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giovedì 1 gennaio 2026

SAN BERNARDINO - IL PRESEPE IN CARTAPESTA

 

Fig. 1 - L'Aquila, basilica di
San Bernardino da Siena:
il nuovo presepe nella
《Cappella Gotica》.

(Foto: Mauro Rosati, 2026)


Fig. 2 - L'Aquila, basilica di
San Bernardino da Siena:
il nuovo presepe nel contesto
della 《Cappella Gotica》.

(Foto: Mauro Rosati, 2026)


Fig. 3 - Pannello descrittivo.



1° gennaio - Ottava del Natale

(In Octava Nativitatis Domini)

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L'Aquila, basilica di San Bernardino da Siena (Quarto di Santa Maria): la《Cappella Gotica》.

Nuovo allestimento presepiale.

Questa volta la Natività, con il suo apparato iconografico, arriva dal Salento, la storica Provincia di Terra d'Otranto, e più specificamente da Lecce.

L'opera, creazione del maestro Francesco Invidia, nasce dall'antica tradizione dei cartapestai leccesi (dettagli sull'opera sono disponibili nel pannello in fig. 3).



Mauro Rosati

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domenica 27 luglio 2025

《UN CALENDARIO DA... CORTILE》

 

Fig. 1 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Inverno.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

Fig. 2 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante la Primavera.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Fig. 3 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Estate.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Fig. 4 - L'Aquila, palazzo Cipolloni-Cannella
(Quarto di San Giorgio):
cortile rinascimentale;
particolare pittorico raffigurante l'Autunno.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)



🚩 L'Aquila, cortile rinascimentale di Palazzo Cipolloni-Cannella (Quarto di San Giorgio): particolari pittorici con allegorie delle Quattro Stagioni tradizionali e dei rispettivi Mesi.


📍 Ciascuna stagione inizia con il mese in cui cade l'inizio della corrispondente stagione astronomica: tutt'oggi, l'inizio della 《stagione meteorologica》 cade convenzionalmente il primo giorno del mese in cui inizia anche quella astronomica (ad es.: l'estate meteorologica inizia il 1° giugno).

↪ Con buona probabilità le lettura delle quattro immagini inizia con l'Inverno, e più precisamente con il mese di Dicembre quando il solstizio conclude l'annuale ciclo apparente del Sole nel cielo e inaugura il nuovo anno con la rinascita simbolica della luce diurna: e infatti il Natale, festa della Natività e della Luce astronomica e divina, si celebra proprio nei giorni del solstizio invernale.

E forse non a caso l'ovale dell'Inverno si trova in prossimità della porta d'ingresso al cortile, come a voler suggerire ulteriormente che la lettura inizia da quel lato.

↪ L'Inverno non è infatti 《stagione morta》 bensì è stagione di gestazione, quando la terra fecondata dalla semina autunnale riposa prima del parto primaverile.

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🔎 Ora leggiamo in dettaglio i quattro ovali dipinti inquadrati da splendidi motivi 《a grottesca》 di pieno Rinascimento, i quali richiamano linguaggi della pittura di età Romana antica.


1 - L'Inverno (Fig. 1). ❄

📍 Tre figure maschili recano in mano rispettivamente delle insegne con i nomi dei tre mesi invernali. 

Da destra a sinistra leggiamo: 《DECEMBER》 > 《IANVARIVS》 > 《FEBRVARIVS》.

↪ Le personificazioni dei mesi e altri uomini in abiti pesanti, raffigurati in secondo piano, sembrano essere tutte gravitanti attorno a una fiamma situata quasi al centro dell'ovale.

📍 In primo piano osserviamo una figura maschile su di un carro, raffigurata con indumenti adatti alla stagione, in postura china verso la fiamma e con le mani raccolte nell'atto di scaldarsi: dovrebbe trattarsi della personificazione dell'Inverno raffigurato come un uomo coperto da calde vesti, e spesso anche di età anziana con allusione alla transizione tra il vecchio anno e quello nuovo.


2 - La Primavera (Fig. 2). 🌱

📍 In un'atmosfera festosa immersa nel verde vediamo tre insegne con i nomi dei mesi primaverili, ossìa, da sinistra a destra:《MARS》> 《APRILIS》>《MAIVS》.

📍 Al centro, in primo piano, una giovane donna vestita di verde, coronata da un serto (ghirlanda) verde, danza su un prato mentre reca tra le mani un altro serto verde, con la destra, e una pianta - sempre verde - nell'altra mano: in questo caso dovremmo essere davanti alla personificazione della Primavera.

