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venerdì 24 luglio 2026

IL PATRONO... PIÙ《GIOVANE》

 

L'Aquila, basilica di
San Giuseppe Artigiano
(Quarto di San Pietro),
già chiesa dei Ss. Biagio
e Vittorino d'Amiterno.

(Foto: Mauro Rosati, 2014)


IL PATRONO... PIÙ 《GIOVANE》

Non mi riferisco alla sua età anagrafica, che conta parecchi secoli, bensì alla sua elevazione ufficiale a compatrono dell'Aquila nel 1943, al tempo dell'arcivescovo Carlo Confalonieri (1893-1986).

Stiamo parlando di San Vittorino di Amiterno.


Prendo spunto da un mio post del 2018 intitolato 《Il quinto patrono》, riferito a San Vittorino, poiché elevato al patronato della Città dell'Aquila dopo i quattro patroni più noti: San Massimo, Sant'Equizio, San Celestino V, San Bernardino da Siena.

Oggi, anno 2026, preferisco invece la definizione di patrono 《più giovane》 poiché vanno tenuti in conto anche altri patronati e compatronati pregressi.

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San Giorgio.

In particolar modo penso a San Giorgio, non a caso contitolare con San Massimo della nostra Cattedrale metropolitana, che successivi studi dello storico Sandro Zecca sull'epoca della fondazione aquilana hanno messo in risalto come primo patrono dell'Aquila, in ordine cronologico, prima ancora che la Diocesi di Forcona venisse traslata dentro la nostra città negli anni 1256-1257.

Poi penso a un altro aspetto significativo riguardo all'importanza di San Giorgio; quando i Bazzanesi costruirono la loro chiesa di Santa Giusta dentro le Mura, continuarono a conservare il culto del Santo cavaliere e a tramandare il nome del loro Quarto come 《Quarto di San Giorgio》, tanto che nei secoli successivi ritroviamo l'immagine di San Giorgio a cavallo in apertura degli Statuti cinquecenteschi dell'Arte della Lana, insieme alle immagini dei titolari degli altri Quarti: 

- la Madonna con Bambino per il Quarto di Santa Maria (Maria SS. Madre di Dio),

- San Pietro l'Apostolo per il Quarto di San Pietro,

- San Giovanni il Battista per il Quarto di San Giovanni,

- e, appunto, San Giorgio a cavallo per il Quarto di San Giorgio.

E anche nei secoli successivi San Giorgio compare in qualità di epònimo del Quarto in documenti come gli atti anagrafici e non solo, e tutt'oggi osserviamo la Croce di San Giorgio (croce rossa su campo argento) nello stemma civico del suo Quarto.

C'è poi una vicenda particolare, e ulteriormente significativa, narrata dalle cronache storiche cittadine:

nella seconda metà del Quattrocento il vescovo dell'Aquila cardinale Amico Agnifili da Rocca di Mezzo (in carica 1431-1472 e 1476) si rifiutò di benedire in Piazza un gonfalone con i Santi patroni dell'Aquila poiché non vi era raffigurato San Giorgio, contitolare della Cattedrale nonché eponimo del Quarto bazzanese.


La Madonna del Popolo Aquilano.

Ovviamente non si può dimenticare la devozione alla Madonna del Popolo Aquilano (《Salus Populi Aquilani》= Salvezza del Popolo Aquilano), oggi esposta presso la pro-cattedrale di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), il cui santuario però è la vicina chiesa di San Marco "Santuario della Madonna del Popolo Aquilano".


Sant'Emidio vescovo.

C'è poi la figura di Sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il cui culto si diffuse ad Aquila e nel suo Contado particolarmente nel corso del Settecento, tanto che nel transetto della nostra Cattedrale, lato nord (lato Via Rojo), c'è l'altare civico consacrato a Sant'Emidio per iniziativa e a spese della Città stessa, di cui l'altare reca l'aquila civica in capo.

Una collocazione di particolare riguardo quella nel transetto.

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Veniamo ora a San Vittorino, di cui oggi (24 luglio, secondo il Martirologio Geronimiano) ricorre la memoria.

Proprio di fronte all'Altare di Sant'Emidio, sempre nella nostra Cattedrale metropolitana, c'è l'importante Altare dei Milanesi, travolto dal crollo del transetto a causa del sisma del 2009.

E proprio sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi, fino al terremoto del 2009 era custodita la teca con le spoglie di San Vittorino di Amiterno, lì collocata nel 1943 pochi mesi dopo l'elevazione del Santo amiternino a compatrono dell'Aquila e della sua Diocesi, come ricorda il canonico Giuseppe Equizi; la teca è stata recuperata sostanzialmente intatta dopo il crollo sismico del 2009 e collocata nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano in Via Sassa, già chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiterno.

Il fatto che le spoglie di San Vittorino fossero situate in un posto di particolare riguardo come il transetto della Cattedrale, la dice lunga sull'importanza del Santo amiternino nel panorama devozionale cittadino e diocesano, in particolare dopo la sua elevazione a compatrono.

Un'importanza che riflette il valore storico del vicino castello fondatore di San Vittorino Amiterno (Quarto di San Pietro) negli àmbiti civile ed ecclesiastico cittadino, in quanto erede di Amiternum e della sua diocesi:

la chiesa di San Biagio (in origine San Biagio e San Vittorino) in Via Sassa, odierna basilica di San Giuseppe Artigiano, ha nella storia dell'Aquila il valore di una seconda Cattedrale, una sorta di 《Concattedrale》, al pari di come si potrebbe considerare anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso il borgo di San Vittorino Amiterno.

A differenza della Diocesi di Forcona, traslata in città negli anni 1256-1257, e divenuta Diocesi dell'Aquila,

la Diocesi di Amiterno è invece rimasta nell'Agro Amiternino e, a seguito della graduale decadenza di Amiternum, è stata territorialmente prima inglobata dalla Diocesi di Rieti e poi è passata sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila.

Al giorno d'oggi la Diocesi di Amiternum esiste come 《sede titolare》, ossia una diocesi senza territorio, con un suo vescovo titolare nominato dalla Chiesa Romana (Sancta Romana Ecclesia): e infatti nella chiesa parrocchiale del borgo di San Vittorino Amiterno sono normalmente esposti sia lo stemma dell'Arcivescovo dell'Aquila, sia lo stemma del Vescovo titolare di Amiternum (attualmente l'arcivescovo abruzzese Luciano Suriani);

a ciò aggiungiamo che nell'odierna ripartizione territoriale della Diocesi dell'Aquila esiste la Foranìa Amiternina (la 《foranìa》 è un raggruppamento di parrocchie facoltativamente previsto dal Codice di Diritto Canonico).

Considerati questi elementi di continuità storica potremmo quasi considerare 《de facto》che la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino Amiterno, e la basilica di San Giuseppe Artigiano (già Ss. Biagio e Vittorino) a L'Aquila, rappresentano anche oggi delle 《Concattedrali》 nell'àmbito della Diocesi dell'Aquila.

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Concludo riportando di seguito la sostanza del precedente post del 24 luglio 2018.

Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla Via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «Piana di San Vittorino».

