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venerdì 26 dicembre 2025

ICONOGRAFIE - SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

 

Immagine n. 1 - San Benedetto in Perillis (L'Aquila);
chiesa di San Benedetto, particolare:
martirio di Santo Stefano.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Immagine n. 2 - Assergi (L'Aquila);
chiesa parrocchiale di
Santa Maria Assunta, particolare:
affresco raffigurante Santo Stefano.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Iconografie

26 dicembre - Santo Stefano protomartire (=《primo martire》); 

primo martire cristiano dopo il sacrificio del Cristo stesso, da cui l'attributo del ramo di palma a caratterizzare l'iconografia dei màrtiri cristiani.

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Vediamo ora due raffigurazioni comparate di Santo Stefano, con due immagini dal Contado Aquilano, da due castelli-borghi nel Quarto di Santa Maria fuori le Mura.


• Immagine 1

🚩  San Benedetto in Perillis (L'Aquila), chiesa monastica di San Benedetto:

affresco raffigurante il martirio di Santo Stefano, per lapidazione.


• Immagine 2

🚩 Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta:

sotto l'arco tra la navata destra e il presbiterio, un brano di affresco dove intravediamo Santo Stefano, identificato anche dalla scritta in alto, raffigurato secondo l'iconografia più tradizionale.

Santo Stefano viene infatti rappresentato con l'attributo iconografico di un sasso sul capo, allusione al suo martirio per lapidazione:

nell'immagine di Assergi intravediamo proprio la pietra sul capo, seguendo con lo sguardo la linea dell'aureola.



Mauro Rosati

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lunedì 14 luglio 2025

《INTERVALLO - L'ORA ESATTA》

 

Calascio (L'Aquila):
scorcio del campanile della
parrocchiale di San Nicola.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Intervallo - L'ora esatta


Anche una breve imprevista sosta in auto, quasi un pit-stop, può essere occasione per ammirare qualche scorcio.

Soprattutto se capitate in un borgo famosissimo per la sua Rocca medievale ma meno noto ai molti per la bellezza delle sue vie, vicoli, rue, piazze e piazzette, caratterizzato da una suggestiva posizione terrazzata《in costa》.

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Calascio (L'Aquila), piazza della Vittoria: 

veduta di scorcio del campanile della parrocchiale di San Nicola (patrono del paese, presente anche nell'arme municipale), con il suo orologio perfettamente funzionante e la sua cuspide piramidale. Possiamo apprezzare i blocchi in pietra calcarea ben squadrati, uno snello 《toro》 (quella cornice tondeggiante alla base della cella campanaria), la cornice aggettante (a sbalzo), con relative mensole, che vediamo appena al di sopra dell'orologio, alla base della cuspide del campanile.


Nella stessa piazza troviamo anche il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, che nella sua essenzialità invita a un doveroso raccoglimento.

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Se passate per Calascio visitate la Rocca... ma dedicate anche al borgo l'attenzione che merita! 😉


Calascio, situato nella Baronìa di Carapelle, tra Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, è a circa 30 km di strada a est della Città dell'Aquila.



Mauro Rosati

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domenica 22 giugno 2025

ONNA: 《MEMORIA, CULTURA, RINASCITA》

 

Onna (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di San Pietro l'Apostolo.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


(Mauro Rosati, 《Il Centro》, 21/06/2025;
pp. 38-39).



Onna:《Memoria, Cultura, Rinascita》


15 giugno 2025

《Memoria, Cultura, Rinascita》- Ho scelto queste tre parole per sintetizzare i miei sentimenti e le mie impressioni durante e dopo la bellissima visita di questa mattina ad Onna (L'Aquila), accompagnati dalla guida turistica dottoressa Loredana Eusanio, sempre preparata e professionale.

Un evento a cura di Archeoclub L'Aquila in collaborazione con Onna ONLUS e con la Parrocchia di San Pietro Apostolo in Onna, in occasione delle GEA-Giornate Europee dell'Archeologia 2025.

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Rispetto e delicatezza:

è questo innanzitutto l'approccio doveroso con il quale bisogna entrare ad Onna e con cui relazionarsi con i suoi cittadini.


Sono stato ad Onna per la prima volta nel 2013-2014, per un incontro a Casa Onna: fu un impatto forte perché ero consapevole di entrare in un luogo 《delicato》, nel centro abitato che durante il sisma del 06/04/2009 ha subito il più alto numero di perdite umane in proporzione alla popolazione, 40 vittime su circa 350 abitanti, più del 10% della popolazione di questo antico paese al centro della Piana di Bazzano, pochissimi chilometri a est della Città dell'Aquila.

All'epoca (2013-2014), quando entrai ad Onna, si vedevano soltanto monconi di muri sopravvissuti ai crolli: solo la bella chiesa parrocchiale e Casa Onna erano lì a ricordare che in quel luogo c'era un paese, e che doveva tornare ad esserci.


