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venerdì 19 dicembre 2025

2ª parte - LE BANDIERE COME FORMA DI EDUCAZIONE CIVICA QUOTIDIANA







Di nuovo sulla problematica delle bandiere esposte in modo indecoroso, facendo seguito a precedenti post a tema:

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https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/10/le-bandiere-come-forma-di-educazione.html?m=1

(16 ottobre 2025)

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https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/06/siamo-fatti-anche-di-simboli.html?m=1

(08 giugno 2025)


Un'altra scuola della nostra città, stessa situazione dei post sopracitati (vedi immagini):

bandiere esposte ridotte a 《cenci》, forse anche peggio delle pezze con cui si fanno le pulizie.


Senza ripetere quanto già esposto nei post precedenti (che potete consultare dai link più in alto), giova semplicemente ribadire il concetto che la dignitosa esposizione delle bandiere è una forma di educazione civica, ancor più importante quando parliamo di luoghi di formazione come scuole, università, e non solo.


Quei semplici《drappi colorati》rappresentano il senso di condivisa appartenenza a una Comunità:

locale, nazionale, sovranazionale.

Comunità nelle quali ci riconosciamo, per origini e/o per libera scelta.

Non qualcosa che ci divide, bensì qualcosa che ci unisce: a partire dalle nostre realtà locali.

Sempre con l'auspicio che anche la nostra bandiera civica locale possa essere esposta negli edifici pubblici del territorio comunale.


Una casa ben tenuta si vede già da fuori all'ingresso.



Mauro Rosati

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Chi ha sensibilità riguardo alla tematica, può condividere.

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giovedì 16 ottobre 2025

LE BANDIERE COME FORMA DI EDUCAZIONE CIVICA QUOTIDIANA

 

Fig. 1 - L'Aquila: bandiera civica con colori
e stemma della città.
(Foto: Mauro Rosati, 2021)


Fig. 2 - Nella foto, a destra,
bandiera italiana
consumata e lacera.


Riflettendo - Le bandiere come forma di educazione civica quotidiana


L'art. 292 del Codice Penale italiano contempla il reato di 《vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato》:
in parole semplici s'intende un'offesa verbale e/o materiale ai simboli della Repubblica Italiana.
L'art. 299 del Codice Penale, invece, illustra il reato di vilipendio verbale nei confronti di bandiere o emblemi di Stati esteri, secondo specifiche prescrizioni.

Ci si riferisce quindi a ingiurie e/o a danneggiamenti volontari.
Tuttavia sorge spontanea una domanda, a puro titolo di riflessione:
in un certo senso, anche se in maniera involontaria, non è 《vilipendio》 anche esporre bandiere e simboli civili in condizioni di vistoso degrado?


Capita purtroppo spesso di vedere bandiere sbiadite, sfilacciate, strappate, esposte davanti alle scuole (fig. 2), agli uffici, e non solo:
https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/06/siamo-fatti-anche-di-simboli.html?m=1

In questo caso non sarebbe più dignitoso non esporle per nulla?
Oppure meglio, invece, prestare maggiore attenzione e cura nei confronti di questi simboli che fanno parte della nostra educazione civica quotidiana?
Tra l'altro le bandiere rovinate non vanno buttate come fossero rifiuti indifferenziati bensì dovrebbero essere previste delle procedure specifiche.


E poi, in conclusione di questa breve riflessione, viene in mente anche il nostro simbolo civico, la nostra bandiera cittadina (fig. 1).
Sarebbe educativo e significativo che un vessillo con lo stemma della nostra città-territorio venisse issato davanti a sedi di uffici pubblici e scuole, e in corrispondenza di spazi pubblici (piazze, vie, monumenti) particolarmente rappresentativi.
Viene da pensare, ad esempio,
a Piazza del Duomo (la Piazza Maggiore),
a Viale delle Medaglie d'Oro (il principale viale di accesso alla Fortezza cinquecentesca, in prossimità di un punto particolarmente elevato dell'altura su cui sorge la nostra città),
a Piazzale Caduti del Soccorso, nella Villa Comunale, dove si trova il Monumento ai Caduti.
Ovviamente insieme alle bandiere d'Italia e dell'Unione Europea.