Legato alla città romana di Amiternum, dal Santo prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno, circa 12 km a nord-ovest della Città dell'Aquila.

Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime al di sotto della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.

Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano, in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra Città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari degli altri Patroni storici, e il 5 settembre del medesimo anno 1943 le sue reliquie vennero collocate sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio 

( 🌐 

https://www.improntalaquila.com/2015/01/25/laltare-della-nazione-milanese-nella-cattedrale-aquilana/

 🌐 https://www.abruzzoweb.it/laquila-laltare-della-nazione-milanese-nel-duomo-di-san-massimo/ ).


A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'Altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012, si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in Via Sassa,

non lontano dall'ex Via San Vittorino, corrispondente al tratto rettilineo della parte a valle dell'odierna Via Sallustio, cancellata dal disastroso sventramento per l'ampliamento del 《Vicolaccio》.



Mauro Rosati

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domenica 21 giugno 2026

L'AQUILA, 1796-2026 -《IN TEMPI DIFFICILISSIMI...》, 230 ANNI FA UNA VISITA PARTICOLARE

 

L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): facciata del palazzo arcivescovile, a Pie' di Piazza; particolare (fonte immagine: Maps).



L'Aquila, 1796-2026 -《In tempi difficilissimi...》, 230 anni fa una visita particolare.


Sulla facciata del palazzo arcivescovile dell'Aquila, a pie' della Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), si legge in alto un'epigrafe che ci racconta un periodo particolare della storia europea che, sia in positivo, sia in negativo, è stata anche storia della Città dell'Aquila.


L'epigrafe.
《 FERDINANDO • IIII • REGI • P(IO) • F(ELICI) • A(VGVSTO) /
PVBLICAE • SECVRITATE • CONSERVATORI /
QVOD • ANNO • M D CC LXXXXVI /
DIFFICILLIMIS • TEMPORIBVS • EXERCITV • IN • PELIGNOS • DVCTO /
AQVILAM • VRBEM • [ante diem] VII • KAL(ENDAS) • QVINCTIL(ES) • DIVERTENS /
EPISCOPALIBVS • AEDIBVS • SVCCESSERIT /
ET • CIVES • PRAESENTIA • SVA • SVI • QVE • ORIS • SERENITATE /
AD • BIDVVM • BEAVERIT /
FRANCISCVS • XAVERIVS • GVALTERIVS • AQVILANORVM • ANTISTES /
D(EVOTVS) N(VMINI) M(AIESTATI) Q(VE) E(IVS)**** /
LAPIDEM • TANTAE • DIGNATIONIS • TESTEM • PONENDVM • CURAVIT 》 

Segue la traduzione non interamente letterale, per meglio rendere la comprensione del contenuto.
《 A re Ferdinando IIII [4°] pio, felice, augusto,
difensore dell'incolumità pubblica
che nell'anno 1796, in tempi difficilissimi, condotto l'esercito in Terra Peligna
deviando verso la Città dell'Aquila, nel settimo giorno prima delle calende di Quintile [25 giugno]*
entrò nel Palazzo Vescovile [il Vescovado]**
e con la sua presenza, unita alla serenità delle sue parole,
per due giorni avrebbe rincuorato i Cittadini.
Francesco Saverio Gualtieri***, vescovo degli Aquilani,
devoto alla sua autorità e alla sua maestà****,
fece apporre questa epigrafe a testimonianza di tanto riguardo 》 

Nota 1.
*《Quintile》è la forma più antica utilizzata in epoca romana per indicare il quinto mese dell'anno, quando l'anno iniziava a marzo (calendario di re Numa Pompilio); successivamente, nel calendario giuliano (di Gaio Giulio Cesare), con l'inizio dell'anno a gennaio, divenne il settimo mese e venne intitolato proprio a Giulio Cesare, 《Iulius》, da cui l'odierno 《Luglio》.

Nota 2.
** All'epoca L'Aquila era sede vescovile, pertanto nel 1796 si deve parlare di 《vescovado》, in riferimento al palazzo vescovile.
Successivamente, nel 1876, durante l'incarico vescovile del francescano mons. Luigi Filippi (O.F.M. Ref. - Ordine dei Frati Minori Riformati), L'Aquila venne elevata a sede metropolitana (capoluogo di provincia ecclesiastica) e il 《vescovado》 divenne 《arcivescovado》, con mons. Filippi che da vescovo divenne arcivescovo metropolita: ultimo vescovo e primo arcivescovo dell'Aquila.
Da qui l'odierna denominazione dell'adiacente Via dell'Arcivescovado, la quale collega Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) con Piazza della Repubblica.

Nota 3.
*** Francesco Saverio Gualtieri (1740-1831), nativo di Lucoli, Quarto di San Giovanni, fu vescovo dell'Aquila dal 26/03/1792 fino al 1817, quando venne poi nominato vescovo di Caserta
( fonte: chiesadilaquila.it , cronotassi dei vescovi e arcivescovi dell'Aquila ).

Nota 4.
****Nella traduzione di cui sopra, si scioglie e si traduce una delle possibili varianti dell'abbreviatura 《 D. N. M. Q. E. 》. 
Un'altra possibile lettura di questa abbreviatura è D(OMINO) N(OSTRO) M(AIESTATI)-Q(UE) E(IUS), ossìa 《Al Signore Nostro e alla sua Maestà》.
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Il contesto storico - Brevi cenni.
I 《tempi difficilissimi》 di cui parla l'epigrafe di Piazza del Duomo sono gli anni della 《Prima Campagna d'Italia》dell'armata di Napoleone Bonaparte, 1796-1797. 
Si forma di conseguenza la 《prima coalizione》 antinapoleonica, della quale faceva parte anche il Regno di Napoli, governato all'epoca dalla dinastia dei Borbone.
Quando passò per gli Abruzzi in quei giorni di giugno del 1796, Ferdinando IV re di Napoli stava quindi conducendo le sue truppe nell'ambito della campagna militare per fronteggiare l'avanzata napoleonica insieme agli alleati della coalizione.
La Prima Campagna d'Italia si concluse con la vittoria di Napoleone Bonaparte: cadde la Repubblica di Venezia, della quale egli depose l'ultimo doge e, con il Trattato di Campoformido (o Campoformio), i territori veneziani vennero concessi all'Impero Austriaco.
Seguì un periodo complesso nel quale s'inquadra l'eccidio del convento di San Bernardino del Sabato Santo 23/03/1799, con il relativo saccheggio e profanazione del corpo di San Bernardino da Siena, perpetrato dalle truppe napoleoniche entrate a L'Aquila da Porta Barete dopo la cattura dei soldati di un loro presidio. I saccheggi interessarono anche altri luoghi della nostra città, religiosi e civili, tra i quali le abitazioni nelle vicinanze del convento di San Bernardino.
Intanto in Italia nascevano le Repubbliche giacobine, tra le quali la Republica Partenopea, o Repubblica Napoletana (gennaio-giugno 1799), nella quale svolse un ruolo importante il giurista aquilano illustre concittadino Giacinto Dragonetti, già presidente della Gran Corte della Vicaria; la Repubblica Partenopea comportò il primo esilio di Ferdinando IV e una successiva sanguinosa repressione dei filo-francesi dopo il ritorno del re e la caduta della Repubblica nel giugno del 1799.
Nel 1800, la Seconda Campagna d'Italia decretò una nuova vittoria napoleonica.
Gli anni successivi furono caratterizzati dalla nascita dell'Impero Francese a seguito dell'incoronazione di Napoleone (1804) e le varie ex repubbliche giacobine divennero regni.
Dal 1806 al 1815 seguì il 《decennio napoleonico》 che vide prima Giuseppe Bonaparte (Giuseppe I ) e poi Gioacchino Murat alla guida del Regno di Napoli: fu un periodo di riforme politico-amministrative, alcune delle quali conservate anche dopo la Restaurazione, ma anche epoca di una prima ondata di soppressioni degli ordini religiosi, con il conseguente incameramento demaniale dei beni ecclesiastici e la dispersione o ricollocazione di una parte del patrimonio storico di molti conventi e monasteri.
A L'Aquila le soppressioni degli ordini religiosi comportarono, ad esempio, la cacciata dei Frati Francescani Conventuali (O.F.M. Conv.) dallo storico convento di San Francesco a Palazzo, per origine tra i più antichi della città, e dalla relativa omonima chiesa demolita poi nel 1878.

