giovedì 18 dicembre 2025

LA 《FLÈCHE》

 



Fluctuat nec mergitur》 - La 《Flèche》!


Un gradito e inatteso omaggio giunto direttamente da Parigi!

Un semplice ma elegante segnalibro, finemente disegnato, che celebra la 《Flèche》, la grande guglia della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, ricostruita fedelmente tra il 2023 e il 2024 dopo il crollo provocato dal grave incendio del 15/04/2019, il quale distrusse gran parte della copertura dell'edificio e danneggiò alcune delle volte interne alla chiesa.


- 《Le coq》🐓 

Sulla punta del segnalibro, non visibile in foto, si vede un volatile in bassorilievo: si tratta del gallo (《le coq》), uccello dai diversi simbolismi, che venne posto in punta alla 《Flèche》nel progetto ottocentesco della guglia poi crollata durante l'incendio del 2019. Il gallo è stato ritrovato tra le macerie della 《Flèche》 ottocentesca, poi riprodotto fedelmente e infine ricollocato in copia sulla 《Flèche》 ricostruita.

Il gallo precedente verrà invece musealizzato.


- L'apostolo Tommaso

Alla base del segnalibro si vede inoltre una figura che guarda verso l'alto: si tratta della statua dell'apostolo Tommaso che volge lo sguardo verso la guglia e, pare, somigliante all'architetto Eugène Viollet-le Duc, progettista della 《Flèche》ottocentesca. L'opera fa parte del gruppo di statue degli apostoli che si sono salvate dal crollo in quanto erano state rimosse durante il cantiere di restauro che era in corso quando scoppiò l'incendio del 15/04/2019.


- Un segnàcolo urbano ⛪ 

La grande guglia di Notre-Dame rappresenta uno dei principali punti di riferimento visivi nel profilo urbano di Parigi e, inoltre, conferisce un notevole slancio verticale a un grande edificio che si sviluppa ampiamente in orizzontale, bilanciando quindi le due componenti (orizzontalità e verticalità).

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Come da programma, la Cattedrale parigina di Notre-Dame è stata riaperta al pubblico verso la fine del 2024, restituendo a Parigi, alla Francia, all'Europa e al Mondo un monumento di grande spessore storico e architettonico che appartiene all'intera Umanità.


Tutta la mia costante riconoscenza ai Vigili del Fuoco, alle maestranze, ai progettisti, e a tutti gli altri attori che hanno prima salvato e poi ci hanno ridonato questa inestimabile opera architettonica.



Mauro Rosati

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👉 Qui di seguito un po' di storia delle tre guglie che si sono succedute dal Settecento ad oggi (URL consultato in data 18/12/2025): 🌐

https://www.paris.fr/pages/l-histoire-en-images-de-la-fleche-de-notre-dame-6716

(📰《Paris》, 28/11/2024)

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martedì 16 dicembre 2025

L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA

 

Prima immagine.
(Per l'immagine, rielaborata con IA, si ringrazia Alessandro Serreli)


Seconda immagine.
Immagine originale dalla quale è tratta
la rielaborazione della foto precedente.
(Si ringraziano per l'immagine Sandro Zecca e Alessandro Serreli)



L'AQUILA: UN'IMMAGINE EVOCATIVA.

Commentando una stampa seicentesca rielaborata che sintetizza alcuni degli aspetti sacri e civici della Città dell'Aquila.


Ringrazio Alessandro Serreli per l'immagine allegata (la prima in alto), rielaborata con l'IA e ravvivata nei colori e nella leggibilità, con alcuni dettagli da osservare nella comparazione con l'originale (seconda immagine), segnalatami sempre dallo stesso Alessandro Serreli. 

L'originale della stampa rielaborata è tratto dal libro: 

📖《Vite de' SS. protettori della fedelissima città dell'Aquila raccolte da diversi autori, e nel volgare Italiano ridotte dal p. Vincenzo Mastareo》, 

opera del padre gesuita Vincenzo Mastareo aquilano, in collaborazione con Egidio Longo, Real Biblioteca, Gesuiti,

èdita in Napoli per Egidio Longo, anno MDCXXVIII (1628).

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Vediamo ora alcuni dettagli di questa interessante immagine, anche in relazione alla versione originale.


📍I santi patroni.


• In alto a sinistra, San Massimo d'Aveja, levita e martire, patrono dell'Aquila ed eponimo della Civita di San Massimo (《Civitas Sancti Maximi》), corrispondente all'odierna Civita di Bagno, l'antica 《Forcona》, dove sorgono i resti notevoli dell'antica Cattedrale forconese ad egli intitolata.

Le spoglie di San Massimo vennero traslate nel Duomo dell'Aquila a inizio Quattrocento e non se ne conoscono notizie sull'ubicazione dopo il crollo della Cattedrale cittadina durante il sisma del 02/02/1703, e successiva ricostruzione.

San Massimo d'Aveja è anche patrono del Quarto di San Giovanni e, insieme a San Giorgio, è titolare della nostra Cattedrale metropolitana.


• In basso a sinistra, San Bernardino da Siena raffigurato secondo un'iconografia meno nota ma ricca di significato.

In questo caso, infatti, l'immagine di San Bernardino è accompagnata da tre mitrie che volano via:

è un'allusione al fatto che Bernardino rifiutò per almeno 3 volte incarichi vescovili, oltre che il cardinalato, dopo l'assoluzione dal processo ecclesiastico subìto nel 1426-1427, durante il pontificato di Martino V (regnante 1417-1431).

In sostanza questa iconografia richiama lo stesso concetto del triregno (copricapo del papa) che viene spesso raffigurato ai piedi di Celestino V come allusione alla rinuncia da pontefice.

Nella stampa originale si osserva anche un libro nella mano destra del Santo, sul quale si legge integralmente il trigramma nella versione latina 《 IHS 》, crocettato e con i tre chiodi della crocifissione disposti a ventaglio in basso.

Nella versione rielaborata che vediamo, inoltre, il Santo si presenta con capelli e barba folti, rispetto all'iconografia consueta che lo ritrae calvo e senza barba.

