sabato 8 agosto 2026

《LA VITA CHE VALE MENO DEL CARBONE》 - GLI ABRUZZESI RICORDANO MARCINELLE

 

Manoppello: monumento alle vittime di Marcinelle
(fonte immagine: Città di Manoppello,
pagina istituzionale).


✍《Quando la vita valeva meno del carbone


08/08/1956 - 08/08/2026

70 anni fa il disastro minerario di Marcinelle.


Ho 《rubato》 la frase iniziale dal sottotitolo di 《Marcinelle, 1956》, saggio di Toni Ricciardi èdito nel 2016 da Donzelli editore (vedi riferimenti in fondo al post).

-----------------


Il luogo.

🚩 Marcinelle è un sobborgo, ex polo minerario, nel territorio comunale di Charleroi, città belga di oltre 200mila abitanti nella regione della Vallonia.

Le miniere di Marcinelle sono ormai chiuse da molto tempo e il sito minerario è divenuto patrimonio UNESCO.


📍 Esattamente 70 anni fa, la mattina dell'08/08/1956, un incendio scoppiato nella miniera di carbone del 《Bois du Cazier》causò un'ecatombe di lavoratori, un disastro di portata internazionale:

- 262 vittime di 12 nazionalità differenti.

↪ A pagare il prezzo più alto fu l'Italia, con 136 minatori caduti, più della metà sul bilancio totale dei morti.

↪ Tra i caduti italiani, 60 minatori erano abruzzesi, e di questi ben 22 erano originari della Città di Manoppello, la comunità che contò il maggior numero relativo di vittime, e per questo Manoppello viene definita 《città martire di Marcinelle》 sul sito istituzionale.


Perché così tante vittime? 

E perché così tante vittime italiane?

📍 Le miniere di carbone belghe della Vallonia erano operative già ben prima della Seconda Guerra Mondiale e, dopo la fine del conflitto, gli impianti erano obsoleti e avrebbero richiesto molti e necessari adeguamenti che gli industriali del carbone dell'epoca non effettuarono, interessati al massimo sfruttamento degli impianti minerari già esistenti (questo il senso della citazione iniziale - la Vita che vale meno del carbone - ).

📍 L'alto numero di caduti italiani non fu casuale: nel 1946, nell'ambito di un'《emigrazione programmata》 post-bellica, l'Italia aveva stipulato un trattato con il Belgio in base al quale per ogni minatore italiano che arrivava in Belgio l'Italia otteneva un certo corrispettivo in quantità di carbone: al Belgio necessitava la manodopera, all'Italia necessitava la materia prima, pertanto ciascun minatore diveniva di fatto 《merce》di scambio alla stregua del carbone, come osserva un contributo sul portale di studi storici《Novecento》(vedi biblio-sitografia in fondo al post).

----------------


📍 Nell'immagine in alto (fonte: Città di Manoppello), il monumento commemorativo opera di Pietro Cascella, situato in Piazza Marcinelle a Manoppello.


🚩 Manoppello è città nota per il Santuario del Volto Santo, per la splendida Badìa di Santa Maria Arabona e per altri luoghi di storia e di bellezza. Allo stesso tempo può essere considerata una delle città simbolo degli innumerevoli emigrati italiani che un po' da tutto il nostro Paese furono costretti ad andare a vivere e a lavorare in contesti ostili e in condizioni di vita al di sotto dei requisiti minimi accettabili: il sacrificio e le sofferenze di quegli emigranti hanno risollevato l'Italia uscita devastata dalla Seconda Guerra Mondiale e quindi tanto dobbiamo alla loro Memoria.


🇧🇪🤝🇮🇹 Oggi la Città di Charleroi è gemellata con la Città di Manoppello, nella condivisione del ricordo di quella tragedia comune.

----------------


Di seguito alcuni riferimenti biblio-sitografici di base:


- 📖《Pane e carbone. L'emigrazione italiana in Belgio nel decennio 1946-1956》, 

di: Giuseppe Cipriani, 29/10/2018; 

un corposo contributo con finalità anche didattiche, un inquadramento più ampio del contesto storico e sociale in cui maturò il disastro di Marcinelle

( 🌐 https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/pane-e-carbone-lemigrazione-italiana-in-belgio-nel-decennio-1946-1956-3453/ );


- 🌐 https://www.comune.manoppello.pe.it/it/news/marcinelle-a-manoppello-cerimonia-istituzionale-alle-ore-8-10

(Città di Manoppello, sito istituzionale; pagina dedicata al programma delle commemorazioni per il 70° anniversario del disastro di Marcinelle);


- 📖 Toni RICCIARDI, 《Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone》, Donzelli editore, Roma 2016.



Mauro

______________________________



martedì 4 agosto 2026

L'ARTE RACCONTA... LA NEVE D'AGOSTO

 

Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale
di Santa Maria Assunta,
particolare

(foto: Mauro Rosati, 2025)


✍《 La neve che fece oggi sul Colle Esquilino /

non la previde il Frate Indovino! (F. B.) 》

(cit.; fonte: almanacco 《Frate Indovino》)


Un proverbio del 5 agosto che introduce quanto segue.

-------------------


🎨 L'Arte racconta...

🌨 Il miracolo della neve d'agosto! ❄


🚩 Assergi (L'Aquila), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta:

particolare della lunetta in capo a un affresco raffigurante la Crocifissione (vedi immagine).


↪ A sinistra e a destra due folle di laici e di prelati, due dei quali recanti sul capo il classico galero rosso cardinalizio.

Al centro un papa, riconoscibile dal triregno, ossìa la tiara, il copricapo a cono con aggiunte tre corone, indossato dai pontefici sin da tempi lontani e fino al pontificato di Paolo VI (regnante 1963-1978) che ne abolì l'uso. Il pontefice ritratto indossa anche una 《cappa magna》.

↪ Il papa nel dipinto traccia un solco con una zappa intorno a una superficie a forma di croce, mentre dai Cieli la Madonna con il Bambino, fra due Angeli, fa cadere fiocchi di neve.


📍 È il miracolo della neve d'agosto, leggenda di fondazione dell'odierna Basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma.

