venerdì 24 luglio 2026

STEMMI - L'ARCIVESCOVO TITOLARE DI AMITERNUM

 




🗓 24 luglio - Ricorrenza di San Vittorino di Amiternum

( Per approfondimenti vedi: 🌐  

https://pianetalaquila.blogspot.com/2026/07/il-patrono-piugiovane.html?m=1 )


Nell'immagine: 

🚩 San Vittorino Amiterno (L'Aquila), chiesa parrocchiale di San Michele l'Arcangelo;

🛡 stemma arcivescovile di mons. Luciano Suriani, attuale vescovo della Diocesi titolare di Amiternum.

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🛡 Bozza di blasonatura:

inquartato*; 

nel 1° e nel 4°, d'argento a tre bande di rosso;

nel 2°, di verde alla stella d'oro (7 punte) con in basso due onde d'argento** poste in fascia;

nel 3° di verde alle chiavi petrine*** poste in decusse con gli ingegni**** verso l'alto.


Il tutto entro uno scudo del tipo detto "sannitico" o "moderno".


Ornamenti esteriori:

- scudo timbrato da un galero verde con 10 nappe per ciascun lato, 

e accollante una croce d'oro a due traversi (croce patriarcale) con le cinque estremità superiori gemmate e trifogliate e quella inferiore aguzza,

elementi identificativi della dignità di arcivescovo (non è presente invece il pallio arcivescovile poiché in questo caso si tratta di una Diocesi titolare e quindi senza territorio; secondo il Codice di Diritto Canonico, infatti, il pallio arcivescovile manifesta l'autorità territoriale di un arcivescovo sulla propria provincia ecclesiastica);

- in punta, esternamente allo scudo, una lista bìfida***** reca il motto 《QUOD VULT DEUS》(=Ciò che Dio vuole) che assume in questo caso una doppia valenza; da un lato richiama le parole di Sant'Agostino (omelia del card. Tarcisio Bertone - Chieti, 2008), dall'altro richiama il vescovo di Amiternum Quodvultdeus di cui si legge il nome in epigrafe nelle Catacombe di San Vittorino Amiterno.

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✍ Note araldico-lessicali.

↪ *Inquartato

stemma con il campo principale dello scudo diviso in quattro parti uguali.

In questo caso l'ordine di lettura dei campi è:

1° campo, in alto alla nostra sinistra (destra araldica);

2° campo, in alto alla nostra destra (sinistra araldica);

3° campo, in basso alla nostra sinistra (destra araldica);

4° campo, in basso alla nostra destra (sinistra araldica).

↪ ** Secondo l'omelia del card. Tarcisio Bertone (Chieti, 2008 - Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani) la stella d'oro è allegoria di Maria "Stella Maris"; si potrebbe quindi dedurre che le due onde d'argento siano una stilizzazione del mare.

↪ *** Chiavi petrine:

sono le consuete due chiavi pontificie, l'una d'oro l'altra d'argento, che identificano il mandato di Gesù a Pietro (e quindi ai papi suoi successori) rispettivamente nei Cieli (oro) e in Terra (argento).


↪ **** Ingegni delle chiavi.

L'ingegno è la parte sagomata della chiave che va dentro il meccanismo della serratura.

Le chiavi petrine ricordano una tipologia di chiave classica e antica che ancor oggi troviamo in uso soprattutto nelle porte di storiche di scantinati, stalle e - talora - ancora di qualche vecchia porta d'abitazione.

↪ ***** Lista bìfida.

Cartiglio con le estremità a due punte.



Mauro Rosati

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📖 Sitografia di base:

• 《 Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani, arcivescovo di Amiterno e nunzio apostolico in Bolivia -

Omelia del card. Tarcisio Bertone 》,

Cattedrale di Chieti - Sabato, 26 aprile 2008

🌐 https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2008/documents/rc_seg-st_20080426_ordin-mons-suriani_it.html


• Schema di un modello classico di chiavi storiche

🌐 https://visitcadoredolomiti.com/museo-del-ferro-e-della-chiave/


(URL consultati in data 24/07/2026)

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IL PATRONO... PIÙ《GIOVANE》

 

L'Aquila, basilica di
San Giuseppe Artigiano
(Quarto di San Pietro),
già chiesa dei Ss. Biagio
e Vittorino d'Amiterno.

(Foto: Mauro Rosati, 2014)


IL PATRONO... PIÙ 《GIOVANE》

Non mi riferisco alla sua età anagrafica, che conta parecchi secoli, bensì alla sua elevazione ufficiale a compatrono dell'Aquila nel 1943, al tempo dell'arcivescovo Carlo Confalonieri (1893-1986).

Stiamo parlando di San Vittorino di Amiterno.


Prendo spunto da un mio post del 2018 intitolato 《Il quinto patrono》, riferito a San Vittorino, poiché elevato al patronato della Città dell'Aquila dopo i quattro patroni più noti: San Massimo, Sant'Equizio, San Celestino V, San Bernardino da Siena.

Oggi, anno 2026, preferisco invece la definizione di patrono 《più giovane》 poiché vanno tenuti in conto anche altri patronati e compatronati pregressi.

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San Giorgio.

In particolar modo penso a San Giorgio, non a caso contitolare con San Massimo della nostra Cattedrale metropolitana, che successivi studi dello storico Sandro Zecca sull'epoca della fondazione aquilana hanno messo in risalto come primo patrono dell'Aquila, in ordine cronologico, prima ancora che la Diocesi di Forcona venisse traslata dentro la nostra città negli anni 1256-1257.

