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lunedì 6 aprile 2026

IL 《DIARIO》

 

( 📖 G. PARISSE, La Storia di Onna,
volume I - Dalle origini al Settecento )


Onna (L'Aquila), 06 aprile 2026


Andare ad Onna il 06 aprile inevitabilmente non lascia indifferenti. 

Il 06/04/2009 Onna è stata la comunità che ha pagato al terremoto il prezzo umano più alto in rapporto alla sua popolazione: 40 vittime su circa 350 abitanti, oltre il 10%.


Oggi, diciassette anni dopo, mi sono trovato ad Onna per la presentazione di un importante lavoro storico pubblicato da Giustino Parisse, onnese, giornalista e studioso di storia locale. Si tratta del 1° volume di una 《trilogia》 che ripercorre la storia di Onna dagli albóri documentati fino ai nostri giorni.


E così, mentre ascoltavo gli interventi e guardavo quel volume, nella mia mente scorrevano alcuni pensieri e in particolar modo una sorta di metafora, di parallelismo.

La storia di Onna non è iniziata il 06/04/2009 bensì secoli e millenni più addietro. Non esistono comunità di 《serie A》 e comunità di 《serie B》, poiché ogni luogo ha la sua Storia e le sue storie da narrare, talora bisogna andarle a cercare o a riscoprire, però esistono. E Onna, piccola 《villa》 (villaggio) del nostro Contado storico, non fa eccezione, non ha meno dignità storica.

E proprio riflettendo su ciò, durante l'incontro nella mia mente si faceva strada una semplice constatazione, forse banale o forse no, non saprei: che si tratti di un paese, di una città, di un'intera nazione, ogni Comunità è sostanzialmente un 《diario》 in itinere, sul quale abbiamo due parti, 

da un lato le pagine già scritte dalla penna delle generazioni che ci hanno preceduto nel corso delle epoche,

dall'altro tante pagine bianche sulle quali siamo noi e i nostri pòsteri a dover scrivere.

Sfogliando questo ideale《diario》, fatto di case, di gente, di tradizioni, ogni tanto troviamo uno strappo su qualche pagina, uno strappo più o meno grande che interrompe la scrittura del racconto. Nel 《diario》 di Onna, soltanto in questi ultimi cento anni, troviamo almeno due grandi strappi:

- l'eccidio nazista dell'11/06/1944, con 17 vittime innocenti,

- il terremoto del 06/04/2009, con le sue 40 vittime soltanto ad Onna.

Queste pagine ferite dagli strappi vanno conservate nel diario e ne sono parte integrante, perché non si possono e non si devono dimenticare gli innocenti che, in ogni epoca, sono stati sottratti alle loro Vite.

Dopo le pagine strappate troviamo altre pagine, pagine bianche e integre ancora da scrivere. E qui, per noi contemporanei, inizia il nostro compito, il nostro dovere, ossìa riprendere e continuare la scrittura di quel 《diario》 impugnando la penna di coloro che ci hanno preceduto nelle epoche trascorse; proseguire il racconto di questo 《diario》 nel presente e nel futuro, lavorando sulle pagine bianche senza dimenticare o ignorare le pagine già scritte, comprese quelle strappate.

Ciò che vedo fare ad Onna, dalla sua Comunità, dalle sue realtà socio-culturali, mi sembra proprio ciò su cui riflettevo poco più sopra.

E questa breve riflessione, questa specie di metafora del 《diario》, che è partita da Onna, vale a mio avviso come incoraggiamento per qualsiasi Comunità che nel passato e nel presente abbia subito gli strappi della Storia, provocati talora da eventi naturali, altre volte da colpevoli eventi umani.

Senza enfasi retorica, personalmente mi sento di affermare che Onna è un esempio concreto su come custodire e proseguire il racconto di questo 《diario》 che si tramanda di mano in mano nel corso della Storia.


Nella sala di 《Casa Onna》 erano oggi esposti 36 scatti fotografici: 

18 immagini ritraggono Onna dopo il terremoto del 2009, 

altre 18 fotografie, dalle medesime inquadrature, ritraggono Onna di oggi nella sua ricostruzione che ha custodito il disegno delle strade, i toponimi, le tracce materiali del suo passato. Trovo particolarmente significativa l'essenza del titolo di questa esposizione fotografica, titolo che riassume sostanzialmente le mie stesse impressioni già esposte in passato:

Onna, il paese della Riconciliazione e della Rinascita; 

la Riconciliazione con i Tedeschi, gli occupanti di guerra di ottant'anni fa, gli amici di oggi nella ricostruzione,

e parallelamente la Rinascita materiale e sociale del paese grazie proprio all'apporto fondamentale della Germania di oggi.



Mauro Rosati

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domenica 4 gennaio 2026

LE 《PRO-CATTEDRALI》 DELL'AQUILA

 

❓Cos'è una 《Pro-Cattedrale》?
E in che modo questo sostantivo ci interessa da vicino?

❗La 《pro-cattedrale》,
da non confondere con la《concattedrale》,
è una chiesa che funge da Cattedrale temporanea (o di supporto) quando la Cattedrale è indisponibile.
Semplificando, è sostanzialmente una 《Cattedrale supplente》.


La Cattedrale, come sappiamo, è la sede della 《Cattedra》 vescovile/arcivescovile di una Diocesi/Arcidiocesi;
è la chiesa-madre di una Diocesi, la più importante gerarchicamente.

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Dopo il terremoto del 2009,
a seguito del crollo parziale e dell'inagibilità della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio,
tra l'altro già chiusa per restauri al momento del sisma del 2009,
una serie di chiese aquilane ha svolto la funzione di pro-cattedrale, in una staffetta che correva parallelamente alla loro ricostruzione.

Non avendo un elenco specifico alla mano, vado a memoria citando di seguito le chiese che, anche soltanto 《de facto》, hanno svolto la funzione di pro-cattedrale a L'Aquila:

1 - chiesa parrocchiale di San Mario alla Torretta, prima pro-cattedrale subito dopo il sisma del 2009;

2 - basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio, temporaneamente riaperta alla fine del 2009 e poi chiusa alcuni anni dopo (2013) per la sua ricostruzione (2015-2017);

3 - basilica di San Giuseppe Artigiano (San Biagio di Amiterno) in via Sassa, prima importante chiesa riaperta stabilmente nel centro cittadino (luglio 2012);

4 - chiesa di Santa Maria del Suffragio (《Anime Sante》), riaperta stabilmente nel dicembre del 2018, svolge attualmente la funzione di pro-cattedrale, come si evince anche dalle due insegne esposte al suo ingresso:
- lo stemma del Capitolo* Metropolitano Aquilano, a sinistra,
- e lo stemma arcivescovile a destra (al momento è esposto quello cardinalizio dell'arcivescovo emerito card. Giuseppe Petrocchi, al quale è subentrato l'arcivescovo metropolita mons. Antonio D'Angelo, in data 01/08/2024).


