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sabato 21 ottobre 2023

《LE VERE INNOVAZIONI》 - BUSTA DEL LATTE

Una busta del latte in cartone leggero e ridotta quantità di plastica.



♻️ - Le vere innovazioni, quelle utili e migliorative.


🥛 Ecco cosa rimane di una busta di latte in cartone leggero, dopo l'uso (v. immagine in alto).

È una tipologia di contenitore che personalmente scelgo e utilizzo già da qualche tempo, e mi trovo bene.


📍 Il cartone è impermeabilizzato all'interno da una sottilissima pellicola in bioplastica, e quindi smaltibile nella raccolta della Carta.


📍 Le parti in plastica sono ridotte al minimo e vanno anch'esse nella differenziata (raccolta Plastica):

si tratta esclusivamente del tappo e del colletto a imbuto, quest'ultimo realizzato in plastica (polietilene) a bassa densità (LDPE - Low Density PolyEthylene) e quindi con una minor quantità di materiale plastico, meno impattante e più facilmente riciclabile.


👁 Anche a colpo d'occhio, si nota facilmente la proporzione tra le parti in plastica e la prevalente componente in cartoncino.


💪 Unica 《fatica》 (si fa per dire ovviamente):

- separare il colletto in plastica dal cartone, mediante lo strappo di una linguetta punzonata già predisposta;

- risciacquare con un po' d'acqua tiepida il residuo interno del latte (residuo quasi trascurabile poiché la bioplastica di rivestimento riduce l'aderenza della parte grassa).


Infine, si lascia asciugare il cartone che è pronto per essere smaltito con la carta. ♻️ 


Mauro

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domenica 30 gennaio 2022

LE CITTÀ DI OGGI: VERDE E PIANI DI RISANAMENTO


 




Alla luce dell'evidenza dei fatti, le città di oggi, piccole e grandi, non hanno bisogno di nuovi piani di espansione edilizia (considerata anche la situazione demografica stagnante). 

Piuttosto, le città di oggi hanno bisogno di piani di risanamento paesaggistico-ambientale e di manutenzione costante e programmata del costruito già esistente. E anche di un censimento e rimozione dei capannoni abbandonati, con recupero del suolo naturale. 


Ne beneficerebbe il settore edile con il suo indotto, poiché lavorerebbe costantemente.


Ne beneficerebbero i bilanci comunali perché i Comuni non dovrebbero spendere per portare e gestire l'espansione di ulteriori servizi, così come potrebbero affidare la gestione delle aree verdi ai singoli quartieri già esistenti.


Ne beneficerebbero i cittadini perché corridoi verdi, orti urbani, campagne migliorano nettamente la qualità della vita (meno danni da perturbazioni, meno calore in eccesso, meno disagi in generale, e quindi meno spese collettive).


Suggerisco la lettura del breve articolo che trovate in alto, contenente nuovi e interessanti spunti (Fonte: 《Focus》 n. 350, pp. 42-45).


Mauro




mercoledì 15 dicembre 2021

MI PIACCIONO LE INNOVAZIONI…QUELLE VERE PERÒ

 

MI PIACCIONO LE INNOVAZIONI…QUELLE VERE PERÒ


«Innovazione», un vocabolo usato spesso a sproposito per «vendere» all’opinione pubblica progetti e iniziative varie, impattanti, di dubbio gusto, se non addirittura improponibili.

Chi - individualmente o in massa - contesta questi interventi discutibili viene strumentalmente tacciato come un «reazionario», un oppositore a qualsiasi innovazione.


Di seguito, poche brevi righe nelle quali esprimo, dal mio personale punto di vista, cosa significhi per me «innovazione», quella vera.

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Mi piacciono le Innovazioni, ma solo quelle Vere.


 

Le innovazioni che migliorano la qualità dell’Ambiente e del Paesaggio - urbani e rurali -.


Le innovazioni rispettose del Territorio, dell’Ambiente naturale e della Storia.


Le innovazioni che dialogano con i contesti.


 

Insomma…le innovazioni che arricchiscono e migliorano veramente la qualità della vita.


 

Respingo ai mittenti i «copia e incolla».


Respingo ai mittenti le innovazioni «farlocche».