Poi sono tornato ad Onna nel maggio del 2017, con la studiosa dottoressa Loredana Mariani e le allieve del Liceo Linguistico dell'Aquila impegnate nel progetto scuola-lavoro con Archeoclub L'Aquila, per Chiese aperte 2017. In quell'occasione coglievo finalmente i primi segni materiali della rinascita: la chiesa parrocchiale ricostruita e riaperta al culto e una casa appena riedificata sulla stessa piazza, oltre alla Casa della Cultura, con il suo vario e cospicuo patrimonio di archeologia del territorio e di memoria del paese, a partire dalla campana all'ingresso, recuperata dal crollo del campanile della chiesa parrocchiale, una campana che a sua volta commemorava le vittime dell'eccidio nazista dell'11/06/1944.


Oggi sono tornato e ho provato forti emozioni.


Da un lato la commozione per i dolorosi racconti personali dei paesani che ci hanno accolto, con la ferita viva di una tragedia che non si può dimenticare, 40 vittime, alle quali è dedicata un'opera efficacemente comunicativa proprio per la sua immediata semplicità: davanti alla Casa della Cultura un cuore disegnato nel prato con 40 cubetti in pietra calcarea, e al centro del cuore un orologio appositamente realizzato con le lancette fissate sulle ore 3.32, orario del sisma del 06/04/2009; un'opera per la Memoria creata dal signor Paolo Paolucci.

A pochi metri di distanza un'altra installazione, 《la Coperta》, di Lorenzo Guzzini, commemora le 309 vittime del terremoto del 2009.

Osservando le due realizzazioni si comprende pienamente l'entità dell'impatto del terremoto sulle comunità colpite.


Dall'altro lato, contemporaneamente, ho provato un senso di sollievo, di entusiasmo, nel vedere il paese che rinasce, le case che hanno ripreso forma e altre che la stanno riprendendo, i panni stesi a un balcone, l'attenzione e la sensibilità dei cittadini di Onna nella conservazione del loro patrimonio materiale e immateriale: il rispetto dell'impianto urbanistico storico, il recupero e la ricollocazione di pietre e di oggetti-simbolo di una comunità come le tradizionali croci in ferro, una nicchietta votiva nel muro di una casa, il restauro e la ricollocazione dell'epigrafe che ricorda le vittime della strage nazista dell'11/06/1944, la biblioteca e la sala della Memoria nella Casa della Cultura, il museo degli oggetti della Civiltà contadina (gioghi per i buoi, aratri, lanterne a olio, le bici del lattaio, del barbiere, dell'arrotino, munite di cassettine e accessori necessari ai rispettivi mestieri) curato con passione dal signor Paolo Paolucci.


In tutto ciò, fin dalla prima volta che sono entrato ad Onna più di undici anni fa, ho percepito una comunità accogliente, orgogliosa, che non si è sfaldata davanti all'urto pesante del 2009: una comunità che proprio ripartendo dalla cultura del territorio e del suo passato ha gettato da subito i semi che ora stanno diventando alberi.

La ricostruzione di Onna, inoltre, è stata anche un patto di riappacificazione tra la Germania e la Comunità onnese dopo la strage del 1944, con la Repubblica Federale di Germania che si è posta attivamente come capofila in una serie di progetti che hanno avviato e affiancato la ricostruzione sociale e materiale di Onna, iniziando con Casa Onna, primo luogo di aggregazione nel paese distrutto, subito dopo il terremoto del 2009.

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Desidero tornare nuovamente ad Onna e studiarla ulteriormente, desidero vedere 《ju pinnero'》(=il pennerone), grande pietra cilindrica che in passato, attaccata a un braccio verticale di legno veniva utilizzata per pressare e torcere l'uva, le vinacce e/o le olive, a seconda delle zone, affinché se ne ricavasse il maggior estratto possibile; quando non venne più usata, questa pietra fu collocata nel cuore di Onna, accanto alla cantina da cui proveniva, e per generazioni è stata punto di riferimento e di ritrovo per la comunità onnese, come mi ha raccontato il giornalista Giustino Parisse. 《Ju pinnero'》 è stato recuperato per essere riportato a nuova vita, nella nuova Onna che sta rinascendo.

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Un invito.

Ve lo suggerisco con entusiasmo ed emozione, dopo essere andato via con un groppo in gola da un lato, e con il cuore risollevato dall'altro:

portate ad Onna i vostri figli e nipoti, portate i vostri amici e parenti che vengono a trovarvi, portate le scolaresche!

Onna sta diventando sempre più l'esempio di un luogo che dalla distruzione di vite umane e di case è riuscita a riprendere un suo percorso, ripartendo dalla sua storia e dall'ammirevole, commovente e tenace volontà e compattezza dei suoi abitanti.

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Ringraziamenti.

Desidero ringraziare la nostra guida Loredana Eusanio, la signora Margherita Nardecchia Marzolo (presidente Onna ONLUS), la signora Piera Nardecchia Marzolo, i signori Paolo Paolucci e Giustino Parisse per i loro racconti e aneddoti sul paese, e tutti gli Onnesi che oggi, come le volte precedenti, ci hanno accolto con la consueta gentilezza e con vivo orgoglio.

