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domenica 28 dicembre 2025

LA SACRA FAMIGLIA IN LETTERE

 

Fig. 1 - Stemma originale della
Congregazione delle Sorelle
della Sacra Famiglia
,
con il motto 《DIO SOLO》
su cartiglio. 

(Fonte immagine: 《Araldica Civica》).




Fig. 2 - Stemma ridisegnato
con accentuazione
degli smalti araldici,
in particolar modo
dello smalto metallo oro. 

(Fonte immagine: 《Araldica Civica》,
disegno di Massimo Ghirardi).





《Sacra Famiglia》, c'è anche quando non si vede:

il riferimento è agli stemmi (originale e ridisegnato) della Congregazione delle Sorelle della Sacra Famiglia (figg. 1, 2).

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• L'immagine

La Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe è un'immagine che abbiamo ben presente quando osserviamo ad esempio una Natività nelle sue molteplici rappresentazioni figurative: il Bambino al centro con Maria e Giuseppe ai suoi lati.


• La ricorrenza.

Alla Sacra Famiglia è dedicata una ricorrenza annuale: 

si tratta di una celebrazione 《mobile》(variabile) poiché per la Chiesa cattolica di Rito Latino (Chiesa Romana) essa cade nella domenica fra il Natale e il Capodanno civile (Ottava del Natale), 

come ad esempio quest'anno, oggi, domenica 28 dicembre 2025.

Quando invece il Natale è di domenica e non c'è quindi nessun'altra domenica fino al 31 dicembre compreso, allora la Sacra Famiglia si celebra il 30 dicembre.

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• La Sacra Famiglia nei 《compendî》 araldici.

I due stemmi nelle immagini rappresentano la Sacra Famiglia in modo differente: non tramite raffigurazione diretta, bensì mediante tre fiammelle che ardono su una lampada a tre fuochi (lampada trilìcne) e soprattutto mediante i tre 《compendî》 (sintesi, abbreviature) che vediamo in alto negli stemmi.

• I tre compendî:

- al centro riconosciamo facilmente il trigramma bernardiniano del Nome di Gesù nella versione latinizzata《IHS》, e quindi Gesù stesso;

- alla nostra sinistra vediamo il monogramma mariano con le lettere 《A, M》 sovrapposte, e quindi Maria;

- infine, meno noto e per questo particolarmente interessante, vediamo sulla nostra destra il trigramma di Giuseppe (IPH=IosePH), e quindi Giuseppe stesso.

Ecco quindi la Sacra Famiglia raffigurata in lettere. 

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• Gli stemmi.

Le due immagini sono rispettivamente la versione originale (fig. 1) e quella rielaborata (fig. 2) dello stemma della Congregazione delle Sorelle della Sacra Famiglia, che viene così blasonato:

- 《 D’oro, alla lampada a tre fiammelle sospese a tre catene, che si congiungono in alto in un unico anello; al capo d’azzurro caricato dai monogrammi AM, IHS e IPH in lettere d’oro 》.



Mauro Rosati

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Fonti essenziali di riferimento:

-《Araldica Civica》(per gli stemmi), a cura di Bruno Fracasso e Massimo Ghirardi;

- 🌐 https://www.santiebeati.it/dettaglio/22175

(per la ricorrenza);

- 🌐 https://www.sorellesacrafamiglia.it/ 

(pagina ufficiale della Congregazione delle Sorelle della Sacra Famiglia).

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venerdì 4 luglio 2025

《LA PICCOLA-GRANDE BELLEZZA》

 

L'Aquila,
basilica di San Bernardino da Siena:
Cappella della Madonna del Rosario; veduta d'insieme.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


L'Aquila,
basilica di San Bernardino da Siena:
Cappella della Madonna del Rosario;
veduta verso l'immagine
di San Luca l'Evangelista.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

L'Aquila,
basilica di San Bernardino da Siena:
Cappella della Madonna del Rosario;
veduta verso l'immagine
di San Giovanni l'Evangelista
e, sulla parete a sinistra,
l'arcangelo Gabriele annunciante.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)



Bellezza non è soltanto《grandi firme》!
Bellezza è anche ammirare una piccola cappella dentro una grande Basilica, con bagliori di luce che ne esaltano le linee architettoniche, conchiglie dorate che risplendono su bianche nicchie, brani pittorici che ci parlano con parole scritte e dettagli iconografici!

