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sabato 13 dicembre 2025

SANTA LUCÌA, TRA CULTO E ASTRONOMIA

 

Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.
• In alto, fuori dal campo della foto, è menzionato l'autore del dipinto, Domenico di Beffi,
ai piedi dell'immagine di una Madonna con Bambino:
《 DOMINICVS • DE • BEFFIO • PINXIT • HOC 》.
• In basso, l'iscrizione dedicatoria del committente del dipinto, Antonio Re[...]i di Acciano, datata 23 novembre 1537:
《 HOC • OPVS • FIERI • FECIT • ANTONIVS /
RE[...]I DE ACCIANO ABITANTE IN COLLE /
PETRO PRO SVA DEVOTIONE AN(N)O D(OMI)NI /
• 1537 • DIE VERO 23 MENSIS 9BRIS [novembre] 》.
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Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



Villagrande di Tornimparte (L'Aquila),
chiesa parrocchiale
(già collegiata) di San Pànfilo:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

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Si ringrazia la Pro Loco di Tornimparte.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

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Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



13 Dicembre - 

La tradizione di Santa Lucìa,

tra culto e astronomia.


📍Dal punto di vista devozionale e iconografico Santa Lucia è sicuramente tra le sante e i santi più popolari e più immediatamente riconoscibili nelle loro raffigurazioni. 

↪ La figura di Santa Lucia è infatti caratterizzata generalmente da un 《piatto》, o da un calice, sul quale reca due occhi, riferimento iconografico al suo martirio; calice e piatto che sembrano richiamare figurativamente il calice e la patena eucaristici, quasi come a voler legare visivamente il supplizio della Santa con il sacrificio di Gesù stesso.

E, per 《contrappasso》 in positivo, proprio il suo supplizio ha reso Santa Lucia la santa della vista e, per collegamento concettuale, la santa della luce: 

non c'è luce senza vista, 

non c'è vista senza luce.

↪ E Lucìa suona proprio come un nome 《parlante》la cui etimologia è legata appunto alla luce.

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📍Il legame tra Santa Lucia e la luce appare evidente anche dal periodo dell'anno in cui cade la sua ricorrenza, caratterizzato dalle giornate con meno ore di luce in assoluto, nonché dai detti popolari.

↪ Tra questi ne citiamo uno:

《 Santa Lucia, 

il giorno più corto che ci sia 》.


❓ E qui sorge spontanea una domanda:

perché 《il giorno più corto》 se il Solstizio d'Inverno cade invece il 21-22 dicembre?


❗Perché nei giorni compresi tra il 13 dicembre (Santa Lucia) e il 21-22 dicembre (Solstizio d'Inverno), si verifica uno specifico fenomeno astronomico:

a partire dai giorni intorno a Santa Lucia, il sole inizia a tramontare più tardi, ma le giornate continuano ad accorciarsi fino ai giorni intorno al Solstizio d'Inverno.


❓Com'è possibile questo apparente paradosso?


❗Consultando le effemèridi, con gli orari dell'alba e del tramonto, ci accorgiamo che dal 13 dicembre il sole tramonta più tardi il pomeriggio ma in compenso sorge più tardi al mattino, per cui le ore totali di luce continuano a diminuire.

↪ Tuttavia, poiché la maggior parte delle attività umane si svolge durante la giornata, siamo più portati a notare il sole pomeridiano che tramonta più tardi, piuttosto che il sole mattutino, il quale sorge a sua volta più tardi compensando l'allungamento del pomeriggio.

Tra l'altro il sorgere del sole continua a ritardare fino a tutta la prima dècade di gennaio.


📍Si tratta di differenze sull'ordine dei minuti, che magari noi contemporanei percepiamo poco o nulla per via dell'illuminazione artificiale, mentre i nostri nonni e bisnonni, che molto più di noi, per necessità, regolavano le loro attività in funzione della luce naturale, erano più portati a percepire queste piccole differenze di luminosità giorno dopo giorno.



Mauro Rosati

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Sul tema vedi anche: 🌐

https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/12/tra-santandrea-esanta-lucia-il-giorno.html?m=1

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martedì 13 dicembre 2022

TRA SANT'ANDREA E...SANTA LUCIA, "IL GIORNO PIÙ CORTO CHE CI SIA"


TRA SANT'ANDREA E...SANTA LUCIA, "IL GIORNO PIÙ CORTO CHE CI SIA"

La percezione del buio invernale nella cultura popolare.

