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domenica 6 luglio 2025

L'AQUILA, PARTICOLARI ARALDICI: IL PORTALE DEL CASTELLO

L'Aquila, Fortezza cinquecentesca;
particolare del portale:
arme nobiliare di Pedro di Toledo nella versione da coniugato con Maria de Pimentel y Osorio.

(Fonte immagine:
https://museonazionaledabruzzo.cultura.gov.it/il-castello/ )



Lecce, Castello: versione cromatica con 《smalti》
dell'arme Toledo-Osorio.

(Fonte immagine:
https://www.castellocarlov.it/stemmi-raffigurati-in-pietra/ )

 


🚩 L'Aquila, Fortezza cinquecentesca; particolare del portale (vedi prima immagine):

🛡 arme di Pedro Alvarez de Toledo y Zuniga (Pedro di Toledo), consigliere dell'imperatore Carlo V e viceré di Napoli negli anni 1532-1553, periodo di fondazione del Forte aquilano.

↪ L'arme di Pedro di Toledo si trova alle due estremità del fregio del portale della Fortezza aquilana, ai lati del grande rilievo centrale riproducente l'arme dell'imperatore Carlo V.


📍 La composizione dello stemma è successiva al matrimonio di Pedro de Toledo con Maria de Pimentel y Osorio, dalla quale acquisì - maritali nomine - il titolo di 《marchese di Villafranca del Bierzo》, prima di diventare anche viceré di Napoli.

↪ Il campo dello scudo si presenta 《partito》, ossìa diviso a metà in verticale, e unisce l'arme Alvarez di Toledo situata nel 1° campo (metà sinistra per chi guarda) e caratterizzata da un motivo a scacchi argento e azzurro, con l'arme di Maria de Pimentel y Osorio situata nel 2° campo (metà destra per chi guarda), caratterizzata da due lupi/cani rossi posti in palo. 

🎨 Per un'idea di massima degli 《smalti》dello stemma, vedi la seconda immagine (Castello di Lecce).

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Blasonature.


- 📍 L'arme del casato Alvarez di Toledo, aggregato al patriziato napoletano all'inizio del XVI secolo nel Sedile (Seggio) di Montagna, si caratterizza per la seguente blasonatura:

 🛡《Scaccato partito di due e spaccato di quattro linee a sette scacchi d'argento e otto d'azzurro.》(blasonario nobiltà napoletana).


- 📍 L'arme Pimentel y Osorio, nobiltà originaria delle Isole Canarie (secondo l'《Heraldrys Institute of Rome》) si contraddistingue per la presenza di due lupi/cani posti in palo (ossìa in verticale) con la seguente blasonatura: 

🛡《D'oro, ai due lupi passanti di rosso》

(traduzione dalla blasonatura in lingua spagnola riportata dall'《Heraldrys Institute of Rome》).

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📍 Nei secoli successivi ritroviamo ad Aquila il casato Osorio (divenuto Ossorio) imparentato con il casato Alfieri, da cui la famiglia Alfieri-Ossorio dalla quale prende nome il palazzo in Piazza Santa Giusta detto anche Bonomo-Ximenes.

📍 Sempre a L'Aquila, nella basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio troviamo lo stemma di un abate Alfieri-Ossorio sepolto nella Basilica stessa nel Settecento: 

🛡 in questo caso lo scudo si presenta 《partito》 (ossìa diviso in due metà verticali), con l'ala trafitta Alfieri nel 1° campo (sinistra per chi guarda) e i due lupi/cani rossi Ossorio posti in palo nel 2° campo (a destra per chi guarda).



Mauro Rosati

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Alcuni riferimenti sitografici di base (URL consultati in data 06/07/2025):

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https://museonazionaledabruzzo.cultura.gov.it/il-castello/

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https://www.castellocarlov.it/stemmi-raffigurati-in-pietra/

(Castello di Lecce)

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https://www.heraldrysinstitute.com/cognomi/Ossorio/idc/619263/

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lunedì 30 giugno 2025

PAGANICA: L'ARALDICA RACCONTA

Paganica (L'Aquila): arme nobiliare 'di Costanzo'.
(Foto: Fernando Rossi)

 


Paganica (L'Aquila), arme nobiliare del casato di Costanzo / de' Costanzo / Costanzo.

