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| L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): facciata del palazzo arcivescovile, a Pie' di Piazza; particolare (fonte immagine: Maps). |
A cura di MAURO ROSATI. Uno spazio dedicato soprattutto alla scoperta (o riscoperta) delle curiosità storiche e artistiche sulla città di L'AQUILA e dintorni! E poi le novità e gli appuntamenti offerti dalla nostra città! E - perchè no? - ogni tanto qualche riflessione sul quotidiano in generale!
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| L'Aquila, Piazza del Duomo (Piazza del Mercato): facciata del palazzo arcivescovile, a Pie' di Piazza; particolare (fonte immagine: Maps). |
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| Immagine n. 2 - L'Aquila, via Rocca di Corno in un dipinto di Teofilo Masulli. |
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| Immagine n. 1 - L'Aquila, via Rocca di Corno in una fotografia d'epoca. (Fonte immagine: Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group). |
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| Immagine n. 3 - L'Aquila, via Rocca di Corno in una ceramica figurata. |
🚩 L'Aquila, tre vedute di Via Rocca di Corno (Quarto di San Giovanni) interpretate da tre differenti espressioni d'arte: la fotografia, la pittura, la ceramica.
📍 Via Rocco di Corno è una di quelle caratteristiche vie 《minori》 aquilane, di quelle che quando le attraversi trovi una diversa espressione della città: dalla città più alto-locata, fatta di splendidi palazzi signorili, alla città più popolare, fatta di altrettanto splendide casette attraverso le quali si ha l'impressione di trovarsi all'interno di un piccolo borgo, così come accade similmente tra le viuzze di Borgo Rivera e tra le Coste e gli sdruccioli che da Capopiazza scendono verso via Fortebraccio.
↪ Sono due anime della città solo apparentemente distanti, diverse, ma in realtà complementari: due anime senza stonature reciproche, che convivono e si amàlgamano armoniosamente in un contesto urbanistico storico sapientemente disegnato dalla perizia dei nostri antenati.
🏰 Siamo nel Quarto di San Giovanni, quello che guarda verso i castelli, le ville e le terre di sud-ovest nel Contado Aquilano. Via Rocca di Corno, nella sua denominazione, richiama quella parte di Contado che gravita intorno al diruto castello di Corno, aggregato al 《Comitatus》 aquilano già nel corso del Quattrocento, secondo quanto riporta Carlo Blasetti.
📍 Come le altre vie storiche dell'Aquila, che hanno saputo adattarsi efficacemente ai dislivelli altimetrici, ai saliscendi lungo il loro percorso, anche Via Rocca di Corno ha una veduta particolarmente suggestiva da offrirci:
da Via XX Settembre fermiamoci subito all'imbocco di Via Rocca di Corno; guardando verso l'alto scorgiamo i due campanili della Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio, in particolare ne vediamo le porzioni più in alto con i rispettivi cupolini.
↪ Prima di addentrarci nella stradina facciamo qualche passo a destra e siamo subito all'ingresso di Via delle Bone Novelle (la storica《Valle di Rojo》di cui ci parla il prof. Colapietra): da qui un'altra veduta ci colpisce e ci affascina; guardiamo verso l'alto e vediamo la suggestiva cupola a tamburo, tipologia alla 《lombarda》, della chiesa di Santa Maria del Suffragio (le 《Anime Sante》), resa ancora più slanciata dalla sua posizione situata in maggiore altura rispetto a Via XX Settembre.
📍 Ora possiamo entrare in Via Rocca di Corno percorrendola in direzione del cuore della città, accompagnati da queste tre immagini allegate.
🖼 1- L'immagine n. 1 ci mostra l'inizio di Via Rocca di Corno in direzione nord, mediante una foto d'epoca (anni '30 del Novecento) che ne ritrae un momento di vita quotidiana attorno alla sua famosa fontanella con il palazzetto d'angolo smussato che possiamo vedere tutt'oggi sulla sinistra entrando da via XX Settembre
(la foto è tratta dal Calendario 2025 《Zampilli di Storia》, a cura dell'associazione "Jemo 'nnanzi", Edizioni One Group).
🖼 2 - L'immagine n. 2 è un dipinto di Teofilo Masulli, il cui linguaggio riesce a rendere con vivace verità le scene di genere popolate da personaggi di estrazioni sociali differenti, ben rese dal diverso abbigliamento nonché dalle differenti posture e atteggiamenti, scene normalmente ambientate in spazi più o meno noti della nostra Città ma sempre vivi grazie alla 《calda》 scelta di colori e alla vivacità dei personaggi che sembrano statuine viventi le quali animano la scena di tanti bei presepi artistici.
Nella scena rappresentata dal Masulli riconosciamo lo stesso palazzetto d'angolo che avevamo già intravisto sulla sinistra della foto nell'immagine n. 1.
Davanti a quel palazzetto possiamo prendere due direzioni:
- a destra proseguiamo lungo Via Rocco di Corno, salendo, fino a giungere a Piazza Rocca di Corno caratterizzata da una forma triangolare che la rende facilmente riconoscibile;
- a sinistra invece possiamo salire lungo una scalinata-cordonata dai bassi gradoni, che assecondano la pendenza, e raggiungiamo Via del Cardinale da dove poi possiamo proseguire in salita fino a Piazza del Cardinale (Amico Agnìfili) continuando quindi a camminare verso Piazza Santa Maria di Rojo, dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rivera, o verso Piazza San Marciano dove ritroviamo la città nobile con Palazzo Rustici.