Nota - Il 《capitolo》.

*《Can. 503 - Il capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, è il collegio di sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spetta inoltre al capitolo cattedrale adempiere i cómpiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano.》

(Fonte: Codex Iuris Canonicis=Codice di Diritto Canonico, cànone 503).
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Mauro Rosati
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lunedì 29 dicembre 2025

《POKER D'ASSI... AQUILANI》

 

Immagine 1 - La Fontana della Rivera, popolarmente nota come la Fontana delle 《99 Cannelle》.
Disegno su piastrella realizzato
dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010).



Immagine 2 - La 《Fontana Luminosa》, in Piazza
Battaglione Alpini L'Aquila.
Disegno su piastrella realizzato
dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010).



Immagine 3 - La Basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio, ricca di storia e di
significati religiosi e civici.
Disegno su piastrella realizzato
dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010).



Immagine 4 - La Fortezza cinquecentesca, particolare con un primo piano del Bastione Sud da dove osserviamo il ponte e il portale d'ingresso (a destra),
e il Bastione Ovest (a sinistra).
Disegno su piastrella realizzato
dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010).





《Poker d'assi...aquilani》!

Con la riapertura al pubblico della Fortezza si è completato il cerchio simbolico di queste quattro piastrelle figurate, inserite a decorazione di un rivestimento maiolicato richiamante idealmente i 《cubetti》calcarei dei selciati e degli apparecchi murari aquilani. 

Poste in opera verso la fine del 2010, decorate in stile pastello dall'artigiano Gabriele Di Natale (a cui queste immagini vanno come stima e come omaggio alla Memoria), queste piastrelle decorative ritraggono quattro monumenti scelti tra i molti rappresentativi della Città dell'Aquila, e patrimonio di chiunque al Mondo sappia apprezzare il valore della Bellezza e della Storia.

Per quindici anni le ho contemplate tutti i giorni, facendo visivamente il punto del recupero dei rispettivi monumenti: 
《questo sì》, 《questo in corso》, 《questo ancora no》, finché pochi giorni fa sono diventati tutti e quattro 《sì》!


In ordine cronologico:
• Immagine 1 - La Fontana della Rivera (Quarto di San Giovanni);
alla fine del 2010 era stato completato il restauro della Fontana della Rivera, le 《99 Cannelle》, grazie al FAI (Fondo Ambiente Italiano), primo importante monumento ricostruito dentro le mura della città.
• Immagine 2 - La 《Fontana Luminosa》(Quarto di Santa Maria), 
funzionante ma bisognosa di un importante lavoro di manutenzione e riparazione del monumento e degli impianti, realizzato grazie all'Associazione Nazionale Alpini e concluso nel dicembre del 2016 con l'inaugurazione della Fontana rinnovata.
• Immagine 3 - La Basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio (Quarto di San Giorgio fuori le Mura), 
riaperta temporaneamente tra la fine del 2009 e il 2013, poi chiusa, ricostruita in due anni con il contributo dell'ENI e riaperta alla fine del 2017.
• Immagine 4 - E il 19 dicembre 2025 il Castello (Quarto di Santa Maria),
la Fortezza cinquecentesca simbolo di oppressione per quattro secoli e oggi, invece, orgoglio della città dopo la sua conversione a cittadella culturale a partire dalla metà del Novecento.


E così, adesso, guardo finalmente quelle piastrelle con il sollievo di un sentimento di compiutezza.


Mauro Rosati
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domenica 22 giugno 2025

ONNA: 《MEMORIA, CULTURA, RINASCITA》

 

Onna (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di San Pietro l'Apostolo.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


(Mauro Rosati, 《Il Centro》, 21/06/2025;
pp. 38-39).



Onna:《Memoria, Cultura, Rinascita》


15 giugno 2025

《Memoria, Cultura, Rinascita》- Ho scelto queste tre parole per sintetizzare i miei sentimenti e le mie impressioni durante e dopo la bellissima visita di questa mattina ad Onna (L'Aquila), accompagnati dalla guida turistica dottoressa Loredana Eusanio, sempre preparata e professionale.

Un evento a cura di Archeoclub L'Aquila in collaborazione con Onna ONLUS e con la Parrocchia di San Pietro Apostolo in Onna, in occasione delle GEA-Giornate Europee dell'Archeologia 2025.

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Rispetto e delicatezza:

è questo innanzitutto l'approccio doveroso con il quale bisogna entrare ad Onna e con cui relazionarsi con i suoi cittadini.


Sono stato ad Onna per la prima volta nel 2013-2014, per un incontro a Casa Onna: fu un impatto forte perché ero consapevole di entrare in un luogo 《delicato》, nel centro abitato che durante il sisma del 06/04/2009 ha subito il più alto numero di perdite umane in proporzione alla popolazione, 40 vittime su circa 350 abitanti, più del 10% della popolazione di questo antico paese al centro della Piana di Bazzano, pochissimi chilometri a est della Città dell'Aquila.

All'epoca (2013-2014), quando entrai ad Onna, si vedevano soltanto monconi di muri sopravvissuti ai crolli: solo la bella chiesa parrocchiale e Casa Onna erano lì a ricordare che in quel luogo c'era un paese, e che doveva tornare ad esserci.


Poi sono tornato ad Onna nel maggio del 2017, con la studiosa dottoressa Loredana Mariani e le allieve del Liceo Linguistico dell'Aquila impegnate nel progetto scuola-lavoro con Archeoclub L'Aquila, per Chiese aperte 2017. In quell'occasione coglievo finalmente i primi segni materiali della rinascita: la chiesa parrocchiale ricostruita e riaperta al culto e una casa appena riedificata sulla stessa piazza, oltre alla Casa della Cultura, con il suo vario e cospicuo patrimonio di archeologia del territorio e di memoria del paese, a partire dalla campana all'ingresso, recuperata dal crollo del campanile della chiesa parrocchiale, una campana che a sua volta commemorava le vittime dell'eccidio nazista dell'11/06/1944.


Oggi sono tornato e ho provato forti emozioni.


Da un lato la commozione per i dolorosi racconti personali dei paesani che ci hanno accolto, con la ferita viva di una tragedia che non si può dimenticare, 40 vittime, alle quali è dedicata un'opera efficacemente comunicativa proprio per la sua immediata semplicità: davanti alla Casa della Cultura un cuore disegnato nel prato con 40 cubetti in pietra calcarea, e al centro del cuore un orologio appositamente realizzato con le lancette fissate sulle ore 3.32, orario del sisma del 06/04/2009; un'opera per la Memoria creata dal signor Paolo Paolucci.

A pochi metri di distanza un'altra installazione, 《la Coperta》, di Lorenzo Guzzini, commemora le 309 vittime del terremoto del 2009.