Un grazie al prof. Giulio Pacifico, consigliere Archeoclub L'Aquila, coordinatore e referente Archeoclub per questa intensa mattinata ad Onna.



Mauro Rosati

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giovedì 29 maggio 2025

《MONTAGNE VERDI》

 

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Montagne verdi!


Una passeggiata pomeridiana a Pie' la Costa di Tornimparte (L'Aquila): le belle montagne verdeggianti che si scorgono dal Chiassetto Scaruzza. 

Uno dei molteplici suggestivi scorci che ci offre questo piccolo e grazioso borgo, meritevole di essere visitato, a due passi dalla nostra Città dell'Aquila, nel Quarto di San Giovanni fuori le Mura.


In questa veduta (vedi foto) ho apprezzato particolarmente il nitóre dei colori, figlio di una combinazione tra atmosfera e luminosità del momento:

il verde quasi《rubino》 dei boschi sul limpido fondo celeste, il chiaroscuro dei pendii ondulati creato dall'alternarsi cadenzato di creste assolate e di valloni ombreggiati, e quelle nuvole sparse nel cielo, come fossero pennellate di bianco dalla tonalità delicata ma dai contorni decisi! 🖌 🎨 


Condivido quindi con piacere quest'immagine, che è veduta ed emozione allo stesso tempo! 🌳 ☁️ 

 

Tra l'altro questi monti sono uno spettacolo anche in Autunno, quando si colorano di tante sfumature; una vera e propria tavolozza. 😊

E, inoltre, quando nevica a sufficienza mi hanno sempre dato la suggestione di grandi pandori ricoperti di zucchero a velo. ❄


Fate un salto a Pie' la Costa, magari per un passeggiata domenicale:

contemplatene e 《assaporatene》 le vie, le piazzette, le rue, l'onomastica stradale che riflette la memoria della storia locale, la fonte pubblica, le molte colorate e originali meridiane realizzate alcuni decenni fa dai signori Alessandro ed Erminio, le rocce calcaree e i 《tufi》 che emergono in tanti punti del paese, le pendenze graduali da percorrere in tranquillità e godere passo per passo, i dettagli costruttivi delle abitazioni più caratteristiche.


Un ringraziamento e un apprezzamento alla locale associazione 《Amici della Montagna》 che si prende cura della valorizzazione di questo borgo incastonato alle falde dei monti che corrono fra Tornimparte e l'Alto Cicolano.

Un borgo che, come molti nel nostro Appennino, cerca di far fronte al problema dello spopolamento.



Mauro Rosati

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mercoledì 25 maggio 2022

CASTELVECCHIO CALVISIO, PICCOLÒMINI E NON SOLO

 
Castelvecchio Calvisio: arme Piccolòmini.
(Foto: Francesca Sacco, 2022)



CASTELVECCHIO CALVISIO, PICCOLÒMINI E NON SOLO


Sfogliando le immagini di una nuova uscita di Archeoclub L'Aquila ecco che spuntano fuori nuovi interessanti spunti di approfondimento.

Una mattinata di apprendimento, con i partecipanti ospitati e guidati dalla prof.ssa Luigina Antonacci, sindaco di Castelvecchio Calvisio, e dall'arch. Corrrado Marsili, con la collaborazione del Comune di Castelvecchio Calvisio.

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Siamo a Castelvecchio Calvisio, borgo fortificato a est-sud-est di L'Aquila, nella Baronìa di Carapelle, ai confini orientali del Contado aquilano ma sempre nel Circondario dell'Aquila.

Il borgo si caratterizza per la sua conformazione urbanistica a pianta ortogonale con vie strette e dritte che si intersecano perpendicolarmente fra loro se le osserviamo dall'alto. L'intero nucleo fortificato si caratterizza per una forma complessiva che ricorda uno scudo ovale, una sorta di carapace di una tartaruga.

Intorno al centro fortificato, costituito da stupendi vicoli caratterizzati da un susseguirsi di archi e 《cavalcavia》 tra un caseggiato e l'altro, osserviamo il perimetro delle antiche mura, inglobate dalle abitazioni dei secoli più recenti (le case-mura), quando le mura persero gradualmente la loro funzione difensiva (fenomeno ricorrente in molti nuclei storici fortificati, in Italia e non solo).

Osservando queste mura, però, distinguiamo bene i profili dei bastioni, la loro struttura, poiché le case-mura tendevano a utilizzare la muratura difensiva già esistente e che spesso rimane ben individuabile.

(Sulla sapienza ìnsita nei centri antichi di borghi e città, vedi:

https://pianetalaquila.blogspot.com/2019/03/la-sapienza-dei-borghi-citta-e-paesi.html?m=1 )

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Lungo il circuito difensivo svetta la meravigliosa torre, porta civica bastionata, con l'orologio pubblico sopra la porta che accede all'abitato antico; orologio della tipologia a 《ore francesi》 con il quadrante 《a 12 ore》.

