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lunedì 10 agosto 2026

L'AQUILA: "TESTA", "PANCIA" E "CUORE" DI UNA CITTÀ

 

Immagine 1 - La città "antropomorfa":
dal Trattato sull'architettura
civile e militare di
Francesco di Giorgio Martini,
XV secolo

(Fonte immagine: Wikipedia).


Immagine 2 - L'Aquila, veduta di scorcio della facciata neoclassica della
Cattedrale metropolitana dei
Santi Massimo e Giorgio.

(ph. Irene Iovannitti, 2026)



L'Aquila: "testa", "pancia" e "cuore" di una città.


✍ ⛪《 Nella crisi dell’alto Medioevo le città si chiudono all’interno delle proprie mura e trovano nelle gerarchie ecclesiastiche il nuovo elemento unificante della società. La cattedrale diviene l’elemento centrale del paesaggio mentale degli abitanti. In essa i cittadini trovano risposte alle esigenze più diverse: spirituali, politiche, economiche e rappresentative. La cattedrale si espande insieme alla città e ne manifesta potenza e ideali agli occhi dei comuni cittadini, delle autorità e dei viaggiatori. 》

(📖 Tomas FIORINI, "La cattedrale, immagine della città", 

in: "Storia della civiltà europea", a cura di Umberto ECO, Treccani online 2014 ).


📍 Oggi come ieri, nel panorama sociale di una città, la Cattedrale è qualcosa di talmente grande, simbolicamente e materialmente, che va oltre l'aspetto meramente religioso;

la Cattedrale è tempio religioso (strictu sensu) ma anche civico, punto di riferimento per i fedeli ma anche per i non credenti poiché in essa la comunità cittadina identifica un'imprescindibile presenza urbana, con la sua mole, la sua forma, il suo richiamo acustico che passa per le campane e scandisce da un lato le funzioni religiose e dall'altro il tempo civile, quello della quotidianità profana.


↪ La giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci (1929-2006), dichiaratamente atea, affermava che quando tornava nei luoghi delle sue origini sentiva forte l'esigenza di ascoltare il suono delle campane della chiesa, poiché in quel suono ritrovava momenti significativi della sua infanzia, un suono di casa, a prescindere dal fatto puramente legato al culto.


📍 La Cattedrale è madre di tutte le chiese della Diocesi e allo stesso tempo è cuore civico nel luogo più raccolto, più centrale, più intimo di una città, piccola o grande che sia. 

↪ Ce lo illustra in maniera molto efficace una significativa e nota illustrazione contenuta nel "Trattato di architettura civile e militare" dell'architetto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), che possiamo osservare nell'immagine n. 1, un'illustrazione che da sola è più chiara ed esplicita di un intero trattato.

🏠 🏡 🏢 La città viene immaginata antropomorfa, sotto le sembianze di un uomo, e ad ognuna delle parti principali del corpo corrisponde un'architettura ben precisa con una funzione ben precisa:

↪ sulla testa la fortezza-bastione principale, il ridotto difensivo, situato nel punto altimetricamente più in quota, così come la testa è il punto più alto del corpo;

↪ dalla fortezza si dirama la cinta muraria con i bastioni a torrione (com'erano ancora in uso a quel tempo) corrispondenti due alle sporgenze dei gomiti e gli altri due alle sporgenze dei piedi;

↪ in basso, davanti alla porta civica che si apre nella cinta muraria, è raffigurato un rivellino di protezione, ossia una struttura a punta che si realizzava davanti ai punti più deboli delle mura nei tratti rettilinei e anche a raddoppio di bastioni (la più moderna Fortezza aquilana possiede anch'essa i suoi rivellini esterni, la maggior parte dei quali sono tutt'oggi visibili lungo il perimetro esterno alla via ad anello che circonda il Castello (viale Benedetto Croce), uno di essi fu invece demolito negli anni '30 per l'apertura del Viale delle Medaglie d'Oro, lungo l'asse Fontana Luminosa-Bastione Ovest);

↪ entrati nella città "umanizzata" risaltano due elementi fondamentali dell'architettura e dell'urbanistica civile, ossìa il 《tempio》, che possiamo identificare con una chiesa madre e quindi anche con una Cattedrale, situato non a caso nel punto dov'è posto il cuore umano,

e poi la 《piazza》, in corrispondenza dell'addome, della pancia, ossìa il luogo che polarizza l'intero impianto urbanistico attirando a sé le funzioni 《di pancia》 commerciali, ludiche, giudiziarie, civiche ma anche quelle 《di cuore》 religiose.