La Bellezza è una visione d'insieme, un'armonica sintesi di molteplici aspetti!
La Bellezza è orchestra di singoli particolari!

Non esiste Bellezza senza cura dei dettagli,
non bastano i dettagli senza cura dell'insieme!
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🚩 L'Aquila, basilica di San Bernardino da Siena (Quarto di Santa Maria): cappella della Madonna del Rosario; particolari.

🖼 Veduta verso la volta ellittica e il suo tamburo con la finestra centrale che lascia trasparire la luce pomeridiana e si diffonde sulla calotta in alto.
📍 Al centro, sulla cimasa dell'altare, un Cristo benedicente dall'aspetto austero ma dallo sguardo pacato, benevolo, mostra un libro aperto dove si legge: 《EGO SUM / A ET Ω》(=《Io sono l'Alfa e l'Omega》, rispettivamente la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco; vale a dire 《Io sono il principio e la fine di tutto》). 
Un Cristo autorevole ma non autoritario.

📍 Ai suoi lati, nei pennacchi agli angoli tra i muri e la cupoletta, lo affiancano due dei quattro Evangelisti, associati alle loro figure simboliche che li identificano immediatamente:
- ↪ a sinistra, San Giovanni (《SANCTVS IOANNES》, come leggiamo nella didascalìa) ritratto quasi frontalmente nell'atto di scrivere sopra una pergamena, accompagnato in basso dalla figura dell'aquila a lui associata; sta ancora scrivendo, forse perché è lui a dover redigere l'ultima Scrittura, l'ultimo atto dei Tempi, ossìa il Libro dell'Apocalisse, l'《omega》 sancita da Gesù che torna per il Giudizio finale;
- ↪ a destra, San Luca (《SANCTUS LUCAS》 nella didascalìa), raffigurato di profilo mentre legge un libro già completato, accompagnato in basso dal toro che lo identifica (in questo caso un toro alato); a lui spetta un altro onore, ossìa la possibilità di dipingere il primo e unico ritratto della Madonna manifestatasi in persona.

📍 Infine, ma non meno importante, un dipinto a metà sul lato sinistro della Cappella: un angelo da un lato e una parte mancante dall'altro; eppure la postura dell'angelo, genuflesso e con il dito destro sollevato, ci ricorda una scena molto nota, uno dei passaggi-chiave delle Sacre Scritture. 
《 AVE, GRATIA PLENA, DOMINUS TECUM 》 sta esclamando quasi certamente quella figura angelica (Luca 1, 28): è l'arcangelo Gabriele che si rivolge all'Annunziata, ossìa a Maria che riceve l'《Annunciazione》 di essere stata prescelta quale Madre di Dio che s'incarna come Uomo.
Dall'altro lato del dipinto, purtroppo mancante, possiamo quindi immaginare Maria che ascolta umilmente le parole dell'arcangelo Gabriele per poi rispondere:《 ECCE ANCILLA DOMINI; FIAT MIHI SECUNDUM VERBUM TUUM 》(Luca 1, 38).

↪ Ed ecco che l'intera scena si anima con chiarezza davanti a noi!
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Contempliamo le cose belle! 
Apprezziamole! 
Piccole o grandi che siano!


Mauro Rosati
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martedì 24 giugno 2025

24 GIUGNO - UN 《SAN GIOVANNINO》 TRA LE VIE DELL'AQUILA

L'Aquila, ai confini del Quarto di San Giorgio:
immagine di 《San Giovannino》
(il piccolo San Giovanni il Battista).

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


24 giugno - Natività di San Giovanni il Battista


Tra le vie della nostra Città dell'Aquila, un dettaglio a tema con la giornata odierna (vedi foto).

Una graziosa immaginetta che sembra di fattura contemporanea e arricchisce il piacere dei particolari che possiamo osservare camminando.


Un bel 《San Giovannino》 riconoscibile dagli stessi attributi iconografici di San Giovanni il Battista in versione adulta: 

una veste semplice (generalmente la pelle di cammello), il crocifisso tra le mani, e un agnello, allusione a Gesù, di cui San Giovanni Battista è il Precursore; 《San Giovannino》 è il vezzeggiativo che indica il Battista raffigurato da bambino.


