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martedì 12 agosto 2025

DUE PASSI... FRA DETTAGLI TECNICI E CURIOSITÀ LINGUISTICHE

Fig. 1
(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 
Fig. 2
(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Una città è fatta di monumenti civili e religiosi, di grandi e piccoli palazzi, di case più elaborate e di case più semplici, di alberi e di aiuole, di ampi panorami e di suggestivi scorci, e anche di tanti dettagli: 

tutti elementi necessari, tutti degni di attenzione, perché se ben ordinati formano l'immagine d'insieme, come tante singole tessere che si assemblano e dialogano in un mosaico di senso compiuto.

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🚩 L'Aquila, due passi nel Quarto di Santa Maria: tra dettagli tecnici e curiosità linguistiche.


📍 Camminando tra le sue vie la nostra città ha molte storie e storielle da raccontarci, sia se guardiamo 《con il naso all'insù》, sia con il naso 《all'ingiù》, praticamente davanti ai nostri piedi.

↪ Come ad esempio in questo caso (vedi immagini):
tra le robuste e caratteristiche lastre della pavimentazione aquilana più storica, vediamo un chiusino per il servizio d'innaffiatura (quindi dobbiamo supporre un allaccio funzionale alla rete idrica pubblica)
e, a poca distanza, un altro chiusino con la scritta 《PRESA》.
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🔎 Osservando con attenzione il primo chiusino (Fig. 1) leggiamo 《SERVIZIO DI... INAFFIAMENTO》, con una sola 《N》.

❓ Un errore di 《battitura》?

❗Non è detto.

↪ Non possiamo infatti affermare con certezza che si tratti di un errore poiché, andando ad approfondire l'etimologia, leggiamo che il verbo 《innaffiare》 deriva dal latino volgare《inafflare》, composto da 《in-》=dentro e《-afflāre》=soffiare, infondere, spandere; letteralmente quindi《soffiare dentro》.

È latino volgare dicevamo, quindi un verbo che non riscontriamo nei dizionari del latino classico.


📖 Confrontando alcuni supporti linguistici troviamo la forma《INAFFIARE》 tra le varianti di 《innaffiare》, soprattutto nell'italiano più arcaico.
↪ Quindi non possiamo escludere che l'《INAFFIAMENTO》 che leggiamo sul primo chiusino (Fig. 1) possa essere una forma latineggiante volgare oppure una derivata forma toscaneggiante, come si riscontra in particolare nell'italiano scritto ottocentesco e ancor di più nell'italiano ufficiale post Unità d'Italia
(un po' come la differenza tra l'abruzzese《San Berardino》 e il toscaneggiante 《San Bernardino》;
così come《ciuccio/ciucci》, il somarello, ma anche un cognome, che diventa 《ciuco/ciuchi》).

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Per approfondimenti sul verbo 《innaffiare》 (e sui relativi sostantivi e avverbi) vedi ad esempio:

📍 - TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini)
🌐 http://tlio.ovi.cnr.it/TLIOm/ (versione mobile)
🌐 http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/ (versione desktop)

🌐 http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/index.php?vox=025997.htm  (《innaffiare》)

📍 - Accademia della Crusca;
(《 [...] Il TLIO riporta per "innaffiare" anche diverse varianti come "inafiato", "innafiata", " ‘naffiare " e la scempia "inaffiare", segnalata anche nel GDLI, e presente sia in esempi di autori toscani sia nell’unico esempio non toscano, bensì siciliano, riportato nella voce del TLIO [...] 》)
🌐 https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/si-devono-innaffiare-o-annaffiare-le-piante/2895

📍 - Vocabolario Treccani 🌐
https://www.treccani.it/vocabolario/annaffiare/

📍 - Dizionario etimologico online 🌐 https://www.etimo.it/?term=innaffiare

(URL consultati in data 12/08/2025)


Mauro Rosati
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giovedì 29 dicembre 2022

LA SETTIMANA "GRECA"


 LA SETTIMANA "GRECA"


📌 Nella lingua greca contemporanea si manifesta in modo evidente un dettaglio importante che caratterizza tradizionalmente i Popoli che, in tempi e modi differenti, hanno assimilato la cultura cristiana: ossia, il fatto che il conteggio dei giorni della settimana inizia dalla Domenica.

