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sabato 21 ottobre 2023

《LE VERE INNOVAZIONI》 - BUSTA DEL LATTE

Una busta del latte in cartone leggero e ridotta quantità di plastica.



♻️ - Le vere innovazioni, quelle utili e migliorative.


🥛 Ecco cosa rimane di una busta di latte in cartone leggero, dopo l'uso (v. immagine in alto).

È una tipologia di contenitore che personalmente scelgo e utilizzo già da qualche tempo, e mi trovo bene.


📍 Il cartone è impermeabilizzato all'interno da una sottilissima pellicola in bioplastica, e quindi smaltibile nella raccolta della Carta.


📍 Le parti in plastica sono ridotte al minimo e vanno anch'esse nella differenziata (raccolta Plastica):

si tratta esclusivamente del tappo e del colletto a imbuto, quest'ultimo realizzato in plastica (polietilene) a bassa densità (LDPE - Low Density PolyEthylene) e quindi con una minor quantità di materiale plastico, meno impattante e più facilmente riciclabile.


👁 Anche a colpo d'occhio, si nota facilmente la proporzione tra le parti in plastica e la prevalente componente in cartoncino.


💪 Unica 《fatica》 (si fa per dire ovviamente):

- separare il colletto in plastica dal cartone, mediante lo strappo di una linguetta punzonata già predisposta;

- risciacquare con un po' d'acqua tiepida il residuo interno del latte (residuo quasi trascurabile poiché la bioplastica di rivestimento riduce l'aderenza della parte grassa).


Infine, si lascia asciugare il cartone che è pronto per essere smaltito con la carta. ♻️ 


Mauro

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giovedì 24 febbraio 2022

CARDO SELVATICO, CARDO 《SANTO》

 

(Foto: Paola Cinque, 2022)


CARDO SELVATICO, 

CARDO 《SANTO》


Una delle molte varietà di cardo.

Il cardo, nelle sue varianti, è diffuso in EurAsia particolarmente nell'area mediterranea e in Asia centrale.


In questo caso (foto in alto) si tratta di un cardo selvatico a fusto basso, a forma di stella, con infiorescenza centrale circondata dalle caratteristiche foglie a raggiera.

In alcune zone viene chiamano popolarmente il 《cardo santo》 perché la sua forma ricorda un'ostia (l'infiorescenza) all'interno, circondata dai raggi come in un ostensorio.


Secondo alcune ipotesi, questa tipologia di cardo potrebbe essere stata d'ispirazione alle maestranze medievali che lavorarono agli stupendi motivi fito-floreali a rosa che troviamo su molti tra gli amboni abruzzesi più belli.


Non essendo un botanico, non entro nei dettagli delle classificazioni scientifiche, particolarmente complesse e basate anche su piccole differenze.


L'esemplare nell'immagine in alto (foto di Paola Cinque) è stato fotografato pochi giorni fa sull'altopiano chiamato Piano di Fugno (quota circa 1400 metri di altitudine), lungo il versante sud-occidentale del Gran Sasso d'Italia, non lontano dal borgo di Filetto (L'Aquila) uno dei castelli fondatori della città dell'Aquila.


Mauro



domenica 30 gennaio 2022

LE CITTÀ DI OGGI: VERDE E PIANI DI RISANAMENTO


 




Alla luce dell'evidenza dei fatti, le città di oggi, piccole e grandi, non hanno bisogno di nuovi piani di espansione edilizia (considerata anche la situazione demografica stagnante). 

Piuttosto, le città di oggi hanno bisogno di piani di risanamento paesaggistico-ambientale e di manutenzione costante e programmata del costruito già esistente. E anche di un censimento e rimozione dei capannoni abbandonati, con recupero del suolo naturale. 


Ne beneficerebbe il settore edile con il suo indotto, poiché lavorerebbe costantemente.


Ne beneficerebbero i bilanci comunali perché i Comuni non dovrebbero spendere per portare e gestire l'espansione di ulteriori servizi, così come potrebbero affidare la gestione delle aree verdi ai singoli quartieri già esistenti.


Ne beneficerebbero i cittadini perché corridoi verdi, orti urbani, campagne migliorano nettamente la qualità della vita (meno danni da perturbazioni, meno calore in eccesso, meno disagi in generale, e quindi meno spese collettive).


Suggerisco la lettura del breve articolo che trovate in alto, contenente nuovi e interessanti spunti (Fonte: 《Focus》 n. 350, pp. 42-45).