San Giovanni il Battista è l'unico santo di cui si commemora anche la nascita e non soltanto la morte, proprio in virtù della sua vicinanza a Gesù, come Precursore, appunto, e anche per parentela: Elisabetta, madre di Giovanni, è infatti cugina di Maria, madre di Gesù.

La Natività di San Giovanni il Battista, 24 giugno, è una sorta di 《Natale d'Estate》 nell'emisfero boreale; e proprio come il Natale cade in concomitanza di una fase astronomica precisa, ossia a ridosso di un solstizio.

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Vale la pena riportare anche due citazioni chiave legate alla ricorrenza odierna; in entrambi i casi è Giovanni il Battista che parla, sempre in riferimento a Gesù:

- 《Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali》 (Marco 1, 7); passo evangelico nel quale Giovanni il Battista annuncia la missione di Gesù;

- 《Egli deve crescere e io invece diminuire》 (Giovanni 3, 30); passo evangelico nel quale Giovanni il Battista esprime il suo ruolo di Precursore, per cui egli diverrà sempre più 《piccolo》, in quanto uomo, rispetto a Gesù che verrà glorificato in quanto Dio e uomo allo stesso tempo.

Come osserva la studiosa aquilana Loredana Mariani, questo secondo passo evangelico assume anche un significato astronomico che si lega al momento dell'anno in cui si celebra la Natività di Giovanni il Battista: il 24 giugno è il culmine della luce annua, il periodo più luminoso, al quale seguirà una graduale riduzione delle ore di luce, quindi il passo è leggibile anche simbolicamente come il sole che diminuirà il proprio corso (dalla Natività di San Giovanni, il 24 giugno) fino alla Natività di Gesù (il 25 dicembre) quando aumenterà nuovamente il proprio corso.

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San Giovanni il Battista è anche il santo epònimo (che dà il nome) del Quarto di San Giovanni a L'Aquila.



Mauro Rosati

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mercoledì 3 gennaio 2024

BENINO, IL PASTORELLO "DORMIENTE"

 


《BENINO, IL PASTORELLO "DORMIENTE"》


Tra i personaggi immancabili nel repertorio tradizionale dei protagonisti del presepe, troviamo la figura di Benino.


Benino è facilmente riconoscibile, e probabilmente gran parte di noi lo avrà già nel presepe o quantomeno lo avrà visto in qualche rappresentazione, statuaria o vivente.

Benino è un pastore, generalmente raffigurato con sembianze molto giovanili, che dorme beato disteso su un giaciglio di fortuna: con le braccia dietro la testa, le gambe incrociate, oppure in altre posizioni, lo riconosciamo tanto nelle statuine artigianali più pregiate, quanto in quelle più semplici e commerciali.
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Benino sembra essere l'unico personaggio che si estranea dalla rappresentazione presepiale, dormendo "a pieno sonno" in mezzo al "viavai" di tutti gli altri protagonisti: zampognari, Re Magi, lavandaie, pescatori, salumieri, contadini, ecc.

Un'estraneità solo apparente, però.

Benino è infatti un personaggio che reca con sé diversi aspetti simbolici che ciascuno di noi può approfondire già partendo dalla ricca sitografia che si trova in rete
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Tuttavia vi sono alcuni aspetti, in particolare, che vale la pena citare, tutti legati al sonno.

Tradizionalmente, fin dalle culture antiche, il sonno è legato a un mondo di mezzo in cui si incontrano la realtà e la fantasia ma anche il Sacro con il profano, il Divino con l'umano.
Benino è il pastore che dorme, inconsapevole della grandezza di ciò che sta per accadere, poco prima che gli Angeli lo dèstino per il grande annuncio della nascita di Gesù, il compimento dell'incarnazione divina.
Il giovane Benino è quindi anche una metàfora del passaggio dal sonno dell'incoscienza, dell'inconsapevolezza infantile, alla veglia della coscienza e della razionalità matura dell'età adulta: un momento della vita tipico della fase adolescenziale, non più infanzia ma non ancora età pienamente adulta (risalendo all'etimologia latina, 《adulto》 deriva dal participio passato del verbo 《adolescere》=crescere; 《adolescente》, participio presente, è l'atto della crescita in corso mentre 《adulto》 è atto compiuto del medesimo verbo).