↪ In secondo piano, sulla sinistra, osserviamo delle figure maschili e femminili che suonano vari strumenti musicali: riconosciamo in particolare uno strumento a corde suonato con un archetto, un triangolo, un corno, quest'ultimo allegoria di giùbilo.

📖 Di seguito una citazione che dalla Primavera ci introduce alla stagione successiva:《 La tradizione mitologica greca tramanda che, in occasione dell’equinozio di primavera, la dea Persefone, sposa del Re degli Inferi Ade, ritorni sulla terra per generare bellezza, prosperità e luce. [...]》(Fonte: https://cultura.gov.it/evento/persefone-il-ritorno-incanto-di-primavera ; URL consultato in data 27/07/2025).


3 - L'Estate (Fig. 3).🌾

📍 Siamo nella stagione dell'apice del sole, della maturazione e della raccolta, e non a caso prevalgono i colori sulle sfumature del giallo. 

📍 Notiamo subito le tre consuete insegne con i nomi dei mesi corrispondenti; da destra a sinistra: 《IVNEVS》(probabile evoluzione del più classico e antico《IVNIVS》) > 《IVLIVS》> 《AVGVSTV[S]》.

📍 Al centro della scena una donna dal petto nudo, con un fascio di messi sotto il braccio destro e un mazzo di spighe di grano nella mano sinistra, troneggia su un carro di cui vediamo distintamente le ruote: l'iconografia fa pensare con buona probabilità alla dea greca Demetra (associata all'italica Cerere dai Romani), dea legata alla terra e a tutti i suoi frutti, madre della primaverile Persèfone, e ritratta quindi generalmente con sembianze più mature, alludenti anche all'estate intesa come stagione di maturazine, appunto.

📖 Una citazione integrativa:《Nell'iconografia Demetra/Cerere è tradizionalmente raffigurata con una corona di spighe sul capo e un mazzo di spighe in mano. [...]》(Treccani - Enciclopedìa dei ragazzi, 2005).

↪ In questi contesti iconografici la nudità, anche parziale, è innanzitutto indice di sacrale purezza e quindi di divinità; inoltre i seni, come anche i fianchi ampi, sono tradizionalmente associati al concetto di prosperità, similmente alla cornucòpia che, non a caso, appare talvolta nelle raffigurazioni di Demetra/Cerere.

📍 Alzando lo sguardo verso l'alto osserviamo poi un'altra immagine significativa, nel cielo: due cavalli e una figura ritratta nell'atto di guidarli con il braccio alzato, sullo sfondo di un bagliore giallo; anche in questo caso non mancano i richiami iconografici e potrebbe trattarsi del leggendario Carro del Sole che ogni mattina spunta dall'orizzonte per compiere il suo tragitto celeste quotidiano, secondo l'arco apparente percorso dal sole ogni giorno.

↪ L'estate è la stagione culminante del sole nel cielo e la posizione centrale del Carro sembra celebrarne il 《trionfo》 annuale che si compie contestualmente al trionfo della terra fruttifera rappresentata dalla dea Demetra/Cerere.


4 - L'Autunno (Fig. 4). 🍇 

📍 Si chiude il ciclo dell'anno agricolo e meteorologico, prima con la vendemmia e poi con le arature e le sémine. 

📍 Nell'ovale autunnale leggiamo i consueti segnàcoli con i nomi dei mesi che identificano la stagione; da destra a sinistra: 《SETEMB[ER]》o《SETEMB[RE]》 (probabile volgarizzazione del classico 《SEPTEMBER》, con la caduta della 《P》) > 《OCTOBER》 >《NOVEMBER》.

📍 Anche in questo caso l'atmosfera è festosa e anche in questo caso ci viene in aiuto l'iconografia: al centro della scena una pingue (grassa) figura maschile viene trasportata in trionfo su un carro mentre con la mano destra solleva un grande calice. Possiamo pensare con buona probabilità che si tratti del trionfo di Bacco il quale celebra la vendemmia e il nettare che ne deriva, in quel percorso che dal mosto estratto dalla pigiatura dell'uva conduce infine al vino (ricordiamo in proposito anche il detto popolare 《Per San Martino ogni mosto è vino》).

📍 A sinistra, in secondo piano, due donne danzanti (baccanti?) sembrano incoronare una figura maschile che ricorda un po' quella di un dotto (filosofo? poeta?) che si caratterizza per abiti e postura solenni i quali appaiono a prima vista quasi in contrasto con l'atmosfera gaudiosa dell'insieme.