Mauro




mercoledì 15 dicembre 2021

MI PIACCIONO LE INNOVAZIONI…QUELLE VERE PERÒ

 

MI PIACCIONO LE INNOVAZIONI…QUELLE VERE PERÒ


«Innovazione», un vocabolo usato spesso a sproposito per «vendere» all’opinione pubblica progetti e iniziative varie, impattanti, di dubbio gusto, se non addirittura improponibili.

Chi - individualmente o in massa - contesta questi interventi discutibili viene strumentalmente tacciato come un «reazionario», un oppositore a qualsiasi innovazione.


Di seguito, poche brevi righe nelle quali esprimo, dal mio personale punto di vista, cosa significhi per me «innovazione», quella vera.

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Mi piacciono le Innovazioni, ma solo quelle Vere.


 

Le innovazioni che migliorano la qualità dell’Ambiente e del Paesaggio - urbani e rurali -.


Le innovazioni rispettose del Territorio, dell’Ambiente naturale e della Storia.


Le innovazioni che dialogano con i contesti.


 

Insomma…le innovazioni che arricchiscono e migliorano veramente la qualità della vita.


 

Respingo ai mittenti i «copia e incolla».


Respingo ai mittenti le innovazioni «farlocche».

 


 

Mauro




lunedì 15 novembre 2021

CERCASI BENESSERE! QUELLO VERO PERÒ!



CERCASI BENESSERE! QUELLO VERO PERÒ!


Una società in cui personalmente non riesco a riconoscermi anzi, la trovo 《nociva》.


È la società del 《consumo》 a tutti i costi, la società dell'iperproduttivismo, la società del superfluo, la società del 《cestinamento facile》, la società dell'ossessione del PIL a tutti i costi - mostruosa ossessione -, la società dei ritmi impossibili, la società dello stress - perfino nella gestione del tempo libero -, la società del 《corri!》.


Una società 《mostruosa》 - una specie di antico leviatano biblico, animale divoratore - che in nome del 《consumo》 del superfluo continua nella sua folle marcia senza tregua, a scapito di se stessa.

Una società che è allo stesso tempo《carnefice》 e 《vittima》di se stessa, travolgendo nella marcia i suoi stessi individui componenti.

Una società che si lamenta dei suoi stessi errori, spesso senza neanche rendersi conto di esserne causa.

Una società insostenibile così come è strutturata oggi.

La società che vuole contrastare il cambiamento climatico ma 《consuma》 e 《produce》 ben oltre i suoi effettivi bisogni. 

La società che vuole salvare il pianeta ma che《scorrazza》 incessantemente da un parte all'altra, senza sosta, con automobili e altri mezzi di trasporto non meno inquinanti.


Insomma, una società senza il minimo senso del limite, destinata all'autodistruzione in mancanza di un reale cambiamento, a partire dalle abitudini quotidiane: traffico e spostamenti superflui, riscaldamenti 《a palla》, cementificazione senza sosta, e tanto altro.


Tutto in nome del PIL.

Già i pensatori dell'Ottocento - giusto per esempio - avevano però compreso che il benessere non si raggiunge esclusivamente mediante la produzione di ricchezza - soprattutto se non ridistribuita equamente - ma anche tramite il benessere psico-fisico di ciascun individuo.


Altrimenti il risultato è:

《Democrazie》 sulla carta;

《Plutocrazie》 nella realtà dei fatti.

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Dovremmo individuare il superfluo nel nostro quotidiano, adottando piccole ma importanti abitudini salva-sprechi che - se sommate collettivamente - possono riportarci a ritmi di vita più 《lenti》 (nell'accezione positiva del termine) e quindi meno impattanti.


Possono esserci utili in questo le 《quattro R》di una vignetta:

- RIDUCI;

- RIPARA;

- RIUSA;

- RICICLA.


È fondamentale se vogliamo essere coerenti con i buoni propositi di salvare il pianeta: per il clima e non solo.


Non servono grandi comizi, né grandi manifestazioni di piazza; e non bastano grandi incontri mondiali: servono piccoli e concreti gesti quotidiani.


Mauro




lunedì 19 luglio 2021

CHAPEAU!


 

(Immagini tratte dalle pagine e gruppi Facebook:
- Coordinamento per la tutela della natura e dell’ecosistema urbano-L’Aquila
- Alberi AMICI Firenze Q2  )


CHAPEAU!

