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domenica 29 dicembre 2024

IL 《BELLO》 E IL 《BRUTTO》... QUESTIONE DI ACCOSTAMENTI ?

 

《Il Bello è quando le cose vanno d'accordo》.


🎤 🎙 Così - durante un' intervista - rispondeva il critico d'arte Philippe Daverio, interrogato sull'antica domanda: 

《Che cos'è il Bello?》.


In altre parole, è un po' come dire che il Bello (o la percezione del Bello) è una questione di 《accostamenti》, e non soltanto di gusti individuali.

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Personalmente, in linea di massima, concordo con quest'affermazione.


📍 Tralasciando casi di 《estrema bruttezza》 o di 《estrema bellezza》, in linea generale sono proprio gli accostamenti a fare la differenza.

↪ Spesso, infatti, non è tanto la 《cosa》 in sé a essere bella o brutta bensì il 《dialogo》con il 《contesto》.

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E allora mi vengono in mente domande banali ma che magari possono aiutarci a riflettere.


❓ Chi, sotto giacca e cravatta, indosserebbe un bermuda da spiaggia - magari anche con i mocassini -, fosse anche un bermuda di ottima qualità, griffato con una firma d'alta moda?


❓ Chi collocherebbe un mobile di produzione industriale - seppur impiallacciato di buona qualità - in una casa arredata con pregiato mobilio in legno massello?


❓ Chi posizionerebbe un armadio davanti a una finestra che si apre su una splendida veduta, ostacolandone così la vista? Seppur quell'armadio fosse 《bello》?


❓ Chi esporrebbe una sedia 《Luigi XIV》 accanto a una comune sedia in plastica, seppur plastica di buona qualità?


❓ Chi indosserebbe delle infradito, seppur di marca, per presentarsi a un colloquio di lavoro o a una cerimonia?


↪ E così via dicendo! 

Potremmo pórci altre innumerevoli banali domande di questo genere!

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📍 Il concetto di base è che esistono codici di buongusto - spesso non scritti - ma che impariamo ad applicare esercitando l'occhio a leggere gli accostamenti e il contesto.

🔎 Questi codici di lettura valgono sia se parliamo di abbigliamento personale o di arredamento domestico, sia quando ragioniamo su scala più grande: un quartiere, un borgo, una città, un territorio.


🎨 Ogni territorio possiede una certa 《tavolozza》 di colori che lo distingue da un altro: 

ciò che può inserirsi in modo 《bello》 in un luogo, può diventare una 《brutta》nota stonata in un altro luogo.


📍 Non è sufficiente l'estetica in sé di un oggetto, di un arredo, di un'architettura: 

🔎 è necessario saper leggere l'《accostamento》 di quell'oggetto nel contesto in cui viene collocato.


📍 I nostri antenati - per necessità, per praticità, per sensibilità - erano molto più allenati di noi a leggere i contesti e le 《tavolozze》di colori dei territori; erano più bravi di noi nell'《Architettura del Paesaggio》.


📍 Oggi sembriamo più proiettati al particolare, senza saper leggere l'insieme, senza la visione complessiva: 

siamo molto attenti a come ci vestiamo, a come arrediamo casa, ma molto meno attenti a come costruiamo e arrediamo i nostri paesaggi.


❓ Forse è il frutto dell'individualismo e dell'omologazione oggi imperanti? 

Forse sì, ma non solo.


Alla base c'è probabilmente una mancanza di 《esercizio》più generale, collettiva: 

discipline come la Storia dell'Arte (dalle origini ad oggi) - e affini - possono venirci in aiuto, così come la Filosofia ci esercita al ragionamento, o la Fotografia ci esercita all'osservazione critica. 

📖 E...aggiungo...la Lettura in generale aiuta molto (lettura di libri - libri di testo e/o illustrati - lettura d'immagini, lettura impegnata, lettura divulgativa, lettura tecnica, lettura poetico-letteraria).

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📍 A margine di queste riflessioni, di questi interrogativi, sono anche del parere che esista una linea-guida, che esistano dei criteri di base: 

guardarci attorno, osservare l'insieme che ci circonda, approfondire i contesti e la loro storia, scendere poi nei dettagli e quindi ragionare; 

e - infine - agire partendo da questi presupposti.


📍 Chissà?! Magari ci risparmieremmo tante macroscopiche 《brutture》.



Mauro

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sabato 27 agosto 2022

JENS ERIK CARL RASMUSSEN - PAESAGGISTA E NON SOLO

 



JENS ERIK CARL RASMUSSEN - 

PAESAGGISTA E NON SOLO


📌 🎨 JENS ERIK CARL RASMUSSEN (1841-1893), danese, pittore paesaggista e non solo.


📌 Nella sua ricca produzione troviamo vedute della vasta terra di Groenlandia 🇬🇱, della sua popolazione Inuit, e anche altro: 

scene di genere e in particolare scene marittime, con qualche sguardo anche al Mediterraneo italiano (ad es. la costiera di Sorrento); paesaggi estivi e paesaggi invernali; ritrattistica.  