È un uso già in essere da molti anni in tanti Comuni, sia nei nostri Abruzzi, sia in altre Regioni.

Non si tratta né di 《nazionalismo》 né di 《campanilismo》, bensì di semplice dignità collettiva di Comunità nonché di decoro civico.



Mauro Rosati
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domenica 8 giugno 2025

《SIAMO FATTI ANCHE DI SIMBOLI》


 

(Foto: Mauro Rosati)


Siamo fatti anche di simboli.

🇮🇹 🇪🇺 Quelle nella prima foto sono due delle bandiere esposte davanti alle nostre scuole cittadine.
In questo caso la bandiera dell'Unione Europea è ancora in condizioni discrete mentre la bandiera della Repubblica Italiana, come si può osservare, è purtroppo in condizioni di degrado, con il tessuto ampiamente logoro e sfilacciato.
Si tratta di una situazione che purtroppo si riscontra di frequente, e non solo davanti alle scuole. L'auspicio è che si possa porre maggiore attenzione alla cura ordinaria di questi simbolici drappi e alla loro sostituzione quando non sono più in condizione di essere esposti.


🦅 Ci tengo poi, da cittadino aquilano, ad aggiungere una proposta.

📍 Penso che sarebbe bello, auspicabile e formativo per gli studenti e per tutti noi cittadini in generale che in tutti gli edifici pubblici del territorio comunale, scuole incluse, venisse esposta anche la bandiera civica con i colori e lo stemma della nostra Città dell'Aquila (Città-Territorio), insieme a quelle della Repubblica e dell'Unione. Personalmente ritengo che sarebbe una forma di educazione civica quotidiana al fine di suscitare nella cittadinanza, e tra i giovanissimi scolari in particolare, curiosità, consapevolezza, senso di appartenenza rispetto alla propria Comunità locale. Senso di appartenenza che si traduce nel tempo in senso di responsabilità e di rispetto nei confronti dei luoghi in cui viviamo tutti i giorni.


🗓 La quotidianità è fatta certamente di tante necessità materiali ma anche i simboli hanno la loro importanza, sia nella nostra formazione, sia nel rafforzamento del nostro sentimento civile.



Mauro Rosati
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sabato 21 ottobre 2023

《LE VERE INNOVAZIONI》 - BUSTA DEL LATTE

Una busta del latte in cartone leggero e ridotta quantità di plastica.



♻️ - Le vere innovazioni, quelle utili e migliorative.


🥛 Ecco cosa rimane di una busta di latte in cartone leggero, dopo l'uso (v. immagine in alto).

È una tipologia di contenitore che personalmente scelgo e utilizzo già da qualche tempo, e mi trovo bene.


📍 Il cartone è impermeabilizzato all'interno da una sottilissima pellicola in bioplastica, e quindi smaltibile nella raccolta della Carta.


📍 Le parti in plastica sono ridotte al minimo e vanno anch'esse nella differenziata (raccolta Plastica):

si tratta esclusivamente del tappo e del colletto a imbuto, quest'ultimo realizzato in plastica (polietilene) a bassa densità (LDPE - Low Density PolyEthylene) e quindi con una minor quantità di materiale plastico, meno impattante e più facilmente riciclabile.


👁 Anche a colpo d'occhio, si nota facilmente la proporzione tra le parti in plastica e la prevalente componente in cartoncino.


💪 Unica 《fatica》 (si fa per dire ovviamente):

- separare il colletto in plastica dal cartone, mediante lo strappo di una linguetta punzonata già predisposta;

- risciacquare con un po' d'acqua tiepida il residuo interno del latte (residuo quasi trascurabile poiché la bioplastica di rivestimento riduce l'aderenza della parte grassa).