↪ La tradizione, con varianti, narra che la notte tra il 4 e il 5 agosto del 358 la Madonna apparve in sogno a un ricco patrizio romano di nome Giovanni e, nella stessa notte, anche a papa Liberio (regnante 352-366) chiedendo a entrambi di erigere una chiesa ad Ella intitolata nel luogo che avrebbe indicato prodigiosamente.

↪ La mattina del 05 agosto Roma si svegliò con il colle Esquilino coperto di neve: quello era il segnale prodigioso che indicava il luogo di fondazione della basilica.  Alcune versioni narrano che la neve si era già depositata secondo la forma della pianta della chiesa, mentre altre varianti raccontano che fu lo stesso papa Liberio a dare forma alla coltre di neve che ricopriva l'Esquilino.

----------------


📍 In questa immagina affrescata nella parrocchiale di Assergi extra moenia vediamo la neve cadere e papa Liberio che, con una zappa, traccia il perimetro della chiesa; con l'aiuto economico del ricco patrizio Giovanni sarebbe stata quindi edificata la futura basilica.

📍 L'edificio sacro venne quindi inizialmente intitolato proprio alla Madonna della Neve (Sancta Maria ad Nives), un culto così popolare che nei secoli furono tante le chiese, piccole e grandi, edificate in onore della Madonna della Neve, tanto nelle città quanto nei piccoli centri abitati nonché nelle zone rurali, così come tante sono le immagini sacre raffiguranti la Madonna della Neve, espressioni di una devozione fortemente sentita tanto da lasciare il segno anche nell'onomastica dei luoghi.


↪ Nel territorio comunale della nostra Città dell'Aquila abbiamo ad esempio una Via Madonna della Neve a Rojo Piano, nel Quarto di San Giovanni fuori le Mura;

↪ abbiamo una Via Madonna delle Nevi (o 《della Neve》) anche dentro la Città dell'Aquila, traversa fra il tratto inferiore di Via Roma e la parallela Via Emidio Lopardi (già Via Barete), a probabile memoria di una diruta chiesa nelle vicinanze intitolata proprio alla Madonna della Neve (il plurale 《delle Nevi》 nella via aquilana potrebbe essere riconducibile alla forma latina plurale 《ad Nives》= alle Nevi, presso le Nevi, ai fiocchi di neve).

↪ C'è poi - un esempio fra i molti - la graziosa storica chiesina della Madonna della Neve in prossimità del borgo di Coppito, lungo Via Paolo Borsellino, a ridosso del fiume Aterno e ai piedi del colle sul quale sorge arroccato il nucleo più antico del castello di Coppito, nel Quarto di San Pietro extra moenia.

Sono diverse, già soltanto nel nostro Contado Aquilano, le chiese dedicate alla Madonna della Neve, o 《Sancta Maria ad Nives》(Santa Maria presso le Nevi).

--------------------


📍 Nel racconto tradizionale del miracolo della neve ritroviamo almeno due punti fermi, due 《tópoi》 , di carattere sia sacro sia storico:

↪ • la figura divina che appare in sogno; 

fin da tempi molto antichi, il sogno è considerato uno dei luoghi di confine e d'incontro fra il mondo terreno e il mondo divino, in quanto luogo immateriale al margine tra la vita terrena e la vita eterna, e quindi luogo di passaggio e di scambio di messaggi fra i due mondi; nella mitologia greca antica il Sonno è fratello della Morte, in quanto considerato uno stato di 《morte temporanea》 quotidiana;

↪ • altro aspetto rilevante è il rito dello scavo che traccia il perimetro della futura città o del futuro tempio; anche in questo caso un rito che fin da tempi antichissimi è collegato agli atti di fondazione, pensiamo alla leggenda di Romolo che traccia la linea del pomerio definendo lo spazio entro il quale dovrà essere edificata Roma, così come appunto ai riti di consacrazione propedeutici alla costruzione di templi pagani e poi di chiese cristiane, nonché delle città di fondazione; un rito che in un certo senso possiamo oggi ritrovare nella cerimonia della 《posa della prima pietra》 quando s'inaugura un cantiere.

--------------


📖 Tornando alla narrazione delle origini di Santa Maria Maggiore, per chi fosse curioso di approfondire si segnala questo articolo tra i molti: 🌐

https://www.aboutartonline.com/5-agosto-358-fondazione-di-santa-maria-maggiore-il-sogno-della-neve-di-papa-liberio-e-del-patrizio-giovanni/

( 📰 di: Nica Fiori, in:《 aboutArt online 》, agosto 2019)


📍 Oggi Santa Maria Maggiore a Roma è basilica papale ed extra-territoriale rispetto al suolo italiano, e in essa vi è ora - com'è noto - anche la sepoltura di papa Francesco (regnante 2013-2025), lì deposto su sua espressa volontà.


🛡 Proprio in virtù delle origini fatte risalire a papa Liberio, nel《logo》 della Basilica così come si presenta sul sito ufficiale leggiamo 《SACROSANCTA PAPALIS BASILICA LIBERIANA》, quindi Basica Liberiana per l'appunto.

------------


❓❗ La tradizione della miracolosa neve d'agosto può essere anche un potenziale interessante argomento di studio nella ricostruzione storica delle mutazioni climatiche. Le leggende nascono generalmente da fatti realmente accaduti che poi vengono idealizzati e adattati, volontariamente o involontariamente, quando si tramandano nel corso delle generazioni.

Chissà che magari non vi sia stato un periodo in cui variazioni climatiche, anche temporanee, possano aver generato delle inaspettate nevicate d'agosto a quote basse?!



Mauro Rosati

____________________



martedì 28 luglio 2026

《 MORBIDE VISIONI 》

 



✍ Morbide visioni


🚩 L'Aquila, Primavera 2026: sguardo dalla città verso le propaggini nord-occidentali del Sirente-Velino.


Nel cielo un batuffolo di cotone? Un cumulo di soffice lana appena tosata? Dello zucchero filato?

☁️ Di sicuro è una spessa nube cumuliforme modellata dalle correnti atmosferiche ed esaltata pittoricamente dalle sfumature d'oro del sole serale che si appresta a coricarsi dietro all'orizzonte. ☀️

---------------------------


🌦 Le nuvole, uno tra i fenomeni più velocemente mutevoli ed effimeri che possiamo osservare nel cielo, eppure così ricche di fascino e così capaci di stimolare la nostra fantasia: spesso le guardiamo cercandovi figure, similitudini, e altri giochi visivi nelle loro numerose forme e nelle loro indirette sfumature di colore, altrettanto istantanee e mutevoli.