Osservando le due realizzazioni si comprende pienamente l'entità dell'impatto del terremoto sulle comunità colpite.


Dall'altro lato, contemporaneamente, ho provato un senso di sollievo, di entusiasmo, nel vedere il paese che rinasce, le case che hanno ripreso forma e altre che la stanno riprendendo, i panni stesi a un balcone, l'attenzione e la sensibilità dei cittadini di Onna nella conservazione del loro patrimonio materiale e immateriale: il rispetto dell'impianto urbanistico storico, il recupero e la ricollocazione di pietre e di oggetti-simbolo di una comunità come le tradizionali croci in ferro, una nicchietta votiva nel muro di una casa, il restauro e la ricollocazione dell'epigrafe che ricorda le vittime della strage nazista dell'11/06/1944, la biblioteca e la sala della Memoria nella Casa della Cultura, il museo degli oggetti della Civiltà contadina (gioghi per i buoi, aratri, lanterne a olio, le bici del lattaio, del barbiere, dell'arrotino, munite di cassettine e accessori necessari ai rispettivi mestieri) curato con passione dal signor Paolo Paolucci.


In tutto ciò, fin dalla prima volta che sono entrato ad Onna più di undici anni fa, ho percepito una comunità accogliente, orgogliosa, che non si è sfaldata davanti all'urto pesante del 2009: una comunità che proprio ripartendo dalla cultura del territorio e del suo passato ha gettato da subito i semi che ora stanno diventando alberi.

La ricostruzione di Onna, inoltre, è stata anche un patto di riappacificazione tra la Germania e la Comunità onnese dopo la strage del 1944, con la Repubblica Federale di Germania che si è posta attivamente come capofila in una serie di progetti che hanno avviato e affiancato la ricostruzione sociale e materiale di Onna, iniziando con Casa Onna, primo luogo di aggregazione nel paese distrutto, subito dopo il terremoto del 2009.

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Desidero tornare nuovamente ad Onna e studiarla ulteriormente, desidero vedere 《ju pinnero'》(=il pennerone), grande pietra cilindrica che in passato, attaccata a un braccio verticale di legno veniva utilizzata per pressare e torcere l'uva, le vinacce e/o le olive, a seconda delle zone, affinché se ne ricavasse il maggior estratto possibile; quando non venne più usata, questa pietra fu collocata nel cuore di Onna, accanto alla cantina da cui proveniva, e per generazioni è stata punto di riferimento e di ritrovo per la comunità onnese, come mi ha raccontato il giornalista Giustino Parisse. 《Ju pinnero'》 è stato recuperato per essere riportato a nuova vita, nella nuova Onna che sta rinascendo.

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Un invito.

Ve lo suggerisco con entusiasmo ed emozione, dopo essere andato via con un groppo in gola da un lato, e con il cuore risollevato dall'altro:

portate ad Onna i vostri figli e nipoti, portate i vostri amici e parenti che vengono a trovarvi, portate le scolaresche!

Onna sta diventando sempre più l'esempio di un luogo che dalla distruzione di vite umane e di case è riuscita a riprendere un suo percorso, ripartendo dalla sua storia e dall'ammirevole, commovente e tenace volontà e compattezza dei suoi abitanti.

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Ringraziamenti.

Desidero ringraziare la nostra guida Loredana Eusanio, la signora Margherita Nardecchia Marzolo (presidente Onna ONLUS), la signora Piera Nardecchia Marzolo, i signori Paolo Paolucci e Giustino Parisse per i loro racconti e aneddoti sul paese, e tutti gli Onnesi che oggi, come le volte precedenti, ci hanno accolto con la consueta gentilezza e con vivo orgoglio.

Un grazie al prof. Giulio Pacifico, consigliere Archeoclub L'Aquila, coordinatore e referente Archeoclub per questa intensa mattinata ad Onna.



Mauro Rosati

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giovedì 5 agosto 2021

Sant'Emidio vescovo (Santu Middiu)

 

Sant'Emidio nell'Annunciazione del veneziano Carlo Crivelli.
Il Santo vescovo è visibile a sinistra, accanto all'arcangelo Gabriele.

( Fonte immagine: http://www.santiebeati.it/immagini/?mode=view&album=65250&pic=65250B.JPG )
 


Articolo inviato alle redazioni locali in data 03/08/2021 e pubblicato sulla stampa locale.


Sant'Emidio (Santu Middiu), o Sant'Emigdio (Emygdius), originario di Trèviri (Trier, odierna Germania - Land di Renania-Palatinato), è considerato il primo Vescovo di Ascoli Piceno, città in cui gode di particolare venerazione ancor di più dopo che il capoluogo piceno uscì sostanzialmente indenne dalla forte sequenza sismica che sconvolse Umbria, Marche e Abruzzi tra il 1702 e il 1703. 

Sant'Emidio è contitolare della Cattedrale di Ascoli Piceno, intitolata a Maria "Madre di Dio" .


Patrono di Ascoli e della sua Diocesi, compatrono di Napoli, patrono di Città di Castello e di tante altre località, in un Paese, come l'Italia, che è in gran parte sismico.
Soltanto negli Abruzzi, il culto di Sant'Emidio è attestato in almeno 161 tra città e borghi ( Fonte: «Sant'Emidio nel mondo» 
).


Proprio dopo il grave terremoto del 02/02/1703, il culto di Sant'Emidio si diffuse anche ad Aquila e nel suo Contado provenendo dalla vicina Ascoli Piceno.
Una tradizione popolare riportata da Quirino Bernardi nel suo studio sulla toponomastica storica aquilana (1961), narra che tutti gli Ascolani che si trovavano ad Aquila durante il terremoto del 1703 rimasero illesi, e per tale motivo furono essi stessi tra i promotori del culto come ex voto. Gli Aquilani stessi si recarono in pellegrinaggio ad Ascoli Piceno presso la tomba del Santo. 
Il culto di Sant'Emidio divenne molto popolare nella nostra città e nel nostro territorio, tanto che la città di Aquila gli dedicò un altare civico all'interno della Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio (oggi Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio): l'altare fu realizzato in un posto di particolare importanza, ossia sul lato (testata) nord del transetto del Duomo, dove l'altare si trova tutt'oggi; lato del transetto rimasto in piedi anche dopo il crollo avvenuto a seguito del sisma del 2009, 

Almeno fino alla prima metà del Novecento, la ricorrenza di Sant'Emidio veniva celebrata ad Aquila con una processione, come attestato anche da fotografie d'epoca.
Il culto di Sant'Emidio si diffuse anche nel Contado aquilano: raffigurazioni del Santo si trovano, ad esempio, nelle chiese parrocchiali di Onna e di Coppito, entrambe intitolate a San Pietro Apostolo.


