martedì 28 luglio 2026

《 MORBIDE VISIONI 》

 



✍ Morbide visioni


🚩 L'Aquila, Primavera 2026: sguardo dalla città verso le propaggini nord-occidentali del Sirente-Velino.


Nel cielo un batuffolo di cotone? Un cumulo di soffice lana appena tosata? Dello zucchero filato?

☁️ Di sicuro è una spessa nube cumuliforme modellata dalle correnti atmosferiche ed esaltata pittoricamente dalle sfumature d'oro del sole serale che si appresta a coricarsi dietro all'orizzonte. ☀️

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🌦 Le nuvole, uno tra i fenomeni più velocemente mutevoli ed effimeri che possiamo osservare nel cielo, eppure così ricche di fascino e così capaci di stimolare la nostra fantasia: spesso le guardiamo cercandovi figure, similitudini, e altri giochi visivi nelle loro numerose forme e nelle loro indirette sfumature di colore, altrettanto istantanee e mutevoli.


🎨 Forse proprio per questo, da secoli, le nuvole hanno ispirato e ispirano artisti che ne hanno fatto una vera e propria espressione iconografica, soprattutto leggendovi una forma di mediazione visiva fra la realtà terrena e la spiritualità celeste: visibili come le cose materiali, inafferrabili come quelle celesti.


E così le nuvole sono diventate protagoniste di dipinti, di sculture, di stupendi apparati iconografici barocchi e non solo: le vediamo ad esempio stuccate sul dosso di un altare, o scolpite ed estratte da una pietra, oppure dipinte sulle tele, sulle volte, sulle pareti di tanti edifici religiosi e civili mentre sorreggono personaggi sacri in sospensione, o talora creando delle cornici, dei diaframmi di vapore tra il mondo umano e il mondo divino, spesso anche come evoluzione delle più antiche mandorle mistiche che racchiudono i personaggi ultraterreni. 

Le vediamo quindi protagoniste nelle 《glorie》 trionfali di santi o di personaggi divini, così come le osserviamo a imitazione naturale nei cieli di quelle pitture illusionistiche 《trompe-l'œil》.


Con il colore, con la pietra, con gli stucchi, l'Arte è riuscita idealmente ad 《afferrare》e a rendere solide e tangibili queste manifestazioni atmosferiche così comuni e quotidiane eppure così sfuggevoli e 《inafferrabili》 nel loro continuo movimento. 


❓ Forse è proprio per questo loro carattere sfuggente e indefinito che tanto hanno stimolato l'immaginario umano al punto da essere associate a manifestazioni di mezzo tra il naturale e il soprannaturale?

❗Possibile! 

Quel che è certo è il loro fascino ancestrale ben vivo in tutti noi: tutt'oggi le nuvole ci attraggono e stuzzicano il nostro immaginario, spesso anche inconsapevolmente, così come probabilmente già accadeva per i nostri antenati primitivi.


Sicuramente non è l'unico caso, né il primo, in cui la Natura diventa nobile e fertile Musa ispiratrice per le Arti umane.



Mauro Rosati

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venerdì 24 luglio 2026

STEMMI - L'ARCIVESCOVO TITOLARE DI AMITERNUM

 




🗓 24 luglio - Ricorrenza di San Vittorino di Amiternum

( Per approfondimenti vedi: 🌐  

https://pianetalaquila.blogspot.com/2026/07/il-patrono-piugiovane.html?m=1 )


Nell'immagine: 

🚩 San Vittorino Amiterno (L'Aquila), chiesa parrocchiale di San Michele l'Arcangelo;

🛡 stemma arcivescovile di mons. Luciano Suriani, attuale vescovo della Diocesi titolare di Amiternum.

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🛡 Bozza di blasonatura:

inquartato*; 

nel 1° e nel 4°, d'argento a tre bande di rosso;

nel 2°, di verde alla stella d'oro (7 punte) con in basso due onde d'argento** poste in fascia;

nel 3° di verde alle chiavi petrine*** poste in decusse con gli ingegni**** verso l'alto.


Il tutto entro uno scudo del tipo detto "sannitico" o "moderno".


Ornamenti esteriori:

- scudo timbrato da un galero verde con 10 nappe per ciascun lato, 

e accollante una croce d'oro a due traversi (croce patriarcale) con le cinque estremità superiori gemmate e trifogliate e quella inferiore aguzza,

elementi identificativi della dignità di arcivescovo (non è presente invece il pallio arcivescovile poiché in questo caso si tratta di una Diocesi titolare e quindi senza territorio; secondo il Codice di Diritto Canonico, infatti, il pallio arcivescovile manifesta l'autorità territoriale di un arcivescovo sulla propria provincia ecclesiastica);

- in punta, esternamente allo scudo, una lista bìfida***** reca il motto 《QUOD VULT DEUS》(=Ciò che Dio vuole) che assume in questo caso una doppia valenza; da un lato richiama le parole di Sant'Agostino (omelia del card. Tarcisio Bertone - Chieti, 2008), dall'altro richiama il vescovo di Amiternum Quodvultdeus di cui si legge il nome in epigrafe nelle Catacombe di San Vittorino Amiterno.