Parigi, comune metropolitano di oltre 2 milioni di abitanti, all'interno di una regione metropolitana che conta oltre 12 milioni di abitanti.

Sicuramente anche la capitale francese ha i suoi problemi come tutte le grandi città metropolitane; tuttavia - anche se a distanza - ho osservato tanti interventi migliorativi nella gestione del verde urbano e nella cura delle strade.


Ieri, da spettatore, ho avuto modo di osservare diverse vie parigine, non solo quelle più centrali, durante la tradizionale tappa conclusiva del Tour de France.


Accanto alle alberature storiche ben tenute lungo i molti viali, ho osservato tanti alberi più giovani aggiunti lungo i lati delle carreggiate - alberi piantati già abbastanza grandicelli e tutti verdi -; e non solo sulle strade più centrali. 

I binari di molti tram che attraversano la capitale francese correvano spesso su manti erbosi, e l'asfalto era limitato solo ai tratti in cui i binari incrociano le strade carrabili. 

Molte isole spartitraffico che dividono le carreggiate dei grandi viali erano tenute a prato oppure coltivate a siepi basse; niente asfalto e niente betonella, tranne che per gli attraversamenti pedonali; diversi di questi interventi sembravano realizzati in anni recenti.

Lunghi filari di viali alberati.

Un sottopassaggio stradale passava sotto uno splendido e grandissimo giardino all'italiana e lungo la strada superiore c'erano soltanto pedoni che camminavano liberi dai pericoli e dai rumori delle auto. 

Giardini all'italiana e giardini all'inglese; 

parchi urbani con impatto antropico ridotto al minimo; 

lampioni bassi che illuminavano strade e marciapiedi anziché gli alti e inutili lampioni da svincoli stradali che si vedono ancora troppo spesso nelle strade urbane residenziali.

Gli Champs-Elysées molto probabilmente verranno ridotti di due corsie per aumentare gli spazi pedonali a verde attrezzato, e riduzione del traffico, secondo quanto si desume dalla stampa già dall'anno scorso.


E non mi dilungo sul tantissimo verde che si è visto nelle tappe precedenti, in paesini e città della Francia: dalle villette, anche di nuova costruzione, ai centri storici; uno spettacolo piacevolissimo. Tanta ombra dalle calde giornate estive, tanto verde a colpo d'occhio che faceva risaltare ancora meglio piccoli e grandi monumenti, asfalto e cemento ridotti al minimo soprattutto nei viali privati, siepi di recinzione al posto di squallidi muretti in cemento armato, tante alberature nuove e aggiuntive piantate anche lungo le strade provinciali. 

E poi, strade secondarie e di campagna lasciate in terra battuta ben tenuta.

Pianificazioni urbanistiche regolari, con le zone di espansione direttamente in continuità con i centri storici, senza case sparse in mezzo ai terreni agricoli, puliti e coltivati.

Insomma, uno spettacolo per gli occhi e tanti benefici per i residenti: aria più ossigenata, minore rischio di desertificazione del suolo, meno bolle di calore, migliore drenaggio dell'acqua piovana, più percorsi a misura di pedoni, ecc....


Chapeau: personalmente penso che abbiamo ancora molto da re-imparare, basterebbe recuperare quella cura del territorio che avevamo anche noi fino alla metà del XX secolo.


Mauro Rosati

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P.S.. Almeno mezza Italia è a rischio desertificazione: non sono chiacchiere; purtroppo sono dati di fatto confermati scientificamente dall'European Drought Observatory (Osservatorio Europeo sulla Siccità).

La situazione della prima decade di luglio: 

https://edo.jrc.ec.europa.eu/edov2/php/index.php?id=1052




martedì 6 luglio 2021

SUPER-BONUS o SUPER-SPRECO?

SUPER-BONUS o SUPER-SPRECO?

Il tanto celebrato superbonus - e i suoi fratelli - per il miglioramento termico e antisismico, alla prova dei fatti si sta profilando sempre più come un nuovo super-spreco di denaro pubblico, e quindi nostro. A giovarne, ancora una volta, saranno certamente e principalmente le banche - legittimamente, per carità  - grazie ai cospicui recuperi da tassi di interesse: e banche, vuol dire lo stesso soldi nostri, i nostri risparmi. 

Siccome negli ultimi dieci anni abbiamo speso pochi quattrini di denaro pubblico per salvare innumerevoli banche, ci voleva anche questo ennesimo 《contentino》!


