Visualizzazione post con etichetta L'Aquila - Artigianato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L'Aquila - Artigianato. Mostra tutti i post

mercoledì 28 gennaio 2026

《 OMNIA PULCRA SITIO 》

 




《OMNIA PULCRA SITIO》!

Camminando per il Corso Alto, ossìa il tratto compreso tra la Fontana Luminosa e i Quattro Cantoni, a un certo punto incontriamo questo motto: non è su un vero e proprio stemma, e gli eleganti caratteri non sono molto grandi poiché è scritto su un cartiglio che accompagna una piccola graziosa composizione figurativa (XX secolo).

Possiamo notarlo soltanto se camminiamo con occhi 《assetati》 di Bellezza.


Il cartiglio è posto in alto rispetto all'immagine, nella posizione araldica del 《cri de guerre》, il 《grido di guerra》(o 《grido di battaglia》), ma in questo caso la guerra non c'entra, anzi, parliamo proprio dell'esatto contrario, parliamo di tutte le cose, anche le più piccole, che allietano l'animo con la loro armonia.

--------------------------------


Ma quindi cosa significa questa breve e sostanziosa espressione?

Traducendo alla lettera suona pressappoco così: 《Ho sete [sitio] di tutte le cose [omnia] graziose, belle [pulcra]》; una sete metaforica, intesa come desiderio, come anelito.


Poiché ogni lingua ha la sua metrica, andiamo adesso oltre la traduzione letterale.

In maniera più scorrevole potremmo quindi sintetizzare più efficacemente con:

《Ho sete di Bellezza》, 

oppure《Desidero Bellezza》 .


Quale Bellezza?

La Bellezza di quelle creazioni piccole o grandi che con la loro grazia, con la loro armonia estetica, ci allietano l'animo.

--------------------------------------------


《OMNIA PULCRA SITIO》:

facciamone il nostro motto quotidiano, facciamone un 《grido》 di auto-esortazione, facciamone uno scopo di vita collettivo, 

e le cose che creiamo ci renderanno più lieti e più appagati, con grande beneficio anche per il mondo in cui viviamo.



Mauro Rosati

_______________________



lunedì 6 gennaio 2025

TROVIAMO UNA "CASA" AI PRESEPI DEL MAESTRO BOSCHETTI, ORGOGLIO AQUILANO

 



TROVIAMO UNA "CASA" AI PRESEPI DEL MAESTRO BOSCHETTI, ORGOGLIO AQUILANO.


Da almeno vent'anni seguo le esposizioni del maestro Piero Boschetti, fine artigiano dell'arte presepiale aquilana e abruzzese.

Persona garbata e disponibile dalla quale ho imparato tante piccole curiosità in questo campo.

Ogni anno, con sacrifici e impegno, mette a disposizione la sua opera e la sua creatività per tutti noi, dai bambini agli anziani.


I suoi presepi, la sua abilità creativa, sono motivo di orgoglio per tutta la nostra Comunità, sono patrimonio materiale e culturale per tutta la nostra Città-Territorio.

Il maestro Boschetti ha portato in giro per l'Italia il nome dell'arte presepiale aquilana, stimato e richiesto in tante regioni.


Sarebbe giunto il momento di trovare una casa definitiva per questa nostra ricchezza collettiva; gli spazi in città non mancano, a cominciare dal nostro centro cittadino.


Facciamo in modo che anche i bimbi più piccoli, le "nuove generazioni" di cui spesso si parla, possano continuare ad ammirare queste creazioni fatte con le mani e con l'anima, e ad apprendere dalla maestrìa di un artista che nel suo campo ha dato lustro alla nostra L'Aquila.


Facciamo tutti uno sforzo, amministrazione e cittadini, per trovare una casa permanente alle opere del maestro Boschetti, affinché le generazioni presenti e future possano continuare a contemplarne la creatività e ad imparare da essa.

Pensiamo a quali edifici, a quali luoghi possano essere piu cònsoni a questo scopo, per tramandare un pezzo di storia e di arte aquilane.