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✍ Note araldico-lessicali.

↪ *Inquartato

stemma con il campo principale dello scudo diviso in quattro parti uguali.

In questo caso l'ordine di lettura dei campi è:

1° campo, in alto alla nostra sinistra (destra araldica);

2° campo, in alto alla nostra destra (sinistra araldica);

3° campo, in basso alla nostra sinistra (destra araldica);

4° campo, in basso alla nostra destra (sinistra araldica).

↪ ** Secondo l'omelia del card. Tarcisio Bertone (Chieti, 2008 - Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani) la stella d'oro è allegoria di Maria "Stella Maris"; si potrebbe quindi dedurre che le due onde d'argento siano una stilizzazione del mare.

↪ *** Chiavi petrine:

sono le consuete due chiavi pontificie, l'una d'oro l'altra d'argento, che identificano il mandato di Gesù a Pietro (e quindi ai papi suoi successori) rispettivamente nei Cieli (oro) e in Terra (argento).


↪ **** Ingegni delle chiavi.

L'ingegno è la parte sagomata della chiave che va dentro il meccanismo della serratura.

Le chiavi petrine ricordano una tipologia di chiave classica e antica che ancor oggi troviamo in uso soprattutto nelle porte di storiche di scantinati, stalle e - talora - ancora di qualche vecchia porta d'abitazione.

↪ ***** Lista bìfida.

Cartiglio con le estremità a due punte.



Mauro Rosati

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📖 Sitografia di base:

• 《 Ordinazione episcopale di mons. Luciano Suriani, arcivescovo di Amiterno e nunzio apostolico in Bolivia -

Omelia del card. Tarcisio Bertone 》,

Cattedrale di Chieti - Sabato, 26 aprile 2008

🌐 https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2008/documents/rc_seg-st_20080426_ordin-mons-suriani_it.html


• Schema di un modello classico di chiavi storiche

🌐 https://visitcadoredolomiti.com/museo-del-ferro-e-della-chiave/


(URL consultati in data 24/07/2026)

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IL PATRONO... PIÙ《GIOVANE》

 

L'Aquila, basilica di
San Giuseppe Artigiano
(Quarto di San Pietro),
già chiesa dei Ss. Biagio
e Vittorino d'Amiterno.

(Foto: Mauro Rosati, 2014)


IL PATRONO... PIÙ 《GIOVANE》

Non mi riferisco alla sua età anagrafica, che conta parecchi secoli, bensì alla sua elevazione ufficiale a compatrono dell'Aquila nel 1943, al tempo dell'arcivescovo Carlo Confalonieri (1893-1986).

Stiamo parlando di San Vittorino di Amiterno.


Prendo spunto da un mio post del 2018 intitolato 《Il quinto patrono》, riferito a San Vittorino, poiché elevato al patronato della Città dell'Aquila dopo i quattro patroni più noti: San Massimo, Sant'Equizio, San Celestino V, San Bernardino da Siena.

Oggi, anno 2026, preferisco invece la definizione di patrono 《più giovane》 poiché vanno tenuti in conto anche altri patronati e compatronati pregressi.

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San Giorgio.

In particolar modo penso a San Giorgio, non a caso contitolare con San Massimo della nostra Cattedrale metropolitana, che successivi studi dello storico Sandro Zecca sull'epoca della fondazione aquilana hanno messo in risalto come primo patrono dell'Aquila, in ordine cronologico, prima ancora che la Diocesi di Forcona venisse traslata dentro la nostra città negli anni 1256-1257.

Poi penso a un altro aspetto significativo riguardo all'importanza di San Giorgio; quando i Bazzanesi costruirono la loro chiesa di Santa Giusta dentro le Mura, continuarono a conservare il culto del Santo cavaliere e a tramandare il nome del loro Quarto come 《Quarto di San Giorgio》, tanto che nei secoli successivi ritroviamo l'immagine di San Giorgio a cavallo in apertura degli Statuti cinquecenteschi dell'Arte della Lana, insieme alle immagini dei titolari degli altri Quarti: 

- la Madonna con Bambino per il Quarto di Santa Maria (Maria SS. Madre di Dio),

- San Pietro l'Apostolo per il Quarto di San Pietro,

- San Giovanni il Battista per il Quarto di San Giovanni,

- e, appunto, San Giorgio a cavallo per il Quarto di San Giorgio.