(Vedi: https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/05/gli-orologicontadinie-il-quadrante-6-ore.html?m=1 )

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Tra le vie del borgo, infilate prospettiche di archi tra una casa e l'altra, materiali antichi reimpiegati nelle case medievali e post-medievali, a testimoniare l'antichità degli insediamenti abitativi a Castelvecchio e dintorni, come ci suggerisce anche il toponimo: 

《Castel-vecchio》 appunto, indicante la vetustà del luogo come sito fortificato.

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E poi che dire della chiesa parrocchiale di San Giovanni il Battista con la sua facciata-campanile, il portale rinascimentale, la vela campanaria a quattro fòrnici (aperture) che svetta sulla cima della facciata, ricordandoci un po' la tipologia di Madonna d'Appari a Paganica (L'Aquila) e simili. Entrando ci accoglie l'ampio e monumentale interno a due navate dalle volte a crociera, le bugne a diamante dipinte sotto gli archi con effetto ottico tridimensionale (trompe-l'œil); molteplici gli altari lungo la navata dalle grandi e varie spazialità prospettiche, fino all'altar maggiore ligneo, vera e propria struttura architettonica barocca che ricorda l'impostazione di un 《retablo》.

Una costruzione architettonica a due ordini, questo altare, dominato nell'asse centrale dalla Madonna con il Bambino e, nella nicchia superiore dal Cristo risorto che con un gesto sembra protendersi verso fedeli e visitatori nella navata. Tra le due nicchie sui due livelli, domina come perno centrale, sacro e figurativo, la rappresentazione del calice con l'Eucarestia, metafora del sacrificio di Cristo che si ripete ad ogni celebrazione: morte e rinascita di Cristo, morte e rinascita dell'Umanità dal peccato.


Le altre nicchie di questa grande costruzione ci richiamano alle figure dei Santi che certamente devono essere legate storicamente alla Comunità di Castelvecchio Calvisio:

e così in basso a sinistra vediamo San Giovanni il Battista, titolare della chiesa parrocchiale, vestito con una semplice pelle di cammello, secondo diffusa tradizione iconografica;

sul lato opposto, sempre in basso, vediamo San Lorenzo martire, anch'egli vestito secondo l'iconografia più tradizionale;

in alto a destra, accanto al Cristo risorto, ci osserva San Martino di Tours, vestito con gli attributi vescovili, in quanto vescovo di Tours, appunto;

infine, in alto a sinistra, San Cipriano vescovo e martire; esistono diverse figure di San Cipriano nelle agiografie (biografie di Santi) ma quello di Castelvecchio Calvisio farebbe pensare a San Cipriano di Antiochia, vescovo e martire, poiché nella chiesa omonima fuori dal paese lo vediamo affrescato nell'abside di fronte a una giovane Santa: e ciò farebbe pensare a Cipriano d'Antiochia, mago pagano poi convertitosi al Cristianesimo, divenuto vescovo e martirizzato insieme alla giovane Giustina, vergine, all'inizio del IV secolo (da non confondere, sembra, con Santa Giustina di Padova).

Torniamo all'altare della parrocchiale.

In corrispondenza di ogni Santo, una scena narra il suo martirio o una scena simbolo della sua vita: e così vediamo San Cipriano d'Antiochia che, con Santa Giustina vergine, viene martirizzato per decapitazione, allo stesso modo di San Giovanni il Battista; sul lato destro, invece, San Martino a cavallo è raffigurato nel celebre episodio della divisione del mantello con il viandante, mentre in basso è ritratto San Lorenzo martirizzato sulla graticola.

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Parlando di San Cipriano, facciamo un salto fuori dal borgo e, tra splendide vedute paesaggistiche, raggiungiamo l'antica chiesa alto-medievale ad egli intitolata e sorta sui resti di un tempio romano dedicato a Venere.

La chiesa campestre di San Cipriano ci accoglie con una particolare facciata-campanile dalla torre campanaria che si staglia in alto leggera con un secondo arco esattamente sovrastante al portale d'ingresso. Rimaneggiata e integrata nel corso della sua storia, come tutte le chiese alto-medievali sorte su siti pagani, San Cipriano ci mostra la sua varietà architettonica fatta di materiali antichi reimpiegati nella muratura portante della chiesa, dall'aspetto sobrio e rustico.

Ci attirano alcuni dipinti ad affresco, di secoli tardo-medievali se non protorinascimentali: ed ecco un arco laterale con pilastri dipinti da motivi fito-floreali (foglie e fiori), per poi alzare lo sguardo e vedere un angelo annunciante in alto a sinistra sull'arco (l'arcangelo Gabriele) e la Vergine Maria, sul lato opposto. Una scena di Annunciazione, quindi, che vede una piccola figura e una scritta su un pilastro, probabilmente riferimento a un devoto committente del dipinto.