🎨 Una selezione di opere d'arte di Carl Rasmussen è disponibile in: 

https://g.co/kgs/jbtpQb


🎨 Una più ampia galleria è invece consultabile all'indirizzo:

http://www.artnet.com/artists/carl-jens-erik-c-rasmussen/past-auction-results

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➡️ Nell'immagine in alto: il sole di mezzanotte dalla costa groenlandese

 (《Midnatsstemning ved den grønlandske kyst = Atmosfera di Mezzanotte sulla costa di Groenlandia》, 1872)


( Fonte immagine: 

https://da.m.wikipedia.org/wiki/Fil:Carl_Rasmussen_-_Midnatsstemning_ved_den_gr%C3%B8nlandske_kyst_-_KMS993_-_Statens_Museum_for_Kunst.jpg )

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venerdì 29 ottobre 2021

AMITERNUM - SUGGESTIONI 《AGRO-POETICHE》

Uno scorcio dell'agro amiternino, pochi chilometri a ovest della città dell'Aquila
(Foto: Mauro Rosati, 2016)


Anche una visita di gruppo a un'area archeologica, può suscitare suggestioni letterarie e poetiche, offerte dal paesaggio circostante. Non fa eccezione la bellezza del contesto nel quale è immersa l'area archeologica di Amiternum, antico insediamento sabino e poi romano e medievale, insieme al vicino borgo di San Vittorino Amiterno, nel Contado occidentale dell'Aquila.

Ci suggerisce queste suggestioni, ad esempio, Gabriele D'Annunzio, che in prosa e in versi riesce a nobilitare l'arte della semina.

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《Egli avanzava pel campo dirittamente, con una lentezza misurata. 

Gli copriva il capo una berretta di lana verde e nera con due ali che scendevano lungo gli orecchi all'antica foggia frigia. 

Un sàccolo bianco gli pendeva dal collo per una striscia di cuoio, scendendogli davanti alla cintura pieno di grano. Con la manca egli teneva aperto il sàccolo, con la destra prendeva la semenza e la spargeva. 

Il suo gesto era largo, gagliardo e sapiente, moderato da un ritmo eguale. Il grano involandosi dal pugno brillava talvolta nell'aria come faville d'oro, e cadeva su le porche umide egualmente ripartito. 

Il seminatore avanzava con lentezza, affondando i piedi nudi nella terra cedevole, levando il capo nella santità della luce. Il suo gesto era largo, gagliardo e sapiente; tutta la sua persona era semplice, sacra e grandiosa.》

(dal romanzo 《L'innocente》 di G. D'Annunzio, 1892)


Con queste parole, Gabriele D'Annunzio, nobilita e celebra il seminatore, elevandolo a una figura quasi sacra ed epica.


Nota 1. Nel testo troviamo anche un termine tecnico agrario: le 《pòrche》, plurale di 《pòrca》.  

Semplificando, la pòrca (o pròsa) è quella striscia di terra rialzata che si alterna al solco e serve per favorire lo scolo e il drenaggio delle acque. Le pòrche alternate ai solchi danno quell'effetto caratteristico ondulato che vediamo in molti campi arati.


Nota 2. Il berretto 《di foggia frigia》, semplificando, è un copricapo caratteristico formato da un pennacchio in alto che ricade in avanti. L'aggettivo 《frigio》 deriva dai Frigi, un'antica popolazione che, tra il II e il I millennio a.C. si era stanziata e aveva fondato un regno pressappoco al centro dell'Anatolia, nell'odierna Turchia.

Il berretto frigio fu adottato dai Persiani quando conquistarono il Regno di Frigia.

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E sempre per rimanere in tema agricolo e dannunziano, ecco di seguito anche 《I seminatori》, un noto sonetto - appunto - di Gabriele D'Annunzio.

Nota 3. Il sonetto è un breve componimento in versi formato da due quartine (strofe di quattro versi) e due terzine (strofe di tre versi).


《Van per il campo i validi garzoni

guidando i buoi da la pacata faccia;

e, dietro quelli, fumiga la traccia

del ferro aperta alle seminagioni.


Poi, con un largo gesto delle braccia,

spargon gli adulti la semenza; e i buoni

vecchi, levando al ciel le orazioni,

pensan frutti opulenti, se a Dio piaccia.


Quasi una pia riconoscenza umana

oggi onora la Terra. Nel modesto

lume del sole, al vespero, il nivale


tempio dei monti innalzasi: una piana

canzon levano gli uomini, e nel gesto

hanno una maestà sacerdotale.》.


In pochi versi, l'evocazione dell'atmosfera autunnale, quando già si vanno preparando i nuovi frutti del lavoro agricolo, con l'auspicio e la preghiera di un buon raccolto.


Mauro



venerdì 14 maggio 2021

VEDUTE "CISTERCENSI"...e una BREVE RIFLESSIONE!