Infine, si lascia asciugare il cartone che è pronto per essere smaltito con la carta. ♻️ 


Mauro

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martedì 5 ottobre 2021

UN GONFALONE PER OGNI PORTA

Gli stemmi delle otto contrade di Legnano
(Fonte immagine: 
https://www.legnanonews.com/archivio/img/news/792D504C-E06C-3CD3-E372E27DFA2278F1.jpeg )


Legnano, i labari delle Contrade davanti al Castello di San Giorgio.
(Fonte immagine: 
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/01/Castello_di_San_Giorgio_a_Legnano14.jpg
)

Stemmi e nomi delle otto contrade di Legnano.
(Fonte immagine: 
https://colospaola.files.wordpress.com/2017/05/18787897_1811441602503321_1234433012_n.png )


Legnano - Ieri, durante il 102° Trofeo Bernocchi (ciclismo), veniva spesso inquadrato il Castello di San Giorgio davanti al quale sono orgogliosamente esposti i gonfaloni delle otto Contrade di Legnano.
Tra queste contrade ve n'è una dell'emblema (e dal nome) particolarmente familiare per la nostra Città dell'Aquila.

Come già feci pubblicamente qualche anno fa, desidero rilanciare l'idea del gonfalone del Quarto di appartenenza appeso all'esterno davanti a ciascuna delle Porte lungo le Mura della nostra Città (ovviamente due gonfaloni se si tratta di porte 《di confine》 tra un Quarto e l'altro).

A mio personale parere, un modo come altri per ravvivare un sentimento di appartenenza civica.
Un po' come gli stemmi dei castelli sul selciato davanti alla chiesa corrispondente (《Uno stemma per ogni chiesa》).


Mauro Rosati



lunedì 30 agosto 2021

IL BUFFET!

(Fonte immagine: wired.it)


Da una mia riflessione «sul campo» di agosto 2018!
Scherzando…ma non troppo!

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IL BUFFET!


Quel momento in cui l'evoluto homo sapiens sapiens regredisce a uno stato primordiale prossimo alla bestialità!



Lo stesso homo sapiens sapiens che viaggia nello spazio, che vanta grandi capolavori nelle diverse Arti, che ha prodotto e produce grandi innovazioni tecnologiche, che ha generato e genera periodicamente grandi Intelletti!



Sì, proprio lui!



Ma davanti al buffet tutto questo, per un attimo, si eclissa miseramente, e - nel «sonno della ragione» - l'animale «homo sapiens» si tuffa ferocemente sulla preda per cibarsi avidamente, anche a costo di spietate aggressioni nei confronti dei suoi simili; una sorta di lotta per la sopravvivenza!



«Homo homini lupus»!



E solo dopo aver alzato la bocca «dal fiero pasto» e placata la sua furia, recupera le sue sembianze più rassicuranti e torna ad essere l'homo sapiens sapiens che conosciamo!


D'altra parte l'«evoluzione» non è un processo diretto e lineare!



(Articolo pubblicato su Nescional Geografic 😜)

 



Mauro Rosati




martedì 6 luglio 2021

SUPER-BONUS o SUPER-SPRECO?

SUPER-BONUS o SUPER-SPRECO?

Il tanto celebrato superbonus - e i suoi fratelli - per il miglioramento termico e antisismico, alla prova dei fatti si sta profilando sempre più come un nuovo super-spreco di denaro pubblico, e quindi nostro. A giovarne, ancora una volta, saranno certamente e principalmente le banche - legittimamente, per carità  - grazie ai cospicui recuperi da tassi di interesse: e banche, vuol dire lo stesso soldi nostri, i nostri risparmi. 

Siccome negli ultimi dieci anni abbiamo speso pochi quattrini di denaro pubblico per salvare innumerevoli banche, ci voleva anche questo ennesimo 《contentino》!


D'altra parte non è che mi aspettassi qualcosa di diverso da questa 《repubblichetta delle banane》!