Siamo la Capitale Italiana della Cultura 2026, non dimentichiamolo e valorizziamo le nostre risorse, i nostri fiori all'occhiello.



Mauro Rosati

___________________________________


mercoledì 16 dicembre 2020

«Te piace 'o presepe?!»

La Natività, "fulcro" di ogni Presepe
(Foto: Mauro Rosati; 2020)

 


08 dicembre 2020

 

«Te piace 'o presepe?!»

Citazione da una celebre opera teatrale di Eduardo De Filippo.

La frase è un po' il filo conduttore di tutta la commedia, in uno "scontro" generazionale tra Luca Cupiello, cultore della tradizione del Presepe, e il figlio Tommasino (Nennillo), che vuole fare il «ggiovane moderno» che si "ribella" alla tradizione "per partito preso".

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------


L'arte del Presepe!


Presepe: dal latino "praesepe", sostantivo neutro che vuol dire "recinto (per il bestiame)", quindi anche "stalla", "mangiatoia".



L'arte del Presepe, dicevamo!


Non è solo "arte manuale": costruire le "casette", rifinirle, comporre i paesaggi, cercare i migliori effetti di prospettiva, e tante altre cose.

È anche "arte di pazienza", soprattutto quando si tratta di lavorare sulle rifiniture, sui dettagli, sull'"impianto di illuminazione", e altro.

È "arte del riuso", inventiva: spesso si ricorre a materiali "di avanzo", a materiali "poveri" che ci offrono la Natura e/o gli "scarti" della mensa. 

E infine, a lavoro completo, è soddisfazione.


Artigianato, Pazienza, Soddisfazione, Contemplazione, Meraviglia, oltre – ovviamente - alla Spiritualità, prima di tutto.

Fatte le dovute proporzioni, tutto ciò vale per un semplice presepe "amatoriale" come il mio - in queste foto (vedi Galleria) - così come per i piccoli e i grandi presepi artistici d'autore.


La semplice contemplazione di un presepe è anche già "educazione al bello"!


La magia del contemplare questo piccolo mondo popolato di figuranti, di fontanelle vive, di laghetti, di alberelli è comune a tante Culture.

E ogni Cultura ha un suo modo di immaginare e di figurarsi il suo presepe: spesso proprio riproducendo l'immagine più vicina alla propria realtà storico-paesaggistica, antropologica, e culturale in generale.


Una Cultura infatti, si esprime anche nei Paesaggi che sa creare: tanto in un territorio, quanto in un’opera d’artigianato manuale.


Dalle Americhe all'Europa, dall'Africa al Lontano Oriente: tanti presepi diversi - cambiano i volti e gli abiti dei figuranti, i paesaggi, gli stili delle case, i materiali - ma tutti hanno in comune la stessa cosa: rappresentare la Natività di Gesù, ragione fondamentale e "centro di gravità" di ogni Presepe.

 

 

Mauro Rosati

 



P.s.: come più o meno in tutti dialetti della Lingua napoletana - a cominciare proprio dal dialetto cittadino di Napoli - le vocali finali delle parole vanno pronunciate come una "mezza vocale" - quasi muta - che si sente appena.

Il cosiddetto "schwa" (o "scevà"): «Tə piacə 'o prəsepə?!».

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 


Galleria di immagini

Vi consiglio di scorrere le foto fino all'ultima! In alcune didascalie ci sono piccole curiosità "nascoste", e anche una scherzosa "autocelebrazione architettonica". 😊



Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: osservare le cuspidi dei campanili "leggere e slanciate" (anno 2004)!
Modestamente, Calatrava è stato mio allievo! 😁😄

(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: il laghetto davanti al borgo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: il borgo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Ju camèle 😄
Curiosità. Il termine dialettale "camèle" (cammello)
- utilizzato spesso in tono scherzoso o dispregiativo -
richiama il latino "camelus", che a sua volta deriva dal greco "kàmelos".
In particolare il cammello a due gobbe è detto "Cammello della Battriana"; 
si distingue dal "Cammello dromedario" (comunemente "dromedario"),
che invece ha una sola gobba.
Sono presenti in aree geografiche differenti.