San Bernardino da Siena è anche patrono del Quarto di Santa Maria.


• In alto a destra vediamo il già citato San Celestino V papa, recante una croce nella mano sinistra, con il triregno da papa appoggiato di lato, come allusione all'atto di rinuncia al pontificato nel dicembre del 1294.

Nella stampa originale la croce sorretta da Celestino V è una croce a tre traversi (tre bracci orizzontali), attributo tradizionale della croce papale.

San Celestino V è anche patrono del Quarto di San Giorgio.


• Infine, in basso a destra, Sant'Equizio abate, la cui raffigurazione in questo caso pone alcuni interrogativi iconografici.

A prima vista non è chiara con certezza quella torre che si vede nell'immagine rielaborata e, in modo più chiaro, in quella originale, in secondo piano, alle spalle di Sant'Equizio abate;

e incuriosisce anche quella corona(?) intorno al capo di Equizio stesso che però, nell'originale si rivela essere un segno più semplice, quasi come un riccio di capelli sul capo calvo.

Nella versione rielaborata la torre rammenta un po' le colonne degli stiliti, quei monaci asceti che si ritiravano a vivere in eremitaggio sulla sommità di una colonna appunto; nella versione originale del Sant'Equizio, invece, evidenziata da Sandro Zecca, si distingue nettamente una torre, che pone un ulteriore spunto di approfondimento rispetto all'iconografia di Sant'Equizio.

Sempre nella comparazione tra la rielaborazione e l'originale si osserva che, nell'originale, il Santo monaco e abate amiternino reca nella mano sinistra un bàculo pastorale con relativo riccio sulla punta, attributo di abate e quindi di《capo》e guida spirituale delle sue comunità monastiche.

Ogni osservazione riguardo alla torre può essere utile per una migliore lettura dell'iconografia in questione.

Sant'Equizio abate è anche patrono del Quarto di San Pietro.

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📍Il cartiglio.

• Il cartiglio bìfido in alto, di cui è chiara l'esaltazione dell'aquila, uccello che pone i suoi nidi nei luoghi più elevati, riporta anche il riferimento biblico da cui è estratta e rielaborata la frase; 

di seguito l'originale dal Libro di Giobbe:

NVMQVID AD PRAECEPTVM TVVM ELEVABITVR AQVILA ET IN ARDVIS PONET NIDVM SVVM? 》(Liber Iob 39, 27)

=《 O al tuo comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture? 》(Giobbe 39, 27).

L'esaltazione del volatile è esaltazione dell'Aquila in quanto città posta in altura, esattamente come il nido di un'aquila, e quindi più vicina alle sfere celesti.

La città è raffigurata in basso con veduta 《a volo d'uccello》.

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📍L'aquila civica centrale.

• Al centro della stampa vediamo la nostra bella aquila civica, con tanto di corona, in una delle sue diverse versioni storiche: in questo caso come un'aquila in maestà (posta frontalmente) e dal《volo alzato》, ossìa con le punte delle ali rivolte verso l'alto.

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📍Il trigramma bernardiniano.

• Come di consueto nelle raffigurazioni storiche, l'aquila civica è sormontata dal trigramma bernardiniano del Nome di Gesù, in questo caso nella versione latinizzata《 IHS 》, con l'《 H 》crocettata sostenente una croce latina 《patente》, ossìa con i bracci che si allargano verso l'esterno.

Il trigramma è accompagnato dai tre chiodi della crocifissione posti in basso, che nella versione originale spuntano da un cuore, e il tutto è contenuto all'interno di un sole raggiante.

Quella raffigurata in questa stampa è una forma del trigramma bernardiniano assimilabile a quella adottata da Sant'Ignazio di Loyola come stemma della Compagnia di Gesù (《Societas Iesu》), ossìa i Gesuiti, da egli fondata. Nel caso specifico, tra l'altro, l'originale dell'immagine che stiamo commentando è parte integrante di una pubblicazione curata proprio da un padre gesuita.

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Una nota conclusiva a complemento.

- Al giorno d'oggi, quando parliamo di patroni e compatroni dell'Aquila, dobbiamo annoverare anche San Giorgio (già menzionato sopra come contitolare della Cattedrale metropolitana dell'Aquila) il quale potrebbe essere stato il primo patrono dell'Aquila, sulla base di evidenze storiche emerse da ricerche dello studioso Sandro Zecca 

e anche sulla base di un fatto significativo riportato da una cronaca cittadina: nel corso del Quattrocento, un vescovo dell'Aquila (segnalato come Amico Agnifili dal prof. Enrico Cavalli) si rifiutò di benedire un nuovo gonfalone civico-religioso destinato alla Cattedrale poiché chiedeva che venisse aggiunto San Giorgio in qualità di contitolare del Duomo.

- Un altro aspetto che richiede attenzione è il culto di Sant'Emidio, diffusosi nel corso del Settecento e molto sentito ancora nella prima metà del Novecento, con almeno un'immagine d'epoca che attesta una processione in suo onore. Non è un caso se nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio esiste un altare dedicato a Sant'Emidio vescovo, fatto realizzare per iniziativa delle istituzioni civiche aquilane, quindi da tutta la Comunità, e situato sul lato destro del transetto (lato Via Rojo).

- Infine, va doverosamente menzionato San Vittorino di Amiterno, vescovo e martire, che dal 1943 è stato elevato a compatrono dell'Aquila, a pari dignità, per iniziativa dell'allora arcivescovo (e futuro cardinale) Carlo Confalonieri.



Mauro Rosati

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sabato 13 dicembre 2025

SANTA LUCÌA, TRA CULTO E ASTRONOMIA

 

Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.
• In alto, fuori dal campo della foto, è menzionato l'autore del dipinto, Domenico di Beffi,
ai piedi dell'immagine di una Madonna con Bambino:
《 DOMINICVS • DE • BEFFIO • PINXIT • HOC 》.
• In basso, l'iscrizione dedicatoria del committente del dipinto, Antonio Re[...]i di Acciano, datata 23 novembre 1537:
《 HOC • OPVS • FIERI • FECIT • ANTONIVS /
RE[...]I DE ACCIANO ABITANTE IN COLLE /
PETRO PRO SVA DEVOTIONE AN(N)O D(OMI)NI /
• 1537 • DIE VERO 23 MENSIS 9BRIS [novembre] 》.
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Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



Villagrande di Tornimparte (L'Aquila),
chiesa parrocchiale
(già collegiata) di San Pànfilo:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

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Si ringrazia la Pro Loco di Tornimparte.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Collepietro (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di
San Giovanni il Battista:
dipinto raffigurante Santa Lucìa.