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 ❓ 《SANTA LUCIA, IL GIORNO PIÙ CORTO CHE CI SIA》 - Ma perché oggi e non il 21-22 dicembre? 👇


🔎 Un paio di settimane fa, nel gruppo Facebook 《LA CAMPAGNA APPENA IERI》, leggendo un interessantissimo post sui 《bùr ad Sant'Andrè》(i bui di Sant'Andrea) mi è tornata in mente un'altra espressione, un detto, quello di oggi (13 dicembre):

《Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia》.


👉 I 《BÙR AD SANT'ANDRÈ》 (le notti buie di Sant'Andrea; 28-29-30 novembre) è un'espressione popolare della Romagna che identifica gli ultimi tre giorni di novembre come i più bui dell'anno (Sant'Andrea l'Apostolo, 30 novembre).

🌐 Vedi post in: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02kmmBThGmEHQe1mx41PWkCgcZanUZ1yA2QXdguVKQh8MkbJnAWXcegb16a52RLMFMl&id=100064845336426

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⁉️ Entrambi i detti pongono la "questione" della percezione del buio "in anticipo"  rispetto al Solstizio d'Inverno.


👉 Così come per 《i bùr ad Sant'Andrè》, anche per 《Santa Lucia》 fin dai tempi della Scuola ho pensato come prima spiegazione proprio alla riforma del calendario di papa Gregorio XIII.

Quindi, poiché Santa Lucia si commemora il 13 dicembre ecco che siamo tra 8 e 10 giorni circa prima del Solstizio d'Inverno; per cui, prima della riforma gregoriana del calendario, il Solstizio era "scivolato" indietro dal 21-22 dicembre fino all'11-13 dicembre, o giù di lì.


👉 Poi, in anni più recenti ho appreso un'ulteriore possibile spiegazione che ho potuto verificare consultando le effemèridi della mia città; e credo ciascuno possa effettuare il medesimo riscontro con le effemèridi della propria località.

📌 Nei giorni intorno al 13 dicembre il tramonto del Sole raggiunge il suo minimo, dopodiché, dalla metà del mese, il Sole inizia a tramontare più tardi, giorno dopo giorno.

Le giornate però continuano ad accorciarsi perché, in compenso, il Sole sorge più tardi al mattino, fino al Solstizio invernale.


👉 Ma, per ovvi motivi dovuti alle attività umane, siamo più portati a percepire il ritardo del tramonto che non quello dell'alba. Ciò può dare l'impressione che le giornate inizino ad allungarsi di nuovo già dal 14-15 dicembre.

Forse noi contemporanei avvertiamo di meno queste piccole variazioni perché siamo abituati all'illuminazione artificiale, ma è molto probabile che i nostri nonni e bisnonni fossero più sensibili a questi piccoli ritardi del tramonto, poiché per necessità erano più avvezzi a regolare i loro ritmi con la luce naturale.

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📌 In conclusione, quindi, il giorno più corto è il 21 o 22 dicembre ma - apparentemente - sembra il 13 dicembre. E forse per questo i nostri avi percepivano come il periodo più buio proprio le settimane tra fine novembre (Sant'Andrea) e metà dicembre (intorno a Santa Lucia, appunto).


Mauro


domenica 13 novembre 2022

R.A.G.V.A.I.V. - I SETTE 《CAVALIERI DELL'IRIDE》

 

Doppio arcobaleno
(Foto: Mauro Rosati, 2021)


R.A.G.V.A.I.V. - I SETTE 《CAVALIERI DELL'IRIDE》


L'Aquila, 13 novembre 2021

Ore 16,00-16,10


R.A.G.V.A.I.V. - I sette 《Cavalieri dell'Iride》!


Non ci si può distrarre un attimo che la Natura offre continuamente spettacolo, anzi...un doppio spettacolo!


Durante un breve acquazzone da 《Estate di San Martino》, ecco che vedo verso Est uno stupendo arcobaleno, nitido e risaltante sullo sfondo grigio delle nuvole. Mentre scatto le prime foto, però, ne appare un secondo, a destra, più tenue: potete riconsocerlo aguzzando lo sguardo.