A sinistra una figura maschile suona una tromba di fattura antica, ben distinguibile.

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📍 Dopo aver completato questo rapido circuito annuale, prima di concludere desidero ringraziare restauratrici e restauratori e, in generale, tutti coloro che con il proprio lavoro ci hanno donato la possibilità di godere di tanta cólta bellezza, con relativa dovizia di particolari.



Mauro Rosati

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mercoledì 1 gennaio 2025

OTTAVA DEL NATALE - NATIVITÀ IN SAN BERNARDINO DA SIENA

 



1° gennaio - Ottava del Natale

(In Octava Nativitatis Domini)

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01 gennaio 2025

L'Aquila, basilica di San Bernardino da Siena (Quarto di Santa Maria):

rappresentazione della Natività allestita nella 《Cappella Gotica》.

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Per brevi info storico-artistiche sulla cappella, vedi estratto del pannello informativo nell'immagine seguente.

Dettaglio del pannello informativo sulla Cappella gotica e sui brani di affreschi attribuiti a Francesco di Paolo da Montereale.

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Mauro

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domenica 29 dicembre 2024

IL 《PRESEPE CINQUE》


IL 《PRESEPE CINQUE》

Scorcio aquilano - 1


Il 《Presepe Cinque》: 

📍 uno scorcio della Città dell'Aquila con alcuni dei monumenti rappresentativi e con riproduzioni di abitazioni caratteristiche, in particolare del Quarto di San Pietro.

Scorcio aquilano - 2


🔎 Si riconoscono la Torre di Palazzo (al confine tra il Quarto di Santa Maria e il Quarto di San Pietro), la chiesa e il campanile dei Padri Gesuiti (già parrocchiale di Santa Margherita della Forcella), la statua di Carlo II d'Asburgo di Spagna (piazza Santa Margherita), la chiesa Capoquarto di San Pietro a Coppito; e poi casette con loggette, ballatoi, scalinate, panni stesi.

Scorcio aquilano - 3


📌 Questo scorcio si inserisce nella scena più grande di una folla umana in marcia verso il luogo della Natività:

donne e uomini, ciascuno intento nella sua attività, alcuni già in cammino e altri ancora 《distratti》 in un angolo, intenti nel loro lavoro (pizzaioli, caldarrostai, panettieri, ecc.).

Umanità in marcia


📍 E ovviamente: Benino, il giovane pastorello dormiente e sognante, immancabile tra i personaggi del presepe.

Verso la Natività


↪ Ringrazio Paola Cinque, curatrice dell'allestimento, che mi ha illustrato i diversi dettagli della rappresentazione, e ringrazio la famiglia Cinque per la cordiale e amichevole accoglienza.



Mauro

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mercoledì 3 gennaio 2024

BENINO, IL PASTORELLO "DORMIENTE"

 


《BENINO, IL PASTORELLO "DORMIENTE"》


Tra i personaggi immancabili nel repertorio tradizionale dei protagonisti del presepe, troviamo la figura di Benino.


Benino è facilmente riconoscibile, e probabilmente gran parte di noi lo avrà già nel presepe o quantomeno lo avrà visto in qualche rappresentazione, statuaria o vivente.

Benino è un pastore, generalmente raffigurato con sembianze molto giovanili, che dorme beato disteso su un giaciglio di fortuna: con le braccia dietro la testa, le gambe incrociate, oppure in altre posizioni, lo riconosciamo tanto nelle statuine artigianali più pregiate, quanto in quelle più semplici e commerciali.
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Benino sembra essere l'unico personaggio che si estranea dalla rappresentazione presepiale, dormendo "a pieno sonno" in mezzo al "viavai" di tutti gli altri protagonisti: zampognari, Re Magi, lavandaie, pescatori, salumieri, contadini, ecc.

Un'estraneità solo apparente, però.

Benino è infatti un personaggio che reca con sé diversi aspetti simbolici che ciascuno di noi può approfondire già partendo dalla ricca sitografia che si trova in rete
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Tuttavia vi sono alcuni aspetti, in particolare, che vale la pena citare, tutti legati al sonno.