🖼 3 - L'immagine n. 3 è invece una ceramica figurata fatta realizzare dalla storica compagnia teatrale 《Il Gruppo》 dell'Aquila nel settembre del 2009, in occasione del 30° anniversario dalla fondazione grazie alla passione e all'impegno dei coniugi Rossana Crisi e Franco Villani, che hanno cresciuto artisticamente generazioni di giovani studenti che si avvicinavano al teatro amatoriale dialettale. Proprio lì, in una delle casette di via Rocca di Corno, 《Il Gruppo》 aveva una sede di riferimento fino al sisma del 2009. Oggi, a 47 anni dalla fondazione, la compagnia teatrale prosegue la sua attività meritoria nella coltivazione del dialetto aquilano.
La ceramica figurata che vediamo nella terza immagine inquadra Via Rocco di Corno in visuale perfettamente frontale, con la vista in profondità che parte proprio accanto alla famosa fontanella.
❓Che altro dire?
❗Molto altro, teoricamente!
↪ Fermiamoci però qui e andiamo a percorrere e a contemplare le vedute prospettiche e l'atmosfera di questa stradina aquilana che, insieme a tante altre, impreziosisce la percezione d'insieme della nostra città.
Mauro Rosati
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P.S. Nel dipinto di Teofilo Masulli vediamo un caratteristico bel balcone-ballatoio in legno, uno 《jafu》(o 《glifo》) come in passato se ne trovavano tanti anche nel nostro territorio, con alcuni che sono stati meritevolmente recuperati; nel corso del tempo, forse già dal secolo scorso, il balcone in legno del dipinto è stato purtroppo sostituito da un più comune e anonimo balcone in cemento. Ciò nonostante la suggestione di quell'angolo di città rimane ugualmente viva grazie al suo disegno d'insieme rimasto fedele alla sua conformazione storico-urbanistica.
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| Fig. 1 - L'Aquila, Palazzo de Nardis: 《Sala Rossa》, il trofeo di strumenti musicali al centro della volta. |
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| Fig. 2 - L'Aquila, Palazzo de Nardis: 《Sala Rossa》, veduta della volta. |
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| Fig. 3 - L'Aquila, Palazzo de Nardis: 《Sala Rossa》, particolare del pavimento con raffigurazione di una lira. |
L'Aquila, 25 gennaio 2026
📖 Una bella domenica pomeriggio ascoltando il racconto e le novità sull'archeologia italica del nostro territorio, tra Sabini e Vestini, nella pregevole cornice della 《Sala Rossa》di Palazzo de Nardis in via San Marciano (Quarto di San Giovanni).
📍L'accogliente ambiente è stato a suo tempo concepito come sala da ballo del palazzo, una destinazione 《musicale》 che s'intuisce già entrando. Poiché gli apparati figurativi non sono mai casuali, avendo normalmente una stretta attinenza con la destinazione degli ambienti, entrando nella sala risaltano alcuni significativi dettagli iconografici:
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• 🎶 🎻 un 《trofeo》 di strumenti musicali dipinto al centro della volta della stanza, una specie di 《panòplia musicale》; questo trofeo di strumenti è l'elemento figurativo dominante della sala, caratterizzata da un elegante accostamento di motivi fito-floreali (foglie e fiori), intervallati da piccoli canestri fruttiferi, ed eleganti specchiature ornate da motivi damascati che caratterizzano anche le pareti della sala;
↪
• sul pavimento, altrettanto pregevole, si osservano raffigurate almeno quattro lire 《apollinee》, secondo una diffusa e gradevole rievocazione e reinterpretazione di elementi figurativi di gusto classico, molto in voga tra l'Ottocento e il primo Novecento; le lire sul pavimento sono disposte circolarmente al centro della stanza, in corrispondenza del 《trofeo》 di strumenti musicali.
Tra l'altro la fattura del pavimento della Sala Rossa richiama a prima vista quella del pavimento nella sala maggiore al piano nobile di Palazzo Benedetti-Mancinelli, datato 1856, quando il palazzo era passato già alla proprietà Mancinelli; pavimento che è stato possibile ammirare lo scorso mese di ottobre 2025 in occasione dell'apertura curata dalla Delegazione FAI - L'Aquila.
L'arredamento stesso della Sala Rossa è stato appositamente concepito per occupare minor superficie possibile, considerata la destinazione da ballo.
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Si ringraziano:
- la famiglia de Nardis per l'ospitalità, in particolar modo Carlo Ferdinando de Nardis (《Associazione Dimore Storiche Italiane - Sezione Abruzzo》 e 《Associazione Angelo de Nardis di Prata》);
- la relatrice dott.ssa Alberta Martellone, archeologa (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di L'Aquila e Teramo);
- la Sede Archeoclub L'Aquila per il programma di conferenze sulla Storia della nostra Città-Territorio che si terranno a cadenza mensile nel corso dell'anno
( 🌐 il programma delle conferenze
🌐 una veduta d'insieme della sala
Mauro Rosati
🌱 🖼《OMNIA PULCRA SITIO》
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| Immagine 1 - La Fontana della Rivera, popolarmente nota come la Fontana delle 《99 Cannelle》. Disegno su piastrella realizzato dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010). |
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| Immagine 2 - La 《Fontana Luminosa》, in Piazza Battaglione Alpini L'Aquila. Disegno su piastrella realizzato dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010). |
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| Immagine 3 - La Basilica di Santa Maria Assunta in Collemaggio, ricca di storia e di significati religiosi e civici. Disegno su piastrella realizzato dall'artigiano Gabriele Di Natale (2010). |
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| Fig. 1 - L'Aquila, veduta dell'ala meridionale dell'ex Colonia 《9 maggio》. (2025) |
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| Fig. 2 - L'Aquila, veduta dall'alto dell'ex Colonia 《9 maggio》. (Fonte immagine: Google Maps) |
Se vi chiedessero indicazioni stradali per 《la Colonia》, nei dintorni dell'Aquila, quale località indichereste?