E infatti l'adolescenza è frequentemente protagonista delle tradizioni popolari legate alle apparizioni sovrannaturali, in quanto mondo di passaggio, di connessione tra due dimensioni differenti; così come lo è il sonno, e il sogno in particolare, fin dagli antichi riti della 《incubatio》(il sonno sacro) ancor oggi praticati in diverse manifestazioni cultuali e devozionali.
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Vi è poi un aspetto più leggero e quasi fiabesco, non meno affascinante, legato alla rasserenante figura di questo pastore dormiente: Benino dorme, e nel sonno sogna la rappresentazione del presepe nel quale è collocato; nel sogno vede ciò che noi abbiamo "creato" e che vediamo da svegli.
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Curiosità a parte.
Infine c'è anche un aspetto più ironico, frutto di epoche relativamente più recenti e che si lega al mondo più prosaico della politica, così come vissuta dal popolo:
ai tempi del regime fascista, ma anche successivamente, per ironia o per goliardìa, Benino diventava 《Benito》 per alcuni, giocando sulla facile assonanza tra i due nomi. Questa, però, è una parentesi, il frutto di una 《dissacrazione》 popolare più vicina alle vicende e alla sensibilità politiche di epoca contemporanea.
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Cercate Benino nel vostro presepe, che sia quello domestico o quello esposto a un pubblico più ampio: se lo trovate, sicuramente quel presepe sarà ancor più ricco di significati simbolici e affascinanti.
Se invece non lo trovate... magari - perché no?! - aggiungetelo.

Mauro Rosati
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mercoledì 6 dicembre 2023

1223-2023: PRESEPE...L'UNIVERSALE E IL PARTICOLARE


 

1223-2023: PRESEPE...L'UNIVERSALE E IL PARTICOLARE


06 dicembre 2023


1223-2023: il 《presepe del centenario》...

...nell'anno dell'ottavo centenario del Presepe vivente di Greccio, frutto del felice incontro di Francesco d'Assisi con Giovanni Velita!


Questo mio piccolo presepe non vuol essere soltanto rievocazione ma anche pensiero e dedica all'Umanità sofferente: sofferenza degli individui e sofferenza di interi Popoli.

Un granellino di luce, fra tanti altri granellini, affinché - insieme - diventino bagliore nei momenti bui dell'Umanità!


Poche cose, come il Presepe, hanno quella 《versatilità》 culturale che ne fa qualcosa di universale e particolare allo stesso tempo.


L'universale

La scena di base, fulcro necessario, è sempre una, la Natività di Gesù, l'elemento universale.


Il particolare

Cambiano invece gli scenari, i paesaggi, i costumi, i mestieri, il colore della pelle, le fisionomie dei personaggi...di città in città, di regione in regione, di Paese in Paese: Gesù nasce tante volte, ma contemporaneamente, tra popolazioni differenti, ciascuna con le proprie specificità e ricchezze etniche e culturali, nel quadro del grande mosaico mondiale; e questo è l'elemento particolare.


Quanti Gesù vediamo nascere! E in quanti luoghi! 

In una capanna sulle Ande, in una casetta del Lontano Oriente, in Europa come in Africa, in Scandinavia come nel Mediterraneo, in Groenlandia, in Canada o in Australia, sugli Appennini e sulle Alpi come sulle coste dei nostri Mari!

Quante lingue ci parla, quante storie ci narra, del Passato e del Presente! 


Il Presepe... universale e particolare, spiritualità e arte, opera artigiana o rappresentazione povera ed essenziale, sacro e profano, religioso e laico, dimensioni talora opposte che in esso trovano convivenza.


Il Presepe... l'Eternità che scende nella dimensione umana fra i personaggi e gli scenari che ne rappresentano le molte sfaccettature.

Un libro per immagini che parla a tutti, 《Vangelo in dialetto》 secondo una felice definizione attribuita al napoletano Michele Cuciniello, autore dell'omonimo e stupendo presepe nella Certosa di San Martino a Napoli. 