🎨 Forse proprio per questo, da secoli, le nuvole hanno ispirato e ispirano artisti che ne hanno fatto una vera e propria espressione iconografica, soprattutto leggendovi una forma di mediazione visiva fra la realtà terrena e la spiritualità celeste: visibili come le cose materiali, inafferrabili come quelle celesti.


E così le nuvole sono diventate protagoniste di dipinti, di sculture, di stupendi apparati iconografici barocchi e non solo: le vediamo ad esempio stuccate sul dosso di un altare, o scolpite ed estratte da una pietra, oppure dipinte sulle tele, sulle volte, sulle pareti di tanti edifici religiosi e civili mentre sorreggono personaggi sacri in sospensione, o talora creando delle cornici, dei diaframmi di vapore tra il mondo umano e il mondo divino, spesso anche come evoluzione delle più antiche mandorle mistiche che racchiudono i personaggi ultraterreni. 

Le vediamo quindi protagoniste nelle 《glorie》 trionfali di santi o di personaggi divini, così come le osserviamo a imitazione naturale nei cieli di quelle pitture illusionistiche 《trompe-l'œil》.


Con il colore, con la pietra, con gli stucchi, l'Arte è riuscita idealmente ad 《afferrare》e a rendere solide e tangibili queste manifestazioni atmosferiche così comuni e quotidiane eppure così sfuggevoli e 《inafferrabili》 nel loro continuo movimento. 


❓ Forse è proprio per questo loro carattere sfuggente e indefinito che tanto hanno stimolato l'immaginario umano al punto da essere associate a manifestazioni di mezzo tra il naturale e il soprannaturale?

❗Possibile! 

Quel che è certo è il loro fascino ancestrale ben vivo in tutti noi: tutt'oggi le nuvole ci attraggono e stuzzicano il nostro immaginario, spesso anche inconsapevolmente, così come probabilmente già accadeva per i nostri antenati primitivi.


Sicuramente non è l'unico caso, né il primo, in cui la Natura diventa nobile e fertile Musa ispiratrice per le Arti umane.



Mauro Rosati

______________________





venerdì 24 luglio 2026

STEMMI - L'ARCIVESCOVO TITOLARE DI AMITERNUM

 




🗓 24 luglio - Ricorrenza di San Vittorino di Amiternum

( Per approfondimenti vedi: 🌐  

https://pianetalaquila.blogspot.com/2026/07/il-patrono-piugiovane.html?m=1 )


Nell'immagine: 

🚩 San Vittorino Amiterno (L'Aquila), chiesa parrocchiale di San Michele l'Arcangelo;

🛡 stemma arcivescovile di mons. Luciano Suriani, attuale vescovo della Diocesi titolare di Amiternum.

-----------------------


🛡 Bozza di blasonatura:

inquartato*; 

nel 1° e nel 4°, d'argento a tre bande di rosso;

nel 2°, di verde alla stella d'oro (7 punte) con in basso due onde d'argento** poste in fascia;

nel 3° di verde alle chiavi petrine*** poste in decusse con gli ingegni**** verso l'alto.


Il tutto entro uno scudo del tipo detto "sannitico" o "moderno".


Ornamenti esteriori:

- scudo timbrato da un galero verde con 10 nappe per ciascun lato, 

e accollante una croce d'oro a due traversi (croce patriarcale) con le cinque estremità superiori gemmate e trifogliate e quella inferiore aguzza,

elementi identificativi della dignità di arcivescovo (non è presente invece il pallio arcivescovile poiché in questo caso si tratta di una Diocesi titolare e quindi senza territorio; secondo il Codice di Diritto Canonico, infatti, il pallio arcivescovile manifesta l'autorità territoriale di un arcivescovo sulla propria provincia ecclesiastica);

- in punta, esternamente allo scudo, una lista bìfida***** reca il motto 《QUOD VULT DEUS》(=Ciò che Dio vuole) che assume in questo caso una doppia valenza; da un lato richiama le parole di Sant'Agostino (omelia del card. Tarcisio Bertone - Chieti, 2008), dall'altro richiama il vescovo di Amiternum Quodvultdeus di cui si legge il nome in epigrafe nelle Catacombe di San Vittorino Amiterno.

----------------


✍ Note araldico-lessicali.

↪ *Inquartato

stemma con il campo principale dello scudo diviso in quattro parti uguali.

In questo caso l'ordine di lettura dei campi è:

1° campo, in alto alla nostra sinistra (destra araldica);

2° campo, in alto alla nostra destra (sinistra araldica);

3° campo, in basso alla nostra sinistra (destra araldica);

4° campo, in basso alla nostra destra (sinistra araldica).

↪ ** Secondo l'omelia del card. Tarcisio Bertone (Chieti, 2008 - Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani) la stella d'oro è allegoria di Maria "Stella Maris"; si potrebbe quindi dedurre che le due onde d'argento siano una stilizzazione del mare.

↪ *** Chiavi petrine:

sono le consuete due chiavi pontificie, l'una d'oro l'altra d'argento, che identificano il mandato di Gesù a Pietro (e quindi ai papi suoi successori) rispettivamente nei Cieli (oro) e in Terra (argento).


↪ **** Ingegni delle chiavi.

L'ingegno è la parte sagomata della chiave che va dentro il meccanismo della serratura.

Le chiavi petrine ricordano una tipologia di chiave classica e antica che ancor oggi troviamo in uso soprattutto nelle porte di storiche di scantinati, stalle e - talora - ancora di qualche vecchia porta d'abitazione.

↪ ***** Lista bìfida.

Cartiglio con le estremità a due punte.