❓Dov'è 《la Colonia》?
❗Risposta.
Siamo a L'Aquila, nella Delegazione di Rojo, più precisamente nella zona dell'odierno Polo d'Ingegneria dell'Università degli Studi dell'Aquila, a ridosso dello storico 《chalet》 di Monte Luco.
Alcuni giorni fa, mentre commentavo l'interessante particolarità dell'edificio-colonia (che vedremo più avanti in questo post), il figlio di una signora rojana novantenne mi ha raccontato che sua madre era solita indicare quella località come 《la Colonia》, soprattutto prima che l'area assumesse la sua odierna identificazione accademica.
❓ Perché 《la Colonia》?
❗ Perché nel 1937, su progetto di Ettore Rossi, in quel luogo sorse il fabbricato della Colonia 《9 maggio》(fig. 1), luogo di villeggiatura estiva per i bambini 《figli del Mare》, che venivano a trascorrere un periodo in montagna. Allo stesso modo, nelle località costiere sorgevano le Colonie marittime per i bambini delle aree interne, non soltanto quelle montuose ma, in generale, quelle lontane dal mare (ad es. Bologna rispetto al litorale della Romagna).
❓Perché 《9 maggio》?
❗Nel calendario del regime fascista il 《9 maggio》 era il giorno della 《proclamazione dell'Impero》(09/05/1936), pochi giorni dopo la fine della Guerra coloniale d'Etiopia (1935-1936).
❓E poi?
❗Come ricordano diversi nostri concittadini, alla fine della Seconda Guerra Mondiale l'edificio della Colonia venne destinato all'ospitalità di molti civili italiani: si trattava degli 《èsuli giuliano-dalmati》 in fuga dal confine nord-orientale d'Italia a seguito dei noti massacri delle foibe perpetrati dalle milizie del maresciallo 《Tito》, nonché di altri sanguinosi accadimenti come la 《strage di Vergarolla》 a Pola (18/08/1946).
❓La seconda metà del Novecento.
❗Molto tempo dopo, con l'avvento della Facoltà di Ingegneria, l'ex Colonia 《9 maggio》 divenne il nucleo originario del polo universitario (già almeno fin dai primi anni '70), poi ampliato con la costruzione degli altri blocchi che vediamo oggi. Tuttavia, per la generazione dei nostri nonni, nati prima della Seconda Guerra Mondiale, rimaneva ovviamente viva l'associazione concettuale con 《la Colonia》, funzione originaria del palazzo.
Un po' come quando oggi si dice 《San Salvatore vecchio》 per indicare l'ex sede dell'Ospedale dell'Aquila in zona San Basilio, nata dopo l'Unità d'Italia intorno all'ex monastero di Sant'Agnese, tutt'oggi esistente, poi ampliata nel corso del Novecento e in uso sino alla fine del XX secolo.
❓L'ex Colonia ha una particolarità: quale?
❗Come fece osservare il prof. Walter Cavalieri in un post social pubblico a tema, l'edificio ex Colonia, oltre ad essere un interessante esempio di architettura razionalista, articolato ed essenziale allo stesso tempo, possiede una particolarità non casuale (fig. 2):
⚓ visto dall'alto il palazzo ha la forma di un'àncora formata dalla parte bassa (l'edificio stesso) e dal 《fuso》 verticale disegnato dal viale alberato antistante che si sviluppa rettilineo in lunghezza.
Particolarità non casuale, ovviamente, poiché la colonia era destinata ai bambini del mare e quindi, simbolicamente, era come portare il mare ai quasi 1000 metri di altitudine di Monte Luco.
❗L'auspicio è che l'edificio dell'ex Colonia venga recuperato come merita, conservando anche il viale alberato centrale che è parte integrante fondamentale del disegno d'insieme.
Ieri colonia montana, poi prima sede della Facoltà d'Ingegneria, oggi complesso storico da rifunzionalizzare a servizio del Polo d'Ingegneria: un valore aggiunto per tutta la cittadella universitaria di Monte Luco, sia architettonicamente sia per la particolare caratteristica planimetrica.
Mauro Rosati
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| L'Aquila, chiesa di San Vito alla Rivera ossìa San Vito di Tornimparte intra moenia: particolare con stemma di Tornimparte in facciata. (Foto: Mauro Rosati, 2025) |
🛡 Tornando sull'arme civica di Tornimparte.
E con questo ricapitoliamo sulla base di quanto riscontrato finora.
🚩 L'Aquila, chiesa di San Vito alla Rivera ossìa San Vito di Tornimparte intra moenia (Quarto di San Giovanni), particolare della facciata:
nell'immagine (vedi foto), seppur di bassa risoluzione, si riconosce un'ulteriore variante dell'arme storica di Tornimparte, antecedente all'aggregazione napoleonica di Rocca Santo Stefano.