D'altra parte non è che mi aspettassi qualcosa di diverso da questa 《repubblichetta delle banane》!

Oltre alle banche, ne gioveranno pochissime altre categorie, sempre legittimamente però pur sempre una minoranza rispetto alla collettività. 

Non ne gioveranno granché - invece - i 《bananari》, ossia i soliti pseudo-furbetti che si tuffano subito dentro quando 《paga lo Stato》, anche se non ne hanno bisogno.

Peccato che lo Stato paghi con i soldi che versiamo proprio noi 《bananari》 - quantomeno chi paga le tasse -.

E così, considerati un po' i nostri noti e prevedibili vizietti nazionali, la maggior parte di questi bonus andrà bruciata in inutili interventi non efficaci e non risolutivi, che trascureranno le priorità.

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Da questo superbonus, infatti, mi sarei aspettato incentivi che si concentrassero prioritariamente sul miglioramento antisismico del nostro territorio nazionale e con precedenza per le zone storiche di città e borghi, ossia le più fragili e le più importanti da questo punto di vista.

Poi mi sarei aspettato un bel piano edilizio nazionale 《a volume zero》 per il recupero dei fabbricati rurali: case, cascine, casali, casolari, masserie, ecc.; con incentivi per chi recupera e 《divieto》 di interventi esteticamente impropri e di aumenti di cubatura dei fabbricati rurali originali.

Mi sarei aspettato un piano nazionale di ripopolamento per le zone più soggette a calo demografico, mediante esenzioni fiscali e potenziamento dei servizi (fibra ottica, collegamenti leggeri e veloci, e altro) per chi va o torna a vivere nei centri storici, grandi o piccoli che siano.

Mi sarei aspettato un piano nazionale di sostituzione edilizia e riqualificazione per i tanti quartieri di qualità scadente tirati su negli anni dell'《esplosione》 edile italiana del secondo Novecento.

E tante altre belle cose sulle quali non mi dilungo.

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E invece no! 

Più della metà dei Comuni italiani si trova in zone a media e alta pericolosità sismica, e anche le zone a pericolosità bassa o molto bassa non sono esenti con certezza dal rischio: teoricamente - lo affermano esperti in materia - non esiste nessuna zona della crosta terrestre che possa ritenersi veramente immune da eventi sismici.

Figuriamoci l'Italia che si trova in una delle aree più 《calde》 del Mediterraneo e d'Europa.

E non ci dilunghiamo sull'attività vulcanica, marina e terrestre, o sul rischio idrogeologico che interessa praticamente tutto il territorio nazionale, isole comprese.


Insomma, il superbonus l'avrei concentrato su queste priorità, fondamentali per ridurre i rischi e i costi in termini umani - in primis - ed economico-materiali.


Poi mi sarei aspettato una gradualità nell'erogazione dei bonus, proporzionata in base alle priorità e al reddito medio dei richiedenti.

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E invece no! 

Bonus che sembrano erogati 《a pioggia》 indiscriminatamente: sul principio del 《tanto paga lo Stato》, per l'ennesima volta si tufferanno in tantissimi con interventi superflui come sostituzioni di infissi ancora buoni e nuovi, sostituzione di elettrodomestici ancora buoni e nuovi e così via.


Ah! E non parliamo nuovamente dell'altro grande spreco del passaggio al secondo digitale terrestre e relativi bonus anche lì: passaggio non prioritario visto che ancora non siamo in grado di garantire servizi digitali su fibra ottica degni di un Paese del 《Primo Mondo》 che ci consentano l'espletamento da casa della maggior parte dei servizi di sportello e di attività amministrativa, oltre che di fruizione culturale, e del lavoro (videoconferenze, telelavoro, dirette social, ecc.).


Non ci dilunghiamo poi sullo stato della Sanità pubblica che versa in condizioni sempre più penose, con carenze di personale, ospedali fatiscenti e tutta una serie di vecchi problemi irrisolti.

L'impatto della pandemia da CoViD-19 sta mettendo ulteriormente in evidenza tutti questi limiti, anche nell'ambito della campagna vaccinale, con gente costretta a percorrere decine di chilometri per raggiungere i centri vaccinali più vicini; senza contare le lunghe file soprattutto nelle grandi città.

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E poi, diciamocela tutta, il miglioramento termico degli edifici è sicuramente fondamentale per il contrasto agli sprechi energetici e quindi alla problematica dell'approvvigionamento delle risorse e della riduzione di gas serra. 