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Si ringrazia la Pro Loco di Collepietro.
(Foto: Mauro Rosati, 2025)



13 Dicembre - 

La tradizione di Santa Lucìa,

tra culto e astronomia.


📍Dal punto di vista devozionale e iconografico Santa Lucia è sicuramente tra le sante e i santi più popolari e più immediatamente riconoscibili nelle loro raffigurazioni. 

↪ La figura di Santa Lucia è infatti caratterizzata generalmente da un 《piatto》, o da un calice, sul quale reca due occhi, riferimento iconografico al suo martirio; calice e piatto che sembrano richiamare figurativamente il calice e la patena eucaristici, quasi come a voler legare visivamente il supplizio della Santa con il sacrificio di Gesù stesso.

E, per 《contrappasso》 in positivo, proprio il suo supplizio ha reso Santa Lucia la santa della vista e, per collegamento concettuale, la santa della luce: 

non c'è luce senza vista, 

non c'è vista senza luce.

↪ E Lucìa suona proprio come un nome 《parlante》la cui etimologia è legata appunto alla luce.

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📍Il legame tra Santa Lucia e la luce appare evidente anche dal periodo dell'anno in cui cade la sua ricorrenza, caratterizzato dalle giornate con meno ore di luce in assoluto, nonché dai detti popolari.

↪ Tra questi ne citiamo uno:

《 Santa Lucia, 

il giorno più corto che ci sia 》.


❓ E qui sorge spontanea una domanda:

perché 《il giorno più corto》 se il Solstizio d'Inverno cade invece il 21-22 dicembre?


❗Perché nei giorni compresi tra il 13 dicembre (Santa Lucia) e il 21-22 dicembre (Solstizio d'Inverno), si verifica uno specifico fenomeno astronomico:

a partire dai giorni intorno a Santa Lucia, il sole inizia a tramontare più tardi, ma le giornate continuano ad accorciarsi fino ai giorni intorno al Solstizio d'Inverno.


❓Com'è possibile questo apparente paradosso?


❗Consultando le effemèridi, con gli orari dell'alba e del tramonto, ci accorgiamo che dal 13 dicembre il sole tramonta più tardi il pomeriggio ma in compenso sorge più tardi al mattino, per cui le ore totali di luce continuano a diminuire.

↪ Tuttavia, poiché la maggior parte delle attività umane si svolge durante la giornata, siamo più portati a notare il sole pomeridiano che tramonta più tardi, piuttosto che il sole mattutino, il quale sorge a sua volta più tardi compensando l'allungamento del pomeriggio.

Tra l'altro il sorgere del sole continua a ritardare fino a tutta la prima dècade di gennaio.


📍Si tratta di differenze sull'ordine dei minuti, che magari noi contemporanei percepiamo poco o nulla per via dell'illuminazione artificiale, mentre i nostri nonni e bisnonni, che molto più di noi, per necessità, regolavano le loro attività in funzione della luce naturale, erano più portati a percepire queste piccole differenze di luminosità giorno dopo giorno.



Mauro Rosati

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Sul tema vedi anche: 🌐

https://pianetalaquila.blogspot.com/2022/12/tra-santandrea-esanta-lucia-il-giorno.html?m=1

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giovedì 11 dicembre 2025

«CITTÀ DELL'AQUILA» (2ª parte) - Riferimenti normativi


Gonfalone municipale della Città dell'Aquila:
non sono presenti né la dicitura 《Città dell'Aquila》,
né la corona di città, in alto al di sopra dello scudo,
né gli altri ornamenti esteriori da città.

(Fonte immagine: Facebook,
associazione 《Quarto di San Pietro》).

 


Il presente post segue e integra il precedente ( qui consultabile ), esponendo i principali riferimenti normativi ( https://pianetalaquila.blogspot.com/2025/10/citta-dellaquila.html ).


Come già esposto nel primo post sul tema, il nostro gonfalone municipale avrebbe necessità di qualche «aggiornamento», così come – contestualmente – lo stemma che identifica la nostra Città dell’Aquila richiederebbe l’aggiunta degli ornamenti esteriori da città.

Per «aggiornamento» s’intende ovviamente la realizzazione di una nuova versione del gonfalone, con relativa rispettosa musealizzazione di quello oggi in uso.


Vediamo ora alcuni riferimenti normativi.

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1 - Il titolo di «Città» e gli ornamenti esteriori dello stemma civico

Sebbene L'Aquila sia Città («Civitas») fin dalla sua fondazione, e nonostante venga citata come tale nella gran parte delle mappe storiche, soltanto nel 2001 ha ricevuto il titolo onorifico di «Città» anche da parte della Repubblica Italiana, concesso per decreto dal Presidente della Repubblica in data 18/10/2001 (Fonte: copia del citato decreto di riconoscimento è pubblicata nell’edizione a stampa, anno 2002, dello Statuto del Comune dell’Aquila, e consultabile anche tra le immagini del post precedente ).

Ciò nonostante, a distanza di ventiquattro anni, si osserva come sia sul sito istituzionale del nostro Comune sia sul gonfalone municipale, nonché su locandine di eventi patrocinati dal Comune stesso e altre opere realizzate a cura del medesimo Ente, non compare il predicato «Città dell'Aquila», titolo di prestigio di cui si fregiano molti altri Comuni in Italia; e non compare neanche la corona turrita d'oro, attributo araldico del rango di «Città», così descritta nella pagina ufficiale della Presidenza del Consiglio - Ufficio del cerimoniale di Stato e per le Onorificenze:

«I Comuni insigniti del titolo di città utilizzano una corona turrita, formata da un cerchio d'oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d'oro e murato di nero.»  ( https://presidenza.governo.it/onorificenze_araldica/araldica/caratteristiche_tecniche.html ; URL consultato in data 29/11/2025 ).