📍 E ciò ci conduce concettualmente dritti dritti proprio alla nostra bella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, che intravediamo nello splendido scatto dell'immagine 2, oltre sette secoli di storia stratificati in un unico grande edificio a torto bistrattato e talora ritenuto sbrigativamente 《brutto》.

❓E dove troviamo la nostra Cattedrale metropolitana? 

❗Proprio nel cuore della nostra città, davanti alla Piazza per antonomàsia, collocandosi a Pie' di Piazza: il primo tra gli edifici sacri per importanza, ricostruito nella rifondazione angioina dell'Aquila, va a collocarsi nel luogo di maggiore importanza, la Piazza del Mercato, unificando i titoli di San Massimo (dall'ex cattedrale di Forcona) e di San Giorgio, titolo di una prima edificazione antecedente alla distruzione provocata alla costruenda città meno di dieci anni prima da Manfredi di Svevia. Da quel momento anche per la nostra Aquila la Cattedrale, a poca distanza dal 《polo politico-amministrativo》 dell'odierna Piazza del Palazzo, assume la piena valenza religiosa e civica tanto che vi troviamo esempi illustri di cui cito a titolo di esempio l'altare civico fatto erigere a spese della città e intitolato a Sant'Emidio, sul lato nord del transetto (lato via Rojo), un altare sul quale campeggia significativamente l'aquila araldica dello stemma civico aquilano; un altare civico nel transetto, a pochi metri dal presbiterio, cuore liturgico dell'edificio, un'ubicazione che la dice lunga sulla molteplicità di valori incarnati da una Cattedrale.


📍 Anche nella Cattedrale aquilana, quindi, troviamo quell'unione e quella convivenza fra l'aspetto religioso-cultuale e quello civico-laico.


La nostra Cattedrale ha molto da raccontarci dall'alto dei suoi oltre sette secoli di storia, e soltanto imparando a conoscerla meglio impareremo ad amarla come merita, sia che siamo credenti, sia che non lo siamo.



Mauro Rosati

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giovedì 16 luglio 2026

《GOBBA A PONENTE...》!

 

(ph. Irene Iovannitti, 2026)



🌓《Gobba a Ponente...》, 

nei giorni del solstizio, il primo quarto della luna di giugno 2026.


🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), visuale da Pie' di Piazza.


In un tardo pomeriggio d'inizio estate,

un quarto di luna, netto, cristallino, campeggia in alto, incastonato nitido sul fondo di un bel cielo limpido, terso;

a destra, la nostra Cattedrale,

con la sua ricca e importante storia, 

《osserva》 anche lei lo spettacolo celeste, con il campanile sud che per un attimo sembra diventare un osservatorio astronomico.


La Luna è protagonista, la scena è sua, dea Selene di antiche mitologie.


In questo ritratto fotografico, però, è co-protagonista la facciata della nostra Cattedrale, da poco riscoperta, in uno scatto che ne esalta eleganti dettagli e la bicromia tra il registro inferiore, fino al timpano, 

e il registro superiore, dal finestrone fino ai due campanili.


In quest'immagine possiamo apprezzare la sfumatura cromatica fra i due livelli, nonché le sinuose mensole sotto le cornici che impreziosiscono le linee architettoniche di quest'opera dal gradevole gusto neoclassico;

e poi il quadrante di un orologio che s'intravede alla base del campanile: l'orologio e la luna, l'Uomo e gli astri, con la luna che scandisce i tempi dei cicli della Natura e l'orologio che scandisce invece i tempi umani seguendo proprio i ritmi astrali naturali (giorno-notte, luna crescente-luna calante, estate-inverno, e così via discorrendo); è proprio dai cicli astronomici, infatti, che traggono origine le nostre misure del tempo.


Senza aggiungere altro...