Poi penso a un altro aspetto significativo riguardo all'importanza di San Giorgio; quando i Bazzanesi costruirono la loro chiesa di Santa Giusta dentro le Mura, continuarono a conservare il culto del Santo cavaliere e a tramandare il nome del loro Quarto come 《Quarto di San Giorgio》, tanto che nei secoli successivi ritroviamo l'immagine di San Giorgio a cavallo in apertura degli Statuti cinquecenteschi dell'Arte della Lana, insieme alle immagini dei titolari degli altri Quarti: 

- la Madonna con Bambino per il Quarto di Santa Maria (Maria SS. Madre di Dio),

- San Pietro l'Apostolo per il Quarto di San Pietro,

- San Giovanni il Battista per il Quarto di San Giovanni,

- e, appunto, San Giorgio a cavallo per il Quarto di San Giorgio.

E anche nei secoli successivi San Giorgio compare in qualità di epònimo del Quarto in documenti come gli atti anagrafici e non solo, e tutt'oggi osserviamo la Croce di San Giorgio (croce rossa su campo argento) nello stemma civico del suo Quarto.

C'è poi una vicenda particolare, e ulteriormente significativa, narrata dalle cronache storiche cittadine:

nella seconda metà del Quattrocento il vescovo dell'Aquila cardinale Amico Agnifili da Rocca di Mezzo (in carica 1431-1472 e 1476) si rifiutò di benedire in Piazza un gonfalone con i Santi patroni dell'Aquila poiché non vi era raffigurato San Giorgio, contitolare della Cattedrale nonché eponimo del Quarto bazzanese.


La Madonna del Popolo Aquilano.

Ovviamente non si può dimenticare la devozione alla Madonna del Popolo Aquilano (《Salus Populi Aquilani》= Salvezza del Popolo Aquilano), oggi esposta presso la pro-cattedrale di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), il cui santuario però è la vicina chiesa di San Marco "Santuario della Madonna del Popolo Aquilano".


Sant'Emidio vescovo.

C'è poi la figura di Sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il cui culto si diffuse ad Aquila e nel suo Contado particolarmente nel corso del Settecento, tanto che nel transetto della nostra Cattedrale, lato nord (lato Via Rojo), c'è l'altare civico consacrato a Sant'Emidio per iniziativa e a spese della Città stessa, di cui l'altare reca l'aquila civica in capo.

Una collocazione di particolare riguardo quella nel transetto.

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Veniamo ora a San Vittorino, di cui oggi (24 luglio, secondo il Martirologio Geronimiano) ricorre la memoria.

Proprio di fronte all'Altare di Sant'Emidio, sempre nella nostra Cattedrale metropolitana, c'è l'importante Altare dei Milanesi, travolto dal crollo del transetto a causa del sisma del 2009.

E proprio sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi, fino al terremoto del 2009 era custodita la teca con le spoglie di San Vittorino di Amiterno, lì collocata nel 1943 pochi mesi dopo l'elevazione del Santo amiternino a compatrono dell'Aquila e della sua Diocesi, come ricorda il canonico Giuseppe Equizi; la teca è stata recuperata sostanzialmente intatta dopo il crollo sismico del 2009 e collocata nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano in Via Sassa, già chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiterno.

Il fatto che le spoglie di San Vittorino fossero situate in un posto di particolare riguardo come il transetto della Cattedrale, la dice lunga sull'importanza del Santo amiternino nel panorama devozionale cittadino e diocesano, in particolare dopo la sua elevazione a compatrono.

Un'importanza che riflette il valore storico del vicino castello fondatore di San Vittorino Amiterno (Quarto di San Pietro) negli àmbiti civile ed ecclesiastico cittadino, in quanto erede di Amiternum e della sua diocesi:

la chiesa di San Biagio (in origine San Biagio e San Vittorino) in Via Sassa, odierna basilica di San Giuseppe Artigiano, ha nella storia dell'Aquila il valore di una seconda Cattedrale, una sorta di 《Concattedrale》, al pari di come si potrebbe considerare anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso il borgo di San Vittorino Amiterno.

A differenza della Diocesi di Forcona, traslata in città negli anni 1256-1257, e divenuta Diocesi dell'Aquila,

la Diocesi di Amiterno è invece rimasta nell'Agro Amiternino e, a seguito della graduale decadenza di Amiternum, è stata territorialmente prima inglobata dalla Diocesi di Rieti e poi è passata sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila.

Al giorno d'oggi la Diocesi di Amiternum esiste come 《sede titolare》, ossia una diocesi senza territorio, con un suo vescovo titolare nominato dalla Chiesa Romana (Sancta Romana Ecclesia): e infatti nella chiesa parrocchiale del borgo di San Vittorino Amiterno sono normalmente esposti sia lo stemma dell'Arcivescovo dell'Aquila, sia lo stemma del Vescovo titolare di Amiternum (attualmente l'arcivescovo abruzzese Luciano Suriani);

a ciò aggiungiamo che nell'odierna ripartizione territoriale della Diocesi dell'Aquila esiste la Foranìa Amiternina (la 《foranìa》 è un raggruppamento di parrocchie facoltativamente previsto dal Codice di Diritto Canonico).

Considerati questi elementi di continuità storica potremmo quasi considerare 《de facto》che la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino Amiterno, e la basilica di San Giuseppe Artigiano (già Ss. Biagio e Vittorino) a L'Aquila, rappresentano anche oggi delle 《Concattedrali》 nell'àmbito della Diocesi dell'Aquila.

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Concludo riportando di seguito la sostanza del precedente post del 24 luglio 2018.

Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla Via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «Piana di San Vittorino».

Legato alla città romana di Amiternum, dal Santo prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno, circa 12 km a nord-ovest della Città dell'Aquila.

Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime al di sotto della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.

Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano, in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra Città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari degli altri Patroni storici, e il 5 settembre del medesimo anno 1943 le sue reliquie vennero collocate sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio 

( 🌐 

https://www.improntalaquila.com/2015/01/25/laltare-della-nazione-milanese-nella-cattedrale-aquilana/

 🌐 https://www.abruzzoweb.it/laquila-laltare-della-nazione-milanese-nel-duomo-di-san-massimo/ ).


A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'Altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012, si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in Via Sassa,

non lontano dall'ex Via San Vittorino, corrispondente al tratto rettilineo della parte a valle dell'odierna Via Sallustio, cancellata dal disastroso sventramento per l'ampliamento del 《Vicolaccio》.



Mauro Rosati

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giovedì 16 luglio 2026

《GOBBA A PONENTE...》!

 

(phIrene Iovannitti, 2026)



🌓《Gobba a Ponente...

nei giorni del solstizio, il primo quarto della luna di giugno 2026.


🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), visuale da Pie' di Piazza.


In un tardo pomeriggio d'inizio estate,

un quarto di luna, netto, cristallino, campeggia in alto, incastonato nitido sul fondo di un bel cielo limpido, terso;

a destra, la nostra Cattedrale,

con la sua ricca e importante storia, 

《osserva》 anche lei lo spettacolo celeste, con il campanile sud che per un attimo sembra diventare un osservatorio astronomico.


La Luna è protagonista, la scena è sua, dea Selene di antiche mitologie.


In questo ritratto fotografico, però, è co-protagonista la facciata della nostra Cattedrale, da poco riscoperta, in uno scatto che ne esalta eleganti dettagli e la bicromia tra il registro inferiore, fino al timpano, 

e il registro superiore, dal finestrone fino ai due campanili.


In quest'immagine possiamo apprezzare la sfumatura cromatica fra i due livelli, nonché le sinuose mensole sotto le cornici che impreziosiscono le linee architettoniche di quest'opera dal gradevole gusto neoclassico;

e poi il quadrante di un orologio che s'intravede alla base del campanile: l'orologio e la luna, l'Uomo e gli astri, con la luna che scandisce i tempi dei cicli della Natura e l'orologio che scandisce invece i tempi umani seguendo proprio i ritmi astrali naturali (giorno-notte, luna crescente-luna calante, estate-inverno, e così via discorrendo); è proprio dai cicli astronomici, infatti, che traggono origine le nostre misure del tempo.


Senza aggiungere altro...

...a ciascuno di voi il piacere di apprezzare con gusto i soggetti e i dettagli racchiusi dall'inquadratura di questo suggestivo scatto fotografico!



Mauro Rosati

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domenica 21 giugno 2026

L'AQUILA, 1796-2026 -《IN TEMPI DIFFICILISSIMI...》, 230 ANNI FA UNA VISITA PARTICOLARE

 

L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): facciata del palazzo arcivescovile, a Pie' di Piazza; particolare (fonte immagine: Maps).



L'Aquila, 1796-2026 -《In tempi difficilissimi...》, 230 anni fa una visita particolare.


Sulla facciata del palazzo arcivescovile dell'Aquila, a pie' della Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), si legge in alto un'epigrafe che ci racconta un periodo particolare della storia europea che, sia in positivo, sia in negativo, è stata anche storia della Città dell'Aquila.


L'epigrafe.
《 FERDINANDO • IIII • REGI • P(IO) • F(ELICI) • A(VGVSTO) /
PVBLICAE • SECVRITATE • CONSERVATORI /
QVOD • ANNO • M D CC LXXXXVI /
DIFFICILLIMIS • TEMPORIBVS • EXERCITV • IN • PELIGNOS • DVCTO /
AQVILAM • VRBEM • [ante diem] VII • KAL(ENDAS) • QVINCTIL(ES) • DIVERTENS /
EPISCOPALIBVS • AEDIBVS • SVCCESSERIT /
ET • CIVES • PRAESENTIA • SVA • SVI • QVE • ORIS • SERENITATE /
AD • BIDVVM • BEAVERIT /
FRANCISCVS • XAVERIVS • GVALTERIVS • AQVILANORVM • ANTISTES /
D(EVOTVS) N(VMINI) M(AIESTATI) Q(VE) E(IVS)**** /
LAPIDEM • TANTAE • DIGNATIONIS • TESTEM • PONENDVM • CURAVIT 》 

Segue la traduzione non interamente letterale, per meglio rendere la comprensione del contenuto.
A re Ferdinando IIII [4°] pio, felice, augusto,
difensore dell'incolumità pubblica
che nell'anno 1796, in tempi difficilissimi, condotto l'esercito in Terra Peligna
deviando verso la Città dell'Aquila, nel settimo giorno prima delle calende di Quintile [25 giugno]*
entrò nel Palazzo Vescovile [il Vescovado]**
e con la sua presenza, unita alla serenità delle sue parole,
per due giorni avrebbe rincuorato i Cittadini.
Francesco Saverio Gualtieri***, vescovo degli Aquilani,
devoto alla sua autorità e alla sua maestà****,
fece apporre questa epigrafe a testimonianza di tanto riguardo 》 

Nota 1.
*《Quintile》è la forma più antica utilizzata in epoca romana per indicare il quinto mese dell'anno, quando l'anno iniziava a marzo (calendario di re Numa Pompilio); successivamente, nel calendario giuliano (di Gaio Giulio Cesare), con l'inizio dell'anno a gennaio, divenne il settimo mese e venne intitolato proprio a Giulio Cesare, 《Iulius》, da cui l'odierno 《Luglio》.