I 《difficilissimi tempi》 di cui ci parla l'epigrafe sul palazzo arcivescovile nella nostra Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) furono effettivamente tali e anche molto complessi, fatti di luci e di ombre: - da un lato - saccheggi, eccidi di civili laici e religiosi, repressioni antirivoluzionarie e - dall'altro - riforme che ammodernarono i territori interessati dalla presenza francese, nonché le esperienze di Repubbliche basate sulla sperimentazione di nuove forme di governo.
Difficile quindi poter dare un giudizio univoco sui decenni che videro la presenza napoleonica in Italia, suddivisa nei suoi vari Stati dell'epoca.

Intanto Ferdinando IV di Borbone di Napoli, che aveva anche il titolo di re Ferdinando III di Sicilia, tornò per la seconda volta sul trono di Napoli nel 1815 e l'anno successivo riunificò i regni di Sicilia e di Napoli nell'unico Regno delle Due Sicilie, divenendo Ferdinando I delle Due Sicilie.


Mauro Rosati
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lunedì 6 aprile 2026

IL 《DIARIO》

 

( 📖 G. PARISSE, La Storia di Onna,
volume I - Dalle origini al Settecento )


Onna (L'Aquila), 06 aprile 2026


Andare ad Onna il 06 aprile inevitabilmente non lascia indifferenti. 

Il 06/04/2009 Onna è stata la comunità che ha pagato al terremoto il prezzo umano più alto in rapporto alla sua popolazione: 40 vittime su circa 350 abitanti, oltre il 10%.


Oggi, diciassette anni dopo, mi sono trovato ad Onna per la presentazione di un importante lavoro storico pubblicato da Giustino Parisse, onnese, giornalista e studioso di storia locale. Si tratta del 1° volume di una 《trilogia》 che ripercorre la storia di Onna dagli albóri documentati fino ai nostri giorni.


E così, mentre ascoltavo gli interventi e guardavo quel volume, nella mia mente scorrevano alcuni pensieri e in particolar modo una sorta di metafora, di parallelismo.

La storia di Onna non è iniziata il 06/04/2009 bensì secoli e millenni più addietro. Non esistono comunità di 《serie A》 e comunità di 《serie B》, poiché ogni luogo ha la sua Storia e le sue storie da narrare, talora bisogna andarle a cercare o a riscoprire, però esistono. E Onna, piccola 《villa》 (villaggio) del nostro Contado storico, non fa eccezione, non ha meno dignità storica.

E proprio riflettendo su ciò, durante l'incontro nella mia mente si faceva strada una semplice constatazione, forse banale o forse no, non saprei: che si tratti di un paese, di una città, di un'intera nazione, ogni Comunità è sostanzialmente un 《diario》 in itinere, sul quale abbiamo due parti, 

da un lato le pagine già scritte dalla penna delle generazioni che ci hanno preceduto nel corso delle epoche,

dall'altro tante pagine bianche sulle quali siamo noi e i nostri pòsteri a dover scrivere.

Sfogliando questo ideale《diario》, fatto di case, di gente, di tradizioni, ogni tanto troviamo uno strappo su qualche pagina, uno strappo più o meno grande che interrompe la scrittura del racconto. Nel 《diario》 di Onna, soltanto in questi ultimi cento anni, troviamo almeno due grandi strappi:

- l'eccidio nazista dell'11/06/1944, con 17 vittime innocenti,

- il terremoto del 06/04/2009, con le sue 40 vittime soltanto ad Onna.

Queste pagine ferite dagli strappi vanno conservate nel diario e ne sono parte integrante, perché non si possono e non si devono dimenticare gli innocenti che, in ogni epoca, sono stati sottratti alle loro Vite.

Dopo le pagine strappate troviamo altre pagine, pagine bianche e integre ancora da scrivere. E qui, per noi contemporanei, inizia il nostro compito, il nostro dovere, ossìa riprendere e continuare la scrittura di quel 《diario》 impugnando la penna di coloro che ci hanno preceduto nelle epoche trascorse; proseguire il racconto di questo 《diario》 nel presente e nel futuro, lavorando sulle pagine bianche senza dimenticare o ignorare le pagine già scritte, comprese quelle strappate.

Ciò che vedo fare ad Onna, dalla sua Comunità, dalle sue realtà socio-culturali, mi sembra proprio ciò su cui riflettevo poco più sopra.

E questa breve riflessione, questa specie di metafora del 《diario》, che è partita da Onna, vale a mio avviso come incoraggiamento per qualsiasi Comunità che nel passato e nel presente abbia subito gli strappi della Storia, provocati talora da eventi naturali, altre volte da colpevoli eventi umani.

Senza enfasi retorica, personalmente mi sento di affermare che Onna è un esempio concreto su come custodire e proseguire il racconto di questo 《diario》 che si tramanda di mano in mano nel corso della Storia.


Nella sala di 《Casa Onna》 erano oggi esposti 36 scatti fotografici: 

18 immagini ritraggono Onna dopo il terremoto del 2009, 

altre 18 fotografie, dalle medesime inquadrature, ritraggono Onna di oggi nella sua ricostruzione che ha custodito il disegno delle strade, i toponimi, le tracce materiali del suo passato. Trovo particolarmente significativa l'essenza del titolo di questa esposizione fotografica, titolo che riassume sostanzialmente le mie stesse impressioni già esposte in passato:

Onna, il paese della Riconciliazione e della Rinascita; 

la Riconciliazione con i Tedeschi, gli occupanti di guerra di ottant'anni fa, gli amici di oggi nella ricostruzione,

e parallelamente la Rinascita materiale e sociale del paese grazie proprio all'apporto fondamentale della Germania di oggi.



Mauro Rosati

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lunedì 30 marzo 2026

AQUILE A CONFRONTO - ARTE SACRA E ARALDICA CIVICA

 

《Madonna con Bambino in trono e angeli》, particolare.
L'Aquila, MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ )



✍ Arte sacra e Araldica civica - Aquile a confronto

Un altro tassello nell'evoluzione della nostra arme civica aquilana.