...a ciascuno di voi il piacere di apprezzare con gusto i soggetti e i dettagli racchiusi dall'inquadratura di questo suggestivo scatto fotografico!



Mauro Rosati

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domenica 4 gennaio 2026

LE 《PRO-CATTEDRALI》 DELL'AQUILA

 

❓Cos'è una 《Pro-Cattedrale》?
E in che modo questo sostantivo ci interessa da vicino?

❗La 《pro-cattedrale》,
da non confondere con la《concattedrale》,
è una chiesa che funge da Cattedrale temporanea (o di supporto) quando la Cattedrale è indisponibile.
Semplificando, è sostanzialmente una 《Cattedrale supplente》.


La Cattedrale, come sappiamo, è la sede della 《Cattedra》 vescovile/arcivescovile di una Diocesi/Arcidiocesi;
è la chiesa-madre di una Diocesi, la più importante gerarchicamente.

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Dopo il terremoto del 2009,
a seguito del crollo parziale e dell'inagibilità della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio,
tra l'altro già chiusa per restauri al momento del sisma del 2009,
una serie di chiese aquilane ha svolto la funzione di pro-cattedrale, in una staffetta che correva parallelamente alla loro ricostruzione.

Non avendo un elenco specifico alla mano, vado a memoria citando di seguito le chiese che, anche soltanto 《de facto》, hanno svolto la funzione di pro-cattedrale a L'Aquila:

1 - chiesa parrocchiale di San Mario alla Torretta, prima pro-cattedrale subito dopo il sisma del 2009;

2 - basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio, temporaneamente riaperta alla fine del 2009 e poi chiusa alcuni anni dopo (2013) per la sua ricostruzione (2015-2017);

3 - basilica di San Giuseppe Artigiano (San Biagio di Amiterno) in via Sassa, prima importante chiesa riaperta stabilmente nel centro cittadino (luglio 2012);

4 - chiesa di Santa Maria del Suffragio (《Anime Sante》), riaperta stabilmente nel dicembre del 2018, svolge attualmente la funzione di pro-cattedrale, come si evince anche dalle due insegne esposte al suo ingresso:
- lo stemma del Capitolo* Metropolitano Aquilano, a sinistra,
- e lo stemma arcivescovile a destra (al momento è esposto quello cardinalizio dell'arcivescovo emerito card. Giuseppe Petrocchi, al quale è subentrato l'arcivescovo metropolita mons. Antonio D'Angelo, in data 01/08/2024).


Nota - Il 《capitolo》.

*《Can. 503 - Il capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, è il collegio di sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spetta inoltre al capitolo cattedrale adempiere i cómpiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano.》

(Fonte: Codex Iuris Canonicis=Codice di Diritto Canonico, cànone 503).
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Mauro Rosati
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venerdì 26 settembre 2025

《CAPOPIAZZA》 VS. 《PIE' DI PIAZZA》


In apertura di un atto notarile di fine Quattrocento, estratto:

《[...] IN CIVITATE AQUILE, IN PEDE PLATEE FORI, ANTE DOMUM MAIORIS ECCLESIE AQUILANE.[...]》;

per grandi linee il passo, facendo seguito alla datazione, specifica che l'atto viene rogato nella città di Aquila, ai piedi della piazza del 《foro》(inteso innanzitutto come 《mercato》), davanti al Duomo, sede della Chiesa aquilana.


Da questo breve passo, indicante il luogo di redazione dell'atto, deduciamo alcuni importanti aspetti.


- Il foro. 

Il riferimento, come s'intuisce, è a Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), qualificata come 《foro》, ossìa uno spazio multifunzionale dove si svolgono molteplici attività pubbliche quotidiane: commerciali (il mercato, appunto), giuridiche (es. redazioni di atti notarili), religiose, ecc..

Si tratta della Piazza Maggiore della nostra città, la 《Piazza》 per antonomàsia, senza neanche la necessità di specificarne l'intitolazione.

Piazza Maggiore per dimensioni e per importanza, imprescindibile cuore pulsante della nostra città, Ieri come Oggi;

piazza e zona franca appartenente a tutta la Città e a nessun Quarto.


- Topografia e relativa toponomastica.