Sant'Emidio è presente anche nell'onomastica stradale aquilana.
A L'Aquila - infatti - è intitolata a Sant'Emidio una piazza nel cuore del quartiere di Santanza (Sant'Anza), appena fuori le Mura, a poca distanza dalla Rotonda e dall'adiacente Largo Salvo D'Acquisto. Il quartiere fa parte della storica località di Sant'Anza, la quale comprende un territorio che raggiunge a nord i confini con Collebrincioni e che fu tra i castelli fondatori di Aquila, e la cui parrocchia intra moenia (dentro le Mura) divenne la chiesa di San Nicola d'Anza, oggi in abbandono e bisognosa di recupero e di rifunzionalizzazione.


Mauro Rosati

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Una biografia del Santo: 

http://www.santiebeati.it/Detailed/65250.html


Stampa locale, collegamenti alle pubblicazioni:

https://www.ilcapoluogo.it/2021/08/05/santemidio-il-santo-vescovo-protettore-contro-i-terremoti/amp/



lunedì 5 aprile 2021

Il Monumento più bello - La Candela più luminosa


Il Monumento più bello - La Candela più luminosa


L'Aquila, 05 aprile 2021

 

Quest'anno ho deciso finalmente di condividere un mio breve e personalissimo pensiero che mi accompagna fin dai primi tempi dopo il sisma del 2009.

Un pensiero che ho sempre portato nell'animo, una convinzione che si è fatta più forte - giorno dopo giorno - in questi 12 anni.

Sempre più forte anche alla luce dei fatti.


 

Nella nostra Città e negli altri Borghi colpiti dal sisma di 12 anni fa, ci sono oggi molti luoghi della Memoria, ognuno più o meno sentito - in modo soggettivo - da ciascuno di noi.
Tutti richiamano alla mente, in modo diverso, la memoria dei Caduti di quel sisma.

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Dal mio intimo e personale punto di vista, anch'io - nel mio animo - ho «scelto» fin dall'inizio il «mio monumento» in cui riconoscere quella Memoria.

 


Il monumento più bello che stiamo realizzando è proprio la ricostruzione della nostra Città e dei nostri Borghi.

Ci penso ogni volta che cammino per le strade e per le piazze della mia Città che rinasce.



Questa sera anch'io accenderò la mia candela, come tantissime altre persone.

La candela più bella e più luminosa - però - è quella luce che si accende ogni giorno in ogni casa che torna ad essere abitata, in un locale che riapre, in un luogo che torna a far parte della nostra quotidianità.

Quelle luci che si riaccendono dietro le finestre sono luci di festa - certamente - ma, allo stesso tempo, sono tante luci che, simbolicamente e inconsapevolmente, dedichiamo a chi è caduto quella notte di 12 anni fa.


 

Quei Caduti, di tante età e di tante provenienze diverse, sarebbero stati sicuramente felici di vivere e di veder rinascere la nostra Terra.

Per me sono sempre presenti nel ricordo, tutto l’anno: quando passo davanti ai luoghi in cui vivevano, quando vedo quei luoghi rinascere e riaprirsi, quando rientro in un palazzo o in una chiesa della mia Città.

Ogni volta che compio questi gesti, un mio pensiero va sempre a Loro, a quei Caduti innocenti.

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E ora, lascio la parola al silenzio: quel silenzio che si deve in queste circostanze; nel rispetto di chi vuol ricordare, nel rispetto di chi vuol dimenticare.

 

Poi - osservato il doveroso silenzio - torniamo a prenderci cura della nostra Città e dei nostri Paesi, con quell’affetto e con quel rispetto che si devono alla propria Terra nella vita di tutti i giorni - terra natìa o terra d’adozione che sia -.


La Memoria di quei Caduti è un motivo in più per farlo.



Mauro Rosati


giovedì 21 gennaio 2021

Capitale Italiana della Cultura 2022 - Auguri e ringraziamenti

(Fonte: «Corriere della Sera», 20/01/2021)
Per una migliore lettura, cliccare sull'immagine.


Come cittadino aquilano voglio innanzitutto esprimere le mie congratulazioni alla comunità dell'isola di Procida per la vittoria nella "gara" per «Capitale Italiana della Cultura 2022», che vedeva anche noi aquilani in corsa tra i finalisti.

Lo faccio ancor più sentitamente dopo aver letto questo editoriale del giornalista Antonio Polito - "napoletano" di Castellammare di Stabia - che, con obiettività e "sportività", ha pensato alla nostra Città-Territorio e ha riconosciuto il nostro impegno collettivo (cittadini, associazioni, imprese, istituzioni) e i nostri risultati "conquistati" nel percorso di ricostruzione di questi 11 anni e mezzo. 

Per cui: auguri alla comunità di Procida per il risultato raggiunto e un ringraziamento ad Antonio Polito che, in modo obiettivo e riconoscente, ha espresso questo gradito pensiero per noi Aquilani. Un ringraziamento anche per aver ricordato le tante comunità, a noi vicine, che hanno anch'esse subito il dramma del terremoto in anni più recenti.

 


Mauro Rosati


venerdì 8 gennaio 2021

Pluto, fedele guardiano e cittadino onorario


08 gennaio 2015

Pluto in posa per i fan nei pressi della Fontana Luminosa!

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Pluto, cittadino onorario alla Memoria. 

Così lo considero personalmente.


Fedele guardiano e custode della nostra città nei mesi e nei primi anni successivi al terremoto del 2009. Quando noi umani eravamo in pochi a frequentare le vie semideserte, lui e i suoi compagni erano una vigilanza costante, anche nei mesi della zona rossa del 2009.

Quando si camminava per il Corso tra il 2009 e il 2010 era più facile incontrare loro che concittadini umani.

Un riconoscimento commemorativo lo meriterebbe tutto


Magari proprio ritratto così, nel suo posto preferito tra la Fontana Luminosa e il Parco del Castello.


Mauro Rosati

sabato 26 settembre 2020

26 settembre 1997 - Ore 11,40

 

Assisi; la navata della Basilica Superiore di San Francesco dopo il crollo della volta "dei Dottori della Chiesa" e di una parte delle due adiacenti.
(Fonte immagine: Wikipedia; CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1688295 )

26 settembre 1997

Ricordo bene quella mattina. Ero a scuola, a Pettino (zona futura multisala), a poca distanza da Palazzo "Silone", sede della Regione Abruzzi.

Da una decina di giorni avevo iniziato il primo anno delle Scuole Superiori. Già da un po' eravamo rientrati in aula dalla ricreazione. Eravamo a lezione con la prof. di Italiano.

A un certo punto sento un rumore sordo ma costante che proveniva dall'esterno, come un elicottero che passa ad una certa distanza. Subito dopo quel rumore alcuni miei compagni iniziano a dire che sentivano il terremoto. Ovviamente non posso dire che il rumore esterno fosse legato al terremoto, considerata anche la distanza dall'epicentro (circa 100 km); potrebbe anche essere stata una semplice coincidenza.