(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Juniperus - Il ginepro sul pozzo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Juniperus - Il ginepro sul pozzo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Dalla cascata alle rapide, fino al laghetto
(Foto: Mauro Rosati; 2020)

lunedì 20 aprile 2020

Via dei Merletti e altre curiosità



Lavori in 《punto antico aquilano》(Paola Cinque)

Il racconto che segue si basa sui ricordi d’infanzia, diretti e indiretti, del signor Piero Boschetti, classe 1948, noto artista presepista aquilano. Ringrazio quindi il signor Boschetti per la disponibilità nel voler condividere episodi e notizie che aiutano a ricostruire alcune storie del quotidiano della nostra città.
Ringrazio la signora Paola Cinque che ha messo a disposizione le foto di alcuni suoi lavori in "punto antico aquilano".
Il racconto è integrato da mie note di “intervallo” che ho inserito sulla base di notizie storiche che ho estratto da altre precedenti ricerche.


L’Aquila – “Via dei Merletti”, nel Quarto di San Pietro, è una strada della nostra città poco conosciuta dal “grande pubblico”, con la sua posizione “riservata” tra le vie e i vicoli che si incrociano nella zona alle spalle dell’Istituto Salesiano. Una zona che fino a un secolo fa rappresentava già una periferia rispetto al cuore della città: siamo dentro le Mura ma a due passi da Porta San Lorenzo (o Porta di Pizzoli) oggi murata e interrata all’interno, ben visibile invece dall’esterno dopo i recenti restauri; siamo anche a due passi dall’ex convento di Sant’Anna dei Riformati (poi ex Istituto Agrario) e a due passi dal monastero e chiesa della Lauretana. Nonostante la sua posizione defilata, è facile raggiungere via dei Merletti, preferibilmente a piedi: partiamo da viale Duca degli Abruzzi; percorrendo in discesa viale San Giovanni Bosco (già via Porcinari) e, appena superati i Salesiani (prima della curva della Lauretana), si apre a sinistra un piazzale delimitato da un lato da case popolari di metà Novecento e dall’altro da giardini; siamo in via San Nicola d’Anza; si prosegue fino alla fine del piazzale, dove la strada si restringe tra due palazzine, e si svolta a sinistra ricominciando a salire. Eccoci arrivati in via dei Merletti. Risalendo questa strada si giunge a incrociare via Rocca delle Vene e, girando ancora a sinistra, dopo pochi metri si entra in via dell’Ospizio che ci riporta diretta su viale Duca degli Abruzzi. Ci sono altri percorsi possibili per raggiungere via dei Merletti ma in questo caso ho scelto quello più semplice, partendo dalle vie più note.

In via dei Merletti si trova l’ingresso settecentesco alla chiesa di San Nicola d’Anza (San Niccolò di Sant’Anza), la chiesa dentro le mura degli abitanti di Sant’Anza, uno dei castelli fondatori di Aquila. La chiesa, oggi abbandonata da molti anni e priva in gran parte del tetto, risalirebbe al XIII secolo e rappresenta un importante esempio di architettura religiosa aquilana delle origini; vincolata dai Beni Culturali pochi anni fa, questa chiesa è meritevole di un intervento di recupero che le restituisca la giusta dignità e una nuova destinazione d’uso, considerando che non è più officiata al culto già dall’Ottocento.

In tempi storicamente più recenti (nella seconda metà del Novecento), racconta il signor Piero, la zona di via dei Merletti era localizzata anche con l’espressione “vicino alla DC”, dal nome dell’ex partito della Democrazia Cristiana che aveva la sua sede locale nelle vicinanze.