Lo stemma sulla chiesa di San Vito intus, situato alla sommità della facciata (al pari dello stemma rojano di Santa Maria di Rojo intus), si presenta sostanzialmente simile all'impostazione riscontrata all'esterno e all'interno della chiesa di San Panfilo a Villagrande:
🛡《interzata in palo》 (divisa in tre parti verticalmente) con una stella di 6 punte per ciascun terzo, e quindi possibilmente riferibile al periodo in cui i castelli di Rocca San Vito e di Castiglione si erano aggregati a Villagrande (《Tornamparte》); in questo caso gli 《smalti》 non sono noti, anche se possiamo ipotizzare la serie di colori nero(?azzurro), rosso e verde, per le parti verticali, e il metallo《oro》 per le stelle, così come da valutazioni dei post precedenti. Unica differenza sostanziale riscontrabile è la disposizione delle stelle: all'esterno di San Panfilo di Villagrande e nell'arme odierna del Comune di Tornimparte, le stelle sono disposte in banda (ossìa diagonalmente da in alto a destra a in basso a sinistra; il contrario per chi guarda), mentre nell'arme civica sulla facciata San Vito alla Rivera le stelle sono disposte in fascia (ossìa in orizzontale), più similmente alla versione riportata dal Blasetti.
Lo scudo sembra assimilabile alla tipologia 《semirotondo》 (con punta arrotondata in basso).
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Finora si possono quindi elencare 5 versioni storiche, di momenti probabilmente differenti, dell'arme civica di Tornimparte:
- 🛡《d'oro al palo di rosso》, versione illustrata dal sig. Domenico Fusari (Pro Loco di Tornimparte) sulla base di riscontro documentario, e ascrivibile ipoteticamente al periodo in cui 《Tornamparte》 corrispondeva soltanto all'unità territoriale di Villagrande e sue ville minori
( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );
- 🛡《di..., al palo di... caricato da una stella (6) di... e addestrata [a sinistra per chi guarda] da una stella (6) di...》 (smalti non noti con certezza), sintesi della versione riportata dal Blasetti
( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );
- 🛡 interzata in palo di nero(?azzurro), di rosso e di verde, rispettivamente con una stella d'oro per ciascuno, disposte in banda, il tutto entro uno scudo gotico, affrescato sulla facciata della chiesa di San Panfilo in Villagrande
( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );
- 🛡 interzata in palo di (?)azzurro, di rosso e di verde, rispettivamente con una stella d'oro per ciascuno, disposte in banda, il tutto entro uno scudo dal profilo 《rinascimentale》 combinato con la tipologia 《a bucranio》 e/o 《a testa di cavallo》, affrescato all'interno della chiesa di San Panfilo in Villagrande, nell'ambito del ciclo di affreschi di Saturnino Gatti (anni 1490-1494)
( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );
- 🛡 infine la versione sopra descritta nella prima parte di questo post, situata in capo alla facciata di San Vito alla Rivera (vedi immagine).
Mauro Rosati
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| Fig. 1 - Villagrande di Tornimparte (L'Aquila), chiesa parrocchiale (già collegiata) di San Panfilo: stemma di Alfonso de Vasurto con tracce di colore. (Foto: Mauro Rosati, 2025) |
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| Fig. 2 - Villagrande di Tornimparte (L'Aquila), chiesa parrocchiale (già collegiata) di San Panfilo: stemma di Alfonso de Vasurto, gemello di quello in fig. 1. (Foto: Mauro Rosati, 2025) |
In occasione di un recente sopralluogo nella chiesa di San Panfilo a Villagrande di Tornimparte (L'Aquila), il sig. Domenico Fusari - che ringrazio - della Pro Loco di Tornimparte, conoscitore della storia e dei luoghi, mi ha segnalato l'arme nobiliare (figg. 1, 2) del feudatario spagnolo Alfonso de Vasurto (de Basurto), uomo d'arme giunto in Italia negli anni '20 del Cinquecento, e la sua sepoltura monumentale a Napoli.
Uno stemma, probabilmente personalizzato con onorificenza, che trae origine dall'arme araldica del casato de Basurto/de Vasurto, di origine spagnola.
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• Blasonature a confronto.
Dalle fonti consultate finora, lo stemma familiare Basurto risulta così blasonato:
1- 🛡《"spaccato: nel primo grembiato controgrembiato d'argento e di nero ad otto stelle disposte in bordura dell'uno nell'altra. Nel secondo di rosso a cinque panelas di nero; 2,2,1. Lo scudo accollato alla Croce di San Giacomo della Spada"》 ( blasonatura di Amilcare Foscarini citata in 《Uno stemma, cinque cuori》, in 《IAGI - Istituto Araldico Genealogico Italiano》;
🌐
https://www.iagiforum.info/viewtopic.php?p=103237
URL consultato in data 28/09/2025 )
O anche:
2 - 🛡《spaccato: nel I grembiato controgrembiato d'argento e di nero ad otto stelle disposte in bordura dell'uno e dell'altro; nel II di rosso a cinque paneles (o cuori) di nero, 2,2,1; lo scudo accollato della Croce di San Giacomo della Spada》
(blasonatura di Luigiantonio Montefusco, citata in 《Chiarimenti su scudo dei Basurto》, in 《IAGI - Istituto Araldico Genealogico Italiano》,
🌐
https://www.iagiforum.info/viewtopic.php?p=186909#p186728
URL consultato in data 28/09/2025 )
Altra blasonatura, sostanzialmente quasi uguale:
3 - 🛡《Troncato: nel primo gheronato di argento e di nero, a otto stelle, disposte in bordura dell'uno nell'altro; nel secondo di rosso, a cinque cuori d'argento, disposti 2, 1, 2.》
(dalla pagina 《Heraldrys Institute of Rome》,
🌐
https://www.heraldrysinstitute.com/cognomi/Basurto/idc/4800/
URL consultato in data 28/09/2025).
📍Ovviamente, come accade spesso in Araldica, le versioni di uno stemma possono variare nello spazio, a seconda delle aree geografiche, e nel tempo, anche sulla base di imparentamenti e diramazioni dei casati.
