martedì 25 novembre 2025

《LA NONNA DI UN PAPA》 - Le pietre raccontano

 

L'Aquila, basilica di San Bernardino da Siena:
mausoleo di Beatrice Camponeschi 
e Maria Pereyra-Noronia Camponeschi.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Articolo inviato alle redazioni locali in data 23/11/2025.

Si ringraziano per la pubblicazione le redazioni di 《ReteAbruzzo》, 《L'Aquila Blog》e 《Il Centro》:

🌐 https://www.reteabruzzo.com/2025/11/23/giovan-pietro-carafa-paolo-iv-un-altro-papa-aquilano/

🌐 https://www.laquilablog.it/la-nonna-di-un-papa-le-pietre-raccontano/

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Quando pensiamo a un Papa e alla nostra Città dell'Aquila, il primo pensiero va ovviamente a Celestino V. 

Entrando però tra le righe della Storia, ci imbattiamo in un altro Papa 《aquilano》.

Più o meno tutti noi Aquilani, di origine e di adozione, conosciamo il famoso monumento funebre di Beatrice Camponeschi e Maria Pereyra-Noronia, maritata Camponeschi, nella Basilica di San Bernardino, sul lato sinistro dell'altar maggiore, opera di Silvestro dell'Aquila realizzata tra il 1488 e gli anni immediatamente successivi: 

《...un de' più belli Mausolei che sieno in Italia..》, scrive Claudio Crispomonti nel 1630.


Questa volta, però, non ci soffermiamo sul monumento in sé, del quale molto e autorevolmente si è scritto, ma ci concentriamo sull'aspetto umano e storico dei personaggi: 

i monumenti, le epigrafi, e simili, non sono fredde pietre puramente 《ornamentali》, come spesso si afferma, bensì sono opere vive che ci parlano anche a distanza di secoli, portando con loro le storie di chi rappresentano, di chi le ha realizzate e di tante persone comuni come noi che le hanno vissute prima della nostra epoca.


A Beatrice Camponeschi dolce infante, che visse 15 mesi...》:

così esordisce l'epitaffio (iscrizione sepolcrale) del mausoleo (vedi fine articolo).

Il mausoleo Pereyra-Camponeschi in San Bernardino ci narra innanzitutto un dramma familiare: la morte, all'età di 15 mesi, della piccolissima Beatrice, figlia di Maria Pereyra-Noronia, nobildonna iberica di stirpe regale, e di Pietro Lalle Camponeschi, Conte di Montorio, discendente di una signorìa di fatto che fu protagonista nella storia aquilana del Trecento e del Quattrocento.

La mortalità infantile, piaga molto diffusa ancora nella prima metà del Novecento, segnava tante famiglie, senza distinzione di classi sociali: Beatrice Camponeschi, la bimba che vediamo raffigurata nel mausoleo, è un po' la 《voce》 e il simbolo di tanti bambini che morivano prematuramente per varie cause, e di quei bambini che tutt'oggi ancora muoiono in troppe zone del nostro mondo 《evoluto》.


Insieme alla bambina Beatrice, nello stesso monumento vediamo raffigurata anche una donna: si tratta proprio di Maria Pereyra-Noronia, che commissionando il mausoleo per sua figlia, lo scelse come luogo anche per la sua sepoltura.

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La piccola Beatrice aveva delle sorelle, tra le quali Vittoria.

Come accadeva spesso nelle famiglie nobili, normalmente i discendenti convolavano a nozze con eredi di altre famiglie blasonate.

Vittoria Camponeschi era andata in sposa, in seconde nozze, a Giovanni Antonio dei conti Carafa della Stadera, un ramo della nobile casata napoletana Carafa, a sua volta derivata dal più antico casato Caràcciolo.

Da questo matrimonio nacque Giovan Pietro Carafa (1476-1559), il quale ascese ai più alti gradi ecclesiastici fino ad essere eletto Papa nel 1555, con il nome di Paolo IV.


E così possiamo affermare, senza retorica, che papa Paolo IV (regnante 1555-1559), fu anche un 《papa aquilano》, tenendo conto della discendenza da parte di sua madre Vittoria Camponeschi Pereyra.


Per questo, quando nella basilica aquilana di San Bernardino osserviamo, meditando, il mausoleo di Beatrice e Maria Pereyra-Noronia Camponeschi, ci troviamo davanti al racconto vivo, umano, di una bimba e di una donna, di una figlia e di sua madre, che sono state anche rispettivamente la zia e la nonna di un Papa.

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A complemento si riporta il testo integrale dell'epitaffio citato più sopra; per lo scioglimento di alcune abbreviature è stata fondamentale una lettura comparata tra l'epitaffio sul monumento e la trascrizione riportata dal Crispomonti:

《 BEATRICI CAMPONISCAE INFANTI DVLCIS •

QVAE VIXIT MENS(ES) XV •

MARIA PEREYRA NORONIAQ(VAE) MATER • 

E CLARISSIMA HISPANORVM REGVM STIRPE •

TA(M) M(ATERN)O Q(VAM) PATERNO G(E)N(E)RE ORTA •

PE(TRI) LALLI CAMPONISCI MONT(ORII) COMITIS CONIVNX •

FILIAE SVAE VNICAE BENEMERE(N)TI •

ET SIBI VIVENS PO(SVIT)  》.



Mauro Rosati

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domenica 9 novembre 2025

12/05/1917 - 《TEMPI DI GUERRA》




12/05/1917 - 《Tempi di guerra》.

Manifesto a firma del sindaco dell'Aquila, Vincenzo Speranza, con prescrizioni rispetto alla gestione di allarmi aerei.

Ringrazio la dott.ssa Luisana Ferretti che ha portato a mia conoscenza questa interessante testimonianza di un momento storico ben preciso. 

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• Il contesto storico.