Già la conformazione della Piazza ci suggerisce che:

Capopiazza è la parte più alta, oggi occupata e visualmente isolata per via della nuova pensilina, 

mentre Pie' di Piazza (《a pèe alla Piazza》) è la parte più bassa in quota, quindi quella davanti al sagrato del Duomo.


Il criterio basato sull'altimetria è lo stesso di altri toponimi che troviamo a cominciare proprio dal nostro territorio: 

《Capu la Terra》(Capo la Terra), parte alta di un centro abitato in dislivello,

e Piedi la terra, la parte bassa;

Pie' la Costa/Piedi la Costa, centro abitato situato alle falde di una costa, di un pendìo;

Pie' la Villa/Piedi la Villa, centro abitato più a valle rispetto ad altri dello stesso comprensorio.


Il passaggio sopracitato dell'atto notarile supporta in modo cristallino e inequivocabile la validità della lettura altimetrica, poiché cita esplicitamente 《Pie' di Piazza》 con riferimento all'ubicazione del Duomo (domus=casa, intesa in questo caso spiritualmente come Casa di Dio, e materialmente come Casa del Vescovo, dal 1876 Arcivescovo, costituendo un unico complesso con l'adiacente Vescovado, dal 1876 Arcivescovado),

spiegando che 《Pie' di Piazza》 (pede platee) è davanti al Duomo, la chiesa maggiore, la Cattedrale (in quanto sede della Cattedra, il seggio del Vescovo, dal 1876 Arcivescovo).

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Nota a parte.

Nel breve passo citato molti avranno notato che il dittongo latino classico 《ae》 è semplificato in 《e》, poiché il Latino, lingua viva (non 《lingua morta》) è in costante evoluzione nel corso del tempo e anche nello spazio (aree geografiche) come qualsiasi altra 《lingua viva》, e quindi un Latino di fine Quattrocento differisce rispetto al Latino classico-letterario di un Cicerone, di un Sallustio, di un Seneca.

Il Latino è vivo nelle correnti lingue romanze odierne come l'Italiano, nonché nei molteplici dialetti e lingue locali che caratterizzano le varie zone d'Italia e dell'Europa romanza.

Il Latino è vivo come lingua degli atti ufficiali della Santa Sede, rappresentante lo Stato del Vaticano.

Il Latino è vivo in molteplici detti e nel lessico della nostra quotidianità quando utilizziamo parole correnti come: bonus, iunior (junior), iuventus (juventus), media (mezzi di comunicazione), alter ego, alias, lapsus, versus (abbreviato in vs.), tutor, vademecum, amen, curriculum, ecc..



Mauro Rosati

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mercoledì 10 settembre 2025

UNA "SEMPLICE" FONTANA... TANTE CURIOSITÀ

 

L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato):
fontana di Pie' di Piazza in una foto del 1900.

(Fonte immagine: Calendario 《Zampilli di Storia》,
a cura del Gruppo Aquilano di Azione Civica "Jemo 'nnanzi",
One Group Edizioni - settembre 2025).



🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): la storica Fontana di Pie' di Piazza in una foto datata al 1900. 

📍Sullo sfondo, partendo dalla destra, riconosciamo il Palazzo dell'Arcivescovado (da cui il nome della vicina "Via dell'Arcivescovado"), sede dell'Arcidiocesi Metropolitana dell'Aquila e quindi dell'Arcivescovo Metropolita. 

↪ Più a valle, a sinistra della foto, intravediamo un laro del complesso di Palazzo de Nardis, che risvolta poi su Via San Marciano.


Nota complementare.

La Diocesi dell'Aquila nasce ufficialmente nel 1257 (regnante  papa Alessandro IV) per traslazione della Diocesi di Forcona dentro le Mura della Città, al tempo di Berardo da Padula, ultimo vescovo di Forcona e primo vescovo dell'Aquila. Nel 1876 (regnante papa Pio IX) la Diocesi aquilana viene elevata ad Arcidiocesi, al tempo del vescovo, poi arcivescovo, mons. Luigi Filippi, francescano.

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Torniamo alla foto.

📍 Un'immagine d'epoca ricca di spunti di osservazione.