Non mi accorgo subito della scossa; mi fermo, e dopo un po' percepisco una sensazione strana e disorientante: il pavimento sembrava diventato "di gomma", una specie di elastico, e si muoveva lentamente oscillando a strattoni; sembrava un po' come stare su una barca o su una zattera ormeggiata che si muove leggermente assecondando la corrente dell'acqua. Avevo l'orologio al polso: lo guardo; lo schermo segnava le 11:42 (andava avanti di un paio di minuti).

Tutto questo accadeva in pochi secondi e intanto l'oscillazione si fermò.

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Pensai subito che il terremoto doveva essere avvenuto tra Umbria e Marche perché qualche ora prima, al giornale radio delle 06:30 che seguivo ogni mattina prima di uscire di casa, avevo ascoltato che nella nottata, alle 02:33, si era verificata una forte scossa di terremoto al confine tra Umbria e Marche (tra Assisi, Nocera Umbra, Sellano, Colfiorito, Serravalle di Chienti, Foligno, Preci e diversi altri paesi). La scossa di quella notte (Magnitudo momento 5.7; Fonte: INGV, CPTI15) era stata interpretata come l'evento principale e aveva provocato due vittime, alcuni feriti e molte lesioni, anche nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.

La scossa principale (Magnitudo momento 6.0; Fonte: INGV, CPTI15) avvenne invece alle 11:40 e fu più forte di quella della notte (oltre il doppio in termini di potenza).

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Due ore dopo, tra le 13:30 e le 14:00, mentre ero nei pressi della Fontana Luminosa ad aspettare l'autobus per tornare al paese, i miei compagni di viaggio (studenti e lavoratori) confermavano la notizia e la localizzazione del terremoto. Quasi tutti lo avevano avvertito e ognuno raccontava come lo aveva sentito e dove si trovasse alle 11:40. Purtroppo c'erano state altre vittime, nonostante gli edifici fossero già sgombri dopo la scossa della notte; tra le vittime c'erano, per esempio, tecnici che erano al lavoro per effettuare i primi rilievi dei danni dopo l'evento della notte.

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Alle 20:00, come ogni sera, mi collego per seguire il TG5 (all'epoca non avevo ancora "divorziato" con i TG e con una certa informazione in generale; questo però è un altro discorso).
Inizia il TG. Nessuna sigla, nessun titolo, nessuna parola di commento: l'edizione si apre con un video impressionante. Una telecamera aveva ripreso la scossa delle 11:40 dentro la Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi: si vede una parte della volta che crolla quasi subito durante la scossa e poi un grande polverone che oscura le immagini; il crollo uccide le quattro persone che erano lì sotto, frati e tecnici che si trovavano al centro della navata. Da quanto si è detto nei mesi e negli anni successivi, pare che la causa principale di quel crollo, oltre alle lesioni della scossa della notte, fosse stata una ristrutturazione "disgraziata" effettuata molti anni prima e che aveva appesantito molto le volte della Basilica.

Poi una ripresa all'esterno della Basilica: si vede un fotografo uscire dal portale completamente bianco di polvere, impietrito dalla paura; si era salvato dal crollo perché era distante alcuni metri dal punto del crollo. Un'altra immagine impressionante: quell'uomo sembrava una statua, sia per la polvere che lo ricopriva sia per lo spavento; era un fotografo che stava documentando i primi sopralluoghi. Anni dopo, da un documentario, ho saputo che altri tecnici si sono salvati da quel crollo perché erano nel transetto della Basilica e mi pare si siano riparati in Sacrestia: uno di loro raccontò che all'inizio dello scossone aveva visto la volta della Basilica letteralmente sollevarsi e ripiombare sui muri della chiesa. 

Altra immagine ancora: sempre alle 11:40 di quella mattina, in un altro paese della zona colpita, si vede un uomo all'esterno che fa appena in tempo ad allontanarsi da una casa dietro di lui (forse già lesionata) che si sbriciolava in pochi secondi.

Dopo queste immagini tremende (almeno queste sono quelle che ricordo), si apre l'inquadratura sullo studio del TG e il conduttore inizia a raccontare la cronaca di quella bruttissima giornata.

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Il giorno seguente, su un nostro giornale locale, lessi che la scossa della mattina precedente aveva provocato lesioni lievi in alcuni edifici e in particolare delle lesioni nella Basilica di Collemaggio. Non saprei in quale punto della Basilica fossero quelle lesioni e chissà se non fossero proprio nella zona del transetto che è poi crollata durante il sisma del 2009.

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Mi impressiona sempre il ricordo di quel terremoto del 1997, sia per le immagini sia perché conosco Assisi, e anche perché si tratta del primo grave terremoto in Italia che io ricordi direttamente.

Undici anni e mezzo dopo, nel 2009, mentre il terremoto sbalzava e scuoteva la mia casa e la mia città, tra i molti pensieri che mi passavano per la mente in quei secondi di paura, c'era anche questo: ecco, questo è quello che devono aver provato gli Umbri e i Marchigiani nel 1997; questo è quello che devono aver provato gli Aquilani dei secoli precedenti. Questi pensieri mi passavano spontaneamente nella mente in frazioni di secondo, tra le 03:32 e le 03:33 del 06 aprile 2009, quando il sisma mi aveva svegliato dal sonno profondo, "bloccandomi" sul letto, immobilizzato dalla paura.

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Nell'aprile del 2001, oltre tre anni e mezzo dopo quel 26 settembre 1997, sono tornato per la prima volta ad Assisi dopo il terremoto (c'ero stato da bambino alcuni anni prima del sisma). Il borgo complessivamente si presentava bene anche perché, ad eccezione del crollo nella Basilica francescana, i danni nella cittadina erano stati molto meno gravi rispetto ad altri Comuni più vicini all'epicentro. C'era qualche ponteggio di ristrutturazione ma niente di particolarmente vistoso.

La Basilica era stata riparata e riaperta al pubblico nel 1999 e, ovviamente, non potevo non andare a vederla. Allo stesso tempo però mi faceva impressione entrare lì dentro: erano ancora molto vicine le immagini spaventose del 1997; sembrava un po' come entrare nel luogo di un "delitto".
Appena entrato, per prima cosa guardai verso le volte. La muratura della porzione crollata era stata ricostruita ma ovviamente non c'erano gli affreschi, che erano stati raccolti in frammenti e avrebbero richiesto più tempo per essere ricomposti nelle porzioni che era possibile recuperare.
Camminare sul pavimento della navata mi dava la sensazione quasi di una profanazione, ricordando la tragedia provocata proprio lì dal terremoto di tre anni e mezzo prima.

Poi, pian piano, iniziai a spostare l'attenzione sugli splendidi affreschi, opera di vari maestri, che narrano le Storie della Vita di San Francesco e rappresentano anche altri importanti soggetti religiosi.

Quella visita alla Basilica di San Francesco servì a riprendere confidenza con quel luogo dopo le immagini spaventose del 1997.