🚩 L'Aquila - Particolare dell'opera 《Madonna con Bambino in trono e angeli》attribuita a Saturnino Gatti, datata al 1505-1506, oggi esposta presso il MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ ).


📍 La Madonna con il Bambino è seduta su di un trono coperto da un baldacchino di cui vediamo i lembi semicircolari che pendono a cornice.

🛡 Nei lembi riconosciamo subito l'alternanza del bianco e del rosso, tradizionalmente i colori più antichi identificativi della Città dell'Aquila (con il bianco sempre preferibilmente da associare a un delicato metallo argento).

🦅 Sui lembi bianchi osserviamo nitidamente la nostra aquila civica in maestà, nella sua versione più antica e stilizzata, 《sveva》, che è attestata in questa forma almeno fino alla metà del Cinquecento.


↪ In questo caso le aquile centrali sono disposte in posizione affrontata, speculare, probabilmente per evidenziare il centro del dipinto attaverso il quale passa la linea di fuga prospettica (normalmente la nostra aquila civica è infatti vòlta, ossia con la testa che guarda verso la destra araldica, corrispondente alla sinistra per noi che osserviamo). 


↪ Osservando ancor più attentamente l'immagine possiamo cogliere un altro aspetto che si lega strettamente alla storia del nostro stemma civico: sui lembi rossi, aguzzando la vista, riconosciamo il compendio bernardiniano, ossìa il trigramma del Nome di Gesù che qui sembra intravedersi nella versione latinizzata 《IHS》, con la 《H》 crocettata. Il trigramma è disegnato con smalto oro (metallo) correttamente alternato al rosso (colore) di fondo, secondo la regola del 《metallo non tocca metallo, colore non tocca colore》.


❓ Ma perché troviamo i colori, l'arme e gli altri attributi civici in un'opera d'arte sacra?

❗ Perché, come spiega la relativa scheda dell'opera a cura del MuNDA, il dipinto venne commissionato dalla Magnifica Camera Aquilana, lo storico organo di governo cittadino, e si trovava originariamente collocata nella cappella della Torre Civica di Palazzo.



Mauro Rosati

🌱 🖼 OMNIA PULCRA SITIO

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mercoledì 18 marzo 2026

L'AQUILA NELL'ARTE: VIA ROCCA DI CORNO

 

Immagine n. 2 - L'Aquila, via Rocca di Corno
in un dipinto di Teofilo Masulli.


Immagine n. 1 - L'Aquila, via Rocca di Corno
in una fotografia d'epoca.

(Fonte immagine: Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group).


Immagine n. 3 - L'Aquila,
via Rocca di Corno
in una ceramica figurata.



🚩 L'Aquila, tre vedute di Via Rocca di Corno (Quarto di San Giovanni) interpretate da tre differenti espressioni d'arte: la fotografia, la pittura, la ceramica.


📍 Via Rocco di Corno è una di quelle caratteristiche vie 《minori》 aquilane, di quelle che quando le attraversi trovi una diversa espressione della città: dalla città più alto-locata, fatta di splendidi palazzi signorili, alla città più popolare, fatta di altrettanto splendide casette attraverso le quali si ha l'impressione di trovarsi all'interno di un piccolo borgo, così come accade similmente tra le viuzze di Borgo Rivera e tra le Coste e gli sdruccioli che da Capopiazza scendono verso via Fortebraccio. 

↪ Sono due anime della città solo apparentemente distanti, diverse, ma in realtà complementari: due anime senza stonature reciproche, che convivono e si amàlgamano armoniosamente in un contesto urbanistico storico sapientemente disegnato dalla perizia dei nostri antenati.


🏰 Siamo nel Quarto di San Giovanni, quello che guarda verso i castelli, le ville e le terre di sud-ovest nel Contado Aquilano. Via Rocca di Corno, nella sua denominazione, richiama quella parte di Contado che gravita intorno al diruto castello di Corno, aggregato al 《Comitatus》 aquilano già nel corso del Quattrocento, secondo quanto riporta Carlo Blasetti.


📍 Come le altre vie storiche dell'Aquila, che hanno saputo adattarsi efficacemente ai dislivelli altimetrici, ai saliscendi lungo il loro percorso, anche Via Rocca di Corno ha una veduta particolarmente suggestiva da offrirci:

da Via XX Settembre fermiamoci subito all'imbocco di Via Rocca di Corno; guardando verso l'alto scorgiamo i due campanili della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio, in particolare ne vediamo le porzioni più in alto con i rispettivi cupolini.

↪ Prima di addentrarci nella stradina facciamo qualche passo a destra e siamo subito all'ingresso di Via delle Bone Novelle (la storica《Valle di Rojo》di cui ci parla il prof. Colapietra): da qui un'altra veduta ci colpisce e ci affascina; guardiamo verso l'alto e vediamo la suggestiva cupola a tamburo, tipologia alla 《lombarda》, della chiesa di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), resa ancora più slanciata dalla sua posizione situata in maggiore altura rispetto a Via XX Settembre.


📍 Ora possiamo entrare in Via Rocca di Corno percorrendola in direzione del cuore della città, accompagnati da queste tre immagini allegate.


🖼 1- L'immagine n. 1 ci mostra l'inizio di Via Rocca di Corno in direzione nord, mediante una foto d'epoca (anni '30 del Novecento) che ne ritrae un momento di vita quotidiana attorno alla sua famosa fontanella con il palazzetto d'angolo smussato che possiamo vedere tutt'oggi sulla sinistra entrando da via XX Settembre

(la foto è tratta dal Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group).


🖼 2 - L'immagine n. 2 è un dipinto di Teofilo Masulli, il cui linguaggio riesce a rendere con vivace verità le scene di genere popolate da personaggi di estrazioni sociali differenti, ben rese dal diverso abbigliamento nonché dalle differenti posture e atteggiamenti, scene normalmente ambientate in spazi più o meno noti della nostra Città ma sempre vivi grazie alla 《calda》 scelta di colori e alla vivacità dei personaggi che sembrano statuine viventi le quali animano la scena di tanti bei presepi artistici.

Nella scena rappresentata dal Masulli riconosciamo lo stesso palazzetto d'angolo che avevamo già intravisto sulla sinistra della foto nell'immagine n. 1.

Davanti a quel palazzetto possiamo prendere due direzioni: 

- a destra proseguiamo lungo Via Rocco di Corno, salendo, fino a giungere a Piazza Rocca di Corno caratterizzata da una forma triangolare che la rende facilmente riconoscibile;

- a sinistra invece possiamo salire lungo una scalinata-cordonata dai bassi gradoni, che assecondano la pendenza, e raggiungiamo Via del Cardinale da dove poi possiamo proseguire in salita fino a Piazza del Cardinale (Amico Agnìfili) continuando quindi a camminare verso Piazza Santa Maria di Rojo, dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rivera, o verso Piazza San Marciano dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rustici.