Raggiungiamo la nicchia del catino dell'abside, superato il ciborio, e ci troviamo davanti alle due figure affrescate di cui parlavamo più sopra: il Santo vescovo (probabilmente il San Cipriano d'Antiochia, vescovo e martire), e la giovane Santa con un libro aperto nella mano (probabilmente la Santa Giustina vergine e martire). Sulle agiografie di questi due Santi non ci sono certezze assolute, tuttavia questa coppia affescata che vediamo nella chiesa di San Cipriano e il martirio di San Cipriano raffigurato nella chiesa parrocchiale, ci farebbero ipotizzare - con il beneficio del 《forse》- che si tratti dei Santi martiri Cipriano e Giustina di Antiochia.

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Tanto altro ci sarebbe da dire e da osservare ma questo post vuole essere soltanto un invito a visitare e ad osservare le tante notizie che questo borgo del Circondario aquilano ci sa narrare.


E torniamo proprio nel borgo, dove il Palazzo del Capitano ci narra della presenza della signoria Piccolòmini, noto casato storico presente con i suoi tanti rami ereditari in molte aree d'Italia.

Anche qui a Castelvecchio troviamo la loro arme (immagine in alto), o blasone (stemma), reso famoso anche dal papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolòmini.

Ecco la blasonatura dei Piccolòmini così come descritta da Giovan Battista di Crollalanza (Dizionario storico-blasonico) negli anni '80 dell'Ottocento:

《D'argento, alla croce piena d'azzurro, caricata di cinque crescenti montanti d'oro [...]》

Ho lasciato i puntini di sospensione poiché, in alcune varianti, l'arme presenta anche l'aquila imperiale in capo alla croce. 

Ovviamente dipende dai singoli rami del casato.

In questi caso (immagine in alto), al piede della croce, una 《 F 》 incisa.

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Desidero concludere con una breve nota estetica.

Tra le molte foto realizzate dai partecipanti alla visita, ve n'è una che ritrae una graziosa piazzetta (immagine in basso): una fontana circolare al centro, con vasca in pietra, un anello selciato in porfido, delle panchine semplici e un bell'anello a prato ed alberi che conclude lo spazio circolare di questa piazzetta.

《La bellezza della semplicità》, così ho spontaneamente definito quest'immagine: la bellezza non richiede grandi interventi quanto piuttosto pochi semplici ritocchi e aggiustamenti, nei paesi come nelle città.

E il 《verde》(prati, siepi, alberi), elemento fondamentale, è immancabile, ancor più nell'urbanistica odierna.


Mauro


Castelvecchio Calvisio, piazzetta.
(Foto: Paola Cinque, 2022)


mercoledì 27 aprile 2022

LA 《FONTE GRANDE》, IL VALORE DELL'ACQUA

 

Fig. 1
(Foto: Marta Vittorini, 2022)

Fig. 2
(Foto: Marta Vittorini, 2022)


Fig. 3
(Foto: Marta Vittorini, 2022)



LA 《FONTE GRANDE》, 

IL VALORE DELL'ACQUA


《QUEST'ACQUA / 

PER INDEFESSO E GENEROSO LAVORO /

DA LONTANE SORGENTI RACCOLTA / 

FE' PAGO UN DESIDERIO DI SECOLI.


PER VIRTÙ D'INGEGNO MOLTIPLICATA SUA FORZA MOTRICE /

AVANZÒ LE SPERANZE DEGLI AVI.


MDCCCLXXVI [1876]》

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Un bel post sull'importanza dei pozzi e sulla fatica che costava scavarli (  https://www.facebook.com/293715641813/posts/10158906988736814/ ) , pubblicato alcuni giorni fa nella pagina Facebook 《La campagna appena ieri》, fa riflettere ancora una volta su quanto fosse tutt'altro che scontato avere l'acqua corrente nelle case come invece è possibile per noi oggi. 

E fa riflettere su quanto dobbiamo essere attenti a non sprecarla, soprattutto in quest'epoca di magra.


Bella anche, nello stesso post, la citazione del proverbio cinese: 《Chi prende l'acqua da un pozzo, non dovrebbe dimenticare chi l'ha scavato》.

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Ed ecco quindi che la costruzione di una grande e bella Fonte pubblica, alimentata da una condotta, con acqua fresca e potabile e relativi lavatoi e abbeveratoi (Fig. 3), era un grande evento per tutta la comunità, tanto da essere celebrata come una grande opera (e tale era) con tanto di iscrizione in epigrafe (Figg. 1-2).


Nel  caso specifico siamo a Barisciano, popoloso borgo di montagna del Contado aquilano, a circa 20 km a est-sud-est di L'Aquila capoluogo, e tra i maggiori Castelli fondatori della nostra città:

nel 1876, il Comune di Barisciano inaugurò questa bella fonte, detta Fonte Grande, un punto di riferimento fondamentale per la gran parte degli abitanti che, con le tradizionali conche dovevano uscire di casa per andare a prendere  l'acqua fresca, così come doveva essere fondamentale per agricoltori e allevatori.