Mauro Rosati

--------------------------------


📖 Sitografia di base:

• 《 Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani, arcivescovo di Amiterno e nunzio apostolico in Bolivia -

Omelia del card. Tarcisio Bertone 》,

Cattedrale di Chieti - Sabato, 26 aprile 2008

🌐 https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2008/documents/rc_seg-st_20080426_ordin-mons-suriani_it.html


• Schema di un modello classico di chiavi storiche

🌐 https://visitcadoredolomiti.com/museo-del-ferro-e-della-chiave/


(URL consultati in data 24/07/2026)

__________________________________



IL PATRONO... PIÙ《GIOVANE》

 

L'Aquila, basilica di
San Giuseppe Artigiano
(Quarto di San Pietro),
già chiesa dei Ss. Biagio
e Vittorino d'Amiterno.

(Foto: Mauro Rosati, 2014)


IL PATRONO... PIÙ 《GIOVANE》

Non mi riferisco alla sua età anagrafica, che conta parecchi secoli, bensì alla sua elevazione ufficiale a compatrono dell'Aquila nel 1943, al tempo dell'arcivescovo Carlo Confalonieri (1893-1986).

Stiamo parlando di San Vittorino di Amiterno.


Prendo spunto da un mio post del 2018 intitolato 《Il quinto patrono》, riferito a San Vittorino, poiché elevato al patronato della Città dell'Aquila dopo i quattro patroni più noti: San Massimo, Sant'Equizio, San Celestino V, San Bernardino da Siena.

Oggi, anno 2026, preferisco invece la definizione di patrono 《più giovane》 poiché vanno tenuti in conto anche altri patronati e compatronati pregressi.

----------------------


San Giorgio.

In particolar modo penso a San Giorgio, non a caso contitolare con San Massimo della nostra Cattedrale metropolitana, che successivi studi dello storico Sandro Zecca sull'epoca della fondazione aquilana hanno messo in risalto come primo patrono dell'Aquila, in ordine cronologico, prima ancora che la Diocesi di Forcona venisse traslata dentro la nostra città negli anni 1256-1257.

Poi penso a un altro aspetto significativo riguardo all'importanza di San Giorgio; quando i Bazzanesi costruirono la loro chiesa di Santa Giusta dentro le Mura, continuarono a conservare il culto del Santo cavaliere e a tramandare il nome del loro Quarto come 《Quarto di San Giorgio》, tanto che nei secoli successivi ritroviamo l'immagine di San Giorgio a cavallo in apertura degli Statuti cinquecenteschi dell'Arte della Lana, insieme alle immagini dei titolari degli altri Quarti: 

- la Madonna con Bambino per il Quarto di Santa Maria (Maria SS. Madre di Dio),

- San Pietro l'Apostolo per il Quarto di San Pietro,

- San Giovanni il Battista per il Quarto di San Giovanni,

- e, appunto, San Giorgio a cavallo per il Quarto di San Giorgio.

E anche nei secoli successivi San Giorgio compare in qualità di epònimo del Quarto in documenti come gli atti anagrafici e non solo, e tutt'oggi osserviamo la Croce di San Giorgio (croce rossa su campo argento) nello stemma civico del suo Quarto.

C'è poi una vicenda particolare, e ulteriormente significativa, narrata dalle cronache storiche cittadine:

nella seconda metà del Quattrocento il vescovo dell'Aquila cardinale Amico Agnifili da Rocca di Mezzo (in carica 1431-1472 e 1476) si rifiutò di benedire in Piazza un gonfalone con i Santi patroni dell'Aquila poiché non vi era raffigurato San Giorgio, contitolare della Cattedrale nonché eponimo del Quarto bazzanese.


La Madonna del Popolo Aquilano.

Ovviamente non si può dimenticare la devozione alla Madonna del Popolo Aquilano (《Salus Populi Aquilani》= Salvezza del Popolo Aquilano), oggi esposta presso la pro-cattedrale di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), il cui santuario però è la vicina chiesa di San Marco "Santuario della Madonna del Popolo Aquilano".


Sant'Emidio vescovo.

C'è poi la figura di Sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il cui culto si diffuse ad Aquila e nel suo Contado particolarmente nel corso del Settecento, tanto che nel transetto della nostra Cattedrale, lato nord (lato Via Rojo), c'è l'altare civico consacrato a Sant'Emidio per iniziativa e a spese della Città stessa, di cui l'altare reca l'aquila civica in capo.

Una collocazione di particolare riguardo quella nel transetto.

-------------------------


Veniamo ora a San Vittorino, di cui oggi (24 luglio, secondo il Martirologio Geronimiano) ricorre la memoria.

Proprio di fronte all'Altare di Sant'Emidio, sempre nella nostra Cattedrale metropolitana, c'è l'importante Altare dei Milanesi, travolto dal crollo del transetto a causa del sisma del 2009.

E proprio sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi, fino al terremoto del 2009 era custodita la teca con le spoglie di San Vittorino di Amiterno, lì collocata nel 1943 pochi mesi dopo l'elevazione del Santo amiternino a compatrono dell'Aquila e della sua Diocesi, come ricorda il canonico Giuseppe Equizi; la teca è stata recuperata sostanzialmente intatta dopo il crollo sismico del 2009 e collocata nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano in Via Sassa, già chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiterno.

Il fatto che le spoglie di San Vittorino fossero situate in un posto di particolare riguardo come il transetto della Cattedrale, la dice lunga sull'importanza del Santo amiternino nel panorama devozionale cittadino e diocesano, in particolare dopo la sua elevazione a compatrono.

Un'importanza che riflette il valore storico del vicino castello fondatore di San Vittorino Amiterno (Quarto di San Pietro) negli àmbiti civile ed ecclesiastico cittadino, in quanto erede di Amiternum e della sua diocesi:

la chiesa di San Biagio (in origine San Biagio e San Vittorino) in Via Sassa, odierna basilica di San Giuseppe Artigiano, ha nella storia dell'Aquila il valore di una seconda Cattedrale, una sorta di 《Concattedrale》, al pari di come si potrebbe considerare anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso il borgo di San Vittorino Amiterno.

A differenza della Diocesi di Forcona, traslata in città negli anni 1256-1257, e divenuta Diocesi dell'Aquila,

la Diocesi di Amiterno è invece rimasta nell'Agro Amiternino e, a seguito della graduale decadenza di Amiternum, è stata territorialmente prima inglobata dalla Diocesi di Rieti e poi è passata sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila.