Iniziamo dal basso.


📍 La pavimentazione.

↪ A terra, in primo piano, riconosciamo il caratteristico selciato aquilano "a cubetti" (《trovanti》) in pietra calcarea, caratterizzante ampiamente la pavimentazione storica della nostra Città dell'Aquila, insieme ai grandi lastroni (sempre in calcare) che pavimentavano le principali strade carrabili e che tutt'oggi possiamo ancora osservare in diversi spazi del centro cittadino.


📍 La fontana.

↪ La storica fontana si presenta già in gran parte nella veste che conosciamo oggi ma con due importanti differenze:

- alla base della fontana non c'è ancora la grande vasca circolare che vediamo ora poiché la vasca superiore aveva varie funzioni tra le quali l'abbeveramento degli animali, come vediamo in questa foto storica, per cui, se vi fosse stato l'odierno vascone basso, le persone e il bestiame non avrebbero potuto avvicinarsi alla vasca principale situata ad altezza piu comoda;

- alla sommità della fontana vediamo la vasca minore dalla quale zampilla l'acqua; su quella stessa vasca oggi è posizionata la statua bronzea opera di Nicola D'Antino la quale fa coppia con quella della fontana di Capopiazza, raffiguranti insieme i Diòscuri, ossìa i mitologici gemelli Càstore e Pollùce, e che sarebbero state installate soltanto a partire dagli anni '20 del Novecento.


📍 Le Cancelle.

↪ Spostiamo ora il nostro sguardo sulla sinistra, dove intravediamo il tetto di un basso fabbricato:

si tratta dell'aggregato che comprendeva le ben note e storiche botteghe dette 《le Cancelle》; dopo la Prima Guerra Mondiale al posto di quell'aggregato sarebbe stato costruito il Palazzo delle Poste e Telegrafi, l'edificio classicheggiante che vediamo oggi da quella stessa posizione, ad angolo tra Piazza del Duomo e Via dell'Arcivescovado. 

Il prospetto delle 《Cancelle》 venne quindi smontato e ricollocato nella retrostante via Simeonibus, dove oggi tutti noi identifichiamo la posizione delle 《Cancelle》.


Nota integrativa.

📍 Infine una breve nota su ciò che non vediamo in questa fotografia: sulla destra, fuori dal campo dell'immagine, c'è la facciata della nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, che però riconosceremmo solo in parte. All'epoca di questo scatto, infatti, la facciata odierna del Duomo era incompleta poiché mancavano la parte alta e i due campanili, i quali sarebbero stati completati soltanto nel 1928 sulla base del progetto ottocentesco che presenta, nell'impostazione, stringenti somiglianze con il prospetto della chiesa di Trinità dei Monti in Roma. La data di completamento della facciata della nostra Cattedrale Metropolitana è riportata in numeri romani sulla sommità, lungo la balaustra tra i due campanili: A(NNO) D(OMINI) MCMXXVIII .

Come attestano altre foto d'epoca, ai tempi di questa immagine avremmo quindi visto solo la parte inferiore del prospetto della Cattedrale e un piccolo campanile provvisorio sul lato destro.



Mauro Rosati

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lunedì 14 giugno 2021

UN MONUMENTO NAZIONALE...QUASI DIMENTICATO

Regio Decreto 21 novembre 1940, n. 1746
(Fonte: «Normattiva»)


 
Regio Decreto 1746/1940 - Elenco (pag. 1)
(Fonte: «Normattiva»)

Regio Decreto 1746/1940 - Elenco (pag. 2)
(Fonte: «Normattiva»)


Articolo pubblicato sulla stampa locale nel mese di giugno 2021

UN MONUMENTO NAZIONALE…QUASI DIMENTICATO

Riscopriamo la nostra Cattedrale

 

 

«Considerata l’opportunità di elevare alla dignità di monumenti nazionali le Chiese cattedrali di alcune Città d’Italia, particolarmente importanti per il loro pregio storico od artistico […]

Abbiamo decretato e decretiamo:

sono dichiarate monumenti nazionali le Chiese cattedrali delle città indicate nell’elenco annesso al presente decreto […]»

(Regio Decreto 21 novembre 1940, n. 1746 / Fonte: «Normattiva»)


 

Siamo nel 1940.