Il medesimo Ufficio per le Onorificenze e la relativa normativa di riferimento (D.P.C.M. 28 gennaio 2011 - art. 5) specificano che, nel gonfalone, lo stemma dell'ente «Città» deve essere sormontato dalla corona già descritta e dall'iscrizione centrata (convessa verso l'alto) dell'ente medesimo (nel nostro caso «Città dell'Aquila»). Inoltre, le parti metalliche, così come i ricami, i cordoni, l'iscrizione e le bullette a spirale del gonfalone devono essere d'oro per gli stemmi del Comune insignito del titolo di «Città».

Contestualmente, sempre nell’àmbito degli ornamenti esteriori, anche al confronto con altri Comuni e Città, non si riscontra la presenza dei rami d’alloro e di quercia posti all’esterno a partire dalla punta dello scudo civico, con le estremità inferiori poste in croce di Sant’Andrea (《in decusse》) e legate da una «cravatta» tricolore italiana.

In merito ai rami d’alloro e di quercia (le «fronde»), si specifica che essi non sono formalmente menzionati nel D.P.C.M. del 28/01/2011 il quale – tuttavia – all’art. 8 («Disposizione di salvaguardia») precisa che: «Per quanto non espressamente previsto dal presente decreto e annesso allegato A, continuano ad applicarsi le regole della tradizione e prassi araldica».

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, inoltre, nella pagina «FAQ, domande frequenti» del sito istituzionale, alla domanda n. 7 riporta quanto segue:

«[…] Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno?
Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali […]»
https://presidenza.governo.it/onorificenze_araldica/araldica/faq.html ; URL consultato in data 29/11/2025 ).

Si cita infine, per maggiore completezza, un estratto dal «Notiziario Araldico», che riassume il tutto riguardo alle fronde d’alloro e di quercia:

«[…] Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali […]»

(Fonte: «Stemmi di città: forme e funzioni dell’araldica civica», in: «Notiziario Araldico», 12/12/2022; https://www.notiziarioaraldico.info/2022121219224/stemmi-di-citta-forme-e-funzioni-dellaraldica-civica/ , URL consultato in data 29/11/2025).

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2 - Gli stemmi dei Quarti

Il nostro gonfalone attuale riporta anche gli stemmi dei Quarti ma, anche sotto questo aspetto, si riscontrano almeno un paio di dettagli che richiedono una revisione correttiva.

Gli stemmi dei Quarti di Santa Maria e di San Pietro (situati agli angoli in alto del gonfalone) sono differenti da quelli indicati nel Decreto di riconoscimento del Capo del Governo n. 4463 del 14 luglio 1937:

- «D'argento, alla testa di moro chiomata di nero, tenente in bocca una rosa al naturale» per il Quarto di Santa Maria; la carnagione del moro, però, nel gonfalone appare più chiara;

- nello stemma del Quarto di San Pietro, invece, si riscontra la mancanza del fondo azzurro descritto nel suddetto Decreto del 1937 («D’azzurro, all’albero piantato su terreno erboso…»).

Il numero del riferimento normativo del 1937 è riportato così come citato in apertura di una pubblicazione in materia, della quale si indicano di seguito i riferimenti bibliografici:

C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano (Castelli - Ville - Terre), Tipografia Regionale - Roma, stampa 1984; p. 11.

Nella pubblicazione in questione la descrizione dei suddetti stemmi è riportata in ordine diverso rispetto ai nomi, tuttavia sono ben riconoscibili i riferimenti alle arme araldiche dei Quarti di Santa Maria e di San Pietro, oltre a quelle di San Giorgio (indicato come Santa Giusta) e di San Giovanni (indicato come San Marciano).

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Come cittadini aquilani auspichiamo che il Comune «Città dell'Aquila», con le sue professionalità, voglia affrontare questa importante questione di prestigio per l'immagine istituzionale della nostra Città-Territorio, a maggior ragione ora che ci apprestiamo ad essere «Capitale Italiana della Cultura 2026».



Mauro Rosati

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martedì 9 dicembre 2025

L'AQUILA - LA 《PORTA DEL SOCCORSO》

 




Prospettive!


🚩 L'Aquila, Via Castello (Quarto di Santa Maria); v. immagine.

📍Il nostro sguardo, guidato dall'infilata dei palazzetti (a destra) e delle alberature (a sinistra), giunge fino a Porta del Castello, la più alta in quota tra le porte civiche aquilane: 

risalente all'epoca della costruzione della Fortezza, la vediamo oggi nella versione del 1769, a poca distanza rispetto alla posizione originaria, come osservato dallo studioso Sandro Zecca.

↪ L'assetto estetico odierno di Via Castello (storicamente anche 《Via di/e Porta Castello》) inizia a prendere forma nei primi decenni del Novecento con la piantumazione delle alberature laterali attestate da foto d'epoca. 


Nell'urbanistica.

📍Per la sua posizione perfettamente allineata con l'asse Via Castello-Via Garibaldi, 

in alcuni periodi dell'anno Porta Castello diventa un 《occhiello》 che, come la cruna di un ago, lascia passare i 《fili》 dei primi raggi del sole mattutino, i quali inondano di tonalità dorate la strada, fin verso Via Garibaldi.


La Porta mariana.

📍Prima di uscire dalla Porta, guardando in alto al di sopra dell'arco, vediamo dipinte le inconfondibili lettere sovrapposte《A, M》 , che formano il monogramma mariano.

📍Non è raro trovare questo monogramma su una porta civica, soprattutto sul lato esterno, con l'intento di affidare una città alla protezione della Madonna.

↪ In questo caso, però, le lettere che leggiamo uscendo dalla Porta hanno un significato ancora più specifico:

📍Porta Castello è l'uscita più diretta per chi si reca verso la chiesa della Madonna del Soccorso; da quella posizione vediamo infatti, non a caso, una parte del Cimitero cittadino che è situato nell'ex orto dei Padri Benedettini Olivetani (O.S.B. Oliv. = Ordo Sancti Benedicti Olivetani), l'ordine che fondò il monastero e la chiesa del Soccorso su donazione di Jacopo di Notar Nanni da Civitaretenga, abbiente mercante aquilano del Quattro-Cinquecento che in quella chiesa è sepolto.

