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mercoledì 1 febbraio 2023

PURIFICAZIONE E PRESENTAZIONE: LA CANDELORA, FESTA DI METÀ INVERNO


《PURIFICAZIONE E PRESENTAZIONE: 
LA CANDELORA, 
FESTA DI METÀ INVERNO》


✒《[...] Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,

come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;

e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. [...]》

📖 (Vangelo di Luca 2,22-24)
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📌 Con la presentazione di Gesù al Tempio (Presentazione del Signore), a quaranta giorni dal Natale, si conclude il Tempo del Natale.
Questa ricorrenza, comunemente nota come 《Candelora》, si celebra il 02 febbraio, ossia a quaranta giorni dal Natale (il giorno di Natale va incluso nel conteggio).

📌 Quaranta giorni (oggi convenzionalmente sei settimane) è anche il tempo del puerpèrio alla fine del quale, secondo la Legge ebraica, la donna si recava al tempio per la 《purificazione》 dal parto, offrendo un sacrificio animale (il Vangelo parla di tortore e colombi). 
Nel caso della Vergine Maria ovviamente, in quanto Madre di Dio, non vi era necessità di purificazione che, tuttavia, ella osserva ritualmente al pari di ogni altra donna compiendo il sacrificio prescritto.
Allo stesso modo anche Gesù, teoricamente, non sarebbe stato tenuto al rito della Presentazione.
Tuttavia, sia Maria, Madre di Dio, sia Gesù, Dio divenuto Uomo, osservano i rispettivi rituali previsti dalla Legge di Mosè, in coerenza con il senso e la missione dell'Incarnazione di Dio, venuto al Mondo tramite Gesù e per questo fattosi uomo tra gli uomini.

📌 La festa della Candelora, quindi, ricorda contemporaneamente la Purificazione di Maria e la Presentazione di Gesù al Tempio (Presentazione del Signore), nel corso delle quali avviene anche l'incontro con l'anziano Simeone che aveva atteso il Messìa per tutta la sua vita, e con l'anziana profetessa Anna, ottantaquattrenne e vedova fin da giovane età, che da tempo aveva consacrato la sua vita al digiuno e alla preghiera non allontanandosi mai dal tempio.
Simeone ed Anna sono menzionati nel Vangelo di Luca sempre nella narrazione della Presentazione (Luca 2,25-39).

📌 Per tali motivi questa importante festa, che segna un giro di boa della stagione invernale, è stata a lungo indicata come 《Purificazione di Maria》, titolo con cui compare nei Calendari liturgici, nei documenti e nelle cronache storiche fino alla riforma dello stesso Calendario liturgico nel 1960, quando per la ricorrenza venne ripristinato il titolo di 《Presentazione del Signore》.

Nota. Ad esempio, nelle drammatiche cronache del terremoto di Aquila del 1703, avvenuto proprio il 2 febbraio di quell'anno, i cronisti dell'epoca fanno spesso riferimento alla ricorrenza della Purificazione, ossia alla Candelora.

📌 Tornando al legame con il Natale, inizio della rinascita annuale dopo il Solstizio d'Inverno, la festa della Candelora si pone come conclusione del Tempo di Natale e della prima parte d'Inverno, e inizio della seconda metà stagionale che conduce verso il risveglio primaverile, il quale, liturgicamente, si celebra nella Festa della Pasqua, la 《festa del passaggio》 sotto vari aspetti (naturali e simbolico-liturgici). 
Si tratta della 《Pasqua grande》, che cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di Primavera, inizio del nuovo anno secondo molti antichi calendari lunari, che fa seguito alla Pasqua Epifanìa del 06 gennaio.

Nota. La Candelora e il Natale.
Come raccontato da milanesi o da persone vissute in area milanese, nel giorno della Candelora a Milano era d'uso consumare una fetta di panettone che veniva messa da parte durante il cuore delle Festività natalizie.
È molto probabile che anche in molte altre località d'Italia e d'Europa, piccole o grandi, vi fosse qualche rituale che legava questa ricorrenza alla conclusione del tempo natalizio.


Mauro
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P.S. La Candelora e Febbraio, un paio di detti.
Come abbiamo visto sopra, con la Candelora e l'inizio di Febbraio siamo alla metà dell'Inverno, e nella cultura popolare questa fase dell'anno era tempo di 《previsioni meteo》 a lungo termine e di attesa per il risveglio della terra.