Tradizionalmente, fin dalle culture antiche, il sonno è legato a un mondo di mezzo in cui si incontrano la realtà e la fantasia ma anche il Sacro con il profano, il Divino con l'umano.
Benino è il pastore che dorme, inconsapevole della grandezza di ciò che sta per accadere, poco prima che gli Angeli lo dèstino per il grande annuncio della nascita di Gesù, il compimento dell'incarnazione divina.
Il giovane Benino è quindi anche una metàfora del passaggio dal sonno dell'incoscienza, dell'inconsapevolezza infantile, alla veglia della coscienza e della razionalità matura dell'età adulta: un momento della vita tipico della fase adolescenziale, non più infanzia ma non ancora età pienamente adulta (risalendo all'etimologia latina, 《adulto》 deriva dal participio passato del verbo 《adolescere》=crescere; 《adolescente》, participio presente, è l'atto della crescita in corso mentre 《adulto》 è atto compiuto del medesimo verbo).

E infatti l'adolescenza è frequentemente protagonista delle tradizioni popolari legate alle apparizioni sovrannaturali, in quanto mondo di passaggio, di connessione tra due dimensioni differenti; così come lo è il sonno, e il sogno in particolare, fin dagli antichi riti della 《incubatio》(il sonno sacro) ancor oggi praticati in diverse manifestazioni cultuali e devozionali.
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Vi è poi un aspetto più leggero e quasi fiabesco, non meno affascinante, legato alla rasserenante figura di questo pastore dormiente: Benino dorme, e nel sonno sogna la rappresentazione del presepe nel quale è collocato; nel sogno vede ciò che noi abbiamo "creato" e che vediamo da svegli.
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Curiosità a parte.
Infine c'è anche un aspetto più ironico, frutto di epoche relativamente più recenti e che si lega al mondo più prosaico della politica, così come vissuta dal popolo:
ai tempi del regime fascista, ma anche successivamente, per ironia o per goliardìa, Benino diventava 《Benito》 per alcuni, giocando sulla facile assonanza tra i due nomi. Questa, però, è una parentesi, il frutto di una 《dissacrazione》 popolare più vicina alle vicende e alla sensibilità politiche di epoca contemporanea.
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Cercate Benino nel vostro presepe, che sia quello domestico o quello esposto a un pubblico più ampio: se lo trovate, sicuramente quel presepe sarà ancor più ricco di significati simbolici e affascinanti.
Se invece non lo trovate... magari - perché no?! - aggiungetelo.

Mauro Rosati
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mercoledì 6 dicembre 2023

1223-2023: PRESEPE...L'UNIVERSALE E IL PARTICOLARE


 

1223-2023: PRESEPE...L'UNIVERSALE E IL PARTICOLARE


06 dicembre 2023


1223-2023: il 《presepe del centenario》...

...nell'anno dell'ottavo centenario del Presepe vivente di Greccio, frutto del felice incontro di Francesco d'Assisi con Giovanni Velita!


Questo mio piccolo presepe non vuol essere soltanto rievocazione ma anche pensiero e dedica all'Umanità sofferente: sofferenza degli individui e sofferenza di interi Popoli.

Un granellino di luce, fra tanti altri granellini, affinché - insieme - diventino bagliore nei momenti bui dell'Umanità!


Poche cose, come il Presepe, hanno quella 《versatilità》 culturale che ne fa qualcosa di universale e particolare allo stesso tempo.


L'universale

La scena di base, fulcro necessario, è sempre una, la Natività di Gesù, l'elemento universale.


Il particolare

Cambiano invece gli scenari, i paesaggi, i costumi, i mestieri, il colore della pelle, le fisionomie dei personaggi...di città in città, di regione in regione, di Paese in Paese: Gesù nasce tante volte, ma contemporaneamente, tra popolazioni differenti, ciascuna con le proprie specificità e ricchezze etniche e culturali, nel quadro del grande mosaico mondiale; e questo è l'elemento particolare.


Quanti Gesù vediamo nascere! E in quanti luoghi! 

In una capanna sulle Ande, in una casetta del Lontano Oriente, in Europa come in Africa, in Scandinavia come nel Mediterraneo, in Groenlandia, in Canada o in Australia, sugli Appennini e sulle Alpi come sulle coste dei nostri Mari!

Quante lingue ci parla, quante storie ci narra, del Passato e del Presente! 


Il Presepe... universale e particolare, spiritualità e arte, opera artigiana o rappresentazione povera ed essenziale, sacro e profano, religioso e laico, dimensioni talora opposte che in esso trovano convivenza.


Il Presepe... l'Eternità che scende nella dimensione umana fra i personaggi e gli scenari che ne rappresentano le molte sfaccettature.