↪ Il piazzale antistante alla chiesa e all'ingresso principale del Cimitero aquilano si chiama 《Piazza degli Olivetani》, proprio a memoria dell'ordine che fondò il complesso chiesa-monastero.


Il culto.

📍Il culto della Madonna del Soccorso iniziò a diffondersi nel corso del Quattrocento, secondo le cronache, e per tale motivo venne inizialmente riaperta Porta Leoni (Porta Castello non c'era ancora) la quale era stata chiusa dopo l'interramento delle macerie del terremoto del 1349.

↪ Con la realizzazione di Porta del Castello nel XVI secolo, e con le sue ricostruzioni, l'odierna Via Pescara divenne la 《Via del Soccorso》, come ricordano ancora oggi molti nostri concittadini.


In epoca contemporanea.

Fino al 1967, accanto a Porta Castello sorgeva la casa del dazio della quale rimane una porzione oggi visibile a pochi metri dalla Porta, dal lato del Parco del Castello.

Fino al sisma del 2009 Porta Castello veniva quotidianamente attraversata dal traffico automobilistico canalizzato, con problemi per la conservazione e la fruizione del monumento. A seguito del restauro post-sisma la Porta è stata interdetta al traffico e pedonalizzata, così come la osserviamo oggi: e sarebbe molto bello se la porzione pedonalizzata venisse selciata alla maniera aquilana, valorizzando ancor di più il monumento.


La 《Porta del Soccorso》.

📍Insomma, Porta del Castello, che dalla vicina Fortezza trae il nome, è definibile anche come la Porta del Soccorso, rivestendo nella sua storia una doppia funzione, civica e religiosa.



Mauro Rosati

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domenica 7 dicembre 2025

UN SANT'AMBROGIO "AQUILANO"

 

Villagrande di Tornimparte (L'Aquila),
chiesa parrocchiale di San Panfilo:
particolare con l'affresco raffigurante Sant'Ambrogio,
il cui nome in lingua latina è riportato sulla cornice in capo al riquadro.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


6-7-8 Dicembre: le giornate che ci introducono al cuore delle Festività Natalizie.

Ieri San Nicola, domani l'Immacolata, e oggi Sant'Ambrogio che qui (vedi immagine) vediamo rappresentato nel ciclo di Saturnino Gatti presso la chiesa di San Panfilo in Villagrande di Tornimparte (L'Aquila).


Dottore della Chiesa, raffigurato in abiti vescovili, in questo caso con tanto di guanti finemente dipinti; spesso l'iconografia di Sant'Ambrogio è accompagnata da un favo d'api:

un dettaglio legato a un evento prodigioso quando era ancora in fasce, narrato dalla tradizione agiografica,

e legato metaforicamente anche al suo parlare e al suo scrivere persuasivi che venivano definiti 《dolci come il miele》.


Per la sua forte presenza nella cultura storica milanese, l'aggettivo 《ambrosiano》 è diventato sinonimo di 《milanese》 e di tutto ciò che è legato a Milano... anche nel nome originario di una ben nota squadra di calcio 《ambrosiana》. 😉😊


E storicamente molto importante è stata la presenza delle comunità milanesi e lombarde nella Città dell'Aquila, i 《magistri lommardi》noti per la loro particolare perizia come mastri muratori, nonché in campi affini come quello degli stuccatori.



Mauro Rosati

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martedì 25 novembre 2025

《LA NONNA DI UN PAPA》 - Le pietre raccontano

 

L'Aquila, basilica di San Bernardino da Siena:
mausoleo di Beatrice Camponeschi 
e Maria Pereyra-Noronia Camponeschi.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Articolo inviato alle redazioni locali in data 23/11/2025.

Si ringraziano per la pubblicazione le redazioni di 《ReteAbruzzo》, 《L'Aquila Blog》e 《Il Centro》:

🌐 https://www.reteabruzzo.com/2025/11/23/giovan-pietro-carafa-paolo-iv-un-altro-papa-aquilano/

🌐 https://www.laquilablog.it/la-nonna-di-un-papa-le-pietre-raccontano/

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Quando pensiamo a un Papa e alla nostra Città dell'Aquila, il primo pensiero va ovviamente a Celestino V. 

Entrando però tra le righe della Storia, ci imbattiamo in un altro Papa 《aquilano》.

Più o meno tutti noi Aquilani, di origine e di adozione, conosciamo il famoso monumento funebre di Beatrice Camponeschi e Maria Pereyra-Noronia, maritata Camponeschi, nella Basilica di San Bernardino, sul lato sinistro dell'altar maggiore, opera di Silvestro dell'Aquila realizzata tra il 1488 e gli anni immediatamente successivi: 

《...un de' più belli Mausolei che sieno in Italia..》, scrive Claudio Crispomonti nel 1630.


Questa volta, però, non ci soffermiamo sul monumento in sé, del quale molto e autorevolmente si è scritto, ma ci concentriamo sull'aspetto umano e storico dei personaggi: 

i monumenti, le epigrafi, e simili, non sono fredde pietre puramente 《ornamentali》, come spesso si afferma, bensì sono opere vive che ci parlano anche a distanza di secoli, portando con loro le storie di chi rappresentano, di chi le ha realizzate e di tante persone comuni come noi che le hanno vissute prima della nostra epoca.


A Beatrice Camponeschi dolce infante, che visse 15 mesi...》:

così esordisce l'epitaffio (iscrizione sepolcrale) del mausoleo (vedi fine articolo).

Il mausoleo Pereyra-Camponeschi in San Bernardino ci narra innanzitutto un dramma familiare: la morte, all'età di 15 mesi, della piccolissima Beatrice, figlia di Maria Pereyra-Noronia, nobildonna iberica di stirpe regale, e di Pietro Lalle Camponeschi, Conte di Montorio, discendente di una signorìa di fatto che fu protagonista nella storia aquilana del Trecento e del Quattrocento.