Con questo preambolo, re Vittorio Emanuele III apre il Regio Decreto 21/11/1940, n. 1746, che riconosce il titolo di «monumento nazionale» a una serie di Cattedrali italiane.

L’elenco allegato è firmato dall’allora Ministro per l’Educazione nazionale (il Ministro dell’Istruzione) poiché all’epoca non esisteva ancora l’odierno Ministero della Cultura, e i Beni Culturali erano in capo al Ministero dell’Istruzione.


Ebbene, come molti tra voi già sapranno, anche la Cattedrale dell’Aquila viene riconosciuta «monumento nazionale», come si legge nell’elenco allegato al Regio Decreto.

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Un monumento nazionale che – come Comunità – abbiamo troppo a lungo trascurato, se non dimenticato; ovviamente non per tutti è stato così e non si vuole generalizzare.

Un monumento nazionale che ci appartiene: alla nostra Città e al nostro Territorio tutto.


Oggi dalla stampa apprendiamo periodicamente che il percorso per la ricostruzione della nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio sta procedendo.

 

Facciamo però un passo indietro, guardando per un attimo agli anni passati: già da prima del sisma del 2009, il nostro bel Duomo godeva di scarsa considerazione tra molti di noi. Il lungo periodo di abbandono dopo il crollo del transetto provocato dal sisma del 2009 è passato purtroppo nell’indifferenza di tanti, a testimonianza di questa poca considerazione.

Evidentemente, come molti hanno osservato, la nostra Cattedrale era diventata «poco popolare» e non veniva più percepita come il «cuore» della Comunità cittadina. Troppo sbrigativamente è stata spesso considerata una chiesa «brutta», «di poco valore», un «vecchio rottame» e quant’altro.


 

Invece, se andiamo a conoscerla meglio, ci accorgiamo che non è proprio così: la nostra Cattedrale è una vera e propria «fabbrica» che da più di 700 anni è in continua evoluzione, e ha raccolto stratificazioni architettoniche e artistiche che toccano un po’ tutte le epoche, dal Duecento al Novecento. Insomma, un grande edificio sacro che vale molto più di quanto tanti fra noi non credano.


 

Ho utilizzato la parola «cuore» per definire la Cattedrale, senza retorica e non casualmente: nelle righe che seguono argomento in breve il perché di questa definizione.

 

Un famoso disegno di epoca rinascimentale (da Francesco di Giorgio Martini)  raffigura il concetto di città, paragonandola a un corpo umano: ebbene, in questo corpo umano la Cattedrale («Tempio») è collocata proprio sul cuore, la sede dei sentimenti e della spiritualità; le Cattedrali, inoltre, sono anche edifici dal grande valore civico e, infatti, nello stesso disegno la Piazza (spazio civico e commerciale) è raffigurata sopra la pancia, esattamente davanti al Tempio-Cattedrale.

E proprio a proposito di «cuore», fino al secolo scorso era così anche per la nostra Cattedrale: cuore della nostra Città e del nostro Territorio, in quanto chiesa-madre di tutta la Diocesi.

Ricordo - nel 2010 - una testimonianza diretta dell’architetto aquilano Marcello Vittorini (1927-2011), in occasione di un incontro pubblico presso l’Archivio di Stato dell’Aquila: egli ricordava e raccontava come nelle Festività più importanti dell’anno liturgico, ad esempio il Natale e la Pasqua, tante persone - di ogni ceto sociale - partivano a piedi (la maggior parte) dai borghi del nostro circondario per raggiungere la nostra Città e seguire le Messe solenni nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio.


Un sentimento che con il passar del tempo si è affievolito, e che solo una conoscenza o una riscoperta di questo monumento nazionale possono aiutarci a ravvivare.


 

Per chi volesse fare un primo passo verso la conoscenza, o la riscoperta, del nostro antico Duomo, suggerisco la lettura di varie pubblicazioni disponibili ma - come approccio - richiamo anche un mio breve articolo pubblicato sulla stampa in anni recenti: «La fabbrica della Cattedrale aquilana» (vedi collegamenti in basso).