Il motivo appare palese: la Domenica è il giorno santo di riposo dei Cristiani, la "Pasqua della settimana", e allo stesso tempo inizio del nuovo ciclo settimanale.

Metaforicamente, una morte e resurrezione del Tempo che si rinnova ciclicamente ogni sette giorni.


📌 Poi, per motivi funzionali dovuti ai ritmi lavorativi quotidiani, molti calendari civili oggi in uso fanno iniziare la settimana dal Lunedì, ossia dal primo giorno dopo la festa domenicale.

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📌 Tuttavia, nella lingua greca contemporanea appare particolarmente evidente il riferimento della Domenica come giorno di partenza per il conteggio dei giorni settimanali: ce ne rendiamo conto osservando il nome greco dei giorni che vanno dal Lunedì al Giovedì italiani, i quali esplicitano nel nome l'ordine numerale dal secondo giorno (Lunedì) al quinto giorno (Giovedì).

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👉 Vediamo l'elenco e il raffronto con le denominazioni in lingua italiana.


1️⃣ ΚΥΡΙΑΚΉ (Kyriakí): 

corrisponde alla nostra "Domenica" in lingua italiana, e il significato è lo stesso.

📌 "Domenica" deriva dal latino tardo 《Dominica (dies)》, ossia il giorno consacrato al Signore.

📌 "Kyriakí" è parola formata linguisticamente dalla radice 《κυριε》(kyrie), che vuol dire appunto "Signore". Quindi giorno del Signore.


2️⃣ ΔΕΥΤΈΡΑ (Deftéra):

da "δεύτερος" (deftéros), che vuol dire "secondo". Quindi, seconda giornata (o secondo giorno).

Corrisponde all'italiano "Lunedì" (il giorno della Luna), secondo giorno dalla Domenica.

📌 Da "δεύτερος" deriva - ad esempio - l'italiano "deuterio", ossia l'isòtopo dell'idrogeno con massa atomica doppia rispetto all'atomo di idrogeno primario (pròzio): quindi, il deutèrio è il "secondo idrogeno" in ordine di massa atomica (tecnicamente "idrogeno pesante").


3️⃣ ΤΡΊΤΗ (Tríti):

da "τρίτος" (trítos), che significa "terzo". Quindi, terza giornata (o terzo giorno).

Corrisponde all'italiano "Martedì" (il giorno di Marte), terzo giorno dalla Domenica.

📌 Da "τρίτος" deriva il latino scientifico "Tritium", dal quale proviene l'italiano "trìzio" (o trìtio), ossia l'isòtopo dell'idrogeno con massa atomica tripla rispetto all'atomo di idrogeno primario (pròzio): quindi, il trìzio è il "terzo idrogeno" in ordine di massa atomica.


4️⃣ ΤΕΤΆΡΤΗ (Tetárti):

da "τέταρτος" (tétartos), che si traduce con "quarto". Quindi, quarta giornata (o quarto giorno).

Corrisponde all'italiano "Mercoledì" (il giorno di Mercurio), quarto giorno dalla Domenica.


5️⃣ ΠΈΜΠΤΗ (Pémpti):

da "πέμπτος" (pémptos), che vuol dire "quinto". Per cui, quinta giornata (o quinto giorno).

Corrisponde all'italiano "Giovedì" (il giorno di Giove), quinto giorno dalla Domenica.


6️⃣ ΠΑΡΑΣΚΕΥΉ (Paraskeví):

da "παρασκευή" (paraskeví) che si traduce con "preparazione".