Mauro Rosati

venerdì 24 maggio 2019

Due dettagli nella Cattedrale aquilana - Un auspicio

L'altare dei Milanesi prima e dopo il sisma del 2009.
(Fonte immagine: newstown.it)

Riporto di seguito integralmente un mio intervento che ho pubblicato in questi giorni sulla stampa locale in qualità di vicepresidente di Archeoclub L'Aquila.

Buona lettura e, se vi piace, condividete!
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Apprendiamo dalla stampa le dichiarazioni del Segretario Regionale MiBAC per l’Abruzzo, arch. Stefano D’Amico, sull'iter del progetto per la ricostruzione della Cattedrale dell’Aquila che procede di ulteriori passi verso l'approvazione.

Da semplici cittadini non conosciamo ancora quello che sarà il progetto approvato, tuttavia vogliamo rinnovare un nostro auspicio in merito ad alcuni dettagli nella ricostruzione della nostra Cattedrale, come già fatto in due miei articoli degli scorsi anni.

Ci riferiamo in particolare a due dettagli dal forte significato devozionale e storico: 
- l'altare dei Milanesi;
- l'invocazione a San Massimo che circonda tutta la Cattedrale nella fascia tra i pilastri e le volte.

L'altare dei Milanesi, sulla sinistra per chi entra dalla navata nel transetto, è andato in gran parte distrutto a causa del crollo proprio di quel lato: la speranza in questo caso è che esso venga ricostruito, in qualche modo, a ricordo dell'importanza della comunità milanese, così fortemente presente nella storia della nostra città e gradualmente integratasi con la popolazione aquilana. Come ricordavo in un mio articolo su stampa del gennaio 2015 (L’altare della nazione milanese nella Cattedrale aquilana), fu proprio la comunità milanese in città a far realizzare nel 1827 l'altare, il quale ospitava le spoglie di San Vittorino martire, recuperate integre dopo il sisma del 2009 e ora custodite nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano, e una tela di Teofilo Patini andata invece interamente distrutta a causa del crollo del 2009 e delle intemperie successive. In basso, inoltre, era raffigurata a rilievo la biscia, emblema dei Visconti e poi dello stesso Stato milanese.
L'altare potrebbe essere riproposto grazie a una collaborazione tra l'Accademia di Belle Arti dell’Aquila e la milanese Accademia di Belle Arti di Brera. Inoltre, il dipinto andato distrutto, raffigurante San Carlo Borromeo tra gli appestati, potrebbe essere sostituito da un nuovo dipinto, contemporaneo, con lo stesso soggetto, magari sempre ad opera delle due Accademie, aquilana e milanese.

L'altro auspicio è la ricostruzione della parte mancante dell'invocazione a San Massimo che, per intero, recita così: 

“LEVITA CHRISTI MAXIME, VESTINAE GENTIS FORTISSIME TVTOR, FIDEI NOSTRAE DECVS ET AVSPEX; PERPETVVM ESTO AQUILANAE CIVITATI PRAESIDIVM. APERI OCULOS TVOS SVPER DOMVM ISTAM, DIE AC NOCTE SVPER LOCVM IN QVO POLLICITVS ES VT INVOCARETVR NOMEN TVVM, ET EXAVDI PRECES POPULI ISRAEL. QVICVMQVE ORAVERIT IN LOCO ISTO EXAVDI DE COELO ET PROPITIARE. ANNO DOMINI MDCCCLXXXIII”.

Ne avevo già pubblicato il testo in un mio articolo sulla stampa del luglio 2017 (La ‘fabbrica’ della Cattedrale aquilana). 
Datata 1883, l’invocazione contiene la dedica del tempio a San Massimo e un appello al Santo affinché vegli sulla chiesa e, intercedendo, esaudisca le invocazioni di chiunque entri a pregare in questo luogo.
L' invocazione è integralmente riportata in una guida-album di Aquila del 1908-1909 e quindi può essere ripristinata per intero.

Come i miei precedenti articoli, anche questi due auspici vogliono essere un piccolo contributo all'importantissima opera di ricostruzione della Cattedrale, la madre di tutte le chiese della nostra Arcidiocesi, monumento religioso e civile.


Mauro Rosati

sabato 27 aprile 2019

«cm 5x5» 27 aprile 2009 - 27 aprile 2019


«cm 5x5»
27 aprile 2009 - 27 aprile 2019

Il mio piccolo-grande orgoglio!
Sotto un tenda, in un parcheggio del polo scientifico; i primi laureati dopo il terremoto!
21 giorni dopo, ritrovarsi tra compagni di studi dopo i giorni difficili del terremoto; abbracci e tanta voglia di ricominciare!
Il mio primo piccolo mattone per la ricostruzione della mia Città; oggi lo ri-guardo con ancora più orgoglio e con soddisfazione!
Quella vetrata nel mezzo, immagine dalla chiesa di San Giuliano, sarebbe tornata a splendere nel 2011!

Mauro Rosati

domenica 7 aprile 2019

Foto della Domenica - «L'Amo QUindi LA vivo»

«L'AQUILA - L'Amo QUindi LA vivo!»

Gru al lavoro sullo sfondo della Basilica di San Bernardino da Siena!

Alcuni monumenti, prodotti tipici e scorci della Città e del Territorio, raffigurati in formato Polaroid!

«L'Aquila è un fiore che sta sbocciando nuovamente», frase che condivido pienamente!

Cruciverba aquilano!


Ricostruzione, Scuole, Concorso, Esposizione - Reconstruction, Schools, Contest, Exhibition
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07 aprile 2019
Buona Domenica da L'Aquila!
Have a nice Sunday! Greetings from L'Aquila!

«L'AQUILA - L'Amo QUindi LA vivo», alcuni dei lavori grafici e fotografici realizzati dagli alunni della Scuola Secondaria di I grado "Mazzini-Patini" di L'Aquila!
In mostra fino alle ore 21,00 di oggi presso Palazzo "Pica-Angelini" in Corso Vittorio Emanuele n. 35!

«L'AQUILA - L'Amo QUindi LA vivo», some of the graphic and photographic works made by the students of "Mazzini-Patini" 1st grade Secondary School in L'Aquila!
The works will be on exhibition today until  09:00pm at Palazzo "Pica-Angelini",  n. 35  Corso Vittorio Emanuele!

Mauro Rosati

mercoledì 3 aprile 2019

Gli 80 anni del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Il link reindirizza a una galleria di immagini, a cura del Segretariato Regionale dell'Abruzzo (le immagini sono del fotografo Giovanni Lattanzi e del Consiglio Regionale d'Abruzzo).


Le prime 6 immagini risalgono all'immediato dopo-sisma di 10 anni fa e ricordano il grande lavoro di recupero e messa in sicurezza dei Beni Culturali operato dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco!

