21/10/1926 - 21/10/2026
Cento anni fa il Regio Decreto che avviò la modifica dei confini storici della Provincia dell'Aquila.
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1 - La soppressione dei Circondari.
Regio Decreto 21 ottobre 1926, n. 1890
《Soppressione di 94 circondari e ricostituzione di quello di Tolmino》
(pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 263 del 15/11/1926;
entrato in vigore il 30/11/1926)
Esattamente 100 anni fa veniva soppresso il Circondario di Cittaducale (Aquila), insieme ad altri 93 Circondari in tutta Italia, tra i quali anche quello di Sulmona (Aquila):
• Art. 1: 《Sono soppressi i circondari di [...] Cittaducale (Aquila) [...] di Sulmona (Aquila) [...]》.
I Circondari erano suddivisioni amministrative delle Province.
La Provincia dell'Aquila era suddivisa in quattro Circondari: Aquila, Avezzano, Cittaducale, Sulmona.
Dopo la soppressione, la quasi totalità dei Comuni del Circondario di Cittaducale venne aggregata al Circondario di Aquila, capoluogo di Provincia, e quindi rimase nell'ambito amministrativo aquilano.
• Art. 2: 《Salvo quanto dispongono i successivi articoli, i Comuni appartenenti ai circondari soppressi sono aggregati al circondario del capoluogo della rispettiva Provincia.》.
Fecero eccezione i Comuni di Borgocollefegato (oggi Borgorose, dal 1960) e di Pescorocchiano i quali vennero invece aggegati al Circondario di Avezzano, probabilmente per maggior facilità di vie di comunicazione nell'assetto viario dell'epoca.
Anche Borgocollefegato e Pescorocchiano, quindi, rimasero nella Provincia dell'Aquila, con la quale tutt'oggi vi sono importanti affinità, sia storico-culturali, sia geografiche.
• Art. 4: 《I comuni di Borgocollefegato e Pescorocchiano del soppresso circondario di Cittaducale (Aquila), sono aggregati al circondario di Avezzano.》.
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2 - Il cambio di Provincia.
Regio Decreto-Legge 2 gennaio 1927, n. 1
《Riordinamento delle circoscrizioni provinciali》
(entrato in vigore il 12/01/1927;
convertito in Legge 29 dicembre 1927 n. 2584,
pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18/01/1928)
Soltanto due mesi e mezzo dopo il Regio Decreto del 21 ottobre 1926, questo nuovo ulteriore provvedimento istituiva 17 nuove province, tra le quali Pescara e Rieti, e ridisegnava i confini amministrativi di quelle già esistenti. Alla data dell'istituzione della rispettiva Provincia, il Comune di Pescara apparteneva alla Provincia di Chieti mentre il Comune di Castellammare Adriatico (Pescara nord) apparteneva alla Provincia di Teramo; i due Comuni vennero unificati in quello di Pescara. Il Comune di Rieti apparteneva invece alla Provincia di Roma (dal 1923), e prima ancora era appartenuto alla Provincia di Perugia.
I Comuni di Bussi sul Tirino e di Popoli (oggi Popoli Terme, dal 2023) vennero trasferiti dalla Provincia dell'Aquila alla neo-istituita Provincia di Pescara;
i Comuni dell'ex Circondario di Cittaducale, invece, venivano trasferiti dalla Provincia dell'Aquila alla neo-istituita Provincia di Rieti.
• Art. 1: 《Sono istituite le seguenti Provincie [sic!] con la circoscrizione territoriale per ciascuna di esse sottoindicata:
[...] 9° Provincia di Pescara con capoluogo Pescara, comprendente: i comuni di [...] Bussi sul Tirino, Popoli [...]
12° Provincia di Rieti con capoluogo Rieti, comprendente: i Comuni del circondario di Rieti ed i comuni già costituenti il soppresso circondario di Cittaducale [Aquila; n.d.R]》.
• Art. 4 《Il comune di Castellammare Adriatico è unito a quello di Pescara. [...]》.
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• Nota.
> Interessante osservare come il secondo provvedimento, quello del 02/01/1927, fu un Decreto Legge (Regio Decreto-Legge), il che generalmente denota motivazioni di urgenza. All'epoca questa facoltà spettava sia al Re sia ai Governi.
Anche nell'odierno ordinamento repubblicano esiste il Decreto Legge, uno strumento del Diritto che consente ai Governi (esecutivo) di esercitare "ad interim" l'attività legislativa, aggirando temporaneamente il dibattito in Parlamento, proprio perché dettato da urgenza ed eccezionalità. Il Decreto Legge ha effetto immediato e va poi ricondotto nei canali ordinari del Parlamento dove deve essere convertito in Legge (oggi entro 60 giorni dalla sua emanazione), altrimenti decade.
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Torniamo al discorso principale.
Si trattò di riforme di portata storica, epocali, che per la Provincia dell'Aquila determinarono una cospicua modifica territoriale (oltre 1000 km²) in un'area che per molti secoli aveva rappresentato la fascia di confine nord-occidentale fra gli Abruzzi (Abruzzo Ulteriore in particolare), e quindi il Regno di Napoli, e l'Umbria (con accezione più ampia), e quindi per consistente parte lo Stato della Chiesa.
In molti dei Comuni/Città interessati si ravvisano tutt'oggi le rispettive impronte umbre e abruzzesi (Abruzzo interno in particolare) che caratterizzano i luoghi dai punti di vista storico-culturale e geografico.
In alcuni di questi Comuni, ad esempio, possiamo trovare il simbolo degli Angioini (un lambello rosso e tre gigli d'oro su campo azzurro) sia nelle attestazioni storiche (Leonessa) sia, talora con modifiche, negli stemmi civici odierni (Accumoli, Amatrice, Posta, Cittaducale), a memoria del consolidamento di quella fascia di confine dopo che a Napoli la dinastia angioina subentrò a quella sveva del Regno di Sicilia (anni 1266-1268).
Altro esempio: sempre nell'ex Circondario di Cittaducale ritroviamo alcuni castelli, ville, o Terre che concorsero alla fondazione della Città dell'Aquila o che furono successivamente annessi o incorporati al Contado Aquilano. Pensiamo ad Antrodoco, a Borbona (terra di Niccolò da Borbona, storico dell'Aquila fra Trecento e Quattrocento), alla Terra di Corno con Rascino e Rocca di Corno, alla Posta con Machilone, a Piscignola, a Santogna, a Cittareale. Nomi che in certi casi ritroviamo anche nell'onomastica stradale della nostra Città.
Mauro Rosati
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