In questo caso, infatti, l'origine va ricercata nella "Parascève" ebraica, ossia il giorno di "preparazione" alla festività settimanale ebraica dello "shabbāt" (il "sabato").

"Paraskeví" è il sesto giorno dalla Domenica, e corrisponde quindi all'italiano "Venerdì" (il giorno di Venere).

📌 Nel calendario liturgico cristiano, la "Parascève" indica specificamente il Venerdì Santo (《feria sexta in parasceve》).


7️⃣ ΣΆΒΒΑΤΟ (Sávvato):

da "σάββατον" (sávvaton) derivato dall'ebraico "shabbāt", che significa "riposo", quindi "giorno del riposo". Nella tradizione ebraica, infatti, il riposo settimanale coincide con il Sabato.

In questo caso l'etimologia è la stessa del "Sabato" in lingua italiana, con l'unica differenza che nell'etimologia italiana abbiamo un ulteriore passaggio attraverso il latino "sabbătum" (quindi: "Shabbāt" > "Sávvaton" > "Sabbătum" > "Sabato").

"Sabato" è il settimo e ultimo giorno della settimana partendo dalla Domenica.


Nota. Nella tradizione greco-ortodossa il mercoledì e il venerdì sono anche i giorni del digiuno prima di determinate festività e, per gli ortodossi-dogmatici, anche i mercoledì e venerdì di ogni settimana.

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Ringrazio Zoi-Dimitra per il confronto e il riscontro linguistico-culturale.


Mauro Rosati



martedì 11 ottobre 2022

MONOLÌCNE - Quando il greco ci viene in aiuto

 

Quando il greco ci viene in aiuto


🟢 MONOLÌCNE / MONOLÌCNI


Ci troviamo davanti a un vocabolo 《specialistico》, apparentemente 《difficile》: in questo caso si tratta di un aggettivo.

Un aggettivo certamente più familiare in determinati campi di studio come, ad esempio, l'Archeologia e la Storia dell'Arte.


➡️ Eppure, come si vedrà anche per 《panòplia》, si tratta di un vocabolo che possiamo trovare e leggere anche in contesti più comuni: 

ad esempio nella guida o nel catalogo di un Museo, oppure sulle didascalie che descrivono vetrine o singoli pezzi nel Museo stesso, in articoli divulgativi, ecc..


📌 MONOLÌCNE. 

Scomponendo questa parola abbiamo un prefisso - 《MONO-》- che, come sappiamo, significa 《unico》.

Il suffisso, invece, è la chiave del significato:

《-LICNE》 , dal sostantivo maschile greco 《λύχνος》(lýknos)= 《lampada》.


➡️ Quindi, letteralmente, 《MONOLÌCNE》= Unica lampada.

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📌 Vediamo meglio il senso.

È un aggettivo che troviamo frequentemente associato alle note lampade/lucerne a olio di epoche egizia, greca, romana antiche (e non solo).

Queste lucerne, potevano avere uno o più beccucci dai quali usciva la fiammella per l'illuminazione, ossia la 《lampada》(o luce, che dir si voglia).


➡️ Per questo, l'aggettivo 《MONOLÌCNE》 è il capofila di una serie di altri aggettivi che indicano lucerne con due, tre o più lampade. 

Quindi: MONOLÌCNE, BILÌCNE, TRILÌCNE, e così via.

Sempre lo stesso suffisso; cambia soltanto il prefisso numerale che indica la quantità di beccucci di una lucerna (lucerna monolìcne, lucerna bilìcne, ecc.)

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➡️ Volendo dilettarci a familiarizzare con questo aggettivo, potremmo anche utilizzarlo nella nostra vita quotidiana, magari come simpatico 《quiz》 per un nostro interlocutore:

potremmo dire che in soggiorno abbiamo un lampadario, o una plafoniera, o una piantàna 《bilìcni》, ossia con due lampade/faretti; 💡💡

oppure, potremmo indicare per strada dei 《lampioni trilìcni》, ossia con tre lanterne. 💡💡💡


📍 Al di là del 《gioco》, può essere uno dei tanti modi per disporre di un vocabolario più ricco che può tornarci utile quando - ad esempio - cerchiamo un sinonimo.