👉 《Cannelora / 
se pioviccica o gragnola / 
dell'inverno semo fora /
se fa sole o solicéllo / 
dell'inverno semo 'n mézzo》
(《Candelora,
se pioviggina o gragnuola [grandine]
dall'inverno siamo fuori,
se fa sole o solicello [variabile]
dell'inverno siam nel mezzo》,
🌍 Appennino centrale reatino-aquilano)

👉 《Favrér, la tèra in caldér》(《Febbraio, la terra in calore》,
🌍 Romagna; fonte: Almanacco di Frate Indovino 2023 - Febbraio)
Siamo nel mese in cui la terra appare ancora dormiente ma in realtà inizia già il suo primo risveglio, seppur in maniera graduale e discreta, e in tempi differenti a seconda delle zone climatiche.
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Suggerimenti sitografici di spunto (URL consultati in data 01/02/2023):


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mercoledì 19 gennaio 2022

L'EPIFANÌA, SANT'ANTONIO E... «JU CAIONE»


L'EPIFANÌA, SANT'ANTONIO E... «JU CAIONE»


 

 L'Epifania e Sant'Antonio: un proverbio contadino che accomuna le due feste.


 

«PASQUA BIFANÌA, TUTTE LE FESTI LE PORTA VIA,

PO' VE' SANT'ANTONIU, E NE REPORTA 'NU CAIONE»

 

(Pasqua Epifanìa, tutte le feste porta via; poi arriva Sant'Antonio e ne riporta un «caione» [una sorta di cestone])




L'Epifanìa, secondo tradizione, è la prima Pasqua, la Pasqua piccola (o Pasquetta, o Pasqua «de jennaru»), che anticipa la Pasqua grande di Primavera.


Non a caso, durante la Santa Messa dell'Epifania, il sacerdote proclama l'annuncio del giorno di Pasqua e di tutte le ricorrenze liturgiche ad essa legate.


In Campania, ad esempio, è d'uso consumare la prima pastiera dell'anno proprio nel giorno dell'Epifanìa: la pastiera è un caratteristico dolce tipico della Pasqua nella tradizione napoletana.


Sempre nel giorno dell'Epifanìa, almeno fino a circa mezzo secolo fa, si usava girare per le case - soprattutto i ragazzini - cantando le popolari «Pasquarelle» e chiedendo qualcosa da mangiare (in particolare la salsiccia dal maiale appena macellato, e/o eventuali altri prodotti alimentari di stagione che si potevano trovare presso le case di una volta).


 

Il «CAIONE» (non traducibile con esattezza in italiano) era invece un grande cesto realizzato generalmente intrecciando giovani rami di vimini (dai sàlici) o di avellano (dal nocciòlo).


A differenza dei cesti normali però, era aperto sui lati: si trovava nelle stalle dove venivano ricondotte al chiuso le pecore, si posizionava un po' in alto e si riempiva di foraggio.

Mentre la tradizionale mangiatoia con greppia, per altri animali, si trovava in basso, il «caione» era una sorta di distributore di porzioni: quando la pecora ne aveva bisogno, si alzava verso di esso e ne tirava giù una manciata di foraggio.

Si trattava di un cesto particolare molto capiente.


Da qui il significato del proverbio: l'Epifanìa porta via le festività ma poi Sant'Antonio abate (17 gennaio) ne riporta altre in grande quantità (Carnevale, Candelora, San Biagio e così via fino alla Pasqua).


Nota. Per il Carnevale fa eccezione L’Aquila, dove i festeggiamenti iniziano non prima del 2 febbraio (compreso) anziché il 17 gennaio (o altre date), a memoria del grave terremoto del 1703, verificatosi nel giorno della Candelora e nel pieno del periodo carnascialesco. Per tale motivo, quello aquilano viene considerato il Carnevale più corto del mondo, soprattutto quando la Pasqua cade molto «bassa» (ossia più vicina al giorno dell'Equinozio di Primavera, il quale - al limite - può verificarsi anche il 20 marzo; in ogni caso però, per il calcolo della Pasqua viene adottato convenzionalmente sempre il 21 marzo come giorno dell'Equinozio). Quindi quando la Pasqua cade il 22 marzo di un anno non bisestile, le Ceneri cadono il 4 febbraio, e in quel caso il Carnevale aquilano si festeggia solo il 3 febbraio.