Un libro per immagini che ripropone sempre lo stesso evento ma senza mai essere ripetitivo, sempre nuovo agli occhi di ciascuno, sempre nuovo nelle diverse interpretazioni che se ne danno. Testimone di epoche, luoghi, culture differenti.

Un libro che trae vita dai nostri sguardi!


Il Presepe...

oasi fuori dal tempo e senza età, 

delizia per gli occhi e per l'animo,

meraviglia e diletto per i bimbi, 

contemplazione e serenità per i grandi...


Mauro Rosati

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sabato 31 dicembre 2022

LO "STILE DELLA CIRCONCISIONE" E L'"OTTAVA DEL NATALE"

 

Natività
(Foto: Mauro Rosati, 2022)


LO "STILE DELLA CIRCONCISIONE" E  L'"OTTAVA DEL NATALE"


✒《 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. 》(Luca 2, 21)


📌 Ogni Calendario di impronta cristiana si basa su uno 《stile》, ossia una ricorrenza particolarmente importante dell'anno cristiano o altra data simbolica (es. inizio di una stagione) che viene presa come riferimento per fissare l'inizio dell'anno.

📌 Nel Medioevo, e anche successivamente, almeno fino all'introduzione e all'adozione del Calendario gregoriano, esistevano molti Calendari, con diversi 《stili》 differenti da luogo a luogo. 
A titolo esemplificativo:
《Stile della Natività》 (inizio anno il 25 dicembre), in uso - ad esempio - anche nella nostra Aquila e nella Repubblica di Genova;
《Stile dell'Incarnazione》, l'Annunciazione (inizio anno il 25 marzo), in uso - ad esempio - a Firenze, Siena, Pisa.

E così via.
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👉 Nota. Sugli 《stili》 del Calendario e sull'antico Capodanno aquilano, vedi:
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📌 Il Calendario gregoriano oggi in uso si basa sullo 《Stile della Circoncisione》 poiché sceglie come inizio dell'anno il giorno della circoncisione di Gesù Bambino (1° gennaio), nell'ottavo giorno del Natale (contando anche il 25 dicembre), come riferito dal versetto del Vangelo di Luca riportato all'inizio di questo post.

Infatti, secondo la tradizione ebraica riportata dall'evangelista Luca, la circoncisione di un bambino avveniva a otto giorni dalla nascita.

➡️ Per questo, il Capodanno contemporaneo fondato sul Calendario gregoriano, basandosi su questo 《stile》,  ricorre il 1° gennaio, Ottava del Natale e quindi giorno della circoncisione di Gesù Bambino.


Mauro Rosati
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Sugli argomenti 《calendari》 e 《stili》, leggi anche, a titolo di suggerimento:
(URL consultato in data 31/12/2022)
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giovedì 3 novembre 2022

STAUROTÈCA - Quando il greco ci viene in aiuto


Quando il greco ci viene in aiuto.


🟢 STAUROTÈCA


Come per altri vocaboli che abbiamo visto in precedenza, anche in questo caso ci troviamo davanti a un termine specialistico, più familiare in alcuni campi di studio.

Come sempre, però, ciò non ci impedisce di conoscerlo e padroneggiarlo anche nel nostro linguaggio quotidiano, sia per arricchire il nostro lessico, sia perché può capitare di leggerlo o ascoltarlo anche in contesti meno tecnici.

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📌 Etimologia.

Anche questa volta ci tornano utili la lingua greca e la comparazione empirica con vocaboli che conosciamo meglio.

STAUROTÈCA è composto dal prefisso 《STAURO-》 e dal suffisso 《-TÈCA》.


Iniziamo dalla fine, ossia dal suffisso:

➡️《-TÈCA》 richiama alla mente parole come pinacoteca, enoteca, discoteca, e molti altri vocaboli che individuano locali e oggetti 《contenitori》 di qualcosa, piccoli o grandi che siano.

E infatti 《-TÈCA》 deriva dal greco 《θήκη》 (théke = scatola, scrigno, contenitore). Da cui anche il sostantivo italiano 《tèca》 (ad es. la tèca di un museo).