La mortalità infantile, piaga molto diffusa ancora nella prima metà del Novecento, segnava tante famiglie, senza distinzione di classi sociali: Beatrice Camponeschi, la bimba che vediamo raffigurata nel mausoleo, è un po' la 《voce》 e il simbolo di tanti bambini che morivano prematuramente per varie cause, e di quei bambini che tutt'oggi ancora muoiono in troppe zone del nostro mondo 《evoluto》.


Insieme alla bambina Beatrice, nello stesso monumento vediamo raffigurata anche una donna: si tratta proprio di Maria Pereyra-Noronia, che commissionando il mausoleo per sua figlia, lo scelse come luogo anche per la sua sepoltura.

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La piccola Beatrice aveva delle sorelle, tra le quali Vittoria.

Come accadeva spesso nelle famiglie nobili, normalmente i discendenti convolavano a nozze con eredi di altre famiglie blasonate.

Vittoria Camponeschi era andata in sposa, in seconde nozze, a Giovanni Antonio dei conti Carafa della Stadera, un ramo della nobile casata napoletana Carafa, a sua volta derivata dal più antico casato Caràcciolo.

Da questo matrimonio nacque Giovan Pietro Carafa (1476-1559), il quale ascese ai più alti gradi ecclesiastici fino ad essere eletto Papa nel 1555, con il nome di Paolo IV.


E così possiamo affermare, senza retorica, che papa Paolo IV (regnante 1555-1559), fu anche un 《papa aquilano》, tenendo conto della discendenza da parte di sua madre Vittoria Camponeschi Pereyra.


Per questo, quando nella basilica aquilana di San Bernardino osserviamo, meditando, il mausoleo di Beatrice e Maria Pereyra-Noronia Camponeschi, ci troviamo davanti al racconto vivo, umano, di una bimba e di una donna, di una figlia e di sua madre, che sono state anche rispettivamente la zia e la nonna di un Papa.

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A complemento si riporta il testo integrale dell'epitaffio citato più sopra; per lo scioglimento di alcune abbreviature è stata fondamentale una lettura comparata tra l'epitaffio sul monumento e la trascrizione riportata dal Crispomonti:

《 BEATRICI CAMPONISCAE INFANTI DVLCIS •

QVAE VIXIT MENS(ES) XV •

MARIA PEREYRA NORONIAQ(VAE) MATER • 

E CLARISSIMA HISPANORVM REGVM STIRPE •

TA(M) M(ATERN)O Q(VAM) PATERNO G(E)N(E)RE ORTA •

PE(TRI) LALLI CAMPONISCI MONT(ORII) COMITIS CONIVNX •

FILIAE SVAE VNICAE BENEMERE(N)TI •

ET SIBI VIVENS PO(SVIT)  》.



Mauro Rosati

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domenica 9 novembre 2025

12/05/1917 - 《TEMPI DI GUERRA》




12/05/1917 - 《Tempi di guerra》.

Manifesto a firma del sindaco dell'Aquila, Vincenzo Speranza, con prescrizioni rispetto alla gestione di allarmi aerei.

Ringrazio la dott.ssa Luisana Ferretti che ha portato a mia conoscenza questa interessante testimonianza di un momento storico ben preciso. 

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• Il contesto storico.

È il maggio del 1917, un anno chiave per la Prima Guerra Mondiale, e più specificamente per il fronte italo-austriaco. La guerra, in corso da quasi due anni, è divenuta un conflitto di posizione, logorante, e alcuni mesi dopo sarebbe giunta la disfatta di Caporetto (sul fiume Isonzo), con il cedimento delle linee italiane e il conseguente dilagare delle truppe austriache verso la pianura veneta. Un momento chiave che determinò la rimozione del generale Luigi Cadorna sostituito dal generale Armando Diaz, il quale avrebbe poi riordinato le forze italiane frenando innanzitutto l'avanzata austriaca sulla linea del fiume Piave.

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• Gli aerei da guerra.

Il fronte terrestre della guerra correva nel Triveneto, dal Trentino (Venezia Tridentina) alla Venezia Giulia, quindi a centinaia di chilometri verso nord rispetto all'Italia Centrale.

❓ Allora ci si potrebbe chiedere: perché predisporre prescrizioni e precauzioni per la difesa aerea?

❗Perché proprio con la Prima Guerra Mondiale le aviazioni, con i loro aerei da combattimento, si affermarono e divennero protagoniste del conflitto accanto alle truppe terrestri e alle marine militari: basti pensare a Francesco Baracca, per l'Italia, e al 《Barone Rosso》, per la Germania, passati alla storia nell'ambito dei combattimenti aerei della 《Grande Guerra》 e caduti entrambi in battaglia nel 1918, su fronti diversi. Proprio a seguito del ruolo rilevante dell'aviazione nel conflitto del 1915-1918, pochi anni dopo sarebbe nata l'Aeronautica Militare Italiana (1923).


La Prima Guerra Mondiale viene spesso definita come l'ultima delle guerre 《antiche》 e la prima delle guerre 《moderne》, con la comparsa di nuovi mezzi di combattimento e una svolta decisiva, in peggio, verso capacità distruttive maggiori.


❗Inoltre, il fronte terrestre italo-austriaco diveniva contestualmente marittimo proseguendo nel Mare Adriatico, e quindi non molto lontano dalle nostre zone appenniniche.

Già il 24/05/1915, alla notizia dell'entrata in guerra dell'Italia, la Marina militare austriaca aveva sferrato un attacco su larga scala lungo l'intera costa adriatica italiana, anche con il supporto di aerei da ricognizione, colpendo porti e centri abitati, come ad esempio Ancona.


Si comprende quindi che gli aerei iniziavano a destare seria preoccupazione anche lontano dai fronti principali.

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• Il manifesto.

Nel manifesto in foto (vedi sopra) leggiamo una serie di indicazioni di base rispetto all'eventualità di un allarme aereo e anche prescrizioni come quella di evitare di suonare le sirene ordinarie e altri allarmi acustici negli stabilimenti industriali e nelle scuole, onde evitare confusione con le sirene d'allarme aereo.