Nota 2.
** All'epoca L'Aquila era sede vescovile, pertanto nel 1796 si deve parlare di 《vescovado》, in riferimento al palazzo vescovile.
Successivamente, nel 1876, durante l'incarico vescovile del francescano mons. Luigi Filippi (O.F.M. Ref. - Ordine dei Frati Minori Riformati), L'Aquila venne elevata a sede metropolitana (capoluogo di provincia ecclesiastica) e il 《vescovado》 divenne 《arcivescovado》, con mons. Filippi che da vescovo divenne arcivescovo metropolita: ultimo vescovo e primo arcivescovo dell'Aquila.
Da qui l'odierna denominazione dell'adiacente Via dell'Arcivescovado, la quale collega Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) con Piazza della Repubblica.

Nota 3.
*** Francesco Saverio Gualtieri (1740-1831), nativo di Lucoli, Quarto di San Giovanni, fu vescovo dell'Aquila dal 26/03/1792 fino al 1817, quando venne poi nominato vescovo di Caserta
( fonte: chiesadilaquila.it , cronotassi dei vescovi e arcivescovi dell'Aquila ).

Nota 4.
****Nella traduzione di cui sopra, si scioglie e si traduce una delle possibili varianti dell'abbreviatura 《 D. N. M. Q. E. 》. 
Un'altra possibile lettura di questa abbreviatura è D(OMINO) N(OSTRO) M(AIESTATI)-Q(UE) E(IUS), ossìa 《Al Signore Nostro e alla sua Maestà》.
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Il contesto storico - Brevi cenni.
I 《tempi difficilissimi》 di cui parla l'epigrafe di Piazza del Duomo sono gli anni della 《Prima Campagna d'Italia》dell'armata di Napoleone Bonaparte, 1796-1797. 
Si forma di conseguenza la 《prima coalizione》 antinapoleonica, della quale faceva parte anche il Regno di Napoli, governato all'epoca dalla dinastia dei Borbone.
Quando passò per gli Abruzzi in quei giorni di giugno del 1796, Ferdinando IV re di Napoli stava quindi conducendo le sue truppe nell'ambito della campagna militare per fronteggiare l'avanzata napoleonica insieme agli alleati della coalizione.
La Prima Campagna d'Italia si concluse con la vittoria di Napoleone Bonaparte: cadde la Repubblica di Venezia, della quale egli depose l'ultimo doge e, con il Trattato di Campoformido (o Campoformio), i territori veneziani vennero concessi all'Impero Austriaco.
Seguì un periodo complesso nel quale s'inquadra l'eccidio del convento di San Bernardino del Sabato Santo 23/03/1799, con il relativo saccheggio e profanazione del corpo di San Bernardino da Siena, perpetrato dalle truppe napoleoniche entrate a L'Aquila da Porta Barete dopo la cattura dei soldati di un loro presidio. I saccheggi interessarono anche altri luoghi della nostra città, religiosi e civili, tra i quali le abitazioni nelle vicinanze del convento di San Bernardino.
Intanto in Italia nascevano le Repubbliche giacobine, tra le quali la Republica Partenopea, o Repubblica Napoletana (gennaio-giugno 1799), nella quale svolse un ruolo importante il giurista aquilano illustre concittadino Giacinto Dragonetti, già presidente della Gran Corte della Vicaria; la Repubblica Partenopea comportò il primo esilio di Ferdinando IV e una successiva sanguinosa repressione dei filo-francesi dopo il ritorno del re e la caduta della Repubblica nel giugno del 1799.
Nel 1800, la Seconda Campagna d'Italia decretò una nuova vittoria napoleonica.
Gli anni successivi furono caratterizzati dalla nascita dell'Impero Francese a seguito dell'incoronazione di Napoleone (1804) e le varie ex repubbliche giacobine divennero regni.
Dal 1806 al 1815 seguì il 《decennio napoleonico》 che vide prima Giuseppe Bonaparte (Giuseppe I ) e poi Gioacchino Murat alla guida del Regno di Napoli: fu un periodo di riforme politico-amministrative, alcune delle quali conservate anche dopo la Restaurazione, ma anche epoca di una prima ondata di soppressioni degli ordini religiosi, con il conseguente incameramento demaniale dei beni ecclesiastici e la dispersione o ricollocazione di una parte del patrimonio storico di molti conventi e monasteri.
A L'Aquila le soppressioni degli ordini religiosi comportarono, ad esempio, la cacciata dei Frati Francescani Conventuali (O.F.M. Conv.) dallo storico convento di San Francesco a Palazzo, per origine tra i più antichi della città, e dalla relativa omonima chiesa demolita poi nel 1878.

I 《difficilissimi tempi》 di cui ci parla l'epigrafe sul palazzo arcivescovile nella nostra Piazza del Duomo (Piazza del Mercato) furono effettivamente tali e anche molto complessi, fatti di luci e di ombre: - da un lato - saccheggi, eccidi di civili laici e religiosi, repressioni antirivoluzionarie e - dall'altro - riforme che ammodernarono i territori interessati dalla presenza francese, nonché le esperienze di Repubbliche basate sulla sperimentazione di nuove forme di governo.
Difficile quindi poter dare un giudizio univoco sui decenni che videro la presenza napoleonica in Italia, suddivisa nei suoi vari Stati dell'epoca.

Intanto Ferdinando IV di Borbone di Napoli, che aveva anche il titolo di re Ferdinando III di Sicilia, tornò per la seconda volta sul trono di Napoli nel 1815 e l'anno successivo riunificò i regni di Sicilia e di Napoli nell'unico Regno delle Due Sicilie, divenendo Ferdinando I delle Due Sicilie.


Mauro Rosati
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giovedì 14 maggio 2026

FRA' PIETRO DEL CORVARO: UN (ANTI)PAPA DALLA PROVINCIA AQUILANA

 

Corvaro di Borgorose:
la chiesa di San Francesco 《nuovo》.