Torniamo adesso alla nostra via dei Merletti: perché questo nome? Il signor Piero, attingendo a memorie tramandate per tramite dei suoi genitori, racconta che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, la signora Sofia De Sanctis (Sofia Boschetti da sposata), sua nonna paterna, nata nel 1862, aveva aperto un laboratorio-scuola di “merletto di tombolo”, con trentadue lavoratrici, dove si realizzavano lavori con il tombolo aquilano; si creavano corredi ma non solo, manufatti di fattura pregiata di cui però non tutti comprendevano il valore. La signora Sofia viveva nella casa di famiglia dei Boschetti in via Coppito, una via rettilinea che collega via Roma con via Porcinari (il tratto finale di via Garibaldi, quasi di fronte a Piazza San Silvestro), ad angolo con il “Casino Branconio”.

Sulla stessa via Coppito aveva casa anche la famiglia Bernardi, cui apparteneva Quirino Bernardi, insegnante presso il Liceo Classico e autore, in età anziana, della Toponomastica storica della Città di Aquila, pubblicata nel 1961, di cui parleremo più avanti. La sorella maggiore di Quirino Bernardi, molto più anziana di lui, era in amicizia con la signora Sofia, e allo stesso tempo era la dama di compagnia delle signore Cipolloni (una delle due si chiamava Dolores), due nobildonne aquilane proprietarie, all’epoca, dell’odierno “palazzo Cipolloni-Cannella”.

Nota 1: palazzo Cipolloni-Cannella, oggi proprietà dei Padri Gesuiti, si trova lungo Corso Vittorio Emanuele, di fronte all’ultimo tratto dei Portici prima di arrivare a “Capopiazza”; è il palazzo dove al piano terra, dall’autunno del 2019, ha aperto una storica e famosa libreria aquilana.

Le nobili Cipolloni, avendone le possibilità economiche, viaggiavano per molte città ed erano entrate in contatto anche con la famiglia reale dei Savoia, conoscendo il Re d’Italia. Trattandosi di memorie indirette, acquisite nell’infanzia, il signor Piero non ricorda quale fosse il Re però racconta che le Cipolloni lo incontrarono mentre era di passaggio a Firenze. Il signor Piero ricorda che tramite questa catena di contatti, la nonna Sofia ricevette la commissione di realizzare il corredo per il figlio del Re d’Italia, più precisamente per la nascita del “principino Umberto”. La signora Sofia realizzò un corredino per il principe e, come omaggio, vi aggiunse un ombrellino di quelli utilizzati in passato per riparare i bambini in carrozzina. Il Re, soddisfatto del lavoro, scrisse al Sindaco dell’Aquila per complimentarsi e il Comune, per riconoscenza, denominò “Via dei Merletti” la strada lungo la quale si trovava il laboratorio-scuola della signora Sofia.

Nota 2. A questo punto ci chiediamo: chi erano il Re e il neonato “principino Umberto”? Scorrendo la dinastia dei Re d’Italia, e sapendo che il laboratorio della signora Sofia aveva aperto verso fine Ottocento, il primo principe che incontriamo è Umberto di Savoia, nato nel 1904, il futuro Re Umberto II, ultimo Re d’Italia (nel 1946). Pertanto il Re che aveva commissionato il corredo doveva essere il padre Vittorio Emanuele III.

Proseguiamo il nostro racconto. Questo laboratorio di “merletto di tombolo” aveva anche un negozio dove si effettuava la compravendita. Questa compravendita si trovava sul retro dell’allora Collegio dei Gesuiti (oggi noto come “Palazzo Camponeschi”), lungo l’odierna via dell’Annunziata, scendendo a sinistra della piazzetta (Piazza Vincenzo Rivera) che si trova davanti alla chiesa dell’Annunziata e a Palazzo Carli (indicato appunto come Palazzo Carli “all’Annunziata”, per distinguerlo da altri palazzi Carli che si trovano in città). Proprio per la presenza della compravendita di merletti, per un certo periodo pare che via dell’Annunziata venisse chiamata anch’essa "via dei Merletti" (in questo caso forse per consuetudine orale; questa però è un’ipotesi).