È il maggio del 1917, un anno chiave per la Prima Guerra Mondiale, e più specificamente per il fronte italo-austriaco. La guerra, in corso da quasi due anni, è divenuta un conflitto di posizione, logorante, e alcuni mesi dopo sarebbe giunta la disfatta di Caporetto (sul fiume Isonzo), con il cedimento delle linee italiane e il conseguente dilagare delle truppe austriache verso la pianura veneta. Un momento chiave che determinò la rimozione del generale Luigi Cadorna sostituito dal generale Armando Diaz, il quale avrebbe poi riordinato le forze italiane frenando innanzitutto l'avanzata austriaca sulla linea del fiume Piave.

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• Gli aerei da guerra.

Il fronte terrestre della guerra correva nel Triveneto, dal Trentino (Venezia Tridentina) alla Venezia Giulia, quindi a centinaia di chilometri verso nord rispetto all'Italia Centrale.

❓ Allora ci si potrebbe chiedere: perché predisporre prescrizioni e precauzioni per la difesa aerea?

❗Perché proprio con la Prima Guerra Mondiale le aviazioni, con i loro aerei da combattimento, si affermarono e divennero protagoniste del conflitto accanto alle truppe terrestri e alle marine militari: basti pensare a Francesco Baracca, per l'Italia, e al 《Barone Rosso》, per la Germania, passati alla storia nell'ambito dei combattimenti aerei della 《Grande Guerra》 e caduti entrambi in battaglia nel 1918, su fronti diversi. Proprio a seguito del ruolo rilevante dell'aviazione nel conflitto del 1915-1918, pochi anni dopo sarebbe nata l'Aeronautica Militare Italiana (1923).


La Prima Guerra Mondiale viene spesso definita come l'ultima delle guerre 《antiche》 e la prima delle guerre 《moderne》, con la comparsa di nuovi mezzi di combattimento e una svolta decisiva, in peggio, verso capacità distruttive maggiori.


❗Inoltre, il fronte terrestre italo-austriaco diveniva contestualmente marittimo proseguendo nel Mare Adriatico, e quindi non molto lontano dalle nostre zone appenniniche.

Già il 24/05/1915, alla notizia dell'entrata in guerra dell'Italia, la Marina militare austriaca aveva sferrato un attacco su larga scala lungo l'intera costa adriatica italiana, anche con il supporto di aerei da ricognizione, colpendo porti e centri abitati, come ad esempio Ancona.


Si comprende quindi che gli aerei iniziavano a destare seria preoccupazione anche lontano dai fronti principali.

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• Il manifesto.

Nel manifesto in foto (vedi sopra) leggiamo una serie di indicazioni di base rispetto all'eventualità di un allarme aereo e anche prescrizioni come quella di evitare di suonare le sirene ordinarie e altri allarmi acustici negli stabilimenti industriali e nelle scuole, onde evitare confusione con le sirene d'allarme aereo.

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• I luoghi - Una fotografia della nostra città in quel periodo storico.

Nel manifesto leggiamo che le sirene sono collocate in tre luoghi specifici.


1- Il Palazzo Comunale.

Nel 1917 la sede municipale era situata in Corso Vittorio Emanuele, nel complesso dell'ex monastero di Santa Maria delle Raccomandate

❓ E Palazzo Margherita?

❗Già dalla prima metà dell'Ottocento e fino al 1970, Palazzo Margherita fu sede del Palazzo di Giustizia, come possiamo osservare anche in diverse immagini d'epoca che lo ritraggono menzionato come Palazzo del Tribunale (o dei Tribunali), denominazione con la quale veniva talora indicata anche l'adiacente Via delle Aquile (Via del Tribunale, o dei Tribunali).

↪ Soltanto intorno al 1970, con la realizzazione del Palazzo di Giustizia in Via XX Settembre-Villa Gioia, Palazzo Margherita tornò nella disponibilità del Comune dell'Aquila mentre Palazzo Ardinghelli, sede della Pretura, cadeva in abbandono.


2- La Caserma dell'Artiglieria.

Nel manifesto non è specificato ma possiamo ipotizzare che con tale nome s'intendesse la Caserma "Vincenzo De Rosa", sede del 18° Reggimento di Artiglieria. La caserma De Rosa, oggi non più esistente, era una cittadella militare che sorgeva in località Villa Gioia, dove oggi si trovano i complessi del Palazzo di Giustizia e dell'Agenzia delle Entrate.

↪ Fino al terremoto del 2009 c'erano almeno tre testimonianze materiali dell'ex caserma De Rosa, di cui due sono scomparse:

- la bella palazzina, sede del comandante, abbattuta dopo il sisma del 2009 e non ricostruita, che era situata accanto al Palazzo di Giustizia, all'inizio di Via Francesco Filomusi Guelfi, dove ora ci sono alcuni dei parcheggi del Tribunale;

- un'interessante garitta con finestre goticheggianti, realizzata sulla base di uno dei bastioni delle mura all'altezza del Tribunale, dove inizia il tratto di Mura che scende verso la Stazione Centrale; la garitta, crollata con il sisma del 2009, non è stata ricostruita.

↪ Rimane invece, fortunatamente recuperata, la grande facciata che vediamo da Via Rocco Carabba, all'incrocio con Viale XXV Aprile (quello della Stazione) e dalla Galleria Commerciale 《Meridiana》. Si tratta di una cospicua parte rimanente di una delle scuderie della caserma "Vincenzo De Rosa".


3- Il Calzaturificio Militare.

Da ricordi rispetto a una mostra organizzata dall'Archivio di Stato nel centenario della Prima Guerra Mondiale, il calzaturificio potrebbe essere lo stabilimento (《opificio militare》) dell'ex Cotonificio Tobler, poi divenuto fabbrica di arredi in legno (sedie in particolare), lo stabilimento 《Setta》, del quale vediamo anche la cabina di derivazione elettrica che lo alimentava e denominata appunto 《Cabina Setta》, situata all'angolo tra Via San Sisto e Viale della Croce Rossa.