Un libro per immagini che parla a tutti, 《Vangelo in dialetto》 secondo una felice definizione attribuita al napoletano Michele Cuciniello, autore dell'omonimo e stupendo presepe nella Certosa di San Martino a Napoli. 

Un libro per immagini che ripropone sempre lo stesso evento ma senza mai essere ripetitivo, sempre nuovo agli occhi di ciascuno, sempre nuovo nelle diverse interpretazioni che se ne danno. Testimone di epoche, luoghi, culture differenti.

Un libro che trae vita dai nostri sguardi!


Il Presepe...

oasi fuori dal tempo e senza età, 

delizia per gli occhi e per l'animo,

meraviglia e diletto per i bimbi, 

contemplazione e serenità per i grandi...


Mauro Rosati

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martedì 7 dicembre 2021

«POLITICAMENTE CORRETTO» o «IPOCRITAMENTE CORRETTO»?

 

«POLITICAMENTE CORRETTO»

 o «IPOCRITAMENTE CORRETTO»?

 

 

Con la ricorrenza di San Nicola vescovo, ieri, siamo entrati nel mese pienamente natalizio.

 


Su un noto motore di ricerca da alcuni giorni è comparso un doodle ovviamente a carattere natalizio.

Se si scorre sopra il doodle con il cursore, però, compare un generico e quasi burocratico «Festività stagionali 2021», come se si volesse evitare l'aggettivo «natalizie», neanche fosse una bestemmia.

 

È un dato di fatto che da molti decenni esistono «due Natale»: quello religioso e quello commerciale, una sorta di Natale «laico» che convive con quello spirituale; come d'altra parte accade da tempo anche nella maggior parte delle feste patronali, e non solo, di tanti paesi è città.

Ciò nonostante, rimangono pur sempre festività confessionali che nascono da un fattore religioso imprescindibile, a meno che non si voglia cadere nel «non-senso».

 

Quale «non-senso»?

 

Il «non-senso» di festeggiare il Natale ma senza nominarlo, di festeggiare la Pasqua ma guai a pronunciare l'aggettivo «Santa» e/o il complemento «di Resurrezione».

In sintesi: Buon Natale purché non si usi il «blasfemo» aggettivo «Santo», né si facciano riferimenti a Gesù Bambino; per carità!

In sintesi: Buona Pasqua ma purché non sia «Santa» né si accenni alla Resurrezione di Cristo.

 

Insomma, un po' come celebrare un matrimonio ma senza sposi - religioso o civile che sia -.

E magari anziché «matrimonio» meglio dire «ratifica dell'unione coniugale».

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Sinceramente non capisco la necessità di questo «pudore» - esasperazione del «politicamente corretto» - che sfocia in un paradosso che potremmo definire «ipocritamente corretto».

 

Un po' comodo sfruttare l'atmosfera delle Festività natalizie perché muovono un bel po' di flusso commerciale però - allo stesso tempo - ignorare o censurare il fulcro intorno al quale ruotano queste Festività.

 

Due piedi in due scarpe diverse.

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Ognuno è libero di vivere questo periodo dell'anno come meglio crede e nessuno è obbligato a celebrare il Natale o la Pasqua se lo ritiene opportuno e/o non li sente propri.

 


Tra l'altro, poi, il periodo natalizio si stratifica su festività più antiche ma sempre a carattere religioso.


Vogliamo celebrare i Saturnali? Facciamo pure, ma per coerenza non dobbiamo mettere addobbi natalizi.


Vogliamo celebrare la festa del Sole Invitto? Facciamo pure, ma dovremo ricorrere ad altri ornamenti.

 


Tutte le Culture, dal villaggio più recondito tra gli Oceani alle megalopoli mondiali, tramandano e celebrano tradizioni di tipo religioso legate a periodi particolari e significativi dell'anno: perché dovremmo negarle?

 


Per cui, usiamo tranquillamente l'aggettivo «natalizio»; non è un reato penale.

Per cui, quando ci scambiamo gli Auguri sentiamoci liberi di farlo:

chi dirà «Buon Natale», chi dirà «Auguri per un Santo Natale», ma non dimentichiamo perché pronunciamo la parola «Natale».

Così come liberamente nessuno dovrà sentirsi obbligato a farlo se non lo sente.

 

Penso che quasi nessuno direbbe «Buona Festa di stagione».

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Personalmente preferirei quindi leggere un onesto «Festività natalizie», altrimenti penso sia più coerente togliere del tutto quel doodle.