Oltre alle banche, ne gioveranno pochissime altre categorie, sempre legittimamente però pur sempre una minoranza rispetto alla collettività. 

Non ne gioveranno granché - invece - i 《bananari》, ossia i soliti pseudo-furbetti che si tuffano subito dentro quando 《paga lo Stato》, anche se non ne hanno bisogno.

Peccato che lo Stato paghi con i soldi che versiamo proprio noi 《bananari》 - quantomeno chi paga le tasse -.

E così, considerati un po' i nostri noti e prevedibili vizietti nazionali, la maggior parte di questi bonus andrà bruciata in inutili interventi non efficaci e non risolutivi, che trascureranno le priorità.

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Da questo superbonus, infatti, mi sarei aspettato incentivi che si concentrassero prioritariamente sul miglioramento antisismico del nostro territorio nazionale e con precedenza per le zone storiche di città e borghi, ossia le più fragili e le più importanti da questo punto di vista.

Poi mi sarei aspettato un bel piano edilizio nazionale 《a volume zero》 per il recupero dei fabbricati rurali: case, cascine, casali, casolari, masserie, ecc.; con incentivi per chi recupera e 《divieto》 di interventi esteticamente impropri e di aumenti di cubatura dei fabbricati rurali originali.

Mi sarei aspettato un piano nazionale di ripopolamento per le zone più soggette a calo demografico, mediante esenzioni fiscali e potenziamento dei servizi (fibra ottica, collegamenti leggeri e veloci, e altro) per chi va o torna a vivere nei centri storici, grandi o piccoli che siano.

Mi sarei aspettato un piano nazionale di sostituzione edilizia e riqualificazione per i tanti quartieri di qualità scadente tirati su negli anni dell'《esplosione》 edile italiana del secondo Novecento.

E tante altre belle cose sulle quali non mi dilungo.

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E invece no! 

Più della metà dei Comuni italiani si trova in zone a media e alta pericolosità sismica, e anche le zone a pericolosità bassa o molto bassa non sono esenti con certezza dal rischio: teoricamente - lo affermano esperti in materia - non esiste nessuna zona della crosta terrestre che possa ritenersi veramente immune da eventi sismici.

Figuriamoci l'Italia che si trova in una delle aree più 《calde》 del Mediterraneo e d'Europa.

E non ci dilunghiamo sull'attività vulcanica, marina e terrestre, o sul rischio idrogeologico che interessa praticamente tutto il territorio nazionale, isole comprese.


Insomma, il superbonus l'avrei concentrato su queste priorità, fondamentali per ridurre i rischi e i costi in termini umani - in primis - ed economico-materiali.


Poi mi sarei aspettato una gradualità nell'erogazione dei bonus, proporzionata in base alle priorità e al reddito medio dei richiedenti.

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E invece no! 

Bonus che sembrano erogati 《a pioggia》 indiscriminatamente: sul principio del 《tanto paga lo Stato》, per l'ennesima volta si tufferanno in tantissimi con interventi superflui come sostituzioni di infissi ancora buoni e nuovi, sostituzione di elettrodomestici ancora buoni e nuovi e così via.


Ah! E non parliamo nuovamente dell'altro grande spreco del passaggio al secondo digitale terrestre e relativi bonus anche lì: passaggio non prioritario visto che ancora non siamo in grado di garantire servizi digitali su fibra ottica degni di un Paese del 《Primo Mondo》 che ci consentano l'espletamento da casa della maggior parte dei servizi di sportello e di attività amministrativa, oltre che di fruizione culturale, e del lavoro (videoconferenze, telelavoro, dirette social, ecc.).


Non ci dilunghiamo poi sullo stato della Sanità pubblica che versa in condizioni sempre più penose, con carenze di personale, ospedali fatiscenti e tutta una serie di vecchi problemi irrisolti.

L'impatto della pandemia da CoViD-19 sta mettendo ulteriormente in evidenza tutti questi limiti, anche nell'ambito della campagna vaccinale, con gente costretta a percorrere decine di chilometri per raggiungere i centri vaccinali più vicini; senza contare le lunghe file soprattutto nelle grandi città.