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• I luoghi - Una fotografia della nostra città in quel periodo storico.

Nel manifesto leggiamo che le sirene sono collocate in tre luoghi specifici.


1- Il Palazzo Comunale.

Nel 1917 la sede municipale era situata in Corso Vittorio Emanuele, nel complesso dell'ex monastero di Santa Maria delle Raccomandate

❓ E Palazzo Margherita?

❗Già dalla prima metà dell'Ottocento e fino al 1970, Palazzo Margherita fu sede del Palazzo di Giustizia, come possiamo osservare anche in diverse immagini d'epoca che lo ritraggono menzionato come Palazzo del Tribunale (o dei Tribunali), denominazione con la quale veniva talora indicata anche l'adiacente Via delle Aquile (Via del Tribunale, o dei Tribunali).

↪ Soltanto intorno al 1970, con la realizzazione del Palazzo di Giustizia in Via XX Settembre-Villa Gioia, Palazzo Margherita tornò nella disponibilità del Comune dell'Aquila mentre Palazzo Ardinghelli, sede della Pretura, cadeva in abbandono.


2- La Caserma dell'Artiglieria.

Nel manifesto non è specificato ma possiamo ipotizzare che con tale nome s'intendesse la Caserma "Vincenzo De Rosa", sede del 18° Reggimento di Artiglieria. La caserma De Rosa, oggi non più esistente, era una cittadella militare che sorgeva in località Villa Gioia, dove oggi si trovano i complessi del Palazzo di Giustizia e dell'Agenzia delle Entrate.

↪ Fino al terremoto del 2009 c'erano almeno tre testimonianze materiali dell'ex caserma De Rosa, di cui due sono scomparse:

- la bella palazzina, sede del comandante, abbattuta dopo il sisma del 2009 e non ricostruita, che era situata accanto al Palazzo di Giustizia, all'inizio di Via Francesco Filomusi Guelfi, dove ora ci sono alcuni dei parcheggi del Tribunale;

- un'interessante garitta con finestre goticheggianti, realizzata sulla base di uno dei bastioni delle mura all'altezza del Tribunale, dove inizia il tratto di Mura che scende verso la Stazione Centrale; la garitta, crollata con il sisma del 2009, non è stata ricostruita.

↪ Rimane invece, fortunatamente recuperata, la grande facciata che vediamo da Via Rocco Carabba, all'incrocio con Viale XXV Aprile (quello della Stazione) e dalla Galleria Commerciale 《Meridiana》. Si tratta di una cospicua parte rimanente di una delle scuderie della caserma "Vincenzo De Rosa".


3- Il Calzaturificio Militare.

Da ricordi rispetto a una mostra organizzata dall'Archivio di Stato nel centenario della Prima Guerra Mondiale, il calzaturificio potrebbe essere lo stabilimento (《opificio militare》) dell'ex Cotonificio Tobler, poi divenuto fabbrica di arredi in legno (sedie in particolare), lo stabilimento 《Setta》, del quale vediamo anche la cabina di derivazione elettrica che lo alimentava e denominata appunto 《Cabina Setta》, situata all'angolo tra Via San Sisto e Viale della Croce Rossa.

Lo stabilimento ex Tobler è situato in località San Sisto bassa, visibile sia dal tratto inferiore di Via San Sisto, sia da Via San Gabriele dell'Addolorata (già 《strada 127》), con la sua caratteristica ciminiera in mattoni. Si tratta di un ex complesso industriale ampio e di notevole interesse,  che merita di essere recuperato e rifunzionalizzato (un po' come fatto, per esempio, con l'ex mattatoio comunale a Borgo Rivera).


❓• Palazzo CARESSA in Piazza del Castello.

Con Piazza del Castello, nel 1917, s'intendeva l'ampia area che va pressappoco da Viale delle Medaglie d'Oro (Auditorium del Parco) a Via Castello.

Personalmente non mi è noto quale possa essere questo 《Palazzo CARESSA》 il quale potrebbe anche essere uno dei palazzi su Via Castello, considerando che in quella zona non erano presenti altri edifici in direzione della Fortezza.

Nel 1917 Piazza del Castello ospitava anche uno dei villaggi di baracche, attestato ancora nel 1923, costruiti per ospitare gli sfollati a seguito dei danni derivati dal terremoto della Marsica del 1915.


❓Perché il punto di osservazione di eventuali aerei era situato in Piazza del Castello?

❗Perché quella zona rappresenta il settore più alto in quota della nostra città dentro le Mura, insieme alla vicina Chiesa del Carmine e a Piazza Santa Maria Paganica, di pochissimo più bassa (nell'insieme siamo tra i 735 e i 736 metri di altitudine circa).

La stessa Porta Castello è la più alta in quota fra tutte le porte civiche aquilane.

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In conclusione, alla luce di questo breve excursus partito dal manifesto in foto, sarebbero utili e importanti eventuali osservazioni costruttive e chiarificatrici riguardo ad alcuni aspetti meno certi come l'ubicazione del Calzaturificio Militare dell'epoca (vedi sopra) e del 《Palazzo CARESSA》 dell'allora Piazza del Castello.



Mauro Rosati

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giovedì 6 novembre 2025

COLLEPIETRO - TRE STEMMI A CONFRONTO

 

Immagine n. 1 - Arme civica storica
di Collepietro.

(Fonte immagine: C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984).




Immagine n. 2 - Collepietro, facciata della chiesa
di San Giovanni il Battista:
stemma civico.

(Foto: Mauro Rosati, 2025)


Immagine n. 3 - Odierna arme civica
del Comune di Collepietro.
(Fonte immagine: Comune di Collepietro,
mappa informativa turistica, 2023)




🚩 Collepietro (L'Aquila), borgo-fortezza di origine medievale, situato ai confini sud-orientali del Contado Aquilano, lungo una diramazione dell'antico 《tratturo magno》, a ridosso del Contado Peligno e delle gole di Popoli Terme (Provincia dell'Aquila fino al 1927), lì dove s'incontrano l'Abruzzo montano e l'Abruzzo collinare e marittimo; Popoli Terme è stata storicamente definita come la 《chiave dei Tre Abruzzi》, proprio per la sua posizione centrale di snodo, le cui gole rappresentano una 《porta》 naturale Montagna-Mare.