📍Secondo alcune opinioni lo stemma Basurto sopra blasonato nei tre esempi è la versione italiana dell'arme Basurto (così come descritta da Amilcare Foscarini, Luigiantonio Montefusco, Vittorio Spreti, citati in merito), mentre in Spagna esso sarebbe costituito esclusivamente dai cinque cuori ad eccezione del ramo di Bilbao che presenterebbe anche delle onde
( 🌐
https://culturasalentina.forumattivo.com/t985-stemma-sconosciuto-a-racale
URL consultato in data 28/09/2025 ).
✍ Note araldico-lessicali.
↪《Spaccato》 è sinonimo di 《troncato》 (oggi più in uso) , e indica uno scudo diviso a metà da una partizione orizzontale.
↪《Grembiato》 è sinonimo di 《gheronato》 (oggi più in uso); il 《gheronato》 è un motivo formato da una serie di "spicchi" triangolari disposti a raggiera, con smalti alterni, come fosse un ombrellone visto dall'alto (ad esempio l'ombrello, o gonfalone papale, che nell'araldica ecclesiastica identifica il rango di 《basilica》).
↪ Le sequenze numeriche come 《2, 2, 1》e 《2, 1, 2》 indicano la disposizione delle figure nello scudo, dall'alto verso il basso; ad esempio, nelle blasonature che abbiamo letto sopra, 《2, 2, 1》 vuol dire che i cuori sono disposti in tre livelli orizzontali: 2 in alto, 2 al centro, 1 in basso.
↪《Cuori》, o (secondo alcune versioni) più propriamente 《panelas/paneles》 in spagnolo, e anche 《feuilles de peuplier》 in francese, ossìa 《foglie di pioppo》; questi cuori sarebbero quindi la forma stilizzata di una foglia di pioppo cuoriforme (simile a quella del pioppo cipressino) che compare negli stemmi in due modi:
- senza picciòlo in alto, somigliando più a un cuore,
- oppure con picciòlo in alto che spunta dalla foglia, somigliando un po' a una mela;
altre opinioni in merito comparano invece queste foglie a quelle di una ninfea
(《Uno stemma, cinque cuori》, in《IAGI - Istituto Araldico Genealogico Italiano》;
https://www.iagiforum.info/viewtopic.php?p=103237
URL consultato in data 28/09/2025 ).
↪《Croce di San Giacomo》: è una tipologia di croce richiamante la forma di una spada (in riferimento al martirio di San Giacomo il Maggiore / Santiago o Sant'Iago), costituita da un'estremità cuoriforme in alto e due estremità gigliate ai lati, che insieme costituiscono un'elsa, e una punta in basso che riproduce una spada. Tuttavia, nel corso del tempo questa croce assume anche delle varianti, per cui si può riscontrare come croce tradizionale con tutte e quattro le estremità a forma di giglio (《gigliate》). Tale croce si trova negli stemmi in diverse collocazioni, all'esterno o all'interno dello scudo, e indica appartenenza e/o onorificenze rispetto all'Ordine di San Giacomo della Spada.
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• L'arme nobiliare Vasurto/Basurto in San Panfilo a Tornimparte.
📍Nel caso che interessa la chiesa di San Panfilo, l'arme di Alfonso de Basurto è raffigurata nei pennacchi dell'edicola rinascimentale che incornicia la "Natività con l'Adorazione dei Pastori" e, in alto, il "Compianto su Cristo Morto", affresco attribuito a Francesco da Montereale da Roberto Cannatà.
🛡 Lo stemma è 《partito》 (ossìa diviso a metà verticalmente):
nel 1° di (?)rosso alle cinque foglie di pioppo di..., disposte 2, 1, 2 (ossìa 《in decusse》, o 《Croce di Sant'Andrea》); nel 2° di... alla 《Croce di San Giacomo》 (variante con quattro estremità gigliate) di... .
↪ I puntini di sospensione indicano che gli smalti non sono leggibili con certezza, in tutto o in parte.
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❓Chi era Alfonso de Vasurto (de Basurto)?
❗Alfonso de Vasurto (de Basurto) veniva dalla città di Toro, nella Spagna nord-occidentale, nell'odierna Comunità Autonoma di Castilla y León.
↪ Giunse in Italia tra il 1525 e il 1529 al seguito di Carlo V d'Asburgo, il quale lo decorò con l'onorificenza dell'Ordine equestre di San Giacomo della Spada, da cui (con buona probabilità) deriva la croce gigliata nello stemma in San Panfilo a Villagrande.
↪ Intorno al 1530, a seguito dell'occupazione spagnola e dell'infeudamento del Contado Aquilano, gli vennero assegnati i feudi di Castro Pìzzoli e di Tornimparte (1529). Il 21/03/1539 l'imperatore Carlo V 《concesse prerogativa feudale di questo castello [Tornimparte; n.d.R.]》 e nel novembre dello stesso anno il medesimo imperatore lo autorizzava a vendere (C. Blasetti, 1984).
↪ Secondo la genealogia riportata nel Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea, i discendenti di Alfonso de Basurto mantennero il titolo di 《Signore di Castropizzoli e Torrimparte》 fino al 1881, nonostante il feudo tornimpartese fosse passato nel frattempo ai casati Colonna e poi Barberini nel corso dei secoli.
↪ Come indicato dal sig. Domenico Fusari (Pro Loco di Tornimparte), Alfonso de Basurto è sepolto nella Chiesa-basilica di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli, chiesa della Comunità spagnola. Sempre da indicazione del sig. Fusari, si riscontra che ai piedi del monumento funebre del Basurto/Vasurto è presente la sua arme nobiliare con le medesime figure dello stemma in San Panfilo di Villagrande, ossìa la Croce di San Giacomo (croce gigliata) e le cinque foglie di pioppo cuoriformi, seppur disposte diversamente nella posizione (scudo con croce gigliata in alto e foglie di pioppo 《in decusse》in basso).