 


 

Mauro




mercoledì 23 giugno 2021

PRIMITIVI...MA IN ALTA DEFINIZIONE!

 

PRIMITIVI...MA IN ALTA DEFINIZIONE!

(Le «modernità di facciata»)




E così, nelle prossime settimane inizierà la transizione verso la totale alta definizione, il digitale terrestre di seconda generazione; dopo poco più di dieci anni dal primo digitale.

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Non avrei nulla da ridire se fossimo un Paese digitalmente già avanzato sulle cose prioritarie.

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Altissima definizione dell'immagine: stiamo iniziando la «transizione ecologica» ma dovremo buttar via televisori anche relativamente nuovi e, in ogni caso, perfettamente funzionanti; con conseguente aumento di rifiuti elettronici del tipo RAEE e, immaginiamo, con i soliti «trogloditi» che li butteranno via abusivamente in qualche posto improvvisato!



Altissima definizione dell'immagine...ma intanto votiamo ancora come 75 anni fa:

scatoloni con nastro adesivo, file ai seggi, tonnellate di carta sprecata per le "lenzuola" (schede elettorali). Ci sono Paesi dove già da anni si sperimenta e si attua il voto elettronico, anche da casa, riducendo gli afflussi ai seggi elettorali. «Bastano» una buona connessione, un apposito dispositivo di lettura e una carta di identità elettronica; ovviamente chi vuole può recarsi anche di persona ai seggi. E stiamo parlando di Paesi che una volta venivano classificati come «Secondo Mondo»; si sono rimboccati le maniche, si sono evoluti e ora fanno parte a pieno titolo del «Primo Mondo».



Altissima definizione...ma, come ai tempi del censimento di Ottaviano Augusto, tanta gente si sposta di centinaia di chilometri per andare a votare presso il proprio Comune di residenza, con conseguente impatto sulle già alte emissioni inquinanti.
Poi, per carità, chi vuol farsi una passeggiata 
«fuori porta» è sempre libero!



Altissima definizione...ma ancora dobbiamo fare inutili spostamenti - spesso in auto - e file agli sportelli per pratiche amministrative banali e ordinarie che potrebbero essere espletate digitalmente e rapidamente da casa; con recupero dei «tempi morti» di spostamento, traffico e ricerca parcheggi.



Altissima definizione...ma ancora tanti borghi e sobborghi d'Italia non hanno una copertura internet degna di questo nome.

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Altissima definizione poi, per che cosa? 

Scusate, ma ancora me ne sfugge l’urgenza!

Per vedere una ruga in più sul volto del conduttore di turno? Per contare i fili d'erba su un campo di calcio? Giusto per elencarne qualcuna!



Personalmente, per adesso mi tiro fuori: che si offrano tutti i bonus che si vogliono ma non cambierò il mio televisore, a costo di guardarci soltanto i DVD! Per il resto mi arrangerò con la rete internet!

Tanto la televisione la guardo poco o nulla già da diversi anni!


I soldi di questi bonus - per quanto mi riguarda - potrebbero invece essere utilizzati per il potenziamento e il completamento capillare della copertura internet nazionale!

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Va bene anche l'alta definizione…ma soltanto quando potrò seguire anche online eventi culturali - gratuiti o a pagamento - che si svolgono a decine o a centinaia di chilometri di distanza: convegni, presentazioni, mostre digitali.

Nulla togliendo a chi avesse la possibilità di assistervi direttamente.



Va bene anche l'alta definizione…ma quando si potrà ricevere online una ricetta medica, senza file negli ambulatori, e quando si potrà pagare un ticket sanitario a distanza.



Va bene anche l'alta definizione…ma soltanto quando avremo una copertura internet a tappeto su tutto il territorio, soltanto quando la maggior parte delle incombenze quotidiane (riunioni varie, voto, pagamenti, pratiche burocratiche, ricette sanitarie, pagamento ticket sanitari, acquisti) si potranno effettuare a libera scelta sia «a distanza» sia «in presenza» - a libera scelta di ciascuno di noi.

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Personalmente trovavo, e trovo molto più pratica la modalità digitale «a distanza», che elimina le tempistiche di contorno e consente di poter svolgere riunioni, conferenze e altri adempimenti direttamente da una postazione collegata - ovviamente con libera scelta per chi volesse proseguire alla vecchia maniera -.