Negli anni della Prima Guerra Mondiale (1915-1918), la signora Sofia chiuse il suo laboratorio e con i risparmi della sua attività, insieme al marito, aprì due mescite, una in via Coppito (nella casa della famiglia Boschetti) e l’altra in Piazza della Genca, oggi una gradevole piazza-giardino nelle vicinanze della Fontana Luminosa.

Nota 3. Al tempo della mescita della signora Sofia De Sanctis, però, la zona era differente da come la vediamo oggi: non esisteva ancora la Fontana Luminosa né la sua piazza ma un’area di risulta che scendeva bruscamente verso le Mura in direzione dell’odierno circolo del tennis (“ji strafussi” di cui racconta il signor Giovanni Carosone). Non esistevano neanche Viale Nizza e Viale Duca degli Abruzzi e, al posto dell’hotel e del condominio che dà sulla piazzetta, c’erano rispettivamente un caseggiato più basso e, probabilmente, un orto. Verso nord, piazza della Genca era delimitata da un fabbricato sotto il quale si apriva un arco, chiamato appunto arco della Genca, testimoniato da foto d’epoca; passando sotto quell’arco si proseguiva verso la zona del monastero di San Basilio. Il caseggiato con l’arco, purtroppo demolito negli anni ’30 del Novecento, si trovava in corrispondenza dell’inizio di viale Duca degli Abruzzi; per questo motivo oggi la piazza è aperta verso il Viale.

La mescita di Piazza della Genca aveva a disposizione anche un cortile interno che era stato adibito a campo per il gioco delle bocce. Questa mescita rimase aperta per alcuni anni e fu poi chiusa dalla signora Sofia e dal marito in età anziana.
Rimase invece in attività la mescita di via Coppito che, gestita dal figlio della signora Sofia (e padre del signor Piero), divenne l’attività di famiglia dei genitori del signor Piero.

Tra i molti lavori del laboratorio-scuola della signora Sofia De Sanctis, diversi finirono nelle parrocchie, essendo il lavoro a tombolo molto apprezzato dagli ecclesiastici.
Un lavoro in particolare, un corredo realizzato dalla signora Sofia, fu tramandato per tre generazioni, lungo la discendenza femminile della famiglia, come era tradizione in passato; questo corredo della signora Sofia giunse alla nipote, sorella del signor Piero, che lo conservava nella sua casa nella zona di Santanza (non lontano dalla “Rotonda”). Il corredo è andato purtroppo perduto dopo il sisma del 2009 quando ignoti “sciacalli” si sono introdotti nella palazzina pericolante per derubare gli appartamenti.

Questo spiacevole episodio non cancella la memoria e l’eredità storica di una scuola che, tra Ottocento e Novecento, ha dato lustro alla città.

Oggi, il tombolo aquilano sta conoscendo una fase di graduale rivalutazione e vogliamo ricordare, in città, la scuola di tombolo diretta dalla nostra socia Maria Cristina Bravi.


Altre curiosità

Seguono alcune brevi e ulteriori curiosità storiche che mi sono state riferite sempre dal signor Piero Boschetti.


La casa della famiglia Boschetti in via Coppito.

La casa Boschetti in via Coppito, dove visse la signora Sofia De Sanctis dopo il matrimonio, era un’abitazione caratterizzata da un cortile interno con un ballatoio, come in molte altre case, e si sviluppava in altezza con piano interrato, piano terra e primo piano; al piano terra i genitori del signor Piero gestivano l’attività di famiglia che consisteva nella gestione della mescita, frequentata anche dal signor Quirino Bernardi al quale abbiamo accennato più sopra. Nel piano interrato erano collocate le botti nelle quali veniva conservato il vino di cui il padre del signor Piero provvedeva al regolare approvvigionamento; il “centro di rifornimento” era il paese di Vittorito, nel territorio di Sulmona. Il signor Piero ci racconta che il vino veniva acquistato “a mosto” e lasciato poi “maturare” nella cantina.
La mescita di via Coppito, dopo un ammodernamento negli anni ’60 del Novecento, rimase in attività fino al 1980, quando fu chiusa. La casa di via Coppito, invece, è appartenuta alla famiglia Boschetti fino agli anni 1990-1991 circa, quando fu venduta; caduta in abbandono dopo la vendita, la casa è stata pesantemente devastata dal terremoto del 2009.