Collepietro è territorialmente inquadrato nel Quarto aquilano di Santa Maria, e nel cuore della Città dell'Aquila troviamo una Via Collepietro, traversa compresa tra Via Paganica e Via Mariangelo Accursio, lungo il declivio che da Piazza del Palazzo sale verso Piazza Santa Maria Paganica (capoquarto di Santa Maria).
Nei secoli scorsi il tracciato di Via Collepietro scendeva fino all'odierno Corso Vittorio Emanuele prima che l'ex monastero di Santa Maria delle Raccomandate chiudesse un tratto della via per aggregare il lato nord a Palazzo Carli-Benedetti.

Il sistema onomastico stradale di Navelli (《i Navelli》):
possiamo così definire l'insieme di strade situate nella zona di Via Collepietro a L'Aquila, le quali hanno in comune l'intitolazione a castelli-borghi di quell'area del Contado Aquilano.
Nello stesso quadrante cittadino, infatti, troviamo Via de' Navelli (correttamente declinata al plurale), Via Bominaco, Via San Benedetto in Perillis e, secondo quanto riporta Quirino Bernardi (1961), l'odierna Via Giuseppe Mazzini era precedentemente denominata 《Via Caporciano》.
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📍L'arme civica di Collepietro.
Confrontiamo ora tre versioni dello stemma di Collepietro, simili ma ciascuna con specifiche differenze e peculiarità.
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1- La versione blasonata da Carlo Blasetti (immagine n. 1):
🛡《 Di..., alla fascia doppiomerlata di..., caricata da due stelle [5] di...》.
(📖 C. BLASETTI, Le arme del Contado Aquilano, Roma, stampa 1984; p. 38).

✍Note.
• I puntini di sospensione stanno ad indicare che non sono noti con certezza gli 《smalti》 dello stemma.
• La 《fascia》 è una pezza onorevole situata orizzontalmente nella parte centrale dello scudo, la quale occupa ⅓ o 2/7 del campo dello scudo stesso.
• La cifra tra parentesi quadrate indica il numero di punte delle stelle.
• 《Doppiomerlata》: questo aggettivo indica che la fascia ha entrambi i margini a forma di merli da fortezza (merli alla guelfa in questo caso), e più precisamente che i merli si trovano in posizione simmetrica di corrispondenza su ambo i lati.
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2- La versione della chiesa parrocchiale (immagine n. 2).
Sulla facciata della chiesa di San Giovanni il Battista a Collepietro è visibile una versione dell'arme civica così descrivibile:
🛡《di..., alla fascia contromerlata di...》.

↪ In questa versione non sono presenti le due stelle. 
L'assenza delle stelle caricate in fascia potrebbe essere dovuta a diversi possibili motivi sui quali si possono effettuare soltanto supposizioni:
le stelle potrebbero non essere state scolpite per la tipologia di pietra utilizzata, che magari non rendeva possibili lavorazioni di dettaglio;
le stelle, più superficiali, potrebbero essersi erose nel corso dei secoli a causa degli agenti atmosferici;
le stelle potrebbero non essere state in uso al tempo della realizzazione di quello stemma.

✍ Note.
• Questa versione dell'arme civica di Collepietro (immagine n. 2) è realizzata entro uno scudo di tipo 《gotico》il quale, come tipologia, farebbe pensare a un'epoca antecedente rispetto alle due date 《1522》 e 《152[3]》 incise all'esterno dello scudo; ma ciò non può essere affermato con certezza.
• 《Contromerlata》: a differenza di 《doppiomerlata》 (vedi sopra, versione n. 1) l'aggettivo 《contromerlata》indica che i merli sul margine superiore della fascia sono in posizione alternata rispetto a quelli sul margine inferiore.
• I puntini di sospensione indicano che non sono noti con certezza gli 《smalti》.
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3- La versione attualmente in uso come arme civica del Comune di Collepietro (immagine n. 3).

Nella versione odierna dello stemma osserviamo altre differenze:
• il campo dello scudo è bianco, ma il bianco non è uno smalto araldico per cui, nella lettura, dobbiamo interpretarlo come una versione semplificata dell'argento; in araldica il bianco viene utilizzato nelle versioni bianco/nero degli stemmi per indicare il metallo argento;
• per ragioni non note, a differenza delle prime due versioni, nello stemma odierno non troviamo né una fascia doppiomerlata né una fascia contromerlata ma soltanto due file di merli rossi,《contromerlate》, quasi a formare un motivo 《scaccato》 (a scacchi), e póste in punta (ossìa nella parte inferiore dello scudo);
• sono invece presenti le due stelle a cinque punte della versione n. 1 (vedi sopra) ma, poiché nello stemma odierno non è presente il campo centrale della fascia, le stelle sono raffigurate separatamente e situate nel capo dello scudo.

Potremmo così riassumere, in bozza, questa terza versione, oggi in uso:
🛡 d'argento, alle due stelle [5] d'oro poste nel capo, con due file di merli (3, 2) di rosso, contromerlate e poste in punta.
Il tutto delimitato da una cornice d'azzurro smussata ai quattro angoli, entro uno scudo sannitico (o 《moderno》).
Ornamenti esteriori da Comune (corona murata d'argento in alto; 
due rami rispettivamente d'alloro e di quercia posti in decusse sotto la punta dello scudo, legati da una 《cravatta》 tricolore italiana).
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✍ Nota integrativa.
Le due stelle presenti nella prima e nella terza versione dello stemma potrebbero essere un riferimento alle due ville (villaggi) altomedievali che si unirono incastellandosi nel borgo fortificato di Collepietro: 
Villa San Salvatore e Villa San Pietro.

↪ Un'ipotesi che ricorda le tre stelle dell'arme civica di Tornimparte dopo l'unione dei Terzi di Villagrande (Tornamparte), Castiglione e Rocca San Vito e che abbiamo visto nei post delle settimane scorse.


Mauro Rosati
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