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E poi, diciamocela tutta, il miglioramento termico degli edifici è sicuramente fondamentale per il contrasto agli sprechi energetici e quindi alla problematica dell'approvvigionamento delle risorse e della riduzione di gas serra. 

Però è necessario un contemporaneo cambio di mentalità: se metto il cappotto termico e nuovi infissi devo adottare anche nuovi comportamenti in termini di gestione domestica.

Inutile mettere il cappotto termico se poi si alzano i riscaldamenti 《a palla》 d'inverno, o si spalancano le finestre in pieno giorno d'estate: non solo è inutile ma è addirittura peggio. 

Sono entrato più volte in edifici 《incappottati》 dove vengono aperte porte e finestre quando fuori ci sono 30-35 °C: l'inferno in Terra.

Idem quando d'inverno si spalancano le finestre perché i termostati sono impostati fino a 28-30 °C, soprattutto negli ambienti pubblici.

Dobbiamo adottare prima sane abitudini di base: d'estate apriamo nelle ore più fresche (mattina presto e sera tardi); impostiamo i termostati su 20-21 °C max per i riscaldamenti invernali e su 25-26 °C max per la climatizzazione estiva. 

E sistemi di blocco in caso di apertura finestre con impianti accesi, come già accade in alcuni casi.

Allora hanno un senso 《cappotti》 e nuovi infissi.

E anche per il superbonus termico mi sarei aspettato una priorità per le abitazioni più vecchie e sempre sulla base del reddito.

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E invece no! A quanto pare, Super-bonus per tutto e per tutti, senza priorità per gli interventi di sicurezza primaria.


Già possiamo immaginare tantissimi che cambieranno infissi buoni e/o acquisteranno televisori ad altissima qualità d'immagine. Ancora una volta sta emergendo la repubblichetta delle case 《indorate》 che poi vengono messe 《KO》 già da un sisma di media entità, da un'alluvione, da una frana.


Non sarebbe più logico e semplice spendere gradualmente e costantemente, in modo pianificato e periodico, per ridurre il danno potenziale e risparmiare in prospettiva?


No, troppo semplice, altrimenti non saremmo i 《bananari》 di cui sopra!

Il problema è che in questo 《atavico》 modo di fare ci vanno di mezzo vite umane e patrimonio storico, maggiore e 《minore》.


E la colpa, ancora una volta, è di noi cittadini prima ancora che della Politica: la Politica - che segue gli umori degli elettori - è il riflesso amplificato di quello che siamo noi, almeno per la maggior parte.

Basti pensare all'ormai già vecchia e ridicolizzata questione dei monopattini a trazione elettrica: i monopattini tradizionali - a trazione umana - esistono da decenni; quelli ad assistenza elettrica da diversi anni. Soltanto negli ultimi mesi però, ho visto un fiorire di 《monopattinisti》, anche gente che normalmente non muove un passo a piedi o in bicicletta.


Non si spende perché ci serve, si spende perché 《ce lo paga lo Stato》: ma di chi sono però i soldi dello Stato? 

Di noi 《bananari》 ovviamente!

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E così, la 《transizione ecologica》 fa invece già intravedere montagne di rifiuti ingombranti da smaltire: infissi, intonaci di scarto, elettrodomestici, tra cui televisori anche relativamente nuovi; una montagna di rifiuti R.A.E.E. (Rifiuti di Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche) non smaltibili mediante la raccolta ordinaria in quanto costruiti con materiali compositi!


Ancora una volta ci tocca assistere a un nuovo assalto di massa alla diligenza e, quindi, a un nuovo spreco - un super-spreco -!