Oggi, tutte le chiese che si vedono in quelle immagini sono state ricostruite o sono in via di completamento:
- Santa Maria del Suffragio, ricostruita tra il 2014 e il 2018 e riaperta al culto il 06 dicembre 2018 (finanziamento delle Repubbliche Francese e Italiana);
- Basilica di Santa Maria di Collemaggio, ricostruita tra il 2015 e il 2017 e riaperta al culto il 20 dicembre 2017 (finanziamento dell'ENI);
- ex chiesa, oggi teatro, di San Filippo Neri, è prevista la riapertura fra non molto (tra i finanziamenti si ricorda la raccolta fondi del singolo «Domani 21/04/2009»);
- chiesa Capoquarto di San Pietro a Coppito, lavori in via di completamento!

Mauro Rosati



Foto: Consiglio Regionale d'Abruzzo.
Fonte: pagina Facebook del Segretariato Regionale dell'Abruzzo.

giovedì 21 marzo 2019

La Città dell'Aquila su Linea Verde


Sabato 23 marzo 2019, ore 12,20, su Rai Uno!

«Linea Verde life», puntata dedicata a L'Aquila, nel Decennale del terremoto! «Si racconterà L'Aquila nelle sue vesti di eccellenza»: tecniche di ricostruzione, il Palazzo dell'Emiciclo, lo «Smart Tunnel», il Teatro Comunale, il Palazzo Margherita e la Torre Civica!
VISITA L'AQUILA! CONOSCI L'AQUILA!


March the 23rd, 2019 at 12,20, on "Rai Uno"!

«Linea Verde life», broadcast dedicated to L'Aquila, in the tenth anniversary of the earthquake! The excellences of L'Aquila will ve told: reconstruction techniques, "Palazzo dell'Emiclo", the «Smart Tunnel», the building of Municipal Theather, the building work on "Palazzo Margherita" and the Civic Tower!
VISIT L'AQUILA! EXPERIENCE L'AQUILA!

mercoledì 6 febbraio 2019

Appello per Palazzo Carli

Fonte: «Il Messaggero - Abruzzo», sabato 02/02/2019

Condivido sul mio blog questo appello personale dell'avvocato Federico Cinque a favore della ricostruzione di Palazzo Carli!

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Una tipologia di palazzo particolarmente interessante, un «palazzo-bottega», dalla storia plurisecolare, nel cuore della nostra città! Oggi lo definiremmo quasi un «edificio polifunzionale»!
Parliamo di Palazzo Carli all'Annunziata, sede del Rettorato dell'Università dell'Aquila fino al sisma del 2009 che ne ha causato crolli in più punti: mentre la ricostruzione privata della zona circostante prosegue, questo grande palazzo di importante valore storico-architettonico giace abbandonato e pericolante rendendo inaccessibili le strade circostanti e impedendo in taluni casi il rientro o il transito in una zona con case riscostruite da tempo e altre a buon punto di ricostruzione!
Condivido questo appello all'Università e al Comune per uno sforzo particolare affinché questo storico, grande palazzo possa essere salvato e ricostruito "pietra su pietra" nella sua bellezza e interezza, e restituito alla comunità cittadina, consentendo allo stesso tempo il rientro delle famiglie nelle abitazioni prospicienti!
Tale è l'importanza di questo edificio che, nell'onomastica cittadina successiva all'unità d'Italia, una delle strade attorno all'isolato prese il nome ufficiale di «via del Pavone», dal pavone dello stemma Carli!
Oltre all'articolo allego un passaggio del prof. Colapietra che nel 1987-1988 ci parla della particolarità e del valore storico e urbanistico di questo grande immobile!
Fonte: «Arte Città», Gennaio 1988.


Mauro Rosati

mercoledì 17 ottobre 2018

La nuova cupola di Santa Maria del Suffragio


Arte, Architettura, Terremoto, Ricostruzione, Restauro, Cooperazione - Art, Architecture, Earthquake, Reconstruction, Restoration, Cooperation
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Con grande orgoglio, ecco a voi la nuova cupola di Santa Maria del Suffragio, ricostruita 'mattone su mattone' grazie al co-finanziamento delle Repubbliche Francese e Italiana!
Uno dei simboli del terremoto del 2009, la cupola, progettata nell'Ottocento dall'architetto Giuseppe Valadier, era in gran parte crollata a seguito delle scosse del 6, 7 e 9 aprile 2009! Tra il 2014 e il 2018, un complesso e paziente lavoro di ricostruzione, potenziamento antisismico e poi di restauro, ha riconsegnato l'opera alla nostra città e al mondo!
Un ringraziamento agli operai, ai progettisti, ai restauratori che ci hanno restituito questo gioiello dell'architettura neoclassica!

(Foto: Pagina Facebook del Segretariato Regionale dell'Abruzzo)
Il post originale all'indirizzo:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1751057731686475&id=185137278278536

Full of pride, here is the new dome of Santa Maria del Suffragio, rebuilt 'brick on brick' thanks to the co-financing action of the French and Italian Republics!
One of the symbols of the 2009 earthquake, this dome, designed in the nineteenth century by architect Giuseppe Valadier, it was largely collapsed as a result of the shocks of April the 6th, the 7th and the 9th 2009!
Between the years 2014 and 2018, A complex and patient work of reconstruction, anti-seismic strengthening and restoration, has gave back the dome to our town and to the world!
Thanks to the workers, designers, restorers who have gave back us this jewel of neoclassical architecture!

(Ph.: Segretariato Regionale dell'Abruzzo, 2018)
The original post to the address:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1751057731686475&id=185137278278536

Mauro Rosati

giovedì 5 aprile 2018

IMMOTA MANET - Memoria, Presente e Futuro


Riflessioni personali sulla tempesta, e sul dopo la tempesta, di nove anni fa.



Umberto Boccioni, La città che sale (Fonte: arte.it)

Quante volte ho sentito, e sento  dire, che il latino non serve a niente, e la cosa non mi ha mai trovato e non mi trova d'accordo! 
Prima di tutto, perché oggi parliamo una lingua nazionale e le nostre lingue locali (dialetti) che altro non sono, semplificando, se non il latino volgare (quello del popolo) evoluto e amalgamatosi con apporti linguistici di origine diverse! Quindi una lingua viva a tutti gli effetti!
Poi c'è il latino dei classici, apparentemente "cristallizzato" nella forma tramandataci dai grandi autori romani e poi ripreso dagli Umanisti, ma in realtà anch'esso attualissimo: il latino è nei motti di nazioni, città, squadre sportive e così via!