Mauro

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🖼 Nell'immagine all'indirizzo che segue si può vedere un esempio di 《lucerna bilìcne》: http://www.museodellolivo.com/-/media/museo/i-tesori/intro/itesori_intro_reperto4_mb.ashx?h=310&iar=0&w=640

(URL consultato in data 16/09/2022)

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sabato 10 settembre 2022

LE GUALCHIÈRE - TOPONIMI INDUSTRIALI



Il lemma del verbo 《GUALCARE》
nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, in:
https://www.etimo.it/?cmd=id&id=8301&md=846a40ca4b79fdf407f0c878ba50a4cb




Toponimi industriali (...e non solo)


🟢 《LE GUALCHIÈRE》 (anche VALCHIÈRE);

...ma anche GUIDO e GUALTIERO.

La resa italiana del germanico 《W》.


📌 Il toponimo 《gualchièra/valchièra》, molto diffuso in Italia, richiama la presenza di strutture, e magari anche di macchinari (=folloni), per la follatura della lana o di altri materiali (tipo cuoio, o carta); in altri casi, talora, anche per la follatura delle vinacce, nel caso di vasche per la bollitura del mosto.


📌 Il sostantivo 《follone》 deriva dal latino 《fullare》 con significato di lavare, trattare, in riferimento al latino 《fullo》 (=lavandaio), da cui anche la《fullonica》 di età romana antica (una sorta di lavanderia per il lavaggio e il trattamento dei tessuti).


📌 Il sostantivo GUALCHIÈRA (da 《gualcare》) è invece di origine germanica ed ha radice comune con l'odierno《walk/walken》. 

Gualcare vale come torcere, girare, volgere, riferito al lavaggio e alla pigiatura della lana o di altri materiali. 

Da 《gualcare》 , quindi, anche 《gualcire》.


📌 Nella lingua italiana il germanico 《W》 viene spesso reso con 《GU》 nella grafìa e nella pronuncia.


Ne abbiamo esempi anche in alcuni nomi propri di persona:

- il germanico《WALTER》 diventa il "latinizzato" 《GUALTIERO》;

- il "latinizzato"《GUIDO》 ha radice germanica (《Widu/Wido》 ) comune con 《Wood》, ossia 《legno》 ma, per estensione, anche《bosco》.

➡️ Pertanto potremmo considerare il nome proprio 《Guido》 come la versione germanica del latino 《Silvio/Silvia》, ossia bosco, uomo del bosco. 

Nota. Altre ipotesi danno il significato Guido come 《uomo istruito》.

Nel caso di 《Silvio/Silvia》 l'etimologia è - appunto - latina e deriva da 《silva》 (=selva, bosco).

Da cui anche l'aggettivo 《silvano》 e quindi i nomi propri 《Silvano/Silvana》.

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➡️ Nell'immagine in alto, il verbo 《GUALCARE》 nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, in:

https://www.etimo.it/?cmd=id&id=8301&md=846a40ca4b79fdf407f0c878ba50a4cb

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Mauro



martedì 9 novembre 2021

Si scrive CULTURA, si legge AGRI-COLTURA

Fonte immagine: https://www.facebook.com/293715641813/posts/10158592286891814/



Prendo spunto da un post e dall'immagine in alto - pubblicati sulla pagina Facebook 《La campagna appena ieri》- per una breve personale riflessione.

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Si scrive CULTURA, si legge AGRI-COLTURA


L’aratro e la penna...la semina e lo studio...il raccolto e il pensiero...il campo e la mente...il concime e lo studio!

Lo Studio: non solo lavoro di mente ma anche lavoro di mano.

La Campagna: non solo lavoro di mano ma anche lavoro di mente.