Lo stabilimento ex Tobler è situato in località San Sisto bassa, visibile sia dal tratto inferiore di Via San Sisto, sia da Via San Gabriele dell'Addolorata (già 《strada 127》), con la sua caratteristica ciminiera in mattoni. Si tratta di un ex complesso industriale ampio e di notevole interesse,  che merita di essere recuperato e rifunzionalizzato (un po' come fatto, per esempio, con l'ex mattatoio comunale a Borgo Rivera).


❓• Palazzo CARESSA in Piazza del Castello.

Con Piazza del Castello, nel 1917, s'intendeva l'ampia area che va pressappoco da Viale delle Medaglie d'Oro (Auditorium del Parco) a Via Castello.

Personalmente non mi è noto quale possa essere questo 《Palazzo CARESSA》 il quale potrebbe anche essere uno dei palazzi su Via Castello, considerando che in quella zona non erano presenti altri edifici in direzione della Fortezza.

Nel 1917 Piazza del Castello ospitava anche uno dei villaggi di baracche, attestato ancora nel 1923, costruiti per ospitare gli sfollati a seguito dei danni derivati dal terremoto della Marsica del 1915.


❓Perché il punto di osservazione di eventuali aerei era situato in Piazza del Castello?

❗Perché quella zona rappresenta il settore più alto in quota della nostra città dentro le Mura, insieme alla vicina Chiesa del Carmine e a Piazza Santa Maria Paganica, di pochissimo più bassa (nell'insieme siamo tra i 735 e i 736 metri di altitudine circa).

La stessa Porta Castello è la più alta in quota fra tutte le porte civiche aquilane.

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In conclusione, alla luce di questo breve excursus partito dal manifesto in foto, sarebbero utili e importanti eventuali osservazioni costruttive e chiarificatrici riguardo ad alcuni aspetti meno certi come l'ubicazione del Calzaturificio Militare dell'epoca (vedi sopra) e del 《Palazzo CARESSA》 dell'allora Piazza del Castello.



Mauro Rosati

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giovedì 6 novembre 2025

COLLEPIETRO - TRE STEMMI A CONFRONTO

 

Immagine n. 1 - Arme civica storica
di Collepietro.

(Fonte immagine: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984).




Immagine n. 2 - Collepietro, facciata della chiesa
di San Giovanni il Battista:
stemma civico.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Immagine n. 3 - Odierna arme civica
del Comune di Collepietro.
(Fonte immagine: Comune di Collepietro,
mappa informativa turistica, 2023)




🚩 Collepietro (L'Aquila), borgo-fortezza di origine medievale, situato ai confini sud-orientali del Contado Aquilano, lungo una diramazione dell'antico 《tratturo magno》, a ridosso del Contado Peligno e delle gole di Popoli Terme (Provincia dell'Aquila fino al 1927), lì dove s'incontrano l'Abruzzo montano e l'Abruzzo collinare e marittimo; Popoli Terme è stata storicamente definita come la 《chiave dei Tre Abruzzi》, proprio per la sua posizione centrale di snodo, le cui gole rappresentano una 《porta》 naturale Montagna-Mare.

Collepietro è territorialmente inquadrato nel Quarto aquilano di Santa Maria, e nel cuore della Città dell'Aquila troviamo una Via Collepietro, traversa compresa tra Via Paganica e Via Mariangelo Accursio, lungo il declivio che da Piazza del Palazzo sale verso Piazza Santa Maria Paganica (capoquarto di Santa Maria).
Nei secoli scorsi il tracciato di Via Collepietro scendeva fino all'odierno Corso Vittorio Emanuele prima che l'ex monastero di Santa Maria delle Raccomandate chiudesse un tratto della via per aggregare il lato nord a Palazzo Carli-Benedetti.

Il sistema onomastico stradale di Navelli (《i Navelli》):
possiamo così definire l'insieme di strade situate nella zona di Via Collepietro a L'Aquila, le quali hanno in comune l'intitolazione a castelli-borghi di quell'area del Contado Aquilano.
Nello stesso quadrante cittadino, infatti, troviamo Via de' Navelli (correttamente declinata al plurale), Via Bominaco, Via San Benedetto in Perillis e, secondo quanto riporta Quirino Bernardi (1961), l'odierna Via Giuseppe Mazzini era precedentemente denominata 《Via Caporciano》.
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📍L'arme civica di Collepietro.
Confrontiamo ora tre versioni dello stemma di Collepietro, simili ma ciascuna con specifiche differenze e peculiarità.
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1- La versione blasonata da Carlo Blasetti (immagine n. 1):
🛡《 Di..., alla fascia doppiomerlata di..., caricata da due stelle [5] di...》.
(📖 C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984; p. 38).

✍Note.
• I puntini di sospensione stanno ad indicare che non sono noti con certezza gli 《smalti》 dello stemma.
• La 《fascia》 è una pezza onorevole situata orizzontalmente nella parte centrale dello scudo, la quale occupa ⅓ o 2/7 del campo dello scudo stesso.
• La cifra tra parentesi quadrate indica il numero di punte delle stelle.
• 《Doppiomerlata》: questo aggettivo indica che la fascia ha entrambi i margini a forma di merli da fortezza (merli alla guelfa in questo caso), e più precisamente che i merli si trovano in posizione simmetrica di corrispondenza su ambo i lati.
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2- La versione della chiesa parrocchiale (immagine n. 2).
Sulla facciata della chiesa di San Giovanni il Battista a Collepietro è visibile una versione dell'arme civica così descrivibile:
🛡《di..., alla fascia contromerlata di...》.

↪ In questa versione non sono presenti le due stelle. 
L'assenza delle stelle caricate in fascia potrebbe essere dovuta a diversi possibili motivi sui quali si possono effettuare soltanto supposizioni:
le stelle potrebbero non essere state scolpite per la tipologia di pietra utilizzata, che magari non rendeva possibili lavorazioni di dettaglio;
le stelle, più superficiali, potrebbero essersi erose nel corso dei secoli a causa degli agenti atmosferici;
le stelle potrebbero non essere state in uso al tempo della realizzazione di quello stemma.