 

 

Mauro Rosati

 


https://www.ilcapoluogo.it/2017/07/06/alla-riscoperta-della-cattedrale-di-san-massimo/


https://news-town.it/cultura-e-societa/16567-l-aquila,-un-viaggio-in-sette-secoli-di-storia-la-fabbrica-della-cattedrale.html




venerdì 23 aprile 2021

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila

 

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)

Oggi, nella ricorrenza di San Giorgio, ripropongo volentieri questo documentato articolo di Sandro Zecca (2018), già pubblicato in passato anche sulla stampa locale.

Un articolo che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra Città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo del luglio 2018, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!

E, allo stesso tempo: il «primo patrono» dell'Aquila in ordine di apparizione storica, subito dopo la fondazione sveva del 1254; il Santo contitolare della nostra Cattedrale insieme al più «anziano» San Massimo d'Aveja; e il Santo eponimo del Quarto di San Giorgio - appunto -, ossia il «Rione I» della nostra Città, come ci ricordano le numerazioni dei Rioni su molte targhe stradali (odonomastiche) delle nostre strade.

L'odierno stemma del Quarto di San Giorgio riporta tutt'ora il simbolo del Santo, ossia una croce rossa in campo bianco.

Buona lettura!  Mauro Rosati
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Di Sandro Zecca


«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.



Il Santo più venerato

Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia.


Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia.
Miniatura del XV secolo
(Fonte immagine: wikipedia.it)

L’arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio.

Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse.

Dopo questa crociata, San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del Bene contro il Male e rappresentato da mille artisti.


 

Il secondo diploma di Corrado IV per l’Aquila

Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia.

Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni.

Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS. Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando […] e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”.

In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S. Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”.

Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi.

Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.


Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio ?

Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio.

Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio.

Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro.

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Sempre di Sandro Zecca, per chi fosse curioso, consiglio anche la lettura di quest'altro contributo dedicato al Diploma di Fondazione della Città (2018):

https://pianetalaquila.blogspot.com/2018/12/sul-diploma-di-fondazione-della-citta.html?m=1



venerdì 24 maggio 2019

Due dettagli nella Cattedrale aquilana - Un auspicio

L'altare dei Milanesi prima e dopo il sisma del 2009.
(Fonte immagine: newstown.it)

Riporto di seguito integralmente un mio intervento che ho pubblicato in questi giorni sulla stampa locale in qualità di vicepresidente di Archeoclub L'Aquila.

Buona lettura e, se vi piace, condividete!
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Apprendiamo dalla stampa le dichiarazioni del Segretario Regionale MiBAC per l’Abruzzo, arch. Stefano D’Amico, sull'iter del progetto per la ricostruzione della Cattedrale dell’Aquila che procede di ulteriori passi verso l'approvazione.

Da semplici cittadini non conosciamo ancora quello che sarà il progetto approvato, tuttavia vogliamo rinnovare un nostro auspicio in merito ad alcuni dettagli nella ricostruzione della nostra Cattedrale, come già fatto in due miei articoli degli scorsi anni.

Ci riferiamo in particolare a due dettagli dal forte significato devozionale e storico: 
- l'altare dei Milanesi;
- l'invocazione a San Massimo che circonda tutta la Cattedrale nella fascia tra i pilastri e le volte.

L'altare dei Milanesi, sulla sinistra per chi entra dalla navata nel transetto, è andato in gran parte distrutto a causa del crollo proprio di quel lato: la speranza in questo caso è che esso venga ricostruito, in qualche modo, a ricordo dell'importanza della comunità milanese, così fortemente presente nella storia della nostra città e gradualmente integratasi con la popolazione aquilana. Come ricordavo in un mio articolo su stampa del gennaio 2015 (L’altare della nazione milanese nella Cattedrale aquilana), fu proprio la comunità milanese in città a far realizzare nel 1827 l'altare, il quale ospitava le spoglie di San Vittorino martire, recuperate integre dopo il sisma del 2009 e ora custodite nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano, e una tela di Teofilo Patini andata invece interamente distrutta a causa del crollo del 2009 e delle intemperie successive. In basso, inoltre, era raffigurata a rilievo la biscia, emblema dei Visconti e poi dello stesso Stato milanese.
L'altare potrebbe essere riproposto grazie a una collaborazione tra l'Accademia di Belle Arti dell’Aquila e la milanese Accademia di Belle Arti di Brera. Inoltre, il dipinto andato distrutto, raffigurante San Carlo Borromeo tra gli appestati, potrebbe essere sostituito da un nuovo dipinto, contemporaneo, con lo stesso soggetto, magari sempre ad opera delle due Accademie, aquilana e milanese.