E anche nei secoli successivi San Giorgio compare in qualità di epònimo del Quarto in documenti come gli atti anagrafici e non solo, e tutt'oggi osserviamo la Croce di San Giorgio (croce rossa su campo argento) nello stemma civico del suo Quarto.

C'è poi una vicenda particolare, e ulteriormente significativa, narrata dalle cronache storiche cittadine:

nella seconda metà del Quattrocento il vescovo dell'Aquila cardinale Amico Agnifili da Rocca di Mezzo (in carica 1431-1472 e 1476) si rifiutò di benedire in Piazza un gonfalone con i Santi patroni dell'Aquila poiché non vi era raffigurato San Giorgio, contitolare della Cattedrale nonché eponimo del Quarto bazzanese.


La Madonna del Popolo Aquilano.

Ovviamente non si può dimenticare la devozione alla Madonna del Popolo Aquilano (《Salus Populi Aquilani》= Salvezza del Popolo Aquilano), oggi esposta presso la pro-cattedrale di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), il cui santuario però è la vicina chiesa di San Marco "Santuario della Madonna del Popolo Aquilano".


Sant'Emidio vescovo.

C'è poi la figura di Sant'Emidio, patrono di Ascoli Piceno, il cui culto si diffuse ad Aquila e nel suo Contado particolarmente nel corso del Settecento, tanto che nel transetto della nostra Cattedrale, lato nord (lato Via Rojo), c'è l'altare civico consacrato a Sant'Emidio per iniziativa e a spese della Città stessa, di cui l'altare reca l'aquila civica in capo.

Una collocazione di particolare riguardo quella nel transetto.

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Veniamo ora a San Vittorino, di cui oggi (24 luglio, secondo il Martirologio Geronimiano) ricorre la memoria.

Proprio di fronte all'Altare di Sant'Emidio, sempre nella nostra Cattedrale metropolitana, c'è l'importante Altare dei Milanesi, travolto dal crollo del transetto a causa del sisma del 2009.

E proprio sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi, fino al terremoto del 2009 era custodita la teca con le spoglie di San Vittorino di Amiterno, lì collocata nel 1943 pochi mesi dopo l'elevazione del Santo amiternino a compatrono dell'Aquila e della sua Diocesi, come ricorda il canonico Giuseppe Equizi; la teca è stata recuperata sostanzialmente intatta dopo il crollo sismico del 2009 e collocata nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano in Via Sassa, già chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiterno.

Il fatto che le spoglie di San Vittorino fossero situate in un posto di particolare riguardo come il transetto della Cattedrale, la dice lunga sull'importanza del Santo amiternino nel panorama devozionale cittadino e diocesano, in particolare dopo la sua elevazione a compatrono.

Un'importanza che riflette il valore storico del vicino castello fondatore di San Vittorino Amiterno (Quarto di San Pietro) negli àmbiti civile ed ecclesiastico cittadino, in quanto erede di Amiternum e della sua diocesi:

la chiesa di San Biagio (in origine San Biagio e San Vittorino) in Via Sassa, odierna basilica di San Giuseppe Artigiano, ha nella storia dell'Aquila il valore di una seconda Cattedrale, una sorta di 《Concattedrale》, al pari di come si potrebbe considerare anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso il borgo di San Vittorino Amiterno.

A differenza della Diocesi di Forcona, traslata in città negli anni 1256-1257, e divenuta Diocesi dell'Aquila,

la Diocesi di Amiterno è invece rimasta nell'Agro Amiternino e, a seguito della graduale decadenza di Amiternum, è stata territorialmente prima inglobata dalla Diocesi di Rieti e poi è passata sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila.

Al giorno d'oggi la Diocesi di Amiternum esiste come 《sede titolare》, ossia una diocesi senza territorio, con un suo vescovo titolare nominato dalla Chiesa Romana (Sancta Romana Ecclesia): e infatti nella chiesa parrocchiale del borgo di San Vittorino Amiterno sono normalmente esposti sia lo stemma dell'Arcivescovo dell'Aquila, sia lo stemma del Vescovo titolare di Amiternum (attualmente l'arcivescovo abruzzese Luciano Suriani);

a ciò aggiungiamo che nell'odierna ripartizione territoriale della Diocesi dell'Aquila esiste la Foranìa Amiternina (la 《foranìa》 è un raggruppamento di parrocchie facoltativamente previsto dal Codice di Diritto Canonico).