Tutto in soli 10 minuti - una breve pausa dalle faccende di casa - direi che ne è valsa la pena! 🌦🌈


Un detto popolare recita che quando piove con il Sole 《si sposa la volpe》: in questo caso auguri alla nuova coppia volpina! 🦊😊


Mauro Rosati


P.s.: come molti di voi già sapranno, R.A.G.V.A.I.V. è un acronimo che sta per Rosso - Arancione - Giallo - Verde - Azzurro - Indaco - Violetto; i sette colori della luce visibile. Con questo semplice 《trucchetto》, dalla scuola in poi ho imparato a ricordare i colori dell'iride. 🌈



giovedì 3 novembre 2022

L'《OZIO》 È IL PADRE...DELLE VIRTÙ


L'《OZIO》 È IL PADRE...DELLE VIRTÙ


➡️ L'《ozio》 è il padre...delle virtù!

Parafrasando un noto e diffuso detto.


📍 Non si tratta dell'《ozio》 come lo intendiamo noi Oggi, bensì dell'《ozio》 (otium) com'era concepito dagli Antichi: un tempo di riposo, libero e lontano dal 《negozio》(negotium), da impiegare in modo auto-costruttivo nella coltivazione dell'intelletto e del corpo, mediante attività di vario tipo.


📍 Tale era l'importanza dell'《otium》 nell'Antichità al punto che esso diveniva centrale nella scansione del tempo quotidiano. 

I《negotia》 (plurale di《negotium》), ossia gli affari e le incombenze quotidiane, erano "negazione dell'ozio", come suggerisce la parola stessa (neg-otium): quindi, vale a dire, delle pause tra un momento e l'altro di ozio.


📍 Recuperare questa accezione positiva di 《ozio》 anche nella nostra epoca, significa investire al meglio il nostro tempo libero, impiegandolo in una proficua e attiva coltivazione dei nostri interessi, delle nostre passioni.

L'ozio, quindi, come momento di accrescimento interiore e non solo, e non come tempo di inerzia improduttiva o, peggio ancora, di bagordi.


➡️ Un《ozio》 di questo genere non sarà portatore del vizio, bensì di molte virtù.

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📖《[...] otium era il tempo libero dalle occupazioni della vita politica e dagli affari pubblici (cioè dai negotia), che poteva esser dedicato alle cure della casa, del podere, oppure agli studî (donde la parola passò a indicare gli studî stessi, l’attività letteraria) [...]》

 (《Ozio》 in Vocabolario Treccani, significato n. 2).


Mauro



domenica 20 febbraio 2022

《MANDORLO....! MANDORLO...!》

Fiori di ciliegio (tipologia Prunus avium).
Cosa ha a che fare il ciliegio con il mandorlo?
Lo vediamo più avanti in questo post! :-)

(Foto: Mauro Rosati; fine marzo 2021)

 

《MANDORLO....! MANDORLO...!》


Febbraio e il mandorlo: i proverbi climatici di stagione, ereditati dalla cultura contadina e utili ancora oggi.

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1 - I proverbi climatici dei nostri contadini


《Se febbraru non febbrarea,

marzu e abbrile lo reparea!》


(Se febbraio non fa il febbraio, 

ci pensano marzo e aprile a rimediare)


Traduco adattando perché non esiste quasi mai una corrispondenza alla lettera tra una lingua e l'altra (es. in lingua italiana ufficiale non esiste il verbo 《febbraiare》, ossia 《fare il febbraio》, inteso come neve e freddo invernale).


Il proverbio, in uso ancora oggi, ha origini contadine ed esprime preoccupazione quando febbraio è troppo mite con le temperature.

Temperature troppo 《generose》 a febbraio, infatti, provocano un risveglio anticipato della Natura, compresi alberi da frutto e varie colture che poi vengono 《cotti》dalle successive gelate, ancora possibili fino ad aprile, soprattutto qui nelle zone montane.

La conseguenza è una carenza di prodotti da molte di queste colture.

Quindi il 《riparare》 di marzo e aprile è inteso come il danno provocato da nuove e normali gelate dopo un mese di febbraio troppo mite, considerato che siamo ancora nel pieno dell'Inverno.