La penso così da tanti anni e a maggior ragione oggi, da quando è iniziata questa pandemia!

 


 

Mauro Rosati


 

Su queste tematiche, vedi anche: «Meno giri, più efficienza»

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2021/05/meno-giri-piu-efficienza.html 




lunedì 24 maggio 2021

QUID un QUartiere di IDee – I RISULTATI DEL PERCORSO PARTECIPATO

( Fonte immagine: Urban Center L'Aquila )


Dopo la presentazione pubblica di sabato 22 maggio è ora disponibile la relazione conclusiva del percorso di partecipazione QUID - Un QUartiere di IDee.


Il video della presentazione e del dibattito di sabato 22/05/2021 è disponibile all’indirizzo:

https://fb.watch/5HFw7DbYVb/


 

Tanti Cittadini hanno avuto l'opportunità di esprimere le loro idee, opinioni e suggerimenti sulla riqualificazione della zona di Belvedere-Fontesecco, nel centro della nostra città dell’Aquila e ricadente in gran parte nel Quarto di San Giovanni.

Un percorso iniziato a marzo con un questionario di opinione e proseguito ad aprile con pubblici tavoli di confronto su specifiche tematiche.


Tra le molte cose è riemersa una rinnovata percezione di Fontesecco e Borgo Rivera come un'area unitaria e dialogante, come lo è anche storicamente, e quindi l'importanza di raggiungere una convivenza tra quest'area storicamente unitaria e Via XX Settembre (1890), arteria importante che ha però generato un «taglio» tra Fontesecco e Borgo Rivera: un «taglio da ricucire» in convivenza con la stessa Via XX Settembre.


È emersa anche l'esigenza di una riqualificazione sostenibile: ossia interventi di qualità e non invasivi.


 

Voglio personalmente ringraziare Urban Center L'Aquila per aver dato a noi Cittadini l'opportunità di esprimerci attivamente e propositivamente, anche attraverso mezzi digitali che ampliano e facilitano la comunicazione (questionario online, tavoli in video-partecipazione, ecc.).

Un ringraziamento alla presidente Giulia Tomassi e a tutto il gruppo di lavoro.


 

Si può consultare e scaricare la relazione finale di QUID da questo indirizzo:

https://urbancenterlaquila.it/wp-content/uploads/2021/05/Quid-Report-finale-def_compressed.pdf


oppure


in fondo a questa pagina:

https://urbancenterlaquila.it/2021/03/22/percorso-di-partecipazione-quid-un-quartiere-di-idee-immagina-con-noi-il-futuro-di-fontesecco/

 


 

Mauro Rosati


 

P.S.: una relazione interessante, dalla quale emergono molti spunti.

Personalmente, come emerso ed espresso anche in alcuni tavoli di partecipazione, penso che potrebbe essere molto bella - didatticamente e storicamente - anche una «marcatura» a raso dell’ampiezza originaria di Via Fontesecco e del tracciato delle vie che formavano il «Vicolaccio» (Via Sallustio), prima delle demolizioni da ampliamento di metà Novecento.

Un’idea che ebbi modo di condividere con i miei concittadini già nel 2015 e che, grazie al percorso QUID, ho potuto nuovamente esporre e condividere durante alcuni tavoli. 😊



martedì 11 maggio 2021

Meno «giri», più efficienza

 

Meno «giri», più efficienza

 

«Essere colti non significa ricordare tutte le nozioni, ma sapere dove andare a cercarle»


(Fonte: Your Edu Action

https://www.facebook.com/yeaction/photos/a.471177396359595/2349452251865424  )

 


Prendo spunto da questa citazione attribuita a Umberto Eco per una spontanea riflessione personale e più generale.

 

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Parole sante, quelle citate più sopra!

 

Ovviamente più cose si apprendono meglio è, ma non si può essere onniscienti! Non siamo enciclopedie con le gambe!

Per questo è importante conoscere e saper utilizzare gli strumenti di accesso alla Conoscenza.