 

 

Mauro Rosati


P.S.. Se poi esistono altre Festività di stagione che ignoro, sono pronto a imparare, purché mi venga insegnato.

Ma il Natale rimane un dato di fatto oggettivo.




mercoledì 16 dicembre 2020

«Te piace 'o presepe?!»

La Natività, "fulcro" di ogni Presepe
(Foto: Mauro Rosati; 2020)

 


08 dicembre 2020

 

«Te piace 'o presepe?!»

Citazione da una celebre opera teatrale di Eduardo De Filippo.

La frase è un po' il filo conduttore di tutta la commedia, in uno "scontro" generazionale tra Luca Cupiello, cultore della tradizione del Presepe, e il figlio Tommasino (Nennillo), che vuole fare il «ggiovane moderno» che si "ribella" alla tradizione "per partito preso".

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L'arte del Presepe!


Presepe: dal latino "praesepe", sostantivo neutro che vuol dire "recinto (per il bestiame)", quindi anche "stalla", "mangiatoia".



L'arte del Presepe, dicevamo!


Non è solo "arte manuale": costruire le "casette", rifinirle, comporre i paesaggi, cercare i migliori effetti di prospettiva, e tante altre cose.

È anche "arte di pazienza", soprattutto quando si tratta di lavorare sulle rifiniture, sui dettagli, sull'"impianto di illuminazione", e altro.

È "arte del riuso", inventiva: spesso si ricorre a materiali "di avanzo", a materiali "poveri" che ci offrono la Natura e/o gli "scarti" della mensa. 

E infine, a lavoro completo, è soddisfazione.


Artigianato, Pazienza, Soddisfazione, Contemplazione, Meraviglia, oltre – ovviamente - alla Spiritualità, prima di tutto.

Fatte le dovute proporzioni, tutto ciò vale per un semplice presepe "amatoriale" come il mio - in queste foto (vedi Galleria) - così come per i piccoli e i grandi presepi artistici d'autore.


La semplice contemplazione di un presepe è anche già "educazione al bello"!


La magia del contemplare questo piccolo mondo popolato di figuranti, di fontanelle vive, di laghetti, di alberelli è comune a tante Culture.

E ogni Cultura ha un suo modo di immaginare e di figurarsi il suo presepe: spesso proprio riproducendo l'immagine più vicina alla propria realtà storico-paesaggistica, antropologica, e culturale in generale.


Una Cultura infatti, si esprime anche nei Paesaggi che sa creare: tanto in un territorio, quanto in un’opera d’artigianato manuale.


Dalle Americhe all'Europa, dall'Africa al Lontano Oriente: tanti presepi diversi - cambiano i volti e gli abiti dei figuranti, i paesaggi, gli stili delle case, i materiali - ma tutti hanno in comune la stessa cosa: rappresentare la Natività di Gesù, ragione fondamentale e "centro di gravità" di ogni Presepe.

 

 

Mauro Rosati

 



P.s.: come più o meno in tutti dialetti della Lingua napoletana - a cominciare proprio dal dialetto cittadino di Napoli - le vocali finali delle parole vanno pronunciate come una "mezza vocale" - quasi muta - che si sente appena.

Il cosiddetto "schwa" (o "scevà"): «Tə piacə 'o prəsepə?!».

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Galleria di immagini

Vi consiglio di scorrere le foto fino all'ultima! In alcune didascalie ci sono piccole curiosità "nascoste", e anche una scherzosa "autocelebrazione architettonica". 😊



Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Panoramica
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: osservare le cuspidi dei campanili "leggere e slanciate" (anno 2004)!
Modestamente, Calatrava è stato mio allievo! 😁😄

(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: il laghetto davanti al borgo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Scorcio: il borgo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Ju camèle 😄
Curiosità. Il termine dialettale "camèle" (cammello)
- utilizzato spesso in tono scherzoso o dispregiativo -
richiama il latino "camelus", che a sua volta deriva dal greco "kàmelos".
In particolare il cammello a due gobbe è detto "Cammello della Battriana"; 
si distingue dal "Cammello dromedario" (comunemente "dromedario"),
che invece ha una sola gobba.
Sono presenti in aree geografiche differenti.

(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Juniperus - Il ginepro sul pozzo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Juniperus - Il ginepro sul pozzo
(Foto: Mauro Rosati; 2020)


Dalla cascata alle rapide, fino al laghetto
(Foto: Mauro Rosati; 2020)