Però è necessario un contemporaneo cambio di mentalità: se metto il cappotto termico e nuovi infissi devo adottare anche nuovi comportamenti in termini di gestione domestica.

Inutile mettere il cappotto termico se poi si alzano i riscaldamenti 《a palla》 d'inverno, o si spalancano le finestre in pieno giorno d'estate: non solo è inutile ma è addirittura peggio. 

Sono entrato più volte in edifici 《incappottati》 dove vengono aperte porte e finestre quando fuori ci sono 30-35 °C: l'inferno in Terra.

Idem quando d'inverno si spalancano le finestre perché i termostati sono impostati fino a 28-30 °C, soprattutto negli ambienti pubblici.

Dobbiamo adottare prima sane abitudini di base: d'estate apriamo nelle ore più fresche (mattina presto e sera tardi); impostiamo i termostati su 20-21 °C max per i riscaldamenti invernali e su 25-26 °C max per la climatizzazione estiva. 

E sistemi di blocco in caso di apertura finestre con impianti accesi, come già accade in alcuni casi.

Allora hanno un senso 《cappotti》 e nuovi infissi.

E anche per il superbonus termico mi sarei aspettato una priorità per le abitazioni più vecchie e sempre sulla base del reddito.

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E invece no! A quanto pare, Super-bonus per tutto e per tutti, senza priorità per gli interventi di sicurezza primaria.


Già possiamo immaginare tantissimi che cambieranno infissi buoni e/o acquisteranno televisori ad altissima qualità d'immagine. Ancora una volta sta emergendo la repubblichetta delle case 《indorate》 che poi vengono messe 《KO》 già da un sisma di media entità, da un'alluvione, da una frana.


Non sarebbe più logico e semplice spendere gradualmente e costantemente, in modo pianificato e periodico, per ridurre il danno potenziale e risparmiare in prospettiva?


No, troppo semplice, altrimenti non saremmo i 《bananari》 di cui sopra!

Il problema è che in questo 《atavico》 modo di fare ci vanno di mezzo vite umane e patrimonio storico, maggiore e 《minore》.


E la colpa, ancora una volta, è di noi cittadini prima ancora che della Politica: la Politica - che segue gli umori degli elettori - è il riflesso amplificato di quello che siamo noi, almeno per la maggior parte.

Basti pensare all'ormai già vecchia e ridicolizzata questione dei monopattini a trazione elettrica: i monopattini tradizionali - a trazione umana - esistono da decenni; quelli ad assistenza elettrica da diversi anni. Soltanto negli ultimi mesi però, ho visto un fiorire di 《monopattinisti》, anche gente che normalmente non muove un passo a piedi o in bicicletta.


Non si spende perché ci serve, si spende perché 《ce lo paga lo Stato》: ma di chi sono però i soldi dello Stato? 

Di noi 《bananari》 ovviamente!

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E così, la 《transizione ecologica》 fa invece già intravedere montagne di rifiuti ingombranti da smaltire: infissi, intonaci di scarto, elettrodomestici, tra cui televisori anche relativamente nuovi; una montagna di rifiuti R.A.E.E. (Rifiuti di Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche) non smaltibili mediante la raccolta ordinaria in quanto costruiti con materiali compositi!


Ancora una volta ci tocca assistere a un nuovo assalto di massa alla diligenza e, quindi, a un nuovo spreco - un super-spreco -!


Mauro

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Su tematiche simili leggi anche:

- 《Primitivi...ma in alta definizione》

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/06/primitivima-in-alta-definizione.html?m=1 )

- 《Meno giri, più efficienza》

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/05/meno-giri-piu-efficienza.html?m=1 )



venerdì 14 maggio 2021

VEDUTE "CISTERCENSI"...e una BREVE RIFLESSIONE!

(Foto: Mauro Rosati, 2017)


13 maggio 2017


Vedute "cistercensi" dal belvedere del monastero di Santo Spirito d'Ocre (L'Aquila)!

La Valle dell'Aterno immediatamente a sud-est di L'Aquila, con la veduta che abbraccia il tratto da Bazzano a Fossa!


 

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Breve riflessione. Oggi, che stiamo riscoprendo la nostra Storia e l'importanza dei suoi simboli (materiali, araldici, ecc.), il legame Città e Territorio, dobbiamo tornare a badare anche al dettaglio.