↪ Osservando le immagini del monumento funebre di Alfonso de Basurto, si nota al centro del basamento l'epigrafe commemorativa ad egli dedicata dalla moglie Eleonora de Nocera, sposata nel 1538. Leggendo attentamente l'epigrafe si riscontra anche il riferimento ai due feudi aquilani: 《ALFONSO BASURTO E TORO HISPANIAE URBE [...] / DVORVM OPPIDORVM DOMINATV / IN AGRO AMITERNINO [...]》, ossìa Alfonso de Basurto dalla città di Toro di Spagna, signore di due castelli nell'agro amiternino, con riferimento all'appartenenza al versante amiternino di Tornimparte (Quarto di San Giovanni fuori le Mura) e di Castro Pìzzoli (Quarto di San Pietro fuori le Mura).
✍ Nota integrativa.
Nella medesima basilica di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli è sepolto anche Pedro di Toledo, fautore della costruzione della Fortezza aquilana, il cui stemma da coniugato con moglie del casato Osorio (Ossorio) è situato ai lati del portale.
❗Curiosità.
📍Nella chiesa di San Panfilo a Villagrande di Tornimparte è raffigurato anche un San Giacomo in buona parte leggibile, affrescato dal lato della navata sinistra su una faccia del pilastro sinistro del presbiterio, lo stesso pilastro dell'affresco di Santa Lucia.
Mauro Rosati
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Alcuni riferimenti biblio-sitografici
(URL consultati in data 28/09/2025):
📖 C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984; pp. 95-96.
📖 T.R. MANNETTI - N. CHELLI - G. VECCHIOLI, Saturnino Gatti nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte, L'Aquila, Edizioni del Gallo Cedrone 1992.
🌐 Fondazione Federico Zeri - Università di Bologna, https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/81512/Caccavello%20Annibale%2C%20Monumento%20funebre%20di%20Alfonso%20Basurto
🌐 guideDOCARTIS - La documentazione del patrimonio culturale
https://www.guidedocartis.it/?page_id=7086
🌐 FN - Friends of Naples
https://www.friendsofnaples.org/monumenti-san-giacomo-degli-spagnoli/
🌐 Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea
http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letterab/basurto.htm
🌐 Wikipedia - 《Pontificia reale basilica di San Giacomo degli Spagnoli》
https://it.wikipedia.org/wiki/Pontificia_reale_basilica_di_San_Giacomo_degli_Spagnoli
🌐 Treccani, Enciclopedia dell'Arte Medievale (2000) - 《Toro》 (città)
https://www.treccani.it/enciclopedia/toro_(Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale)/
🌐 Nobili Napoletani - 《Ordine di San Giacomo della Spada》
https://www.nobili-napoletani.it/Ordine-San-Giacomo-della-Spada.htm
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| Villagrande di Tornimparte (L'Aquila); chiesa di San Panfilo. Stemma civico su scudo gotico affrescato in facciata; datazione ipotetica: fine Trecento - inizio Quattrocento. (Foto: Mauro Rosati, 2025) |
↪ A prosecuzione e complemento del post precedente (《TORNIMPARTE - STEMMI A CONFRONTO》).
Come riferito dal sig. Domenico Fusari della Pro Loco di Tornimparte, sulla base di riscontro documentario, è attestata un'ulteriore versione dello stemma più antico di Tornimparte:
🛡campo d'oro al palo di rosso centrale.
📍La presenza di un unico palo potrebbe risalire all'epoca in cui Tornimparte coincideva soltanto con il territorio di Villa Grande e ville vicine, quindi almeno fino alla fondazione di Aquila nel XIII secolo.
↪ Questa versione d'oro a un solo palo di rosso sembra richiamare per somiglianza quella dell'arme a un solo palo caricato da una stella [6] 《addestrata》da altra stella [6]; una versione dagli smalti non noti con certezza, pubblicata dal Blasetti (1984) e riportata nel post precedente.
✍ Note.
↪《Addestrata》 sta per 《posta sul lato destro》 per lo scudo (quindi lato sinistro per chi guarda).
↪ La cifra 《 6 》 tra parentesi quadrate indica il numero di punte della stella.
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• L'arme in facciata (Fig. 1).
📍 Alla versione sopra descritta segue poi cronologicamente quella 《interzata in palo》 (ossìa divisa in tre parti uguali verticalmente): nel 1° di nero (apparentemente), nel 2° di rosso, nel 3° di verde, rispettivamente caricati di una stella d'oro ciascuno, con le stelle disposte in banda (diagonalmente da in alto a destra a in basso a sinistra per lo scudo; il contrario per chi guarda).
↪ Questa versione (citata nel post precedente) è attestata dall'arme civica, su scudo gotico, raffigurata sulla facciata della chiesa di San Panfilo a Villagrande di Tornimparte, la quale accompagna un insieme di figure sacre affrescate (Madonna con Bambino e Santi), a prima vista databili tra fine Trecento e primo Quattrocento, un'epoca in cui al nucleo del 《Tornamparte》 più antico si aggiungono le unità territoriali di Castiglione e di Rocca San Vito, con la suddivisione in Terzi del territorio tornimpartese.
↪ Tuttavia, il colore nero del 1° campo di questo stemma civico affrescato all'esterno della chiesa potrebbe essere invece un azzurro intenso, tendente al blu, che nel tempo potrebbe aver assunto una tonalità nera per via di ritocchi/ridipinture influenzati magari da una pàtina naturale che si era formata con l'esposizione all'aria.