Ed è proprio a tre motti latini che mi sono ancorato, più o meno consapevolmente, per affrontare e poi ripartire dalla tempesta che in questi giorni di nove anni fa si era abbattuta sulla mia città e sul suo contado. Non una tempesta d'acqua e/o di vento, ma quella tempesta dal sottosuolo che per alcuni secondi o decine di secondi trasforma la terra in un mare infuriato e rende le opere umane come tante imbarcazioni in preda a quel mare con i loro passeggeri a bordo!
Passata la paura immediata dell'evento, subentrano sentimenti umani come lo shock, il dolore e lo sconforto: dolore e sconforto per coloro che sono rimasti vittime delle navi affondate durante la tempesta, dolore e sconforto nel vedere la propria città sfregiata e, a tratti, poco riconoscibile, e poi un sentimento di rabbia non si sa bene contro chi e contro cosa, e tante altre sensazioni!
Poi subentra un sentimento di rivalsa, la volontà di rimboccarsi le maniche e cominciare, prima con la mente e con i simboli, poi con i fatti, a riprendersi quello che la tempesta ha stravolto. Un assedio al contrario per rientrare tra le mura della città e riconquistarla, riconquistare quel legame materiale con i nostri antenati. Forza di volontà alternata a momenti di sconforto e poi di nuovo tanta volontà! Volontà di non darla vinta agli eventi: non una sfida alla natura ma semplicemente orgoglio di volersi rimettere in piedi, di risollevare il proprio territorio anche in memoria e nel rispetto di quelle vittime innocenti della tempesta, volontà di ridare dignità e splendore ai propri luoghi!

E qui torna il latino!

Come ho scritto sopra, a tre motti in particolare mi sono ancorato nell'affrontare il "dopo la tempesta"!

L'emblema civico aquilano.
L'Aquila: chiesa del Cristo Re (1934), pavimento della navata centrale (particolare).


IMMOTA MANET (rimane salda):
è il motto della mia città, quello che ci ricorda le sue traversie, soprattutto contro le forze della natura ma, nonostante queste, la sua capacità di risollevarsi e rigenerarsi dopo i rovesci subiti; l'orgoglio, anche inconsapevole di riannodare la propria vita a questi luoghi, a queste strade, a queste piazze. 
Un motto che tante volte è stato ed è dissacrato, interpretato e utilizzato in maniera sarcastica per indicare immobilismo. Non ho mai condiviso e non condivido questa lettura: per me personalmente e per i tanti aquilani, di origine e di adozione, che lavorano tutti i giorni per la nostra città, era e rimane un motto dall'accezione positiva, la spinta e il dovere a essere protagonisti attivi della nostra ricostruzione, come in questi anni sta avvenendo; in primis per noi e poi anche per i nostri posteri!

NEC RECISA RECEDIT (neanche spezzata arretra, neanche colpita arretra): motto dannunziano, motto del corpo della Guardia di Finanza, ma anche parole che ben si prestavano a motivare gli animi in quei brutti giorni di nove anni fa! Tra l'altro proprio la Guardia di Finanza, con la sua scuola Allievi Sottoufficiali, rimasta pressoché integra dopo il sisma, fu l'epicentro del dramma nei giorni immediatamente seguenti e poi dei primi nuovi passi: luogo delle esequie solenni della maggior parte delle vittime del sisma, base operativa dell'emergenza e poi base per la primissima ripartenza delle funzioni fondamentali della città, ospitando tanti uffici strategici!
«Nec recisa recedit», neanche la mia città colpita voleva arretrare.
La mia laurea, insieme a tanti altri ragazzi, cadeva proprio in quel mese di aprile; discutemmo la tesi in una tenda organizzata per l'occasione: «che tristezza» si potrebbe pensare su due piedi; invece no! Ricordo ancora con orgoglio quel momento, l'orgoglio di essere tra i primi studenti a laurearci nella città che, anche se non ce ne accorgevamo, aveva già ricominciato a camminare, seppure a piccoli passi e con le ossa ancora rotte!

FLUCTUAT NEC MERGITUR (oscilla tra i flutti ma non affonda): è il motto della città di Parigi, nata su un'isola tra le acque di un fiume; me ne sono ricordato in questi giorni leggendo un saggio che parla proprio dell'attualità del latino! Ho riflettuto su queste parole e anch'esse calzavano bene alla situazione; nel caso della mia città i flutti, le mareggiate, vengono dal sottosuolo e, ogni volta, superata la tempesta, dobbiamo riprendere la rotta! «O navis referent in mare te novi / fluctus (o nave, altre onde ti riporteranno in mare)»: i versi sono tratti dalle «Odi» di Orazio ma il concetto, in versioni diverse, lo ritroviamo dall'antica Grecia fino (leggevo in questo saggio) al vescovo Beato di Liébana: «tempestat mare et fluctuat, sed navicula non mergitur, quia fides non dubitatur (il mare è in preda alla tempesta e ai flutti, ma la navicella non affonda, perché la fede non viene messa in dubbio)» [Ivano Dionigi, Il presente non basta]!
Dopo le onde che hanno portato la nave alla deriva, nuove onde, quelle buone, riportano la nave sulla giusta rotta dopo la tempesta;  queste onde buone sono le energie positive, l'orgoglio e la volontà! Ovviamente servono buoni comandanti, buoni timonieri ma anche buoni rematori! La fede di cui parla Beato di Liébana deve essere per noi la fiducia attiva nella rinascita della nostra città (e quando parlo di città intendo sia il Capoluogo sia i Borghi del Contado)!
Queste onde buone le ho iniziate a vedere un paio d'anni dopo la tempesta e rafforzavano la mia fiducia; ogni gru in movimento, ogni ponteggio nuovo, ogni palazzo che torna alla mia comunità, ogni negozio che riapre lì dove prima c'erano silenzio, calcinacci e muffa, rafforzano questa corrente favorevole che ci sospinge verso la buona rotta.
Riportare la nave sulla rotta giusta è un dovere anche verso la memoria di coloro che sono caduti durante la tempesta di nove anni fa!
E quando la terra, come accaduto due anni fa e l'anno scorso, e poi anche pochi giorni fa, torna a far sentire le sue mareggiate, lo sconforto e la paura tornano a farsi largo nel nostro animo! Meno di due anni fa il centro del nuovo dramma era tra i 20 e i 70 km dalla nostra città e abbiamo vissuto quelle nuove tempeste come fossero anche nostre, sia per la paura che tornava a svegliarsi sia per la compassione umana e fraterna verso dei nostri vicini che stavano vivendo, a pochi passi da noi, una tempesta del suolo i cui flutti giungevano fino a noi a risvegliare i sentimenti di nove anni fa!
In momenti come quelli, dopo la umana e normale paura, proviamo a fare nostri quei versi e, nel quotidiano, facciamo in modo che le nostre navicelle siano sempre più sicure e affidabili durante queste tempeste!
Scacciamo lo sconforto e come bravi rematori riprendiamo in mano la nostra nave comune!
Lo stiamo già facendo, continuiamo!

Mauro Rosati

L'Aquila: Piazza del Mercato; sullo sfondo la rinata chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta "delle Anime Sante" (Foto: Mauro Rosati, 2018).