour》, e che dovesse essere demolito e interamente sostituito con un nuovo ponte ma nella stessa posizione.


🠶 E arriviamo così al 《Pont du Garigliano》!


Il nuovo ponte è stato progettato dall'architetto Davy e dall'ingegner Thenault: iniziato nel 1963 dopo la demolizione del viadotto nell'anno precedente, fu terminato nel 1966 e inaugurato il 1° settembre dello stesso anno con il nome di 《Pont du Garigliano》 .


 🠶 Il perché del nome!


Il nome di 《Pont du Garigliano》è stato scelto come omaggio al generale Juin e alla vittoria nella Battaglia del Garigliano, ottenuta in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. La Battaglia del Garigliano (dalle valli del Garigliano), è nota anche come Battaglia di Montecassino.

Nota 1. La durissima battaglia si svolse tra l'inverno e la primavera del 1944, si concluse con lo sfondamento della linea Gustav [linea difensiva nazista; n.d.R.] e fu segnata da un alto numero di vittime civili e militari, e dalla distruzione dell'abbazia di Montecassino a causa di un bombardamento alleato.
L'antica abbazia fu poi fedelmente e accuratamente ricostruita nel dopoguerra.

Nota 2. Il generale Alphonse-Pierre Juin è figura storica discussa, in particolare per la condotta delle truppe da lui comandate nei confronti delle popolazioni civili della Ciociarìa, proprio a seguito dell'espugnazione della linea Gustav. Alle sue truppe sono stati attribuiti gravi crimini di guerra, in particolar modo nei confronti delle donne.
Si veda ad esempio: 
https://www.treccani.it/magazine/webtv/videos/voci_res_stella.html )
Il dramma di quelle violenze venne denunciato da Alberto Moravia nel suo romanzo 《La Ciociara
》(1957), dal quale trasse spunto Vittorio De Sica per l'omonimo e celebre film (1960) con Sophia Loren.



🠶 Il ponte oggi!

Il nuovo ponte sulla Senna è esclusivamente stradale, con una struttura di sei travi metalliche saldate che comprendono tre campate in totale, con la campata maggiore leggermente arcuata e lunga 93 metri; questa struttura portante in acciaio è rivestita da cemento armato.

Il ponte ha anche due campate laterali di 58 metri che scavalcano una strada su ciascuna delle due rive del fiume, e tutto il 《Pont du Garigliano》 è sostenuto da piloni in muratura molto alti, posti a ridosso delle sponde, per consentire al traffico fluviale di navigare agevolmente; per questo è ora il ponte più alto di Parigi.

Il 《Pont du Garigliano》 è largo 26 metri e ha un profilo moderno molto armonico con un piano stradale (impalcato) di colore verde.


🠶 L'installazione artistica!

Per alcuni anni vi è stata installata anche un'opera d'arte contemporanea dalla forma di un fiore dai colori vivaci, posizionata su un lato del ponte .

Fu un'idea di Sophie Calle in collaborazione con Frank Gehry, e consisteva in un telefono a forma di fiore, ma non aveva una vera funzione, sebbene questa scultura monumentale fosse stata realizzata per celebrare la nuova linea di tram a Parigi.
La stessa artista poteva telefonare per vedere se qualche passante 《alzasse》 il ricevitore!

Trovate qui una galleria di immagini, tra le quali il ponte precedente e l'installazione artistica contemporanea :

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Ecco tutto!

🠶 E giusto per concludere con un'altra curiosità vorrei citare un ponte più antico, quest'ultimo proprio sul fiume Garigliano, realizzato durante il Regno Borbonico.
Si chiama Ponte Real Ferdinando: è un ponte sospeso realizzato in muratura e metallo intorno al 1830; una struttura all'avanguardia per l'epoca e che attraversa tutt'ora il fiume Garigliano.
Oggi è accessibile a piedi e visitabile a gruppi.

Lascio a voi la curiosità di approfondire! 😉😊


Mauro Rosati




venerdì 30 luglio 2021

GLI "EDOCHIANI"

GLI "EDOCHIANI": CHI SONO?


Gli Edochiani sono gli abitanti della città che in questi giorni è impegnata con lo svolgimento della XXXII Olimpiade dell'Era Contemporanea (dal 1896). 🥇🥈🥉


📌 Il vocabolo "Edochiano" (aggettivo) deriva dal villaggio di Edo (o Yedo) il cui sviluppo lo ha trasformato nella megalopoli attuale.
Nel 1868, Edo/Yedo prende il nome di Tokyo e per questo possiamo tutt'oggi chiamare "edochiani" i suoi abitanti.

Ecco la fonte di queste brevi info: https://www.treccani.it/vocabolario/edochiano/
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E, visto che ci troviamo in tema, eccovi anche una curiosità geo-globale.

📌 La rete di ricerca GaWC (Globalization and World Cities), presso il Dipartimento di Geografia dell'Università di Loughborough (Inghilterra, Regno Unito), elabora periodicamente una classifica delle "città globali", ossia di quelle città che possono essere classificate di livello mondiale in base a una serie di parametri.
Parametri non solo demografici, tra i quali: commercio internazionale, sostenibilità, politiche urbanistiche, logistica (Fonte: https://www.lboro.ac.uk/gawc/group.html ).

📌 La classifica GaWC va dal livello "Alpha++" al livello "Sufficiency": nella classifica 2020, Tokyo è classificata al livello "Alpha+".


Di seguito è consultabile la classifica completa del 2020:
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Mauro Rosati


P.S.: se vi piacciono questa ed altre curiosità e contenuti sul Lessico italiano e dialettale, con relativi quiz e dibattiti, vi segnalo e vi consiglio il gruppo Facebook 《Lessico delle Lingue e Dialetti d'Italia》