🖼 3 - L'immagine n. 3 è invece una ceramica figurata fatta realizzare dalla storica compagnia teatrale 《Il Gruppo》 dell'Aquila nel settembre del 2009, in occasione del 30° anniversario dalla fondazione grazie alla passione e all'impegno dei coniugi Rossana Crisi e Franco Villani, che hanno cresciuto artisticamente generazioni di giovani studenti che si avvicinavano al teatro amatoriale dialettale. Proprio lì, in una delle casette di via Rocca di Corno, 《Il Gruppo》 aveva una sede di riferimento fino al sisma del 2009. Oggi, a 47 anni dalla fondazione, la compagnia teatrale prosegue la sua attività meritoria nella coltivazione del dialetto aquilano.

La ceramica figurata che vediamo nella terza immagine inquadra Via Rocco di Corno in visuale perfettamente frontale, con la vista in profondità che parte proprio accanto alla famosa fontanella.


❓Che altro dire? 

❗Molto altro, teoricamente! 

↪ Fermiamoci però qui e andiamo a percorrere e a contemplare le vedute prospettiche e l'atmosfera di questa stradina aquilana che, insieme a tante altre, impreziosisce la percezione d'insieme della nostra città.



Mauro Rosati

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P.S. Nel dipinto di Teofilo Masulli vediamo un caratteristico bel balcone-ballatoio in legno, uno 《jafu》(o 《glifo》) come in passato se ne trovavano tanti anche nel nostro territorio, con alcuni che sono stati meritevolmente recuperati; nel corso del tempo, forse già dal secolo scorso, il balcone in legno del dipinto è stato purtroppo sostituito da un più comune e anonimo balcone in cemento. Ciò nonostante la suggestione di quell'angolo di città rimane ugualmente viva grazie al suo disegno d'insieme rimasto fedele alla sua conformazione storico-urbanistica.

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lunedì 9 marzo 2026

AQUILA NERA, AQUILA ROSSA

 

Aquila: 《Arme della Città》
Immagine 2 - Policromìa


Aquila: 《Arme della Città》
Immagine 1 - Monocromìa



🦅 🛡 Una versione dell'arme civica della Città dell'Aquila così come rappresentata nella pianta della città di Johannes Blaeu e Pierre Mortier (stampa 1680; ristampa 1704).

📍Nella versione in monocromìa (immagine 1) si distingue bene la scritta in basso 《Arme della Città》.


📍L'impostazione d'insieme è quella consueta dell'aquila in maestà (posta frontalmente), coronata d'oro.


📍Due dettagli risaltano invece riguardo alla cromìa e alle ali:

- ↪ si tratta di un'aquila dal volo alzato (ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto), a differenza del più frequente volo abbassato;

- ↪ la versione in policromìa (immagine 2), poi, ci restituisce un'aquila rossa su campo argento che si può blasonare in bozza come 《D'argento, all'aquila rossa in maestà, dal volo alzato e coronata d'oro》; lo scudo è classificabile come 《accartocciato》, tipologia diffusa già a partire dal Cinquecento, le cui pieghe intendono imitare l'accartocciamento (le pieghe) di un foglio in pergamena.



Mauro Rosati

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mercoledì 4 marzo 2026

2ª parte - 《...CHE NE SAI DELLA NOSTRA FERROVIA, CHE NE SAI?》

 

2ª parte

《...Che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai?》 

(L. Battisti, 《Pensieri e parole》)

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Immagine 1 - Basamento gru ex ferrovia
Aquila-Capitignano (2026).


🏗 A prima vista sembra un'enorme ruota, quasi come quella di un mulino. Il diametro e lo spessore del ferro sono impressionanti (immagine 1).


🔤 Accanto c'è un pannello informativo con una foto d'epoca (immagine 2): 

in pratica è la grande base di una gru di servizio in prossimità dell'ex stazione di partenza da L'Aquila per Capitignano.

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Immagine 2 - Pannello informativo: foto d'epoca (ottobre 1921) del piazzale della stazione dell'ex ferrovia Aquila-Capitignano (in servizio anni 1920/1922 - 1933/1935).


🔤 Nel pannello informativo c'è una foto d'epoca (immagine 2) dove si riconoscono l'ex stazione, più in fondo, il piazzale con i binari in primo piano, e un magazzino con dei capannoni non più esistenti.

🏗 La gru sembra una giraffa di metallo.

↪ Sulla sinistra si vede anche un grosso serbatoio di quelli che rifornivano d'acqua le caldaie delle locomotive a vapore.


↪ Allineati con il magazzino della foto, forse demolito in passato, e con i binari, ci sono dal lato opposto (fuori dalla foto) gli altri magazzini ferroviari tutt'oggi esistenti, in pratica quelli che adesso ospitano attività ristorative e locali in generale.

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Immagine 3 - Ex piazzale della stazione Aquila-Capitignano.
Foto comparativa (2026) pressappoco dalla medesima posizione della foto d'epoca precedente (v. immagine 2).


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Da questa visuale (immagine 3), confrontando con l'immagine d'epoca, si osserva che:

• il magazzino non più esistente (situato più avanti) si trovava quasi allineato alla bella ex stazione, che vediamo a destra anche nella foto contemporanea (immagine 3), più o meno a ridosso del parcheggio odierno, già piazzale della stazione e poi ex mercato ortofrutticolo;

• la gru-giraffa, il serbatoio d'acqua e alcuni capannoni di servizio (immagine 2), erano invece situati a sinistra, dove adesso c'è l'edificio contemporaneo semicircolare;

• i binari passavano in primo piano sulla destra (cfr. immagine 2 con immagine 3), ovviamente in linea con la stazione.



Mauro Rosati

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Sulla ferrovia Aquila-Capitignano vedi anche la 1ª parte: 🌐

https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/10/che-ne-sai-della-nostra-ferrovia-che-ne.html?m=1

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mercoledì 25 febbraio 2026

PAGANICA: IL RIONE PIETRALATA 《CHIAMA》 IL RIONE COLLE

 

Paganica (L'Aquila), Via del Salvatore nel Rione Pietralata:
veduta pomeridiana verso il Rione Colle, con Palazzo de Rubeis e la chiesa di Santa Maria del Presepe.

(Foto: Mauro Rosati, 2026)


📍 Sulla riva destra del torrente Raiale, sorge il Rione Pietralata, antica villa (villaggio) della Terra di Paganica, inglobato dall'espansione del centro abitato paganichese nel secondo Novecento.

Il Rione Pietralata è attraversato dalla Via del Salvatore, dal nome della storica ex chiesa meritevolmente recuperata e rifunzionalizzata dal Gruppo Alpini di Paganica, che ne ha fatto un polo di aggregazione socio-culturale, anziché costruire nuove superflue e dispersive strutture periferiche.


🚶🏼‍♂️🚶🏼‍♀️Camminando in Via del Salvatore, a poca distanza dalla grande aia selciata, c'è un tratto preciso della strada che inquadra perfettamente due significativi edifici storici del Rione Colle, il nucleo del borgo-castello di Paganica, arroccato su un colle, appunto, in posizione dominante e difensiva.

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📍 1 - Palazzo de Rubeis.