(Fonte immagine: Wikipedia;
autrice: Marica Massaro)


Fra' Pietro del Corvaro: un (anti)papa dalla Provincia aquilana.


Circa sei mesi fa abbiamo conosciuto papa Paolo IV (regnante 1555-1559), della nobile famiglia napoletana Carafa della Stadera e di origini iberico-aquilane in linea materna, in quanto nipote di Maria Pereyra-Noronia Camponeschi e di suo marito Pietro Lalle Camponeschi.


Oggi facciamo invece conoscenza, per grandi linee, con un antipapa originario dell'Abruzzo Ulteriore aquilano.

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Corvaro, il centro più popoloso del Comune di Borgorose (Borgocollefegato fino al 1960), è un paese situato a circa 30 km da L'Aquila, il quale si caratterizza per la presenza di un borgo antico (detto《il paese vecchio》), arroccato su un colle (《ju Colle》) riparato a Tramontana, 

e un insediamento a valle nato e sviluppatosi nel corso del Novecento (il 《paese nuovo》), in particolare dal sisma della Marsica del 1915, parzialmente, e ancor di più dagli anni '60 in poi, con il 《boom》 economico di quel periodo.

Camminando per le vie del Corvaro 《nuovo》 si può giungere in un'ampia piazza circondata da caseggiati omogenei disposti a rettangolo, molti realizzati nella prima metà del Novecento. Per i cittadini corvaresi questo luogo è noto popolarmente con il toponimo 《la Piscina》. La targa toponomastica ufficiale, però, indica la denominazione di 《Piazza Niccolò V》, un nome che possiamo definire da papa.


Chi è il Niccolò V titolare di questa piazza?

Facciamo un passo indietro e torniamo al Duecento.


Corvaro è un borgo storicamente e culturalmente legato agli Abruzzi, in particolar modo alla vicina Marsica (Contea di Celano), e non solo, assegnato poi alla neocostituita Provincia di Rieti nel 1927 insieme agli altri centri dell'ex Circondario abruzzese di Cittaducale; geograficamente siamo a due passi dai confinanti comuni aquilani di Tornimparte e di Lucoli (Quarto di San Giovanni fuori le mura). 

Significative, nella toponomastica corvarese, sono la 《Via Aquilana》 che sale verso Tornimparte dal rione di Vallerìo (《Valle Rio》, dal rio/torrente che scorre ai suoi piedi), e la 《Via Marsicana》 che si dirige verso est in direzione di Magliano de' Marsi.

Proprio a Corvaro nacquero tra i primi insediamenti francescani negli Abruzzi: prima San Francesco vecchio, tutt'oggi esistente seppur non più sede conventuale, dal quale prende il nome un piccolo abitato alla periferia est del paese;

poi San Francesco nuovo, oggi inglobato dal centro abitato novecentesco, di cui rimane la chiesa ricostruita dopo il terremoto della Marsica del 1915, e officiata al culto come chiesa complementare rispetto a quella parrocchiale. 


Alla metà del Duecento nacque a Corvaro un signore di nome Pietro Rainalducci (1258 circa - 1333), o Rinalducci. Annullato il matrimonio, il Rinalducci prese i voti entrando proprio nell'Ordine dei Frati Minori, ossìa i Francescani.

Fra' Pietro visse la sua nuova vita da francescano in un'epoca carica di tensioni tra il Papato e l'Impero nonché di attrito nell'ambito dell'ordine minoritico e tra questo e il papa, più specificamente ai tempi di Ludovico IV di Baviera e del papa francese Giovanni XXII (regnante 1316-1334), quest'ultimo sostenuto dal re di Napoli Roberto d'Angiò.

Erano i tempi della 《cattività avignonese》, quando i pontefici risiedettero ad Avignone per gran parte del Trecento, fino al ritorno a Roma nel 1377.


In questo clima, fra' Pietro del Corvaro venne eletto papa in Roma con il nome di Niccolò V, in contrapposizione al papa Giovanni XXII, alla presenza di Ludovico IV il Bavaro, della corrente del clero antiavignonese, e della popolazione romana.

Incalzato dall'avanzata delle truppe angioine da sud, alleate del papa avignonese, Niccolò V fuggì verso nord in varie tappe, raggiungendo infine un accordo con il papa Giovanni XXII che gl'imponeva l'abiura, in particolare alla luce del rientro in Germania di Ludovico IV di Baviera, fuggito anch'egli da Roma.



Mauro Rosati

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Spunti di approfondimento biografici e bibliografici sono disponibili, ad esempio, in:

🌐

https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-v-antipapa_(Enciclopedia-Italiana)/

🌐

https://www.treccani.it/enciclopedia/antipapa-niccolo-v_(Dizionario-Biografico)/


(URL consultati in data 14/05/2026)

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lunedì 6 aprile 2026

IL 《DIARIO》

 

( 📖 G. PARISSE, La Storia di Onna,
volume I - Dalle origini al Settecento )


Onna (L'Aquila), 06 aprile 2026


Andare ad Onna il 06 aprile inevitabilmente non lascia indifferenti. 

Il 06/04/2009 Onna è stata la comunità che ha pagato al terremoto il prezzo umano più alto in rapporto alla sua popolazione: 40 vittime su circa 350 abitanti, oltre il 10%.


Oggi, diciassette anni dopo, mi sono trovato ad Onna per la presentazione di un importante lavoro storico pubblicato da Giustino Parisse, onnese, giornalista e studioso di storia locale. Si tratta del 1° volume di una 《trilogia》 che ripercorre la storia di Onna dagli albóri documentati fino ai nostri giorni.