(Foto: Fernando Rossi)

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Cenni storici.

Antica famiglia nobile di probabile origine puteolana (Pozzuoli), il casato di Costanzo fu ascritto alla nobiltà napoletana nei 《Sedili》 (o seggi) di Montagna e di Portanova.

I 《Sedili》 sono distretti urbani in cui è suddivisa storicamente la Città di Napoli: ad ognuno di questi distretti, che avevano funzione amministrativa, corrispondeva un seggio (o《sedile》, appunto) nell'ambito del governo autonomo napoletano.

I casati non assegnati a un seggio specifico venivano ascritti alla 《nobilità fuori Seggio》. Gli stemmi dei Sedili di Napoli sono raffigurati sul campanile della basilica napoletana di San Lorenzo Maggiore, il cui complesso è stato cuore storico-amministrativo della Città di Napoli e non solo, perno urbanistico della città fin dalle origini greche.

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A Paganica.

Il casato 'di Costanzo' si diffuse in varie Province del Regno di Napoli e dalla metà del Settecento acquisì Paganica dalla famiglia Mattei Orsini, ottenendo poi il titolo di Duchi di Paganica (da cui lo splendido《Palazzo Ducale》alle porte del centro abitato); titolo già del casato Mattei Orsini di Roma.

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Lo stemma (vedi foto).

Lo stemma 'di Costanzo' si riconosce con una certa facilità; è normalmente diviso a metà in orizzontale (《troncato》) e contiene due tipologie di figure ricorrenti:

- in alto, un leone 《passante》, ossìa raffigurato nell'atto di camminare con una zampa anteriore sollevata;

- in basso, sei costole/coste disposte tre per lato.

Mentre il leone ha un significato più simbolico, poiché richiama diverse virtù, le costole/coste potrebbero essere invece un riferimento 《parlante》 (esplicito) al cognome di Costanzo.


Blasonatura (descrizione dello stemma).

Vediamo adesso due blasonature (descrizioni) dell'arme 'di Costanzo'.

Come per molti stemmi possiamo ovviamente trovare varianti differenti a seconda dell'epoca e dell'area geografica, ma non si tratta di una regola fissa.

Di seguito due versioni a titolo di esempio, estratte da due stemmàrî.


Una versione 《napoletana》:

《 D'azzurro, a sei coste d'argento 3 e 3 poste in fascia, abbassate sotto una riga rossa sormontata da un leone passante d'oro. 》.


Una versione 《abruzzese》:

《 D’azzurro a 6 costole umane d’argento poste 2, 2 e 2, al capo cucito d’azzurro, caricato d’un leone leopardito d’oro. 》


Note. 

- Il 《capo》 è una partizione (suddivisione) dello scudo araldico, posta in alto, che occupa 2/7 dello spazio totale del campo dello scudo. Si differenzia dalla partizione 《troncata》 che invece divide lo scudo orizzontalmente in due parti uguali.

- Il leone 《leopardito》 (o 《illeopardito》) è un leone rappresentato in maniera più somigliante a un leopardo e generalmente con la testa 《in maestà》, ossia raffigurata di fronte, verso chi guarda.

- La 《cucitura》è una linea sottile di colore nero che si applica negli stemmi quando due colori vengono a contatto. In Araldica infatti si distinguono i 《metalli》 (oro e argento, e più raramente ferro e acciaio), i 《colori》 (es: azzurro, rosso), le 《pellicce》 (es: armellino/ermellino). La regola generale vuole che un colore non debba toccare un altro colore e un metallo non debba toccare un altro metallo: se ciò accade è opportuno disegnare una linea sottile nera (la 《cucitura》).

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Un ringraziamento allo storico paganichese Fernando Rossi per la nitida immagine dell'arme 'di Costanzo' che accompagna questo contributo.