Al giorno d'oggi la Diocesi di Amiternum esiste come 《sede titolare》, ossia una diocesi senza territorio, con un suo vescovo titolare nominato dalla Chiesa Romana (Sancta Romana Ecclesia): e infatti nella chiesa parrocchiale del borgo di San Vittorino Amiterno sono normalmente esposti sia lo stemma dell'Arcivescovo dell'Aquila, sia lo stemma del Vescovo titolare di Amiternum (attualmente l'arcivescovo abruzzese Luciano Suriani);

a ciò aggiungiamo che nell'odierna ripartizione territoriale della Diocesi dell'Aquila esiste la Foranìa Amiternina (la 《foranìa》 è un raggruppamento di parrocchie facoltativamente previsto dal Codice di Diritto Canonico).

Considerati questi elementi di continuità storica potremmo quasi considerare 《de facto》che la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino Amiterno, e la basilica di San Giuseppe Artigiano (già Ss. Biagio e Vittorino) a L'Aquila, rappresentano anche oggi delle 《Concattedrali》 nell'àmbito della Diocesi dell'Aquila.

---------------------------------


Concludo riportando di seguito la sostanza del precedente post del 24 luglio 2018.

Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla Via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «Piana di San Vittorino».

Legato alla città romana di Amiternum, dal Santo prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno, circa 12 km a nord-ovest della Città dell'Aquila.

Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime al di sotto della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.

Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano, in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra Città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari degli altri Patroni storici, e il 5 settembre del medesimo anno 1943 le sue reliquie vennero collocate sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio 

( 🌐 

https://www.improntalaquila.com/2015/01/25/laltare-della-nazione-milanese-nella-cattedrale-aquilana/

 🌐 https://www.abruzzoweb.it/laquila-laltare-della-nazione-milanese-nel-duomo-di-san-massimo/ ).


A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'Altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012, si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in Via Sassa,

non lontano dall'ex Via San Vittorino, corrispondente al tratto rettilineo della parte a valle dell'odierna Via Sallustio, cancellata dal disastroso sventramento per l'ampliamento del 《Vicolaccio》.



Mauro Rosati

______________________



giovedì 16 luglio 2026

《GOBBA A PONENTE...》!

 

(phIrene Iovannitti, 2026)



🌓《Gobba a Ponente...

nei giorni del solstizio, il primo quarto della luna di giugno 2026.


🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), visuale da Pie' di Piazza.


In un tardo pomeriggio d'inizio estate,

un quarto di luna, netto, cristallino, campeggia in alto, incastonato nitido sul fondo di un bel cielo limpido, terso;

a destra, la nostra Cattedrale,

con la sua ricca e importante storia, 

《osserva》 anche lei lo spettacolo celeste, con il campanile sud che per un attimo sembra diventare un osservatorio astronomico.


La Luna è protagonista, la scena è sua, dea Selene di antiche mitologie.


In questo ritratto fotografico, però, è co-protagonista la facciata della nostra Cattedrale, da poco riscoperta, in uno scatto che ne esalta eleganti dettagli e la bicromia tra il registro inferiore, fino al timpano, 

e il registro superiore, dal finestrone fino ai due campanili.


In quest'immagine possiamo apprezzare la sfumatura cromatica fra i due livelli, nonché le sinuose mensole sotto le cornici che impreziosiscono le linee architettoniche di quest'opera dal gradevole gusto neoclassico;

e poi il quadrante di un orologio che s'intravede alla base del campanile: l'orologio e la luna, l'Uomo e gli astri, con la luna che scandisce i tempi dei cicli della Natura e l'orologio che scandisce invece i tempi umani seguendo proprio i ritmi astrali naturali (giorno-notte, luna crescente-luna calante, estate-inverno, e così via discorrendo); è proprio dai cicli astronomici, infatti, che traggono origine le nostre misure del tempo.


Senza aggiungere altro...

...a ciascuno di voi il piacere di apprezzare con gusto i soggetti e i dettagli racchiusi dall'inquadratura di questo suggestivo scatto fotografico!



Mauro Rosati

______________________



domenica 21 giugno 2026

L'AQUILA, 1796-2026 -《IN TEMPI DIFFICILISSIMI...》, 230 ANNI FA UNA VISITA PARTICOLARE

 

L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): facciata del palazzo arcivescovile, a Pie' di Piazza; particolare (fonte immagine: Maps).



L'Aquila, 1796-2026 -《In tempi difficilissimi...》, 230 anni fa una visita particolare.


Sulla facciata del palazzo arcivescovile dell'Aquila, a pie' della Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), si legge in alto un'epigrafe che ci racconta un periodo particolare della storia europea che, sia in positivo, sia in negativo, è stata anche storia della Città dell'Aquila.


L'epigrafe.
《 FERDINANDO • IIII • REGI • P(IO) • F(ELICI) • A(VGVSTO) /
PVBLICAE • SECVRITATE • CONSERVATORI /
QVOD • ANNO • M D CC LXXXXVI /
DIFFICILLIMIS • TEMPORIBVS • EXERCITV • IN • PELIGNOS • DVCTO /
AQVILAM • VRBEM • [ante diem] VII • KAL(ENDAS) • QVINCTIL(ES) • DIVERTENS /
EPISCOPALIBVS • AEDIBVS • SVCCESSERIT /
ET • CIVES • PRAESENTIA • SVA • SVI • QVE • ORIS • SERENITATE /
AD • BIDVVM • BEAVERIT /
FRANCISCVS • XAVERIVS • GVALTERIVS • AQVILANORVM • ANTISTES /
D(EVOTVS) N(VMINI) M(AIESTATI) Q(VE) E(IVS)**** /
LAPIDEM • TANTAE • DIGNATIONIS • TESTEM • PONENDVM • CURAVIT 》 

Segue la traduzione non interamente letterale, per meglio rendere la comprensione del contenuto.
A re Ferdinando IIII [4°] pio, felice, augusto,
difensore dell'incolumità pubblica
che nell'anno 1796, in tempi difficilissimi, condotto l'esercito in Terra Peligna
deviando verso la Città dell'Aquila, nel settimo giorno prima delle calende di Quintile [25 giugno]*
entrò nel Palazzo Vescovile [il Vescovado]**
e con la sua presenza, unita alla serenità delle sue parole,
per due giorni avrebbe rincuorato i Cittadini.
Francesco Saverio Gualtieri***, vescovo degli Aquilani,
devoto alla sua autorità e alla sua maestà****,
fece apporre questa epigrafe a testimonianza di tanto riguardo 》 

Nota 1.
*《Quintile》è la forma più antica utilizzata in epoca romana per indicare il quinto mese dell'anno, quando l'anno iniziava a marzo (calendario di re Numa Pompilio); successivamente, nel calendario giuliano (di Gaio Giulio Cesare), con l'inizio dell'anno a gennaio, divenne il settimo mese e venne intitolato proprio a Giulio Cesare, 《Iulius》, da cui l'odierno 《Luglio》.