✍ Note.
• Questa versione dell'arme civica di Collepietro (immagine n. 2) è realizzata entro uno scudo di tipo 《gotico》il quale, come tipologia, farebbe pensare a un'epoca antecedente rispetto alle due date 《1522》 e 《152[3]》 incise all'esterno dello scudo; ma ciò non può essere affermato con certezza.
• 《Contromerlata》: a differenza di 《doppiomerlata》 (vedi sopra, versione n. 1) l'aggettivo 《contromerlata》indica che i merli sul margine superiore della fascia sono in posizione alternata rispetto a quelli sul margine inferiore.
• I puntini di sospensione indicano che non sono noti con certezza gli 《smalti》.
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3- La versione attualmente in uso come arme civica del Comune di Collepietro (immagine n. 3).

Nella versione odierna dello stemma osserviamo altre differenze:
• il campo dello scudo è bianco, ma il bianco non è uno smalto araldico per cui, nella lettura, dobbiamo interpretarlo come una versione semplificata dell'argento; in araldica il bianco viene utilizzato nelle versioni bianco/nero degli stemmi per indicare il metallo argento;
• per ragioni non note, a differenza delle prime due versioni, nello stemma odierno non troviamo né una fascia doppiomerlata né una fascia contromerlata ma soltanto due file di merli rossi,《contromerlate》, quasi a formare un motivo 《scaccato》 (a scacchi), e póste in punta (ossìa nella parte inferiore dello scudo);
• sono invece presenti le due stelle a cinque punte della versione n. 1 (vedi sopra) ma, poiché nello stemma odierno non è presente il campo centrale della fascia, le stelle sono raffigurate separatamente e situate nel capo dello scudo.

Potremmo così riassumere, in bozza, questa terza versione, oggi in uso:
🛡 d'argento, alle due stelle [5] d'oro poste nel capo, con due file di merli (3, 2) di rosso, contromerlate e poste in punta.
Il tutto delimitato da una cornice d'azzurro smussata ai quattro angoli, entro uno scudo sannitico (o 《moderno》).
Ornamenti esteriori da Comune (corona murata d'argento in alto; 
due rami rispettivamente d'alloro e di quercia posti in decusse sotto la punta dello scudo, legati da una 《cravatta》 tricolore italiana).
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✍ Nota integrativa.
Le due stelle presenti nella prima e nella terza versione dello stemma potrebbero essere un riferimento alle due ville (villaggi) altomedievali che si unirono incastellandosi nel borgo fortificato di Collepietro: 
Villa San Salvatore e Villa San Pietro.

↪ Un'ipotesi che ricorda le tre stelle dell'arme civica di Tornimparte dopo l'unione dei Terzi di Villagrande (Tornamparte), Castiglione e Rocca San Vito e che abbiamo visto nei post delle settimane scorse.


Mauro Rosati
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mercoledì 29 ottobre 2025

《 CITTÀ DELL'AQUILA 》

L'Aquila, Piazza del Palazzo
(Quarto di Santa Maria): 
mattonella dinanzi all'ingresso
di Palazzo Margherita,
sede del Municipio aquilano.
Non sono presenti
né la dicitura 《Città dell'Aquila》,
né la corona di città, in alto al di fuori dello scudo.


 
Da una locandina,
esempio del logo utilizzato per gli eventi patrocinati dal Comune:
non sono presenti né la dicitura 《Città dell'Aquila》,
né la corona di città, in alto al di fuori dello scudo,
né gli altri ornamenti esteriori da città.


Frontespizio della pagina istituzionale della Città dell'Aquila:
non sono presenti né la dicitura 《Città dell'Aquila》,
né la corona di città, in alto al di fuori dello scudo,
né gli altri ornamenti esteriori da città.
(Fonte immagine: https://www.comune.laquila.it/ )


Gonfalone municipale della Città dell'Aquila: 
non sono presenti né la dicitura 《Città dell'Aquila》,
né la corona di città, in alto al di fuori dello scudo,
né gli ornamenti esteriori da città.

(Fonte immagine: Facebook
associazione 《Quarto di San Pietro》).



La concessione del titolo di 《Città》
al Comune dell'Aquila.

(Fonte immagine: Statuto del
Comune dell'Aquila,
edizione a stampa 2002).




Città di Amalfi.
(Fonte immagine: https://comune.amalfi.sa.it/ )


Città di Firenze.
(Fonte immagine: https://www.comune.firenze.it/ )


Città di Montesilvano.
Dettaglio dalla locandina di un evento patrocinato
dal Comune di Montesilvano:
si osservano tutti gli ornamenti di città (corona d'oro turrita, rami di quercia e alloro incrociati e legati da cravatta tricolore).




Alcune annotazioni, facendo seguito al post precedente sull'《 YHS 》:

🛡 Nelle immagini sopra vediamo gli stemmi della nostra Città dell'Aquila e di altri tre Comuni italiani che, come L'Aquila, possiedono il titolo onorifico di 《 Città 》.
🔎 Comparando le immagini però ci accorgiamo di alcune importanti differenze.
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🦅 L'Aquila è Città (Civitas) fin dalla fondazione duecentesca, e nel 2001 ha ricevuto il titolo onorifico di 《Città》 anche da parte della Repubblica Italiana:
↪ ciò nonostante, a tutt'oggi leggiamo soltanto 《Comune dell'Aquila》 anziché 《Città dell'Aquila》, sia sul sito ufficiale del Comune, sia nelle locandine di eventi patrocinati dal Comune, sia sulla mattonella della nuova pavimentazione dinanzi all'ingresso di Palazzo Margherita.

📍 Gli altri tre Comuni riportati come esempio (Amalfi, Firenze, Montesilvano) presentano invece in maniera esplicita il loro status di 《Città》, titolo onorifico prestigioso.