Mauro Rosati

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venerdì 27 giugno 2025

UN ANGOLO DI PAGANICA NEL CUORE DI ROMA

Roma, Piazza Paganica: targa odonomastica.
(Fonte immagine: Maps)



Roma, Palazzo Mattei di Paganica:
insegna turistico-culturale.
(Fonte immagine: Maps)

 


📺 Circa 1 anno e ½ fa stavo seguendo una serie televisiva RAI ambientata a Roma negli anni '40 del Novecento, tra la Seconda Guerra Mondiale e l'immediato dopoguerra.
A un certo punto, nell'inquadratura di una piazzetta romana leggo una targa stradale con la scritta 《Piazza Paganica》.
❓ La cosa mi incuriosisce e mi chiedo: avrà a che fare con Paganica?
❓ Ma in tal caso quale potrebbe essere il nesso tra Paganica e una piazza nel cuore storico di Roma?


🗺 Così vado a cercarla sulla mappa e trovo ben tre 《Paganica》nel centro antico di Roma:
Vicolo Paganica,
Piazza Paganica,
Via Paganica,
ciascuna adiacente all'altra.


🔎 La curiosità aumenta: siamo nel nucleo storico di Roma, 《Rione XI》(Rione Sant'Angelo), come riportano tutte le tre rispettive targhe odonomastiche.
↪ E così, cercando notizie, trovo un bell'articolo fra i molti (vedi biblio-sitografia in fondo), che apre una finestra storica interessantissima: le tre denominazioni Vicolo-Piazza-Via Paganica deriverebbero dalla presenza del Palazzo Mattei di Paganica, edificato a Roma nel Cinquecento.
📍 Il casato Mattei ebbe la signoria di Paganica per un lungo periodo, in qualità di 《duchi di Paganica》. Su un'altra fonte bibliografica leggo infatti che Paganica appartenne ai feudatari Mattei Orsini, un ramo dei Mattei romani, per un periodo che va dal 1613 (acquisto dal casato de Torres) al 1754 (cessione ai duchi de' Costanzo, antica nobiltà napoletana originaria di Pozzuoli).
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📍 E le sorprese, in positivo, non finiscono qui.

↪ Adiacente alla Via Paganica romana, sempre davanti al Palazzo Mattei di Paganica, la mappa riporta un'ulteriore interessante denominazione: 《Piazza dell'Enciclopedìa Italiana》, intitolazione palesemente più recente.

❓ Domanda: ma perché questo nome?

❗ Risposta: perché il Palazzo Mattei di Paganica a Roma è oggi la sede storica del prestigioso 《Istituto della Enciclopedìa Italiana》 fondato da Giovanni Treccani cento anni fa, nel 1925; in pratica la famosa Treccani.
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Che dire? Da cittadino aquilano non nascondo un certo orgoglio, poiché proprio in quanto cittadino aquilano mi riconosco anche nei centri del nostro Contado, Paganica inclusa.



Mauro Rosati
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📖 Fonti essenziali di riferimento:

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https://www.romasegreta.it/s-angelo/palazzo-mattei-di-paganica.html
(URL consultato in data 23/01/2024)

🌐
https://www.treccani.it/enciclopedia/mattei/
(URL consultato in data 27/06/2025)

📖
C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano (Castelli - Ville - Terre), Roma, stampa 1984.
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venerdì 3 settembre 2021

MAFALDA DI SAVOIA, LA PRINCIPESSA NEL LAGER

 

(Fonte immagine:
http://anpi-lissone.over-blog.com/amp/article-35115207.html
)



MAFALDA DI SAVOIA, LA PRINCIPESSA NEL LAGER


La principessa Mafalda di Savoia era la secondogenita del re d'Italia Vittorio Emanuele III; acquisì il titolo di langravia d'Assia a seguito delle nozze (1925) con Philipp von Hessen-Kassel (Filippo d'Assia-Kassel).