Da quel tratto di Via del Salvatore, si vede distintamente il grande e storico Palazzo de Rubeis, legato al prelato Giuseppe de Rubeis, vescovo di Aquila dal 1599 al 1605, prima che venisse poi nominato arcivescovo di Acerenza e Matera; la storica residenza è rinata dopo la ristrutturazione post-sisma 2009.

↪ Il cognome 《de Rubeis》 si trova anche volgarizzato in 《de Rossi》, con quest'ultimo che ha dato origine a 《Rossi》, a seguito della caduta del 《de》 negli atti anagrafici; pertanto oggi abbiamo attestazione di tutte e tre le versioni del cognome: de Rubeis, de Rossi, Rossi.

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Torniamo alla nostra veduta. 

📍 2 - Santa Maria del Presepe.

Poco più dietro rispetto a Palazzo de Rubeis, e ancora più in alto, domina la panoramica la chiesa di Santa Maria del Presepe, o Chiesa del Castello (San Giovanni al Castello), della quale possiamo apprezzare la facciata, il fianco sinistro e il campanile a vela: questa storica chiesa, la cui posizione doveva coincidere con il sito di una rocca difensiva, necèssita di un attento recupero, considerata la sua vetustà e la sua caratteristica posizione che la rende visibile anche a distanza.

❓Ma perché la chiesa del Castello ha questa doppia denominazione di Santa Maria e San Giovanni?

❗Ce lo spiega lo storico Fernando Rossi che ringrazio per la spontanea condivisione delle sue conoscenze di studi sul territorio.

La chiesa del Castello originariamente aveva soltanto il titolo di Santa Maria. A valle del Rione Colle, fuori dall'abitato, c'era invece la chiesa di San Giovanni il Battista, la quale aveva funzione di 《ospitale》, struttura di ospitalità situata fuori dal borgo per viandanti, mercanti e chiunque altro si trovasse a Paganica provenendo da fuori. Nella seconda metà del Settecento, la Confraternita della Concezione, la quale aveva sede nella cadente chiesa di Santa Croce nella vicina Villa della Fara, chiese all'Università di Paganica (il Comune) di potersi trasferire nella chiesa di San Giovanni il Battista, ottenendo la concessione a patto che conservasse la sua funzione di 《ospitale》. Parallelamente la chiesa del castello acquisì invece nel tempo la denominazione di San Giovanni l'Evangelista, diventando chiesa di Santa Maria e San Giovanni al Castello; allo stato attuale delle conoscenze non è chiaro se vi sia un nesso diretto fra l'ex San Giovanni il Battista, oggi Concezione, e la chiesa del castello intitolata invece a San Giovanni l'Evangelista, quindi un altro San Giovanni. La chiesa-ospitale a valle, invece, prese dalla Confraternita il titolo di Chiesa della Concezione, denominazione con cui la conosciamo tutt'oggi.

Successivamente la Villa della Fara e la chiesa di Santa Croce scomparvero a causa di sventramenti attuati in parte minore già dai duchi di Costanzo (o de Costanzo) e poi effettuati su ampia scala negli anni '30 del Novecento, provocando la cancellazione di una delle numerose Ville storiche di Paganica. Intanto il titolo della diruta Santa Croce venne unito alla chiesa-madre di Santa Maria Assunta, che oggi è quindi chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Croce.

❓E il Castello sul Rione Colle?

❗Il Castello di Paganica venne distrutto dalle milizie di Braccio da Montone che imperversavano nel Contado Aquilano durante il lungo assedio di Aquila, iniziato nel maggio del 1423 e concluso dalla vittoria aquilana con la coalizione di vari Stati italiani nella Battaglia di Bazzano (Battaglia dell'Aquila) del 02/06/1424.

La chiesa del Castello sorge quindi dove si trovava prima la fortificazione, e per questo la vediamo in posizione dominante insieme al vicino Palazzo de Rubeis.

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🖼 Suggerimento.

La panoramica del Rione Colle da Via del Salvatore nel Rione Pietralata, si presenta particolarmente suggestiva nel tardo pomeriggio, quando il sole basso illumina da ovest le facciate del palazzo e della chiesa con una calda tonalità cromatica che vira verso un delicato e suggestivo giallo paglierino.



Mauro Rosati

🌱 🖼  《OMNIA PULCRA SITIO》

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venerdì 20 febbraio 2026

CESARE ZOCCHI: chi era Costui?

 

(Foto: Mauro Rosati, 2018; particolare)


📌 CESARE ZOCCHI:

❓chi era costui?

❓E perché interessa la nostra Città dell'Aquila?


❗Cesare Mariano Paolo Zocchi (1851-1922), scultore nativo di Firenze: figlio del marmista Francesco, iniziò la sua formazione nel laboratorio del cugino Emilio Zocchi.

Cesare lavorò in molte città d'Italia, acquisendo particolare fama con la realizzazione del monumento a Dante Alighieri di Trento.

↪ Il suo linguaggio spazia da un classicismo d'impronta più accademica a tratti più accentuatamente veristi.


📍Tra le molte città d'Italia, pose la sua firma anche qui ad Aquila:

fu infatti egli a realizzare la statua di Gaio Sallustio Crispo che dal 1903 campeggia al centro di Piazza del Palazzo (Quarto di Santa Maria); statua popolarmente 《canonizzata》 in 《Sanlustio/Sanlustiu me'》, con tono di simpatia.

↪ Un'opera realizzata grazie al contributo delle donazioni dei cittadini aquilani, in particolar modo quelli più facoltosi, come si evince da giornali-periodici dell'epoca.

↪ Cittadini aquilani mecenati, un esempio da seguire per noi cittadini aquilani contemporanei, ciascuno secondo le proprie possibilità.


L'Aquila, Piazza del Palazzo
(Quarto di Santa Maria):
monumento a
Gaio Sallustio Crispo.
(Foto: Mauro Rosati, 2018)


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📍Ora, per chi desidera, conosciamo meglio Cesare Zocchi scorrendo due lemmi 《Treccani》 a lui dedicati:

- 🌐 https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-zocchi_(Dizionario-Biografico)/

( 📖 lemma a cura di Claudio TONGIORGI, in:《Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 100》, Treccani, 2020);

- 🌐 https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-zocchi_(Enciclopedia-Dantesca)/

(📖 lemma a cura di Camillo SEMENZATO, in: 《Enciclopedia Dantesca》, Treccani, 1970).

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🏅 Nel 1888, ancor prima della sua commissione aquilana, all'età di 37 anni Cesare Zocchi risultava già insignito di numerosi incarichi e onorificenze:

- 1879, professore di scultura nella Scuola professionale di Napoli;

- 1881, professore onorario nella Reale Accademia di Belle Arti di Firenze;

- 1883, professore corrispondente della Reale Accademia Raffaello di Urbino;

- Cavaliere della Corona d'Italia;

- 1884, professore corrispondente dell'Accademia di Ravenna;

- 1888, croce di Cavaliere Mauriziano (Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro).


(📖 Angelo DE GUBERNATIS, 《Dizionario degli artisti italiani viventi》, Firenze, coi tipi dei successori Le Monnier 1889)

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Mauro Rosati 

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martedì 3 febbraio 2026

C'ERA UNA VOLTA UN RE...