📍 Tornando alla Città dell'Aquila,
anche il gonfalone municipale andrebbe aggiornato, sulla base ovviamente della consulenza di un araldista: 
↪ nel gonfalone aquilano oggi in uso, infatti, si riscontra l'assenza sia della dicitura 《 Città dell'Aquila 》, sia della corona turrita d'oro distintiva del rango di 《Città》, sia degli altri ornamenti esteriori da 《Città》.
IMPORTANTE. La corona di cui parliamo non deve essere confusa con la corona dell'aquila che vediamo dentro lo scudo dello stemma.


❓ La domanda è: 
perché non viene utilizzata la dicitura 《Città dell'Aquila》 con tanto di corona turrita d'oro che distingue una Città da un Comune?
E perché nel gonfalone non compaiono anche gli altri ornamenti esteriori da 《Città》, così come previsti dalla normativa in vigore?

🔎 Più in dettaglio,
nel gonfalone la corona turrita d'oro e la dicitura 《Città di...》 vanno poste in alto all'esterno dello scudo mentre in basso, sempre all'esterno, vanno posti un ramo di quercia e uno di alloro che si incrociano in punta e sono legati da un fiocco (《cravatta》) tricolore italiano.
📍Tutto ciò è previsto dalla normativa vigente e riportato sulla pagina della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio del cerimoniale di Stato e per le Onorificenze.

La corona di Città.
📖《 I Comuni insigniti del titolo di città utilizzano una corona turrita, formata da un cerchio d'oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d'oro e murato di nero. 》.


Come cittadini aquilani saremmo lieti se si volesse dare risalto al prestigioso titolo di 《Città dell'Aquila》, sia nelle scritte, sia nei simboli araldici.


Mauro Rosati
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(?)《 PHS 》 / 《 YHS 》

 

Riproduzione dello stemma civico
della Città di Agrigento.

(Fonte immagine:
https://it.wikipedia.org/wiki/Agrigento )



(?)《 PHS 》/ 《 YHS 》


Nell'immagine una riproduzione dello stemma civico della Città di Agrigento, 《Capitale Italiana della Cultura 2025》.

(Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Agrigento )


La riproduzione è basata sullo stemma in uso, così come visibile sul frontespizio della pagina istituzionale della Città di Agrigento e sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri

( https://presidenza.governo.it/onorificenze_araldica/araldica/emblemi/2019/citta/Agrigento.html ).


Nello stemma agrigentino vi è un dettaglio che ci interessa riguardo al dibattito 《 PHS 》 o 《 YHS 》in capo allo stemma della nostra Città dell'Aquila

Nella parte sommitale dello stemma di Agrigento, all'interno dello scudo, è ben visibile il trigramma 《 YHS 》, secondo l'originaria versione 《greca》.


Si tratta di un ulteriore aspetto, tra molte altre attestazioni storico-araldiche, che fa propendere verso la normalità e la maggiore attendibilità del trigramma 《 YHS 》 nell'ambito di uno stemma civico. 

D'altra parte, tornando al discorso della Città dell'Aquila, l'accostamento del trigramma con la figura dell'aquila civica è attestato ad esempio anche in chiave d'arco su Porta Bazzano e su Porta Castello, due tra le più importanti porte civiche aquilane.


Inoltre, la forma greca 《 YHS 》 appare preferibile poiché richiama direttamente la versione attestata sulla facciata (XVI secolo) della Basilica di San Bernardino a L'Aquila e sulle tavole dipinte con il trigramma 《 YHS 》, in caratteri gotici, che si fanno risalire alla predicazione di oratori Osservanti come i santi Bernardino da Siena e Giovanni da Capestrano (XV secolo).



Mauro Rosati

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sabato 25 ottobre 2025

《 LA COLONIA 》- TOPONOMASTICA POPOLARE

 

Fig. 1 - L'Aquila, veduta dell'ala meridionale
dell'ex Colonia 《9 maggio》.

(2025)

Fig. 2 - L'Aquila, veduta dall'alto
 dell'ex Colonia 《9 maggio》.

(Fonte immagine: Google Maps)


Se vi chiedessero indicazioni stradali per 《la Colonia》, nei dintorni dell'Aquila, quale località indichereste?


❓Dov'è 《la Colonia》? 

❗Risposta.
Siamo a L'Aquila, nella Delegazione di Rojo, più precisamente nella zona dell'odierno Polo d'Ingegneria dell'Università degli Studi dell'Aquila, a ridosso dello storico 《chalet》 di Monte Luco.
Alcuni giorni fa, mentre commentavo l'interessante particolarità dell'edificio-colonia (che vedremo più avanti in questo post), il figlio di una signora rojana novantenne mi ha raccontato che sua madre era solita indicare quella località come 《la Colonia》, soprattutto prima che l'area assumesse la sua odierna identificazione accademica.


❓ Perché 《la Colonia》?

❗ Perché nel 1937, su progetto di Ettore Rossi, in quel luogo sorse il fabbricato della Colonia 《9 maggio》(fig. 1), luogo di villeggiatura estiva per i bambini 《figli del Mare》, che venivano a trascorrere un periodo in montagna. Allo stesso modo, nelle località costiere sorgevano le Colonie marittime per i bambini delle aree interne, non soltanto quelle montuose ma, in generale, quelle lontane dal mare (ad es. Bologna rispetto al litorale della Romagna).


❓Perché 《9 maggio》?

❗Nel calendario del regime fascista il 《9 maggio》 era il giorno della 《proclamazione dell'Impero》(09/05/1936), pochi giorni dopo la fine della Guerra coloniale d'Etiopia (1935-1936).


❓E poi?