Nota 2.
** All'epoca L'Aquila era sede vescovile, pertanto nel 1796 si deve parlare di 《vescovado》, in riferimento al palazzo vescovile.
Successivamente, nel 1876, durante l'incarico vescovile del francescano mons. Luigi Filippi (O.F.M. Ref. - Ordine dei Frati Minori Riformati), L'Aquila venne elevata a sede metropolitana (capoluogo di provincia ecclesiastica) e il 《vescovado》 divenne 《arcivescovado》, con mons. Filippi che da vescovo divenne arcivescovo metropolita: ultimo vescovo e primo arcivescovo dell'Aquila.
Da qui l'odierna denominazione dell'adiacente Via dell'Arcivescovado, la quale collega Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) con Piazza della Repubblica.

Nota 3.
*** Francesco Saverio Gualtieri (1740-1831), nativo di Lucoli, Quarto di San Giovanni, fu vescovo dell'Aquila dal 26/03/1792 fino al 1817, quando venne poi nominato vescovo di Caserta
( fonte: chiesadilaquila.it , cronotassi dei vescovi e arcivescovi dell'Aquila ).

Nota 4.
****Nella traduzione di cui sopra, si scioglie e si traduce una delle possibili varianti dell'abbreviatura 《 D. N. M. Q. E. 》. 
Un'altra possibile lettura di questa abbreviatura è D(OMINO) N(OSTRO) M(AIESTATI)-Q(UE) E(IUS), ossìa 《Al Signore Nostro e alla sua Maestà》.
-----------------------------

Il contesto storico - Brevi cenni.
I 《tempi difficilissimi》 di cui parla l'epigrafe di Piazza del Duomo sono gli anni della 《Prima Campagna d'Italia》dell'armata di Napoleone Bonaparte, 1796-1797. 
Si forma di conseguenza la 《prima coalizione》 antinapoleonica, della quale faceva parte anche il Regno di Napoli, governato all'epoca dalla dinastia dei Borbone.
Quando passò per gli Abruzzi in quei giorni di giugno del 1796, Ferdinando IV re di Napoli stava quindi conducendo le sue truppe nell'ambito della campagna militare per fronteggiare l'avanzata napoleonica insieme agli alleati della coalizione.
La Prima Campagna d'Italia si concluse con la vittoria di Napoleone Bonaparte: cadde la Repubblica di Venezia, della quale egli depose l'ultimo doge e, con il Trattato di Campoformido (o Campoformio), i territori veneziani vennero concessi all'Impero Austriaco.
Seguì un periodo complesso nel quale s'inquadra l'eccidio del convento di San Bernardino del Sabato Santo 23/03/1799, con il relativo saccheggio e profanazione del corpo di San Bernardino da Siena, perpetrato dalle truppe napoleoniche entrate a L'Aquila da Porta Barete dopo la cattura dei soldati di un loro presidio. I saccheggi interessarono anche altri luoghi della nostra città, religiosi e civili, tra i quali le abitazioni nelle vicinanze del convento di San Bernardino.
Intanto in Italia nascevano le Repubbliche giacobine, tra le quali la Republica Partenopea, o Repubblica Napoletana (gennaio-giugno 1799), nella quale svolse un ruolo importante il giurista aquilano illustre concittadino Giacinto Dragonetti, già presidente della Gran Corte della Vicaria; la Repubblica Partenopea comportò il primo esilio di Ferdinando IV e una successiva sanguinosa repressione dei filo-francesi dopo il ritorno del re e la caduta della Repubblica nel giugno del 1799.
Nel 1800, la Seconda Campagna d'Italia decretò una nuova vittoria napoleonica.
Gli anni successivi furono caratterizzati dalla nascita dell'Impero Francese a seguito dell'incoronazione di Napoleone (1804) e le varie ex repubbliche giacobine divennero regni.
Dal 1806 al 1815 seguì il 《decennio napoleonico》 che vide prima Giuseppe Bonaparte (Giuseppe I ) e poi Gioacchino Murat alla guida del Regno di Napoli: fu un periodo di riforme politico-amministrative, alcune delle quali conservate anche dopo la Restaurazione, ma anche epoca di una prima ondata di soppressioni degli ordini religiosi, con il conseguente incameramento demaniale dei beni ecclesiastici e la dispersione o ricollocazione di una parte del patrimonio storico di molti conventi e monasteri.
A L'Aquila le soppressioni degli ordini religiosi comportarono, ad esempio, la cacciata dei Frati Francescani Conventuali (O.F.M. Conv.) dallo storico convento di San Francesco a Palazzo, per origine tra i più antichi della città, e dalla relativa omonima chiesa demolita poi nel 1878.

I 《difficilissimi tempi》 di cui ci parla l'epigrafe sul palazzo arcivescovile nella nostra Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) furono effettivamente tali e anche molto complessi, fatti di luci e di ombre: - da un lato - saccheggi, eccidi di civili laici e religiosi, repressioni antirivoluzionarie e - dall'altro - riforme che ammodernarono i territori interessati dalla presenza francese, nonché le esperienze di Repubbliche basate sulla sperimentazione di nuove forme di governo.
Difficile quindi poter dare un giudizio univoco sui decenni che videro la presenza napoleonica in Italia, suddivisa nei suoi vari Stati dell'epoca.

Intanto Ferdinando IV di Borbone di Napoli, che aveva anche il titolo di re Ferdinando III di Sicilia, tornò per la seconda volta sul trono di Napoli nel 1815 e l'anno successivo riunificò i regni di Sicilia e di Napoli nell'unico Regno delle Due Sicilie, divenendo Ferdinando I delle Due Sicilie.