 

Da un lato i libri e la documentazione materiali ma, dall'altro, da più di vent'anni ci vengono sempre più in aiuto le tecnologie digitali:

la disponibilità online della Conoscenza, grazie alla digitalizzazione dei patrimoni archivistici e librari, ci permette di accedere alle fonti in modo più veloce ed efficiente; i contenuti sono consultabili a qualsiasi ora del giorno e della notte.

 

Da diversi anni ho sperimentato il beneficio delle risorse digitali, che ottimizzano i tempi di lavoro, soprattutto grazie all'opera di molte Università e Biblioteche straniere che sono molto più avanti rispetto all'Italia in termini di disponibilità e accessibilità digitale ai contenuti.


 

Lo stesso discorso vale per le videoconferenze e il telelavoro di cui, già da qualche anno, ho avuto modo di riscontrare la maggiore praticità e l'ottimizzazione dei tempi:

maggiore efficienza, grazie alla possibilità di condividere contenuti in tempo reale con altri relatori o colleghi;

maggiore produttività, con la possibilità di poter fare più cose nella stessa giornata dalla stessa postazione di lavoro;

maggiori velocità e ordine nella comunicazione.


 

Pertanto, se potessi decidere come investire i molti fondi europei per il rilancio, investirei primariamente in due settori:

ricerca scientifica a tutto campo e digitalizzazione a tappeto di tutto il territorio nazionale, con connessioni ad alta velocità fin nei borghi più isolati.


 

Risultati possibili:

incentivazione spontanea del commercio online anche da parte delle attività commerciali già esistenti, con aumento del bacino di clienti ed estensione oltre l'ambito territoriale;

minori spostamenti evitabili e quindi minore inquinamento atmosferico;

ripopolamento dei borghi grazie alle modalità di telelavoro che renderebbero meno necessari il pendolarismo o l'abbandono dei centri minori;

maggiore produttività, al netto della stanchezza fisica dovuta a continui spostamenti.


 

Lo penso già da moltissimi anni, e ne sono ancora più convinto ora, dal momento che le circostanze storiche ci «invitano» a un netto cambio di alcuni stili di vita ormai obsoleti.


Più efficienza con meno spostamenti.

 

 

Mauro Rosati




sabato 1 maggio 2021

La Libertà si conquista con il senso del limite

LA LIBERTÀ SI CONQUISTA CON IL SENSO DEL LIMITE.


Altrimenti diventa onnipotenza e/o prepotenza: 

onnipotenza e prepotenza possono distruggere se stessi e gli altri.


《Limite》 non significa né immobilismo né muro.

C'è un limite soggettivo-individuale, da un lato: 

la consapevolezza dei nostri punti deboli e dei nostri punti di forza; e questo limite può anche spingersi in avanti, con gradualità e "allenamento".

C'è un limite oggettivo-sociale, dall'altro: 

il campo di libertà di ciascuno non deve invadere quello dell'altro, e viceversa.


L'equilibrio tra i due limiti - difficile e mutevole - garantisce contemporaneamente la nostra libertà e quella degli altri: 

rispettare - reciprocamente - i limiti e i tempi di ognuno.

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Un solo limite è invalicabile: la Natura.

Invalicabile, semplicemente perché noi stessi ne siamo parte.

La Natura detta le regole: non si sfida, si asseconda.

Se ci chiede un passo indietro, dobbiamo arretrare. Se ci chiede una sosta, dobbiamo sostare. Se ci consente di avanzare, possiamo avanzare.

I ritmi umani devono adeguarsi a quelli imposti dalla Natura: sconsiderato immaginare il contrario.

Non si va in alto mare se c'è burrasca; non si va in alta montagna se c'è bufera.

Non si miete a dicembre e non si vendemmia a gennaio.


E quando il delirio di onnipotenza spinge l'umanità a sentirsi 《pari》 o 《superiore》 alla Natura, le conseguenze possono essere disastrose.

La Natura 《se ne infischia》 dei nostri stili di vita, dei nostri parametri economici, dei nostri modelli di sviluppo forsennati e insostenibili.

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E allora è proprio il senso del limite che ci mette in guardia, se lo sappiamo 《ascoltare》: 

fare una sosta quando è necessario, garantisce la nostra incolumità; e se conserviamo la nostra incolumità allora possiamo continuare ad essere liberi.


Per conservare la Libertà, dobbiamo essere in grado di ridurla o di espanderla a seconda delle circostanze.