E così, mentre ascoltavo gli interventi e guardavo quel volume, nella mia mente scorrevano alcuni pensieri e in particolar modo una sorta di metafora, di parallelismo.

La storia di Onna non è iniziata il 06/04/2009 bensì secoli e millenni più addietro. Non esistono comunità di 《serie A》 e comunità di 《serie B》, poiché ogni luogo ha la sua Storia e le sue storie da narrare, talora bisogna andarle a cercare o a riscoprire, però esistono. E Onna, piccola 《villa》 (villaggio) del nostro Contado storico, non fa eccezione, non ha meno dignità storica.

E proprio riflettendo su ciò, durante l'incontro nella mia mente si faceva strada una semplice constatazione, forse banale o forse no, non saprei: che si tratti di un paese, di una città, di un'intera nazione, ogni Comunità è sostanzialmente un 《diario》 in itinere, sul quale abbiamo due parti, 

da un lato le pagine già scritte dalla penna delle generazioni che ci hanno preceduto nel corso delle epoche,

dall'altro tante pagine bianche sulle quali siamo noi e i nostri pòsteri a dover scrivere.

Sfogliando questo ideale《diario》, fatto di case, di gente, di tradizioni, ogni tanto troviamo uno strappo su qualche pagina, uno strappo più o meno grande che interrompe la scrittura del racconto. Nel 《diario》 di Onna, soltanto in questi ultimi cento anni, troviamo almeno due grandi strappi:

- l'eccidio nazista dell'11/06/1944, con 17 vittime innocenti,

- il terremoto del 06/04/2009, con le sue 40 vittime soltanto ad Onna.

Queste pagine ferite dagli strappi vanno conservate nel diario e ne sono parte integrante, perché non si possono e non si devono dimenticare gli innocenti che, in ogni epoca, sono stati sottratti alle loro Vite.

Dopo le pagine strappate troviamo altre pagine, pagine bianche e integre ancora da scrivere. E qui, per noi contemporanei, inizia il nostro compito, il nostro dovere, ossìa riprendere e continuare la scrittura di quel 《diario》 impugnando la penna di coloro che ci hanno preceduto nelle epoche trascorse; proseguire il racconto di questo 《diario》 nel presente e nel futuro, lavorando sulle pagine bianche senza dimenticare o ignorare le pagine già scritte, comprese quelle strappate.

Ciò che vedo fare ad Onna, dalla sua Comunità, dalle sue realtà socio-culturali, mi sembra proprio ciò su cui riflettevo poco più sopra.

E questa breve riflessione, questa specie di metafora del 《diario》, che è partita da Onna, vale a mio avviso come incoraggiamento per qualsiasi Comunità che nel passato e nel presente abbia subito gli strappi della Storia, provocati talora da eventi naturali, altre volte da colpevoli eventi umani.

Senza enfasi retorica, personalmente mi sento di affermare che Onna è un esempio concreto su come custodire e proseguire il racconto di questo 《diario》 che si tramanda di mano in mano nel corso della Storia.


Nella sala di 《Casa Onna》 erano oggi esposti 36 scatti fotografici: 

18 immagini ritraggono Onna dopo il terremoto del 2009, 

altre 18 fotografie, dalle medesime inquadrature, ritraggono Onna di oggi nella sua ricostruzione che ha custodito il disegno delle strade, i toponimi, le tracce materiali del suo passato. Trovo particolarmente significativa l'essenza del titolo di questa esposizione fotografica, titolo che riassume sostanzialmente le mie stesse impressioni già esposte in passato:

Onna, il paese della Riconciliazione e della Rinascita; 

la Riconciliazione con i Tedeschi, gli occupanti di guerra di ottant'anni fa, gli amici di oggi nella ricostruzione,

e parallelamente la Rinascita materiale e sociale del paese grazie proprio all'apporto fondamentale della Germania di oggi.



Mauro Rosati

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lunedì 30 marzo 2026

AQUILE A CONFRONTO - ARTE SACRA E ARALDICA CIVICA

 

Madonna con Bambino in trono e angeli》, particolare.
L'Aquila, MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ )



✍ Arte sacra e Araldica civica - Aquile a confronto

Un altro tassello nell'evoluzione della nostra arme civica aquilana.


🚩 L'Aquila - Particolare dell'opera 《Madonna con Bambino in trono e angeli》attribuita a Saturnino Gatti, datata al 1505-1506, oggi esposta presso il MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo

( https://museonazionaledabruzzo.it/opere/madonna-con-bambino-in-trono-e-angeli/ ).


📍 La Madonna con il Bambino è seduta su di un trono coperto da un baldacchino di cui vediamo i lembi semicircolari che pendono a cornice.

🛡 Nei lembi riconosciamo subito l'alternanza del bianco e del rosso, tradizionalmente i colori più antichi identificativi della Città dell'Aquila (con il bianco sempre preferibilmente da associare a un delicato metallo argento).

🦅 Sui lembi bianchi osserviamo nitidamente la nostra aquila civica in maestà, nella sua versione più antica e stilizzata, 《sveva》, che è attestata in questa forma almeno fino alla metà del Cinquecento.


↪ In questo caso le aquile centrali sono disposte in posizione affrontata, speculare, probabilmente per evidenziare il centro del dipinto attaverso il quale passa la linea di fuga prospettica (normalmente la nostra aquila civica è infatti vòlta, ossia con la testa che guarda verso la destra araldica, corrispondente alla sinistra per noi che osserviamo). 