• L'arme nell'abside (Fig. 2).
📍Questa ipotesi prende spunto concreto da un altro stemma di Tornimparte, sempre 《interzato in palo》, raffigurato nel notissimo e ammirevole ciclo di affreschi di Saturnino Gatti (1490-1494) nella tribuna all'interno della medesima chiesa di San Panfilo:
🛡 si tratta di un'arme composta da scudo definibile 《rinascimentale》 combinato però con le tipologie 《bucranica (a cranio di bue)》, e/o 《a testa (o muso) di cavallo》, dal quale si sviluppano nastri schioccanti.
↪ In questo stemma dipinto dentro la chiesa, più tardo rispetto a quello 《gotico》 esterno, si osservano alcune tracce di colore azzurro intenso, tendente al blu, visibili nel 1° campo (a destra per lo scudo, a sinistra per chi guarda); a questo ipotizzabile 1° campo azzurro si affiancano gli altri due già noti (il 2° e il 3°), rispettivamente di rosso e di verde.
📍 Ciò premesso e considerato, non si può escludere che l'arme civica di Tornimparte, nella versione 《interzata in palo》, sia d'azzurro, di rosso e di verde,
e non di nero, di rosso e di verde come apparirebbe a prima vista all'esterno della chiesa.
Mauro Rosati
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| Fig. 1 - Una versione dell'arme civica storica di Tornimparte. (Fonte immagine: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984). |
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| Fig. 2 - Arme civica storica di Rocca Santo Stefano (Fonte immagine: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984). |
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| Fig. 3 - Stemma odierno Comune di Tornimparte (L'Aquila) (Fonte immagine: 《Wikipedia》da 《Araldica Civica》). |
1 - Premessa storica
📍 Il territorio del Comune di Tornimparte così come lo vediamo oggi è il frutto dell'aggregazione di almeno quattro unità territoriali, castelli e ville, avvenuta nel corso dei secoli: Tornimparte, Castiglione, Rocca San Vito, Rocca Santo Stefano.
↪ L'originaria Terra di Tornimparte, abitato sparso gravitante intorno alla Villa Grande (anche《Villa Magna》negli atti storici), corrispondeva alla porzione sud-sud-est del Comune odierno.
📍Le sopraelencate quattro Terre/Castelli con ville (villaggi) parteciparono alla fondazione di Aquila (XIII secolo) insediandosi (《inurbandosi》) dentro le Mura cittadine nella zona del Quarto di San Giovanni che da Via Roma e dall'odierna Via XX Settembre digrada verso Porta Rivera.
↪ La pianta di Aquila di Antonio Vandi (1753) riporta in quella zona i locali di Castiglione e di Tornimparte (quest'ultimo a ridosso delle Mura di Porta Rivera, e corrispondente in gran parte all'area dell'ex mattatoio comunale, oggi padiglione del MuNDA - Museo Nazionale D'Abruzzo).
📍Una presenza rimarcata anche dall'onomastica stradale ufficializzata subito dopo l'Unità d'Italia:
- Piazza San Vito (davanti alla chiesa omonima e alla Fontana della Rivera - 99 Cannelle);
- Largo Tornimparte, spazio prospiciente Piazza San Vito, situato dinanzi all'ingresso pedonale del padiglione MuNDA di Borgo Rivera;
- Via Castiglione, strada situata tra via Roma e via XX Settembre, costeggiante una parte del Quartiere Banca d'Italia (il 《Quartiere Italico》, come mi piace chiamarlo in base all'onomastica), e facente angolo con il sito dell'ex sede ANAS di via XX Settembre, demolita successivamente al sisma del 2009.
📍 Di queste quattro Terre, fu San Vito che insediò in città la propria omonima chiesa parrocchiale, aggregandosi al locale di Tornimparte; una chiesa sulla cui facciata monumentale vediamo in alto uno stemma che parrebbe richiamare uno di quelli antichi di Tornimparte (un po' come la facciata di Santa Maria di Rojo intra moenia che presenta in alto l'arme civica della Terra di Rojo ). Anche Castiglione dovrebbe aver insediato in città una sua chiesa, la parrocchiale di Sant'Angelo, che il Vandi (1753) riporta nella sua pianta urbana come 《diruta》; d'altro canto lo stesso castello di Castiglione decadde in tempi successivi alla fondazione di Aquila, e sarebbe stato distrutto all'inizio dell'occupazione spagnola (1533) secondo quanto afferma Carlo Franchi (nel Settecento) citato dal Blasetti (1984).
📍 Intanto, sempre dopo la fondazione di Aquila, la Terra di Rocca San Vito si aggrega a Tornimparte, come risulta già in un catasto del 1395 al quale fa riferimento (2021) la pagina di 《Toponomastica dell'Appennino Abruzzese》, a cura di Antonio Sciarretta.
↪ E così San Vito va a costituire uno dei Terzi nei quali sono raggruppate le molte ville del territorio di Tornimparte:
- Terzo di Villa Grande (attestato ad esempio in atti notarili di fine Quattrocento), il più antico nucleo di 《Tornamparte》;
- Terzo di Colle San Vito, storicamente Rocca San Vito;
- Terzo di San Nicola, storicamente riferibile a Castiglione;
(i terzi sono nell'ordine così come elencati nella sopracitata pagina sulla toponomastica locale).
📍Infine, nel 1807, a seguito delle riforme amministrative napoleoniche, anche Rocca Santo Stefano viene accorpata a Tornimparte (più precisamente al《Governo di Tornimparte》, poi 《Comune di Tornimparte》 dal 1811).
