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| L'Aquila, chiesa di San Vito "alla Rivera" (Quarto di San Giovanni): particolare. Cliccare sulla foto e ingrandire. (Foto: Mauro Rosati, 2017) |
L'Aquila San Vito alla Rivera (San Vito di Tornimparte intra moenia)
In una lunetta la storia di una chiesa.
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Quante volte passiamo sotto la lunetta di un portale entrando e uscendo da una chiesa, quante volte vi passiamo davanti camminando per strada. Spesso però non le osserviamo o magari dedichiamo loro uno sguardo distratto: eppure, in quella manciata di metri quadrati dipinti o scolpiti a rilievo, troviamo già il senso di un edificio ecclesiale, la sua storia, in tutto o in parte.
Nella nostra Città dell'Aquila un esempio fra i tanti lo abbiamo a Borgo Rivera, più precisamente presso la chiesa di San Vito, fondazione dei tornimpartesi prospettante sulla piazza omonima, con il titolo della chiesa extra moenia di Rocca San Vito, oggi Colle San Vito.
Per la sua ubicazione presso Borgo Rivera, nel Quarto di San Giovanni, di fronte alle "99 Cannelle" (Fontana della Rivera), la chiesa è nota più spesso come San Vito alla Rivera (o "della Rivera").
❗ C'è però ancora un'altra denominazione, oggi dimenticata, che lega questa chiesa a un importante storico Istituto laicale tutt'oggi attivo in tutto il Mondo: l'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio (O.H. - Ordo Hospitalarius Sancti Ioannis de Deo) comunemente più noto come 《Fatebenefratelli》 (anche 《Fate Bene Fratelli》, o《Buoni Fratelli》, o 《Bonfratelli》).
Facciamo quindi una necessaria premessa su quest'ordine ospedaliero.
L'Ordine nacque dall'iniziativa di San Giovanni di Dio (1495-1550), libraio e tipografo portoghese, al secolo João Cidade Duarte che, dopo un percorso di penitenza e conversione iniziato a Granada nel 1538, decise di dedicare il resto della sua vita all'assistenza e alla cura degli infermi operando nella città spagnola.
Nel 1547 il primo nucleo del futuro ordine ricevette un primo riconoscimento non ufficiale dal vescovo di Granada che suggerì a Giovanni di aggiungere la qualifica "di Dio" al suo nome da laico, e d'indossare un abito che lo rendesse più distinguibile.
Dal suo operato a Granada, ove fondò la congregazione e dove morì l'08/03/1550, ebbe origine la melagrana che tutt'oggi, stilizzata, compare nello stemma dell'Ordine: la melagrana è infatti il simbolo proprio della Città di Granada.
Nel 1586 papa Sisto V (regnante 1585-1590) elevò la congregazione a Ordine.
Intanto, già dopo la sua morte, i discepoli di Giovanni di Dio iniziarono a diffondere il loro operato fondando 《hospitali》 , con specifica vocazione medica, in Europa e in altri continenti. In Italia l'operato dei Fatebenefratelli prese avvio a Napoli nel 1572 con la fondazione dell'Ospedale di Santa Maria della Vittoria a Chiaia, borgo della Città partenopea; l'attività napoletana proseguì poi con la fondazione dell'Ospedale di Santa Maria della Pace in Via dei Tribunali, il decumano maggiore del cuore greco-romano della Città di Napoli.
Le fondazioni ospedialiere dei Fatebenefratelli non si limitavano all'assistenza sanitaria bensì anche all'apprendimento e all'insegnamento della medicina e della chirurgia.
Giovanni di Dio venne beatificato il 21/09/1630 (regnante papa Urbano VIII Barberini),
e canonizzato il 16/10/1690 (regnante papa Alessandro VIII Ottoboni).
L'Ordine dei Fatebenefratelli è oggi presente in Italia con due Province:
Provincia Romana al Centro-Sud e Isole (Provincia religiosa di San Pietro),
e Provincia Lombardo-Veneta nel Settentrione (Provincia religiosa di Sant'Ambrogio).
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Veniamo ora alla chiesa di San Vito alla Rivera, nata come parrocchiale di Tornimparte dentro le Mura, e vediamo come si collega ai Fatebenefratelli.
È proprio la lunetta dipinta sul portale di San Vito che ci indirizza alla presenza dell'Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli nella nostra Città.
In questo senso ci vengono in supporto anche le piante storiche dell'Aquila, di cui parleremo più avanti in questo post.
La lunetta di San Vito.
Essendo il portale visibilmente più antico rispetto al dipinto della lunetta, vi sono buone probabilità che in essa vi fosse almeno un precedente affresco.
Alla fine del Cinquecento una missione di Ospedalieri del Fatebenefratelli giunse a L'Aquila, costruendovi, o ampliandovi, un 《hospitale》proprio presso San Vito.
E proprio la lunetta del portale ce lo conferma indirettamente.
Nella lunetta dipinta di San Vito (v. immagine in alto) vediamo raffigurato a destra un uomo con un saio tenente un crocifisso nella mano sinistra, con un cartiglio in alto dove leggiamo 《B(EATVS) IOANNES D[E DEO]》(=Beato Giovanni di Dio); il titolo di "Beato" e non ancora di "Santo" farebbe inquadrare cronologicamente il dipinto al Seicento, e più specificamente al periodo compreso fra il 1630 (beatificazione) e il 1690 (canonizzazione).