Mauro


giovedì 1 aprile 2021

MONOSSIDO DI DIIDROGENO e ACIDO ACETICO

MONOSSIDO DI DIIDROGENO e ACIDO ACETICO



Un ottimo prodotto chimico per sanificazione ordinaria, sgrassatura dei pavimenti, e non solo:


il 'MONOSSIDO DI DIIDROGENO', con l'aggiunta - volendo - di 'ACIDO ACETICO', prodotto chimico sgrassatore e anticalcare.


 

Tradotto in formule:

H2O e CH3COOH


 

Dove trovarli:

il monossido di diidrogeno esce dal rubinetto di casa (e si può anche bere), l'acido acetico nasce dalla fermentazione dell'etanolo e si trova in commercio al reparto alimentari.


 

Tradotto in "parla come magni":

ACQUA (vaporizzata a 100 °C) e - volendo - un goccio di comunissimo ACETO bianco da cucina (di cui l'acido acetico è il componente di base, 5-8% del totale).

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IMPATTO AMBIENTALE

Prodotti di scarto: nessuno.

 

L'ACQUA, vaporizzata, si disperde nell'aria e rientra nel ciclo dell'acqua naturale.

Abbiamo pulito casa e non abbiamo tolto né aggiunto nulla all'ambiente.

Semplicemente e semplificando: acqua liquida è diventata vapore acqueo.



L'ACIDO ACETICO è un composto organico e quindi biodegradabile.

È presente in piccola quantità nell'aceto (5-8% come abbiamo visto).

Utilizzato per i pavimenti non finisce neanche negli scarichi.



La principale differenza la fanno invece le fonti di approvvigionamento del nostro fornitore di energia elettrica:

più sono rinnovabili, minore sarà l'impatto per la produzione di elettricità che alimenta la nostra scopa a vapore.

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Insomma: cose apparentemente scontate ma che ogni tanto giova ripassare.


REPETITA IUVANT, come dicevano gli Antichi "latinofoni".

 

 

Mauro

domenica 21 marzo 2021

Gli «orologi della Natura»

 Gli «orologi della Natura»

Il mio orologio non ticchetta ma cinguetta

 


 

Sempre per rimanere in tema di «orologi», in questi giorni riflettevo su un altro tipo di «orologi», sui quali mi sono ri-sincronizzato - e particolarmente nei mesi recenti -.


 

Il mio condominio si trova in una zona residenziale nella prima periferia della città, a poche centinaia di metri dalle Mura, raggiungibili comodamente a piedi. E, in particolare, si trova in uno di quei quartieri dove città e campagna, e città e montagna, si intrecciano e convivono fra loro.


 

Per questo, fin da quando ci vivo, è sempre stato sede di una ricca fauna domestica e selvatica-«urbanizzata»; animali che vivono in simbiosi con l’animale più invadente e chiassoso che esista: l’Uomo.

E così, è normale vedere e sentire tanti uccelli: il più comune piccione - con le sue sfumature di piumaggio e il suo gorgheggio gutturale -, i passeri - che ogni tanto si affacciano zampettanti fino ai balconi -, il merlo, la ghiandaia, la gazza, la cornacchia. E poi, una stabile colonia felina di gatti semi-selvatici abituati a convivere con l’Uomo; e ancora: ricci, lucertole, gechi, fino a diverse varietà di insetti come l’ape, la mantide religiosa, il grillo, giusto per citarne alcuni.

Questa convivenza tra specie si può osservare un po’ in tutta la nostra città, dal centro alla periferia: ricordo fin dalla tarda infanzia, e tutt’oggi, scoiattoli nel Parco del Castello, ghiandaie sotto i Portici di San Bernardino; e, uscendo dalle mura, falchetti e mammiferi di vario tipo che – ogni tanto – attraversano la nostra città tra gli Appennini per spostarsi da una zona all’altra del nostro territorio.

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Ma avviciniamoci al dunque degli «orologi»!



A poche decine di metri dal mio condominio c’è un albero che fin da quando vivo qui è stato sempre «condominio naturale» di passeri cinguettanti, che nelle sere d’Estate offrono dei veri e propri concerti canori senza dover pagare il biglietto: basta sedersi fuori al balcone, rilassati, e magari con un buon libro tra le mani.