 


Il «caione», molto capiente, metaforicamente indica appunto una gran quantità.

(Area dialettale: Alto Cicolano, Appennino centrale reatino-aquilano)

 


 

Mauro




giovedì 5 agosto 2021

Sant'Emidio vescovo (Santu Middiu)

 

Sant'Emidio nell'Annunciazione del veneziano Carlo Crivelli.
Il Santo vescovo è visibile a sinistra, accanto all'arcangelo Gabriele.

( Fonte immagine: http://www.santiebeati.it/immagini/?mode=view&album=65250&pic=65250B.JPG )
 


Articolo inviato alle redazioni locali in data 03/08/2021 e pubblicato sulla stampa locale.


Sant'Emidio (Santu Middiu), o Sant'Emigdio (Emygdius), originario di Trèviri (Trier, odierna Germania - Land di Renania-Palatinato), è considerato il primo Vescovo di Ascoli Piceno, città in cui gode di particolare venerazione ancor di più dopo che il capoluogo piceno uscì sostanzialmente indenne dalla forte sequenza sismica che sconvolse Umbria, Marche e Abruzzi tra il 1702 e il 1703. 

Sant'Emidio è contitolare della Cattedrale di Ascoli Piceno, intitolata a Maria "Madre di Dio" .


Patrono di Ascoli e della sua Diocesi, compatrono di Napoli, patrono di Città di Castello e di tante altre località, in un Paese, come l'Italia, che è in gran parte sismico.
Soltanto negli Abruzzi, il culto di Sant'Emidio è attestato in almeno 161 tra città e borghi ( Fonte: «Sant'Emidio nel mondo» 
).


Proprio dopo il grave terremoto del 02/02/1703, il culto di Sant'Emidio si diffuse anche ad Aquila e nel suo Contado provenendo dalla vicina Ascoli Piceno.
Una tradizione popolare riportata da Quirino Bernardi nel suo studio sulla toponomastica storica aquilana (1961), narra che tutti gli Ascolani che si trovavano ad Aquila durante il terremoto del 1703 rimasero illesi, e per tale motivo furono essi stessi tra i promotori del culto come ex voto. Gli Aquilani stessi si recarono in pellegrinaggio ad Ascoli Piceno presso la tomba del Santo. 
Il culto di Sant'Emidio divenne molto popolare nella nostra città e nel nostro territorio, tanto che la città di Aquila gli dedicò un altare civico all'interno della Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio (oggi Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio): l'altare fu realizzato in un posto di particolare importanza, ossia sul lato (testata) nord del transetto del Duomo, dove l'altare si trova tutt'oggi; lato del transetto rimasto in piedi anche dopo il crollo avvenuto a seguito del sisma del 2009, 

Almeno fino alla prima metà del Novecento, la ricorrenza di Sant'Emidio veniva celebrata ad Aquila con una processione, come attestato anche da fotografie d'epoca.
Il culto di Sant'Emidio si diffuse anche nel Contado aquilano: raffigurazioni del Santo si trovano, ad esempio, nelle chiese parrocchiali di Onna e di Coppito, entrambe intitolate a San Pietro Apostolo.


Sant'Emidio è presente anche nell'onomastica stradale aquilana.
A L'Aquila - infatti - è intitolata a Sant'Emidio una piazza nel cuore del quartiere di Santanza (Sant'Anza), appena fuori le Mura, a poca distanza dalla Rotonda e dall'adiacente Largo Salvo D'Acquisto. Il quartiere fa parte della storica località di Sant'Anza, la quale comprende un territorio che raggiunge a nord i confini con Collebrincioni e che fu tra i castelli fondatori di Aquila, e la cui parrocchia intra moenia (dentro le Mura) divenne la chiesa di San Nicola d'Anza, oggi in abbandono e bisognosa di recupero e di rifunzionalizzazione.


Mauro Rosati

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Una biografia del Santo: 

http://www.santiebeati.it/Detailed/65250.html


Stampa locale, collegamenti alle pubblicazioni:

https://www.ilcapoluogo.it/2021/08/05/santemidio-il-santo-vescovo-protettore-contro-i-terremoti/amp/