❗Come ricordano diversi nostri concittadini, alla fine della Seconda Guerra Mondiale l'edificio della Colonia venne destinato all'ospitalità di molti civili italiani: si trattava degli 《èsuli giuliano-dalmati》 in fuga dal confine nord-orientale d'Italia a seguito dei noti massacri delle foibe perpetrati dalle milizie del maresciallo 《Tito》, nonché di altri sanguinosi accadimenti come la 《strage di Vergarolla》 a Pola (18/08/1946).


❓La seconda metà del Novecento.

❗Molto tempo dopo, con l'avvento della Facoltà di Ingegneria, l'ex Colonia 《9 maggio》 divenne il nucleo originario del polo universitario (già almeno fin dai primi anni '70), poi ampliato con la costruzione degli altri blocchi che vediamo oggi. Tuttavia, per la generazione dei nostri nonni, nati prima della Seconda Guerra Mondiale, rimaneva ovviamente viva l'associazione concettuale con 《la Colonia》, funzione originaria del palazzo.
Un po' come quando oggi si dice 《San Salvatore vecchio》 per indicare l'ex sede dell'Ospedale dell'Aquila in zona San Basilio,  nata dopo l'Unità d'Italia intorno all'ex monastero di Sant'Agnese, tutt'oggi esistente, poi ampliata nel corso del Novecento e in uso sino alla fine del XX secolo.


❓L'ex Colonia ha una particolarità: quale?

❗Come fece osservare il prof. Walter Cavalieri in un post social pubblico a tema, l'edificio ex Colonia, oltre ad essere un interessante esempio di architettura razionalista, articolato ed essenziale allo stesso tempo, possiede una particolarità non casuale (fig. 2):
⚓ visto dall'alto il palazzo ha la forma di un'àncora formata dalla parte bassa (l'edificio stesso) e dal 《fuso》 verticale disegnato dal viale alberato antistante che si sviluppa rettilineo in lunghezza.
Particolarità non casuale, ovviamente, poiché la colonia era destinata ai bambini del mare e quindi, simbolicamente, era come portare il mare ai quasi 1000 metri di altitudine di Monte Luco.


❗L'auspicio è che l'edificio dell'ex Colonia venga recuperato come merita, conservando anche il viale alberato centrale che è parte integrante fondamentale del disegno d'insieme.
Ieri colonia montana, poi prima sede della Facoltà d'Ingegneria, oggi complesso storico da rifunzionalizzare a servizio del Polo d'Ingegneria: un valore aggiunto per tutta la cittadella universitaria di Monte Luco, sia architettonicamente sia per la particolare caratteristica planimetrica.



Mauro Rosati
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giovedì 16 ottobre 2025

LE BANDIERE COME FORMA DI EDUCAZIONE CIVICA QUOTIDIANA

 

Fig. 1 - L'Aquila: bandiera civica con colori
e stemma della città.
(Foto: Mauro Rosati, 2021)


Fig. 2 - Nella foto, a destra,
bandiera italiana
consumata e lacera.


Riflettendo - Le bandiere come forma di educazione civica quotidiana


L'art. 292 del Codice Penale italiano contempla il reato di 《vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato》:
in parole semplici s'intende un'offesa verbale e/o materiale ai simboli della Repubblica Italiana.
L'art. 299 del Codice Penale, invece, illustra il reato di vilipendio verbale nei confronti di bandiere o emblemi di Stati esteri, secondo specifiche prescrizioni.

Ci si riferisce quindi a ingiurie e/o a danneggiamenti volontari.
Tuttavia sorge spontanea una domanda, a puro titolo di riflessione:
in un certo senso, anche se in maniera involontaria, non è 《vilipendio》 anche esporre bandiere e simboli civili in condizioni di vistoso degrado?


Capita purtroppo spesso di vedere bandiere sbiadite, sfilacciate, strappate, esposte davanti alle scuole (fig. 2), agli uffici, e non solo:
https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/06/siamo-fatti-anche-di-simboli.html?m=1

In questo caso non sarebbe più dignitoso non esporle per nulla?
Oppure meglio, invece, prestare maggiore attenzione e cura nei confronti di questi simboli che fanno parte della nostra educazione civica quotidiana?
Tra l'altro le bandiere rovinate non vanno buttate come fossero rifiuti indifferenziati bensì dovrebbero essere previste delle procedure specifiche.


E poi, in conclusione di questa breve riflessione, viene in mente anche il nostro simbolo civico, la nostra bandiera cittadina (fig. 1).
Sarebbe educativo e significativo che un vessillo con lo stemma della nostra città-territorio venisse issato davanti a sedi di uffici pubblici e scuole, e in corrispondenza di spazi pubblici (piazze, vie, monumenti) particolarmente rappresentativi.
Viene da pensare, ad esempio,
a Piazza del Duomo (la Piazza Maggiore),
a Viale delle Medaglie d'Oro (il principale viale di accesso alla Fortezza cinquecentesca, in prossimità di un punto particolarmente elevato dell'altura su cui sorge la nostra città),
a Piazzale Caduti del Soccorso, nella Villa Comunale, dove si trova il Monumento ai Caduti.
Ovviamente insieme alle bandiere d'Italia e dell'Unione Europea.

È un uso già in essere da molti anni in tanti Comuni, sia nei nostri Abruzzi, sia in altre Regioni.

Non si tratta né di 《nazionalismo》 né di 《campanilismo》, bensì di semplice dignità collettiva di Comunità nonché di decoro civico.



Mauro Rosati
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QUANTE 《VIA GLUCK》 ANCORA ?

 

Quante 《Via Gluck》 ancora?

Per citare il famosissimo brano a tema di Adriano Celentano.

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Il problema del consumo di suolo è ancora molto attuale, e il concetto della pianificazione a《volume zero》 fa ancora fatica a concretizzarsi.


Percorrere le nostre strade è diventato un calvario quotidiano con sempre nuove tappe fatte di cemento e di asfalto, che spuntano dove capita come erbe infestanti, sia ad Est, sia ad Ovest.