Dall’Autunno scorso, però, ho cominciato a osservarli con più attenzione e ho notato una cosa «banale» che però mi è diventata molto utile. O meglio: ho riscoperto una cosa «banale».



Quando mi metto a studiare, a scrivere o a lavorare, spesso mi trattengo fino a notte inoltrata: le cosiddette «ore piccole», e c’è un motivo ben preciso. Soltanto la notte, soprattutto dalle 22:00 in poi, mi restituisce una pace dei sensi che mi rende più produttivo in qualsivoglia attività intellettuale: dalla semplice lettura a un lavoro ben preciso.

Il giorno lo utilizzo di più per le attività manuali; mi deconcentra, disperde la mia attenzione. Anche per questo prediligo l’Inverno all’Estate, oltre che per le temperature ovviamente!



La sera acquisto tranquillità e concentrazione: pian piano si placano i rumori del condominio; pian piano non si sente più il via-vai delle auto di chi esce e di chi entra; il telefono comincia a tacere dopo un’intera giornata in cui spesso è fonte di ansie, di nervosismo, di arrabbiature.

Insomma, si raggiunge uno stato di benessere psico-fisico che – per esperienza diretta – equivale a quello di una spiaggia tranquilla alle prime ore dell’alba o nei primi pomeriggi del mese di Settembre; oppure al piacere di sedersi a leggere o a scrivere sulla panchina di un parco o di un giardino della mia città, nelle prime ore pomeridiane.

Questo mi porta ad essere più attivo proprio nelle ore in cui il mondo sembra fermarsi e tacere. E, ogni tanto, mi capita che le ore passino senza che me ne accorga, fino a superare le ore piccole e a spingermi sino alle quattro del mattino. A quell’ora, ovviamente, raccolgo «baracche e burattini» e me ne vado a «nanna», più che altro per «convenzione civile».


 

E dallo scorso Autunno, appunto, ho iniziato a osservare che i passeri di quell’albero vicino casa, iniziano a cinguettare proprio verso quell’ora: dopo due o tre volte che ho notato la cosa, non ho più avuto bisogno di guardare l’orologio.

Ormai, da molti mesi, sono loro il mio orologio notturno-mattutino: se mi trovo ancora all’opera è come se quei cinguettii mi dicessero: «Sono le quattro del mattino! È quasi l’alba! Che ci fai ancora sveglio?».

Se invece vado a dormire a un orario più «normale», mi capita di svegliarmi almeno una volta a notte: però non ho più bisogno di guardare l’orologio sul comodino. Mi basta aprire gli occhi: se fuori è buio e non sento cinguettare, vuol dire che non sono ancora le 4:00; se - invece - sento cinguettare e fuori è buio, vuol dire che siamo tra le 4:00 e le 4:40. Se c’è un po’ di luce, significa ovviamente che è più tardi.

Ho scritto un orario ben preciso: questi passeri, infatti, iniziano a cinguettare poco dopo le 4:00 e continuano per mezz’ora, quaranta minuti al massimo. Sono precisi e calibrati come se fossero un orologio vero e proprio: chissà, forse avvertono qualcosa - nella luminosità, o nella temperatura - che fa loro percepire l’avvicinarsi dell’alba. Cinguettano e poi smettono fino a quando non arriva l’alba vera e propria, e iniziano anche i rumori dell’«animale Uomo».

Un po’ come le onde marine durante la notte, che non disturbano ma «cullano», così anche quel cinguettare di tarda nottata non mi disturba.

Così come le onde marine, è una gradevole melodia.

Una melodia per addormentarmi, se faccio tardi. Un segnale orario, se mi sveglio presto.

In quest’ultimo caso è come se quegli uccellini mi dicessero: - «Puoi dormire ancora, ma il Sole sta per sorgere!» -.



Fra qualche giorno, con il passaggio all’ora legale, ci sposteremo di fatto artificialmente sul fuso orario di Atene, Bucarest, Helsinki. Per i nostri amici cinguettanti - invece - non cambierà nulla: semplicemente, quando li sentirò cinguettare dovrò spostare il mio pensiero un’ora avanti.


 

Mauro