(Foto: Mauro Rosati, 2017)


13 maggio 2017


Vedute "cistercensi" dal belvedere del monastero di Santo Spirito d'Ocre (L'Aquila)!

La Valle dell'Aterno immediatamente a sud-est di L'Aquila, con la veduta che abbraccia il tratto da Bazzano a Fossa!


 

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Breve riflessione. Oggi, che stiamo riscoprendo la nostra Storia e l'importanza dei suoi simboli (materiali, araldici, ecc.), il legame Città e Territorio, dobbiamo tornare a badare anche al dettaglio.

Dobbiamo recuperare quel buon legame con il territorio che ci hanno insegnato i nostri "Vecchi" (nonni, bisnonni, trisavoli):

un sano rapporto con l'ambiente, urbano e naturale, che non era soltanto pura e semplice "estetica" ma una capacità di cura e di adattamento degli Uomini, per convivere nel modo migliore con il proprio territorio.

Recuperare questa sana relazione vuol dire Bellezza, Buon vivere, Benessere.



 

Mauro Rosati




venerdì 30 aprile 2021

L'Aquila - Fuori Porta Rivera


 


14 aprile 2013

L'Aquila, fuori Porta Rivera: l'Aterno dal Ponte per Rojo! 

(Foto: Mauro Rosati)

mercoledì 14 aprile 2021

DA SULMONA A TERNI…IN CARROZZA! E VICEVERSA!

(Fonte immagine: gruppo Facebook «Antrodoco e dintorni»; post di Piero Stocchi)


La prima pagina di questo scritto (inizi Novecento), pubblicato sul gruppo Facebook “Antrodoco e dintorni”, mi ha ispirato una breve e spontanea riflessione – di getto -, buttando lì i pensieri dell’istante.


Per questo il post è breve ma serrato, tante punteggiature intermedie ma quasi nessuna pausa. Ho riportato per iscritto il "treno di sensazioni" che mi ha attraversato la mente pensando alla stupenda ferrovia Sulmona-L’Aquila-Rieti-Terni.


Quindi mi scuso fin d’ora se la lettura dovesse apparire faticosa! 😊

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Veramente una linea ferroviaria bellissima la Sulmona-L'Aquila-Rieti-Terni!


 

Lo posso confermare da utente, almeno per quanto riguarda il tratto che conosco meglio, quello tra L'Aquila e la piana di Rieti.


 

Una ferrovia "ardita" in certi valichi, dove il treno elettrodiesel sembra quasi fermarsi, e allo stesso tempo una grande risorsa turistica se la si riuscisse a valorizzare in tal senso, come già accade in molte zone d'Italia - da nord a sud -.


 

Pensate soltanto ad alcune località che tocca:

visitate Sulmona e poi salite a bordo, attraversando le bellezze paesaggistiche e ambientali della Valle dell'Aterno, toccando le stazioni minori di stupendi borghi; salendo in altimetria arrivate a L'Aquila dove, a due passi dalla stazione ci sono le mura medievali (e anche più antiche) ad accogliervi e a condurvi fino alla celebre Fontana delle "99 cannelle" (Fontana della Rivera) e, a piedi o a motore, potete raggiungere il cuore storico della nostra città; da L'Aquila poi si prosegue verso ovest-nord-ovest toccando altre stazioni che possono condurre verso tanti possibili itinerari culturali e/o naturalistici; quindi, arriva un altro paesaggio bellissimo quando si sale verso il valico "di Rocca di Corno" (insieme alla molto più recente Sella di Corno) e si scende nelle Gole di Antrodoco, attorniati da montagne boscose verdeggianti; poi ecco nuove piccole stazioni e nuovi borghi, Antrodoco, Borgovelino, Castel Sant'Angelo e terme di Cotilia, Cittaducale - tutti meritevoli di menzione -; poi arrivate a Rieti, antica città che vi accoglie con un tratto delle sue mura medievali e vi abbraccia nel suo delizioso centro storico su una collina a ridosso del fiume Velino; e, ancora, di nuovo in viaggio toccando altri borghi notevoli lungo la Valle Santa, Contigliano, Greccio; giungiamo quindi alla celeberrima Cascata delle Marmore, opera di ingegneria idraulica romana dove il Velino si tuffa nel Nera, la cascata "intermittente" che si apre e si chiude artificialmente, una cascata più piccola come portata ma molto più alta di quelle del Niagara; siamo entrati in Umbria e arriviamo infine a Terni, più nota ai molti come città industriale e che invece riserva anche bei viali alberati e un centro storico di tutto rispetto.


 

Ovviamente possiamo percorrere il tragitto anche al contrario!


 

Tutto questo in soli 164 km circa di ferrovia!


164 km che uniscono tre Regioni (Abruzzi, Lazio, Umbria), tre Province (L'Aquila, Rieti, Terni), tre valli fluviali (Aterno, Velino, Nera), decine di Comuni dagli splendidi borghi, quattro deliziose Città ognuna caratterizzata da una sua bellezza caratteristica e peculiare; colline, monti e pianure.

 

 

Mauro Rosati