Quirino Bernardi e la toponomastica storica aquilana.

Sempre dal racconto del signor Piero, sappiamo che “a cavallo” tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento il Comune dell’Aquila aveva avviato un iter per sostituire i nomi delle strade con dei numeri, su un modello simile a quello americano (ad esempio: strada 5, 25, 30 e così via); questa scelta avrebbe portato alla scomparsa dell’onomastica storica della città e quindi anche di una parte della memoria storica. Per questo vi furono molte proteste e, tra gli oppositori, vi era anche il signor Quirino Bernardi che pubblicò il suo Toponomastica storica della Città di Aquila proprio per comunicare il valore e il significato storico di ciascuna via della città; nel testo sono elencate tutte le vie aquilane così come erano denominate in quel periodo, per cui rappresenta un “viario narrato” molto utile anche oggi.
Nota 4: via San Gabriele dell’Addolorata, la strada che collega via Caduti di via Fani (zona San Sisto) con viale della Croce Rossa, era denominata in precedenza “strada 127”. Fino a qualche anno fa, in prossimità dello sbocco della strada su viale della Croce Rossa, si leggeva ancora “strada 127” scritto sul muro ad angolo di una casa; la scritta non è più presente dopo i lavori effettuati.


L’orto di casa Bernardi.

Abbiamo visto più sopra che la casa di famiglia di Quirino Bernardi è anch’essa su via Coppito, vicino alla casa Boschetti. Il signor Piero ricorda che la casa dei Bernardi aveva un orto adiacente, uno dei molti orti urbani, generalmente murati, che caratterizzavano la nostra città; in molti di questi orti sono state realizzate costruzioni negli anni dell’espansione edilizia del secondo Novecento, altri invece si sono conservati.
Sempre dal racconto del signor Piero sappiamo che l’orto della casa Bernardi fu espropriato dal Comune per la costruzione dell’asilo di piazza San Benedetto; l’edificio scolastico, conosciuto anche come “l’asilo di Viale Duca degli Abruzzi”, è rimasto in uso fino al terremoto del 2009.
Una parte dell’orto Bernardi era stata espropriata già negli anni ’30 del Novecento per i lavori di apertura di Viale Duca degli Abruzzi; nello stesso periodo, fu purtroppo demolita la chiesa di San Benedetto di Arischia dentro le mura, che sorgeva nelle vicinanze e dalla quale ha preso il nome la piazza davanti all’asilo.


Palazzo Cipolloni-Cannella

Abbiamo visto che le signore Cipolloni erano proprietarie del bel palazzo in Corso Vittorio Emanuele nelle vicinanze di “Capopiazza”. Poiché le due nobildonne non avevano eredi, con testamento donarono il palazzo ai Padri Gesuiti che tutt’oggi ne sono proprietari, come abbiamo detto in precedenza.


Mauro Rosati

lunedì 5 agosto 2019

Foto del giorno - La pianta del Fonticulano in versione "Tombolo Aquilano"

(Foto: Mauro Rosati, 2019)

Storia, Tradizione, Artigianato, Tombolo aquilano - History, Tradition, Artisanship, "Tombolo aquilano"
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Buon Lunedì da L'Aquila!
Have a nice Monday! Greetings from L'Aquila!

La pianta della Città dell'Aquila di Girolamo Pico Fonticulano (1575), versione realizzata con la tecnica del "Tombolo aquilano"!
Una delle opere in mostra a L'Aquila, presso l'Emiciclo, fino a domenica 18 agosto 2019!


The plan of Aquila by Girolamo Pico Fonticulano (1575), handmade job with the technique of "Tombolo aquilano"!
One of the works exhibited in L'Aquila at the Emiciclo building complex, until August the 18th 2019!

Mauro Rosati