 

(Foto: Mauro Rosati, 2018)



✍ Favoletta della buonanotte (e del buongiorno), per grandi e piccini.

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📖 C'era una volta...


👑 C'era una volta un Re

che si chiamava Ladislao,

poco più di seicento anni fa.


🏰 Un bel giorno re Ladislao decise di costruire un fortino in una città del suo Reame che si chiama Aquila (per gli amici 《L'Aquila》).

🦅 Aquila, città fiera e intraprendente, 

costruita nel cuore degli Appennini per volere del popolo, 

sorge su un'altura, protetta dall'abbraccio dei suoi monti ammantati di neve.


🎪 Nel cuore dell'Aquila c'era una grande Piazza dove si svolgevano il Mercato, le Fiere, le Feste, le Processioni, e tante altre cose di tutti i giorni:

gli Aquilani la chiamavano Piazza Maggiore, o Piazza del Mercato,

 o più semplicemente anche 《la Piazza》, 

come si usa ancor adesso.

Gli Aquilani di oggi la chiamano anche Piazza del Duomo.


👑 👉 Un bel giorno re Ladislao ordinò di costruire la Castellina, un piccolo fortino, proprio su questa grande Piazza.

Ai tempi di re Ladislao non c'era ancora la Fortezza spagnola, che fu invece costruita più di un secolo dopo.


🦅 Gli Aquilani erano autonomi, operosi e intraprendenti,

orgogliosi della loro Libertà.

👀 Per questo re Ladislao voleva tenerli d'occhio, forse un po' timoroso del loro carattere fiero e indipendente.

🏰 E così la Castellina di re Ladislao fu costruita a Capopiazza, la parte più alta della grande Piazza Maggiore;

il Re mandò alcuni dei suoi soldati a presidiare questo nuovo fortino.


🤨😠 Gli Aquilani, però, non apprezzarono molto e la Castellina non durò a lungo:

🖐 un giorno gli Aquilani cacciarono via i soldati del Re e poi smantellarono la Castellina, che aveva occupato un pezzo della loro grande e amata Piazza, fatta di tante botteghe e di tanta vita quotidiana.


🦅 E così Capopiazza, e la Piazza, tornarono ad essere libere, il cuore pulsante dell'Aquila.


📖 Accadeva poco più di seicento anni fa.


...c'era una volta una Piazza...

...c'era una volta Capopiazza...


❓ E oggi?

🤔 Oggi da Pie' di Piazza (la parte più bassa) non si vede più Capopiazza,

🤔 e da Capopiazza (la parte più alta) non si vede più Pie' di Piazza;

❗😮 semplicemente non si vede più la Piazza, 

anche se esiste ancora.


❗Oggi le due statue delle Fontane di Piazza, 

i due Diòscuri, si sentono smarrite:

- la statua più in basso guarda verso la Cattedrale per non guardare Capopiazza;

- la statua più in alto guarda invece verso Capopiazza, però non vede più nulla, perché un gigantesco sipario le copre la vista... .



Mauro Rosati

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domenica 4 gennaio 2026

LE 《PRO-CATTEDRALI》 DELL'AQUILA

 

❓Cos'è una 《Pro-Cattedrale》?
E in che modo questo sostantivo ci interessa da vicino?

❗La 《pro-cattedrale》,
da non confondere con la《concattedrale》,
è una chiesa che funge da Cattedrale temporanea (o di supporto) quando la Cattedrale è indisponibile.
Semplificando, è sostanzialmente una 《Cattedrale supplente》.


La Cattedrale, come sappiamo, è la sede della 《Cattedra》 vescovile/arcivescovile di una Diocesi/Arcidiocesi;
è la chiesa-madre di una Diocesi, la più importante gerarchicamente.

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Dopo il terremoto del 2009,
a seguito del crollo parziale e dell'inagibilità della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio,
tra l'altro già chiusa per restauri al momento del sisma del 2009,
una serie di chiese aquilane ha svolto la funzione di pro-cattedrale, in una staffetta che correva parallelamente alla loro ricostruzione.

Non avendo un elenco specifico alla mano, vado a memoria citando di seguito le chiese che, anche soltanto 《de facto》, hanno svolto la funzione di pro-cattedrale a L'Aquila:

1 - chiesa parrocchiale di San Mario alla Torretta, prima pro-cattedrale subito dopo il sisma del 2009;

2 - basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio, temporaneamente riaperta alla fine del 2009 e poi chiusa alcuni anni dopo (2013) per la sua ricostruzione (2015-2017);

3 - basilica di San Giuseppe Artigiano (San Biagio di Amiterno) in via Sassa, prima importante chiesa riaperta stabilmente nel centro cittadino (luglio 2012);

4 - chiesa di Santa Maria del Suffragio (《Anime Sante》), riaperta stabilmente nel dicembre del 2018, svolge attualmente la funzione di pro-cattedrale, come si evince anche dalle due insegne esposte al suo ingresso:
- lo stemma del Capitolo* Metropolitano Aquilano, a sinistra,
- e lo stemma arcivescovile a destra (al momento è esposto quello cardinalizio dell'arcivescovo emerito card. Giuseppe Petrocchi, al quale è subentrato l'arcivescovo metropolita mons. Antonio D'Angelo, in data 01/08/2024).


Nota - Il 《capitolo》.

*《Can. 503 - Il capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, è il collegio di sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spetta inoltre al capitolo cattedrale adempiere i cómpiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano.》

(Fonte: Codex Iuris Canonicis=Codice di Diritto Canonico, cànone 503).
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Mauro Rosati
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martedì 16 dicembre 2025

L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA

 

Prima immagine.
(Per l'immagine, rielaborata con IA, si ringrazia Alessandro Serreli)


Seconda immagine.
Immagine originale dalla quale è tratta
la rielaborazione della foto precedente.
(Si ringraziano per l'immagine Sandro Zecca e Alessandro Serreli)



L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA.

Commentando una stampa seicentesca rielaborata che sintetizza alcuni degli aspetti sacri e civici della Città dell'Aquila.


Ringrazio Alessandro Serreli per l'immagine allegata (la prima in alto), rielaborata con l'IA e ravvivata nei colori e nella leggibilità, con alcuni dettagli da osservare nella comparazione con l'originale (seconda immagine), segnalatami sempre dallo stesso Alessandro Serreli. 

L'originale della stampa rielaborata è tratto dal libro: 

📖《Vite de' SS. protettori della fedelissima città dell'Aquila raccolte da diversi autori, e nel volgare Italiano ridotte dal p. Vincenzo Mastareo》, 

opera del padre gesuita Vincenzo Mastareo aquilano, in collaborazione con Egidio Longo, Real Biblioteca, Gesuiti,

èdita in Napoli per Egidio Longo, anno MDCXXVIII (1628).

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Vediamo ora alcuni dettagli di questa interessante immagine, anche in relazione alla versione originale.


📍I santi patroni.