Al centro del dipinto una Madonna con Bambino coronata da regina con scettro gigliato è indicata da un cartiglio come 《S(ANTA) MARIA DELLA SANITÀ》ossia della salute, evidenziando la chiesa come parte del complesso ospitaliero-sanitario fondato dall'Ordine dei Fatebenefratelli. La chiesa conservò il titolo di San Vito, per cui Santa Maria della Sanità indicherebbe l'intitolazione dell'ospedale contiguo.
A sinistra vediamo invece la figura di un santo martire, anch'egli con una croce nella mano sinistra, identificato da un cartiglio come San Vito (《S(ANCTUS) VITVS》), a sottolineare le origini e il titolo della chiesa fondata dai castellani di Tornimparte-Rocca San Vito che s'insediarono in quell'area nel Quarto di San Giovanni nella Città dell'Aquila, ad esclusione di Castiglione che invece aveva il suo locale più a monte, intorno all'odierna Via Castiglione.
Particolarmente apprezzabili la fattura della corona sul capo della Madonna, i colori delle vesti, l'uccellino portato dal Bambino Gesù, elemento iconografico che richiama generalmente la Passione di Cristo e con buona probabilità anche la leggenda di un pettirosso che si avvicinò a Gesù crocifisso togliendo una spina dalla sua corona e macchiandosi appunto il petto con il rosso del sangue di Cristo.
Interessante anche un dettaglio più linguistico: 《Madonna della Sanità》, uno fra i molti titoli della devozione mariana, è scritto in lingua volgare, a differenza del latino utilizzato invece nei cartigli laterali di San Vito e di San Giovanni di Dio.
Come dicevamo: in una lunetta la storia di una chiesa!
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San Vito nelle piante storiche dell'Aquila.
Per concludere vediamo come viene menzionata la chiesa di San Vito alla Rivera dalle principali piante storiche della Città dell'Aquila.
• 1575 - Prima pianta di Geronimo Pico Fonticulano:
《San Vito》, come chiesa parrocchiale (al n. 42 della legenda).
• 1581/1600 - Seconda pianta del Fonticulano, incisa e pubblicata postuma nel 1600 da Jacopo (o "Giacomo") Lauro:
《S. Vito, Hospitale e Confraternita》(al n. 50 della legenda);
l'《hospitale》 al quale si fa riferimento potrebbe essere stata una struttura di ospitalità, non solo medica, esistente nel complesso di San Vito, considerata la sua vicinanza a Porta Rivera, e quindi a uno dei principali accessi alla Città dell'Aquila, attraversata certamente dai viandanti, nonché dagli ortolani della Rivera. E proprio alla Confraternita degli Ortolani ( 《Arte del Fogliame》) potrebbe far riferimento la Confraternita di cui ci parla la pianta cittadina in questione, oppure alla precedente presenza della Confraternita dello Spirito Santo.
• 1622 - Pianta dell'Aquila disegnata da Scipione Antonelli e incisa da Jacopo (o "Giacomo") Lauro:
《S. Vito, Collegiata》 (al n. 65 della legenda). Non si fa riferimento all'Hospitale dei Fatebenefratelli però è rilevante che la chiesa, da parrocchia qual era nel 1575, sia diventata Collegiata.
• 1704 - Pianta dell'Aquila di Pierre Mortier, descrivente la città antecedentemente al terremoto del 1703, ristampa della pianta del 1680 (Johannes Blaeu - Pierre Mortier), a sua volta ispirata a quella di Fonticulano-Lauro del 1581/1600:
《S. Vito, Hospitale di buoni fratelli》(al n. 50 della legenda); qui troviamo esplicito riferimento all'Ospedale dei Buoni Fratelli, ossia l'Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli.
• 1753 - Pianta dell'Aquila incisa da Antonio Vandi su indicazioni di Carlo Franchi:
《San Vito, Spedale dei Buonfratelli, già parrocchia di Tornimparte》(al n. 6 della legenda), nel locale di Tornimparte.
• 1826 - Pianta dell'Aquila con i suoi acquedotti, di Baldassarre Catalani:
《S. Vito, Spedale dei Buon Fratelli, già Parrocchia di Tornimparte》 (al n. 66 della legenda).
• 1935 - Pianta dell'Aquila dell'ing. Tito Nanni:
《S. Vito》(quadrante n. 40 del reticolo cartografico), non vi è riferimento all'Ospedale dei Buoni Fratelli né al ruolo di ex parrocchiale di Tornimparte; intanto, nel 1866 anche l'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, ossìa Fatebenefratelli, era stato soggetto alle soppressioni degli Ordini religiosi a seguito delle Leggi Eversive del Regno d'Italia.
Mauro Rosati
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Spunti sitografici di base sull'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio:
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https://www.provinciaromanafbf.it/i-fatebenefratelli/
🌐
https://www.treccani.it/vocabolario/ospedaliero/
🌐
https://www.ospedalebuonconsiglio.it/chi-siamo/
🌐
https://www.ohsjd.org/Objects/Pagina.asp?ID=2249&T=Province
🌐
https://www.santiebeati.it/dettaglio/26300
(URL consultati in data 24/10/2026)
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