Non c'e settimana, non c'è mese, in cui in città non compaiano nuove recinzioni da cantiere, nuovi sbancamenti:

sempre costruzioni... costruzioni... costruzioni!


Quanto ancora vogliamo costruire?

Dove vogliamo arrivare? 

Fino a Rieti? Fino a Teramo? Magari creando una megalopoli di decine di chilometri?


Quanti ettari di terreno ci stiamo mangiando? Quante nuove costruzioni, commerciali, industriali, residenziali, stiamo realizzando a fronte di tanti edifici rimasti incompleti oppure inutilizzati da anni o addirittura da decenni?


È effettivamente necessario tutto ciò?

Ci sono logica e ordine urbanistici in tutto questo? Oppure si va avanti a macchia di leopardo, in modo sciatto e disordinato?


Esiste ancora un Piano Regolatore?

Oppure, come scriveva il prof. Alessandro Clementi circa 15 anni fa, 《C'era una volta il Piano Regolatore》?

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Negli anni '60, ai tempi del 《ragazzo della Via Gluck》 , perlomeno c'era la 《giustificazione》(si fa per dire)  del 《boom economico》 e del relativo aumento demografico (il 《baby boom》).

Oggi, invece, per cosa continuiamo a costruire? 

Per lasciare case vuote a fronte di una stagnazione demografica che caratterizza un po' tutta l'Italia (a parte qualche eccezione)?

Per lasciare capannoni e locali commerciali vuoti a fronte di attività produttive e di commercio (piccole e medie imprese) che chiudono i battenti dalla sera alla mattina?


Nei Paesi civili l'edilizia lavora abbondantemente e senza consumo di nuovi suoli: si recupera ciò che è inutilizzato e, se necessario, si abbatte e si ricostruisce sullo stesso posto.

Quando ci allineeremo anche noi ai Paesi civili?

Quando arriverà la Civiltà anche da noi?


Più che continuare a costruire, non avremmo invece bisogno di un nuovo Piano Regolatore che non sia di espansione, bensì di riqualificazione e di risanamento paesaggistico?

Un Piano Regolatore che, per esempio, promuova la salvaguardia e il recupero dell'architettura e del paesaggio rurali (case coloniche, casali, vecchie muraglie di cinta in pietra ben costruite, ecc.).


A che 《pro》 continuiamo a mangiarci terreni per realizzare 《scatole vuote》(o semivuote), per chilometri e chilometri, tutte uguali, mortificando il nostro Paesaggio e senza capire più quali siano i confini tra un centro abitato e l'altro?

A che 《pro》 continuiamo a imbrattare terreni con lingue d'asfalto che compaiono ovunque, anche dove non sono necessarie? 

E fra un po' con l'asfalto ci pavimenteremo magari anche le nostre case.


Poi ci lamentiamo degli allagamenti ad ogni nubifragio un po' più intenso...

Poi ci lamentiamo dei borghi che si spopolano...

Poi ci lamentiamo del traffico veicolare che aumenta...

Poi ci lamentiamo se gli spazzaneve non passano subito e su tutte le strade...

Poi ci lamentiamo delle imposte comunali che aumentano...

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Più ci si allarga senza necessità, e per giunta disordinatamente, e più diventa impegnativo e costoso portare i servizi pubblici ovunque (trasporto pubblico, raccolta rifiuti, fognature, illuminazione, reti idriche, ecc.):

tutti costi aggiuntivi che vanno a gravare sulle nostre tasche, oltre allo scempio paesaggistico-ambientale.

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Non creiamo nuove《Via Gluck》, piuttosto fermiamoci e accogliamo anche noi la Civiltà (quella con la 《 C 》 maiuscola) e la《modernità》(quella vera)!

Ne trarremo tutti vantaggio, come dimostrano tantissime esperienze già attuali in Italia e in Europa!



Mauro Rosati

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(3ª parte) TORNIMPARTE - STEMMI A CONFRONTO

L'Aquila, chiesa di San Vito alla Rivera
ossìa San Vito di Tornimparte intra moenia:
particolare con stemma di Tornimparte in facciata.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)

 


🛡 Tornando sull'arme civica di Tornimparte.

E con questo ricapitoliamo sulla base di quanto riscontrato finora.


🚩 L'Aquila, chiesa di San Vito alla Rivera ossìa San Vito di Tornimparte intra moenia (Quarto di San Giovanni), particolare della facciata:

nell'immagine (vedi foto), seppur di bassa risoluzione, si riconosce un'ulteriore variante dell'arme storica di Tornimparte, antecedente all'aggregazione napoleonica di Rocca Santo Stefano.

Lo stemma sulla chiesa di San Vito intus, situato alla sommità della facciata (al pari dello stemma rojano di Santa Maria di Rojo intus), si presenta sostanzialmente simile all'impostazione riscontrata all'esterno e all'interno della chiesa di San Panfilo a Villagrande:

🛡《interzata in palo》 (divisa in tre parti verticalmente) con una stella di 6 punte per ciascun terzo, e quindi possibilmente riferibile al periodo in cui i castelli di Rocca San Vito e di Castiglione si erano aggregati a Villagrande (《Tornamparte》); in questo caso gli 《smalti》 non sono noti, anche se possiamo ipotizzare la serie di colori nero(?azzurro), rosso e verde, per le parti verticali, e il metallo《oro》 per le stelle, così come da valutazioni dei post precedenti. Unica differenza sostanziale riscontrabile è la disposizione delle stelle: all'esterno di San Panfilo di Villagrande e nell'arme odierna del Comune di Tornimparte, le stelle sono disposte in banda (ossìa diagonalmente da in alto a destra a in basso a sinistra; il contrario per chi guarda), mentre nell'arme civica sulla facciata San Vito alla Rivera le stelle sono disposte in fascia (ossìa in orizzontale), più similmente alla versione riportata dal Blasetti.

Lo scudo sembra assimilabile alla tipologia 《semirotondo》 (con punta arrotondata in basso).