Mauro Rosati
_____________________



giovedì 14 maggio 2026

FRA' PIETRO DEL CORVARO: UN (ANTI)PAPA DALLA PROVINCIA AQUILANA

 

Corvaro di Borgorose:
la chiesa di San Francesco 《nuovo》.

(Fonte immagine: Wikipedia;
autrice: Marica Massaro)


Fra' Pietro del Corvaro: un (anti)papa dalla Provincia aquilana.


Circa sei mesi fa abbiamo conosciuto papa Paolo IV (regnante 1555-1559), della nobile famiglia napoletana Carafa della Stadera e di origini iberico-aquilane in linea materna, in quanto nipote di Maria Pereyra-Noronia Camponeschi e di suo marito Pietro Lalle Camponeschi.


Oggi facciamo invece conoscenza, per grandi linee, con un antipapa originario dell'Abruzzo Ulteriore aquilano.

------------------------------


Corvaro, il centro più popoloso del Comune di Borgorose (Borgocollefegato fino al 1960), è un paese situato a circa 30 km da L'Aquila, il quale si caratterizza per la presenza di un borgo antico (detto《il paese vecchio》), arroccato su un colle (《ju Colle》) riparato a Tramontana, 

e un insediamento a valle nato e sviluppatosi nel corso del Novecento (il 《paese nuovo》), in particolare dal sisma della Marsica del 1915, parzialmente, e ancor di più dagli anni '60 in poi, con il 《boom》 economico di quel periodo.

Camminando per le vie del Corvaro 《nuovo》 si può giungere in un'ampia piazza circondata da caseggiati omogenei disposti a rettangolo, molti realizzati nella prima metà del Novecento. Per i cittadini corvaresi questo luogo è noto popolarmente con il toponimo 《la Piscina》. La targa toponomastica ufficiale, però, indica la denominazione di 《Piazza Niccolò V》, un nome che possiamo definire da papa.


Chi è il Niccolò V titolare di questa piazza?

Facciamo un passo indietro e torniamo al Duecento.


Corvaro è un borgo storicamente e culturalmente legato agli Abruzzi, in particolar modo alla vicina Marsica (Contea di Celano), e non solo, assegnato poi alla neocostituita Provincia di Rieti nel 1927 insieme agli altri centri dell'ex Circondario abruzzese di Cittaducale; geograficamente siamo a due passi dai confinanti comuni aquilani di Tornimparte e di Lucoli (Quarto di San Giovanni fuori le mura). 

Significative, nella toponomastica corvarese, sono la 《Via Aquilana》 che sale verso Tornimparte dal rione di Vallerìo (《Valle Rio》, dal rio/torrente che scorre ai suoi piedi), e la 《Via Marsicana》 che si dirige verso est in direzione di Magliano de' Marsi.

Proprio a Corvaro nacquero tra i primi insediamenti francescani negli Abruzzi: prima San Francesco vecchio, tutt'oggi esistente seppur non più sede conventuale, dal quale prende il nome un piccolo abitato alla periferia est del paese;

poi San Francesco nuovo, oggi inglobato dal centro abitato novecentesco, di cui rimane la chiesa ricostruita dopo il terremoto della Marsica del 1915, e officiata al culto come chiesa complementare rispetto a quella parrocchiale. 


Alla metà del Duecento nacque a Corvaro un signore di nome Pietro Rainalducci (1258 circa - 1333), o Rinalducci. Annullato il matrimonio, il Rinalducci prese i voti entrando proprio nell'Ordine dei Frati Minori, ossìa i Francescani.

Fra' Pietro visse la sua nuova vita da francescano in un'epoca carica di tensioni tra il Papato e l'Impero nonché di attrito nell'ambito dell'ordine minoritico e tra questo e il papa, più specificamente ai tempi di Ludovico IV di Baviera e del papa francese Giovanni XXII (regnante 1316-1334), quest'ultimo sostenuto dal re di Napoli Roberto d'Angiò.

Erano i tempi della 《cattività avignonese》, quando i pontefici risiedettero ad Avignone per gran parte del Trecento, fino al ritorno a Roma nel 1377.


In questo clima, fra' Pietro del Corvaro venne eletto papa in Roma con il nome di Niccolò V, in contrapposizione al papa Giovanni XXII, alla presenza di Ludovico IV il Bavaro, della corrente del clero antiavignonese, e della popolazione romana.

Incalzato dall'avanzata delle truppe angioine da sud, alleate del papa avignonese, Niccolò V fuggì verso nord in varie tappe, raggiungendo infine un accordo con il papa Giovanni XXII che gl'imponeva l'abiura, in particolare alla luce del rientro in Germania di Ludovico IV di Baviera, fuggito anch'egli da Roma.



Mauro Rosati

______________________


Spunti di approfondimento biografici e bibliografici sono disponibili, ad esempio, in:

🌐

https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-v-antipapa_(Enciclopedia-Italiana)/

🌐

https://www.treccani.it/enciclopedia/antipapa-niccolo-v_(Dizionario-Biografico)/


(URL consultati in data 14/05/2026)

___________________________________



lunedì 6 aprile 2026

IL 《DIARIO》

 

( 📖 G. PARISSE, La Storia di Onna,
volume I - Dalle origini al Settecento )


Onna (L'Aquila), 06 aprile 2026


Andare ad Onna il 06 aprile inevitabilmente non lascia indifferenti. 

Il 06/04/2009 Onna è stata la comunità che ha pagato al terremoto il prezzo umano più alto in rapporto alla sua popolazione: 40 vittime su circa 350 abitanti, oltre il 10%.


Oggi, diciassette anni dopo, mi sono trovato ad Onna per la presentazione di un importante lavoro storico pubblicato da Giustino Parisse, onnese, giornalista e studioso di storia locale. Si tratta del 1° volume di una 《trilogia》 che ripercorre la storia di Onna dagli albóri documentati fino ai nostri giorni.


E così, mentre ascoltavo gli interventi e guardavo quel volume, nella mia mente scorrevano alcuni pensieri e in particolar modo una sorta di metafora, di parallelismo.