↪ Osservando ancor più attentamente l'immagine possiamo cogliere un altro aspetto che si lega strettamente alla storia del nostro stemma civico: sui lembi rossi, aguzzando la vista, riconosciamo il compendio bernardiniano, ossìa il trigramma del Nome di Gesù che qui sembra intravedersi nella versione latinizzata 《IHS》, con la 《H》 crocettata. Il trigramma è disegnato con smalto oro (metallo) correttamente alternato al rosso (colore) di fondo, secondo la regola del 《metallo non tocca metallo, colore non tocca colore》.


❓ Ma perché troviamo i colori, l'arme e gli altri attributi civici in un'opera d'arte sacra?

❗ Perché, come spiega la relativa scheda dell'opera a cura del MuNDA, il dipinto venne commissionato dalla Magnifica Camera Aquilana, lo storico organo di governo cittadino, e si trovava originariamente collocata nella cappella della Torre Civica di Palazzo.



Mauro Rosati

🌱 🖼 OMNIA PULCRA SITIO

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mercoledì 18 marzo 2026

L'AQUILA NELL'ARTE: VIA ROCCA DI CORNO

 

Immagine n. 2 - L'Aquila, via Rocca di Corno
in un dipinto di Teofilo Masulli.


Immagine n. 1 - L'Aquila, via Rocca di Corno
in una fotografia d'epoca.

(Fonte immagine: Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group).


Immagine n. 3 - L'Aquila,
via Rocca di Corno
in una ceramica figurata.



🚩 L'Aquila, tre vedute di Via Rocca di Corno (Quarto di San Giovanni) interpretate da tre differenti espressioni d'arte: la fotografia, la pittura, la ceramica.


📍 Via Rocco di Corno è una di quelle caratteristiche vie 《minori》 aquilane, di quelle che quando le attraversi trovi una diversa espressione della città: dalla città più alto-locata, fatta di splendidi palazzi signorili, alla città più popolare, fatta di altrettanto splendide casette attraverso le quali si ha l'impressione di trovarsi all'interno di un piccolo borgo, così come accade similmente tra le viuzze di Borgo Rivera e tra le Coste e gli sdruccioli che da Capopiazza scendono verso via Fortebraccio. 

↪ Sono due anime della città solo apparentemente distanti, diverse, ma in realtà complementari: due anime senza stonature reciproche, che convivono e si amàlgamano armoniosamente in un contesto urbanistico storico sapientemente disegnato dalla perizia dei nostri antenati.


🏰 Siamo nel Quarto di San Giovanni, quello che guarda verso i castelli, le ville e le terre di sud-ovest nel Contado Aquilano. Via Rocca di Corno, nella sua denominazione, richiama quella parte di Contado che gravita intorno al diruto castello di Corno, aggregato al 《Comitatus》 aquilano già nel corso del Quattrocento, secondo quanto riporta Carlo Blasetti.


📍 Come le altre vie storiche dell'Aquila, che hanno saputo adattarsi efficacemente ai dislivelli altimetrici, ai saliscendi lungo il loro percorso, anche Via Rocca di Corno ha una veduta particolarmente suggestiva da offrirci:

da Via XX Settembre fermiamoci subito all'imbocco di Via Rocca di Corno; guardando verso l'alto scorgiamo i due campanili della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio, in particolare ne vediamo le porzioni più in alto con i rispettivi cupolini.

↪ Prima di addentrarci nella stradina facciamo qualche passo a destra e siamo subito all'ingresso di Via delle Bone Novelle (la storica《Valle di Rojo》di cui ci parla il prof. Colapietra): da qui un'altra veduta ci colpisce e ci affascina; guardiamo verso l'alto e vediamo la suggestiva cupola a tamburo, tipologia alla 《lombarda》, della chiesa di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), resa ancora più slanciata dalla sua posizione situata in maggiore altura rispetto a Via XX Settembre.


📍 Ora possiamo entrare in Via Rocca di Corno percorrendola in direzione del cuore della città, accompagnati da queste tre immagini allegate.


🖼 1- L'immagine n. 1 ci mostra l'inizio di Via Rocca di Corno in direzione nord, mediante una foto d'epoca (anni '30 del Novecento) che ne ritrae un momento di vita quotidiana attorno alla sua famosa fontanella con il palazzetto d'angolo smussato che possiamo vedere tutt'oggi sulla sinistra entrando da via XX Settembre

(la foto è tratta dal Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group).


🖼 2 - L'immagine n. 2 è un dipinto di Teofilo Masulli, il cui linguaggio riesce a rendere con vivace verità le scene di genere popolate da personaggi di estrazioni sociali differenti, ben rese dal diverso abbigliamento nonché dalle differenti posture e atteggiamenti, scene normalmente ambientate in spazi più o meno noti della nostra Città ma sempre vivi grazie alla 《calda》 scelta di colori e alla vivacità dei personaggi che sembrano statuine viventi le quali animano la scena di tanti bei presepi artistici.

Nella scena rappresentata dal Masulli riconosciamo lo stesso palazzetto d'angolo che avevamo già intravisto sulla sinistra della foto nell'immagine n. 1.

Davanti a quel palazzetto possiamo prendere due direzioni: 

- a destra proseguiamo lungo Via Rocco di Corno, salendo, fino a giungere a Piazza Rocca di Corno caratterizzata da una forma triangolare che la rende facilmente riconoscibile;

- a sinistra invece possiamo salire lungo una scalinata-cordonata dai bassi gradoni, che assecondano la pendenza, e raggiungiamo Via del Cardinale da dove poi possiamo proseguire in salita fino a Piazza del Cardinale (Amico Agnìfili) continuando quindi a camminare verso Piazza Santa Maria di Rojo, dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rivera, o verso Piazza San Marciano dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rustici.