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Ancora una volta la Storia, attraverso le sue testimonianze immateriali e materiali, ci indirizza nelle scelte del presente.

D'altra parte la parola 《monumento》, come lo è oggi la Fonte Grande, deriva dal latino monumentum (=ricordo, monumento), derivante a sua volta dal verbo monere (=ammonire, ricordare).


Mauro



lunedì 25 aprile 2022

QUEL MURALE A BARISCIANO: IL FILO CONTINUO DELLA STORIA

 

(Foto: Marta Vittorini, 2022)


QUEL MURALE A BARISCIANO: 

IL FILO CONTINUO DELLA STORIA


A Barisciano (L'Aquila), uno dei maggiori castelli del Contado aquilano fondatori della nostra Città, un capolavoro pittorico arricchisce la centrale Piazza del Mercato, in Via Vetulasio.

Si tratta di un murale opera dell'artista bariscianese Callisto Di Nardo, commissionato nel 2018 dalla locale associazione culturale 《Il Sito》.


Realizzato secondo la tecnica detta 《trompe-l’œil》 (=inganna l'occhio), consistente nella creazione di effetti tridimensionali, di profondità, quasi 《iperrealisti》 in certi casi.


Esprimo di seguito le mie personali impressioni ammirando questo splendido dipinto paesaggista e, a mio avviso, magnificamente 《iperrealista》.

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Barisciano (L'Aquila) -

🎨Che gradevole stupore osservare quel murale in Piazza del Mercato, nel cuore del borgo: 

è meravigliosamente inserito nel contesto.


🌤️ Una profondità ariosa che espande lo spazio fisico verso una spazialità pittorica notevole.

Stupendamente e armonicamente variegato nei colori, senza eccessi disturbanti nelle tonalità, né contrasti stridenti. 

Unisce tradizione e contemporaneità senza stacchi bruschi, esprimendo il concetto della Storia come filo continuo attraverso i tempi.


Le vedute tra le arcate si compenetrano, accomunate dallo sfondo unitario che sfuma verso una sorta di cenno metafisico nei volumi degli edifici accennati a sinistra. 


I personaggi stessi fanno da filo conduttore tra un'arcata e l'altra, e tra lo spazio dipinto e quello reale, in una narrazione continuativa: 

le signore che lavorano a maglia, le galline sul lastricato, il signore che suona l'organetto, il gatto placidamente adagiato sul muretto, il mandorlo fiorito, la cima del verde cipresso più in fondo, dietro alcuni edifici simbolo di Barisciano, tra i quali San Flaviano al centro con il robusto campanile.


Piccola curiosità. Un po' a sinistra del gatto si nota anche un piccolo 《inserto》 del muro reale, con la scritta 《ENEL》 che si camuffa bene tra il selciato dipinto dei gradoni della cordonata, integrando oggetto materiale e spazio figurato.


In primo piano la signora con la conca unisce la scena destra con quella centrale  aperta sull'ampia piazza con cordonata (una scalinata con gradoni bassi raccordati da un 《cordone》 in pietra). Il cane che si alza con le zampette sulla colonna collega fra loro l'arcata centrale, l'arcata sinistra e il selciato reale in porfido.


Poi lo sguardo avanza verso i campi  sulla sinistra, con il Corno Grande che campeggia  armonicamente sullo sfondo, immerso in un leggero sfumato atmosferico.


Un viaggio nel tempo e nel linguaggio figurativo, all'interno dello stesso spazio. 

La visione d'insieme è armonica e unitaria, con un'abile fusione di sfumature stilistiche che arrivano fino al bel 《naïf》dei campi, accanto al già citato 《metafisico》 delle case a sinistra, e al paesaggismo realista d'insieme.


Poi, sempre a sinistra, quel cenno quasi di 《street art》 metropolitana,  nel lembo sollevato che svela un muro a mattoni. Davanti ai mattoni, il cippo miliare della Claudia Nova che richiama l'antichità romano-italica del territorio e chiude questo circuito spazio-temporale, invitando lo sguardo a ripetere il giro.


Una spazialità così vera che viene voglia di passare tra quelle arcate, attraversando il muro fisico un po' come fosse l'ingresso al 《binario 9 ¾》 nella saga di Harry Potter. 🧙🏼‍♂️ 🧙🏻‍♀️

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Un'opera che mi entusiasma tanto! 👍🏻



Mauro

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Sulla personalità artistica di Callisto Di Nardo vedi, per esempio:

https://ilblogdeicinturelli.wordpress.com/2021/04/25/i-panorami-di-callisto-di-nardo-2/

(URL consultato in data 25/04/2022)



giovedì 19 agosto 2021

UN «SOS» PER IL BORGO MEDIEVALE DI CASTEL SANT’ANGELO (- SUMMA LEX, SUMMA «INCURIA»? -)


Castel Sant'Angelo, accesso sud al borgo fortificato
(Foto: Flavia Festuccia)



UN «SOS» PER LE MURA E IL BORGO MEDIEVALI DI CASTEL SANT'ANGELO

- SUMMA LEX, SUMMA «INCURIA»? -


Gentili Lettori,

ricevo dall’architetto Flavia Festuccia (Università di Roma "Sapienza") un recente articolo - a firma di Salvatore Truncali - sul grave stato di degrado che mette a rischio la sopravvivenza stessa del bellissimo borgo di Castel Sant'Angelo (Rieti), non lontano dalla nostra città.