L'altro auspicio è la ricostruzione della parte mancante dell'invocazione a San Massimo che, per intero, recita così: 

“LEVITA CHRISTI MAXIME, VESTINAE GENTIS FORTISSIME TVTOR, FIDEI NOSTRAE DECVS ET AVSPEX; PERPETVVM ESTO AQUILANAE CIVITATI PRAESIDIVM. APERI OCULOS TVOS SVPER DOMVM ISTAM, DIE AC NOCTE SVPER LOCVM IN QVO POLLICITVS ES VT INVOCARETVR NOMEN TVVM, ET EXAVDI PRECES POPULI ISRAEL. QVICVMQVE ORAVERIT IN LOCO ISTO EXAVDI DE COELO ET PROPITIARE. ANNO DOMINI MDCCCLXXXIII”.

Ne avevo già pubblicato il testo in un mio articolo sulla stampa del luglio 2017 (La ‘fabbrica’ della Cattedrale aquilana). 
Datata 1883, l’invocazione contiene la dedica del tempio a San Massimo e un appello al Santo affinché vegli sulla chiesa e, intercedendo, esaudisca le invocazioni di chiunque entri a pregare in questo luogo.
L' invocazione è integralmente riportata in una guida-album di Aquila del 1908-1909 e quindi può essere ripristinata per intero.

Come i miei precedenti articoli, anche questi due auspici vogliono essere un piccolo contributo all'importantissima opera di ricostruzione della Cattedrale, la madre di tutte le chiese della nostra Arcidiocesi, monumento religioso e civile.


Mauro Rosati

venerdì 7 dicembre 2018

San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila.

San Giorgio e il drago
(Fonte immagine: iconecristiane.it)
Facendo seguito all'articolo sul Diploma di Fondazione della Città, pubblico oggi questo secondo e documentato articolo di Sandro Zecca che evidenzia l'importanza della figura di San Giorgio nelle origini della nostra città! Un «sesto patrono» così come avevamo visto per il «quinto patrono» San Vittorino di Amiterno nel mio articolo dello scorso luglio, oltre ai quattro Patroni più noti della nostra Città (San Massimo di Aveja, Sant'Equizio abate, San Celestino V papa, San Bernardino da Siena)!
E anche questa volta: buona lettura! (Mauro Rosati)
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Di Sandro Zecca:

«San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila. 
Corrado IV dopo la fondazione della città ordina la costruzione di una chiesa.

Il Santo più venerato 
Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri 
crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia. 

Battaglia di Antiochia.
Guglielmo di Tiro, Historia
Miniatura del XV secolo.
(
Fonte immagine: wikipedia.it

L'arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia "Genova e San Giorgio", rovesciò l’esito dell’assedio. 
Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse. 
Dopo questa crociata San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano. 
Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del bene contro il male e rappresentato da mille artisti.

Il secondo diploma di Corrado IV per L’Aquila 
Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di 
costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia. 
Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni. 
Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS.Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando … e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”. 
In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non 
riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S.Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”. 
Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei “SS. Massimo e Giorgio” santi protettori della città. Poi la distruzione di Manfredi. 
Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.

Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio? 
Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio. 
Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì 
Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio. 
Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro. 
Questa tesi è oggi condivisa da altri studiosi come Mons. Orlando Antonini, massimo esperto di architettura religiosa aquilana, lo storico Sandro Zenodocchio che tenne una conferenza sulla Chiesa di San Giorgio dopo la pubblicazione della scoperta degli archivi svevi su Deutsches Archiv n.62 del 2006 e l’arch. Maurizio D’Antonio autore di “Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila” pubblicato sul B.D.A.S.P. nel 2017.»