Mauro

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Su tematiche simili leggi anche:

- 《Primitivi...ma in alta definizione》

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/06/primitivima-in-alta-definizione.html?m=1 )

- 《Meno giri, più efficienza》

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/05/meno-giri-piu-efficienza.html?m=1 )



lunedì 14 giugno 2021

UN MONUMENTO NAZIONALE...QUASI DIMENTICATO

Regio Decreto 21 novembre 1940, n. 1746
(Fonte: «Normattiva»)


 
Regio Decreto 1746/1940 - Elenco (pag. 1)
(Fonte: «Normattiva»)

Regio Decreto 1746/1940 - Elenco (pag. 2)
(Fonte: «Normattiva»)


Articolo pubblicato sulla stampa locale nel mese di giugno 2021

UN MONUMENTO NAZIONALE…QUASI DIMENTICATO

Riscopriamo la nostra Cattedrale

 

 

«Considerata l’opportunità di elevare alla dignità di monumenti nazionali le Chiese cattedrali di alcune Città d’Italia, particolarmente importanti per il loro pregio storico od artistico […]

Abbiamo decretato e decretiamo:

sono dichiarate monumenti nazionali le Chiese cattedrali delle città indicate nell’elenco annesso al presente decreto […]»

(Regio Decreto 21 novembre 1940, n. 1746 / Fonte: «Normattiva»)


 

Siamo nel 1940.

Con questo preambolo, re Vittorio Emanuele III apre il Regio Decreto 21/11/1940, n. 1746, che riconosce il titolo di «monumento nazionale» a una serie di Cattedrali italiane.

L’elenco allegato è firmato dall’allora Ministro per l’Educazione nazionale (il Ministro dell’Istruzione) poiché all’epoca non esisteva ancora l’odierno Ministero della Cultura, e i Beni Culturali erano in capo al Ministero dell’Istruzione.


Ebbene, come molti tra voi già sapranno, anche la Cattedrale dell’Aquila viene riconosciuta «monumento nazionale», come si legge nell’elenco allegato al Regio Decreto.

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Un monumento nazionale che – come Comunità – abbiamo troppo a lungo trascurato, se non dimenticato; ovviamente non per tutti è stato così e non si vuole generalizzare.

Un monumento nazionale che ci appartiene: alla nostra Città e al nostro Territorio tutto.


Oggi dalla stampa apprendiamo periodicamente che il percorso per la ricostruzione della nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio sta procedendo.

 

Facciamo però un passo indietro, guardando per un attimo agli anni passati: già da prima del sisma del 2009, il nostro bel Duomo godeva di scarsa considerazione tra molti di noi. Il lungo periodo di abbandono dopo il crollo del transetto provocato dal sisma del 2009 è passato purtroppo nell’indifferenza di tanti, a testimonianza di questa poca considerazione.

Evidentemente, come molti hanno osservato, la nostra Cattedrale era diventata «poco popolare» e non veniva più percepita come il «cuore» della Comunità cittadina. Troppo sbrigativamente è stata spesso considerata una chiesa «brutta», «di poco valore», un «vecchio rottame» e quant’altro.


 

Invece, se andiamo a conoscerla meglio, ci accorgiamo che non è proprio così: la nostra Cattedrale è una vera e propria «fabbrica» che da più di 700 anni è in continua evoluzione, e ha raccolto stratificazioni architettoniche e artistiche che toccano un po’ tutte le epoche, dal Duecento al Novecento. Insomma, un grande edificio sacro che vale molto più di quanto tanti fra noi non credano.


 

Ho utilizzato la parola «cuore» per definire la Cattedrale, senza retorica e non casualmente: nelle righe che seguono argomento in breve il perché di questa definizione.

 

Un famoso disegno di epoca rinascimentale (da Francesco di Giorgio Martini)  raffigura il concetto di città, paragonandola a un corpo umano: ebbene, in questo corpo umano la Cattedrale («Tempio») è collocata proprio sul cuore, la sede dei sentimenti e della spiritualità; le Cattedrali, inoltre, sono anche edifici dal grande valore civico e, infatti, nello stesso disegno la Piazza (spazio civico e commerciale) è raffigurata sopra la pancia, esattamente davanti al Tempio-Cattedrale.