Dobbiamo recuperare quel buon legame con il territorio che ci hanno insegnato i nostri "Vecchi" (nonni, bisnonni, trisavoli):

un sano rapporto con l'ambiente, urbano e naturale, che non era soltanto pura e semplice "estetica" ma una capacità di cura e di adattamento degli Uomini, per convivere nel modo migliore con il proprio territorio.

Recuperare questa sana relazione vuol dire Bellezza, Buon vivere, Benessere.



 

Mauro Rosati




giovedì 1 aprile 2021

MONOSSIDO DI DIIDROGENO e ACIDO ACETICO

MONOSSIDO DI DIIDROGENO e ACIDO ACETICO



Un ottimo prodotto chimico per sanificazione ordinaria, sgrassatura dei pavimenti, e non solo:


il 'MONOSSIDO DI DIIDROGENO', con l'aggiunta - volendo - di 'ACIDO ACETICO', prodotto chimico sgrassatore e anticalcare.


 

Tradotto in formule:

H2O e CH3COOH


 

Dove trovarli:

il monossido di diidrogeno esce dal rubinetto di casa (e si può anche bere), l'acido acetico nasce dalla fermentazione dell'etanolo e si trova in commercio al reparto alimentari.


 

Tradotto in "parla come magni":

ACQUA (vaporizzata a 100 °C) e - volendo - un goccio di comunissimo ACETO bianco da cucina (di cui l'acido acetico è il componente di base, 5-8% del totale).

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IMPATTO AMBIENTALE

Prodotti di scarto: nessuno.

 

L'ACQUA, vaporizzata, si disperde nell'aria e rientra nel ciclo dell'acqua naturale.

Abbiamo pulito casa e non abbiamo tolto né aggiunto nulla all'ambiente.

Semplicemente e semplificando: acqua liquida è diventata vapore acqueo.



L'ACIDO ACETICO è un composto organico e quindi biodegradabile.

È presente in piccola quantità nell'aceto (5-8% come abbiamo visto).

Utilizzato per i pavimenti non finisce neanche negli scarichi.



La principale differenza la fanno invece le fonti di approvvigionamento del nostro fornitore di energia elettrica:

più sono rinnovabili, minore sarà l'impatto per la produzione di elettricità che alimenta la nostra scopa a vapore.

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Insomma: cose apparentemente scontate ma che ogni tanto giova ripassare.


REPETITA IUVANT, come dicevano gli Antichi "latinofoni".

 

 

Mauro

domenica 21 marzo 2021

Gli «orologi della Natura»

 Gli «orologi della Natura»

Il mio orologio non ticchetta ma cinguetta

 


 

Sempre per rimanere in tema di «orologi», in questi giorni riflettevo su un altro tipo di «orologi», sui quali mi sono ri-sincronizzato - e particolarmente nei mesi recenti -.


 

Il mio condominio si trova in una zona residenziale nella prima periferia della città, a poche centinaia di metri dalle Mura, raggiungibili comodamente a piedi. E, in particolare, si trova in uno di quei quartieri dove città e campagna, e città e montagna, si intrecciano e convivono fra loro.


 

Per questo, fin da quando ci vivo, è sempre stato sede di una ricca fauna domestica e selvatica-«urbanizzata»; animali che vivono in simbiosi con l’animale più invadente e chiassoso che esista: l’Uomo.

E così, è normale vedere e sentire tanti uccelli: il più comune piccione - con le sue sfumature di piumaggio e il suo gorgheggio gutturale -, i passeri - che ogni tanto si affacciano zampettanti fino ai balconi -, il merlo, la ghiandaia, la gazza, la cornacchia. E poi, una stabile colonia felina di gatti semi-selvatici abituati a convivere con l’Uomo; e ancora: ricci, lucertole, gechi, fino a diverse varietà di insetti come l’ape, la mantide religiosa, il grillo, giusto per citarne alcuni.

Questa convivenza tra specie si può osservare un po’ in tutta la nostra città, dal centro alla periferia: ricordo fin dalla tarda infanzia, e tutt’oggi, scoiattoli nel Parco del Castello, ghiandaie sotto i Portici di San Bernardino; e, uscendo dalle mura, falchetti e mammiferi di vario tipo che – ogni tanto – attraversano la nostra città tra gli Appennini per spostarsi da una zona all’altra del nostro territorio.

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Ma avviciniamoci al dunque degli «orologi»!