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Cultura e Agricoltura, due facce della stessa medaglia – metaforicamente parlando – poiché non c’è quasi nulla che più della Cultura – in tutte le sue forme – si avvicini all’Agri-coltura.

Il tratto in comune ce lo suggerisce già l’etimologia stessa delle parole Cultura e Coltura: entrambe derivano dal latino cultura, a sua volta derivato dal verbo colĕre, ossia coltivare – appunto -.


 

E fin qui niente di nuovo, potremmo dire.


 

Se dall’etimologia, però, passiamo anche al confronto concreto, ci accorgiamo che questi due mondi non hanno in comune solo il significato di «coltivare».

La Cultura è effettivamente un procedimento paragonabile metaforicamente a quello agricolo, sotto molteplici aspetti; qualcosa di vitale e vivace.


 

Quando impariamo a leggere e a scrivere, e iniziamo poi a frequentare la Scuola, gli insegnanti – proprio come un buon contadino - iniziano a dissodare un «terreno fertile» e lo preparano alla semina, che si svolge gradualmente e pazientemente nel corso degli anni scolastici.


All’esterno della Scuola, altri stimoli «piovono» contemporaneamente sul terreno fertile della mente umana, e ne favoriscono la crescita intellettuale.

Il «raccolto» è continuo, e sempre potenzialmente promettente: i frutti di questo raccolto sono proprio le capacità intellettive e di interrelazione culturale, non solo tramite la voce ma anche con la parola scritta e con altri mezzi. Un raccolto che si svolge in maniera «multimediale» (multi-media, ossia «con molti mezzi», letteralmente).


 

Queste «piante» metaforiche che seminiamo e coltiviamo fin dalla tenera età, proprio come tutte le piante necessitano però di attenzioni, di concimazioni regolari, di nuovi dissodamenti e anche di ampliare l’«appezzamento di terra» del nostro pensiero.

Così come il lavoro del contadino non si esaurisce con l’aratura e con la semina, allo stesso modo l’intelletto umano deve continuare la sua coltivazione, anche quando finisce il ciclo della Scuola – ossia della prima parte di questo lungo e continuo lavoro -. Solo così il «terreno» può mantenersi regolarmente fertile e produttivo.

Il «lavoro agricolo» del Pensiero prosegue sempre, anche in età adulta e matura, e deve alimentarsi di costanti «piogge» e «concimazioni» benefiche: in metafora, bisogna sempre continuare a coltivare e a irrobustire le proprie conoscenze con il «concime» della curiosità, della lettura, dello studio, dell’ascolto e di tanti altri stimoli intellettivi, compresi quelli che ci derivano dall’osservazione diretta della Natura, nella sua quotidianità.


 

Insomma, dopo la prima «semina», diventiamo «contadini di noi stessi» e dobbiamo impegnarci costantemente se vogliamo raccogliere buoni frutti, senza sosta, mantenendo sempre morbido e fertile quel terreno che è stato dissodato nella prima infanzia e poi arato e seminato negli anni scolastici.

E, come un buon contadino impara sempre qualcosa dai suoi «colleghi», così anche la nostra Cultura si accresce nel confronto reciproco – diretto o indiretto che sia -: ad esempio, chi sa leggere e scrivere può insegnarlo anche a chi non lo sa fare, ma - allo stesso tempo - anche chi non sa né leggere né scrivere può essere a sua volta maestro di conoscenze che si apprendono sul campo («campo» è un’altra parola che lega il mondo intellettuale al mondo agricolo). In questo modo l’uno arricchirà il proprio bagaglio di esperienza pratica, l’altro imparerà a leggere e a scrivere.


 

E il «campo» coltivato si estenderà costantemente con nuove specie da coltivare (ossia, nuovi interessi).

 

 

Mauro

 

 

P.s.. Chiudendo il cerchio della riflessione: l’Agricoltura stessa è a sua volta Cultura. È cultura materiale, appresa sul grande libro della terra, osservando e sperimentando.