La storia di Onna non è iniziata il 06/04/2009 bensì secoli e millenni più addietro. Non esistono comunità di 《serie A》 e comunità di 《serie B》, poiché ogni luogo ha la sua Storia e le sue storie da narrare, talora bisogna andarle a cercare o a riscoprire, però esistono. E Onna, piccola 《villa》 (villaggio) del nostro Contado storico, non fa eccezione, non ha meno dignità storica.

E proprio riflettendo su ciò, durante l'incontro nella mia mente si faceva strada una semplice constatazione, forse banale o forse no, non saprei: che si tratti di un paese, di una città, di un'intera nazione, ogni Comunità è sostanzialmente un 《diario》 in itinere, sul quale abbiamo due parti, 

da un lato le pagine già scritte dalla penna delle generazioni che ci hanno preceduto nel corso delle epoche,

dall'altro tante pagine bianche sulle quali siamo noi e i nostri pòsteri a dover scrivere.

Sfogliando questo ideale《diario》, fatto di case, di gente, di tradizioni, ogni tanto troviamo uno strappo su qualche pagina, uno strappo più o meno grande che interrompe la scrittura del racconto. Nel 《diario》 di Onna, soltanto in questi ultimi cento anni, troviamo almeno due grandi strappi:

- l'eccidio nazista dell'11/06/1944, con 17 vittime innocenti,

- il terremoto del 06/04/2009, con le sue 40 vittime soltanto ad Onna.

Queste pagine ferite dagli strappi vanno conservate nel diario e ne sono parte integrante, perché non si possono e non si devono dimenticare gli innocenti che, in ogni epoca, sono stati sottratti alle loro Vite.

Dopo le pagine strappate troviamo altre pagine, pagine bianche e integre ancora da scrivere. E qui, per noi contemporanei, inizia il nostro compito, il nostro dovere, ossìa riprendere e continuare la scrittura di quel 《diario》 impugnando la penna di coloro che ci hanno preceduto nelle epoche trascorse; proseguire il racconto di questo 《diario》 nel presente e nel futuro, lavorando sulle pagine bianche senza dimenticare o ignorare le pagine già scritte, comprese quelle strappate.

Ciò che vedo fare ad Onna, dalla sua Comunità, dalle sue realtà socio-culturali, mi sembra proprio ciò su cui riflettevo poco più sopra.

E questa breve riflessione, questa specie di metafora del 《diario》, che è partita da Onna, vale a mio avviso come incoraggiamento per qualsiasi Comunità che nel passato e nel presente abbia subito gli strappi della Storia, provocati talora da eventi naturali, altre volte da colpevoli eventi umani.

Senza enfasi retorica, personalmente mi sento di affermare che Onna è un esempio concreto su come custodire e proseguire il racconto di questo 《diario》 che si tramanda di mano in mano nel corso della Storia.


Nella sala di 《Casa Onna》 erano oggi esposti 36 scatti fotografici: 

18 immagini ritraggono Onna dopo il terremoto del 2009, 

altre 18 fotografie, dalle medesime inquadrature, ritraggono Onna di oggi nella sua ricostruzione che ha custodito il disegno delle strade, i toponimi, le tracce materiali del suo passato. Trovo particolarmente significativa l'essenza del titolo di questa esposizione fotografica, titolo che riassume sostanzialmente le mie stesse impressioni già esposte in passato:

Onna, il paese della Riconciliazione e della Rinascita; 

la Riconciliazione con i Tedeschi, gli occupanti di guerra di ottant'anni fa, gli amici di oggi nella ricostruzione,

e parallelamente la Rinascita materiale e sociale del paese grazie proprio all'apporto fondamentale della Germania di oggi.



Mauro Rosati

_________________



lunedì 30 marzo 2026

AQUILE A CONFRONTO - ARTE SACRA E ARALDICA CIVICA

 

Madonna con Bambino in trono e angeli》, particolare.
L'Aquila, MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ )



✍ Arte sacra e Araldica civica - Aquile a confronto

Un altro tassello nell'evoluzione della nostra arme civica aquilana.


🚩 L'Aquila - Particolare dell'opera 《Madonna con Bambino in trono e angeli》attribuita a Saturnino Gatti, datata al 1505-1506, oggi esposta presso il MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ ).


📍 La Madonna con il Bambino è seduta su di un trono coperto da un baldacchino di cui vediamo i lembi semicircolari che pendono a cornice.

🛡 Nei lembi riconosciamo subito l'alternanza del bianco e del rosso, tradizionalmente i colori più antichi identificativi della Città dell'Aquila (con il bianco sempre preferibilmente da associare a un delicato metallo argento).

🦅 Sui lembi bianchi osserviamo nitidamente la nostra aquila civica in maestà, nella sua versione più antica e stilizzata, 《sveva》, che è attestata in questa forma almeno fino alla metà del Cinquecento.


↪ In questo caso le aquile centrali sono disposte in posizione affrontata, speculare, probabilmente per evidenziare il centro del dipinto attaverso il quale passa la linea di fuga prospettica (normalmente la nostra aquila civica è infatti vòlta, ossia con la testa che guarda verso la destra araldica, corrispondente alla sinistra per noi che osserviamo). 


↪ Osservando ancor più attentamente l'immagine possiamo cogliere un altro aspetto che si lega strettamente alla storia del nostro stemma civico: sui lembi rossi, aguzzando la vista, riconosciamo il compendio bernardiniano, ossìa il trigramma del Nome di Gesù che qui sembra intravedersi nella versione latinizzata 《IHS》, con la 《H》 crocettata. Il trigramma è disegnato con smalto oro (metallo) correttamente alternato al rosso (colore) di fondo, secondo la regola del 《metallo non tocca metallo, colore non tocca colore》.


❓ Ma perché troviamo i colori, l'arme e gli altri attributi civici in un'opera d'arte sacra?

❗ Perché, come spiega la relativa scheda dell'opera a cura del MuNDA, il dipinto venne commissionato dalla Magnifica Camera Aquilana, lo storico organo di governo cittadino, e si trovava originariamente collocata nella cappella della Torre Civica di Palazzo.



Mauro Rosati

🌱 🖼 OMNIA PULCRA SITIO

_______________________________