Vediamo ora il prefisso:

➡️ 《STAURO-》, dal greco 《σταυρός》(staurós = "palo" - genericamente -; "croce" - specificamente -).

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📌 Definizione.

➡️ Quindi, letteralmente, 《STAUROTECA》 = 《contenitore della Croce》.

E infatti la 《STAUROTÈCA》, nello specifico della cultura artistica cristiana, è un reliquiario che contiene frammenti ritenuti provenienti dalla croce di Cristo e quindi meritevoli di particolare custodia e devozione.

➡️ Le staurotèche possono essere di vario tipo e di varie epoche, anche se molto diffuse nelle testimonianze artistiche del primo millennio cristiano, in particolare. Possono essere grandi custodie fisse, situate in luoghi sacri, ma anche molto piccole in modo da poter essere portate al collo.

Possono essere antiche ma anche contemporanee.


Mauro

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《[...] Nell’arte cristiana, reliquiario, in genere a forma di croce, destinato a conservare frammenti della croce di Cristo: se ne hanno esempî soprattutto nei secoli 5°-10°, di metallo prezioso, avorio, legno, spesso ornati di smalti e gemme; potevano essere anche piccoli, da portare al collo. [...]》.

(《Staurotèca》 in Vocabolario Treccani online)



martedì 7 dicembre 2021

«POLITICAMENTE CORRETTO» o «IPOCRITAMENTE CORRETTO»?

 

«POLITICAMENTE CORRETTO»

 o «IPOCRITAMENTE CORRETTO»?

 

 

Con la ricorrenza di San Nicola vescovo, ieri, siamo entrati nel mese pienamente natalizio.

 


Su un noto motore di ricerca da alcuni giorni è comparso un doodle ovviamente a carattere natalizio.

Se si scorre sopra il doodle con il cursore, però, compare un generico e quasi burocratico «Festività stagionali 2021», come se si volesse evitare l'aggettivo «natalizie», neanche fosse una bestemmia.

 

È un dato di fatto che da molti decenni esistono «due Natale»: quello religioso e quello commerciale, una sorta di Natale «laico» che convive con quello spirituale; come d'altra parte accade da tempo anche nella maggior parte delle feste patronali, e non solo, di tanti paesi è città.

Ciò nonostante, rimangono pur sempre festività confessionali che nascono da un fattore religioso imprescindibile, a meno che non si voglia cadere nel «non-senso».

 

Quale «non-senso»?

 

Il «non-senso» di festeggiare il Natale ma senza nominarlo, di festeggiare la Pasqua ma guai a pronunciare l'aggettivo «Santa» e/o il complemento «di Resurrezione».

In sintesi: Buon Natale purché non si usi il «blasfemo» aggettivo «Santo», né si facciano riferimenti a Gesù Bambino; per carità!

In sintesi: Buona Pasqua ma purché non sia «Santa» né si accenni alla Resurrezione di Cristo.

 

Insomma, un po' come celebrare un matrimonio ma senza sposi - religioso o civile che sia -.

E magari anziché «matrimonio» meglio dire «ratifica dell'unione coniugale».

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Sinceramente non capisco la necessità di questo «pudore» - esasperazione del «politicamente corretto» - che sfocia in un paradosso che potremmo definire «ipocritamente corretto».

 

Un po' comodo sfruttare l'atmosfera delle Festività natalizie perché muovono un bel po' di flusso commerciale però - allo stesso tempo - ignorare o censurare il fulcro intorno al quale ruotano queste Festività.

 

Due piedi in due scarpe diverse.

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Ognuno è libero di vivere questo periodo dell'anno come meglio crede e nessuno è obbligato a celebrare il Natale o la Pasqua se lo ritiene opportuno e/o non li sente propri.

 


Tra l'altro, poi, il periodo natalizio si stratifica su festività più antiche ma sempre a carattere religioso.


Vogliamo celebrare i Saturnali? Facciamo pure, ma per coerenza non dobbiamo mettere addobbi natalizi.


Vogliamo celebrare la festa del Sole Invitto? Facciamo pure, ma dovremo ricorrere ad altri ornamenti.

 


Tutte le Culture, dal villaggio più recondito tra gli Oceani alle megalopoli mondiali, tramandano e celebrano tradizioni di tipo religioso legate a periodi particolari e significativi dell'anno: perché dovremmo negarle?