Venne catturata a Roma dai nazisti nel 1943 (《Operazione Abeba》), subito dopo l'armistizio, pare per rappresaglia nei confronti della famiglia reale che era già giunta a Brindisi.

Fu deportata nel lager di Buchenwald (nei pressi di Weimar, Land di Turingia) dove morì il 28/08/1944 ad appena 41 anni a seguito delle ferite subite durante un bombardamento.

Testimone della fede, per la Chiesa cattolica. A Como, sul lungolago a lei intitolato, sorge un monumento alla memoria sul fronte del quale è scritto: 《A Mafalda di Savoia-Assia e a tutte le donne scomparse nei lager》.

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Alcune fonti sitografiche di riferimento e approfondimento:


http://anpi-lissone.over-blog.com/amp/article-35115207.html


https://www.ciaocomo.it/2021/01/27/la-principessa-che-mori-a-buchenwald-racconto-fotografico-del-monumento-a-mafalda-di-savoia/207888/


https://www.laprovinciacr.it/news/nella-storia/229051/il-tragico-destino-di-mafalda-di-savoia-internata-a-buchenwald-per-volere-di-hitler.html


http://www.santiebeati.it/dettaglio/94533


https://www.treccani.it/enciclopedia/savoia-mafalda-di-principessa-d-assia/


Mauro Rosati




sabato 6 febbraio 2021

Nobiltà della Storia - Storia nella Nobiltà

Premessa, a scanso di equivoci:

da quanto mi risulta - e fino a prova contraria - non sono un nobile, per cui esprimo un parere personale puramente "intellettuale" e "super partes".

Una riflessione sul valore storico delle nobiltà e sulle nuove disuguaglianze: non più tra "aristocrazia" e "popolino", ma tra chi può e chi non può a causa di disuguaglianze socio-economiche.

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Al di là della retorica, è sicuramente vero che la prima delle nobiltà è la nobiltà d'animo; poi viene quella di sangue, di discendenza.

Ciò non giustifica però un certo "snobismo al contrario" della nostra società contemporanea, che a volte ridicolizza chi discende da antiche nobiltà e soprattutto chi tutt'oggi si fregia dei titoli nobiliari ereditati.

In questo senso si tira spesso in ballo la Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare la XIV Disposizione.
La nostra Costituzione repubblicana - fortunatamente - non "cancella" i titoli nobiliari; semplicemente recita che 《I titoli nobiliari non sono riconosciuti》. Per come si legge, tradotto in parole semplici vuol dire che il titolo nobiliare - da quello regale a quello di un conte o di un marchese qualsiasi - non rappresenta più un motivo di privilegio rispetto agli altri cittadini da un punto di vista legale. Quindi ai nobili è riconosciuta una serie di diritti e doveri al pari di tutti gli altri cittadini - dal mendicante al libero professionista, dall'operaio all'impiegato - in coerenza con l'art. 3 della stessa Costituzione, il quale prevede la pari dignità tra tutti i Cittadini.

Questo però non vuol dire che i discendenti di casati nobili non possano conservare il loro titolo, salvo una specifica eccezione: 《I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, valgono come parte del nome.》(Cost. Rep. It., XIV disposizione); quindi decadono soltanto i titoli acquisiti durante il regime fascista, mentre è un diritto conservare i precedenti titoli anche come parte del proprio cognome (salvo alcune specifiche eccezioni di giurisprudenza).

《Nello stato italiano repubblicano i predicati hanno perso, per dettato costituzionale, ogni valore giuridico, tranne quello di far parte integrante del cognome del titolare.》(Fonte: 《Vocabolario Treccani》 https://www.treccani.it/vocabolario/predicato/#:~:text=4.-,P.,nobiliare%20(o%20semplicem. [Consultato in data 06/02/2021].)
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Da studioso di storia, sono contrariato quando ancora oggi sento parlare con disprezzo della nobiltà e delle case reali in particolare, senza distinzioni soggettive.