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Castel Sant'Angelo (Rieti), circa 40 km a ovest-nord-ovest dell'Aquila, è un borgo fortificato medievale situato nell'omonimo comune ai confini storici tra gli Abruzzi e lo Stato Pontificio, in territorio abruzzese (Provincia di Aquila) fino al 1927.

Gioiello di architettura, arte e storia, rischia l'abbandono totale e la graduale scomparsa a causa di una situazione di incuria che si protrae da diversi decenni.

L'articolo più in basso inquadra la grave situazione allo stato attuale, che richiede interventi risolutivi non più prorogabili.



Da quest'anno anche la sede Archeoclub dell’Aquila si sta interessando alla problematica interagendo con i cittadini rappresentanti della comunità locale e con le istituzioni competenti.

(Vedi: https://www.facebook.com/1531639933758464/posts/2995307200725056/ )

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Molte leggi e molta incuria, questo è quanto emerge dall'articolo più in basso e questo è quanto si vede in diversi casi di nostri Beni Culturali nazionali e, nel caso specifico, di molti borghi d'Italia che stanno subendo una sorte simile.

SUMMA LEX, SUMMA «INCURIA» - verrebbe da commentare - parafrasando il noto aforisma latino «Summum ius, Summa iniuria».



→ Vi segnaliamo e vi suggeriamo quindi un'attenta lettura di quest'articolo a firma dell'avvocato Salvatore Truncali, in fondo al quale potrete esprimere anche le vostre idee, i vostri commenti, le vostre opinioni:

https://www.archweb.com/blog/post/le-mura-medievali-di-castel-sant-angelo/ 
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Alcune immagini sullo stato del borgo fortificato di Castel Sant'Angelo sono disponibili a questo indirizzo:
https://ilgiornaledellarchitettura.com/2021/07/20/castel-santangelo-lincuria-medicina-dellincompetenza/ 

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Mauro Rosati 




mercoledì 23 giugno 2021

PRIMITIVI...MA IN ALTA DEFINIZIONE!

 

PRIMITIVI...MA IN ALTA DEFINIZIONE!

(Le «modernità di facciata»)




E così, nelle prossime settimane inizierà la transizione verso la totale alta definizione, il digitale terrestre di seconda generazione; dopo poco più di dieci anni dal primo digitale.

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Non avrei nulla da ridire se fossimo un Paese digitalmente già avanzato sulle cose prioritarie.

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Altissima definizione dell'immagine: stiamo iniziando la «transizione ecologica» ma dovremo buttar via televisori anche relativamente nuovi e, in ogni caso, perfettamente funzionanti; con conseguente aumento di rifiuti elettronici del tipo RAEE e, immaginiamo, con i soliti «trogloditi» che li butteranno via abusivamente in qualche posto improvvisato!



Altissima definizione dell'immagine...ma intanto votiamo ancora come 75 anni fa:

scatoloni con nastro adesivo, file ai seggi, tonnellate di carta sprecata per le "lenzuola" (schede elettorali). Ci sono Paesi dove già da anni si sperimenta e si attua il voto elettronico, anche da casa, riducendo gli afflussi ai seggi elettorali. «Bastano» una buona connessione, un apposito dispositivo di lettura e una carta di identità elettronica; ovviamente chi vuole può recarsi anche di persona ai seggi. E stiamo parlando di Paesi che una volta venivano classificati come «Secondo Mondo»; si sono rimboccati le maniche, si sono evoluti e ora fanno parte a pieno titolo del «Primo Mondo».



Altissima definizione...ma, come ai tempi del censimento di Ottaviano Augusto, tanta gente si sposta di centinaia di chilometri per andare a votare presso il proprio Comune di residenza, con conseguente impatto sulle già alte emissioni inquinanti.
Poi, per carità, chi vuol farsi una passeggiata 
«fuori porta» è sempre libero!



Altissima definizione...ma ancora dobbiamo fare inutili spostamenti - spesso in auto - e file agli sportelli per pratiche amministrative banali e ordinarie che potrebbero essere espletate digitalmente e rapidamente da casa; con recupero dei «tempi morti» di spostamento, traffico e ricerca parcheggi.



Altissima definizione...ma ancora tanti borghi e sobborghi d'Italia non hanno una copertura internet degna di questo nome.

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Altissima definizione poi, per che cosa? 

Scusate, ma ancora me ne sfugge l’urgenza!