 


Per cui, usiamo tranquillamente l'aggettivo «natalizio»; non è un reato penale.

Per cui, quando ci scambiamo gli Auguri sentiamoci liberi di farlo:

chi dirà «Buon Natale», chi dirà «Auguri per un Santo Natale», ma non dimentichiamo perché pronunciamo la parola «Natale».

Così come liberamente nessuno dovrà sentirsi obbligato a farlo se non lo sente.

 

Penso che quasi nessuno direbbe «Buona Festa di stagione».

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Personalmente preferirei quindi leggere un onesto «Festività natalizie», altrimenti penso sia più coerente togliere del tutto quel doodle.

 

 

Mauro Rosati


P.S.. Se poi esistono altre Festività di stagione che ignoro, sono pronto a imparare, purché mi venga insegnato.

Ma il Natale rimane un dato di fatto oggettivo.




venerdì 2 aprile 2021

VIRGILIO E...IL METANOLO

 

Virgilio e...il metanolo



«quo non mortalia pectora coges, auri sacra fames»


(dove non spingi il cuore degli uomini, maledetta fame dell’oro)

(Virgilio, «Eneide»; libro III)




Metanolo
In campo chimico questo termine indica un alcol naturale. Da non confondere con l'
«etanolo»: un altro alcol la cui fermentazione è la base delle bevande «alcoliche», appunto.


Nel campo della cronaca storica italiana, invece, questa parola richiama alla mente brutti ricordi, legati a uno dei più ignobili casi di frode alimentare:
«il vino al metanolo», uno scandalo scoppiato tra il marzo e l'aprile del 1986.

Chi ha meno di 40 anni, non ha un ricordo diretto di quella storia perché troppo piccolo oppure non ancora nato all'epoca dei fatti.

Anch'io non ricordo direttamente la vicenda, che però ho appreso crescendo e ascoltando i racconti degli adulti.


E quindi - oggi - anche per me la parola «metanolo» è legata strettamente a quell'orribile fatto di cronaca, al di là del suo significato strettamente chimico.


- Per farla breve - in quegli anni, diversi produttori di vino iniziarono a usare il
«metanolo» al posto dell'«etanolo», per aumentare la gradazione alcolica dei vini «a buon prezzo»:

il «metanolo» costava meno dell'«etanolo» e quindi - «maledetta fame dell’oro» - si otteneva lo stesso risultato con meno spesa e più margini di guadagno.

C'era un problema però: il «metanolo» è altamente tossico per l'uomo e il suo uso spregiudicato causò diverse vittime accertate e molte invalidità gravi tra chi aveva bevuto quei vini adulterati.

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A riportarmi alla memoria questa vicenda - inqualificabile come tutti i guadagni a danno degli altri - è stato ancora una volta il calendario della Benemerita, con i suoi paragrafi mensili curati dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi - un amalgama tra citazioni letterarie antiche e contemporaneità, con brevi racconti di cronache storiche italiane -.


Da lì ho estratto la citazione virgiliana iniziale e ho preso spunto per questa breve riflessione e questa pillola di storia relativamente recente.

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Ulteriore riflessione. Siamo tra il Giovedì e il Venerdì della Settimana Santa: si ricorda Gesù tradito da Giuda l'Iscariota in cambio dei famigerati
«Trenta denari d'argento».

Sul perché del tradimento esistono alcune sfumature d'interpretazione; una cosa però è certa: c'è di mezzo sempre l'oro - inteso in senso generico-.


Che poi siano oro, argento, bronzo, banconote di carta o moneta elettronica non fa nessuna differenza.

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Riflettendoci - a conti fatti - una frode alimentare, non è essa stessa un tradimento?


Un tradimento della fiducia dei consumatori.



Mauro
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NOTA. Una descrizione chiara e approfondita sullo scandalo del
«vino al metanolo» e sulla differenza tra «etanolo» (o alcol etilico) e «metanolo»
(o alcol metilico), è disponibile per esempio a questo indirizzo:
https://www.ivinidelventaglio.com/curiosita/vino-al-metanolo-perche-fa-male-e-gli-indimenticati-scandali-del-passato/