❗Curiosità.
In quegli stessi anni anche Lucoli venne aggregato al Comune di Tornimparte (1811). Pochi anni dopo, nel 1816, Lucoli riacquisì la sua autonomia amministrativa.
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2 - Araldica
Gli stemmi.
📍 A seguito di questo accorpamento amministrativo fra i due castelli, il Comune di Tornimparte acquisisce lo stemma ufficiale odierno, il quale unisce una delle versioni dell'antica arme civica di Tornimparte all'arme civica di Rocca Santo Stefano, con alcune variazioni rispetto agli stemmi più antichi.
Vediamo quali!
• Blasonatura di una versione dell'arme storica di Tornimparte (Fig. 1):
🛡 《Di... , al palo di... caricato da una stella [6] di... , addestrata da altra stella [6] di... 》.
(📖 Fonte blasonatura: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984; pp. 95-96).
📍In sostanza si tratta di uno scudo contenente un 《palo》 centrale (pezza onorevole occupante ⅓ o 2/7 del campo) con relativa stella a 6 punte, 《addestrata》 (ossìa affiancata sulla destra) da un'altra stella a 6 punte esterna al palo.
✍ Note.
↪ La destra di uno scudo corrisponde alla sinistra di chi guarda, la sinistra dello scudo corrisponde invece alla destra di chi guarda.
↪ I puntini di sospensione indicano che non sono noti con certezza gli 《smalti》 araldici (metalli, colori, pellicce).
📍 Tuttavia una versione storica a colori dello stemma di Tornimparte è osservabile in alcuni dipinti (datati almeno al XIV secolo da alcune fonti, se non anche XV secolo) sotto il portico della chiesa di San Panfilo a Villagrande: in questo caso l'arme, su scudo 《gotico》, è 《interzata in palo》, ossìa divisa verticalmente in tre parti uguali, rispettivamente nel 1° di nero, nel 2° di rosso e nel 3° di verde, ciascuna parte caricata di una stella d'oro, con le tre stelle disposte diagonalmente 《in banda》. La medesima versione la troviamo nella metà destra (sinistra per chi guarda) dell'odierno stemma del Comune di Tornimparte, che viene illustrato più avanti in questo stesso post.
• Blasonatura dell'arme storica di Rocca Santo Stefano (Fig. 2):
🛡《Di... , alla torre merlata alla ghibellina [3], murata, di due piani di... , aperta del campo, accostata dalle lettere alfabetiche maiuscole R.S. e in punta dalla lettera S. (Rocca S. Stef.); nel capo una stella [6] di... 》.
(📖 Fonte blasonatura: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984; pp. 92-93).
✍ Note.
↪ I merli alla ghibellina (in questo caso 3) sono riconoscibili dalla forma a coda di rondine.
↪ Una torre si definisce 《murata》 quando riporta il disegno dei blocchi che ne costituiscono la muratura.
↪ L'espressione 《aperta del campo》 indica una torre con la raffigurazione della porta aperta a pianterreno che mostra lo stesso 《smalto》 del campo di fondo.
↪ I piani di una torre vengono blasonati anche come 《palchi》.
↪ I puntini di sospensione indicano che non sono noti con certezza gli 《smalti》 araldici (metalli, colori, pellicce).
• Arme di Castiglione.
❓ Al momento non mi risulta nota l'arme di Castiglione.
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• Tornimparte - Stemma civico odierno (Fig. 3).
📍 Vediamo ora l'arme odierna del Comune di Tornimparte comparata con quelle più antiche sopra descritte.
↪ Lo stemma odierno di Tornimparte, come già anticipato, unisce quelli di Tornimparte antichi e quello storico di Rocca Santo Stefano.
🛡 Lo scudo è 《partito》, ossìa diviso a metà in verticale:
- il 1° campo (destra; sinistra per chi guarda), è 《interzato in palo》 rispettivamente di nero, di rosso e di verde (con eccezione quindi rispetto alla regola araldica del 《metallo non tocca metallo, colore non tocca colore》, in questo caso si applica una sottile striscia nera, una cucitura, a separare i colori o i metalli accostati che quindi risultano appunto 《cuciti》), ciascuna delle tre parti è poi caricata di una stella d'oro a 6 punte, per un totale di tre stelle poste 《in banda》 (ossìa in diagonale dall'alto a destra a in basso a sinistra dello scudo; il contrario per chi guarda);
↪ questa parte di stemma richiama parzialmente l'impostazione dell'arme storica di Tornimparte così come descritta dal Blasetti (vedi sopra),
ma allo stesso tempo riproduce invece fedelmente, anche negli 《smalti》, la versione raffigurata negli affreschi tre-quattrocenteschi sotto al portico esterno della chiesa di San Panfilo a Villagrande (vedi sopra in questo post);
- il 2° campo (sinistra; destra per chi guarda) è invece d'azzurro alla torre merlata alla guelfa (ossìa con merli di forma rettangolare) con 5 merli per palco, murata, di due palchi (piani) d'argento, chiusa di nero;
questa seconda parte dell'arme comunale richiama quella storica di Rocca Santo Stefano ma non riporta le lettere R.S. ai lati ed S. in punta, e neanche la stella sul capo.
↪ Lo scudo, nel suo insieme, presenta ornamenti esteriori da Comune, definiti dalla tipologia di corona in capo, e dai due rami in punta rispettivamente di alloro e di quercia posti in 《decusse》 (a 《croce di Sant'Andrea》) e legati da un nastro tricolore italiano.
Mauro Rosati
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