E proprio a proposito di «cuore», fino al secolo scorso era così anche per la nostra Cattedrale: cuore della nostra Città e del nostro Territorio, in quanto chiesa-madre di tutta la Diocesi.

Ricordo - nel 2010 - una testimonianza diretta dell’architetto aquilano Marcello Vittorini (1927-2011), in occasione di un incontro pubblico presso l’Archivio di Stato dell’Aquila: egli ricordava e raccontava come nelle Festività più importanti dell’anno liturgico, ad esempio il Natale e la Pasqua, tante persone - di ogni ceto sociale - partivano a piedi (la maggior parte) dai borghi del nostro circondario per raggiungere la nostra Città e seguire le Messe solenni nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio.


Un sentimento che con il passar del tempo si è affievolito, e che solo una conoscenza o una riscoperta di questo monumento nazionale possono aiutarci a ravvivare.


 

Per chi volesse fare un primo passo verso la conoscenza, o la riscoperta, del nostro antico Duomo, suggerisco la lettura di varie pubblicazioni disponibili ma - come approccio - richiamo anche un mio breve articolo pubblicato sulla stampa in anni recenti: «La fabbrica della Cattedrale aquilana» (vedi collegamenti in basso).

 

 

Mauro Rosati

 


https://www.ilcapoluogo.it/2017/07/06/alla-riscoperta-della-cattedrale-di-san-massimo/


https://news-town.it/cultura-e-societa/16567-l-aquila,-un-viaggio-in-sette-secoli-di-storia-la-fabbrica-della-cattedrale.html




mercoledì 2 giugno 2021

BOZZETTO...TRICOLORE!

BOZZETTO...TRICOLORE!

Idee e spunti per riflettere insieme

L'Italia, nel mio personale bozzetto allegorico
(Mauro Rosati)



Ridete pure, se volete! 😊

A mia parziale discolpa, però, sappiate che non sono bravo a disegnare a mano libera! Soprattutto poi se è mezzanotte passata e ho tra le mani un piccolo post-it e una matita dalla punta arrotondata!


Ma questo non ha importanza!

Ciò a cui tengo è condividere con voi una riflessione, uno spunto, una personalissima idea!

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Bello il nostro Tricolore, la
«Cisalpina», come amo chiamarlo. Bello come tante altre bandiere che troviamo in giro per i Paesi del Mondo - altri Tricolori e non solo -.

Questo, con i suoi verde, bianco e rosso è ovviamente quello a cui siamo più legati perché ci comunica subito un senso di appartenenza collettivo, a prescindere dalle nostre origini e complementare alle nostre culture e simboli locali.

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Mi fermo a osservarla con attenzione, ogni tanto: bella la
«Cisalpina» con quei tre semplici ma luminosi colori!

Ho sempre avuto, però, la sensazione - personalissima - che le manchi un piccolo tocco simbolico che la renda ancora più caratteristica, più distintiva: un semplice simbolo, un emblema essenziale, che riassuma gli elementi di base della Storia e dei fondamenti dell'Italia.


E così, ho voluto fissare la mia personalissima idea di un simbolo, tracciandone uno schizzo
«al volo», buttando lì la spontanea sensazione del momento.  Poi ho provato a immaginare quel simbolo nella fascia bianca, al centro del Tricolore italiano (immagine-simulazione in fondo).



Niente di nuovo:

- ho immaginato un viso di donna - delicato e fiero allo stesso tempo - con la testa coronata da cinque torri, a richiamare le nostre antiche città fortificate; insomma, semplicemente l'allegoria dell'Italia - l'«Italia turrita» - che troviamo in tante raffigurazioni fino ai nostri giorni;

- poi i due rami che conosciamo benissimo, l'uno di quercia anche rovere (in latino robur = forza) metafora di robustezza, l'altro di ulivo ricco di significati.