A poche decine di metri dal mio condominio c’è un albero che fin da quando vivo qui è stato sempre «condominio naturale» di passeri cinguettanti, che nelle sere d’Estate offrono dei veri e propri concerti canori senza dover pagare il biglietto: basta sedersi fuori al balcone, rilassati, e magari con un buon libro tra le mani.

Dall’Autunno scorso, però, ho cominciato a osservarli con più attenzione e ho notato una cosa «banale» che però mi è diventata molto utile. O meglio: ho riscoperto una cosa «banale».



Quando mi metto a studiare, a scrivere o a lavorare, spesso mi trattengo fino a notte inoltrata: le cosiddette «ore piccole», e c’è un motivo ben preciso. Soltanto la notte, soprattutto dalle 22:00 in poi, mi restituisce una pace dei sensi che mi rende più produttivo in qualsivoglia attività intellettuale: dalla semplice lettura a un lavoro ben preciso.

Il giorno lo utilizzo di più per le attività manuali; mi deconcentra, disperde la mia attenzione. Anche per questo prediligo l’Inverno all’Estate, oltre che per le temperature ovviamente!



La sera acquisto tranquillità e concentrazione: pian piano si placano i rumori del condominio; pian piano non si sente più il via-vai delle auto di chi esce e di chi entra; il telefono comincia a tacere dopo un’intera giornata in cui spesso è fonte di ansie, di nervosismo, di arrabbiature.

Insomma, si raggiunge uno stato di benessere psico-fisico che – per esperienza diretta – equivale a quello di una spiaggia tranquilla alle prime ore dell’alba o nei primi pomeriggi del mese di Settembre; oppure al piacere di sedersi a leggere o a scrivere sulla panchina di un parco o di un giardino della mia città, nelle prime ore pomeridiane.

Questo mi porta ad essere più attivo proprio nelle ore in cui il mondo sembra fermarsi e tacere. E, ogni tanto, mi capita che le ore passino senza che me ne accorga, fino a superare le ore piccole e a spingermi sino alle quattro del mattino. A quell’ora, ovviamente, raccolgo «baracche e burattini» e me ne vado a «nanna», più che altro per «convenzione civile».


 

E dallo scorso Autunno, appunto, ho iniziato a osservare che i passeri di quell’albero vicino casa, iniziano a cinguettare proprio verso quell’ora: dopo due o tre volte che ho notato la cosa, non ho più avuto bisogno di guardare l’orologio.

Ormai, da molti mesi, sono loro il mio orologio notturno-mattutino: se mi trovo ancora all’opera è come se quei cinguettii mi dicessero: «Sono le quattro del mattino! È quasi l’alba! Che ci fai ancora sveglio?».

Se invece vado a dormire a un orario più «normale», mi capita di svegliarmi almeno una volta a notte: però non ho più bisogno di guardare l’orologio sul comodino. Mi basta aprire gli occhi: se fuori è buio e non sento cinguettare, vuol dire che non sono ancora le 4:00; se - invece - sento cinguettare e fuori è buio, vuol dire che siamo tra le 4:00 e le 4:40. Se c’è un po’ di luce, significa ovviamente che è più tardi.

Ho scritto un orario ben preciso: questi passeri, infatti, iniziano a cinguettare poco dopo le 4:00 e continuano per mezz’ora, quaranta minuti al massimo. Sono precisi e calibrati come se fossero un orologio vero e proprio: chissà, forse avvertono qualcosa - nella luminosità, o nella temperatura - che fa loro percepire l’avvicinarsi dell’alba. Cinguettano e poi smettono fino a quando non arriva l’alba vera e propria, e iniziano anche i rumori dell’«animale Uomo».

Un po’ come le onde marine durante la notte, che non disturbano ma «cullano», così anche quel cinguettare di tarda nottata non mi disturba.

Così come le onde marine, è una gradevole melodia.

Una melodia per addormentarmi, se faccio tardi. Un segnale orario, se mi sveglio presto.

In quest’ultimo caso è come se quegli uccellini mi dicessero: - «Puoi dormire ancora, ma il Sole sta per sorgere!» -.



Fra qualche giorno, con il passaggio all’ora legale, ci sposteremo di fatto artificialmente sul fuso orario di Atene, Bucarest, Helsinki. Per i nostri amici cinguettanti - invece - non cambierà nulla: semplicemente, quando li sentirò cinguettare dovrò spostare il mio pensiero un’ora avanti.


 

Mauro