La nobiltà - anche con la sua araldica - ha rappresentato, nel bene e nel male, secoli di storia locale, nazionale ed europea e ce li ha "consegnati" oggi come patrimonio comune: per questo non ho nulla in contrario se discendenti "blasonati" si fregiano tutt'ora di titoli regolarmente "accettati" dalla Costituzione. Sarebbe stato grave il contrario, ossia se con un "colpo di spugna" si fossero cancellati anche i titoli che formano parte integrante del cognome dei discendenti - sarebbe stato grave e anche segno di miopia e ignoranza storica -.

Negli stemmi (blasoni) araldici dei casati - ad esempio - spesso è scritta la storia dei territori di origine o di appartenenza degli stessi.
E quindi, di riflesso, anche la nostra storia comune; quella di tutti noi cittadini - nobili o non-nobili -.
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Personalmente non mi riconosco in questa contrapposizione anacronistica tra "popolo" e "aristocrazia".
Oggi sono altre le minacce all'uguaglianza sociale:
- la "plutocrazia" - ad esempio - ossia quei casi di "ricchi" che scorrettamente di fatto scavalcano gli altri nei loro diritti fondamentali, proprio in virtù della loro posizione economica (compresi i cosiddetti "cafoni arricchiti"; almeno i nobili avevano buon gusto e ci hanno lasciato tanta ricchezza culturale che oggi è spesso nostro vanto);
- i 《lei non sa chi sono io!》, che abusano di una posizione di riguardo esercitando un atteggiamento di prepotenza;
- i tanti "ducetti" di turno che si comportano da nuovi "sovrani" dimenticando che i loro incarichi derivano dal voto del popolo sovrano;
- il vecchio e inossidabile "nepotismo" che spesso va a scontrarsi con la meritocrazia perché premia chi ha 《i Santi in Paradiso》, a prescindere dal valore della persona;
- la carenza di lavoro e, di conseguenza, il senso di umiliazione di chi perde un lavoro rispetto a chi ne ha uno ben solido;
- le discriminazioni "di fatto" sulla base del genere, e non solo.

E così via!

A mio parere - quindi - dovremmo concentrarci sulle nuove "sudditanze" e sulle nuove disparità sociali, le disparità di fatto - appunto -.
Le Miserie di oggi.
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Perciò, sempre da studioso di Storia, penso quindi:
ben vengano i casati che portano avanti i loro titoli secolari nei loro  cognomi; ben venga che esistano tutt'ora degli eredi al trono (anche se virtuali) della "Real Casa di Borbone delle Due Sicilie" e della "Real Casa di Savoia", dinastie secolari che hanno fatto la storia d'Italia e d'Europa - prima e dopo l'Unità d'Italia -; ben vengano Conti, Marchesi e Loro Altezze Reali nel rispetto dell'uguaglianza giuridica costituzionale.
Per questo ho sempre ritenuto ingiusto l'esilio dei Borbone delle Due Sicilie (prima) e dei Savoia (poi). Le responsabilità storiche e penali dei singoli sovrani sono personali, e non è giusto che i discendenti ne debbano scontare le colpe.
I Borbone delle Due Sicilie, tra l'altro, hanno raccolto l'eredità di uno Stato unitario che si è costituito fin dall'epoca dei Normanni e che oltre 800 anni fa aveva unificato già quasi mezza Italia.
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In conclusione, personalmente voglio distinguere il giudizio sui singoli personaggi rispetto al valore storico dei casati che rappresentano.
La nobiltà, comunque la si pensi, è portatrice di un ricco patrimonio storico-culturale che ha contribuito a formare il nostro presente così come lo conosciamo oggi: dall'Araldica - anche Civica (con i suoi titoli e le sue "arme"); a un patrimonio storico-artistico, letterario - e intellettuale in generale - che è ricchezza collettiva del nostro presente.


Mauro Rosati

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Per chi fosse curioso riporto i siti ufficiali delle due Case reali che ho citato nella mia riflessione:

https://realcasadiborbone.it/  (Real Casa di Borbone delle Due Sicilie)

http://www.crocerealedisavoia.org/  (Real Casa di Savoia)