(Area linguistica: Appennino centrale reatino-aquilano)

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2 - I proverbi climatici dei nostri contadini


Al proverbio di febbraio se ne collega concettualmente un altro, sempre di origine contadina:


《Mandorlo, mandorlo, non fiorire,

che arriva marzo e te n'hai da pentire.》


In questo caso si immagina un 《appello》 metaforico al mandorlo affinché non anticipi la fioritura.

Nelle nostre zone montane il mandorlo fiorisce generalmente intorno alla metà di marzo, qualche volta un po' prima, altre volte un po' dopo, a seconda delle annate.

Quindi, se il mandorlo fiorisce troppo in anticipo (prima di marzo), magari proprio a causa di un febbraio mite, il rischio concreto è quello di gelate successive che 《cuociono》(《'ncotte》) le fioriture.

Un altro albero da frutto molto esposto al rischio di fioriture precoci è, per esempio, l'albicocco.

D'altra parte il mandorlo e l'albicocco appartengono alla stessa famiglia, quella del 《Prunus》, che comprende diverse altre piante da frutto come il ciliegio, il susino, il pesco.


(Area geografico-linguistica: Appennino centrale reatino-aquilano)


Mauro




lunedì 1 novembre 2021

《ÙNIASANTA, SCAPPA FÒRE DALLA MONTAGNA!》



《ÙNIASANTA, SCAPPA FÒRE DALLA MONTAGNA!》

(OGNISSANTI, SCAPPA VIA DALLA MONTAGNA!)



Detto popolare che ho ascoltato e appreso - in questa versione - nell'Alto Cicolano, sub-regione storico-geografica ai confini amministrativi tra le regioni Lazio e Abruzzi.

La locuzione, diffusa anche oggi e in uso corrente fino ancora a mezzo secolo fa, era un invito a concludere entro la fine di ottobre tutte le attività agricole legate alla media e alta montagna, e a riportarsi ad altitudini di bassa montagna o collinari poiché,  con l'arrivo di novembre si faceva più concreta la possibilità delle prime gelate e nevicate, anticipate già dalle prime spruzzate di neve ottobrine (le 《'ncaciate》=spolverate di cacio, poiché la neve più tenue ricorda il cacio grattugiato).
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Linguisticamente, siamo nel raggruppamento di dialetti 《reatino-aquilano》, ossia in quella fascia geografica dell'Appennino centrale compresa tra le città di Rieti e L'Aquila (il confine orientale di questa fascia corre approssimativamente lungo il margine est del Comune dell'Aquila).

Trattandosi di un'area montuosa, dove quindi in passato le comunicazioni tra un paese e l'altro erano più rare e difficoltose, esistono numerose varianti lessicali anche tra borghi e villaggi molto vicini. Complessivamente però, c'è un'omogeneità di fondo nella struttura linguistica di quest'area che personalmente sono solito definire come 《Sabina montana》, ossia la parte di Sabina più interna e più orientale (《Sabina》 intesa nell'accezione storica più grande rispetto a quella attuale).

Questo raggruppamento dialettale 《reatino-aquilano》 rientra nella più ampia area linguistica della 《lingua italiana mediana》, la quale si sviluppa dall'Adriatico fino alle soglie del Tirreno, attraversando l'Appennino attorno alla direttrice Ancona-Roma e toccando le odierne regioni amministrative di Marche, Umbria, Lazio, Abruzzi.
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È molto probabile che espressioni simili esistano anche in altri Dialetti d'Italia, così come le feste legate alla fine della stagione agricola: se le conoscete, segnalatele nel gruppo Facebook 《Lessico delle Lingue e Dialetti d'Italia 》.


Mauro



venerdì 1 ottobre 2021

SANTA KLAUS...IN ANTICIPO


 

SANTA KLAUS...IN ANTICIPO


01 ottobre 2021

Accipicchia! Nonostante le giornate ancora 《estive》, questa volta 《Babbo Natale》 si è anticipato di ben tre mesi...anzi...considerato il giorno in cui è passato (29-09-2021), direi che San Michele ha anticipato Santa Klaus...l'Arcangelo ha anticipato il Vescovo! 