Considerati questi elementi di continuità storica potremmo quasi considerare 《de facto》che la chiesa di San Michele Arcangelo a San Vittorino Amiterno, e la basilica di San Giuseppe Artigiano (già Ss. Biagio e Vittorino) a L'Aquila, rappresentano anche oggi delle 《Concattedrali》 nell'àmbito della Diocesi dell'Aquila.

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Concludo riportando di seguito la sostanza del precedente post del 24 luglio 2018.

Oggi ricorre la solennità di San Vittorino martire, primo vescovo di Amiterno ed evangelizzatore della provincia Valeria; secondo le agiografie visse nel II secolo e fu martirizzato nei pressi delle odierne terme di Cotilia nelle cui vicinanze esiste una chiesa ad egli dedicata ma abbandonata fin da subito poiché dopo la costruzione sprofondò rapidamente in un terreno acquitrinoso e oggi, dalla Via Salaria, la si vede inclinata e diruta. La piana stessa, ai margini della Salaria, è denominata, appunto, «Piana di San Vittorino».

Legato alla città romana di Amiternum, dal Santo prende il nome il vicino borgo di San Vittorino Amiterno, circa 12 km a nord-ovest della Città dell'Aquila.

Il sepolcro di San Vittorino è identificato con quello nelle catacombe omonime al di sotto della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, nel borgo amiternino.

Nel XIII secolo, le spoglie di San Vittorino furono traslate in Aquila nella chiesa dei Ss. Biagio e Vittorino di Amiternum, poi San Biagio di Amiternum e oggi basilica di San Giuseppe Artigiano, in via Sassa. Il 09/04/1943, come ci ricorda il canonico Giuseppe Equizi, San Vittorino di Amiterno venne proclamato patrono «aeque principalis» della nostra Città e dell'Arcidiocesi, ossia al pari degli altri Patroni storici, e il 5 settembre del medesimo anno 1943 le sue reliquie vennero collocate sotto alla mensa dell'Altare dei Milanesi nella vicina Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio 

( 🌐 

https://www.improntalaquila.com/2015/01/25/laltare-della-nazione-milanese-nella-cattedrale-aquilana/

 🌐 https://www.abruzzoweb.it/laquila-laltare-della-nazione-milanese-nel-duomo-di-san-massimo/ ).


A seguito del sisma del 2009 che, insieme al transetto del Duomo, ha in gran parte distrutto l'Altare dei Milanesi, le reliquie del Santo sono state spostate e, attualmente, dopo la sua riapertura nel luglio del 2012, si trovano nella basilica di San Giuseppe Artigiano (già San Biagio di Amiterno) in Via Sassa,

non lontano dall'ex Via San Vittorino, corrispondente al tratto rettilineo della parte a valle dell'odierna Via Sallustio, cancellata dal disastroso sventramento per l'ampliamento del 《Vicolaccio》.



Mauro Rosati

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giovedì 16 luglio 2026

《GOBBA A PONENTE...》!

 

(phIrene Iovannitti, 2026)



🌓《Gobba a Ponente...

nei giorni del solstizio, il primo quarto della luna di giugno 2026.


🚩 L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato), visuale da Pie' di Piazza.


In un tardo pomeriggio d'inizio estate,

un quarto di luna, netto, cristallino, campeggia in alto, incastonato nitido sul fondo di un bel cielo limpido, terso;

a destra, la nostra Cattedrale,

con la sua ricca e importante storia, 

《osserva》 anche lei lo spettacolo celeste, con il campanile sud che per un attimo sembra diventare un osservatorio astronomico.


La Luna è protagonista, la scena è sua, dea Selene di antiche mitologie.


In questo ritratto fotografico, però, è co-protagonista la facciata della nostra Cattedrale, da poco riscoperta, in uno scatto che ne esalta eleganti dettagli e la bicromia tra il registro inferiore, fino al timpano, 

e il registro superiore, dal finestrone fino ai due campanili.


In quest'immagine possiamo apprezzare la sfumatura cromatica fra i due livelli, nonché le sinuose mensole sotto le cornici che impreziosiscono le linee architettoniche di quest'opera dal gradevole gusto neoclassico;

e poi il quadrante di un orologio che s'intravede alla base del campanile: l'orologio e la luna, l'Uomo e gli astri, con la luna che scandisce i tempi dei cicli della Natura e l'orologio che scandisce invece i tempi umani seguendo proprio i ritmi astrali naturali (giorno-notte, luna crescente-luna calante, estate-inverno, e così via discorrendo); è proprio dai cicli astronomici, infatti, che traggono origine le nostre misure del tempo.


Senza aggiungere altro...

...a ciascuno di voi il piacere di apprezzare con gusto i soggetti e i dettagli racchiusi dall'inquadratura di questo suggestivo scatto fotografico!



Mauro Rosati

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