Per vedere una ruga in più sul volto del conduttore di turno? Per contare i fili d'erba su un campo di calcio? Giusto per elencarne qualcuna!



Personalmente, per adesso mi tiro fuori: che si offrano tutti i bonus che si vogliono ma non cambierò il mio televisore, a costo di guardarci soltanto i DVD! Per il resto mi arrangerò con la rete internet!

Tanto la televisione la guardo poco o nulla già da diversi anni!


I soldi di questi bonus - per quanto mi riguarda - potrebbero invece essere utilizzati per il potenziamento e il completamento capillare della copertura internet nazionale!

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Va bene anche l'alta definizione…ma soltanto quando potrò seguire anche online eventi culturali - gratuiti o a pagamento - che si svolgono a decine o a centinaia di chilometri di distanza: convegni, presentazioni, mostre digitali.

Nulla togliendo a chi avesse la possibilità di assistervi direttamente.



Va bene anche l'alta definizione…ma quando si potrà ricevere online una ricetta medica, senza file negli ambulatori, e quando si potrà pagare un ticket sanitario a distanza.



Va bene anche l'alta definizione…ma soltanto quando avremo una copertura internet a tappeto su tutto il territorio, soltanto quando la maggior parte delle incombenze quotidiane (riunioni varie, voto, pagamenti, pratiche burocratiche, ricette sanitarie, pagamento ticket sanitari, acquisti) si potranno effettuare a libera scelta sia «a distanza» sia «in presenza» - a libera scelta di ciascuno di noi.

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Personalmente trovavo, e trovo molto più pratica la modalità digitale «a distanza», che elimina le tempistiche di contorno e consente di poter svolgere riunioni, conferenze e altri adempimenti direttamente da una postazione collegata - ovviamente con libera scelta per chi volesse proseguire alla vecchia maniera -.

La penso così da tanti anni e a maggior ragione oggi, da quando è iniziata questa pandemia!

 


 

Mauro Rosati


 

Su queste tematiche, vedi anche: «Meno giri, più efficienza»

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/05/meno-giri-piu-efficienza.html 




martedì 11 maggio 2021

Meno «giri», più efficienza

 

Meno «giri», più efficienza

 

«Essere colti non significa ricordare tutte le nozioni, ma sapere dove andare a cercarle»


(Fonte: Your Edu Action

https://www.facebook.com/yeaction/photos/a.471177396359595/2349452251865424  )

 


Prendo spunto da questa citazione attribuita a Umberto Eco per una spontanea riflessione personale e più generale.

 

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Parole sante, quelle citate più sopra!

 

Ovviamente più cose si apprendono meglio è, ma non si può essere onniscienti! Non siamo enciclopedie con le gambe!

Per questo è importante conoscere e saper utilizzare gli strumenti di accesso alla Conoscenza.


 

Da un lato i libri e la documentazione materiali ma, dall'altro, da più di vent'anni ci vengono sempre più in aiuto le tecnologie digitali:

la disponibilità online della Conoscenza, grazie alla digitalizzazione dei patrimoni archivistici e librari, ci permette di accedere alle fonti in modo più veloce ed efficiente; i contenuti sono consultabili a qualsiasi ora del giorno e della notte.

 

Da diversi anni ho sperimentato il beneficio delle risorse digitali, che ottimizzano i tempi di lavoro, soprattutto grazie all'opera di molte Università e Biblioteche straniere che sono molto più avanti rispetto all'Italia in termini di disponibilità e accessibilità digitale ai contenuti.


 

Lo stesso discorso vale per le videoconferenze e il telelavoro di cui, già da qualche anno, ho avuto modo di riscontrare la maggiore praticità e l'ottimizzazione dei tempi:

maggiore efficienza, grazie alla possibilità di condividere contenuti in tempo reale con altri relatori o colleghi;

maggiore produttività, con la possibilità di poter fare più cose nella stessa giornata dalla stessa postazione di lavoro;

maggiori velocità e ordine nella comunicazione.


 

Pertanto, se potessi decidere come investire i molti fondi europei per il rilancio, investirei primariamente in due settori:

ricerca scientifica a tutto campo e digitalizzazione a tappeto di tutto il territorio nazionale, con connessioni ad alta velocità fin nei borghi più isolati.


 

Risultati possibili:

incentivazione spontanea del commercio online anche da parte delle attività commerciali già esistenti, con aumento del bacino di clienti ed estensione oltre l'ambito territoriale;

minori spostamenti evitabili e quindi minore inquinamento atmosferico;

ripopolamento dei borghi grazie alle modalità di telelavoro che renderebbero meno necessari il pendolarismo o l'abbandono dei centri minori;

maggiore produttività, al netto della stanchezza fisica dovuta a continui spostamenti.


 

Lo penso già da moltissimi anni, e ne sono ancora più convinto ora, dal momento che le circostanze storiche ci «invitano» a un netto cambio di alcuni stili di vita ormai obsoleti.


Più efficienza con meno spostamenti.

 

 

Mauro Rosati