Anche questa volta devo ringraziare due 《Soliti Noti》 benefattori della Cultura 😉🤗 per questo nuovo e inatteso omaggio.

Ho iniziato a sfogliarlo aprendo le pagine casualmente perché...come scrive l'autore stesso...《non è un libro》. Aggiungo io: è un prezioso campionario di cultura popolare aquilana e...come prima impressione...mi pare che ben meriti la fama che lo ha sempre circondato qui ad Aquila.

È uno 《zibaldone》, appunto, qualcosa che un po' riflette il mio modo di lavorare nelle ricerche - e non solo -: tanti appunti...tanto materiale...un po' di qua, un po' di là...che poi con pazienza inizio ad amalgamare e a cucire individuando un filo logico.


Mauro Rosati


P.s.: non sono ancora un 《-anta》però sono abbastanza grande per sapere a quale Cinema si riferisca l'insegna al centro della copertina. Un Cinema che ha chiuso i battenti all'alba di questo secolo, circa 20 anni fa, quando andavo ancora a scuola.



mercoledì 1 settembre 2021

IL FRATE E IL CLIMATOLOGO - ACQUA, SOLE, NUBILO E SERENO

IL FRATE E IL CLIMATOLOGO - ACQUA, SOLE, NUBILO E SERENO


Nei mesi recenti - a distanza di qualche settimana - ho riscontrato le mie stesse riflessioni e convinzioni degli ultimi sei anni, nelle parole di due personalità diverse: 

un frate minore cappuccino e un climatologo.


📌 Il frate cappuccino, commentando brevemente un passo del 《Cantico delle Creature》(o 《Cantico di frate Sole》), scrive di come non sia propriamente corretta l'espressione 《cattivo tempo》 poiché la pioggia e la neve (sorella Acqua) nelle giuste misure sono necessarie tanto quanto la luce solare (fratello Sole). Così come, più in generale, sono utili sia il sereno sia il 《nubilo》: 《 [...] et nubilo et sereno et onne tempo per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.》.

Piuttosto, aggiunge il frate citando Robert Baden-Powell: 《Non esistono buono e cattivo tempo, ma solo buono e cattivo equipaggiamento》. Una frase simile la sentii circa un paio d'anni fa anche da una signora danese intervistata in un breve documentario, e recitava più o meno così: non esiste il freddo ma il mal vestirsi.

E, in effetti, difendersi dal freddo - entro certi limiti - è molto più facile che difendersi invece dal caldo, molto più problematico.

In un altro passaggio il frate cita anche un detto africano (Nigeria): 《L'acqua non ha nemici!》, a sottolinearne la preziosità.

📍 Personalmente, già da un po' di anni, tendo a non usare più l'espressione 《cattivo tempo》 e mi 《acciacco》(mi mordo) la lingua quando mi sfugge.


📌 Il climatologo - a sua volta -, parlando del problema siccità, osservava che quando ci troviamo di fronte a periodi troppo prolungati di alta pressione (anticicloni, il cosiddetto 《tempo buono》), non si può parlare più di 《bel tempo》 poiché un eccesso di giornate serene alla lunga diventa un danno, in primis per le falde acquifere e per le coltivazioni.

📍 E anche su questo, io stesso non riesco a definire 《bella giornata》 quei giorni in cui il cielo è bianco-lattiginoso a causa dell'aria umida sub-tropicale: a mio parere una giornata di sole è bella quando il cielo è limpido e azzurro, e quando l'aria non è 《pesante》 di foschia.

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Sintetizzando e concludendo, è l'equilibrio tra sole, pioggia e neve che ci dà il 《bel tempo》: tutti e tre servono, con misura.

Il problema sempre più serio dei cambiamenti climatici è proprio la mancanza di equilibrio tra questi elementi: da troppo sole e troppo caldo a troppa pioggia e/o troppa neve (le cosiddette 《bombe d'acqua》 e 《bombe di neve》).


Insomma - seppur magrissima soddisfazione - a quanto pare non sono l'unico a pensarla così: vuol dire che la consapevolezza del problema comincia a essere più diffusa.

E oltre alla mia percezione soggettiva, ci sono i dati scientifici oggettivi - costantemente pubblicati dai ricercatori - che confermano questa problematica.


Mauro Rosati