Poi, altri due dettagli:

- una specie di sole a otto raggi, nel punto dove si uniscono i rami di rovere e di ulivo; in realtà è una sintesi che richiama e unisce altri due simboli noti - la famosa «stella», che accompagna il concetto d'Italia almeno dal Risorgimento, e la famosa «ruota dentata» che richiama il principio del lavoro, con il quale si apre la nostra Costituzione -.


Infine, quella
«cosa» che vedete in basso è un «libro aperto»: collocato volutamente alla base di tutto.
È un richiamo ai concetti di Istruzione, Ricerca scientifica, Beni Culturali materiali e immateriali: le basi primarie su cui si fonda qualsiasi Paese.


Quel libro - personalmente - rappresenta la necessaria base d'appoggio di tutto il resto: le fondamenta, il piedistallo.

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Questo è tutto!

Questa è la mia idea che ho abbozzato in pochi minuti di una «notte di inizio estate»!


Questa è la mia idea che volevo condividere con voi!

 

Idee e spunti per riflettere insieme!


La mia l'ho lanciata! Ne avete anche voi? Fate lo stesso!

Non importa la qualità del disegno: è soltanto il bozzetto di un'idea. «L'imperfezione della spontaneità».


E se questa già vi piace, condividete pure il post!
😊

 

 

Mauro Rosati


 

 

IMPORTANTE: l’immagine che segue è soltanto una simulazione puramente illustrativa, a corredo del post.




venerdì 7 maggio 2021

L’Aquila «Città»?! - Incredibile ma vero!!!

Il Decreto del Presidente della Repubblica che concede a L’Aquila il titolo di «Città»

(Fonte: Statuto della Città dell’Aquila, 2001; p. 7)


 

Incredibile dictu visuque! (Incredibile a dirsi e a vedersi!) Avrebbero esclamato gli Antichi.

Incredibile ma vero! (Sintetizzando)


Incredibile, almeno per me!


 

Ma quale 1254! Ma quale 1268!


2001: autunno 2001! In quell’anno è stata «fondata» la Città dell’Aquila, meno di vent’anni fa!

Almeno è ufficialmente così per la Repubblica Italiana.

 


Al di là delle battute, mi spiego meglio.


Poco tempo fa stavo risfogliando lo Statuto della nostra Città entrato in vigore l’08/12/2001:

si tratta di un opuscoletto che venne dato alle stampe e distribuito tra i Cittadini nel 2002, affinché tutti potessero conoscere il nostro Statuto cittadino, la piccola Costituzione di ogni Città e di ogni Comune in generale.


Poco dopo aver sfogliato la copertina ho visto - incredibile ma vero - che L'Aquila ha avuto la concessione del titolo di «Città» soltanto nel 2001:

più precisamente, a pagina 7 dell’opuscolo è riprodotto il Decreto dell’allora Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, che in data 18/10/2001 «concede al Comune di L’Aquila, il titolo di Città» (vedi immagine in alto).


 

In pratica, pur essendo riconosciuta con dignità di Civitas fin dalle origini e per tutti i regnanti che si sono succeduti fino all'Ottocento, pur comparendo nelle carte storiche come «Città Regia» e altri titoli similari, per la Repubblica Italiana L'Aquila è stata riconosciuta ufficialmente come «Città» soltanto all'inizio del XXI secolo.

 

Forse, ho pensato - paradossalmente - proprio perché si dava per scontato che L’Aquila fosse una Città, non si era notato che con l’Unità d’Italia non era stato mai formalizzato il riconoscimento giuridico di tale status.


Forse! Non saprei.

 

 

Ovviamente, nei fatti, ciò nulla toglie al prestigio storico della nostra Città, però - almeno per me - questa curiosità ha lasciato di stucco, e mi ha strappato anche un piccolo sorriso di stupore. 😊

 

 

Mauro Rosati




SIGILLUM CONMUNIS CIVITATIS AQUILAE

Il sigillo della Città dell’Aquila

(Fonte: Statuto della Città dell’Aquila, 2001; 4^a di copertina)