• In alto a sinistra, San Massimo d'Aveja, levita e martire, patrono dell'Aquila ed eponimo della Civita di San Massimo (《Civitas Sancti Maximi》), corrispondente all'odierna Civita di Bagno, l'antica 《Forcona》, dove sorgono i resti notevoli dell'antica Cattedrale forconese ad egli intitolata.

Le spoglie di San Massimo vennero traslate nel Duomo dell'Aquila a inizio Quattrocento e non se ne conoscono notizie sull'ubicazione dopo il crollo della Cattedrale cittadina durante il sisma del 02/02/1703, e successiva ricostruzione.

San Massimo d'Aveja è anche patrono del Quarto di San Giovanni e, insieme a San Giorgio, è titolare della nostra Cattedrale metropolitana.


• In basso a sinistra, San Bernardino da Siena raffigurato secondo un'iconografia meno nota ma ricca di significato.

In questo caso, infatti, l'immagine di San Bernardino è accompagnata da tre mitrie che volano via:

è un'allusione al fatto che Bernardino rifiutò per almeno 3 volte incarichi vescovili, oltre che il cardinalato, dopo l'assoluzione dal processo ecclesiastico subìto nel 1426-1427, durante il pontificato di Martino V (regnante 1417-1431).

In sostanza questa iconografia richiama lo stesso concetto del triregno (copricapo del papa) che viene spesso raffigurato ai piedi di Celestino V come allusione alla rinuncia da pontefice.

Nella stampa originale si osserva anche un libro nella mano destra del Santo, sul quale si legge integralmente il trigramma nella versione latina 《 IHS 》, crocettato e con i tre chiodi della crocifissione disposti a ventaglio in basso.

Nella versione rielaborata che vediamo, inoltre, il Santo si presenta con capelli e barba folti, rispetto all'iconografia consueta che lo ritrae calvo e senza barba.

San Bernardino da Siena è anche patrono del Quarto di Santa Maria.


• In alto a destra vediamo il già citato San Celestino V papa, recante una croce nella mano sinistra, con il triregno da papa appoggiato di lato, come allusione all'atto di rinuncia al pontificato nel dicembre del 1294.

Nella stampa originale la croce sorretta da Celestino V è una croce a tre traversi (tre bracci orizzontali), attributo tradizionale della croce papale.

San Celestino V è anche patrono del Quarto di San Giorgio.


• Infine, in basso a destra, Sant'Equizio abate, la cui raffigurazione in questo caso pone alcuni interrogativi iconografici.

A prima vista non è chiara con certezza quella torre che si vede nell'immagine rielaborata e, in modo più chiaro, in quella originale, in secondo piano, alle spalle di Sant'Equizio abate;

e incuriosisce anche quella corona(?) intorno al capo di Equizio stesso che però, nell'originale si rivela essere un segno più semplice, quasi come un riccio di capelli sul capo calvo.

Nella versione rielaborata la torre rammenta un po' le colonne degli stiliti, quei monaci asceti che si ritiravano a vivere in eremitaggio sulla sommità di una colonna appunto; nella versione originale del Sant'Equizio, invece, evidenziata da Sandro Zecca, si distingue nettamente una torre, che pone un ulteriore spunto di approfondimento rispetto all'iconografia di Sant'Equizio.

Sempre nella comparazione tra la rielaborazione e l'originale si osserva che, nell'originale, il Santo monaco e abate amiternino reca nella mano sinistra un bàculo pastorale con relativo riccio sulla punta, attributo di abate e quindi di《capo》e guida spirituale delle sue comunità monastiche.

Ogni osservazione riguardo alla torre può essere utile per una migliore lettura dell'iconografia in questione.

Sant'Equizio abate è anche patrono del Quarto di San Pietro.

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📍Il cartiglio.

• Il cartiglio bìfido in alto, di cui è chiara l'esaltazione dell'aquila, uccello che pone i suoi nidi nei luoghi più elevati, riporta anche il riferimento biblico da cui è estratta e rielaborata la frase; 

di seguito l'originale dal Libro di Giobbe:

《 NVMQVID AD PRAECEPTVM TVVM ELEVABITVR AQVILA ET IN ARDVIS PONET NIDVM SVVM? 》(Liber Iob 39, 27)

=《 O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture? 》(Giobbe 39, 27).

L'esaltazione del volatile è esaltazione dell'Aquila in quanto città posta in altura, esattamente come il nido di un'aquila, e quindi più vicina alle sfere celesti.

La città è raffigurata in basso con veduta 《a volo d'uccello》.

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📍L'aquila civica centrale.

• Al centro della stampa vediamo la nostra bella aquila civica, con tanto di corona, in una delle sue diverse versioni storiche: in questo caso come un'aquila in maestà (posta frontalmente) e dal《volo alzato》, ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto.

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📍Il trigramma bernardiniano.

• Come di consueto nelle raffigurazioni storiche, l'aquila civica è sormontata dal trigramma bernardiniano del Nome di Gesù, in questo caso nella versione latinizzata《 IHS 》, con l'《 H 》crocettata sostenente una croce latina 《patente》, ossìa con i bracci che si allargano verso l'esterno.

Il trigramma è accompagnato dai tre chiodi della crocifissione posti in basso, che nella versione originale spuntano da un cuore, e il tutto è contenuto all'interno di un sole raggiante.

Quella raffigurata in questa stampa è una forma del trigramma bernardiniano assimilabile a quella adottata da Sant'Ignazio di Loyola come stemma della Compagnia di Gesù (《Societas Iesu》), ossìa i Gesuiti, da egli fondata. Nel caso specifico, tra l'altro, l'originale dell'immagine che stiamo commentando è parte integrante di una pubblicazione curata proprio da un padre gesuita.

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✍ Una nota conclusiva a complemento.

- Al giorno d'oggi, quando parliamo di patroni e compatroni dell'Aquila, dobbiamo annoverare anche San Giorgio (già menzionato sopra come contitolare della Cattedrale metropolitana dell'Aquila) il quale potrebbe essere stato il primo patrono dell'Aquila, sulla base di evidenze storiche emerse da ricerche dello studioso Sandro Zecca 

e anche sulla base di un fatto significativo riportato da una cronaca cittadina: nel corso del Quattrocento, un vescovo dell'Aquila (segnalato come Amico Agnifili dal prof. Enrico Cavalli) si rifiutò di benedire un nuovo gonfalone civico-religioso destinato alla Cattedrale poiché chiedeva che venisse aggiunto San Giorgio in qualità di contitolare del Duomo.

- Un altro aspetto che richiede attenzione è il culto di Sant'Emidio, diffusosi nel corso del Settecento e molto sentito ancora nella prima metà del Novecento, con almeno un'immagine d'epoca che attesta una processione in suo onore. Non è un caso se nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio esiste un altare dedicato a Sant'Emidio vescovo, fatto realizzare per iniziativa delle istituzioni civiche aquilane, quindi da tutta la Comunità, e situato sul lato destro del transetto (lato Via Rojo).

- Infine, va doverosamente menzionato San Vittorino di Amiterno, vescovo e martire, che dal 1943 è stato elevato a compatrono dell'Aquila, a pari dignità, per iniziativa dell'allora arcivescovo (e futuro cardinale) Carlo Confalonieri.



Mauro Rosati

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