🖼 3 - L'immagine n. 3 è invece una ceramica figurata fatta realizzare dalla storica compagnia teatrale 《Il Gruppo》 dell'Aquila nel settembre del 2009, in occasione del 30° anniversario dalla fondazione grazie alla passione e all'impegno dei coniugi Rossana Crisi e Franco Villani, che hanno cresciuto artisticamente generazioni di giovani studenti che si avvicinavano al teatro amatoriale dialettale. Proprio lì, in una delle casette di via Rocca di Corno, 《Il Gruppo》 aveva una sede di riferimento fino al sisma del 2009. Oggi, a 47 anni dalla fondazione, la compagnia teatrale prosegue la sua attività meritoria nella coltivazione del dialetto aquilano.

La ceramica figurata che vediamo nella terza immagine inquadra Via Rocco di Corno in visuale perfettamente frontale, con la vista in profondità che parte proprio accanto alla famosa fontanella.


❓Che altro dire? 

❗Molto altro, teoricamente! 

↪ Fermiamoci però qui e andiamo a percorrere e a contemplare le vedute prospettiche e l'atmosfera di questa stradina aquilana che, insieme a tante altre, impreziosisce la percezione d'insieme della nostra città.



Mauro Rosati

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P.S. Nel dipinto di Teofilo Masulli vediamo un caratteristico bel balcone-ballatoio in legno, uno 《jafu》(o 《glifo》) come in passato se ne trovavano tanti anche nel nostro territorio, con alcuni che sono stati meritevolmente recuperati; nel corso del tempo, forse già dal secolo scorso, il balcone in legno del dipinto è stato purtroppo sostituito da un più comune e anonimo balcone in cemento. Ciò nonostante la suggestione di quell'angolo di città rimane ugualmente viva grazie al suo disegno d'insieme rimasto fedele alla sua conformazione storico-urbanistica.

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lunedì 9 marzo 2026

AQUILA NERA, AQUILA ROSSA

 

Aquila: 《Arme della Città
Immagine 2 - Policromìa


Aquila: 《Arme della Città
Immagine 1 - Monocromìa



🦅 🛡 Una versione dell'arme civica della Città dell'Aquila così come rappresentata nella pianta della città di Johannes Blaeu e Pierre Mortier (stampa 1680; ristampa 1704).

📍Nella versione in monocromìa (immagine 1) si distingue bene la scritta in basso 《Arme della Città》.


📍L'impostazione d'insieme è quella consueta dell'aquila in maestà (posta frontalmente), coronata d'oro.


📍Due dettagli risaltano invece riguardo alla cromìa e alle ali:

- ↪ si tratta di un'aquila dal volo alzato (ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto), a differenza del più frequente volo abbassato;

- ↪ la versione in policromìa (immagine 2), poi, ci restituisce un'aquila rossa su campo argento che si può blasonare in bozza come 《D'argento, all'aquila rossa in maestà, dal volo alzato e coronata d'oro》; lo scudo è classificabile come 《accartocciato》, tipologia diffusa già a partire dal Cinquecento, le cui pieghe intendono imitare l'accartocciamento (le pieghe) di un foglio in pergamena.



Mauro Rosati

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mercoledì 4 marzo 2026

2ª parte - 《...CHE NE SAI DELLA NOSTRA FERROVIA, CHE NE SAI?》

 

2ª parte

《...Che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai?》 

(L. Battisti, 《Pensieri e parole》)

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Immagine 1 - Basamento gru ex ferrovia
Aquila-Capitignano (2026).


🏗 A prima vista sembra un'enorme ruota, quasi come quella di un mulino. Il diametro e lo spessore del ferro sono impressionanti (immagine 1).


🔤 Accanto c'è un pannello informativo con una foto d'epoca (immagine 2): 

in pratica è la grande base di una gru di servizio in prossimità dell'ex stazione di partenza da L'Aquila per Capitignano.

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Immagine 2 - Pannello informativo: foto d'epoca (ottobre 1921) del piazzale della stazione dell'ex ferrovia Aquila-Capitignano (in servizio anni 1920/1922 - 1933/1935).


🔤 Nel pannello informativo c'è una foto d'epoca (immagine 2) dove si riconoscono l'ex stazione, più in fondo, il piazzale con i binari in primo piano, e un magazzino con dei capannoni non più esistenti.

🏗 La gru sembra una giraffa di metallo.

↪ Sulla sinistra si vede anche un grosso serbatoio di quelli che rifornivano d'acqua le caldaie delle locomotive a vapore.


↪ Allineati con il magazzino della foto, forse demolito in passato, e con i binari, ci sono dal lato opposto (fuori dalla foto) gli altri magazzini ferroviari tutt'oggi esistenti, in pratica quelli che adesso ospitano attività ristorative e locali in generale.

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Immagine 3 - Ex piazzale della stazione Aquila-Capitignano.
Foto comparativa (2026) pressappoco dalla medesima posizione della foto d'epoca precedente (v. immagine 2).


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Da questa visuale (immagine 3), confrontando con l'immagine d'epoca, si osserva che:

• il magazzino non più esistente (situato più avanti) si trovava quasi allineato alla bella ex stazione, che vediamo a destra anche nella foto contemporanea (immagine 3), più o meno a ridosso del parcheggio odierno, già piazzale della stazione e poi ex mercato ortofrutticolo;

• la gru-giraffa, il serbatoio d'acqua e alcuni capannoni di servizio (immagine 2), erano invece situati a sinistra, dove adesso c'è l'edificio contemporaneo semicircolare;

• i binari passavano in primo piano sulla destra (cfr. immagine 2 con immagine 3), ovviamente in linea con la stazione.



Mauro Rosati

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Sulla ferrovia Aquila-Capitignano vedi anche la 1ª parte: 🌐

https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/10/che-ne-sai-della-nostra-ferrovia-che-ne.html?m=1

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