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Finora si possono quindi elencare 5 versioni storiche, di momenti probabilmente differenti, dell'arme civica di Tornimparte:

- 🛡《d'oro al palo di rosso》, versione illustrata dal sig. Domenico Fusari (Pro Loco di Tornimparte) sulla base di riscontro documentario, e ascrivibile ipoteticamente al periodo in cui 《Tornamparte》 corrispondeva soltanto all'unità territoriale di Villagrande e sue ville minori

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );

- 🛡《di..., al palo di... caricato da una stella (6) di... e addestrata [a sinistra per chi guarda] da una stella (6) di...》 (smalti non noti con certezza), sintesi della versione riportata dal Blasetti 

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );

- 🛡 interzata in palo di nero(?azzurro), di rosso e di verde, rispettivamente con una stella d'oro per ciascuno, disposte in banda, il tutto entro uno scudo gotico, affrescato sulla facciata della chiesa di San Panfilo in Villagrande

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );

- 🛡 interzata in palo di (?)azzurro, di rosso e di verde, rispettivamente con una stella d'oro per ciascuno, disposte in banda, il tutto entro uno scudo dal profilo 《rinascimentale》 combinato con la tipologia 《a bucranio》 e/o 《a testa di cavallo》, affrescato all'interno della chiesa di San Panfilo in Villagrande, nell'ambito del ciclo di affreschi di Saturnino Gatti (anni 1490-1494)

( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/09/2-parte-tornimparte-stemmi-confronto.html?m=1 );

- 🛡 infine la versione sopra descritta nella prima parte di questo post, situata in capo alla facciata di San Vito alla Rivera (vedi immagine).



Mauro Rosati

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sabato 4 ottobre 2025

《...CHE NE SAI DELLA NOSTRA FERROVIA, CHE NE SAI?》

Capitignano (L'Aquila), ex casello ferroviario
della dismessa linea Aquila-Capitignano (2025).

 


《...Che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai? 
(L. Battisti, 《Pensieri e parole》)
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Capitignano (L'Aquila), ex casello ferroviario sulla dismessa linea ferrata Aquila-Capitignano (vedi immagine).

Nonostante l'abbandono e poi gli urti dei terremoti del 2016-2017 la struttura si mostra leggibile nel suo volume e nella sua apparecchiatura muraria: le pietre utilizzate sono differenti dai calcari aquilani che incontriamo nelle costruzioni almeno fino a Cagnano Amiterno; in questo caso si nota invece quella particolare pietra 《arenaria》, dai fini granuli sabbiosi, che si riscontra ampiamente nell'area gravitante intorno ai Monti della Laga, tra le province di L'Aquila, Teramo e Rieti.

La ferrovia Aquila-Capitignano, lunga poco più di 31 km, entrò in esercizio tra il 1920 (1° tronco) e il 1922 (completamento) e sarebbe dovuta proseguire successivamente verso Teramo per riallacciarsi al tronco ferroviario Teramo-Giulianova; l'opera non venne completata poiché sia la realizzazione di un lungo traforo, sia lo scollinamento del valico delle Capannelle presentavano grosse difficoltà. Nella seconda metà del Novecento, con l'affermarsi del trasporto su gomma, il collegamento L'Aquila-Teramo venne sostituito dalla costruzione dell'autostrada A24 con il relativo traforo del Gran Sasso.

Al giorno d'oggi, probabilmente, questa ferrovia sarebbe stata un comodo servizio di trasporto pubblico leggero fra L'Aquila e l'Alta Valle dell'Aterno.

Ciò nonostante, la ferrovia Aquila-Capitignano restò in uso fino agli anni tra il 1933 (cessazione trasporto passeggeri) e il 1935 (cessazione trasporto merci), e venne utilizzata in particolar modo per il trasporto della torba estratta dal bacino di Campotosto (il lago artificiale non esisteva ancora), delle rinomate patate di quell'area, nonché di altre materie prime che venivano convogliate verso Aquila e quindi al raccordo con la ferrovia Sulmona-L'Aquila-Rieti-Terni.
Una teleferica collegava l'area di estrazione della torba a Campotosto con la stazione ferroviaria di Capitignano.

Dopo la dismissione della tratta ferroviaria, il bacino delle torbiere, già sede di un lago naturale preistorico a forma di 《Y》 (Fulvio Giustizia), venne nuovamente colmato dalle acque con l'odierna forma a 《V》 del lago artificiale creato dalle tre dighe di sbarramento del Rio Fucino (bacino del fiume Vomano), tra la fine degli anni '30 e l'inizio degli anni '40.

Anche se i binari vennero rimossi negli anni '60 per il recupero del metallo, sono molte le testimonianze materiali di questo tracciato ferroviario:
- la ex stazione dell'Aquila, recuperata e rifunzionalizzata;
- l'ex magazzino merci dell'Aquila, recuperato e rifunzionalizzato come spazio di attività ristorativa;
- l'ex casello ferroviario in Via Capitignano a L'Aquila;
- il tracciato della stessa Via Capitignano a L'Aquila, che ricalca esattamente il tracciato ferroviario nella periferia occidentale dell'Aquila;
- l'ex stazione di Pìzzoli, in stato di abbandono, visibile dalla SS 260 "Picente";
- l'ex stazione di Marana di Montereale, recuperata e rifunzionalizzata;
- il tracciato della ferrovia lungo la piana di Montereale-Capitignano, che fiancheggia in linea perfettamente retta la strada carrabile;
- l'ex casello ferroviario di questa immagine (vedi foto), a Capitignano;
- l'ex stazione di Capitignano, per la quale nel 2024 è stato annunciato il progetto di recupero e la valorizzazione da parte dello stesso Comune di Capitignano.

Chissà che questi piccoli ma interessanti caselli ferroviari non possano essere recuperati e reimpiegati ad esempio come piccoli spazi museali sulla storia di questa ferrovia, o per altre utili finalità.


Mauro Rosati
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